settembre

settembre
settembre

giovedì 30 giugno 2016

UN PROFUMO... UNA CANZONE


Stavo rigovernando dopo il pranzo. Un po' di stanchezza e torpore di mente, quasi volessi appisolarmi. Dalle imposte aperte il tipico alito caldo di questa stagione, mosso appena da una brezza. Respiro profondo per darsi una mossa... mi scuoto e il profumo che accompagna l'aria tremula del primo pomeriggio mi riporta indietro davvero di tanti anni. E nel ricordo, le note di una canzone. Ma quanto tempo è passato?! Beh, facendo un conto rapido... più di 40 anni.
Era l'estate dei miei esami di maturità liceale. Studio matto per intere giornate che portavano come colonna sonora il "tormentone" di quell'anno.
Oggi avevo il motivo nelle orecchie, lo canticchiavo pure però il titolo non mi veniva. Poi, un lampo... ma si! Viaggio di un poeta... e quante fantasie ad ascoltare quella musica e quante immagini, simili a scene di un film, al ripetere del ritornello.
Quell'estate mi preparavo agli esami con la mia compagna di banco. Ogni mattina andavo da lei... e la radio mandava quella canzone, attraversavo il cortile, salivo le scale e dalle finestre aperte, dagli usci socchiusi sempre quelle note. Allora sarà stata l'ansia per la prova imminente, il caldo che si faceva sentire maggiormente sempre a causa dell'ansia incalzante, avevano quelle note qualcosa di ossessivo. Ricordo che ripetevo più volte... non la voglio sentire più 'sta nenia petulante. Che poi nenia non era affatto, ma suonava tale perché accompagnava quel periodo particolarmente stancante e sonnolente.
Comunque quel tempo passò, e pure al mattino della prova finale la canzone mi accompagnò, insieme con l'odore dei gelsomini e il profumo del basilico nei vasi sul balcone di casa. E la voce della mamma... va', non t' preoccupann'... ché hai studiato.
I bei ricordi di tanto tempo fa... era il '72, e i miei 19 anni.

mercoledì 29 giugno 2016

PAUSA


Forzata pausa, direi. Tra quello che sentivo di essere e ciò che mi è stato imposto di credere e mi ha destabilizzato. Adesso comincerà l'ennesima "ricostruzione" di me stessa.
Dai... un po' pesante lo sei. A queste parole sono andata su di giri.
Dipende da te. Ti senti sempre attaccata. A questo punto mi sono venuti gli spilli negli occhi.
Allora è proprio vero che non si considera niente, meno che mai la sensibilità di Chi è di fronte. Ed io che pensavo ad un netto cambiamento e pure in meglio. Invece "superficie piatta che cela acqua stagnante", che se vai a muoverla altro che sorprese.
Il cambiamento, unico e solo... il mio. Un altro dei tanti, e ne sono ancora una volta rimasta stupita.
Questi ultimi due mesi sono stati d'intenso "andirivieni".
Due brevi viaggi in tre settimane, un vero record per me che non mi spostavo da anni, e ne sono stata felice. Poi ci sono stati gli "arrivi", con la sensazione di essere su una giostra. La casa di una Mamma è così, una via di mezzo tra una stazione e un porto di mare, e del resto fa pure piacere.
Oggi... l'ultima "partenza", almeno per il momento, e subito dopo... il "vuoto"... come sempre.
Mi ritorna il detto antico, retorico e stantio, "Partire è un po' come morire", e mio malgrado perché detesto le frasi fatte, devo dargli ragione. Non muore però solo Chi parte ma pure Chi resta e quel "vuoto" dentro che lascia una vaga sensazione di smarrimento ne è la prova.
Che farci? Sarà anche questo un segno di quanto tutto nella Vita sia precario e passeggero, dalle piccole alle grandi cose.
Me lo ripeto ancora una volta, anche stasera ma ormai sono sempre più convinta di essere "incurabile" perché non riesco a "proteggere" questo mio "sciocco" Cuore che punta i piedi, s'abbarbica e non molla fino a sentirsi debole e stanco ogni volta, quando sente venir meno la stabilità di ciò che prova.
Eppure la colpa non è di alcuno... deve andare così, e magari per non essere proprio categorici, diciamo che il più delle volte potrebbe andar meglio se ogni forza fosse in equilibrio con le altre.
Cosa difficilissima, perciò... povero Cuore mio, anche se compito suo non è... dovrà riflettere senza fermarsi, e pur tutto incerottato, continuare per la sua strada.

martedì 28 giugno 2016

QUEL CHE RESTA DI UNA BRUSCA VIRATA


Un improvviso e decisivo cambiamento, innanzitutto. E poi la strana sensazione di non essere più nella tua pelle.
Come dopo una mareggiata che si crede di poter contenere, ed invece lascia solo "frammenti" di emozioni e sentimenti. E pare non hai combinato niente di buono per tutto il tempo, affannandoti a costruire castelli di sabbia. Che tra l'altro qualcuno, passo dopo passo, schiaccia senza pietà.
Eppure potrebbe lasciarli dove sono... farlo per Amore, quello stesso impulso forse inteso male che ha permesso fossero lì, uno dopo l'altro, anno dopo anno.
Ma va così per Tutti, non bisogna demolirsi dentro. Crediamo di agire per il bene, e alla fine... quanti danni? Ma perché aggiungerne altri in modo consapevole, recriminando, rimpiangendo quando ovviamente indietro non si può tornare? Ché si potesse pure, ugualmente nulla cambierebbe. Mancherebbe la "saggezza di poi", l'esperienza.
E' chiaro che questo "bel discorso" nella veste di "profonda riflessione" nasce da alterne personali vicende familiari e non...
In questi giorni ci sono stati momenti in cui ho evitato lo specchio per non ritrovare un'immagine che detesto. Quando mi guardo e non mi riconosco perché non mi piaccio. E di me non mi piace proprio niente... soprattutto ciò che lo sguardo rivela. Lo sbigottimento, la delusione, l'aver cancellato la memoria degli errori.
Ho evitato lo specchio per cercarmi altrove, e ritrovare l'Amore per me stessa. Solo così potrò riparare, non scorgere solo dei "resti" e poi ricominciare.

lunedì 27 giugno 2016

NON E' SUCCESSO NIENTE...


Già, sempre così quando è qualcosa che riguarda me, perché si crede a torto o ragione che io sia sempre pronta ad archiviare. Giusto o no... si pensa a quanto questo possa costare in termini di ferite e cicatrici dentro l'anima? Non sono affatto di ferro, né tenuta a capire sempre a discapito pure della mia dignità.
E mi pare di sentir replicare... e ora che c'entra la dignità? C'entra... eccome se c'entra. Dignità di Persona... Donna... Madre soprattutto. Mamma che può sbagliare per troppo amore o poco amore ricevuto a suo tempo.
Certi confronti sono necessari ma fanno tanto male. Alla fine ti senti come svuotata, certa di più niente... come avessi perso tempo fino al momento del primo indice puntato. Tu... sei stata tu. Tua... la colpa è tua.
Ma che cosa mai si dovrebbe fare e in che modo agire per far capire che si vuol bene al punto di avere la pretesa di anticipare il male eventuale, e poi... si pensa mai a quanto sia difficile cercare di essere coerente con se stessi e nello stesso tempo in armonia con il resto di un "piccolo mondo" creato, e condotto a fatica?
Facile è giudicare soprattutto a posteriori. Doloroso è parlare di rabbia. Dalla rabbia al disamore il passo è breve, una linea sottile li separa... ed io non vorrei finire nel vuoto sottostante.
Un rimprovero, giusto o ingiusto che sia, può servire a revisionare l'animo, a valutare comunque il buon intento del passato e la tenace volontà di mantenere l'impegno. Serve però l'umiltà di come porgere quel rimprovero e altrettanta nel recepirlo e farne tesoro.
E poi si prosegue, a passi mortificati e lenti, ma si va avanti... sempre.

domenica 26 giugno 2016

L'ALTALENA

Oggi, gran caldo ma comunque è andata meglio per me. D'altra parte è un po' di anni che l'estate mi è diventata più sopportabile e non costituisce un problema. Sono altre le cose che mi mettono in difficoltà, non conoscono stagione né variazioni atmosferiche. E lasciano che l'animo si iberni anche solo per poco e per fortuna.
Così è che va... un momento su e uno giù nell'altalena della Vita che è diversa da quella del Vivere poiché in tal caso tutto dipende da Te.
Nell' "altalena del Vivere" le convinzioni, i relativi atteggiamenti e le logiche conseguenze appartengono al soggetto... che non è uguale ad un altro, e a volte dipendono anche da situazioni contingenti... che sono sempre diverse, quindi... quanta mutevolezza!
Così mi sono trovata invece sull'altalena del Vita nell'istante in cui è proprio giù e stenta a risalire.
Sia ben inteso, ho cercato di mantenere l'equilibrio ma la leggerezza per tornare su mi è costata perché nascosta tra le pieghe di un affetto che ho percepito come tradito. E' difficile pensare di non poter più scambiare nemmeno un rigo o una parola con una persona che hai abbracciato, accarezzato... confortato.
Eppure bisogna convincersi e farsene anche presto una ragione. L'altalena deve tornare su, perché si possa credere ancora di aver vinto.
E dovrò continuare a... credere in me stessa, non aver paura, cercare e trovare speranza che non muore.
Il bene non si dimentica... e non si dimentica neanche da Chi lo si riceve e tanto e tanti altri ancora.
Quanti i ricordi di questi ultimi due anni... di quell'Amica, dei Suoi racconti. Di una canzone.
Te la ricanterò... mi ha scritto qualche giorno prima, e in quel momento Le ho creduto. Ho pensato fosse stato possibile, come sempre Lei diceva tra il pianto e un "passerà".

sabato 25 giugno 2016

CON GLI OCCHI AL CIELO


Potrebbe essere un "risorsa universale", rivolgere lo sguardo alla volta celeste e poi sentirsi ricaricati.
Energia pulita che difficilmente si perde.
Per me attualmente è l'unico modo per farmi una ragione di quello che succede, ma pure pregare senza formule e in silenzio ché qualcosa succeda, e alla fine ringraziare sempre per tutte le opportunità che mi si offrono. Penso alle persone che incontro e mi lasciano tutte un segno.
Dicevo qualche giorno fa, forse mi si chiede qualcosa di più. Non si spiegherebbe altrimenti. Perché allora la rapida successione di fatti, accadimenti e incontri?
Qualcuno va via, ed ecco subito, quasi immediatamente un altro dire che ha ricevuto tanto. E il vuoto parzialmente comincia ad esserlo un po' meno. Se la Mente è presa ed occupata, non ha modo di essere preoccupata e solo conserva dei bei ricordi.
Nel pomeriggio particolarmente laborioso mi sono fermata qualche minuto a guardare il Cielo, e mi è parso di vedere tra le nuvole sempre di nuvole formato, un Cuore. Di certo perché c'avevo messo il pensiero, desideravo ancora un cenno, un segno che non fosse finita. Ed è così, non finisce un legame di Amicizia, pur breve ma intensa che si è alimentata alla stessa fonte.
Non finisce neppure un "sentimento" di sangue, anche se per rabbia urli e poi scoppi in lacrime e pensi... non ti sopporto più. E il pianto si trasforma, e non è più per rabbia ma per la violenza che fai a te stessa, e il tempo perso che... sai bene... non sarà recuperato.
E poi sul far della sera, mentre le ombre della notte calano e il cielo brilla per le prime stelle, levare lo sguardo e pensare all'ultimo incontro del mattino. Una persona buona come il pane, che vede nella terra che coltiva i segni di una vita che si rinnova, e a questi ancora la Sua speranza. Non prenderà la vita troppo sul serio, fingerà di restarne distaccato, perché la Vita stessa torni a "corteggiarlo".

venerdì 24 giugno 2016

SOGNO



Molto stanca, coi pensieri che fanno ressa.
Non so quali saranno e forse verranno un po' così, 
spero solo siano almeno sensati, costruttivi... soprattutto l'ultimo prima di chiudere... che sia positivo. Perché da questo dipenderà il sogno... del mio sonno e non solo. E anche quello della veglia, mentre pian piano la luce dell'alba si avvicinerà.
Qual è la prima cosa a cui ho pensato quando ho aperto gli occhi?... e quale l'ultima prima di addormentarmi?
Diventando consapevoli dei Nostri pensieri prima del "sogno della veglia" e il "sogno del sonno", ci creeremo giorno e notte di "alta qualità".
Fingiamoci "artisti"... i Nostri pensieri saranno il "dipinto" con cui inizieremo e finiremo la giornata.

PERCHE' SO...


... di quelle tempeste che spesso capitano durante l'esistenza degli uomini e ne attraversano l'animo, vado cauta e parlo poco di Dio in modo diretto. Magari c'arrivo in un secondo momento, dopo che sono certa non ci sia delusione, rabbia o rancore. Succede, ed è pure comprensibile che tali sentimenti negativi prendano il sopravvento, bisognerà solo aspettare che la situazione rientri, la tempesta si plachi.
Mary, continuiamo a sentirci ma non tocchiamo più l'argomento sacro...
... e sono rimasta basita per queste parole, quando meno di una settimana fa, era Lei a parlarmene, a cantare "inni di lode". Comunque questo non gliel'ho ricordato, ho replicato solo...
Tu sai che parlo poco di Dio, perché so di queste "tempeste" dell'animo umano, e quando sono in atto Dio non va nominato proprio. Sarebbe doppiamente ingiusto, nei confronti della sofferenza e di Dio.
Parlavo così e ne ero, da sempre ne sono convinta. Credo che la bontà divina non debba essere indicata ma mostrata, dimostrando con l'esempio di Noi stessi, l'operato giusto e generoso, e la serenità che ne consegue. Sempre nonostante tutto.
Sto vivendo giorni di "prova". E' probabile che si sta chiedendo altro, o semplicemente testando il grado della mia forza. Ma è concepibile una tempra a più livelli? Mi rendo conto che al momento se tempesta non è, è qualcosa che le somiglia molto. Certi dubbi prendono pure me, arrivo a chiedermi più di una volta tanto... e se poi...?
Ho molti limiti, non sono immensa, infinita o indistruttibile. Così quando la misura è colma, piango. Quasi il Cuore traboccasse di lacrime. Dopo mi sento leggera, libera da paure, pregiudizi e credenze, quindi posso andare per continuare a esserci per l'Altro, e non solo per me.
Tentare la "totale comprensione" dell'animo umano.

giovedì 23 giugno 2016

PAROLE SOTTINTESE

Quello che avevo scritto ieri sera è andato perso. Forse per qualche mia incauta mossa, o... chissà?!
Avevo raccontato d'impeto, di getto sull'onda di intense emozioni e ricordi vivi, non ho salvato l'intero testo, e al momento di pubblicarlo c'è stato il vuoto. Sarà stato così?
Motivi che hanno la nota predominante delle coincidenze, che vanno comunque interpretate per ridimensionare fatti e conseguenze.
Al termine di quel fiume di parole chiedevo un segno, un cenno perché potessi capire che nulla fosse stato inutile né lo sarà, quasi una carezza per conforto, un alito di presenza. Oggi ho avuto le risposte a tutto quanto, e nel modo più semplice, all'apparenza pure banale.
Un finto guasto alla lavatrice che mi ha distolto per una buona mezz'ora dai pensieri tristi, una chiamata per nostalgia, un film... guarda il caso... che pareva la mia storia e quella di tante altre cucita addosso. A questo punto ho pianto, ed è stato liberatorio, "lacrime catartiche" che hanno lavato via l' "ultimo dolore", la perdita di qualcuno che confidava in me e a cui io tenevo. So di non averla delusa comunque. Lei è andata via proprio in questi giorni che per me dovevano essere solo di gioia, ed invece ne ho ricavato solo stasera "tiepida serenità". Ma va bene lo stesso. E' stato partecipare a quest'altro Suo momento, come del resto in passato . Era giusto così.

mercoledì 22 giugno 2016

E' UN ALTRO GIORNO...


Un giorno nuovo.
Davanti a me il cestino con le "mie" noci.
Chiudo gli occhi e penso, e pulsano le tempie,
come sempre accade con certi pensieri.
Ma è appena cominciato il giorno... il giorno nuovo,
e gli occhi devono stare bene aperti per vederci bene e oltre l'apparenza.
Allora preferisco immaginarci Tutti simili a tante noci, magari un guscio per due metà, scavate nel mezzo e una piccola vela di carta velina issata su ognuna.
E poi Tutte Insieme varate al largo, verso un orizzonte che non conosce confini.

CIAO, Patrizia...


Ok... mi hai fatto un altro scherzo. Avevo scritto un po' della Nostra storia per condividerlo a Chi pure non ti conosceva... ed è sparito tutto. Hai vinto di nuovo come sempre. Con l'ultima sorpresa per sdrammatizzare... come sempre.
Allora, mi fermo qui... dal Sorriso al Pianto...

 DAL SORRISO AL PIANTO...
Perché la Vita è tutto questo. Come saltare da un ramo all'altro, tra timore di cadere e soddisfazione di avercela fatta.
E... Dio mio, non ci si abitua mai... il "callo" non lo fai, nonostante tutto e non ci si abitua mai, mi è stato detto, mai a vedere qualcuno che prende l'altro percorso. E anche se non può essere diversamente si resta sgomenti e sorpresi come da una sconfitta.
A nulla serve quella corazza che l'esperienza dà per proteggersi da certi sentimenti, perché essa non respinge ma solo nasconde dolore e vulnerabilità.

martedì 21 giugno 2016

NON SPINGERE IL FIUME... LASCIALO SCORRERE - Lao Tse -


Trovare un "pensiero" così, proprio quando mancano le parole per esprimere ciò che si prova, lo stato d'animo di un momento, è davvero cosa rara.
Mi sono chiesta tutto il giorno, raggiungendo il culmine stasera, che cosa possa indurre l'essere umano ad essere sempre contrariato, o turbato, o confuso, o indeciso... insomma a complicarsi l'esistenza. Quando invece è tanto più semplice essere immediati e diretti, elaborare e metabolizzare... e poi risolvere ogni complicanza esistente a priori.
Ma poiché ponendomi sempre in discussione non do mai per scontato di aver ragione, faccio una pausa anche stavolta e cerco di ricordare se pure io un tempo ho avuto atteggiamenti del genere. Beh, amaramente devo fare "mea culpa", e dire che sono stata un po' di tutto e per semplificare alla fine riassumere in un'unica parola. Frustrata per libera scelta. O per incapacità di scelta.
Va be', l'ho ripetuto decine di volte, il problema in sé e gli altri correlati sono ormai un ricordo, che a volte il tutto ritorna solo per confronto e compiacermi, altre per dare una spiegazione e giustificare altrui comportamenti strani, contraddittori e deleteri.
Penso che tutto nasca da sofferenza profonda e radicata, cui si voglia porre rimedio con un culto esagerato del proprio "ego" a lungo ferito. Un senso di rivalsa che porta ad essere aggressivi o a rimuginare per poi scaricare ad Altri sempre e totalmente la responsabilità.
Credo che manchi l'umiltà di fare qualche passo indietro, e stare a guardare. Tornare al passato e prenderne il meglio... affacciarsi al futuro guardando dal basso verso l'Alto. Forse l'aiuto verrebbe da Lì.
Purtroppo in molti si fermano a mezz'aria, neanche ben fermi e "piantati" nel presente, e vagano alla ricerca di qualcosa, e non sanno che cosa è.

lunedì 20 giugno 2016

MI PRENDO CURA DI TE

E' una sorta di accudimento materno quello che porta ad essere vicino maggiormente a qualcuno, sostenerlo, confortarlo, aiutarlo a rialzarsi dopo che è caduto. Da solo non ce la farebbe mai, o il recupero sarebbe assai difficoltoso.
Così... io mi prendo cura di Te, per alleviarti la fatica e farti riacquistare fiducia e speranza. Tutto nella massima semplicità del quotidiano, almeno finché sia possibile.
E' un po' l'atteggiamento comune a tutte le mamme, che presto si abituano alle assenze dei propri figli e comunque sempre presenti accompagnano, anche da lontano, pure solo col pensiero.
E a me, volontaria mai stanca, questo succede... sento un particolare trasporto per Chi sta vivendo il Suo momento di difficoltà, ma discretamente cerco di non invadere troppo il campo, mando piccoli cenni e poi resto in attesa. E di rado resto delusa. Appunto come può succedere ad una mamma.
E continuiamo a parlare di mamme...
L'altro giorno ne ho incontrata una che a sua volta accompagnava la propria per il consueto appuntamento. Avevo incontrato già entrambe e scambiato qualche parola, ma stavolta mi sono intrattenuta a lungo perché tra un argomento e l'altro è venuta fuori una storia bella, di dolore e speranza, di gente buona che si prende cura con Amore grande ma silenzioso, con tenerezza infinita e di conforto.
Quella mamma-figlia un giorno si trovò a vivere la malattia del suo bambino. Un tumore al cervello con poche speranze. Un lungo viaggio verso un noto ospedale pediatrico, un'altrettanto lunga permanenza...
"... ma lì trovai un'altra realtà, fatta di gentilezza e condivisione, empatia e partecipazione. Insegnavano a prenderci cura dei Nostri figli, ad essere autonomi e non farci prendere da ansie destabilizzanti. Ad ogni cambio di turno medici ed infermieri passavano per le camere, e con un sorriso salutavano... buonasera, mamma. Noi siamo arrivati, per qualsiasi cosa siamo qui. Non esitate a chiamare... E la cosa bella, sai qual era? Non c'era bisogno di chiamare. Per tutta la notte venivano a controllare e non solo. Per tutti c'era una carezza e il rimboccare le coperte..."
Prendersi cura non è solo curare, ma abbracciare e dare sicurezza. Quella che manca e sempre si cerca.

domenica 19 giugno 2016

COMPLEANNI (parte seconda)



E pure la festa è passata. Questo quinto compleanno è stato celebrato degnamente, e così sarà ricordato.
Nulla da eccepire. Organizzazione perfetta, menù eccellente e qualche fuoriprogramma che non è sembrato tale. E poi musica, danze e "siparietti" in vernacolo ad opera di una compagnia teatrale che "volontariamente" ha prestato la Sua arte. Volontari quindi anche gli attori, che si sono bene integrati in questa Nostra insolita "famiglia allargata". Pazienti in cura e in stand by, fuori dal tunnel e lungo sopravviventi... e poi parenti e amici dei parenti con qualche conoscente... insomma, proprio un bel numero.
Una serata all'insegna dell'allegria sincera, della semplicità assoluta perché il bello di questi "incontri conviviali" è che Tutti immediatamente sono a proprio agio. Sarà che non servono tante parole per capirsi, né importa essere l'immagine della salute, non si gareggia per alcun primato eppure ognuno si sente vincente per il solo fatto di aver temuto un giorno non troppo lontano, e di esserci ora e voler continuare ancora.
Totale affiatamento, sorrisi senza parsimonia e "ricchi" premi... si fa per dire... per una lotteria fai da Te che deve fruttare per tre, visto che siamo grandi, è vero, ma economicamente quasi sempre a zero. Ah... ho vinto anch'io un premio! Io che non vinco nemmeno a tombola, sono stata baciata dalla dea bendata, che c'ha visto così poco da assegnarmi, pensate un po'... 2 flaconi di shampoo cerante per auto e in più 3, dico 3, arbre magique per completare la toilette dell'auto. Unico particolare... io non ho l'auto personale e il premio è passato automaticamente per diritto di ripiego al mio consorte.
Va be', fa niente... sono stata contenta lo stesso. E' venuto fuori il 53, l'anno mio... e Qualcuno comunque e come sempre ha pensato a me.

sabato 18 giugno 2016

COMPLEANNI (parte prima)


Occasioni belle... da festeggiare. Viverle insieme con le persone giuste, e ricordarle sempre con la medesima gioia.
Stasera faremo questo, festa al GAMA al termine del suo quinto anno di attività. Una sorta di compleanno quindi, sono passati 5 anni e non sono stati certo di sopravvivenza, ma Vita Vera e Piena... e le "maiuscole" non sono usate a caso.
All'inizio l'idea di mettere insieme persone che avevano avuto a che fare con la "bestia", l' "animale", il "bastardo"... il "brutto male", fu una sfida, quasi un azzardo. Si partì con un gruppo sparuto di 12 persone, oggi siamo più di 60. Un numero preciso non c'è perché ogni volta aumenta di qualche unità.
A Nostro modo siamo felici, perché abbiamo capito di esserlo sempre a prescindere. Siamo contenti perché ogni giorno vissuto Insieme è una Festa.
Perché ne parlo in questo spazio...?
Continuare a... parlarne con speranza nacque in un momento di delusione. Fu un modo di reagire ad una "chiusura", alla sensazione di essere stata esclusa dal poter fare qualcosa di grande e bello per Altri che stavano vivendo un momento difficile. Si avviò così il "mio piccolo gruppo" nel virtuale. Poi si sa, gli antichi detti non si smentiscono mai e quello noto della porta che si chiude a vantaggio di un portone si confermò ancora una volta. E per me, casualmente ma non troppo... ebbe inizio la "favola del GAMA".
Speranza che si integra a speranze... storie intrecciate, annodate, incastrate come tessere di un unico "puzzle". Ed è, e sarà... GAMA FOR EVER...
(continua...)

venerdì 17 giugno 2016

QUEL QUALCOSA DI INDEFINITO


Quel qualcosa che a volte mi prende e pare non voglia lasciare la presa. Poi "faccio la forte", do uno scatto di reni, mi ribello a me stessa e torno a me stessa.
Pare un rebus, vero? Nemmeno un indovinello, tanto è complicato come pensiero. Ma forse perché pensiero non è, piuttosto intensa, autentica emozione.
Non è tristezza né svogliatezza o abulia... è un magone che sale alla gola e blocca tutto il resto.
E' che non si fa mai l'abitudine, anche se ci si impone un "sistema di difesa" per proteggersi e proteggere. Arriva sempre quell'esperienza "un po' più" delle altre che lo manda in tilt.
Così un messaggio inaspettato e persino letto in ritardo, confermando un'intuizione dolorosa quasi un sospetto, smorza il solito entusiasmo e fiacca ogni energia. Stamane ho chiesto supporto al Buon Dio per proseguire.
Quanto vorrei che in questo destino che accomuna tanti ci fosse sempre un lieto fine. Perché per alcuni... si ed altri... no? Me lo chiedo pacatamente, sottovoce non in silenzio, non lo faccio con rabbia e non perché a me è andata... sta andando bene. Perché a volte pure a me verrebbe di urlare, sono tante le relazioni affettive che si stabiliscono nella sofferenza che porterebbero a questo.
Ho il "cuore come un colabrodo", ho detto l'altro giorno pubblicamente, "rubando" un'espressione non mia ma che rende efficacemente l'idea, e mi verrebbe la voglia di cambiare. Cambiare vita, atteggiamento, strada. E in realtà sarebbe un tornare indietro e tradire di nuovo quel che da sempre sono stata, e di cui consapevole sono solo da pochi anni. Allora... chiudo gli occhi, stringo i denti e poi... mi butto fuori. A volte a piedi, più spesso in auto e sempre in compagnia.
Stamattina l'auto era diversa, "vintage" e divertente... la compagnia pure. Vivace, piena di energia e coinvolgente. Quello che ci voleva oggi per me, che mi sentivo col magone e le "radici" sotto i piedi.

giovedì 16 giugno 2016

... E VISSERO FELICI E CONTENTI (parte terza)


E il cerchio si chiude. Davvero l'incontro ora volgeva al termine. Significativo e forte, e nello stesso tempo rasserenante l'intervento di un dottore della Radioterapia Oncologica, Nostro amico e sostenitore da sempre.
L'Amore è sempre stato il tema centrale dei Suoi interventi. Amore che guarisce, è fonte di vita e di... felicità. Perché se ognuno è Amore, non si dovrà andare troppo lontano per trovarla, la felicità. Non è all'esterno, nessuno è capace, ha la facoltà o il dovere di rendere felice un altro.
Essere felice dipende esclusivamente da me.
Come viene spiegato in un racconto...
"Durante un seminario per matrimoni, hanno chiesto a una donna:
“Ti rende felice tuo marito? Veramente ti rende felice?”
In quel momento il marito ha alzato leggermente il collo in segno di sicurezza: sapeva che sua moglie avrebbe detto di sì, perché lei non si è mai lamentata durante il suo matrimonio.
Tuttavia la moglie rispose con un sonoro:
“No… Non mi rende felice.”
Il marito la guardò con stupore, mentre la donna continuò il proprio discorso:
“Non mi rende felice… Io sono felice! Che io sia felice o no non dipende da lui, ma da me. Io sono l’unica persona da cui dipende la mia felicità. Mi accorgo di essere felice in ogni situazione e in ogni momento della mia vita, perché se la mia felicità dipendesse da qualche persona, cosa o circostanza sulla faccia di questa terra, sarei in guai seri.
Tutto ciò che esiste in questa vita, cambia continuamente. L’essere umano, le ricchezze, il mio corpo, il clima, i piaceri, etc. E così potrei continuare per ore, elencando una lista infinita.
Attraverso tutta la mia vita, ho imparato qualcosa;
Decido di essere felice e il resto lo chiamo “esperienze”:
Amare,
Perdonare,
Aiutare,
Comprendere,
Ascoltare,
Consolare.
C’è gente che dice: Non posso essere felice perché sono malata, perché non ho soldi, perché fa troppo caldo, perché qualcuno mi ha insultato, perché qualcuno ha smesso di amarmi, perché qualcuno non mi ha considerato, ma quello che queste persone non sanno è che si può essere felici anche essendo malati, anche se si è troppo sudati, anche se si è senza soldi, anche se si riceve un insulto, anche se qualcuno non ci ha apprezzato.
La vita è come andare in bicicletta: cadi solo se smetti di pedalare.
Inizia la giornata con un sorriso e non lasciare che niente e nessuno la cancelli del tuo volto".
Già, proprio così. Nessuno può cancellare il sorriso dal Nostro volto se con convinzione lo indosseremo come la "maglia della salute". Ci proteggerà da ogni sbalzo di umore per cause esterne, ci farà apparire felici perché lo saremo realmente.
Avremo fatto l'abitudine ad esserlo.

mercoledì 15 giugno 2016

... E VISSERO FELICI E CONTENTI (parte seconda)


C'ha tenuto davvero il nuovo oncologo del reparto a presentarsi ad un'assemblea più vasta oltre ai pazienti ereditati dal Suo predecessore. Giovane, sorridente e rassicurante ha esordito dichiarandosi ex paziente oncologico, ai cui genitori era stato dichiarato non ci fosse più nulla da fare per lui quando aveva appena 18 anni. Fortunatamente così non andò, e ora era lì a raccontarsi.
Si sottoponeva ancora alla radioterapia, quando di nascosto prese il treno e partì alla volta di Bologna. Lì avrebbe studiato per diventare un medico, quel genere di medico che curasse le malattie erroneamente definite senza speranza. E così fece e realizzò il primo dei Suoi 3 obiettivi.
Già, perché pur nella precarietà di un futuro del tutto incerto, si prefisse anche di avere un giorno una famiglia e di poter tornare nella Sua terra a lavorare.
Qualcuno aveva giudicato strana e anche un po' folle quest'ultima decisione, come un tornare sui propri passi, abbandonare una realtà in cui tutto funzionava alla perfezione per ritrovarsi al contrario nel caos della completa disorganizzazione.
"... perché non è che al Nord sono tutti dei fenomeni, io stesso non mi reputo tale, solo che tutto funziona come deve. Ecco, sono tornato per portare qui ciò che ho imparato, e non solo. Vorrei poter in empatia condividere la gioia di tornare ad emozionarsi. Non dare niente per scontato o normale, considerare ogni fatto, evento all'apparenza insignificante come un piccolo miracolo...".
Non so perché... o forse no, lo so bene... ho preso subito ad emozionarmi ascoltando quel breve discorso, semplice e di una chiarezza che apre la mente e conforta l'animo. Sarà perché in automatico quando ci coglie quest'accidente, diventiamo "privilegiati da una marcia in più", sarà che forzatamente in pausa abbiamo tanto tempo per scoprire e capire, imparare e cambiare.
Insomma una meraviglia questo nuovo dottore, che vuole migliorare l'accoglienza, rendere meno pesanti le attese, regalare sorrisi ed abbracci. Cose che farebbero il dolore più leggero, e della solitudine solo un ricordo.
Per curare la Malattia si parte dal basso e si comincia dalla Mente. In piena visione olistica del tutto.
(continua...)

martedì 14 giugno 2016

... E VISSERO FELICI E CONTENTI (parte prima)


Emblematica affermazione, un "must" delle favole belle... ma un momento, esistono forse favole che non lo sono?
Scorrono i titoli di coda al termine dell'ultimo incontro del GAMA per quest'anno, e pare sia così. Tutti felici e contenti, anche se si stenta a credere possano esserlo persone con esperienza di cancro, diretta o meno. Eppure... vedremo e capiremo perché.
Spensierata e frizzante serata, in cui si è respirata aria di festa e tanta serenità. E' successo anche qualche piccolo miracolo a dimostrazione che Insieme si può.
Insieme si affossano le "false credenze", Insieme si abbattono o almeno ridimensionano gli ostacoli.
Insieme si ricorda, ci si ferma a piangere, ma poi si ride e si va avanti. Perché è la Vita stessa che lo richiede, e un gruppo come il Nostro che la Vita sostiene, non può fare che altrettanto.
Oggi si conclude un anno particolare e difficile, abbiamo avuto perdite significative che se per un verso c'hanno destabilizzato, dall'altro hanno portato crescita e determinazione ancora più forte. Ove Chi non ce la faceva a reggere colpo e dolore, ha trovato nell'Altro più temprato sostegno e conforto. E' la strategia del "traino" che funziona sempre, anche se a volte con notevole fatica. Procedere in cordata e alla fine della salita arrivano Tutti.
Luci e ombre, inevitabili contrasti che alla fine superati potranno aver dato la spinta giusta per una realtà dai colori nuovi. Ammesse le mezze tonalità, ma assolutamente escluso il nero dei pensieri e il grigio dell'umore.
Ed ancora tante idee in cantiere e migliorie nei progetti già in atto. Per il Make Up, ad esempio più collaboratori, formazione assidua ed aggiornata, professionalità. Perché a volte la buona volontà, che è di per sé valida cosa, può non bastare.
Insomma stasera si è detto e dato molto, e poiché era il giorno dedicato a Sant'Antonio sono stati festeggiati un paio di onomastici. In allegria e condivisione, scherzando mangiando bevendo... e immortalando con scatti a raffica i momenti salienti di un "capitolo" di storia, fatta di tante storie uniche e speciali.
(continua...)

ALTERNATIVE


Prendiamoci una pausa dai pensieri troppo profondi. Ogni tanto ci sta. Anche per non far esaurire la preziosa vena.
Purtroppo ultimamente le occasioni non mancano, e pure stasera avrei dovuto soffermarmi, porre accenti, virgole... due punti tra l'altro detestati già quando non costituiscono metafora, perciò me lo sono imposto, oggi no. E allora andrò sul leggero, al massimo con una "punta minima" di semi-serio.
L'illustrazione la dice lunga. Una tanica di acqua demineralizzata, o comunque distillata... ma qui, in un contesto quale è il Nostro che ci sta a fare? Guardate attentamente... fa quel che deve.
Piena d'acqua è posta su qualche panno fresco di bucato. Una tovaglia, due grembiuli, uno strofinaccio accuratamente piegati, ripassati col calore delle mie mani e poi "stirati" dal peso minimo della tanica in plastica, più il suo contenuto. Quindi l'acqua distillata serve per stirare in qualsiasi caso, pure se non si trasferisce nel ferro da stiro. Un'ottima alternativa, praticamente inesauribile.
Quando mi fu detto esplicitamente che non avrei mai più dovuto svolgere azioni meccaniche e ripetute, all'inizio ci restai male, poi me ne feci subito una ragione, anche perché stirare non mi piaceva già da prima, la scopa elettrica non mi era amica, per tutto il resto potevo cavarmela anche col braccio sinistro che all'istante veniva promosso "arto prevalente". Che ne fosse soddisfatto poco importava, non è che le alternative abbiano possibilità di scelta, no?
Così per il pavimento da spazzare ho preso a servirmi di una "scopa capellona", e per i panni da stirare mi faccio dare più volte la mano da una signora. Ecco... ieri la signora mi ha avvisato che per un po' mancherà a causa di un piccolo intervento cui dovrà sottoporsi. Un bel problema, ho pensato... e adesso come faccio?
A tutto c'è una soluzione. Sempre. E se ci sono persone che si ostinano con un problema per ogni soluzione, ce ne sono altre... ed io sono una di queste... che fanno al contrario. Un problema si risolve volta per volta, anche nel modo più strano, strambo e persino comico.
Nel mio caso una tanica di acqua distillata ovvierà al momentaneo disguido. Non sarà tutto perfetto, ma che importa...? Basterà entrare in un nuovo ordine di idee, e l' "optimum" sarà il "quasi perfetto", chiudendo un occhio e con un pizzico di allegria.

domenica 12 giugno 2016

DAVANTI AD UNA PORTA E SULLA FINESTRA



Potrà sembrarlo, ma non è un titolo strano. E' semplicemente la sintesi della odierna mattinata in due espressioni, davanti ad una porta in "attesa" di sottopormi alla mammografia, e una "parola" letta sul vetro di una finestra mentre andavo via. "Rotta"... proprio come mi sentivo io dopo aver ripetuto l'esame due volte.
Ehhh, c'ha fatto tribolare 'sta mammella... ed io pensavo, perché a me, no? Non sono riuscita nemmeno a godermi il privilegio di averne una sola da esaminare.
Il problema è che Voi, nonostante l'età avete ancora una mammella di tutto rispetto, bella soda e internamente assai densa. Ci dispiace ma era necessario tanto scrupolo.
Va be', ormai è passato, meglio non pensarci più, perché per fortuna il tempo trascorre così in fretta che si fa presto se non a dimenticare almeno ad elaborare quel che è stato.
Sono stati giorni laboriosi, sempre di corsa... alla stregua di Chi corre per non farsi raggiungere.
E così... stanca e appunto con le ossa rotte, mi ritrovo a mettere insieme qualche pensiero che, ringraziando il Buon Dio, non manca mai.
Tornata ai miei "silenzi serali" riprendo a riconoscere quel che sono diventata, la persona che fa un passo alla volta ed è felice di farlo perché sa che prima o poi "arriva" lo stesso.
Quindi fa il riepilogo della "sua" giornata ed è contenta. Anche questa è fatta. E se per giunta qualcuno si è lasciato andare in un libero sfogo anche oltre la malattia, o ha chiesto per favore una cortesia, ne è felice perché vuol dire che l'hanno considerata degna di fiducia... e c'è forse dono più grande?
"Essere di casa" in un reparto come il Nostro, e "parte attiva" in un gruppo di auto mutuo aiuto è facile e difficile nello stesso tempo. Facile perché s'incontrano sempre le stesse persone e diventa naturale stabilire una relazione d'amicizia, il difficile però sta nel mantenerla col tempo, rinnovandola... in un certo senso, "aggiornandola". Perché le situazioni cambiano, in meglio o in peggio non è determinante, ma bisogna conservare l' "antico spirito di speranza" che fa da filo di unione e di affetto.
Stamattina, allora... mi sono ricaricata come sempre, nonostante la tensione e il dolore e il gran disagio che continua anche adesso mentre scrivo. Alla fine mi è andata bene, benissimo ancora una volta, e poi è passata. Perché niente dura per sempre, nel bene come nel male.
Ecco... è l'approccio con la Vita vera che va all'essenziale, quello che fa crescere e sembrare diversi e poi libera dalle paure, "racchiudendole" in una più giusta ed equilibrata dimensione.

sabato 11 giugno 2016

SEMPRE SABATO SARA'

Ci penso spesso poiché credo nella forza della condivisione, perché quasi da "spudorata" racconto i fatti miei, quelli possibili e non lesivi, ci penso sempre, ripeto e poi mi chiedo... non passerò per un'esibizionista "a buon mercato"?
Domani ho la mammografia di routine, e l'ho scritto. Per avere supporto ma soprattutto dirlo a chiara voce a me stessa. Ché parlarne ad Altri e a sé ridimensiona il tutto e aiuta nel fugare ogni timore.
Sono sei anni ormai, e il mio comportamento in tal senso è diventato standard.
Una paziente oggi mi ha chiesto come stavo. Le ho risposto... bene, e Lei ha aggiunto... ti vedo bene, infatti. Ma io ti vedo sempre bene, bisognerà vedere ora se corrisponde alla realtà. A volte l'apparenza inganna.
Ho sorriso mentre replicavo scherzosamente... brava, prima una carezza e poi un ceffone!? Poi la cosa è finita là, senza che ci pensassi più, anche perché la persona in questione solitamente non smette mai di parlare, e in questo è grande perché diventa un forte "distrattore mentale", in tutto e per tutto a vantaggio di Chi la sta ad ascoltare. Per fortuna, direi... e stamattina a distogliermi c'aveva pensato anche la pioggia fitta ed improvvisa, che nell'insieme pareva un velo a trama stretta oltre i vetri della finestra. Ero in ospedale ancora...
E' arrivato quindi il momento di andare via, e ho cominciato a pensare... pensarci.
Domani sarà sabato... ma la mammografia sempre di sabato sarà? Sono sei anni che è così, ed è un continuo rinverdire. L'ansia e il batticuore, un unico pensiero e da quel primo sabato sempre lo stesso menù, veloce e sbrigativo.
A casa, dopo pranzo ho avvertito una stanchezza strana, soprattutto agli arti superiori e pure inferiori. Una debolezza che ha portato a sdraiarmi e appisolarmi e a tratti sognare.
Una strada lunga e soleggiata solo a metà, qualche buca per la via e rifugi qua e là. Quando ho riaperto gli occhi ero un bagno di sudore.
Ricordi ed emozioni...? Forse solo l'afa venuta fuori dopo l'acquazzone. Comunque, disagio. E la Mente sa esagerare, enfatizzare ogni sensazione se non è arginata dalla "saggia Volontà".
Allora mi sono aperta al gruppo, quello che sento mio, e ho condiviso il "bisogno" di non sentirmi sola neanche stavolta.
Passerà così anche domani, e ancora ricorderò che sarà stato di sabato pure stavolta.

venerdì 10 giugno 2016

CAMALEONTI

Sono così un po' Tutti. Noi un po' di più.
Camaleonti per sentimenti ed emozioni, cambiamo "pelle" spesso, tanto da sembrare lunatici, bizzosi, e non è detto che non sia così almeno in parte.
Da bambina quando mi capitava sotto gli occhi la figura del camaleonte, lo trovavo persino simpatico quasi divertente con quel suo assumere il colore del posto su cui era fermo e stabile. Oggi mi è venuto spontaneo prenderlo come simbolo di certa "variabilità" umana.
Stamattina molte persone nuove all'approccio con la chemio, e solito benvenuto mio a più sorrisi.
La collega mi era venuta incontro... vieni, c'è una signora al Suo primo appuntamento, è spaventatissima.
Sono entrata nella stanza e l'ho individuata subito... la signora al centro, in mezzo ad un uomo e un'altra donna.
Come va...?
Non lo so, è la prima volta per me. Ma c'ho il terrore dentro.
Ora... non è che gli altri due stessero lì per fare festa o tanto per... comunque cercavano di incoraggiarla in modo diverso, il primo col silenzio pieno dell'ascolto, l'altra raccontando un po' di se', un po' di come va il mondo... un po' di tutto. E anche per Lei quella era la prima volta.
Modi diversi di reagire ed agire, ereditati sia dall'esperienza, che per carattere e temperamento.
Intanto è arrivata un'altra Amica che ha ricominciato da poco per contrastare una recidiva. La donna anziana che fino a pochi minuti prima aveva tenuto banco, all'improvviso è scoppiata in lacrime...
Che cosa è successo... perché piangi?
Mi sono emozionata nel vedere Lei...
Ma la conosci?
No, non c'è bisogno. Mi sono accorta dalla pelle che è una come me.
Già la pelle... come per il camaleonte. Manda un segnale, viene colto al volo... e poi fa Tutti uguali quelli come Noi. Che hanno una particolarità in più, chissà perché mostrano meno anni, sembrano più giovani, quasi ibernati all'istante per poi ritrovarsi come erano prima che tutto accadesse.
Ognuno ha detto la propria età... 81, 70, 54, 50 e poi anche 63, la mia e 41, quella dell'infermiera.
Questi so' numeri... ha detto la più anziana che si era ripresa dalle lacrime... datemi una penna e un foglio, ché me li gioco. Magari da un guaio esce pure una cosa buona.
Sono così i camaleonti. Si adattano alle situazioni.

giovedì 9 giugno 2016

E DAVVERO SONO A CASA


Tra le mie cose... come ogni sera con le righe che si susseguono, frutto dei miei pensieri.
E' strano, ultimamente due date vanno sempre a coincidere, segnano due mete, due traguardi e sono diametralmente opposte.
Chiudono un cerchio. E quando questo succede, ciò che è al di fuori assume un aspetto nuovo. E quello che è racchiuso all'interno diventa ancora più prezioso.
Anche oggi è stato un giorno "doppio", da ricordare... due volte. Sono tornata da un viaggio, breve ma importante e di intensa emotività. Ho capito tanto di più, ho compreso di essere stata una "parte" e che ora sul serio devo farmi da parte. Del resto è giusto anche per me, ho l'età per una "vita piena" solo per me stessa. Insomma, che dire... sono cresciuta ancora, e forse, anzi sicuramente non ho neppure finito.
Lo pensavo appunto anche quel giorno di sei anni fa... proprio lo stesso di oggi...
8 giugno 2010... terminavo l'ultimo ciclo di "rossa", la neoadiuvante prima dell'intervento.
In tre mesi avevo "dispensato" sorrisi e "ostentato" sicurezza... poi... arrivò quella mattina e mi salirono le lacrime agli occhi.
Il fatto era che stavo per lasciare "qualcosa" che per quanto difficile fosse, costituiva comunque un punto fermo, una certezza, per assurdo sarei stata disposta a continuare con la chemio ad oltranza piuttosto che affrontare di nuovo ciò che non conoscevo e che rappresentava per me una prova ancor più difficile.
Passò comunque anche quel tempo, affrontai e superai. Ne uscii con le ossa rotte ma ancora in grado di stare in piedi e guardare in faccia la realtà.
Non è mai cosa semplice accettare ciò che la Mente rifiutava a priori, umilmente riconoscere che non sei infallibile e che qualcuno a torto o ragione possa metterti a tacere. Però alla fine cedi per non soccombere.
Troverai altre ragioni per sentirti non dico indispensabile ma utile, per alzare il capo e farti valere anche nel silenzio, con la fierezza di Chi ha vissuto e provato qualcosa in più.

mercoledì 8 giugno 2016

LUCI


Sulla via del ritorno guardo, penso e concludo.
Sono trascorsi in fretta questi due giorni, e domani si torna a casa.
Da stamattina una ventina di chilometri a piedi, sono stanca, stanchissima però ce l'ho fatta.
Un'ansia da supportare, condivisa ed elaborata, con "giro" non proprio turistico in luogo diverso ma comunque noto, comunque ci sono riuscita.
Per testare la mia paziente resistenza ho contato fino a... 10, almeno dieci volte tanto, e sono contenta perché il conto non l'ho perso.
Tutto sommato ho superato la prova. Resta valido per me che ad ogni problema la soluzione c'è, anche quando ostinatamente si vuole far credere il contrario.
Punti di vista? Si, ma non ugualmente validi. La risposta "esatta" non c'è, ma solo una è quella che fa stare bene.
Per l'ennesima volta la propongo. Bocciata. Mi ritiro in buon ordine, tanto si è capito che la "colpa" è sempre e solo mia. Non importa, c'è una soluzione anche a questo... farsene una ragione.
Mentre sulla via del ritorno guardo le "luci" del Parco della Montagnola penso...
È l'Amore che conta, vince su tutto. Non conosce risentimento e poi comprende.
Ed anima e illumina.
Io intanto continuo a... sperare e non solo per me, anzi alla fine per me assai poco perché ciò che volevo, sono contenta...
l'ho ottenuto.

SIAMO UN PO' MEGLIO DI COSÌ...


Proprio meglio di quanto ci crediamo, nel guardarci dentro oppure semplicemente allo specchio. Perché ci valutiamo troppo poco o mai abbastanza, perché in quel momento pensando ad altro mancava il sorriso, che alla fine aggiusta sempre tutto.
E poi c'è il pregiudizio che fin da principio guasta ed impedisce il salto di qualità, il passo indietro che migliora ogni rapporto.
Va be', sarà chiaro che il tutto, quello che ho espresso è riferito a me. Non voglio darmi la croce addosso, né al contrario autoincensarmi. Come sempre il giusto è nel mezzo.
Si parla poco, e ancora peggio piace sentirsi avvolti da rassicuranti "silenzi vuoti". Non si chiede, quindi manco si è tenuti ad ascoltare. Ci vuole umiltà per riconoscere di aver sbagliato, tanta buona volontà per ricominciare. E non è vero che coi rapporti di sangue sia più semplice, l'Amore dà quasi sempre tutto per scontato, e invece è pure una grande responsabilità.
Tra genitori e figli, soprattutto...
quanto facile è l'insinuarsi del dubbio di non avere agito sempre per il bene, di non aver mostrato attaccamento, o deluso aspettative. E la cosa, s' intende, è reciproca.
Basterebbe parlarsi, a volte pure con scambi verbali violenti, per poi affiancarsi e procedere Insieme per "ritrovata sintonia".
Un "passo indietro" è segno di grandezza, andare incontro mostra buona volontà. Elementi come si conviene per ritrovarsi stretti, in una "messa a fuoco" di tutto rispetto, più di qualsiasi scatto.
Si. Noi siamo meglio di così.

domenica 5 giugno 2016

QUANDO DEVI ANDARE



Staccarti dal Tuo solito, lasciare dietro la porta di casa le certezze date dalla consuetudine quotidiana. Quasi possa essere una sorta di assicurazione per la vita, e invece è la più grande delle falsità.
Tutto ci viene dato in prestito e spesso pure non siamo capaci di gestirlo al meglio... di che ci preoccupiamo allora? Temiamo forse di perdere qualcosa? Impossibile, e qualora fosse non ce ne accorgeremmo neppure, perché sono "cose piccole, infinitesimali" che non tolgono né aggiungono niente all'Essenziale.
Quell'essenziale che ci portiamo appresso, basta per tutto e nessuno mai potrà portare via.
E allora che ti prende...?
E' che in un attimo e all'improvviso, ti guardi indietro e non vedi più nulla, volgi lo sguardo in avanti e pensi di non farcela. In una sorta di limbo. Ma resta comunque l'Essenziale, e dà una certa sicurezza sapere che comunque ci sarà, accada quel che accada.
Gli ultimi due giorni sono stati all'insegna di lavoro domestico "off limits", dovevo preparare, prepararmi. E per me che da sempre sono territoriale come un gatto domestico avanti negli anni, è comunque, non dico un problema, ma un elemento che induce a pause forzate e intervallate con l'ansia. E meno male che in parte ho cambiato l'ottica di vedere qualsiasi cosa o evento, un tempo avrei rinunciato per poi pentirmi dopo, oggi mi pento del tanto cui ho rinunciato.
Per assurdo attaccamento, volontà di trattenere il superfluo anche solo di pensiero... ostinazione nell'impormi dei limiti. E poi... poi restavo a guardare dietro i vetri ciò che la realtà offriva a Tutti tranne me, come fosse proibito a me sola. Bastava aprire quella finestra che io avevo chiuso, affacciarmi e sostare, e la prospettiva sarebbe cambiata.
La Vita è un po' per Tutti un continuo atto di coraggio, deve esserlo, piccoli e grandi passi nell'osare... non si resta fermi mai. Ci si prepara sempre per andare, quali "nomadi con fissa dimora". Ad arrivare non si può pensare, questo no.

PENSIERI SPARSI


Quando l'ora si fa tarda, i pensieri di un intero giorno si accalcano all'improvviso, fanno pressione e di fronte all'opposta resistenza indietreggiano appena, poi si confondono e qualcuno pure si perde.
Non importa... mi si dice per consolarmi... significa che non era poi così importante. Ma io non sono d'accordo, i pensieri sono tutti più o meno importanti non fosse altro per il lungo e travagliato tragitto dal Cuore alla Mente, e poi l'aggiunta dei ricordi che scaldano l'animo. Soprattutto quelli che riguardano i cari che non sono più.
Ecco... come è capitato a me stasera, dopo aver cenato. E' stato il solito sabato affaccendato, e non mi andava di sparecchiare. Avrei potuto lasciare tutto così, altre volte l'ho fatto... ma oggi, no. Un ricordo mi ha "rimproverato" riportandomi all'ordine, al rispetto della "consegna".
Ah... nonna Maria! Non era un caso che la chiamassero la "carabiniera". Era l'esatto contrario di Sua figlia, cioè mia madre. Severa e tutta di un pezzo, esigeva l'ubbidienza assoluta, immediata e senza repliche né giustificazioni.
A sera bisognava lasciare tutto in ordine... niente sparso in giro. E non solo. Pure tutti gli indumenti per il giorno dopo, su una sedia posti nell'ordine preciso per essere indossati.
Non si può mai sapere... succedesse di notte qualcosa all'improvviso!?
Mammà... ma c'addà succed'? (mammà, che deve succedere?), chiedeva mia madre con un mezzo sorriso strafottente.
Succed' succed'... pot' succede 'nu fuije fuije (succede succede... può succedere un fuggi fuggi).
Mammà... la guerra è finita!
Si... ma che vuol dire? Alluvioni, terremoti non finiscono mai. E tu pur' cuntinui a non capi' nint' (e tu pure continui a non capire niente)...
Saggezza antica quella della nonna. Pensieri previdenti, un po' esagerati comunque insegnamenti.
Perché nella vita, è vero... non si può mai sapere, tutto può tornare utile. E "parole infiocchettate", pure sparse e gettate lì, sono sempre "doni" che vengono dal Cielo.

sabato 4 giugno 2016

FIGLI


Sono sei anni che scrivo ogni giorno. Scrivo di sera, quasi di notte quando intorno a me c'è silenzio e tutto è favorevole perché io possa ritrovarmi con me stessa.
Con lo sguardo ad un punto fisso del monitor penso... faccio il resoconto della giornata e se c'è qualcosa che più di tutte merita di essere condivisa, questa diventa il "centro" dell'argomento, lo spunto per una riflessione.
Oggi ho incontrato persone che mi hanno parlato tutte dei propri figli. E come non bastasse pure dei nipoti. Ed erano uomini e donne più giovani di me.
Improvvisamente ho sentito il tempo sfuggirmi davanti, come quando arrivi tardi alla stazione e ti accorgi di aver perso il treno perché lo vedi sfrecciare.
Peccato... chissà se e quando toccherà anche a me. Un figlio ti dà una "configurazione" precisa, sotto certi aspetti costituisce un "punto d'arrivo". Un nipote regala la conquista di una "briciola di eternità".
Ma i figli... io posso fermarmi a loro, quante soddisfazioni e gioie ed altrettante ansie ed anche delusioni che poi non sono veramente tali, perché in realtà riflettono Nostre aspettative disattese.
Noi... Noi che c'arroghiamo diritti "solo" per aver dato la vita. Consapevoli che ad un certo punto della "Nostra" Vita dobbiamo pur staccarcene per diventare spettatori lucidi della "Loro", non riusciamo comunque a non sentirci coinvolti dalle scelte, dall'evolversi a volte imprevedibile del destino.
Vogliamo Tutti la felicità per i figli e troppo spesso l'identifichiamo con la "tranquillità" e lo "scorrere pacato" del Tempo nella normalità dei giorni. Ma sinceramente è stato anche per Noi così? Forse... sicuramente non sempre.
Come tutte le cose belle anche la "Felicità" intesa come stato di grazia o benessere, è una "conquista", e spesso deve bastare solo un "percorso" di serenità.
Guardiamo i Figli che da Noi si pongono alla Vita diversi da Noi... e ci chiediamo come mai avviene questo se "giusti" sono stati gli esempi e gli insegnamenti, rifiutando l'idea che magari quello che conta dopo tutto è la chiarezza degli orizzonti e il conseguimento degli obiettivi. E alla fine preferiamo apparire "osservatori scettici" piuttosto che "silenziose ma vigili sentinelle" della Loro Vita, pronti ad intervenire solo se ci viene chiesto, ad accogliere senza giudicare.
E' tanto ma tanto difficile... nessuno lo nega, e quanto grande possa essere la sofferenza alla vista delle sconfitte e delusioni... chiunque lo può affermare, ma... tutto va come deve andare e non può essere diversamente. Mai.
Però possiamo adattarci all'andamento delle cose... come cucire addosso un vestito su misura. E coi Figli diventa un unico atteggiamento.
Qualunque cosa succeda... per qualsiasi Loro scelta o errore, non dimenticare mai che sono sempre i Nostri figli, sicuramente diversi da come avremmo voluto, ma sempre da accogliere con un abbraccio solo che accennino di desiderarlo.

venerdì 3 giugno 2016

UN'ANIMA NUOVA


Il cancro mi ha ridato identità e dignità.
Periodicamente torna l'abitudine di ripeterlo a me stessa, e non solo.
E' ché di questa cosa sono convinta e ne vado pure fiera. Pure se... lo confesso... ogni tanto faccio finta di scordarmelo, un po' per scaramanzia ed anche per non apparire troppo "fuori di testa".
Ricordo quando all'inizio "ripresi" il mio cognome... me lo fece notare mia figlia che mai avrebbe messo da parte il suo. Io invece l'avevo fatto nel momento stesso che mi ero sposata, assumendo quello di mio marito. Mi firmavo e presentavo col "nuovo" cognome... me ne beavo a tal punto che si finì col pensare fosse il mio dalla nascita, ed io pur intuendo tutto questo non facevo né precisazioni né rettifiche.
Passarono trent'anni e arrivò la malattia. Fui chiamata col mio cognome. Ricordo che la prima volta esitai qualche secondo prima di alzarmi, in seguito avrei realizzato che da allora in poi più cose sarebbero cambiate. Comunque mi abituai presto... a questo ed altro... con tutti i "consensi informati" che ho firmato...
"Mamma, non sei contenta? Hai ripreso la tua identità...", e in effetti era così, il cancro me l'aveva ridata di bella forza, quasi a voler rimproverarmi di averla trascurata troppo a lungo.
Oggi sono felice di quella che sono, anche "irritabile, irritante, irritata" come ieri. Perché non è che arrivo sempre ad essere così estrema, mi tengo a freno con le dolorose rimembranze.
Sono felice però di non farmi schiacciare da "niente" e da "nessuno"... e se dagli eventi imprevedibili mi difendo minimizzandone la portata, da Chi non mi capisce e mi attacca, replicando con decisione. Prima rivedo ogni mio gesto ed azione, ripasso i pensieri. Ristabilisco la mia "tesi", ripartendo per "ipotesi" le più assurde possibili... alla fine mi pongo dall'altra parte, accettando per buone le proposte.
Riconsidero tutto, ogni cosa ad una ad una... smontando le assurdità e le prese di posizione, smascherando le falsità di Chi non mi appartiene, cercando invece di giustificare in nome dell'Amore le persone cui io appartengo.
Non sono perfetta... di errori ne faccio ed anche tanti, ma non mi picco mai di essere al di sopra di Tutti e tutto. Mi metto in gioco sapendo di rischiare e mi assumo sempre la responsabilità di quello che faccio.
Non è cosa facile, a volte è doloroso... ma convinta resto che ne valga sempre la pena.
Di recente mi è stato detto... non so com'è, tu ispiri confidenza. Metti a proprio agio dal primo sguardo. Sembri vera.
Grazie dei complimenti, tutti... anche di quel "sembri vera". Capisco che in tutto questo dilagare di falsità ed ipocrisia, qualche dubbio ci può anche stare, però io non "sembro", "sono" vera. Nel bene come nel male. Quando sono dolce e non ne recito la parte, se appaio combattiva perché ne sono convinta. Mi sento ora con un' "anima nuova", è sempre la stessa come un abito già messo e poi spazzolato, rinfrescato e ben stirato. Che paragone, vero? Un po' prosaico, lo ammetto. Un tempo non lo avrei mai adottato, avevo un altro senso di rispetto, forse troppo formale. Ma adesso è così, e per compiacere di certo non torno indietro.
Sono un'Anima, per giunta nuova... e sono uscita fuori di testa per entrare fino in fondo al Cuore. Soprattutto il mio.

giovedì 2 giugno 2016

LUNA E CUORE


Era quello che ci voleva stasera, a conclusione di una giornata non proprio al top. Una dolce melodia. Serviva a rilassarmi ed aprire una breccia verso il giorno che sarà.
Sai quando ci provi, ma non riesci a sentire la motivazione giusta per domani? E allora cerchi almeno di pensare a ieri, chissà ti presta uno spunto, non sarebbe un copia-incolla ma quasi... e invece, niente.
Sospesa nel vuoto. Confusa. Nervosa. Irritabile, irritante... irritata. 
E così me la sono presa col malcapitato di turno, che poi è sempre lo stesso, di certo ha le Sue responsabilità... ma Chi non ha colpe? Io per prima ne ho. Pago ancora le conseguenze della malattia con una periodica "luna storta", pesantezza dell'arto destro, mal di schiena e protesi che, non so perché, a volte si sente proprio che c'è. Presenza scomoda eppure indispensabile. Quando poi il giorno volge al termine e la misura è colma, allora il Cuore duole, fa il "mea culpa" e ricorre alla Mente perché insieme si torni indietro, al mattino... e il giorno, uno di questi che sono i più preziosi non sia perso.
Il Tempo però non fa da gambero e indietro non torna mai, nemmeno in sogno.
Non si può tornare indietro come se niente fosse, sarebbe come rinunciare e questo io non lo faccio più, allora alcune parole, poche soltanto per condividere il mio stato particolare, un po' rammaricato, ma sempre proiettato a quel futuro che del presente sarà comunque speranza e motivazione. Anche se a volte pare non esserci più.

mercoledì 1 giugno 2016

UN FINALE APERTO


E tornando al film di ieri sera, "Se Dio vuole", mi andrà di parlarne cominciando dalla fine.
Il titolo è posto giusto al termine, poco prima di quelli di coda, con una scena che potrebbe costituire a sua volta un inizio.
Perché questa novità...? 
Per dare spazio ad una libera interpretazione, risposte ai vari quesiti che la trama offre, tutte possibili, sensate e valide.
Il film si può definire tranquillamente a lieto fine, anche se si chiude con una "vita in sospeso". Don Pietro, l'artefice della conversione dell'agnostico chirurgo, ha un incidente e, sottoposto ad un intervento non si sa se alla fine è salvo o meno. Mentre sicuramente ha recuperato il senso della Sua esistenza Tommaso, il dottore.
Pietro e Tommaso, guarda un po'... anche per i nomi la scelta non pare casuale.
L'ultima scena è emblematica, una pera si stacca dal ramo mentre Lui, in meditazione, la sta osservando. E sorride perché ricorda le parole del sacerdote proprio in quel luogo.
Sembra un segno dal Cielo, il compimento di un "progetto" che non riguarda il singolo ma anche quelli che gli "ruotano" intorno, non proprio comparse e nemmeno protagonisti. In realtà protagonisti non sono nemmeno Tommaso e don Pietro, forse lo è il loro "relazionarsi" o ciò che li porta a confrontarsi su due piani diversi e pure paralleli.
Una trama ricca che tocca vari tipi di relazione, e culmina in quella col divino. Da qui si parte per arrivare alla consapevolezza dei limiti umani, e poi ricominciare con un sorriso e nuove prospettive.