ottobre

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giovedì 30 marzo 2017

NOI INSIEME... UN GRUPPO... LA "NOSTRA" FAMIGLIA (dedicato a Daniela Antonescu)


CONTINUARE A... parlarne con speranza ha ormai quasi 5 anni. Di numero non siamo molti ma nemmeno pochi, comunque quello giusto da poter essere seguito anche passo passo, secondo le vicende e gli eventi lieti e purtroppo tristi della vita. Come una grande "famiglia", assai accogliente che non trascura nessuno e soprattutto sente di farsi partecipe, dopo aver condiviso, incoraggiato e trasmesso speranza che mai deve finire. Ad oltranza.
Solo ieri abbiamo festeggiato il compleanno di Arianna, e piacevolmente stupita ho ritrovato tra i commenti augurali quelli di Amici che non lo facevano da tempo, anzi qualcuno oltre il "like"non era mai andato. Ne sono stata felice, segno che comunque all'occorrenza la "forza del gruppo" e il "senso di appartenenza" allo stesso ci sono e si fanno sentire. Ché poi è l'intento prefisso... essere presenti quando serve, perché di questo c'è bisogno per annullare il "vuoto intorno" che accompagna sempre la malattia in ogni stadiazione.
Oggi vorrei di nuovo invitare a fare festa, ma purtroppo non posso farlo. E d'altra parte non posso nemmeno far passare sotto silenzio un evento che in ogni famiglia in quanto tale riguarda tutti.
Stamani al mio risveglio ho letto un triste messaggio arrivato all'alba. Me lo inviava un Amico del gruppo, Nicodemo Lombardi, marito di Daniela Antonescu. Breve, intenso... mi ha preso il Cuore.
Credo che Lui non l'abbia a male se lo condividerò qui, ora a Tutti Voi. Sono poche parole ma così belle da rasserenare, nonostante l'evento di dolore...
"Daniela il mio angelo ha imparato a volare".
Non volevo crederci, solo tre giorni fa sono stata a farle visita. Lei sorridente come sempre, la Creatura più buona e forte e coraggiosa che io abbia mai conosciuto. Abbiamo parlato, le ho stretto la mano a lungo. Prima di andare via le ho dato tanti baci ma tanti, ché ne facesse riserva. Come una mamma può fare.
Daniela era ed ora è davvero un Angelo per fattezze e virtù. Non l'accompagni perciò il pianto, perché la tristezza non le apparteneva, ma il "sorriso"... Sua grande peculiarità... di Chi la Fede non perde mai, anche quando le prove della Vita si susseguono sfiancando.
Ciao, Daniela da parte di Tutti Noi. Resterai nei Cuori di Chi ha avuto la fortuna di incontrarti. Nel mio per sempre, finché vivrò...

POLICROMIE DIVINE


Oggi sono ripresi i Nostri Mercoledì, dopo un fermo obbligato a causa di un'influenza di fine stagione. L'abbiamo presa entrambi, solidali in tutto. Stamani sia pure un po' a rilento, abbiamo deciso che era ora di ricominciare. La giornata si presentava buona, e poi rinviando si correva il rischio di impigrirci, rinviare a chissà quando, perciò... forza e coraggio, e... via!
Era rimasto in sospeso un progetto, l'idea di raggiungere località da mozzare il fiato, mio marito c'era già stato in avanscoperta e mi prometteva una sorpresa... Sono sicuro che resterai a bocca aperta, ripeteva.
E in questi giorni continuava a parlarmi di Dolomiti, volo d'angelo, aria pulita, paesi addossati a cime elevate.
Noi, alle Dolomiti, quelle note non siamo mai stati, le abbiamo viste fino a questo momento solo in cartolina o in qualche video. Naturalmente, prima o poi c'andremo, però quello che ho visto oggi credo sia valso come ottimo "surrogato emotivo" che ha compensato la curiosità, il desiderio di stupore che nella vita ogni tanto non può mancare.
Mi riferisco alle Piccole Dolomiti Lucane, e ai paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa, in provincia di Potenza. Siamo tornati alla grande in attività, spingendoci abbastanza nel territorio, due ore d'auto con tanti limiti di velocità da osservare, per strade un tantino tortuose, tornanti ed erte salite. Ma ne è valsa davvero la pena.
Dopo Brindisi di montagna, solo visto da lontano, è stato Castelmezzano a presentarsi alla vista, all'improvviso, quasi ai piedi, ma comunque dislocato su livelli di terreno degradanti, di vette da guardare a naso in su. Sicuramente ce ne saranno di più elevate, ma per Noi abituati ai dolci dorsali dell'Appennino, già queste mozzano il respiro. Ed hai la sensazione, la certezza che non può non esistere un "alto Fattore" a dirigere e guidare la mano della Natura. Montagne che sembrano modellate a colpi sapienti di scalpello, fusione perfetta di stili d'arte senza tempo. E poi la vista dell'insieme... tutto perfetto.
Massicci accartocciati dal colore brunito e macchie verdeggianti, case dai muri di colore giallo vivo o sbiadito dal tempo e tetti rossi, e alberi in fiore che a tratti velano il paesaggio in trasparenza. Qui davvero si prova l'emozione di essere fuori da ogni epoca. La gente non ti ignora, saluta persino col sorriso, chiede se per caso hai bisogno di qualcosa.
Ti invita a sedere per prendere il sole in un piccolo spiazzo dove al centro troneggia rassicurante la statua di San Pio. E' tutto tranquillo, ogni cosa al suo posto. E su nel cielo persino è pronto per la stagione che verrà il percorso dell'Angelo, un volo che unisce i due paesi, in cui potrà cimentarsi Chi vuole. Tra Cielo e terra, quasi "a miracol mostrare".

mercoledì 29 marzo 2017

TU NON SOFFRIRAI


Secondo appuntamento con il corso per i volontari, tema... le cure palliative, il diritto a non soffrire.
Negli ultimi anni, e in particolare dal 2010 si parla e si tratta il difficile argomento del Dolore, quello con la maiuscola, il dolore cronico, oncologico e non solo.
Sarà stata questione legata all'antico falso retaggio religioso che vedeva nella sofferenza un imprescindibile aspetto della condizione umana, perché fosse addirittura necessario arrivare ad una legge per stabilire il diritto a non soffrire. La Legge n.38 del 15 marzo 2010. In base a questa vengono stabiliti dei veri protocolli da applicare in continuità di cura nei vari luoghi che ospitano la "persona" che soffre. Dall'ospedale al proprio domicilio, senza escludere case di riabilitazione, strutture per anziani ed hospice... al centro il Dolore ed intorno Medici di Medicina Generale, Territorio, Specialisti.
Si parla di sofferenza cronica riguardante più patologie, ogni dolore che supera la durata di sei mesi che diventa a sua volta patologia, e quindi va curata, perché influenza negativamente il benessere e la funzionalità del paziente. Trattare il dolore diventa quindi un dovere etico di ogni medico ed operatore sanitario.
Menzione a parte merita il Dolore Neoplastico, perché è un'esperienza soggettiva di natura multidimensionale complessa derivante dall'integrazione di più componenti. Sensoriale, Cognitiva, Affettiva. Con il coinvolgimento della psiche, ovvero una sorta di "disintegrazione" che si ha pensando alla propria morte, che porta la mente al limite della follia. Il 70% dei malati di cancro presenta dolore. Con il progredire della malattia, la presenza di metastasi aumenta l'eventuale necessità delle cure palliative, anche se andranno previste sin dal momento della diagnosi, Quando non si può guarire, curare diventa "prendersi cura". Questo prevede diverse "figure professionali", dal Medico di famiglia, specialisti, psicologi ed infermieri fino ai volontari cui spetterà il compito di accompagnare e supportare con competenze acquisite tramite formazione ed informazione.
Ma torniamo alla famosa legge n.38, " dell'accesso alle cure palliative e terapia del dolore", il cui art.1 sancisce le finalità. "La presente legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. E' garantito l'accesso alle cure palliative e terapia del dolore nell'ambito dei LEA (Livelli Essenziali Assistenza).
Sono comunque ancora presenti delle criticità. Pregiudizio riguardo l'uso degli oppiacei o approssimazioni nel pratico utilizzo di questi farmaci, nella gestione del dolore oncologico da parte di molti medici, scarsa comunicazione tra Ospedale e Territorio con l'ovvio scaricarsi di responsabilità, mancata diagnosi e/o errato trattamento del DEI (Dolore Episodico Intenso).
In conclusione, occorre educare ed informare paziente e famiglia circa il significato delle cure, la gestione di eventuali effetti collaterali, la scelta opportuna della tecnica antalgica che potrà essere invasiva (farmaci) o meno (radioterapia).
Preparazione culturale - Disponibilità personale alla sofferenza - Formazione alla terapia del dolore.
Queste le basi indispensabili per un diritto sacrosanto dell'essere umano, che deve difendere qualità di vita e dignità fino all'ultimo.

martedì 28 marzo 2017

PENSIERI IN USCITA


Me ne porto sempre dietro, uno o due nella tasca interna della borsa perché non si perdano tra le decine di cianfrusaglie che si accumulano nel tempo. I "fiocchetti" sono ormai una parte di me, mi appartengono non solo perché ne sono la "fattrice", ma pure come segno di riconoscimento.
Sono il "pass" che apre le porte più serrate e difficili, il "salvavita" quando mi sento persa. E poi hanno la specialità di creare un sorriso dal nulla, farlo venir fuori quando è nascosto tra le pieghe profonde di un volto.
In reparto li offro a Tutti, non solo ai pazienti, e quando qualcuno mi dice... riservali a "loro", rispondo... perché? Tutti abbiamo bisogno di speranza, e poi ne preparo sempre in abbondanza, è una "produzione continua".
Come appunto deve essere la Speranza, mai persa perché sempre alimentata.
Quei pensieri legati da fiocchi colorati come piccoli "doni" sono davvero speciali, e pure un po' magici. Sono parole messe insieme, che in quell'insieme trovano valore, ma prima ancora, nel momento stesso che li scrivo hanno la capacità di dare carica e coraggio persino a me, che così mi sento più forte. E magari solo qualche minuto prima ho pianto o mi sono sentita morire dentro. Perché mi succede e nemmeno tanto di rado, soprattutto negli ultimi tempi. Si invecchia, e il Cuore diventa più tenero. Gli anni passano, mi guardo intorno e mi sento sempre più una "sopravvissuta".
E non mi si dica, per favore... non farlo. Solo Chi sa, può capire.
Per vivere tra modesti "scossoni" già ci vuole coraggio, quando sei inciampato all'improvviso, caduto malamente, ti sarai sicuramente alzato però da allora in poi il coraggio dovrà essere doppio. Se poi "sfrontatamente", come me non ti limiti a camminare ma vai a passo svelto e grandi falcate, bisognerà che si aggiunga pure un pizzico di sana incoscienza.
La parola coraggio viene da "avere cuore", e ci vuole cuore per ciò che sto facendo, cuore per me che lo faccio.
E questo si traduce in un'altra parola ancora... fiducia. L'acquisto strada facendo, lungo un percorso progressivo... a volte perde qualche "punto" nonostante la consapevolezza.
I responsabili sono gli eventi e gli accidenti della vita, allora sosto e rifletto per giungere ad una conclusione, e quando non riesco ci pensa Qualcun altro ad aprirmi gli occhi. Mentre questi vorrebbero chiudersi per non far vedere quel luccichio che fa loro tanto male.

lunedì 27 marzo 2017

PICCHI DI SERENITA'


Diciamo che di base serenità c'è ed è pure costante, poi all'improvviso sento agitare qualcosa dentro e avverto del disagio residuo, lo stesso che mi ostacolò a lungo privandomi di parte degli anni miei vissuti al meglio. Allora, qualunque sia l'impegno del momento, mi fermo e della pausa mi servo per tornare indietro passo passo, e rimuovere ciò che mi disturba.
Un vero e proprio "processo", inteso nel duplice significato di "procedura" e "movimento". Tornare indietro per progredire, e con questa espressione il senso diventa unico.
In realtà, una volta che ho deciso di non poter continuare a sentirmi sospesa, la cosa non va poi tanto male. Comunque sto facendo qualcosa per stare meglio, smuovere le acque. E parlando di acqua, al solito mi viene un paragone non so quanto azzardato che però rappresenta quel mio stato d'animo particolare. Mi riferisco alla superficie del mare. Se mi soffermo a guardarla e poi mi concentro, pare non esista profondità. Non ci penso proprio, ché se ci pensassi probabilmente sentirei mancare l'aria. Invece se è increspata mi fa sognare la bonaccia, e mi regala emozioni diverse, forti e apparentemente contrastanti. Brividi a pelle e momenti nascosti di serenità. E strano a dirsi, entrambe non mi risultano sgradite. Forse perché derivano da situazioni conseguenziali, l'una non esclude l'altra, anzi la completa. Perché quando senti che qualcosa non va, pare crolli il mondo addosso. Poi vedi che così non è, al massimo c'è solo qualche "pietra" che viene giù e rotolando passa e va via, e allora prendi forza, coraggio e vai alla ricerca del "salvabile", che... metafora a parte... è più di quello che immaginavi, pensavi. Qualcuno ti aiuta a raccogliere il "bene" perso, ti stimola ed incoraggia perché dall'esterno si può fare, vede meglio l' "insieme", riconosce il Tuo "ruolo". E alla fine lo capisci pure Tu, e ti chiedi come mai ancora possa succedere. E' ché in fondo non si cambia del tutto, muta l'atteggiamento e a volte viene come contaminato, o meglio preso da "perturbazioni" passeggere, e allora... ecco, le increspature che fanno rabbrividire ma lasciano intravvedere che qualcosa può cambiare. Dipenderà da Te... da me, da come "leggeremo" della Vita il "testo" del momento.

domenica 26 marzo 2017

OLTRE IL LIMITE


Di tutta una serata, vissuta con frenesia a pelle, completamente coinvolta in allegria e per bontà di causa ed intenti, porterò in ricordo un'unica espressione. Oltre il limite.
Forse perché è qualcosa che ho dentro da un po', una convinzione che mi mancava e ho poi acquisito, e sentirla ripetere in un contesto così particolare è sembrato come un promemoria, ancor meglio come uno squillo di sveglia che allerta, ricorda che non è più tempo.
Non è tempo di star fermi a rimuginare, aver dubbi, aspettare che il percorso si compia. E' ora di osare, azzardare e prendere coraggio. Vivere il momento nella sua pienezza, prenderne le gioie.
La festa di ieri ha dato idea esatta di ciò che dovrebbe essere per ognuno nell'ambito della comunità. A prescindere. Fin dall'inizio di ogni consapevolezza, senza aspettare esperienze estreme, o vivere il dolore, ché anche questo appare diverso se prima l'esistenza è stata piena.
Liberi da ogni "etichetta" o pregiudizio, forti delle proprie idee, appassionati per diletto. Poi mettersi "insieme" per condividere esperienze e progetti nella finalità di un altro più grande, unico per tutti.
Ognuno dà il meglio che può e sa, perché è "speciale" nel Suo genere.
Non era la prima volta che ascoltavo il gruppo del "mio dottore", mi è sempre piaciuto ma ieri mi ha letteralmente trascinato. Sarà stata la sala al completo, la partecipazione di tre associazioni di volontariato insieme, la presenza non proprio inaspettata ma comunque in veste diversa, più viva e partecipe di persone che mi sono care, è certo che ho compreso davvero che si può superare il limite più scontato. Perché in realtà i limiti sono imposti dalla mente abituata alle consuetudini e alle false credenze.
Ogni fase della vita presenta delle sfide, si tratta di affrontarle senza troppo pensarci. Sfide grandi e piccole richiedono sempre coraggio. E non se ne ha mai abbastanza, allora bisogna osare anche a costo di apparire "sfacciati". Ecco, ieri sera ho imparato anche questo... ravvivare i sogni ed essere pure garbatamente sfacciata.

sabato 25 marzo 2017

DALLA STESSA PARTE... INSIEME



Quanto è importante che non ci siano distanze, si sa. Quanto sia terapeutico avvertire la presenza costante di qualcuno dalla propria parte, forse non s'immagina. Ne conosce bene gli effetti solo Chi si trova a combattere per difendere la sua gioia di vivere, la Vita stessa.
E' per questo che operare in campo oncologico è diverso. Medici, infermieri, volontari da marcia in più, grande Cuore ed atteggiamento di normale familiarità per essere allo stesso livello delle persone che curano, e premurosi e protettivi senza farlo pesare. Persino... scanzonati, ma senza esagerare.
La cultura riguardante i tumori è fortemente cambiata ed è in continua evoluzione. Il malato non viene più considerato "a scadenza" o al massimo "prorogabile" di volta in volta. E' Persona e non più numero, cui necessitano solo particolari terapie per un percorso duro ma superabile pure in una difficile convivenza.
Da quando si comincia... in poi, è "vita sempre", e tra un problema e l'altro è "sempre vita" da vivere in pieno, senza privarsi di nulla.
Prendiamo ad esempio che un medico dei Nostri, appassionato di rock e musicista per diletto, decida di dedicare una serata tutta per Noi... e per "Noi" intendo, altri medici, infermieri, pazienti e più associazioni di volontariato insieme... dico allora, che si fa?
Si può solo accettare con entusiasmo l'invito per una serata solidale in tutto. Quando non ci saranno camici né impegnative o pompe d'infusione, e saremo Tutti Insieme ad annullare le distanze. Per smitizzare un' "idea", per condividere gioia di vivere.

venerdì 24 marzo 2017

GESTIRE LE EMOZIONI


Stamane mi è stato dato dell' "inqualificabile", però in senso positivo. Un "ti ammiro molto" ed altre espressioni simili mi hanno regalato una carica immensa, un'emozione intensa che però ho dovuto contenere per non apparire esagerata e stucchevole. Ho colto parola per parola, e le ho chiuse dentro di me ed ho gioito di me stessa perché ho capito di non aver perso tempo per tutto questo tempo, di aver imparato un mucchio di cose e tra le altre, gestire in maniera sapiente le emozioni, nel bene e nel male.
Tante volte ho sentito ripetere, fare volontariato in oncologia non è semplice, qualcuno ha pure aggiunto, bisogna essere di stomaco forte. Se poi, come me si è passati attraverso la malattia può essere più facile ma anche assai difficile, perché da una parte si è "persona informata dei fatti" ma dall'altra alto è il rischio di ripercorrere nella mente "il film della propria storia", con gravi danni per sé e pure per gli Altri perché percepiranno l'inevitabile disagio.
Fare il volontario è una scelta libera, e liberamente servirà concedersi un "periodo di prova", e poi alle prime avvisaglie non sarà nota di demerito o vergognoso ammettere prima di tutto a sé stessi, non è per me.
Vado in ospedale ogni volta con grande gioia dopo aver fatto una sorta di "esame plurimo". Vaglio le mie forze fisiche e mentali, cancello dalla mente i dubbi e dal Cuore i crucci, passo la mia coscienza a setaccio, e se l'esito di tutto questo è più che sufficiente, do la carica alla serenità ché non sia solo apparente, e richiamo all'ordine il senso di responsabilità perché sia concreto e non voce astratta di cui farsi lustro.
Vero... che non è facile? E' una dura prova che solo l'Amore incondizionato, completamente gratuito può rendere possibile. Osservare nello sguardo di Chi si ha di fronte che il bene è stato recepito, ha dato conforto e speranza... questo è il primo intento di un volontario. Non far trasparire mai la propria paura, l'antica rabbia, il timore del futuro. Ciò che viene raccontato deve avere valore ed efficacia solo in quel momento, poi va elaborato perché sia "ricchezza comune".
Atteggiamenti adeguati, espressioni che riportino equilibrio e siano riferimento alla normalità. Poche parole giuste, e quando non si sa che cosa dire, meglio il Silenzio. Loquace più di qualsiasi discorso.

giovedì 23 marzo 2017

AMICI SPECIALI... con la stessa capacità di stupirsi

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Ieri è iniziato il 3° Corso per Volontari organizzato dall'Associazione, L'Albero della Vita, molto attiva e fortemente motivata per l'assistenza domiciliare. Il corso si articola in sei incontri, con la possibilità al termine di alcune ore di tirocinio in campo.
Anch'io ho iniziato questo nuovo percorso perché credo non si finisca mai di imparare, e poi sono attratta dalle dinamiche e dal confronto che naturalmente vengono fuori quando si è in gruppo per apprendere.
In questo primo incontro di introduzione è stata presentata la figura del "volontario", e si è parlato dell'importanza del "volontariato" durante il percorso di cura nella patologia oncologica. Della patologia stessa sono stati forniti accenni e dati, e infine fortemente rilevata la necessità del supporto psicologico e umano per il paziente oncologico che mai dovrà sentirsi depauperato della propria dignità.
Chi è il Volontario? E' la persona che mette a disposizione il proprio tempo e la propria capacità per gli Altri. Opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni di coloro che vivono momenti di grave difficoltà. Volontari non si nasce, si diventa, anche se una certa predisposizione è necessaria. Non tutti possono, o per lo meno non allo stesso modo anche se sono spinti da forte volontà. Si diventa... abbiamo detto... e non solo, ci si migliora operando. Perché nel tempo la sensibilità all' "ascolto empatico" si affina, diventa più facile entrare in sintonia con l'altro, si impara a cercare, trovare ed usare la "parola giusta al momento giusto". Infine si è sempre più disposti a mettere da parte un po' di sé per il bene altrui. Il Volontariato è "scuola di solidarietà". I suoi valori fondamentali sono... la solidarietà, appunto e la gratuità e la responsabilità.
Non bastano comunque la predisposizione, la buona volontà e le tante doti innate, per essere un bravo volontario in campo oncologico soprattutto e non solo, occorre formarsi ed essere informato almeno in linea generale di che cosa va ad affrontare. Quindi qualche nozione sulla patologia, riguardo alla psicologia del paziente, considerando sempre che non si è medici e nemmeno psicologi, ma "uomini" che mettono a disposizione la propria "umanità".
Il Tumore è una patologia purtroppo frequente e in aumento, ma se da un canto è così, dall'altro tende a cronicizzarsi. Per questo si diventa fragili, estremamente vulnerabili ma pure tanto sensibili. Quasi ipersensibili. Portati ad enfatizzare ogni manifestazione che viene da se stessi e dal mondo esterno. Capaci di stupirsi nel bene e nel male, cosa assolutamente positiva per certi versi, ma che richiede "compagnia", ovvero simpatia, assonanza, pazienza nella vicinanza. Il Volontario dovrà sentirsi all'altezza di tutto questo. Amico speciale, capace di stupirsi allo stesso modo.

mercoledì 22 marzo 2017

IL GIUSTO "SOLLIEVO"


Il Progetto A.D.A.M.O.T riuscì ad essere varato, nonostante la scarsità di mezzi economici, cifra inizialmente prevista intorno agli 82.000 euro e poi ridotti a 30.000 circa. E portò un barlume di speranza in zone dove una diagnosi di tumore era una sentenza senza possibilità di appello, di cui aspettare l'esito tristemente senza nemmeno il tentativo di migliorare in parte la qualità di vita.
Ad Elbasan e Cerriku, infatti non esiste la possibilità di una terapia (chemioterapia, radioterapia), e neanche la possibilità di operare. Bisogna spostarsi nella capitale Tirana, ma là spesso i malati sono ormai gravi perché la diagnosi non è stata tempestiva o perché la paura della malattia ha rimosso la necessità di cure, e quindi i malati sono in condizioni tali da non poter viaggiare. Occorrerebbe perciò non arrivare a questo, ridurre al minimo il rischio di ammalarsi facendo adeguata prevenzione. Curando l'alimentazione, l'ambiente, nel complesso lo stile di vita. E quando comunque la malattia sopraggiunge, affrontarla seguendo una linea guida ideale, cosa non semplice se non ci si forma in maniera corretta, anche in ambito familiare.
Gli obiettivi del progetto prevedevano in primis problemi piuttosto comuni. L'ignoranza soprattutto dei familiari e del malato stesso, e quindi l'ovvia paura. L'impossibilità di avere un aiuto finanziario dallo Stato sia per i pazienti che per le famiglie. Il numero esiguo di oncologi e di conseguenza l'impossibilità di seguire i singoli malati. L'impossibilità da parte delle famiglie di assistere i malati più gravi.
Nascono così due forme di Assistenza Domiciliare, l'ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e il SAD (Sistema Assistenziale Domiciliare) erogato dall'Amministrazione Comunale. Medici, infermieri specializzati, psicologi e volontari si occupano a domicilio della persona affetta da patologie tumorali in fase terminale e che versa in particolari condizioni di indigenza.
Il SAD si basa su una piccola rete che assicura le comunicazioni e la continuità assistenziale ambulatorio/domicilio/ospedale. Per adempiere alla propria funzione, si avvale di un'organizzazione che deve garantire flessibilità, integrazione, interdisciplinarietà, continuità assistenziale ad ogni livello ricercando di volta in volta, soluzioni univoche, complementari e complessive.
In ultimo sintetizzando, si presenta l'articolazione del servizio nei seguenti soggetti tecnici:
- il Centro di Ascolto,
- il medico di medicina generale,
- il medico specialista del Servizio,
- lo psicologo,
- l'infermiere valutatore (caposala),
- gli infermieri territoriali,
- il referente familiare (caregiver) adeguatamente formato ed informato.
L'Assistenza Domiciliare, oltre ad alleggerire il fardello della malattia a carico della famiglia, garantisce in parte il miglioramento della qualità di vita del paziente oncologico e il rispetto della Sua dignità in quanto Persona, fino all'ultimo respiro.

martedì 21 marzo 2017

IL GIUSTO "SOLLIEVO"


Interessante relazione quella di stasera all'incontro quindicinale del GAMA. Un ginecologo della Nostra azienda ospedaliera, il dott. Antonio Scopelliti ha riferito circa il "progetto A.D.A.M.O.T.", una sorta di missione in Albania ad opera degli OO.RR. di Foggia , risalente al 2007. Vi parteciparono eccellenze mediche locali, operatori sanitari, rappresentanti del volontariato. Si recarono in un paese in cui già il luogo di cura di ospedale aveva solo il nome, mentre il resto, a partire dall'edificio, era in pratica improvvisato, aggiustato alla meglio. E se per patologie dal percorso più o meno semplice questo poteva essere difficoltà oppure ostacolo, immaginarsi per quella oncologica che richiede maggior cura in senso lato... terapie, assistenza, supporto e sostegno. Ove è comprensibile un procedere lento, con pazienza, ma comunque ben motivati qualunque sia l'esito previsto o palese con il trascorrere dei mesi.
Il progetto nacque quasi casualmente dopo la permanenza di sei mesi in Albania di una suora, dipendente dell'azienda. Al ritorno riferì delle carenze sanitarie in Albania, addirittura della mancanza di una scuola infermieristica, per cui autorità locali avevano chiesto aiuto al Nostro ospedale. Ma fu solo per iniziativa individuale del medico di buona volontà che si adoperò, chiamando a raccolta generosi colleghi, che la "nave salpò", in tutti sensi. L'Azienda ospedaliera mise i fondi, e tutto cominciò. La scuola per infermieri fu avviata, e i medici partivano e si avvicendavano ogni tre mesi per insegnare. Fu una sorta di scambio che portò alla conoscenza degli svantaggiati che cosa di buono poteva essere fatto, un adeguato tirocinio li avviò a mettere in pratica ciò che avevano appreso con la teoria, e nello stesso tempo motivò docenti e discenti a fare ancora di più. La base di partenza, la "piattaforma" da cui lanciarsi per un altro progetto apparentemente azzardato ma sicuramente impegnativo, era pronta.
E l'idea del Progetto A.D.A.M.O.T. - assistenza domiciliare ai malati oncologici terminali nel distretto di Elbasan, fu concepita.
(continua...)

lunedì 20 marzo 2017

UNA DOMENICA DI PASSAGGIO


Una settimana difficile a causa di un raffreddore fuori stagione. Malessere diffuso. Sette giorni sette con piccoli problemi da moltiplicare ogni giorno per sette. E poi arriva una domenica di sole con la sensazione che la primavera è sempre più vicina.
Bene, allora la serenità, vuoi o non vuoi, non può venire meno perché porta ad uno stato di benessere che, a saperci fare, potrà durare anche più di un giorno.
E' come sentirsi racchiusi in un guscio, protetti in un nido. Inattaccabili.
Così se piccola contrarietà c'è stata, l'inezia che ha lasciato l'amaro in bocca va via, magari appena apri la finestra. Quella che spalanchi ogni giorno per far entrare l'aria fresca del mattino, aria pura. E oggi è pure qualcosa in più, perché è domenica e non solo. E' San Giuseppe, la festa del papà e i peschi sono in fiore. E ci sono anche tante novità, tappe di rinascita di varie situazioni. Un rapporto quasi recuperato, un animo che piano piano scioglie le riserve inutili del passato, e infine tanta voglia di andare avanti, non restando fermi agli antichi stereotipi imposti da una mentalità antica e fondamentalmente ignorante.
TUTTI IN PIAZZA, stamattina in un paese della provincia. Tre associazioni unite per informare, istruire ed assicurare che uscire dall'isolamento, unirsi e parlare serve a superare i momenti più difficili della patologia oncologica, se non addirittura la malattia stessa.
E mentre ero lì, e percepivo tepore e respiravo profumi mai scordati che ritornano, ho pensato a quel San Giuseppe di sette anni fa. A quella prima "dimissione" con un niente di fatto, giudicata paziente rivedibile e rimandata a tre mesi.
Già, perché è inevitabile... qualche ricordo ritorna. Era la stessa stagione... erano gli stessi giorni.
Quello che ho vissuto sembra un sogno lontano, qualcosa capitato "di passaggio" o " per sbaglio". Sorge all'improvviso il dubbio... e se torna?
Avrò raccontato a me stessa una favola senza fine, e storie ad Altri, così per non pensare.
Ma poi... perché mai dovrebbe tornare? Continuo a raccontare favole, è meglio... così non potrà tornare. Mai più.
Certo, bisogna essere abili assai per trasformare dei ricordi in emozioni dai benefici effetti, a volte però basta solo predisporsi con l'atteggiamento giusto, semplice di Chi vuol godersi l'attimo di piacevoli sensazioni.
Continuare ad essere sereni, dopo tutto non è difficile. Lasciarsi alle spalle la zavorra che pesa, guardare sempre e solo avanti. Senza andare troppo oltre... badando a non inciampare. E infine fermarsi solo al momento presente.
Ad esempio questa domenica è arrivata o no, con un tepore che fa ben presagire?
E allora... come non essere contenta?

domenica 19 marzo 2017

PAZZA... MENTE


E lo sappiamo Tutti, dai... la Mente ha un potere pazzesco. Può curare se asseconda blandi pensieri, guarisce se li fa propri, ma guai se si ostina a vedere quel che non è, a sentire cose che non sono. Atteggiamenti e sguardi... melodie e persino odori che riportano ad un' "idea" che si vuole scacciare.
Condizionamenti e contrasti che non fanno vivere.
Bisognerebbe lasciarsi andare, coi pensieri al minimo, alla ricerca e conquista dell'auto-gratificazione, per la sola consapevolezza di esserci. Giorno dopo giorno, un passo alla volta. Crearsi, ove il tempo e luogo lo consentano, un "angolo tranquillo" per vivere con semplicità e poesia.
Lo abbiamo detto, siamo Tutti "poeti inconsapevoli" finché non ci mettiamo alla prova. E la meravigliosa "scoperta" dà esiti incredibili, a volte non perfetti ma sicuramente sentiti. Tace allora la Mente coi suoi pensieri negativi, sussurra il Cuore con poesie d'amore.
Maria... sai leggere? Mi ha chiesto Lui candidamente, inconsapevole della Sua stessa domanda retorica.
Diciamo di si, le scuole primarie le ho fatte. Ha abbozzato allora appena un sorriso, quasi volesse scusarsi della gaffe involontaria. Poi ha tirato fuori dalla tasca il portafoglio, e da questo un foglio di quaderno piegato, anzi spiegazzato, segno che l'aveva più volte aperto e ripiegato. Forse per rileggerlo o farlo leggere.
Prendi, leggi ad alta voce. E' una poesia che ho dedicato a mia moglie...
Lei, intanto guardava schiva la compagna di stanza... si, è proprio così, mio marito mi ha dedicato una poesia.
Ho aperto il foglio e ho letto il primo rigo, titolo-dedica... Poesia, l'amore mio. E poi a seguire in dieci righe scarse la storia di più di 40 insieme. Dolcezze e dolori, gioie, sacrifici e malattie.
Non c'erano punti e non c'erano virgole, qualche acca mancava e gli accenti erano volati via. Tutte licenze poetiche concesse al Cuore perché la Mente non dominasse, oscurando con ansie e paure la bellezza di pochi momenti.

sabato 18 marzo 2017

INCONSAPEVOLMENTE... POETI


Ogni tanto torno alla carica, e stimolo e sprono e invito. Scrittori non si nasce, si diventa. Magari ci vuole propensione, un pizzico di passione, però questa arriva già nel momento che rileggi il primo "periodo" di senso compiuto in cui ti rispecchi. Provare per credere. Ma pochi provano perché non credono, eppure come farebbe bene non immaginano. Quando si vive la fragilità, mente e Cuore sono angosciati, mettere "nero su bianco" seguendo l'onda delle emozioni è un vero toccasana.
Dicevo... non faccio altro che ripeterlo, il più delle volte aspetto invano, poi arriva qualche "voce solitaria"... un cenno, una sola volta, quindi... silenzio.
Va be', si potrà replicare, e dopo che abbiamo raccontato il fatto "stringato" che altro ci sarebbe da aggiungere?
Ecco, il problema è proprio questo, fermarsi al "fatto", non tenendo conto delle cause e degli effetti. Siamo Tutti "pezzi di storia", ovvero ognuno "protagonista" della propria in un'economia più ampia di eventi. Per questo è un bene raccontarsi e condividere, è un bene per sé in quanto si elabora e metabolizza, un bene per Chi ascolta o legge perché non si sente solo e stranito nella Sua vicenda con uno stato d'animo mai avuto prima.
Comunque, per non dilungarmi oltre il dovuto, dirò che in questi giorni qualcosa si muove. L'invito è stato accolto e ho notato pure un certo entusiasmo. E questo nel virtuale come nella realtà che vivo, mia e particolare.
Nel piccolo gruppo su fb, cui ho dato vita cinque anni fa, già hanno postato due care Amiche... Lilly Ferrante e Arianna Piloni.
Fisso ogni post in alto per un giorno, ma potrebbe essere anche di più, fino a quando qualche volenteroso segue l'esempio, e poi intendo pubblicarlo sul blog... "continuare a...".
E' un sogno che ho da tempo, non più solo "monologhi" (i miei), voce solista (la mia), ma un "coro a cappella", senza musica ma tanta armonia.
Chi non sente di poter cimentarsi con la "prosa" , tenti con la "poesia" e sarà di sicuro tentativo felice, perché tra le pieghe dell'anima si nascondono le parole giuste per esprimere in versi le sensazioni, i pensieri, le emozioni. Arianna, ad esempio, le parole le ha trovate cercando in mezzo ad altre. Sono quelle adatte a Lei in questo particolarissimo momento che sta vivendo. Saprete dirmi poi... quale meraviglia...
E alla fine siamo Tutti poeti, non può essere altrimenti se amiamo la Vita. Si tratta solo di "leggersi dentro", facile come svegliarsi al mattino ed essere consapevoli del primo respiro.

venerdì 17 marzo 2017

"SASSOLINI" PER LA FELICITA'


Ormai c'è una "giornata" per tutto, si celebra ogni cosa, dalla più comune o banale a quella ideale tra gli "ideali". Questo mese, quasi all'inizio della Primavera, sarà dedicata una giornata anche alla Felicità, meta agognata, a volte erroneamente considerata irraggiungibile, forse perché non proprio meta bensì percorso, ancor più una scelta. Scelgo di essere felice, e nel momento stesso realizzo di esserlo, altrimenti non l'avrei preso nemmeno in considerazione.
In questi termini sembrerebbe cosa facile, perché allora proclamare da parte dell'ONU questa giornata della Felicità? E' in effetti tutto il mondo che ne sente la necessità, perché carente di quella serenità nel quotidiano, sofferente per conflitti, fame ed ingiustizie. Occorre sensibilizzare su un concetto globale, attraverso un nuovo modo di pensare ed agire.
Non molto tempo fa, e anche più volte nei miei pensieri prima di andare mi sono cimentata sull'argomento, e ogni tanto ancora mi chiedo che cos'è la Felicità, visto che la percepisco più come intuizione che realtà. Variopinta farfalla che afferro per un attimo e poi mi sfugge, lasciando la polvere cinerina delle ali sulle dita. Qualcosa resta, ma poi con un soffio va via.
L'ho definita quindi "piccola felicità", fatta di gioie semplici da valutare nel modo giusto. Un esercizio continuo per stare bene con se stessi e di conseguenza anche con gli Altri.
Se disponibile è per Tutti si tratta solo di "esercitarsi" ad essa, farne pratica affinché "sentirsi felice" sia facile e naturale come respirare.
Perché allora non incominciare subito?... gli esercizi ci sono e il desiderio è grande. Si può imparare ad arrivare al "settimo cielo" e restare, passando per i diversi gradi e senza tristi tentativi di sabotare se stessi.
Ognuno si cerchi il proprio sogno e... lo costruisca in segreto. Lo trascriva su una pergamena e lo riponga in una scatola che poi nasconderà. Nei momenti bui, quando la fiducia vacillerà potrà ricordare il sogno segreto e la forza necessaria ritornerà... perché rappresenta quella cosa che nessuno può portare via o inquinare o criticare, e che va avanti per la sua strada comunque e sempre unica.
Ogni giorno poi, prendiamo l'abitudine di scrivere ciò che si è fatto, individuando i punti deboli e forti. Una volta fatto ciò, correggiamo i punti deboli, senza però cercare la perfezione, poiché la serenità, la fiducia nascono nel sapere accettare se stessi e i propri errori senza pretendere troppo.
Se per essere felici bisogna fare la scelta giusta, ovvero scegliere questa "benedetta e sacrosanta" felicità, forse bene sarà stabilire alcuni punti di una "mappa" ideale.
Riprendi la Tua storia, compresi fallimenti e dolori, senza nascondere la testa sotto la sabbia e ricomincia da TE e daccapo.
Non scoraggiarti, concentrati e prendi la mira quando la vita ti tira indietro come una freccia nell'arco.
Cerca un punto d'appoggio esterno a TE (Dio, Scienza, un valore importante, un'altra persona).
Vivi in relazione con gli Altri, da soli non si va da nessuna parte.
Sforzati di sorridere, anche quando non ne hai voglia.
Non darti dei limiti... ciò che desideri fare, fallo subito.
E infine una "chicca" preziosa sarà la consapevolezza che la Felicità è contagiosa. Alcuni ricercatori, infatti hanno scoperto che quando una persona diventa felice, un amico che le vive accanto ha il 25% di probabilità in più di diventarlo anche lui.
E ancora... sapete che fare del bene, portare un sorriso a Chi l'ha perso fa sentire felici? Fidatevi... è vero. Io lo sperimento ogni giorno, ed è l'esercizio più bello.

giovedì 16 marzo 2017

IL SOGNO DI UN PINO



Chi non ha qualche sogno in un cassetto, almeno uno? E di quest'unico può persino vivere, ché faccia da stimolo, sprone o miraggio di luce.
Ne ho avuti anch'io di sogni, non straordinari o impossibili, qualcuno l'ho visto diventare realtà, molti si sono dissolti come fumo da un comignolo verso il cielo.
Nei paesi di montagna i camini sono ancora accesi, è quasi primavera ma fa piuttosto freddo, e poi il tempo cambia spesso nel corso della giornata. Oggi, perciò siamo tornati a casa di nuovo come "aringhe affumicate", ma ne è valsa la pena. Abbiamo trascorso il Nostro Mercoledì in uno dei borghi più belli d'Italia, Bovino. In precedenza c'ero già stata ma solo di sera, tenevo a tornarci con la luce del sole, sole che non c'era, però dai... si poteva fare lo stesso. Sarebbe stata una toccata e fuga, un'altra breve e piacevole parentesi di vita.
Così i due turisti per caso del mercoledì sono partiti, la meta non era tanto lontana, l'abbiamo presa con comodo. Lungo la strada tanti alberi in fiore, più in alto boschi di conifere. Chiudendo gli occhi si poteva percepire anche al chiuso dell'auto, la mescolanza del profumo dei fiori di pesco con quello delle pigne cadute. Che cose grandi può la Mente, naturalmente disposta al bene e al meglio. E' come il realizzarsi di brevi sogni senza pretese.
Ad un certo punto si è reso visibile il tetto spiovente di una chiesa, molto imponente nell'insieme. Come da richiamo ci siamo fermati sull'ampio piazzale antistante. Santuario della Madonna di Monteverde. Proprio lì davanti un altro pesco in fiore. Preziosa rinascita.
Una preghiera, qualche foto... la visita alla sala dell'apparizione, una sorta di cripta linda e luminosa.
Quindi di lì, nel primo pomeriggio a Bovino. A visitare i suggestivi vicoli del borgo storico, la Cattedrale dall'imponenza in miniatura, e infine il Castello, unico davvero, maestoso e ben tenuto. Siamo saliti fin su, nel punto più alto a rimirare i tetti coi comignoli fumanti, e le nuvole che si affrettavano per unirsi. Connubio e qualche lacrima di pioggia.
Nell'andare via nel cortile un grande pino contorto sembrava volesse inginocchiarsi supplice. Sul muro di fronte una targa di pietra...
... Bovino ha una torre ed un castello,
e, dentro, c'è un pino
antico e contorto.
... o forse Bovino è il sogno di un pino
che sogna un paese.
(Maria Bernardini)
Già... vivere idealmente un sogno, crederci alla fine quasi lo crea. Accontentarsi è gran cosa, non è rassegnazione, è cucirsi la realtà addosso.

mercoledì 15 marzo 2017

UNA CANZONE... "MARIUCCIA... E TUTTA UN'ALTRA STORIA


Come in processione, una lunga sequela di fatti passati che si mescolano e confondono con le storie che vivo, ascoltate e riportate a mente, perché nulla sia dimenticato. Ammesso sempre fosse possibile.
Facebook mi fa la lista dei ricordi, qualcuno è da condividere, altri no perché hanno perso l'efficacia dell'emozione immediata, o sono cose un po' così, superficiali che non andavano pubblicate già all'epoca. A Tutti può succedere di sbagliare, ed è molto accorgersene per non ripetere l'errore.
Non si può invece fare lo sbaglio di non rammentare e far conoscere a distanza di tempo qualcosa che ha significato tanto per Te. Una canzone cantata quasi tra le lacrime, nel giorno di un compleanno, in una stanza d'ospedale. Un piccolo bouquet di fiori di campo sul tavolo addossato al muro, e mani strette nelle mani per non lasciarsi andare.
 La visita ad un'Amica che non riesce a risalire la china, un incontro voluto, giusto un anno fa, che le asciugò le lacrime e per un po' fece tornare il sorriso. Nonostante la nostalgia di quel tempo, quando pareva nulla dovesse finire. Ma il passato ritorna coi ricordi e troppo spesso si fonde col presente verso un futuro che non è mai dato conoscere e spesso fa paura.
 Mariuccia... mi diceva sempre... sei unica. Ed io mi schernivo... che dici, sono solo una che più o meno sa che cosa si passa.
E ti pare niente?!... concludeva quasi stizzita, Lei che passava con facilità dal pianto al riso, passando per la parolaccia verso la "vittima" di turno. Come mi manca ora l'arrancare dietro quello spirito vivace ed intelligente...
Sarà che questo male enfatizza le peculiarità, ho notato che più di una persona appare "accentuata" nei discorsi, negli sguardi, nel manifestare i sentimenti, compresi il dolore troppo ben mascherato, l'ansia eccessivamente ridotta quasi inesistente, e la volontà di apparire il "dritto" nel senso del "più furbo", come dire... a me non la si fa, meno che mai ci riuscirà la malattia. Terminando però, dopo tanto metaforico sbracciarsi, con un'espressione comune a Tutti.
Sempre se Dio decide e finché Lui vorrà.
Forza e limite della fragilità umana.

martedì 14 marzo 2017

DA "LACRIMA FACILE" A "SPLENDIDO SORRISO"


Come si cambia per non morire... afferma una famosa canzone, e quante volte mi ritrovo a ripeterlo a me stessa quando scopro una "nota" che non c'era. O magari era nascosta tra le righe di un pentagramma che andava sbiadendo. La mia vita come uno spartito musicale... mi piace questa definizione, venuta su al momento, assolutamente estemporanea. Immagine poetica che spiega bene ciò che sembra essere stato un cambiamento improvviso di tonalità o ritmo. Da un'aria all'altra in un crescendo rossiniano che ancora non accenna a finire.
Ieri, domenica particolarissima di silenzio, dedicata solo a riflessioni e pensieri, sollecitata ho cercato, trovato e pubblicato una mia foto "antica". Avevo 25 anni ed era una delle poche volte che sorridevo. Mi sono guardata e piaciuta. Ma perché ero così tirchia con me stessa? Cerco di fare mente locale ma non trovo risposta, certo è passato molto tempo, però qualcosa potrei ricavare da quel che sono ora, esattamente il contrario, sorridente sempre, per vari gradi anche quando non c'è motivo. Perché poi dovrebbe esserci un motivo specifico, quando è sufficiente esserci Noi stessi?
E il primo quesito ha trovato naturalmente soluzione esaustiva.
E se all'epoca ero scarsa in sorriso per carenza di "buoni motivi", di contro dovevo averne davvero tanti e di pessimi per meritare il soprannome di... "lacrima facile".
Piangevo per lamento, di stizza, rabbia con me stessa ma pure per nostalgia, malinconia e persino per gioia. Mio padre... giusto per tirarmi su... non mi risparmiava, alternando a "lacrima facile" altri appellativi, tipo "pianto greco" e ancor peggio, "Maria lacrimosa", nome da Via Crucis. Mi convinsi così che le lacrime fossero la mia peculiarità, e più me lo facevano notare, sempre più spesso mi veniva da piangere, anche se avrei voluto replicare, contrastare, sfatare quella che era diventata ormai una "credenza" comune in famiglia ed altrove. Ci rinunciai una volta per tutte.
Poi fu quel che mi accadde, e di conseguenza ciò che sono. Oggi sorrido in primis, rido pure di gusto... e piango ancora. Ma in modo diverso. Solo io conosco le mie lacrime e il loro "perché".
Lacrime e sorrisi sono in così rapida successione quasi da confondersi, indiscutibili prove di sentimenti che pur contrastanti lasciano un segno di positività.
Niente è del tutto negativo e a colmare l'innegabile vuoto c'è sempre il conforto dei bei ricordi.
Dal mio dolore e dalla tristezza da cui a volte sono presa, ricavo positività contagiosa.
Perché mi nutro del pensiero che il brutto passa sempre, e presto torna l'arcobaleno.

lunedì 13 marzo 2017

DOMENICA


Parlavo ieri di silenzio, e oggi in Chiesa ho sentito dire del Silenzio. Quello con la maiuscola, che non è solo assenza di suoni e di rumori, ma è "crearlo nella sostanza", fare deserto dentro di sé per predisporsi all'Altro. Ad ascoltarlo.
Mi sono chiesta allora se davvero io ne sia capace, e poi... se Altri mai lo siano stati nei miei riguardi.
Ammetto che da sempre ho desiderato, persino elemosinato ascolto. Ne ho ricevuto poco, e solo quando l'ho preteso, a volte urlando e comunque in lacrime. Per breve tempo, lo spazio di minuti, e tutto tornava come prima, una sorta di contentino a scapito della mia autostima. Quindi... la malattia, che ponendomi con le spalle al muro, non mi ha offerto che degli "out... out", o così o altrimenti, la dignità e il rispetto o l'inadeguatezza senza possibilità di ritorno. Ho scoperto così il diritto alla dignità, il rispetto in quanto persona, fossi pure la peggiore al mondo.
La cosa straordinaria è che tutto ciò l'ho percepito come "intuizione", qualcosa che all'inizio afferravo e nello stesso tempo mi sfuggiva, solo recentemente è diventata "consapevolezza", rafforzata dalla capacità che ora ho acquisito... impormi con fermezza. Con garbo, senza prevaricare e sempre e solo col dialogo.
Che domenica, eh?! Mi sembra quasi di sentire qualcuno... e si può mai trascorrere un giorno di festa in questo modo? Tornare al passato e pensare... pensare al presente come esito di una ribellione al passato... infine cancellare tutto e rivolgere i propri pensieri a Chi sai che ha bisogno di sentirsi in quegli stessi pensieri. Per serenità, protezione, e comprensione.
Beh, si può. Ed è modo di fare silenzio, tacitare anche le stupide pretese di una Mente che ogni tanto scorda il vissuto di angoscia. Spostare il centro di interesse da sé e pensare al bene che si può fare e che torna indietro potenziato. Benefico boomerang.
Così quelle dure scale da salire per poter vedere il Cielo, non sembrano poi tanto difficili. Un cielo terso e azzurro come solo Marzo bizzoso sa donare, lo stesso che guardavo un dì da un letto d'ospedale, e mi pareva vederlo per la prima volta.
Da quel giorno in poi, muoio e rinasco. E sempre a Marzo.

domenica 12 marzo 2017

SABATO


Da qualche tempo mi riservo il sabato. Scelgo di ritirarmi a vita privata per tutto il giorno. Non esco, e tra le pareti di casa cerco di riordinare le idee, i progetti a breve scadenza, mi cimento a dare delle risposte. E' una giornata che necessita di silenzio, ho tanto da fare ma le faccende non richiedono discorsi, al massimo qualche parola o scambio di "comunicazioni di servizio", e va bene così.
Ogni settimana ha il suo sabato che poi altro non è che un giorno qualunque, più o meno programmato secondo buoni propositi, e manco tanto.
Mi sono alzata di buonora, oggi. Non ho fatto "sgolare" troppo la sveglia ché già ero in piedi. Ottimo proponimento dell'ultim'ora di stanotte... presto all'opera ma non prima di essermi vestita di silenzio.
E questo si può solo quando in casa gli Altri dormono e qualche rumore lontano arriva dall'esterno come suono ovattato. Come fosse un abito di morbida seta frusciante.
Ho iniziato a sfaccendare al contrario, ovvero facendo prima ciò che di solito riservo alla fine. E' un modo questo per rompere la monotonia dei lavori domestici, privandoli delle azioni meccaniche che portano a fare quello che si deve senza pensare, e di conseguenza pure a non apprezzare la gran fortuna che si ha. E se da una parte è soluzione eccellente, dall'altra ecco presentarsi una "doppia fila" di pensieri, posizionate ché si possano osservare e quasi confrontare. Una che "prende", fatta di pensieri quotidiani, normali ma pure noiosi e accidentati, l'altra che "ti prende" e non ti lascia per tutto il giorno. E la Mente non posa se non per qualche minuto di intervallo, giusto per non tagliarti mentre sbucci le patate, e non scottarti quando scoli la pasta, poi torna là dove vuole andare per avere notizie o capire perché la risposta solita al messaggio mattutino non è arrivata.
Certo, un lungo esercizio ha salvaguardato una lucidità che non credevo, mi consente altrettanto un distacco dalle situazioni, però... Signore mio... perché una mano non me la dai pure con le emozioni, o forse farei meglio a dire, sentimenti?
Quello che si stabilisce tra "persone come Noi" è più che un contatto, è intesa immediata, è come conoscersi da sempre e comprendersi senza parlare. E' voler alleviare la solitudine, farsi carico di parte della sofferenza... è sperare Insieme, attendere che qualcosa accada. Finalmente.
Per l'intero giorno è andata così. I pensieri tutti concentrati e convergenti nello stesso punto.
E guardavo la mia cagnolina rosicchiare il suo bastoncino... tutto normale come sempre. Per Noi almeno era così.

sabato 11 marzo 2017

E SEMPRE RINGRAZIERO'...


E lode renderò al buon Dio per il tanto da fare che mi offre e per il gioioso entusiasmo che non mi fa mancare. Perché merito mio non è. Pigra non sono, la volontà non mi difetta però sento di dover essere sempre un gradino più sotto, un passo indietro. Ho l'animo timido, osa ma non esagera.
Fortuna vuole che spinta benevola mi arrivi da mano che accarezza e consola, riempie le mie giornate e mi fa ricca di Amore.
Stamane, al solito in ospedale... e racconterò di persone che non hanno dimenticato il continuo parlare di sorriso, la pasta scondita da mangiare in quei giorni in cui tutto rema contro e lo stomaco pare abbia il mal di mare. E i silenzi giusti quando basta la "figura", o la presenza che è la stessa cosa.
Poi, a casa... pranzo, faccende e faccende perché non si finisce mai, soprattutto quando non si ha nemmeno il tempo di cominciare.
E ancora... un pomeriggio di riconoscimento, consapevolezza e gratificazione, e infine una serata di buonumore.
Un attestato per aver imparato qualcosa in più, ché io possa in modo adeguato porgermi all'Altro che vive un momento di difficoltà e debolezza. Per non sentirmi erroneamente isola in piena ed incrollabile autonomia, ma tutt'uno con la realtà che mi circonda e mi vuole in un progetto più ampio di cui sono solo un punto, una linea, un asterisco.
Niente, ma comunque più importante del nulla.

QUANDO SI RIMUOVE


Al ritorno a casa dall'ospedale, in famiglia parlo degli incontri che ho fatto. Nello specifico rispondo alla domanda... Chi hai visto oggi? Un po' come succedeva un tempo, ai miei tempi quando nei giorni fissati per la terapia le persone erano più o meno le stesse. Mi si faceva la domanda per distrarmi, perché non pensassi ai disagi vari, la nausea e tutto il resto. E in realtà non ce n'era affatto bisogno dal momento che io ero sempre un fiume in piena nel raccontare, condividere, quasi sceneggiare ogni incontro di quelle mattine, riportare minuziosamente persino le conversazioni. Allora facevo pure i nomi, perché eravamo come una grande famiglia allargata e i miei, loro malgrado, si erano abituati a sentirsene parte. Oggi è diverso. Racconto la "situazione", e poi mi fermo. Nessun dato anagrafico, alcun particolare. Per rispetto alla dignità della persona, per non suscitare compassione. Solo la grandezza, il coraggio di Chi non si arrende. Qualche volta la stanchezza che prende, porta a piegarsi sulle ginocchia e poi rialzarsi di scatto. Parlo di questo, e lo faccio pure spesso con una punta di stizza, come risposta a quelle lamentele immotivate, al preoccuparsi per cose di quotidiana normalità, contrarietà, fastidi, pseudo ingiustizie. Tutto questo mi irrita e mi "vendico" così.
Sarò cattiva? Beh, me lo permetto e poi mi assolvo, perché io non ho rimosso.
Non ho rimosso l'ansia e l'angosciante attesa di vedere la prima ciocca di capelli tra le mani, il non riconoscere il mio sguardo nello specchio, il "bruciore rosso" nelle vene. E poi tutto il resto.
Sai che proprio non mi ricordo di te senza capelli?
Strano, eppure mi dicevi... mi piaci lo stesso, se non di più. Forse era una pietosa bugia, soprattutto in certi momenti che dovevano essere i più belli, quando la parrucca non ci stava e le lacrime scendevano lente e fredde.
Mamma, non aver paura, ce la faremo. Insieme.
Un messaggio breve ma pieno di speranza, perché annullava il vuoto del momento e diradava la nebbia ai lati che mi faceva da paraocchi. Anche Tu, hai dimenticato...
Davvero, l'ho scritto? Non me lo ricordo più.
Nel bene e nel male, per Voi è come non fosse successo niente. Avete rimosso per allontanare l'evento e non tornare a soffrire.
Io non posso permettermelo, per contrastare le folate di vento all'improvviso, che tornano un po' alla volta, prima piano simili a spifferi malandrini. Devo essere lesta a chiudere le porte. Non posso distrarmi. Non posso rimuovere.

giovedì 9 marzo 2017

VIVETE UNA VITA IN CUI POTETE RICONOSCERVI (Tiziano Terzani)


Un titolo che non intende essere solo un invito, ma un "programma di vita". Non si può andare in senso contrario, ancor più dopo che si è vissuto un "percorso obbligato".
8 Marzo... oggi, Festa della Donna. Termine improprio perché la donna parimenti all'uomo va amata, rispettata sempre, e poi riconosciuta in tutti i Suoi diritti. Precisiamo allora, dicendo che si celebra una ricorrenza, e nemmeno felice. Insomma si riporta all'attenzione un ricordo. Altra cosa sono gli "Anniversari felici", che diventano pure occasioni per altro. Informazione, conoscenze a più livelli, scambio di opinioni e competenze. Così come è stato nel pomeriggio odierno, con la Conferenza dibattito in occasione del primo "compleanno" della Breast Unit degli Ospedali Riuniti di Foggia, e la presentazione dell' Associazione "Agata".
I pensieri di stasera non intendono articolarsi in stile giornalistico, Altri lo fanno molto meglio di me. Citerò solo qualche passaggio, e se poi riferimento alla mia storia ci scapperà, spero si comprenda, l'8 marzo è per me pure una ricorrenza, di quelle che anche volendo non si possono archiviare, e di cui comunque è bene far tesoro, soprattutto quando la Vita ti fa capire al momento giusto con il suo linguaggio per coincidenze, che fermarti non devi, perché getteresti al vento un'opportunità.
E a proposito di vento, oggi ce n'era davvero tanto. Fortissimo, a vortici... ha portato lontano il profumo di mimosa, ma ha raccolto le tante emozioni e i molti ricordi legati ad un'esperienza estrema come questa. Logico, quindi che Alessandra Ena, presidente della novella associazione, abbia trattenuto a stento le lacrime quando ha parlato di sé, naturale pure che non abbia io posto freno alle mie... solo Chi ha provato, sa... e non è per arroganza, elevarsi e contemporaneamente farsi vittima... è semplicemente così. Ma ciò non toglie che proprio per questo, Chi ha provato per grande generosità faccia "dono" di se stesso ad Altri. Meravigliosa opportunità. Crescita individuale e tentativo quasi sempre felice di essere d'aiuto nei momenti più duri altrui.
Ma tornando all'informazione vera e propria, notizie confortanti a livello di struttura ospedaliera sono arrivate nella prima parte dell'incontro celebrativo di oggi, direttamente dalla dirigenza. Presto arriverà il nuovo mammografo 3d, mentre da Bari è stato dato l'okay alla spesa di 6 milioni di euro per assumere 200 operatori socio-sanitari e 100 infermieri. Passaggi importanti per spostare l’asse delle prestazioni dalla quantità alla qualità. Abbiamo avviato i propulsori dell’aereo, adesso dobbiamo decollare... ha spiegato un medico dell'unità multidisciplinare. Inoltre il Nostro ospedale è stato il primo ad aver comprato un database certificato in Puglia. Questo permetterà di avere un osservatorio preciso sulle attività e sarà il termometro preciso per la loro valutazione. Il prossimo passo è quello della certificazione con il bollino rosa, una sfida che la direzione strategica vuole vincere già nei prossimi mesi.
Ma gli investimenti e le ristrutturazioni in corso da sole non bastano. Non bastano i medici migliori e le tecnologie d’avanguardia. Serve più prevenzione, per salvare le vite. Bisogna uscire dagli ospedali, scendere in piazza, perché la strada giusta è quella della comunicazione e della sensibilizzazione dei cittadini. Sono intervenute poi le rappresentanti delle varie associazioni operanti in campo, ognuna col proprio contributo di entusiasmo fattivo. Diventa così sempre più reale quello che fino a poco tempo fa era considerato solo un sogno. La "rete". Rete Oncologica... Rete delle Associazioni di Volontariato. La Rete che accoglie, ripara e protegge. In rete possiamo davvero sperare di vincere la battaglia più dura. Smitizzare un falso mito.

mercoledì 8 marzo 2017

CONFERME


Questi sono i giorni soliti di ogni anno. Quando cominciò tutto quanto, e sia pure in forma diversa, tutte le volte rivivo sulla pelle e nell'animo, momento per momento.
Confesso, vado in crisi e divento una "lagna" per me stessa. Mi si affaccia di continuo l'ansia da privilegio, e a nulla serve ripetere a me stessa... se Dio ha voluto così...
E mi fermo, perché il pensiero si blocca ed ho paura di offendere il buon Padre e i "fratelli" che di favori non ne hanno per niente.
Ieri è stata una di quelle giornate in cui pareva si fosse concentrata tutta la negatività possibile. E ieri io ricordavo la prima mammografia della mia vita, quella col fiato sospeso e le parole che si smorzavano in gola. Quasi a sottolineare che nonostante l'angoscia e il dolore di quel giorno io fossi ancora qui, solo con qualche acciacco che forse manco per niente c'entra con la malattia, mi giunge un pianto disperato, un lamento accorato, una notizia a cui non ho saputo replicare in alcun modo. Sai quando ti mancano proprio le parole? E così sono rimasta... senza parole. Ché poi siccome dovevo scrivere almeno qualcosa, ne sono uscita fuori con quattro righe che a rileggerle non solo non mi sono piaciute, hanno lasciato indifferente pure me. Succede. Caduta di stile, e non solo letterario.
Così mi sono chiesta per l'ennesima volta se davvero sono all'altezza di ciò che faccio, e questo pensiero unito allo stato d'animo per la non lieta ricorrenza mi hanno tenuto compagnia fino a sera ed oltre... anche stamattina. Quando giunta in ospedale qualcuno mi ha chiamato che non ero ancora dentro, dicendo che ora poteva rientrare a casa contento, perché non vedendomi aveva pensato non stessi bene. Chi sta male davvero si preoccupa per me... è meraviglioso, per me lo è tanto.
E poi su, nelle stanze... un sorriso, Chi mi cerca... Chi mi aspetta. Il mio nome che nessuno dimentica.
E tutto acquista un senso. Come sempre, anche se in forma diversa.

martedì 7 marzo 2017

SE CI CREDI... PUOI FARCELA


Interessante incontro quello di stasera che ha visto come relatrice la Nostra Amica life coach, Tiziana. Con la chiarezza che la contraddistingue ha trattato di "Credenze e Convinzioni", ovvero dei giudizi e delle valutazioni su Noi stessi, sugli Altri e sul mondo.
Sono esse una componente indispensabile della Nostra "struttura profonda" e creano le "strutture superficiali" dei pensieri, parole e azioni che ci riguardano. Secondo le convinzioni si interpretano gli eventi, se ne dà un significato e in base a questo quasi in automatico è deciso il comportamento in un senso invece che in un altro. Quindi costituiscono in un certo senso un "condizionamento".
Significativo ed appropriato è l'esempio dell' "Elefante e la cordicella".
Si narra di un grande elefante che si trova legato da una cordicella sottile sottile ad un paletto. Un bambino osserva stupito l’enorme animale che, pur avendo la possibilità di fuggire, liberandosi dalla corda, se ne sta invece tranquillo. In assenza di risposte chiare da parte degli adulti sul perché questo accada, quello stesso bambino, diventato grande, scopre che la risposta risiede nel fatto che l’elefante era stato legato con quella medesima corda a quel paletto quando era molto piccolo, ed invano aveva provato a liberarsi, fino a che aveva rinunciato, credendolo impossibile. Ora che era cresciuto, ancora condizionato dai tanti fallimenti passati, la sua credenza di essere incapace di liberarsi da quella cordicella, faceva sì che non ci provasse nemmeno.
Come nel caso dell’elefantino, anche in noi essere umani, i pensieri ripetuti più e più volte contribuiscono a far nascere le credenze. E quando tali credenze si radicano in noi, diventano vere e proprie certezze del nostro inconscio, fino a trasformarsi in realtà, determinando il nostro modo di agire e di comportarci.
Le nostre credenze limitanti sono come la corda di quell’elefantino, dunque, e ci legano ad un palo immaginario impedendoci di percorrere la nostra strada. Raggiungere il successo e, soprattutto, la serenità, passa attraverso l’eliminazione di tali blocchi interiori, nati dalle nostre esperienze passate e presenti, e di tutto ciò che, pur esistendo solo nei nostri pensieri, ci impedisce di progredire,
Sbarazzarci delle credenze limitanti, dopo averle riconosciute, sostituendole con pensieri potenzianti e positivi, è quanto di più produttivo possiamo fare per noi stessi in ogni occasione della vita. Anche in un contesto di grave patologia, quando già al momento della diagnosi quasi inconsciamente si è portati a sbarrare il futuro. In seguito ci si augura che la Mente riesca a liberarsi dal blocco delle credenze ataviche trasmesse dalle esperienze altrui, e se ne faccia delle proprie che per istinto di sopravvivenza risulteranno non più limitanti ma potenziate verso l'obiettivo della "guarigione".
Di qui... atteggiamenti, pensieri, persino postura che indicano positività. La malattia viene affrontata di petto nel vero senso della parola, non piegati su se stessi, e col volto sorridente. Un'immagine totalmente diversa da quella solita del malato grave che lotta per una "breve sopravvivenza". Egli deve poter guardarsi allo specchio e convincersi che dopo tutto non sono significativi quei mutamenti che vede, e che comunque dipende anche da lui migliorarli in qualche modo.
Ricordo che il periodo peggiore della mia malattia furono quei due mesi che precedettero la consapevolezza che fosse toccata anche a me. Non accettavo perché convinta che nell'eventualità avrei potuto non farcela.
E lo specchio rifletteva proprio quell'immagine. Dopo la diagnosi, un ideale scatto di reni, determinato da una gran voglia di vivere, mi portò a cambiare "convinzione". Cominciai a camminare bella dritta su quel percorso, sempre col sorriso. Sorriso che prima di allora e in tempi non sospetti era stato raro e scarso, credendo erroneamente che per sorridere dovevano esserci "seri motivi".

lunedì 6 marzo 2017

GRIGIO PERLA


Talvolta si può cambiare, resta però la sostanza. Dipende da quanto si è flessibili, e dalla velocità di adattamento, così alla fine si scopre che fare una cosa diversa in un giorno sempre uguale a se stesso, può risultare persino meglio.
E oggi è stata domenica come fosse un mercoledì, uno dei "Nostri", quando chiudiamo porta e pensieri alle spalle e andiamo dove ci conduce la "voglia del Presente", la gioia di un momento.
Il prossimo mercoledì che è pure l'8 marzo, c'è un impegno importante, di quelli a cui non posso né voglio rinunciare. E' un doppio anniversario, qualcosa da celebrare ma anche il "Nostro appuntamento" lo è, per una "complicità" da salvaguardare. Quindi non si pensa due volte, non si discute. Si parte.
Speravamo in un spicchio di azzurro, ci saremmo dovuti accontentare invece di un cielo grigio perla con scroscio finale, perché le previsioni per la giornata odierna non erano affatto buone, e stamattina ne abbiamo avuto la conferma.
Allora... dove si va?
Sono giorni questi in cui per la mente gira una parola, un nome... Agata. La Santa, l'Associazione... già, ma anche un paese alla mia città assai vicino. Sant'Agata di Puglia. Ottima idea, meglio non allontanarsi troppo, se proprio il tempo dovesse mettersi al peggio si fa in fretta a tornare indietro.
Un paesaggio suggestivo lungo la strada, non solo pale eoliche per fortuna, ma pure numerosi alberi in fiore. Poco più di mezz'ora d'auto e siamo arrivati a destinazione. In una piazza semi deserta, sotto un cielo plumbeo che fa scordare che è quasi primavera, anche se tra tanti rami secchi qualche accenno si scorge. Un cane, sempre lo stesso ci taglia più volte la strada mentre un altro cerca la posizione giusta per sonnecchiare.
A metà mattinata il paese intero pare essere ancora addormentato. Si ode il gracchiare dei corvi e il motore rauco di un tre ruote che trasporta ceppi per il camino.
Mettono che da oggi tornerà il freddo... ci dice un uomo del posto, uscito in fretta sulla soglia di casa... noi qua siamo sempre pronti ed attrezzati. Sapete, quest'inverno sono scoppiati i tubi, a me no perché ho trovato il sistema.
E ci ha indicato un divano, neanche malandato, posto davanti ad una lunga tubatura. Su un bracciolo dormiva un grosso gatto marrone...
Sapete, serve due volte. A me e ai gatti del paese, vengono qui a fare salotto.
Ed è scoppiato a ridere, e avrebbe continuato a far salotto pure lui con l'intenzione di continuare la chiacchierata, a lungo e chissà fino a quando, se non l'avessero chiamato dall'interno.
Però è comprensibile, gli abitanti qui sono talmente pochi, le facce che si incontrano sempre le stesse, che ormai si sono detti tutto. E allora di nuovo che ci può essere? Trovare "due per caso" che girano una domenica mattina col naso in su cercando uno spicchio d'azzurro sul paese semi addormentato.

domenica 5 marzo 2017

NON SONO NIENTE E MAI NIENTE SARO'


Perché m'impegno davvero ad essere niente, o meglio nessuno.
Mi stimo ma non mi sopravvaluto, non sgomito per apparire ma mi faccio largo per farmi ascoltare. Soprattutto quando le stupidità dette hanno raggiunto il colmo, trasbordano e si espongono a doppio rischio. Passare per buone o scatenare l'irritazione globale.
Allora parlo, ma poi subito mi faccio indietro e torno nell'ombra che è molto più rassicurante per Chi intende mantenere gelosamente il Suo "status" beato di Nessuno.
E qualche volta potrà pure capitare che ti scambino per qualcun'altro, e a questo concedano peso, qualità e misura. La cosa lusinga, però è da porre fine all'istante, perché non è corretto, tanto si verrebbe a sapere e che magra figura farebbe Chi da sempre si è dichiarato... Nessuno.
Fortuna che per me non c'è problema, perché veramente mi sento di essere niente, convinta pure che senza di me il mondo va avanti lo stesso.
E mi fa specie di quegli ipocriti che si spacciano per "lieviti" indispensabili alla "massa", e poi si rivelano "scaduti" e senza i principi attivi. Allora se la danno a gambe, si ritirano tutt'altro che in buon ordine, scaricando la responsabilità all' "aria che tira", alle porte che sbattono.
E' proprio un gran bene che io sia Nessuno. Alcun titolo, e senza competenze se non quella che mi ha lasciato la malattia. Abilità da Amazzone che non ha niente da perdere e intende combattere fino alla fine.
Penso a che bel guaio sarebbe se io fossi Qualcuno. Seguita, controllata... forse invidiata da quei "gufi" che aspettano il primo piede in fallo per mettere lo sgambetto. E poi... addio ai sogni! Volerebbero via come bolle di sapone, ed io da spirito libero, realista quanto basta per continuare in serenità, non potrei più.
"Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo,
ho in me tutti i sogni del mondo".
- Fernando Pessoa -

sabato 4 marzo 2017

DELLA GIOIA E DEL DOLORE... come una pagina della Bibbia


Penso a quel giorno che mi balenò l'idea di mettere tra caramelle e noci quei benedetti fiocchi, benedetti davvero a giudicare da come sono richiesti, e pure apprezzati.
Le parole restano parole in tempi "normali", lasciano il tempo che trovano, spesso vengono scordate. Ma quando la Vita pone il freno ed obbliga a guardare fisso davanti a sé, diventano fardello pesante se "mal dette", e tesoro se arricchite di spiccioli di speranza.
Attirano quei fiocchi colorati, incuriosiscono pure, e quando invito a prenderne uno il sorriso non manca. Si torna alla curiosità da bambini, quando si indugiava davanti ad un vassoio di dolci nell'imbarazzo della scelta. Poi magari ci si trova in mano il primo che capita, e non quello che si era pensato. E' il caso, un segno del destino... ciò che in quel momento occorre sentirsi dire, per superare il momento stesso.
E Lei, moglie da mezzo secolo di quell'uomo che faceva una trasfusione, ha preso dal mio cestino un fiocco giallo, che per la grandezza del biglietto pareva avesse molto da dire, o raccontare, forse insegnare. Dipende dalla disposizione d'animo di Chi legge, è sempre così. Ha poi dispiegato per intero quel rotolino e ha letto ad alta voce, e si parlava della gioia e del dolore che della Vita sono le due facce, e come sia importante dare loro il giusto valore perché solo così acquistano senso. Si apprezzino le piccole gioie perché nel dolore il ricordo di esse leniranno la sofferenza, sarà spiraglio di speranza pensando al futuro, quando tutto sarà passato.
Lei ha letto, e poi esclamato... è proprio ' na pagina di Bibbia. Sai quando prendi il libro, e come ti suggeriscono di fare, lo apri a caso? Trovi sempre la parola giusta, quella che fa per Te. Perché è "benedetta". Tu ci porti ' sti biglietti, come fossero appunto benedetti.
Mi sono commossa. Mi capita spesso quando mi si parla così. E stavo andando via, quando mi sono sentita chiamare come faceva solo mia madre, con un diminutivo che era pure un nomignolo. Mi sono fermata sulla soglia, in quel momento il ricordo mi teneva compagnia. Mentre l'uomo, suo marito da mezzo secolo, mi salutava con la mano, ripetendo quel diminutivo che era pure un nomignolo.

venerdì 3 marzo 2017

COMPROMESSI E ACCOMODAMENTI


Sembrerebbero la stessa cosa, ma non lo sono. Una sottile differenza li distingue, anche se "acconciano" certe modalità della vita.
I compromessi rimettono in discussione tanto bel dire e ben fare, si viene a patti con se stessi tanto da scordare quel che si era.
Gli accomodamenti aggiustano i rapporti e le relazioni, poche parole e qualche rinuncia senza ripensamenti solo per un buon fine. Magari appianare una strada per la serenità.
Per quello che mi riguarda non sono mai scesa a compromessi, accomodante lo sono sempre stata ma ora lo sono ancora di più, eppure senza rinunciare a niente in cui credo e che mi fa piacere.
E' una formula magica? No. E' semplicemente logica serena. E' rispetto reciproco. E' "Amore a lento rilascio", quello a piccole dosi, che non vive di azioni e reazioni eclatanti ma doni quotidiani simili a sorprese inaspettate.
Tipo... ti vengo incontro perché se non lo facessi, avresti ragione a lamentarti di me, a credere che penso solo a me e invento cento scuse. E soprattutto perché ti voglio più bene adesso che non quando ti amavo. Già per questo... Amore a lento rilascio. Tutta un'altra cosa.
Così Tu comprendi, e sorridi e non fai nemmeno la vittima. Perché mi conosci e sai che ora più che mai io mi pongo sempre nel "giusto mezzo". A metà strada... un po' per Te e un po' per me, affinché siamo contenti Tu ed io, e nessuno dei due rinuncia a nulla. O quasi.
E pensare che detestava le dolcezze e le sdolcinature. Ma poi fu la volta che si rassegnò e cedette. Tutto per un barattolo di marmellata di ciliege, regalo di un'Amica, che io non riuscivo ad aprire. Lui l'aprì e cominciò a mangiarne un po' alla volta e poi con gusto.
E non si tirò più indietro, magari avrebbe voluto farlo ma non lo fece.
Un barattolo di marmellata e quello che rappresenta.
Il Cuore con cui è stato donato, i pensieri positivi dolci ma non stucchevoli, il "filo rosso" che unisce stati d'animo simili che si comprendono.
Certo, prima o poi la marmellata finisce, ma non il "senso" di quel dono, scambio di affetto ed emozioni.
Sarà comunque per sempre, ricordo di un dolce baratto... lo.

giovedì 2 marzo 2017

DALL'AZZURRO... QUIETE E PACE


L'Azzurro si fa spazio per Chi sa vederlo. Ma prima dovrà cercare, percepire, e poi dare ascolto all'emozione che gli viene donata.
Oggi, mercoledì delle Ceneri, all'insegna dell'introspezione e spiritualità. Isolati da ciò che distoglie e pure disturba, che crea conflitti interiori e non, che porta lontano dall'autentica dimensione umana.
Uno dei "Nostri Mercoledì", trascorsi nell'antica Abbazia di Santa Maria di Pulsano, situata in una conca ai piedi di Monte Sant'Angelo.
Ci sentivamo scarichi stamattina, colpa di un tempo incerto e un po' di stanchezza, ma poi ci siamo ricaricati di sola fiducia e... partiti.
Così progredivamo sulla strada, e il cielo a poco a poco si sgombrava di nubi, donandosi a quell'Azzurro che ognuno cerca ma non sempre trova. Nembocumuli si stracciavano all'orizzonte, per poi allinearsi ordinatamente e tingersi in più punti di rosa e giallo tenue, come al solito in questo tempo prossimo alla stagione di rinascita.
Eravamo diretti ad una meta già nota, ma chissà perché in certi luoghi si torna sempre volentieri, c'è una sorta di richiamo che fa sempre novità, ed ogni volta è emozione diversa. Perciò solo una breve sosta alla prima panetteria sulla strada per acquistare prodotti tipici locali e poi via, per un percorso non facile, piuttosto accidentato e pieno di tornanti. Solo otto chilometri dal paese, ma parevano tre volte tanto. Poi finalmente un cancello automatico che apre su un lungo viale alberato. Percorrerlo a piedi è come fare una Via Crucis per le croci posizionate ad intervalli regolari. Una breve sosta e una preghiera fino a giungere all'Abbazia che si erge solitaria come un eremo. In realtà tutto intorno si apre una valle rocciosa, piena di grotte ed anfratti e nicchie simili a culle. Gli eremi. Posizionati in modo talmente assurdo da chiedersi come potevano essere raggiunti... forse con l'aiuto di Qualcuno direttamente dal Cielo?
Sull'unica piana antistante l'antica costruzione svetta una croce, si offre all'Azzurro. Oggi è il primo giorno di Quaresima, il cammino che porta alla Santa Pasqua. E' tempo forte di Fede e conversione, il vento con la sua roca voce pare scuotere la coscienza. E' con la Carità e la Misericordia che si realizza il grande disegno di salvezza... non più nell'egoismo ma rivolti al prossimo. Come le gioie del Cielo fossero già disponibili qui, sulla terra.
Atmosfera coinvolgente in ogni angolo dell'Abbazia, dove si ritrovano praticamente in scala ridotta le grotte, e i cunicoli della valle circostante. In una in particolare è sistemato il " Presepe permanente", ci si inoltra e magicamente si accendono luci e cascate e fonti prendono a mandar giù acqua, mentre una soave melodia fa da colonna sonora ad uno scenario che non pare affatto fuori luogo, anche se Natale è alle spalle da un bel po'. Ma del resto è proprio dalla Natività che comincia la grande storia dell'Uomo, e in un posto così una linea continua che parte da lontano e tocca tutte le epoche, passando per i tanti dolori della terra, non poteva non esserci. Rappresenta il lungo processo di Redenzione che si fa reale nonostante la fragilità umana.