agosto

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lunedì 18 marzo 2013

Quando si rompe una corda del violino occorre ricordarsi che ne rimangono altre con cui continuare a comporre musica e dare senso alla vita...


Grande incontro stasera al GAMA... due ore e mezza  trascorse "in velocità"... volate!
Il "Nostro" facilitatore  ha orientato le interazioni nell'intento di stimolare produzione generale di serotonina, altrimenti detta, "ormone del buonumore". Tutti ne hanno un bisogno quasi... "viscerale" (è proprio il caso di dirlo... e lo vedremo poi), più di altri Noi, pazienti oncologici.
Come potremmo, sennò continuare pur tra alti e bassi, con gli eventuali capricci bislacchi di questa "folle" malattia? Continuare... che cosa? Tutto... in un'unica, essenziale parola, continuare a... VIVERE.
Al di là del saper sorridere alla vita nonostante tutto, e già questa è cosa non facile, importante è mantenere e potenziare la capacità di adeguarsi ai cambiamenti, anzi saperne trarre "opportunità" impensabili... straordinarie...

IL VIOLINO A TRE CORDE

Il 18 novembre del 1995 il violinista Itzhatk Perlman si presentava sul palcoscenico del Lincoln Center di New York per dare un concerto.
Per Perlman raggiungere il palcoscenico non era un'impresa facile. Colpito da polio quand'era ancora bambino, era bloccato da protesi su entrambe le gambe e camminava con l'aiuto di stampelle. Il vederlo camminare, lentamente e faticosamente per raggiungere il suo posto nell'orchestra, era una scena impressionante.
Una volta seduto, dopo aver adagiato le stampelle per terra, sbloccava le protesi dalle gambe, poi ritirava una gamba ed estendeva l'altra in avanti. Infine, si abbassava per prendere il violino e, una volta sistematolo sotto il mento, accennava al direttore che si poteva procedere a suonare.
Il pubblico era abituato al ripetersi di questo rituale e lo seguiva in silenzio.
Un giorno, però, accadeva un grosso imprevisto.
Proprio mentre stava per concludersi la prima parte dello spartito, gli si rompeva una corda del violino. Agli occhi dei presenti non c'era dubbio sul da farsi. Perlman avrebbe dovuto alzarsi in piedi, sbloccare le protesi, prendere le stampelle e lasciare il palcoscenico per trovare un altro violino o un'altra corda.
Ma non accadde niente di tutto ciò...
(continua...)

Volutamente ho sospeso la narrazione del racconto... vorrei che si riflettesse su quello che può essere successo... dopo, quando di fronte all'impensabile, il minimo sarebbe stato sentirsi disorientato se non addirittura cadere nel panico.
Come finirà la storia, si saprà presto... e poi ci confronteremo.
Meravigliosa metafora della Vita che... quando meno te l'aspetti sa tirar colpi mancini.

2 commenti:

  1. Cara Mary, ti auguro buon S. Giuseppe.
    Tomaso

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    Risposte
    1. Anche a Te, caro Tomaso... tanti auguri. Sei un papà... un abbraccio d'augurio con tutto il Cuore.
      Mary

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