agosto

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venerdì 26 agosto 2016

IN DIFESA DI...


Chi non molla mai e bisogno non ha di parole inutili, numeri a casaccio o pseudo miracoli.
Siamo terra terra, e qui vogliamo restare. Concreti al massimo ma senza strafare.
Mi riferisco a ciò che è successo, all'ultimo colpo "ben" assestato dalla dura sorte. Ché gli eventi li sceglie ed organizza in modo tale che se ne debba parlare a lungo ma solo per fare "grande sensazione". Non che questo non sia giusto, per carità, ma il soffermarsi troppo su particolari o numeri, ripeterli ad ogni passaggio, nulla aggiunge al senso di una tragedia avvenuta all'improvviso, per giunta in piena notte e d'estate. Quando in pochi potevano salvarsi scappando, e molte erano le persone non residenti ma in vacanza per l'ultimo scorcio di stagione.
E così dobbiamo sorbirci una sorta di sciacallaggio mediatico che taglia le gambe alla speranza nei Cuori di tutti, anche di Chi non è direttamente coinvolto. E tutto per portare acqua al proprio mulino, dar lustro ad una testata o ad una "datata azienda" che ormai ha pochi argomenti da offrire.
E si chiacchiera chiacchiera, all'infinito... si mostra un falso compiacimento e ipocrita apprezzamento... e ci si fa veicolo delle solite promesse veloci nell'immediato che molto probabilmente si perderanno con l'eco nel tempo. E anche se l'argomento tornerà più volte, a resistere saranno i numeri. Dai numeri si parte, si continua... ci si ferma in stallo.
E delle singole realtà Chi si cura veramente?
Non sono quelle domande a volte indelicate e persino spietate che dimostrano il reale interesse, l'autentica preoccupazione. E dire... sono nessuno, non ho molto ma un po' di quel poco voglio donarlo a Te, in termini pure di tempo, ascolto, disponibilità... dire questo, no?
Che senso ha chiedere ad uno che ha perso tutto, anche l'orientamento... cosa pensa di fare per andare avanti?
Intorno solo macerie e pietre di ogni forma e grandezza. Forse potrebbe raccoglierne una per ricominciare, piangendo tutte le proprie lacrime nel silenzio che comporta la dignità, continuando a credere di potercela fare.
Ma Chi ha fatto quella domanda poi capirà?

giovedì 25 agosto 2016

PER NON SENTIRSI SOLI...

"Non siamo niente sulla faccia della terra. Siamo come formiche sulla strada..."
La stessa strada, percorsa a fatica, a volte sbandando ma poi con successo.
Il rischio c'è di finire schiacciati, travolti o portati via da un soffio di vento all'improvviso, però alla fine riprendiamo ad andare senza fermarci.
Perché è così che deve essere. Per tutte le Creature sulla faccia della terra.

SOTTO GLI OCCHI DEL CIELO


Un po' sotto tono, con tanti pensieri per la testa, e la netta, forte pressione della precarietà a lato. Comunque, un nuovo Mercoledì. Una settimana passa in fretta, e ti accorgi appena del tempo trascorso e di quanto la vita continui. Sempre e incurante di ciò che è intorno.
Già... ogni tanto, e in questi ultimi tempi troppo spesso, accade qualcosa che porta sgomento, e ci si ritrova al centro, quasi da superstiti ad attaccarsi a qualcosa che impedisca il crollo.
Siamo così. Pur timorosi avanziamo nel buio, stringendo tra le mani la pur minima certezza.
E oggi Noi siamo usciti, anche se ne avevamo poca voglia dopo le notizie di stanotte, e il cielo non era del tutto sgombro di nuvole, e il vento persistente da tre giorni continuava senza darsi pace.
Via dove ci portava il vento, con pane e metà companatico per preparare un panino, e la voglia di fermarci per strada a comperare dell'altro tanto per esagerare.
Quindi sosta tra gli ulivi, purtroppo vana... causa ultimi villeggianti tutto esaurito... succede e a Noi non resta che procedere.
In una bottega del paese che sa di antico, abbiamo acquistato l'olio che ci serve, mi sono guardata intorno e c'ho ritrovato tutta la bellezza e la bontà della Nostra bella terra di Puglia, regione unica dove in breve tempo puoi essere su un monte e poi scendere al mare, passando persino per i laghi. Proprio quello che abbiamo fatto Noi, seguendo la corrente del momento, assetati di vita e libertà mentre i pensieri tornavano agli eventi.
Così, semplicemente... dalla pacatezza di fronte ad un lago dall'intenso azzurro ad un panino gustato quasi in riva al mare solcato da onde sostenute e spumeggianti. E poi ancora all'altro lago a rimirare anatre docili e gabbiani contro il sole...
Quanta serenità in una giornata che riporta alle origini del proprio essere. Pure per quella pausa nell'Oasi di Pace di una chiesa. Una preghiera per Chi ha perso tutto, gli affetti o la vita stessa, un pensiero per Chi non è più.
Seduta tra quei banchi, ho levato lo sguardo in alto e oggi più che mai mi sono sentita sotto gli occhi del Cielo.

mercoledì 24 agosto 2016

L'ARIA FRESCA LO PERMETTE

E' rinfrescato proprio in queste ultime ore, dando quasi la certezza che la stagione calda sia alle spalle. Poi sarà così o no, staremo a vedere... però queste fasi di passaggio più o meno graduale permettono di riflettere, ricordare e apprezzare.
Poco fa ho scritto un pensiero che ho pure condiviso...
"Alla fine di ogni giornata, annota alcune buone cose che sono successe. A volte creare un'abitudine rende più facile apprezzare i lati positivi della vita".
Poi l'ho riletto soddisfatta... di sicuro me l'aveva suggerito il mio inconscio sempre in "frenetica attività". Perché effettivamente è cosa, questa dell'annotare, che faccio sempre, e poi l'estendo, nel senso che i miei bilanci non sono giornalieri, almeno non solo, ma pure settimanali, mensili... ogni fine anno. E non è stato sempre così, perché prima perdevo gran parte del tempo a constatare quello che mi mancava e rincorrerlo sempre senza esito. Visto che l'avevo già ma non riuscivo a vederlo.
Bene, ora che è diverso, trovo e quindi annoto il bello e il buono nella "normalità", soddisfo "capricci" semplici con quel che mi ritrovo, lo faccio immediatamente come mi salta in mente.
Nel pomeriggio, ad esempio... visto che l'aria fresca lo permette, mi è venuta la "sana voglia" di brodo vegetale, quello che preparavo ai miei bambini durante lo svezzamento e poi ho riproposto a me stessa per la "rinascita". Quando mi sentivo fragile, vulnerabile, incerta sul mio futuro e bisognosa di "coccole speciali". Non mi mancava sicuramente l'affetto, ma serviva quel di più che solo io... consapevole ed attenta ai miei bisogni... potevo darmi.
Che ricordi... sembrano appartenere ad un'altra vita, non mia... di Altra da me. E pur sono io. Mi riconosco ora come ero, e poi sono diventata.
Buono questo profumo, mi riporta ai sabato mattina d'inverno... ha esclamato mio figlio, entrando in cucina... ma è già settembre?
Non proprio, comunque è alle porte, quasi dietro l'angolo. Ed è meraviglioso constatare di poter ancora una volta svoltarlo, quell'angolo.

martedì 23 agosto 2016

TRE GIORNI DI INTERVALLO


Sono decisamente troppi. Diventano colmi di solitudine.
Perché puoi essere tra tanta gente, pure molto indaffarata, sentirai sempre che manca qualcosa.
So di poter sembrare esagerata, anche al limite della paranoia, ma è la pura verità.
Sabato, Domenica... Lunedì, sono trascorsi quei tre giorni, e già sul far della sera ho preso a sentirmi come fosse già domani. Anche perché sono arrivati più messaggi insieme da parte di qualcuno che sarà lì... domani. C'è attesa quindi, ed è reciproca. Succede quando ti metti in gioco completamente, e non c'è più differenza tra le "due sponde", forse solo una minima per la diversa prospettiva, e manco tanto visto che la mia passò per quella stessa.
E non è argomento chiuso, l' "accidente" è trascorso ma non del tutto passato.
Siamo stati fortunati, ancora diciamo.
Già... ora si parla al plurale, invece all'epoca dell'angoscia, del dolore, del senso di miseria che fa sentire nudi, la sfortuna fu di uno solo o sola... fate Voi, perché è questa situazione come una "veste" unisex e a taglia unica. La si può trovare "indossata" dove meno ci si aspetta.
Anche se ogni tanto una voce fuori dal coro si leva e la senti dire che quella veste si era fatta "coperta" perché Tutti si riparassero dall'angoscia, dal dolore e dalla miseria.
Insieme.
Insieme... una parola che pronunciata già dimezza il peso, colma il vuoto, riempie di voci una stanza. Fa persino andare veloce il tempo, così che una flebo dura meno e il percorso intero diventa breve.
Perché si sa la Mente funziona davvero quando vuole, e quel che pensa poi sarà.
Da soli non si va da nessuna parte, non ci riesce neppure chi si vanta di non aver bisogno di nessuno e che nei momenti brutti se l'è cavata da solo.
Si fa per dire.
Perché c'era chi faceva mille pensieri in un minuto e li cancellava tutti in un secondo, per non turbare la serenità, non trasmettere ansia e poter continuare a... vivere il presente. Poi tutto passava in un modo o nell'altro, e si restava "insieme" a godere della quiete dopo la tempesta.
Mai soli nella sofferenza... insieme nella gioia. E se al contrario fosse,
Insieme nella sofferenza... mai soli nella gioia, il senso sarebbe lo stesso?
Per me, non proprio... la seconda è forte di "speranza sorridente" sempre.
Di questo sono assai convinta, per questo non si potrà mai spegnere lo strano entusiasmo, smorzare un sogno, porre limiti alla particolare gioia di un traguardo.
Perché sono venuta su dal fondo, dopo averlo toccato. E ora solo una parziale ombra, come logica conseguenza, copre la quieta parte di azzurro.

lunedì 22 agosto 2016

QUEL BEL MEZZO PIENO CHE NON SI DEVE PERDERE ovvero... di una zanzara kamikaze per caso


Sapete bene quanto io non ami le frasi fatte, obsolete e scontate. Tranne una che, da me non troppo considerata in tempi passati, è invece ora lo "slogan" della mia vita. Guarda il bicchiere mezzo pieno, ché se così lo vedi ti convincerà di contenere abbastanza acqua da dissetarti. Ché se non l'avessi visto così da sei anni a questa parte e non continuassi ancora, ogni giorno sarebbe un conto alla rovescia né potrei essere quella che sono. E che invece ho scelto di essere. Da quel giorno che mi feci "la domanda" e in automatico mi diedi pure "la risposta", che poteva essere solo una. Sempre vedendo però quel famoso bicchiere mezzo pieno.
Accettare la situazione e accomodarsela. Ridimensionare ansie e disagi. Scorgere nel tutto estremamente complicato persino la motivazione di un sorriso e perché no, pure di una risata.
Senza timore di passare per un'esaltata che ama mettere "cornici" per mostrare quello che non è, vi assicuro che è proprio così.
Con naturalezza indossai la parrucca e mi vidi addirittura più bella. Nessun posticcio, alcun "gatto morto"... solo "strategia" perché la mente accettasse fluidamente quello che doveva essere. E le parrucche furono tre, per poter "giocare" con la mia immagine. E poi... vuoi mettere la comodità di scordare l'ombrello a casa anche col cielo grigio e minaccioso? Tanto con un semplice e rapido movimento della testa le gocce di pioggia sarebbero scivolate via, e la piega ne avrebbe risentito appena. Era così... perché volevo vederla in questo modo.
E pure per la chemio... avevo altra alternativa, visto che avevo consapevolmente firmato un consenso? Quindi cercai di ricavare da quei "nauseanti" appuntamenti, occasioni di incontri e nuove conoscenze, condivisioni cariche di speranza.
Senza contare che furono mesi senza punture di zanzare. Si, non sto scherzando. Qualcuna si permise... e restò stecchita sul cuscino. Pensai fosse un caso, che le schiacciassi mentre dormivo, e invece... poi intorno a me non fu più ronzio.
Zona a rischio. Pericolo di morte.
Il "passaparola" fra di loro aveva funzionato.

domenica 21 agosto 2016

DI LA' DA ME...


Notizie

Come non fossi io a scrivere, raccontare. Come non parlassi di me e quel che riguarda la mia vita, da allora in poi e pure con qualche accenno a prima. Prima di allora.
E' la scrittura autobiografica.
Mi piace tornare sull'argomento perché ne conosco la valenza. E' terapia, esercizio mentale e dialettico, facilita la comunicazione, perché a volte quel che non si riesce a dire "a parole" lo si esprime bene e chiaramente "con le parole". Si tratta solo di incominciare perché ognuno è in grado. Solo un po' di memoria... e Chi non ha ricordi, uno solo almeno?... e poi la volontà di introspezione, che altro non è che guardarsi dentro. E anche questo, Chi non lo fa magari senza rendersene conto?
Quindi... ricordi, analisi lucida e insieme amorevole del proprio animo, e consapevolezza... e poi si può incominciare. L'inizio sarà semplice forse elementare, ma col tempo e l'esercizio pensiero e parola evolveranno tanto che ogni scritto, rileggendolo sembrerà appartenere ad altri. Ed è questo il momento in cui avviene il prendere le distanze da ciò che si racconta, che poi funzionerà da terapia.
Per me fu proprio così quando presi a scrivere costantemente ogni sera sei anni fa. Dai primi timidi tentativi con l'uso esagerato di aggettivi e avverbi, passando per la leziosità di alcuni inutili dialoghi, fino agli ultimi scritti, più che altro riflessioni nate osservando il "pianeta Uomo". Sia ben chiaro, non mi picco di filosofeggiare, non è mio compito né tanto meno sarei all'altezza, parto semplicemente da me. E poiché non sono un' "isola" in questo immenso Oceano che comunque mi appartiene, amo "aggregarmi" e sentirmi parte viva di tanti piccoli mondi che fanno un Universo... di là da me.