marzo

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lunedì 27 marzo 2017

PICCHI DI SERENITA'


Diciamo che di base serenità c'è ed è pure costante, poi all'improvviso sento agitare qualcosa dentro e avverto del disagio residuo, lo stesso che mi ostacolò a lungo privandomi di parte degli anni miei vissuti al meglio. Allora, qualunque sia l'impegno del momento, mi fermo e della pausa mi servo per tornare indietro passo passo, e rimuovere ciò che mi disturba.
Un vero e proprio "processo", inteso nel duplice significato di "procedura" e "movimento". Tornare indietro per progredire, e con questa espressione il senso diventa unico.
In realtà, una volta che ho deciso di non poter continuare a sentirmi sospesa, la cosa non va poi tanto male. Comunque sto facendo qualcosa per stare meglio, smuovere le acque. E parlando di acqua, al solito mi viene un paragone non so quanto azzardato che però rappresenta quel mio stato d'animo particolare. Mi riferisco alla superficie del mare. Se mi soffermo a guardarla e poi mi concentro, pare non esista profondità. Non ci penso proprio, ché se ci pensassi probabilmente sentirei mancare l'aria. Invece se è increspata mi fa sognare la bonaccia, e mi regala emozioni diverse, forti e apparentemente contrastanti. Brividi a pelle e momenti nascosti di serenità. E strano a dirsi, entrambe non mi risultano sgradite. Forse perché derivano da situazioni conseguenziali, l'una non esclude l'altra, anzi la completa. Perché quando senti che qualcosa non va, pare crolli il mondo addosso. Poi vedi che così non è, al massimo c'è solo qualche "pietra" che viene giù e rotolando passa e va via, e allora prendi forza, coraggio e vai alla ricerca del "salvabile", che... metafora a parte... è più di quello che immaginavi, pensavi. Qualcuno ti aiuta a raccogliere il "bene" perso, ti stimola ed incoraggia perché dall'esterno si può fare, vede meglio l' "insieme", riconosce il Tuo "ruolo". E alla fine lo capisci pure Tu, e ti chiedi come mai ancora possa succedere. E' ché in fondo non si cambia del tutto, muta l'atteggiamento e a volte viene come contaminato, o meglio preso da "perturbazioni" passeggere, e allora... ecco, le increspature che fanno rabbrividire ma lasciano intravvedere che qualcosa può cambiare. Dipenderà da Te... da me, da come "leggeremo" della Vita il "testo" del momento.

domenica 26 marzo 2017

OLTRE IL LIMITE


Di tutta una serata, vissuta con frenesia a pelle, completamente coinvolta in allegria e per bontà di causa ed intenti, porterò in ricordo un'unica espressione. Oltre il limite.
Forse perché è qualcosa che ho dentro da un po', una convinzione che mi mancava e ho poi acquisito, e sentirla ripetere in un contesto così particolare è sembrato come un promemoria, ancor meglio come uno squillo di sveglia che allerta, ricorda che non è più tempo.
Non è tempo di star fermi a rimuginare, aver dubbi, aspettare che il percorso si compia. E' ora di osare, azzardare e prendere coraggio. Vivere il momento nella sua pienezza, prenderne le gioie.
La festa di ieri ha dato idea esatta di ciò che dovrebbe essere per ognuno nell'ambito della comunità. A prescindere. Fin dall'inizio di ogni consapevolezza, senza aspettare esperienze estreme, o vivere il dolore, ché anche questo appare diverso se prima l'esistenza è stata piena.
Liberi da ogni "etichetta" o pregiudizio, forti delle proprie idee, appassionati per diletto. Poi mettersi "insieme" per condividere esperienze e progetti nella finalità di un altro più grande, unico per tutti.
Ognuno dà il meglio che può e sa, perché è "speciale" nel Suo genere.
Non era la prima volta che ascoltavo il gruppo del "mio dottore", mi è sempre piaciuto ma ieri mi ha letteralmente trascinato. Sarà stata la sala al completo, la partecipazione di tre associazioni di volontariato insieme, la presenza non proprio inaspettata ma comunque in veste diversa, più viva e partecipe di persone che mi sono care, è certo che ho compreso davvero che si può superare il limite più scontato. Perché in realtà i limiti sono imposti dalla mente abituata alle consuetudini e alle false credenze.
Ogni fase della vita presenta delle sfide, si tratta di affrontarle senza troppo pensarci. Sfide grandi e piccole richiedono sempre coraggio. E non se ne ha mai abbastanza, allora bisogna osare anche a costo di apparire "sfacciati". Ecco, ieri sera ho imparato anche questo... ravvivare i sogni ed essere pure garbatamente sfacciata.

sabato 25 marzo 2017

DALLA STESSA PARTE... INSIEME



Quanto è importante che non ci siano distanze, si sa. Quanto sia terapeutico avvertire la presenza costante di qualcuno dalla propria parte, forse non s'immagina. Ne conosce bene gli effetti solo Chi si trova a combattere per difendere la sua gioia di vivere, la Vita stessa.
E' per questo che operare in campo oncologico è diverso. Medici, infermieri, volontari da marcia in più, grande Cuore ed atteggiamento di normale familiarità per essere allo stesso livello delle persone che curano, e premurosi e protettivi senza farlo pesare. Persino... scanzonati, ma senza esagerare.
La cultura riguardante i tumori è fortemente cambiata ed è in continua evoluzione. Il malato non viene più considerato "a scadenza" o al massimo "prorogabile" di volta in volta. E' Persona e non più numero, cui necessitano solo particolari terapie per un percorso duro ma superabile pure in una difficile convivenza.
Da quando si comincia... in poi, è "vita sempre", e tra un problema e l'altro è "sempre vita" da vivere in pieno, senza privarsi di nulla.
Prendiamo ad esempio che un medico dei Nostri, appassionato di rock e musicista per diletto, decida di dedicare una serata tutta per Noi... e per "Noi" intendo, altri medici, infermieri, pazienti e più associazioni di volontariato insieme... dico allora, che si fa?
Si può solo accettare con entusiasmo l'invito per una serata solidale in tutto. Quando non ci saranno camici né impegnative o pompe d'infusione, e saremo Tutti Insieme ad annullare le distanze. Per smitizzare un' "idea", per condividere gioia di vivere.

venerdì 24 marzo 2017

GESTIRE LE EMOZIONI


Stamane mi è stato dato dell' "inqualificabile", però in senso positivo. Un "ti ammiro molto" ed altre espressioni simili mi hanno regalato una carica immensa, un'emozione intensa che però ho dovuto contenere per non apparire esagerata e stucchevole. Ho colto parola per parola, e le ho chiuse dentro di me ed ho gioito di me stessa perché ho capito di non aver perso tempo per tutto questo tempo, di aver imparato un mucchio di cose e tra le altre, gestire in maniera sapiente le emozioni, nel bene e nel male.
Tante volte ho sentito ripetere, fare volontariato in oncologia non è semplice, qualcuno ha pure aggiunto, bisogna essere di stomaco forte. Se poi, come me si è passati attraverso la malattia può essere più facile ma anche assai difficile, perché da una parte si è "persona informata dei fatti" ma dall'altra alto è il rischio di ripercorrere nella mente "il film della propria storia", con gravi danni per sé e pure per gli Altri perché percepiranno l'inevitabile disagio.
Fare il volontario è una scelta libera, e liberamente servirà concedersi un "periodo di prova", e poi alle prime avvisaglie non sarà nota di demerito o vergognoso ammettere prima di tutto a sé stessi, non è per me.
Vado in ospedale ogni volta con grande gioia dopo aver fatto una sorta di "esame plurimo". Vaglio le mie forze fisiche e mentali, cancello dalla mente i dubbi e dal Cuore i crucci, passo la mia coscienza a setaccio, e se l'esito di tutto questo è più che sufficiente, do la carica alla serenità ché non sia solo apparente, e richiamo all'ordine il senso di responsabilità perché sia concreto e non voce astratta di cui farsi lustro.
Vero... che non è facile? E' una dura prova che solo l'Amore incondizionato, completamente gratuito può rendere possibile. Osservare nello sguardo di Chi si ha di fronte che il bene è stato recepito, ha dato conforto e speranza... questo è il primo intento di un volontario. Non far trasparire mai la propria paura, l'antica rabbia, il timore del futuro. Ciò che viene raccontato deve avere valore ed efficacia solo in quel momento, poi va elaborato perché sia "ricchezza comune".
Atteggiamenti adeguati, espressioni che riportino equilibrio e siano riferimento alla normalità. Poche parole giuste, e quando non si sa che cosa dire, meglio il Silenzio. Loquace più di qualsiasi discorso.

giovedì 23 marzo 2017

AMICI SPECIALI... con la stessa capacità di stupirsi

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Ieri è iniziato il 3° Corso per Volontari organizzato dall'Associazione, L'Albero della Vita, molto attiva e fortemente motivata per l'assistenza domiciliare. Il corso si articola in sei incontri, con la possibilità al termine di alcune ore di tirocinio in campo.
Anch'io ho iniziato questo nuovo percorso perché credo non si finisca mai di imparare, e poi sono attratta dalle dinamiche e dal confronto che naturalmente vengono fuori quando si è in gruppo per apprendere.
In questo primo incontro di introduzione è stata presentata la figura del "volontario", e si è parlato dell'importanza del "volontariato" durante il percorso di cura nella patologia oncologica. Della patologia stessa sono stati forniti accenni e dati, e infine fortemente rilevata la necessità del supporto psicologico e umano per il paziente oncologico che mai dovrà sentirsi depauperato della propria dignità.
Chi è il Volontario? E' la persona che mette a disposizione il proprio tempo e la propria capacità per gli Altri. Opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni di coloro che vivono momenti di grave difficoltà. Volontari non si nasce, si diventa, anche se una certa predisposizione è necessaria. Non tutti possono, o per lo meno non allo stesso modo anche se sono spinti da forte volontà. Si diventa... abbiamo detto... e non solo, ci si migliora operando. Perché nel tempo la sensibilità all' "ascolto empatico" si affina, diventa più facile entrare in sintonia con l'altro, si impara a cercare, trovare ed usare la "parola giusta al momento giusto". Infine si è sempre più disposti a mettere da parte un po' di sé per il bene altrui. Il Volontariato è "scuola di solidarietà". I suoi valori fondamentali sono... la solidarietà, appunto e la gratuità e la responsabilità.
Non bastano comunque la predisposizione, la buona volontà e le tante doti innate, per essere un bravo volontario in campo oncologico soprattutto e non solo, occorre formarsi ed essere informato almeno in linea generale di che cosa va ad affrontare. Quindi qualche nozione sulla patologia, riguardo alla psicologia del paziente, considerando sempre che non si è medici e nemmeno psicologi, ma "uomini" che mettono a disposizione la propria "umanità".
Il Tumore è una patologia purtroppo frequente e in aumento, ma se da un canto è così, dall'altro tende a cronicizzarsi. Per questo si diventa fragili, estremamente vulnerabili ma pure tanto sensibili. Quasi ipersensibili. Portati ad enfatizzare ogni manifestazione che viene da se stessi e dal mondo esterno. Capaci di stupirsi nel bene e nel male, cosa assolutamente positiva per certi versi, ma che richiede "compagnia", ovvero simpatia, assonanza, pazienza nella vicinanza. Il Volontario dovrà sentirsi all'altezza di tutto questo. Amico speciale, capace di stupirsi allo stesso modo.

mercoledì 22 marzo 2017

IL GIUSTO "SOLLIEVO"


Il Progetto A.D.A.M.O.T riuscì ad essere varato, nonostante la scarsità di mezzi economici, cifra inizialmente prevista intorno agli 82.000 euro e poi ridotti a 30.000 circa. E portò un barlume di speranza in zone dove una diagnosi di tumore era una sentenza senza possibilità di appello, di cui aspettare l'esito tristemente senza nemmeno il tentativo di migliorare in parte la qualità di vita.
Ad Elbasan e Cerriku, infatti non esiste la possibilità di una terapia (chemioterapia, radioterapia), e neanche la possibilità di operare. Bisogna spostarsi nella capitale Tirana, ma là spesso i malati sono ormai gravi perché la diagnosi non è stata tempestiva o perché la paura della malattia ha rimosso la necessità di cure, e quindi i malati sono in condizioni tali da non poter viaggiare. Occorrerebbe perciò non arrivare a questo, ridurre al minimo il rischio di ammalarsi facendo adeguata prevenzione. Curando l'alimentazione, l'ambiente, nel complesso lo stile di vita. E quando comunque la malattia sopraggiunge, affrontarla seguendo una linea guida ideale, cosa non semplice se non ci si forma in maniera corretta, anche in ambito familiare.
Gli obiettivi del progetto prevedevano in primis problemi piuttosto comuni. L'ignoranza soprattutto dei familiari e del malato stesso, e quindi l'ovvia paura. L'impossibilità di avere un aiuto finanziario dallo Stato sia per i pazienti che per le famiglie. Il numero esiguo di oncologi e di conseguenza l'impossibilità di seguire i singoli malati. L'impossibilità da parte delle famiglie di assistere i malati più gravi.
Nascono così due forme di Assistenza Domiciliare, l'ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e il SAD (Sistema Assistenziale Domiciliare) erogato dall'Amministrazione Comunale. Medici, infermieri specializzati, psicologi e volontari si occupano a domicilio della persona affetta da patologie tumorali in fase terminale e che versa in particolari condizioni di indigenza.
Il SAD si basa su una piccola rete che assicura le comunicazioni e la continuità assistenziale ambulatorio/domicilio/ospedale. Per adempiere alla propria funzione, si avvale di un'organizzazione che deve garantire flessibilità, integrazione, interdisciplinarietà, continuità assistenziale ad ogni livello ricercando di volta in volta, soluzioni univoche, complementari e complessive.
In ultimo sintetizzando, si presenta l'articolazione del servizio nei seguenti soggetti tecnici:
- il Centro di Ascolto,
- il medico di medicina generale,
- il medico specialista del Servizio,
- lo psicologo,
- l'infermiere valutatore (caposala),
- gli infermieri territoriali,
- il referente familiare (caregiver) adeguatamente formato ed informato.
L'Assistenza Domiciliare, oltre ad alleggerire il fardello della malattia a carico della famiglia, garantisce in parte il miglioramento della qualità di vita del paziente oncologico e il rispetto della Sua dignità in quanto Persona, fino all'ultimo respiro.

martedì 21 marzo 2017

IL GIUSTO "SOLLIEVO"


Interessante relazione quella di stasera all'incontro quindicinale del GAMA. Un ginecologo della Nostra azienda ospedaliera, il dott. Antonio Scopelliti ha riferito circa il "progetto A.D.A.M.O.T.", una sorta di missione in Albania ad opera degli OO.RR. di Foggia , risalente al 2007. Vi parteciparono eccellenze mediche locali, operatori sanitari, rappresentanti del volontariato. Si recarono in un paese in cui già il luogo di cura di ospedale aveva solo il nome, mentre il resto, a partire dall'edificio, era in pratica improvvisato, aggiustato alla meglio. E se per patologie dal percorso più o meno semplice questo poteva essere difficoltà oppure ostacolo, immaginarsi per quella oncologica che richiede maggior cura in senso lato... terapie, assistenza, supporto e sostegno. Ove è comprensibile un procedere lento, con pazienza, ma comunque ben motivati qualunque sia l'esito previsto o palese con il trascorrere dei mesi.
Il progetto nacque quasi casualmente dopo la permanenza di sei mesi in Albania di una suora, dipendente dell'azienda. Al ritorno riferì delle carenze sanitarie in Albania, addirittura della mancanza di una scuola infermieristica, per cui autorità locali avevano chiesto aiuto al Nostro ospedale. Ma fu solo per iniziativa individuale del medico di buona volontà che si adoperò, chiamando a raccolta generosi colleghi, che la "nave salpò", in tutti sensi. L'Azienda ospedaliera mise i fondi, e tutto cominciò. La scuola per infermieri fu avviata, e i medici partivano e si avvicendavano ogni tre mesi per insegnare. Fu una sorta di scambio che portò alla conoscenza degli svantaggiati che cosa di buono poteva essere fatto, un adeguato tirocinio li avviò a mettere in pratica ciò che avevano appreso con la teoria, e nello stesso tempo motivò docenti e discenti a fare ancora di più. La base di partenza, la "piattaforma" da cui lanciarsi per un altro progetto apparentemente azzardato ma sicuramente impegnativo, era pronta.
E l'idea del Progetto A.D.A.M.O.T. - assistenza domiciliare ai malati oncologici terminali nel distretto di Elbasan, fu concepita.
(continua...)