febbraio

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venerdì 24 febbraio 2017

VIVERE NON SARA' UNA PASSEGGIATA MA...


Camminare può dare la vita, una seconda vita dopo aver superato un difficile percorso di malattia. Perché l'attività fisica, e in particolare camminare regolarmente e a passo veloce, è uno degli strumenti di prevenzione più efficace anche per contrastare l'eventualità delle recidive.
E' un dato di fatto, allora... il cancro si sconfigge non solo a tavola ma pure camminando.
Una sorta di slogan, questo in occasione della prima camminata non competitiva, che si è svolta a Foggia per la Giornata Mondiale contro il cancro.
L'’Associazione Runners Parco San Felice, con il Patrocinio del Comune di Foggia, ha organizzato la manifestazione dal titolo “Contro il Cancro, la prevenzione è per sempre”. Si è tenuta domenica 5 febbraio 2017 e ha visto la partecipazione di numerose associazioni che hanno voluto aderire all’evento perché certi dell’importanza dello stesso e del messaggio da trasmettere. Hanno partecipato all'iniziativa per manifestare concreta solidarietà ai malati di cancro e alle loro famiglie. Non si è mai soli in questi casi e l’adesione delle numerose associazioni ne è un chiaro segnale. La prima camminata contro il cancro, aperta a tutti, malati e non, grandi e piccini, è iniziata con il raduno in Piazza Pavoncelli alle ore 9.30, immediatamente popolata di voci, striscioni, bici e i tanti colori delle varie associazioni. Naturalmente non poteva mancare il GAMA, operativo agli Ospedali Riuniti e sempre accanto ai pazienti nelle varie fasi del percorso. E' stata un'autentica giornata di festa che ha visto strade animate e un aspetto nuovo, più umano della città. Progressivamente al corteo principale si aggregavano tanti piccoli gruppi, creando un lungo serpentone umano, gioioso e colorato che, dopo aver percorso il centro cittadino, si è spinto fino alla rotonda antistante il viale che porta alla struttura ospedaliera per onorare la presenza dei tanti medici presenti. Quindi si è diretto verso Parco San Felice, dove erano ad attendere altri gruppi appartenenti alle varie associazioni. Poi TUTTI INSIEME, seduti sugli spalti dell'anfiteatro per eseguire alcuni esercizi di rilassamento sotto la sapiente guida di una maestra dello "Yoga della risata". La mattinata di festa si è conclusa cantando in coro, "All'alba vincerò", e uno spuntino a base di pane integrale ed olio di oliva, gentilmente offerto dal panificio Frasca. Sul volto di ognuno infine un largo sorriso contagioso, come speciale e personalissimo "souvenir" da portare a casa.
Che dire? Organizzazione perfetta, grazie agli "Amici del Parco" e al loro presidente, dott. Piergiorgio Di Tullio, giovane oncologo. Camminare INSIEME è stata un'esperienza unica, da ripetere sicuramente per continuare a dire NO al cancro, e convincersi sempre più che TUTTI INSIEME si può vincere.




giovedì 23 febbraio 2017

VOGLIA DI LIMONCELLO


Giornata splendida, giusta per un ritorno in campo... un'uscita al mare. Ma non un luogo qualunque, il "Nostro mare", quello su cui si affaccia il promontorio del Gargano.
Siamo tornati dopo solo una settimana perché c'era rimasta la voglia di limoncello, di prepararlo da Noi coi limoni che in questo periodo abbondano nella zona, quindi dopo Vieste... Rodi, considerata la patria degli agrumi del Gargano, e dei limoni particolarmente profumati e poco aspri.
La strada che porta al paese è costeggiata da file di alberi che paiono decorati apposta, traboccanti di frutti d'oro, un piacere per la vista, oggi poi sotto un sole quasi primaverile mettevano anche tanta gioia. All'entrata del centro urbano, in prossimità della Chiesa dedicata alla Madonna della Libera, abbiamo trovato il solito furgoncino e in pratica abbiamo provveduto a svaligiarlo di quel tesoro. Il compito era assolto, ma non potevamo tralasciare il resto. Una visita al porto e una passeggiata al centro storico.
Non è la prima volta che andiamo a Rodi, ma come accade anche per tutti gli altri paesi della zona, non la si conosce mai abbastanza. Si alternano le stagioni e cambia la prospettiva, lo stesso sentire o predisposizione d'animo del visitatore.
Così al porto una passeggiata su un lungo viale solitario rende ebbri di silenzio e serenità. Guardare il mare insolitamente calmo per questa stagione e scintillante ai raggi del sole, invita ad un religioso tacere e a meditare sulla generosa bellezza del Creato.
Che dire poi degli animali incontrati per la via, sulla spiaggia, al mare? Due anatre festose nuotavano in circolo sulla superficie d'acqua in una piccola insenatura, gabbiani in volo solcavano il cielo azzurro terso, e più di un cane correva lungo l'arenile. Solitario scenario finalmente tutto per loro.
Su per il paese poi... le bianche case, alcune con i muri decorati trompe l'oeil, e gli alberi tanti, dai rami flessi sotto il peso delle arance. Quale meraviglia...!
Più volte oggi ho pensato a quanto spesso cerchiamo la serenità in chissà che cosa, mentre l'abbiamo a portata di mano, o meglio di vista o di odorato o di udito. Perché davvero in questa giornata mi sentivo completamente riconciliata e libera da conflitti interiori e non, leggera d'animo e fiduciosa, come se tutto non dovesse avere mai fine. Ché poi è questo il segreto per vivere bene il giorno per giorno... come fosse inizio e fine, e quindi si annullassero a vicenda.
In questa "piccola eternità" odierna ho camminato a lungo, ammirato l'azzurro del cielo, riempito i polmoni di profumi mediterranei, ascoltato infine la voce del mare e dei tanti gabbiani.
Voglia di limoncello e non solo. Gioia di vivere. Cose di "poveri mortali".

mercoledì 22 febbraio 2017

CANTANDO... SOTTO LA PIOGGIA



Stasera... una scoperta favolosa. Su segnalazione di un'Amica di quelle importanti, conosciuta proprio stamani, l'annuncio di un programma televisivo che parla di... NOI! KemioAmiche, ovvero Amiche di chemio.
Un reality, un po' musical con un tantino di fiction, e... tanta verità. Dove la condivisione è principale supporto o terapia complementare, quando uscire allo scoperto senza vergogna e parlarne fa bene a Chi vive la malattia e a coloro che sono accanto.
Da un gruppo WhatsApp un "cast" d'eccezione, sei donne accomunate da una malattia il cui solo pensiero un tempo avrebbe seriamente minacciato la mente, trovano al contrario in sé voglia e modalità per uscirne, puntando sui propri punti di forza.
Quella di stasera era la terza puntata della serie.
Ho sentito di parrucche, ho visto azzardare primi passi di tango ad occhi chiusi, sorridere e cantare pazienti ma pure medici ed infermieri. Una festa per la vita, insomma. Mi sono scese due lacrime, due sole ma erano di gioia. Gioia di esserci ancora e soprattutto di aver superato tutto quanto. Mi sembra quasi incredibile, e nello stesso tempo vivo la cosa come grande privilegio.
Concludo con un inizio, quello di una nota canzone di Gloria Gaynor... "I Will Survive".
All'inizio avevo paura, ero pietrificata...
Quello che prova ogni persona quando all'improvviso avverte il deserto intorno e dentro sé.

CHIEDO SCUSA



Ovvero... del Senso di Colpa. Quello importante che deriva da una situazione di fatto, seria e inconfutabile.
Nell' undicesimo incontro dell'anno è stato il tema centrale, introdotto quasi per caso dall'addolorato sfogo di un Amico tornato al gruppo dopo un'assenza di tre anni. In seguito alla perdita della moglie ha vissuto una sofferta elaborazione del lutto, durante la quale avrebbe voluto una maggiore vicinanza, aspettativa per vari motivi disattesa. Mentre si sfogava con amarezza, Tutti abbiamo provato un certo senso di disagio e pure di colpa. Avremmo potuto, dovuto fare di più? Avrebbe potuto, dovuto Lui stesso aprire la strada con una richiesta di aiuto?
Le domande potrebbero continuare, e molte resterebbero senza risposta poiché dipende dalla coscienza individuale. Ma il ritorno di quell'Amico è segno che comunque in parte ha compreso, elaborato e deciso quindi di concedersi e concedere una seconda opportunità. Dagli errori si impara e si cresce, il senso di colpa che altro non è che il giudizio morale dato a Noi stessi in quel contesto, si supera e si acquisisce nuova consapevolezza.
D'altra parte a Chi non è mai capitato di sentirsi in colpa? Talvolta a ragione, altre volte senza motivo, senza aver fatto nulla di male. Comunque il senso di colpa non sempre è ritenuto negativo, è un "sentimento" che porta necessariamente a pensare e aiuta implicitamente a mantenere le relazioni umane. Al contrario, "rabbia" e "depressione" sono emozioni, anche se la seconda si prolunga nel tempo.
E' stato chiesto allora Chi avesse mai provato il disagio per una colpa. Ovviamente le risposte sono state quasi tutte relative alla "malattia". La colpa di "dare fastidio" ai figli da parte soprattutto delle mamme, che più dei padri sentono l'onere e l'onore di essere "accudenti" a vita. La sensazione di una figlia e anche di un marito, convinti di non aver fatto abbastanza per i propri cari, probabilmente non considerando i limiti comuni ad ogni essere umano, presi quasi da una sorta di "narcisismo inconsapevole" che ha portato a sopravvalutarsi. Quando invece di certo hanno operato giorno per giorno, volta per volta secondo "il meglio del momento", e che altro non potevano fare, visto che... e questa è mia convinzione personale... tutto va come deve e ad un certo punto davvero non può essere diversamente.
La soluzione per risollevarsi dal senso di colpa, elaborare ed uscire dal cerchio vizioso venuto a crearsi, è chiedere a se stessi... se qualcuno si confidasse con me in tal senso, come mi comporterei e che cosa potrei dirgli per aiutarlo o almeno confortarlo?
Che sicuramente ha fatto tutto quello che poteva, che altro non avrebbe potuto perché Lui/Lei stesso condizionato dal legame affettivo, dalla paura, ansia e timore di sbagliare. E se questa è la molto probabile risposta, perché solo valida per gli Altri e non per se stessi? Forse che "sentirsi orrendi dentro" fa sentire meglio psicologicamente? Chissà...
Per me lascia un problema irrisolto, ne crea altri ed impedisce di andare oltre. Continuare a vivere seguendo la "corrente degli eventi", ovvero la vita stessa.

LA MOTIVAZIONE PER UNO SCOPO DIVERSO


Si dice sempre più spesso tanto da sembrare ormai scontato se non obsoleto... niente avviene per caso. Io ne sono convinta, altri la reputano frase fatta, tanto per, quando non si ha niente da dire e nemmeno pensare per dare o darsi conforto.
Eppure un disegno deve esserci perché una tal cosa vada in un certo modo invece che un altro, ed anche che cambi "corso" inaspettatamente, smentendo i presupposti. Già... deviazione improvvisa, "sgarro" del destino, distratto o capriccioso.
Un ruscello scorre tranquillo e regolare, ma improvvisamente può non essere più così.
Bastano alcuni ciottoli posti a caso sul fondo e il suo corso, turbato diventa veloce, quasi a voler raggiungere prima la meta.
E pure un mare in tempesta si placa all'improvviso se solo i venti, non più avversi diventano persino favorevoli.
Perché c'è una motivazione sempre che porta allo scopo diverso. All'improvviso.
Qualche giorno fa ero in reparto quando sono venuta a sapere che una paziente era stata operata il giorno prima. Una paziente davvero speciale, azzardo... unica. Ha una fede così grande che in questa avventura va spedita come un treno. Mai vista giù di morale, ancor meno in lacrime... nessun effetto collaterale per la terapia. Adora i fiocchi di tenerezza che sceglie sempre con fiduciosa perspicacia, e c'azzecca sempre. Se li trova "cuciti addosso" su misura, perché ci crede. Perché crede forse come pochi.
E' proprio per me... esclama ogni volta, e commossa per la gioia ripone il bigliettino con cura.
Gliel'ho portato anche stavolta, perché sono andata a trovarla in chirurgia. Acciaccata ma affatto abbattuta, nonostante le difficoltà motorie si è mostrata sorridente e spiritosa come sempre.
Meh, sai come ho intenzione di farmi aggiustare? "Alla Belen", non ho la stessa età ma non importa, ci voglio provare. Tanto sono convinta che ci pensa tutto Lei, la Madonnina mia. Mi avevano dato tre mesi, ma non c'ho mai creduto, perché mi ero affidata alla Madre santa, e infatti sono ancora qua...
Ha scelto poi il bigliettino dal nastrino giallo e lo ha letto... "Stupore per quanto Dio compie. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente..."
Non ha aggiunto parola, ha sorriso ed intanto gli occhi le si erano fatti lucidi. Nulla di nuovo, era solo un'ulteriore conferma.
Ah, dimenticavo. All'inizio, due anni fa era stata giudicata non operabile.

domenica 19 febbraio 2017

UNA SPIEGAZIONE C'E' SEMPRE


Sono riflessiva di mio, e fondamentalmente ottimista verso il prossimo, così che in situazioni dubbie o strane non mi fermo mai a ciò che appare, cerco la "spiegazione nascosta", la chiave di lettura giusta. Credo inoltre che ogni reazione sia la risposta ad un'azione, magari si perde nel tempo, ma comunque esistente. Contesto, carattere e temperamento solo in parte sono responsabili, tutto il resto dipende da un' "energia casuale", un vortice che prende e converte al centro. Un'inequivocabile spirale.
Quel giorno di un paio di mesi fa, davvero mi sembrò esagerato il Suo comportamento, aprire una polemica interminabile a causa di un presunto sopruso, con un'altra persona infilatasi velocemente nel vano medicazioni.
C'ero prima io, non c'eri Tu... ci sono io, non ci sei Tu.
Io non ne sapevo niente, e se Tu non rispondi... che vuoi da me?
E il tempo di rispondere me lo vuoi dare, si o no?
E intanto si alterava facendosi paonazzo, mentre la moglie, paziente oncologica in attesa di terapia, cercava di calmarlo, inutilmente. Mi ero avvicinata offrendogli una caramella, la rifiutò con queste testuali parole... ehhh, qua ci vuole altro, ben altro che caramelle.
A parte che le caramelle non le passa l'ospedale, e quindi non possono costituire un trampolino per improperi contro la struttura... gli dicevo... non sarebbe stato meglio addolcirsi l'amaro in bocca nell'attesa? Prima o poi il Suo turno sarebbe arrivato...
Eh già, intanto quello è passato avanti!
Finii col rinunciare a calmarlo, nelle volte appresso mi limitai a guardarlo da lontano, a constatare e valutare il grado di nervosismo e arrabbiatura, sempre presenti almeno in forma lieve.
Ieri poi, sono uscita dalla stanza dove ripongo le mie cose, e me lo sono trovato davanti...
Ciao, come va...?
Angela (Sua moglie) è di là, nella stanza in fondo.
Va bene, ma ti chiedevo... Tu come stai?
Bene, insomma... tiriamo. Secondo la giornata.
E mentre parlava, si guardava intorno... poi serrava le labbra, indispettito.
Il dottore ha detto che finché è tutto bloccato possiamo stare tranquilli. E Noi ci sforziamo di esserlo, sperando che pure lui (il tumore) non ci passi avanti.
Uhhh... ho pensato... ma " 'sto passare avanti" è proprio un'ossessione. Poi ho capito il perché. E così ha ripreso, senza che gli chiedessi niente.
E' che c'ho 'na rabbia dentro per tutto quello che ho passato, quando t'ammazzano un figlio di 26 anni, poliziotto, in un conflitto a fuoco, e poi durante il funerale perdi improvvisamente pure la moglie, che devi pensare? Qualcuno per forza ce la tiene con te... o no?
Da quelle poche frasi... ho dedotto che Angela era quindi la seconda moglie, per giunta malata, che temeva di perdere. Non solo, e questo poi me lo ha aggiunto Lui... anche per sposarla quanto aveva lottato con gli altri figli e il resto della famiglia...
E perché...?
Non te lo sto manco a dire quanta sofferenza, tutto perché...
E ha fatto una pausa. E in quel momento è arrivata un'altra persona, un'altra Amica che aveva da dire qualcosa. Sono stata chiamata, ed era una storia diversa ma comunque anello di congiunzione di un'unica e sola, sempre la stessa che lascia il segno. Orme incancellabili.

sabato 18 febbraio 2017

IL BONSAI


Ovvero... il mio bonsai. Quello che mi giunse inaspettato il giorno del mio 60° compleanno, quasi quattro anni fa. Arrivò tramite Interflora, dono di mia figlia lontana. Mi sorprese la figlia, ancor più il significato del dono. Un bonsai, nell'insieme... come miniatura di un albero grande, possente, concentra vitalità e fermezza. Ha piccole radici che prendono tutto lo spazio, e profonde non muoiono né fanno morire.
Era un messaggio per me. Piccolo essere, estremamente vulnerabile, battuto da vento di tempesta, avevo resistito, e avrei continuato se solo avessi avuto cura di me. Cura del piccolo olmo cinese.
Dicevo... quasi quattro anni sono trascorsi da quel giorno, e il bonsai è ancora qui. Ha girato i vari angoli della casa, è stato all'interno... su davanzali, al sole diretto e all'ombra... e all'esterno... sulla veranda ampia, vicino alla ringhiera, nell'angolo più riparato. Ha visto ingiallire le foglie e poi cadere, e spoglio e scheletrito sembrava morire. Tutto questo più volte.
Io lo guardavo e m'intristivo. Tanto. Era il regalo di mia figlia, l'augurio più bello... doveva durare, se non per sempre almeno per un tempo ragionevole e giusto.
Così presi coraggio e cesoie, e cominciai a tagliare i rami più lunghi con poche foglie alle estremità, anche se erano le uniche verdi. Poi mi posi da lontano e lo guardai. Pareva esalasse l'ultimo respiro. Gli cambiai collocazione. Nell'angolo del balcone più piccolo di casa, su una colonna di marmo, davanti alla finestra del bagno. Ogni mattino uno dei rami mi dava il buongiorno con le ultime foglie ingiallite. Mi sono accontentata, mi sono imposta che bastasse. Meglio poco che niente.
Questo a stagioni alterne... un po' spoglio e poi verde e rigoglioso, e ancora secco e dopo con le gemme.
Perché si tratta di aspettare, avere pazienza. La Vita premia e le gemme, pure se si fanno attendere, prima o poi arrivano. Sempre.