gennaio

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sabato 19 gennaio 2019

IL VARIO E DELICATO PERCORSO DELLA SPERANZA


Riflessione elastica quanto una corda tesa allo sfinimento, lasciata andare improvvisamente. Termina così una delle giornate più intensamente vissute, cominciando dal primo mattino fino ad ora che è quasi notte fonda.
Una triste notizia tramite messaggio mi predispone con dolore a ciò che devo fare, i noti controlli personali, mattinata in reparto, e nel pomeriggio un incontro con altre associazioni. Per finire, una serata al teatro. Realizzo che mi sembra tutto difficile dopo quello che ho saputo, difficile e inutile, anche pensare alla mia salute. A che serve se...?
Ma il "mondo", soprattutto quello buono non si è mai fatto con un "se" dopo l'altro, e poi io ci credo che si può, si deve andare avanti, e allora mi vesto, esco e vado a fare la prima, la seconda fila perché da un "prelievo" mi si possa dire... si, va tutto bene, potrai continuare.
Ci spero tanto, e mentre aspetto invio qualche messaggio perché con me possano anche Altri continuare.
Il vario e delicato percorso della Speranza. Dal particolare (personale) all'universale, passando per l'associazionismo (rete delle associazioni) e per finire all'evento a scopo benefico. Nulla è affidato al caso, la Speranza ha il suo percorso tanto simile alla Vita. Da soli non si va da nessuna parte ed ogni obiettivo perseguito con metodo ben merita mezzi e strategie.
Solo un accenno anche all'atto unico di stasera, "DOPPIO INTERNO" . É stato carino, ben strutturato e senz'altro adatto ad un pubblico intelligente. Sicuramente quello che Noi siamo.
Buonanotte, però... ora. Notte serena davvero.

PENSAVO...


Quanti pensieri passano per la testa in un "giorno di mezzo", tra una gioia e l'ansia giusta, quella che non può non esserci, tanto simile al travaglio prima di una nascita.
Non me l'ha ordinato il medico, non è terapia di mantenimento, eppure senza questo pensare, essere in pensiero, metterci pensiero non potrei vivere. Anche se minimamente soffro, e trovo ingiuste le sofferenze di Chi ha già dato tanto.
E nei giorni che mi toccano nel senso pieno della parola, mi muovo come camminassi sulle uova, a passi lenti e a volte incerti e con estrema delicatezza, per non rompere l'incanto per ciò che insegna un'esperienza estrema.
Oggi mi sono commossa quando un paziente che non parla più a causa dell'intervento subito, ha tirato fuori dalla tasca, piegato con cura il "fiocco di tenerezza" che gli era toccato poco prima di Natale...
Ovunque sei, fai quello che puoi con quello che ti resta...
E ha voluto che lo leggessi io ad alta voce, per sottolineare poi con un gesto significativo, quanto fosse a Lui azzeccato, giusto, quasi un consiglio o insegnamento. Quindi se l'è ripreso, l'ha ripiegato più volte, e l'ha rimesso in tasca, sorridendo.
Queste cose mi regalano una serenità ad ampio spettro, mi curano dentro e fuori... come potrei fare senza?
Quante emozioni controverse per situazioni diverse... tra la compassione e l'accudimento... il prendersi cura e a volte sentire il proprio respiro a metà. Noi, che abbiamo la pretesa di portare "sollievo", impotenti e silenziose perché solo questo a volte si può offrire, silenzio e sorriso accennato appena. Eppure pacatezza, silenzio e sorriso fanno sentire amati, pensati e considerati in un momento che pare non si è "buoni" a niente per nessuno.
Un sorriso, una carezza, una parola rassicurante... non una bugia perché è inutile... non costano nulla e possono valere più di tutto l'oro del mondo.

giovedì 17 gennaio 2019

DOPO L'ATTESA...


Un esito felice, una gioia che si ripete e intensa amplifica le relazioni di ogni giorno. Realtà che appare rinnovata, fortemente condizionata dal senso di rinascita, la mia rinascita.
Si... perché nasco di nuovo ogni volta, e il tempo concesso pare sempre meno una proroga. Che bella cosa... cado in ginocchio, levo le braccia in alto e con poca pressione mi rimetto in piedi.
Oggi poi, un anniversario triste eppure avvertire accanto una forte presenza.
Mia madre non è mai mancata dall'essere presente, da quando sono nata e anche dopo che non è stata più. Stavolta era il primo follow up dopo un anno, avevo paura, paura più del solito, tutto può cambiare in dodici mesi, a dire il vero anche meno... avevo paura e Lei lo sapeva, sapeva sempre tutto di me e di Tutti. Mia madre.
Uno stato di grazia che è continuato per il resto del giorno. Ho rotto un piatto e il vaso di una pianta, ho spazzato cocci e terriccio, e ho riso. Sono cose che capitano ai vivi.
Mi sono intenerita e commossa perché ha fatto la sua bella figura la Speranza.
Vero é che la realtà non è mai monocromatica, ha varie tonalità spiegate durante l'intera esistenza. Ed è sempre così, anche nelle situazioni più complesse.
Una nota che c'entra si e no, ma positiva per la tanto chiacchierata malasanità. Stamane, dopo tante ecografie precedenti che sembravano atti unici tragicomici, ho trovato un medico assai gentile, garbato, disponibile e delicato. Mi pareva di essere su un altro pianeta. Perché purtroppo la "comunicazione" non è proprio il forte di molti medici. Registrare e riportare comunque i "casi felici" è doveroso quanto denunciare l'opposto, ché Altri possano approcciare con fiducia e ridimensionare eventuali delusioni.
Siamo Tutti esseri umani, estremamente fragili e inclini all'errore. Lavoriamo sulla Nostra consapevolezza per vivere al meglio le situazioni e non per andarci contro sperando sempre, perché in fondo... pochi o tanti... i giorni sereni non mancano.

mercoledì 16 gennaio 2019

VITE DEDICATE


Non esiste momento di stabilità, o meglio... bisogna lavorarci parecchio per mantenersi in equilibrio. Vedi il noto funambolo sempre in tensione tra il timore di cadere e la ripresa di ogni forza residua.
Così all'ansia e alla preoccupazione per qualcosa da affrontare si contrappone il proiettarsi all'esterno, cercando di fare il meglio possibile, che non sarà naturalmente il giusto in assoluto ma ciò che sembra per il bene in quel preciso momento storico. Non sempre ci si capisce e un po' di amarezza resta, nell'immediato rimuginare è comprensibile ma poi si guarda avanti, pensando che la "mission" è sempre quella, continuità di speranza ché è la Vita stessa a richiederla.
Così capiterà di sentirti grata e con ulteriore motivazione per parole generosamente donate ed un abbraccio inaspettato, e ancora ti si offrirà... una soluzione!? No, piuttosto vedrai ralizzare qualcosa che pareva difficile ma solo per convinzioni errate.
Già, perché se desideri dal profondo, con tutto Te stesso, se ciò che fai è per Amore e con dedizione, quando è meno probabile... vedrai, sarai accontentato. Senza fatica, perché il buon Dio legge nei Cuori e mira al bene generale che spetta a Tutti come dono prezioso. La gratitudine sarà l'adeguata risposta, perché tanta grandezza non può passare come niente fosse. Vivere sempre come in festa, pensando che ogni giorno dell'esistenza vale quanto una vita intera, per questo moriamo a sera per rinascere il mattino seguente. Auguriamoci allora molti giorni ancora da festeggiare, per tante "piccole vite" da dedicare.

martedì 15 gennaio 2019

TEMPO PER VIVERE DI EMOZIONI


Terminata la lunga pausa per le feste, oggi sono ripresi gli incontri del GAMA. Una serata densa di emozioni. Quelle fatte emergere dalla visione delle foto secondo il metodo IAPS, dalla proiezione di tre video, e infine le emozioni in tempo reale per i festeggiamenti di tre compleanni. Guarda caso, il numero 3, considerato per più ragioni il numero perfetto, sintesi del pari e dispari, simbolo della Santa Trinità, numero della totalità cosmica: cielo, terra, uomo.
Dopo gli auguri per un anno sereno che si presenta piuttosto impegnativo per il GAMA, si è passati alle foto. Un bambino dall'aria assorta, serio e dall'occhio lucido. Una scena di allegra convivialità nell'armonia familiare. Ragazzini in esultanza. Una bimba in atteggiamento tenero e sognante. Una giovane donna in pensierosa attesa. La gioia improvvisa di un ragazzino a contatto vivace con uno scroscio d'acqua. Lo sguardo quasi adorante di un bambino per la sua mamma. Una bimba immersa nella lettura che pare astrarsi da un contesto preciso. Un neonato in braccio a colui che pare cuoco o chef, il contrasto del loro abbigliamento: il piccolo con un abito da battesimo e l'adulto in tenuta da lavoro. Il gesto affettuoso di una bimba per un cucciolo di Dalmata. Due ragazzini che strattonano da lati opposti un calciatore.
Tanti ricordi e altrettante emozioni condivise. Nostalgia, rimpianto, a tratti dolore vero e proprio. Forse qualcuno avrà voluto tenere per sé una parte del vissuto emerso, per una sorta di pudore o perché considerato proprietà ereditata ed esclusiva... chissà.
Entusiasmo e piena partecipazione hanno suscitato al contrario i video ancora in tema augurale. Messaggio gioioso di rinascita nel primo, l'invito a vivere ogni giorno con la gioia di un compleanno nel secondo, e infine nel terzo la meravigliosa e significativa poesia di Elli Michler, "Ti auguro tempo". Tempo da dedicarsi e dedicare, per sperare ed amare, per vivere ogni giorno e ogni ora come un dono, tempo per la vita.
Tempo anche per divertirsi e stare con gli Altri in perfetta armonia, magari non trascurando nessuno, con l'attenzione dovuta e il reciproco rispetto. Tempo allora per comprendere ed anche perdonare.

lunedì 14 gennaio 2019

UN PROBLEMA ALLA VOLTA


L'approccio con la vita vera non è quello che definisce adulti, autonomi e in grado di gestirsi a tutti i livelli, almeno non è solo questo. E' andare all'essenziale, ciò che fa crescere e sembrare diversi e poi libera dalle paure, racchiudendole in una giusta ed equilibrata dimensione.
Alla fine è un continuo comportarsi da "funamboli", sempre in equilibrio tra paura di cadere e riacquistare padronanza di sé. Ed è così, dovrà esserlo per forza.
A Tutti capita, anche più volte nel corso dell'esistenza, dover affrontare momenti difficili e pure in serie.
Non si fa in tempo a passarne uno che già ne arriva un altro, sembra davvero un' esagerata "prova da sforzo" per testare cuore e cervello. Così la mente si affolla e presto va in tilt, il cuore accelera coi battiti e cade in affanno. Infine la negatività di pensiero porta a conclusioni affrettate, e si dimentica che se alcuna scienza è esatta, ancor meno lo è la supponenza umana.
Eppure un modo per non sbagliare c'è, non porta a soluzione certa e definitiva ma in compenso mantiene stabile la serenità. Seguire la logica matematica.
Un quesito alla volta.
Una parentesi alla volta.
Un'operazione alla volta.
Ogni cosa risolta in qualche maniera, e archiviata comunque.
Ho imparato da quando ho capito che era del tutto inutile affannarsi poiché "tutto va come deve andare", e ad ognuno è dato solo "aggiustarsi" il modo di affrontare ciò che viene.
Così continuerò a fare, prossimo test da sforzo proprio questa settimana, adotterò "metodo" accorto e sono sicura arriverò alla fine sana e salva. Me lo prometto.

domenica 13 gennaio 2019

NEL MASSIMO DELLA DEBOLEZZA


Ero bambina, non più di dieci anni quando vinsi un concorso con una traccia il cui svolgimento fu giudicato "consapevole, maturo, di certo superiore alla media dell'età".
"Se possedessi un milione di lire, come lo spenderesti?"
Educata a non pretendere più di tanto, ad accontentarmi del poco, non pensai a gocattoli, vestiti, a cose insomma che di solito sognano le bambine, non ebbi esitazione o incertezze, e cominciai...
Se possedessi un milione, farei costruire una casa per gli anziani...
E poi continuavo descrivendo come l'avrei voluta, mi soffermai con minuzia sui particolari... ampie camere, parco immenso e rigoglioso, finestroni che lasciassero entrare luce, tanta luce... e calore, ché quando si è anziani di questo c'è bisogno, di calore...
Oggi ci sono stata in una casa per anziani, per meglio dire una struttura che accoglie, provvede alle necessità primarie ed essenziali, ma non saprei dire se con i presupposti di "prendersi cura" di Chi vive i ricordi più antichi ma scorda gli anni che ha. Perfetta, uguale a come l'avevo immaginata da bambina, e ancora meglio agli occhi dell'età attuale, con qualcosa però che me ne faceva prendere le distanze, forse quella vasta "fascia d'umanità" che lì risiede e avrei voluto stringere tutta a me.
Era la celebrazione di un rito funebre nel raccoglimento di una cappellina, occupata per metà dagli inquilini della casa. Giravo gli occhi intorno, ho prestato ascolto alle letture accompagnate da "ritornelli" patologici, cadenzati e ripetuti. Impossibile aggirare certe riflessioni, non provare la netta sensazione di confortarsi con un abbraccio anche da soli, le proprie braccia strette a sé.
Poi, durante l'omelia le parole più belle e significative, un raggio di sole per uno squarcio d'azzurro. Il Cristo che "sposa" l'umanità e assicura nel massimo della debolezza la mano giusta che risolleva. Speranza del presente, certezza per l'eternità.