luglio

luglio
luglio

martedì 25 luglio 2017

NON SOLO FOGLIE ARSE DAL SOLE


Giorni di grande calura si alternano a brevi momenti di pausa, il sole alto e cocente di questo periodo ha bruciato tantissime foglioline del bonsai, il piccolo olmo cinese dei "miei 60 anni". Sono quattro anni ormai che muore e rinasce secondo i tempi giusti, ma che le sue foglie finissero arse non era mai successo. Quando ho visto le prime accartocciarsi e cadere ho pensato al peggio, forse mi avrebbe lasciato e questo pensiero mi ha rattristato.
Fu un dono a sorpresa di mia figlia, inaspettato perché da lontano, ed io in quel piccolo alberello avevo visto un augurio ma pure una metafora della mia vita. Da sessant'anni in poi... sempre più in rinascita. Finché avesse messo foglie e fosse stato in buona salute, sarebbe stato lo stesso per me. E adesso invece mi lasciava sgomenta.
Ho preso così ad osservarlo ogni giorno, più volte al giorno... tutte le volte che mi trovavo a guardare in quell'angolo del balcone che con cura gli avevo riservato, e non capivo. Le foglie arse aumentavano e il vento favonio, improvviso e caldo, completava l'opera. Le portava via in parte, mentre altre si raccoglievano in gruppetti sulla soglia, quasi a farsi notare, come chiedessero aiuto.
Credo ormai sia nota la mia passione per le metafore, ed ancora ne cercavo una in queste mie povere foglie che non volevano morire del tutto.
Sono stata anch'io una foglia minacciata dal sole, ripresa in tempo da ripetuti getti d'acqua ristoratrice, qualcosa perciò ho imparato. Per le foglie che non ce la fanno a resistere, maggiormente bisogna impegnarsi per quelle che saranno. Mai abbassare la guardia e nemmeno disperare, non concedersi soste e continuare a dar vita in tutti i modi. Cura e ristoro, tenerezza e tutto quello che può l'osservazione attenta. Perché se all'oscuro si è...
Ma quando un campanello allerta, non puoi anzi non devi zittirlo. Ora, subito può dipendere da te il ritorno alla normale tranquillità del momento.

lunedì 24 luglio 2017

TRA RASSEGNAZIONE E RABBIA


Dopo la fiaba avrei voluto concludere questo caldo fine settimana con altro tipo di dolcezza, e invece mi ritrovo sulle righe tra rassegnazione e rabbia. Avrei potuto soprassedere, l'ho pure pensato... super partes, devo essere... lucida e distaccata, assolutamente. Ma Chi mi conosce e soprattutto legge ciò che scrivo, sa che è impossibile per me non seguire l'onda emotiva del momento che mi porta a scrivere di getto, così adesso non posso fare a meno di esprimere dolore per un verso, stupore, rammarico e sgomento dall'altro.
Due fatti tristi in un solo giorno non possono lasciare indifferenti, e poi... quanto è più traumatico venirne a conoscenza mentre sei tra un link con un aforisma scontato e uno di quei test con la pretesa di convincerti se sei felice o meno. Internet ha rivoluzionato la comunicazione, e a volte non lo fa al meglio. La notizia di qualcuno che non è più lascia altro genere di impronta se viene riferita da comune amico con cui si condividono ricordi. Si lenisce il dolore, non sminuito ma accarezzato dall'uno e dall'altro, e non sarà pianto dirotto ma una sola lacrima per sempre, ogni volta che se ne parlerà.
La Vita per certi versi pare davvero assurda. Non si fa poi in tempo ad accusare un colpo che te ne arriva subito un altro. In tarda serata, sempre oggi, la notizia dell'aggressione ad un medico nell'esercizio della Sua professione, in ospedale, così senza un motivo. Uno sputo per disprezzo e poi botte in pieno viso... ma perché? Punirlo per colpe non commesse, sfogare rabbia repressa, o semplicemente a causa di un colpo di calore? Voglio sperare, non giustificare, sia stato per questo, uscire fuori di senno è l'unica pietosa concessione che si può fare ad un essere che ha dimenticato ciò che dovrebbe diversificarlo da una "bestia", il Bene dell'intelletto. Anche a lui, a questo punto immeritatamente, fu dato come dono gratuito, e che fa... lo spreca a vantaggio di una forza fisica che si esplica in violenza. Se ricordasse come e perché fu messo al mondo, se provasse a mettersi nei panni di Chi è al servizio di coloro che soffrono, anche nell'eventualità fosse lui stesso in tale condizione, energumeno senza ritegno, forse quel pugno resterebbe a mezz'aria o ancora meglio a battere il petto per un "mea culpa" in extremis.
Si fermi questa ordinaria follia, e Chi può anzi deve, non resti a guardare limitandosi a qualche frase di circostanza, faccia più di qualcosa, mostri autentica solidarietà e tuteli Chi ha speso i migliori anni per essere in grado di curare il Suo simile. Non picchiarlo a sangue.

domenica 23 luglio 2017

STASERA... UNA BELLA FIABA CI STA


Per concederci una pausa, ricaricarci trattenendo pure qualcosa. Una morale si e no, uno sprone, la gratificazione per certi momenti quando non siamo del tutto convinti di agire giusto, temiamo osare troppo, dubitiamo aver contrariato qualcuno.
La fiaba che propongo è di Gianni Rodari, notoriamente scrittore per i bambini ben inteso dagli adulti, il titolo è... La strada che non andava in nessun posto.
E’ la storia di Martino, un ragazzino che abitava in un paese in cui vi erano tre strade e, secondo quanto si diceva tra gli abitanti del posto una delle tre strade non aveva una destinazione, anche se fosse stata percorsa non si giungeva da nessuna parte.
A dispetto di queste credenze, Martino decide un giorno di percorrere quella strada, solitaria fino ad un certo punto, quando si trova dinanzi scodinzolante un cagnolino che pare fargli da guida. Giunse così in una sontuosa villa in cui viveva una signora bella e ricca. La signora lo invitò a visitare le stanze, e in una di queste c'era un tesoro immenso, quindi portò un carretto al ragazzino e convinse Martino a riempirlo con gioielli e pietre preziose.
Al suo ritorno Martino fu acclamato da tutti ed il suo racconto spronò gli abitanti del paese a rivedere le proprie credenze e a percorrere quella strada. Però non trovarono la villa in cui era stato ospitato Martino, ma solo una selva di spine. In realtà solo il ragazzino aveva goduto di questo privilegio, quasi fosse stato un premio per aver creduto ciecamente che quella strada portava ad una meta.
Leggendo questa storia ho trovato affinità con certi Nostri "percorsi di vita", non necessariamente riguardanti la malattia, anche se onestamente riconosco che la riflessione è partita da lì.
Spesso di fronte a ciò che non conosciamo oppure per una scelta obbligata restiamo bloccati. All'improvviso volontà e coraggio sono come annullati, allora diventiamo propensi ad ascoltare le opinioni altrui facendone Nostre convinzioni. Per paura, comodità e pure poca autostima, non considerando che la verità o l'esito felice non può averlo in tasca nessuno e che se errore di scelta deve essere meglio sia per propria responsabilità.
Ma la fiducia in se stessi e nel Cielo raramente delude, quindi trovare il coraggio e osare costituiscono un rischio che vale la pena correre.
E gratificazione riceverà chi avrà mostrato audacia nell’intraprendere e nel seguire percorsi incerti, confidando nella provvidenza e in se stesso.

sabato 22 luglio 2017

IL VENDITORE DI PANNOCCHIE E L'ARTISTA DEL PIANO BAR


Ascoltare il racconto di una storia dai risvolti incredibili, intima e dolorosa, guardare quegli occhi del colore del mare al mattino, quando si immerge il primo raggio di sole, può lasciare non solo senza parole ma altresì suscitare emozioni lontane e pensieri, estranei a tale narrazione, tanto da chiedersi... e adesso che cosa c'entra, da dove salta fuori tutto questo?
Credo sia per la Mente un modo di evadere, cercare distrazione, proteggersi per poi tornare sull' "argomento". Di recente mi è stato pure chiesto se... anzi, perché... scrivessi solo e sempre di cancro, beh... non è così. Il lettore attento che è pure osservatore accorto, segue con costanza e sa notare le fluttuazioni dell'animo, poi annota personaggi e differenze, si capacita alla fine che l'argomento, cancro è solo un punto di partenza per altro, un po' come fu sette anni fa per me sempre, riprendere la vecchia passione della scrittura e continuare a vivere senza pensarci. Sembra uno di quei tanti paradossi di cui è piena l'esistenza di ognuno, contraddizioni esplicative di certi atteggiamenti umani.
Così stasera mi è tornato in mente l'artista del piano bar che animava in pizzeria le serate dell'Associazione cantando con voce baritonale, non mollare mai, ritrovato poi in reparto per curarsi. Anche Lui. Un po' ammaccato ma con lo sguardo vivo e tenace, quasi ridente di sempre, perché se la Vita ad un certo punto si scorda di Te, non puoi fare altrettanto se non vuoi perderla.
Poco prima sotto casa era passata la solita auto con l'altoparlante al massimo e la musica paesana, interrotta ogni tanto dalla voce stridente del venditore di pannocchie. Ogni estate, non ricordo più neanche da quando, e questa ormai è diventata la tradizione del quartiere.
Certo che la Mente ne fa di associazioni strane di idee, in questo caso, ad esempio ho avuto grosse difficoltà anche io per l'interpretazione. Poi me ne sono data una verosimilmente valida.
Gli occhi del mare al mattino... e il suo colore pure cambierà col sole che si leva alto a mezzogiorno.
L'artista del piano bar... di sicuro mai avrebbe pensato di cantare per dare forza anche a se stesso.
Infine il venditore di pannocchie... sempre la stessa musica finché funziona, e poi...?
Per Lui, come per Tutti quella precarietà che si diverte a fare stalking e non abbandonare il campo.
Ma la partita della Vita continua, magari senza asso nella manica però mantenendo duro per non perdere almeno il resto delle carte.

venerdì 21 luglio 2017

C'ERA UNA VOLTA...


C'era una volta nulla, e di quel nulla adesso niente più. Un'asserzione senza senso, un indovinello... una frase in codice? Diciamo, un'asserzione enigmatica da decodificare.
Il giorno dopo un qualsiasi compleanno, si affollano di rigore i ricordi più antichi, tanto più numerosi con l'aumentare degli anni. Essendo nata d'estate, è normale che mi tornino alla memoria le vacanze da bambina, i profumi e i sapori di quel tempo, le usanze ormai cancellate.
Oggi poi, il caso ha voluto che incontrassi una coppia, fascia anni '50, ed è stato straordinario ricordare quel tempo nell'immediato dopoguerra quando il "niente" creava disagio e pur doveva bastare.
La moglie ricordava i pasti frugali preparati dalla mamma. La Sua... una famiglia di contadini riusciva ad andare avanti ma tra gli stenti. Non avevano niente oltre ciò che la terra e gli animali offrivano, e vai quindi con la "pasta e latte", le "polpette di pane" al sugo, e "pane, olio e zucchero" per merenda. Cibi semplici, gustosi e genuini che hanno lasciato qualcosa nella memoria delle papille gustative.
Ed ora invece...? L'anguria bella rossa che sa di cetriolo, le pesche e le albicocche, queste in particolare, dal giusto colore e grandezza , da "accomodare" su qualsiasi portasapone.
Ma come allora si vuole combattere l'obesità, e non solo?...
Gli estrosi estrogeni fuori luogo cominciano l'impresa, grassi, lieviti ed altra robaccia la portano a termine.
Noi eravamo magrissimi e non c'ammalavamo mai...
Vero, perché c'era solo l'essenziale, quello che serve e perciò non può far male.
E il ghiaccio non si scioglieva mai nella tinozza di stagno dove si mettevano al fresco i cocomeri giganti e le bottigliette di gassosa, detta anche da noi bambini di allora, "acqua con le pallucce", e il cono gelato da 20 lire al gusto crema e cioccolato era un'infinita dolcezza di autentici sapori.
Non c'era il frigorifero, né la televisione che assordava. Giocavamo con le trottole di legno e le bambole di pezza, non c'era quel che c'è. Poco o nulla allora che ci fa sentire ricchi ora.

giovedì 20 luglio 2017

IL PRIMA E IL DOPO


Può essere anche per un momento... il prima e il dopo. Comunque segna una svolta pure se non te ne accorgi. Ci pensi però quando compi gli anni. In quell'unico giorno pare che Tu conti più di qualcosa, ciò che fai non è tanto scontato, ti senti importante.
Ogni volta io resto stupita, anche oggi... e ogni volta commossa, ma oggi fino alle lacrime. Si vede che sto invecchiando, però sono contenta perché gli "anziani" si inteneriscono facilmente, sono più vulnerabili, è vero ma della fragilità prendono luce e trasparenza. Ed io in questo preciso istante mi sento così, luminosa e trasparente. Contenta perché determinata nel seguire sempre il Cuore, anche se non sono sempre capita e il mondo ipocrita mi giudica a sua misura o fuori da ogni canone, esagerata. Francamente è opinione che mi interessa poco, oggi ancora meno. Ho compiuto 64 anni, sto invecchiando e sono contenta. Che cosa posso desiderare di più?
Qualche ora fa, seduta ad una panchina su un lungomare senza vedere il mare perché ormai buio, ripensando a questa giornata trascorsa tra messaggi d'auguri, parole scontate, alcune pure sofferte, e tanto affetto non tutto dovuto, mi sono convinta sempre di più che ho scelto giusto.
Come il cielo di notte all'apparenza senza stelle, che a guardarlo bene ad una ad una poi le scorgi, così mi pare di essere stasera, perché di stelle tante me ne sono state regalate in questo giorno che si è appena concluso. Sono i pensieri che hanno illuminato il mio piccolo cielo. Non pensavo davvero di meritare tanto, e per questo il "mio dopo" sarà tutto per ricambiare. Continuerò a... essere per esserci, andare avanti e poi gioire e sentirmi felice. E ancora, per l'età commuovermi pure. Perché è straordinariamente bello sapere di essere amati e presenti nei pensieri di qualcuno.
A quest'ora così tarda che dire ancora? Lascio alle spalle un altro tratto di strada, da domani riprendo a contare e intanto a Tutti proprio Tutti... davvero grazie.

mercoledì 19 luglio 2017

QUEL CHE CI UNISCE


Credo ci sia un filo sottile e quasi impercettibile che unisca gli esseri umani tutti. Deve essere così, altrimenti sarebbe inspiegabile l'analogia di vicende, la somiglianza delle storie, persino il ritrovarsi senza conoscersi. Eppure in condizioni di ordinaria normalità nessuno se ne rende conto, anzi si pensa piuttosto a stare per proprio conto, curare il "piccolo orto" delle certezze. Ed è un vero peccato perché si rischia ad un certo punto di girare invano presi da una strana inquietudine, e poi fermarsi esausti, convinti di poter essere appagati da superficialità passeggera. Ed intanto intorno è il vuoto.
In passato ne sentivo forte il bisogno, oggi ci credo fermamente. Non è vita quella che si priva di relazioni umane, tante e varie, impensabili e ancor più sorprendenti. Come quelle che nascono dalla comune sofferenza, ad esempio... oppure casualmente nell'impegno di sollevare dalla stessa dopo averla provata. In entrambi i casi, "frazione" condivisa con un comune "denominatore", quale è il Dolore, quello importante che alla fine nel bene e nel male lascia i segni.
Una coppia, marito e moglie uniti alla stessa pompa d'infusione, Lui, laringostomizzato pareva voler stare per conto suo per ovvi motivi, mentre si conversava tra i presenti. Poi la condivisione è scivolata sull'esperienza personale, sulla forza della Mente che al pari del Dolore, nel bene e nel male tutto può. Allora con il battere le mani, Lui che fino a quel momento aveva guardato sottocchio e in silenzio, ha attirato l'attenzione e con "filo d'aria" dalla capacità straordinaria ha cominciato a raccontare di sé, della famiglia e della malattia. Questa prende prima la mente... ha detto, e per me è stata pelle d'oca perché ha usato la mia stessa espressione, quella che ripeto sempre per prima a me stessa. Prima di quel momento non c'eravamo mai visti, eppure...
E' un filo sottile che quando lo percepisci ti fa sentire parte di un universo specialissimo e grande. Non esistono differenze di età né di sesso, e colmate sono le più ampie distanze. Si è semplicemente un "tutt'Uno", e basta.