aprile

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domenica 23 aprile 2017

FORMATI ED INFORMATI


E non saranno sufficienti Disponibilità ed Altruismo, che pure sono qualità basilari, per diventare un bravo volontario. O meglio... fino agli inizi degli anni '80, bastavano pure, in aggiunta ad una buona dote di sensibilità, poi fu la Lega contro i Tumori di Milano ad istituire nel 1984 la Scuola di Formazione del Volontariato in Oncologia, mettendo a punto un modello formativo che è stato in seguito adottato da molte associazioni.
La Formazione del Volontario mira a riconoscere i limiti naturali della Persona, confermarne gli intenti, imparare ad agire nell'ambito di un contesto associativo mettendo a disposizione le proprie competenze in dote ed acquisite.
Si va così ad utilizzare la propria esperienza come stimolo alla crescita personale, emotiva, mentale e spirituale. Riconoscere sensazioni e fantasie di rifiuto per non soccombere ad esse. Riconoscere in sé sentimenti di impotenza e di incapacità per poterli accettare. Stimolare in sé la consapevolezza di essere in grado di contribuire positivamente. Favorire il conseguimento degli obiettivi della propria associazione. Comprendere i possibili significati e le funzioni della sofferenza nel malato e nell'uomo. Affrontare ed ascoltare il proprio timore della morte. Sperimentare appagamento e pace di fronte alla perdita, attribuendo significato al proprio operato. Riconoscere i propri pregiudizi per considerare l'Altro distinto da sé, che resta sempre e comunque degno di rispetto e speranza condivisa.
Un volontario dopo una seria formazione che lo porterà ad essere anche sufficientemente informato sui vari aspetti della patologia, i diritti dei pazienti, e i numerosi risvolti psicologici, sarà consapevole di evolvere mediante la propria esperienza, tollerante verso la frustrazione, sereno anche nelle situazioni difficili, presente nella compassione e condivisione pure di fronte all'impotenza. Infine... empatico ma distaccato, ovvero capace di farsi carico della sofferenza altrui restando lucido e presente a se stesso. Perché guai se così non fosse, sarebbe coinvolto a tal punto da fare danno generale, annullando il buon intento di partenza, mettendo a rischio pure in modo serio il proprio equilibrio.

sabato 22 aprile 2017

DISPONIBILI... ALTRUISTI...


In un'unica parola... Volontari.
Con il sesto appuntamento si è concluso oggi il corso per volontari. Un riepilogo generale con la definizione della figura del volontario. Colui che generosamente offre la propria disponibilità per incontrare la "persona" nella dimensione più squisitamente umana e più intima.
Gratuitamente dona una parte del Suo tempo e delle energie per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici, e con amore e dedizione contribuisce alla realizzazione di un mirabile progetto in un ambito associativo.
Caratteristiche del Volontario sono... Disponibilità, Altruismo, Gratuità. Gratuità in senso lato. Ovvero si opera consapevoli di poter non essere ringraziati, a volte addirittura rifiutati. E questo senza che sia causa demotivante, perché dell'Altro va considerata e rispettata la condizione di massima fragilità.
Le attitudini richieste per svolgere volontariato sono... slancio umanitario, equilibrio psicofisico, buona preparazione generale e "surplus" di energie e calore umano. Tutte qualità che oggi veramente sono difficili da riscontrare in un'unica persona, eppure quelle poche "virtuose", forse "ago nel pagliaio", riescono a compensare la carenza dando il massimo di sé.
Il Volontario può definirsi il "professionista della sensibilità e delle emozioni". Il Suo compito è complesso e delicato, perché è un modo di porsi che implica canali espressivi diversi per la situazione emozionale su cui agisce. Egli aiuta l'individuo e la famiglia a conservare un equilibrio psicologico, migliorando i processi di adattamento.
E' chiaro che non tutti i volontari coprono lo stesso ruolo o sono impiegati per la stessa finalità.
Alcuni si impegnano per la raccolta fondi associativi, altri nell'attività di segreteria, e per la comunicazione. I volontari poi, adeguatamente formati, si recano nei reparti di Oncologia Medica o al domicilio del paziente per fornire supporto e aiuto al malato e alla famiglia.
Prima di parlare di "Formazione" nel dettaglio, ci piace concludere questa parte generale con una citazione di Albert Einstein...
"Il Volontario è un portatore di aiuto che sa comunicare superando i limiti del linguaggio verbale , dimostrando disponibilità, accoglienza ed affetto".

venerdì 21 aprile 2017

MOMENTI DI CRESCITA


Stamattina, lungo il corridoio...
Ma dimmi, che succede? Chi ti fa arrabbiare...?
Ed io, meravigliata... Nessuno. Perché?
Non so, quando leggo i Tuoi pensieri percepisco qualcosa che non va, quasi un disagio o un conflitto, magari dei contrasti.
Ma no... replico... riflessioni su dinamiche familiari.
Meno male, cominciavo ad essere preoccupata.
E' stata la risposta conclusiva dell'interlocutrice che non incontravo da tempo, e dopo siamo passate ad altro, al solito. Il più importante.
Poi c'ho ripensato. Caspita, mi sono detta, dovrò darmi davvero una regolata. Forse sono troppo diretta, sincera con me stessa... non sarà meglio sfoltire parte di quelle emozioni, valutarle e se è il caso pure ometterle?
E intanto nel pomeriggio sono passata ad altro, a ciò che qualcuno a me assai vicino definisce la "vita reale". Ho rassettato, rigovernato, sistemato qualche cassetto. Una "vita reale" meccanicamente vissuta. Probabile che domani manco ricordi ciò che ho fatto il giorno prima. Sonnolenza latente, entusiasmo calante. Ma è la vita reale, e non puoi far finta di niente, e il bello è che non riguarda solo Te, e di questo ti senti inesorabilmente responsabile.
A sera, dopo l'ultimo "paragrafo" di quotidiana vita reale, trovo un messaggio di un'Amica della "realtà virtuale" nella chat privata...
Come stai? Leggo tra le righe qualcosa che non so?
Ancora, e nello stesso giorno... penso. Allora è grave ciò che traspare. Ma come posso far comprendere quanto sia difficile "regolare" l'onda delle emozioni? Non esiste timer o termostato per l'animo che sente, ma solo una "valvola di sfogo". Ed è solo grazie ad essa che si può andare avanti, con profonda consapevolezza e mantenendo l'equilibrio sul percorso a più incroci della vita.
Quindi nulla di veramente drammatico, forse solamente serio per me che vivo seriamente il "sentire".
Perciò... alla fine avrò tranquillizzato Chi legge? Chissà...

giovedì 20 aprile 2017

PERCHE' NON MI ARRENDERO' MAI


No. Non sto tornando in campo, in trincea o prima linea come si suol dire. E' ché sto acquisendo la consapevolezza di dover combattere sempre, perché la vita è di per sé una lotta che non finisce mai.
E non mi sento vittima per questo, ma carica di responsabilità e piena di ardore nel condurre la mia battaglia. Quotidiana, familiare, con me stessa che a volte si incaponisce e si dissocia e se ne va per altre vie. Quasi a voler arrendersi, per sfiducia, perché non si sente capita, e invece basterebbe che rientrasse in sé... per tornare a me. E tutto sarebbe risolto, come sempre è stato da sette anni a questa parte.
Che bei "giri di parole"... è la vena poetica, recente scoperta, che ogni tanto viene fuori, soprattutto quando il buon senso impone riservatezza nel trattare i sentimenti.
Anche questa è strategia per continuare, tenere a bada quella "scimmia sulle spalle" che alita sul collo, e a tratti preme e spinge per far crollare. Anche non direttamente, magari sbeffeggiando Chi è con Te, o è parte di Te.
Così, con poche righe molto spesso "ermetiche" trovo sfogo, e mi sento al sicuro. Svuoto l'anima e intanto non faccio male ad alcuno.
E il tempo passa e la condizione che fu appare sempre più lontana, e la situazione attuale è un sogno ad occhi aperti che dà ancora più valore alla realtà.
Sì, penso proprio che i colori della vita non siano tinte definite, esistono le sfumature, le tonalità che rendono ogni suo aspetto meno drammatico e molto più accettabile. La vita è bella anche per questo, stimola sempre a guardarsi intorno, a guardarsi dentro. E s'impara tanto, e non esiste più la paura, l'isolamento e avvicinarsi agli altri diventa la cosa più naturale e facile al mondo. Quante persone, infatti ho conosciuto e quante via via ne conosco
Non semplici conoscenze fugaci ma vere e proprie relazioni umane per cui mi sento partecipe in tutto, ansie, gioie e purtroppo delusioni. Non so, non posso farne a meno, non riesco ad essere completamente distante, anche se, per fortuna, mi riconosco una forza nuova che mi protegge dal pessimismo.
Tutto va come deve andare, quante volte me lo ripeto... e non può essere diversamente né si può contrastare, però assecondare, questo si può.. assecondare la propria strada e quella di Chi ci appartiene, rendendola piana, agevole sì che sia facile percorrerla.
Scovare sempre il rovescio "positivo" di ogni medaglia, adattarsi alla situazione, che non vuol dire arrendersi ma combattere con le armi di uno stratega. Calma ed intelligenza.
Nella mia battaglia di strategie ne ho adottate tante, anche guardarmi allo specchio in un certo modo lo è sempre stato. Ed è allora, nel mio sguardo anche quando sono contrariata e nel sorriso che mi impongo sempre e comunque, che ritrovo la fiducia e la forza per non arrendermi.

mercoledì 19 aprile 2017

SILENZIO SURREALE


Partite figlia e cagnolina in casa è tornato il silenzio. Stavolta mi pesa di più, perché sa di assenza, mancanza, forzatura di qualcosa che non avrebbe dovuto essere.
Paradossalmente a volte preferirei che mia figlia non tornasse, per risparmiarmi il sofferto disagio del distacco.
Sono stati solo quattro giorni, ma vissuti con tale e tanta intensità, da aver perso il conto. Pare passato un mese intero.
Tra l'abbaiare e i guaiti dei due cani, l'apri-chiudi di porte in successione per evitare i duelli frontali, e poi... i Nostri consueti confronti e gli "scatti" finali, non si può affatto dire che il tempo sembrava non passasse mai, anche se in quel mentre si auspicava una sua rincorsa che ci portasse al termine. O alla meta post festiva, alla tranquillità.
Ma io, proprio io tutto questo non l'ho pensato più di tanto, perciò mi pesa di più.
Dopo tanto caos, parlare ad oltranza, lamentarsi... mamma, c'è un silenzio surreale.
Mio figlio con questa affermazione mentre eravamo a pranzo, scioglieva le Sue riserve nel parlare... dopo quattro giorni tornava a formulare pensieri e richieste di senso compiuto.
Silenzio surreale, diceva... ed era proprio tale. In una dimensione che supera quella del reale, capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche. Come se il passato non fosse stato e non si intendesse lasciar immaginare cosa sarà in futuro. Praticamente e inspiegabilmente... un sogno.
Dopo pranzo poi, quando sono rimasta da sola a rigovernare, ho provato una "mescolanza" di sensazioni.
Tristezza e nostalgia, un peso sull'anima che si traduceva in un vuoto allo stomaco. E solo ieri invece avevo riportato la dolcezza di certi ricordi...
Non è sempre facile adeguarsi ai cambiamenti che il trascorrere del tempo comporta. Invecchi e desideri avvolgerti di "lento silenzio" per rivivere quei ricordi di vivace gioventù. E poi, sempre perché invecchi, all'improvviso ti senti solo quando il silenzio è così lento, da farti sentire proiettato già troppo in là. Anche oltre il sogno.

martedì 18 aprile 2017

E PASSO' ANCHE QUELLA DOMENICA DI PASQUA...


Ed arrivò il lunedì dell'Angelo, ora come allora.
Una giornata intera trascorsa in casa a fare ciò che è il mio solito. Per me è meglio così, soprattutto in questa festa.
Sono ormai sette anni che il lunedì dell'Angelo passa via come un giorno qualsiasi per mia libera scelta. L'ultima volta che misi il naso fuori per fare qualcosa di diverso che mi distraesse dal momento particolare, sbagliai in pieno, di conseguenza me ne tornai a testa bassa e con uno stato d'animo peggiore che alla partenza. Non dimenticherò mai tra i miei ricordi quella Pasquetta...
Si era programmato di andare fuori ed io inizialmente ne ero stata entusiasta, avrei trascorso quell'ultimo giorno di "libertà", lontana dal solito scenario, con i miei familiari e senza pensieri tristi.
Meno uno, invece mi dissi quella mattina aprendo gli occhi e l'entusiasmo svanì...
Già, perché il giorno dopo avrei cominciato con la chemio e l'ansia del "non noto" gravava su di me come il cielo cupo e grigio del momento. Conoscendomi sarebbe stato meglio restare a casa, invece mi lasciai trascinare e poi mi sentii completamente estranea, avulsa da un contesto già triste per sé.
Tesa come una corda di violino, nervosa litigai quasi con tutti, invidiando quella loro precisa condizione. Essere coinvolti fino ad un certo punto. In quel momento percepivo così la cosa, sbagliando. Perché quando la malattia fa il suo "prepotente ingresso", entra in una famiglia con "tutte le scarpe", non risparmiando nessuno.
Invidia... un sentimento che prima non avevo conosciuto. Sarebbe stato meglio che fossi rimasta a casa.
Da allora perciò... Pasquetta rigorosamente in casa, a sfaccendare e cucinare, leggere tanto... scrivere un po'. Quest'anno pure a fare da paciere tra due cagnoline insofferenti, una nota diversa e colorita. E poi riflettere e ricordare... andare ancora più indietro nel tempo, ad esempio 36 anni fa...
Una scampagnata in un boschetto ed io col pancione sempre seduta su una sdraio a non fare niente se non guardare in su e sognare Chi di là a un mese avrei stretto tra le braccia. Ogni tanto sentivo il cuore in gola per il timore, pure l'ansia, in realtà era solo trepidare per l'aspettativa di un evento che si sapeva comunque lieto.
E l'anno dopo... stesso boschetto, niente pancione ma un passeggino con una bimba "troppo seria" e pigra che a quasi un anno non voleva assolutamente muovere i primi passi.
Ricordo come fosse ora... i miei tentativi che si concludevano con lo sfinimento, la preoccupazione che fosse altro e non pigrizia. Ma era bello ugualmente, sentivo dentro un'energia inesauribile, avrei avuto tempo, tanto tempo per riprovare... pensavo... una vita intera e perdevo di vista che intanto la bimba sarebbe cresciuta, e poi?...
Beh, il poi l'abbiamo vissuto man mano, le aspettative, compatibilmente con le tappe di crescita, sono rimaste più o meno le stesse, ma ahimè più spesso disattese perché il tempo si accorcia, e se non si impara a sfruttare il buono anche minimo che mai manca, le delusioni aumentano e l'insoddisfazione pure. Questo io l'ho capito a mie spese, peccato non riuscire a renderne pienamente l'idea, convincere Chi dovrebbe farsene una ragione.
Ma tant'è, ripensandoci... rivedo anche "me" a quel tempo completamente fuori dal senso della realtà sia pure in modo diverso.
Forse a trent'anni è normale... sei sano, ti senti forte, presuntuosamente capace o ingiustamente incapace di gestire qualsiasi situazione, come dipendesse completamente da Te. Senza tener conto dell'imprevedibile.
Guardi avanti sempre, la strada è lunga, praticamente infinita... eppure hai fretta di arrivare.
Solo molto tempo dopo imparerai ad apprezzare tante piccole gioie, come il giorno dopo Pasqua, un lunedì qualunque che saprai rendere speciale.

lunedì 17 aprile 2017

LE ESPRESSIONI CHE RITORNANO


... così come i ricordi. Già, per me è inevitabile pensarci perché i capitoli più significativi della mia recente storia decisero da sé che fossero ambientati in questo stesso periodo. La diagnosi in Quaresima, l'intervento di ricostruzione nella settimana dopo Pasqua. In entrambi i casi fu "resurrezione" da ricordare. Mentre il tempo pareva incerto come la mia situazione, la pioggia faceva la sua comparsa a tratti e le lacrime ne approfittavano per scendere e rigarmi il volto non viste. Una pioggia che non bagna, perché propizia e salvifica.
E in quell'aprile di cinque anni fa mi capitò sotto gli occhi una poesia da me fortemente sentita e poi condivisa...
Verdi i cespugli
nel giardino a Pasqua
mentre i pioppi attendono
vicino all'acqua.
Là una nuvola
si vuole affrettare,
qui un'altra, bianca,
vuole indugiare.
- Bertolt Brecht -
... cui seguì un mio commento che parve essere una lirica. Stasera, rileggendo c'ho visto un mio primo "tentativo" di libero poetare. Segno di "rinascita"... chissà?!
Le nuvole che passano per il cielo di Pasqua non possono essere di minaccia, non portano pioggia o è pioggia che "non bagna". C'è rinascita nell'aria... bisogna solo aspettare.
Sentivo forte il desiderio di tornare a vivere, anzi di "nuova vita" che della precedente avesse solo il fluire del tempo, l'alternarsi dei giorni. Dopo la penombra di un'esistenza vissuta a metà e il buio della malattia, scorgevo una luce, ne intuivo la forza. non dovevo lasciar passare quel momento favorevole, perdere un'opportunità.
Oggi durante la celebrazione della Messa di Pasqua ho percepito delle sensazioni simili, in alcuni momenti mi sono anche emozionata, così come capita di fronte ad una vita che nasce.
Il celebrante al momento dell' Eucarestia ha invitato tutti a farsi avanti, anche quelli che si sentivano impossibilitati, non degni di "prendere il Pane". Portandosi con le braccia incrociate sul petto avrebbero dato segno della loro condizione e del desiderio di essere comunque almeno benedetti perché intenzionati ad "andare verso il Pane". Stasera Tutti dovevano andare via "rinnovati". Perché Cristo non è di certo venuto invano, e la storia della Sua morte e resurrezione non è una favola.
Rappresenta invece la "buona novella" che non si muore mai davvero, se porti sorriso, offri una mano, sei disposto a fare uno o più passi indietro per amore di pace e annullamento di ogni conflitto, anche il più piccolo e insignificante.
Così vedrai la Luce e in essa crederai. Se credi, imparerai ad amare incondizionatamente. E solo amando, risorgerai. A poco a poco, a nuova vita ogni giorno.