dicembre

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giovedì 8 dicembre 2016

UN NOSTRO MERCOLEDI'


Oggi, mercoledì diverso dagli ultimi soliti, ob torto collo... di necessità virtù. Perché un modo si trova sempre, se lo vuoi veramente, di aggiustarti la giornata con serenità.
Colui che proferì per primo il detto, chi si contenta gode, fu certamente uno che ne dovette mandare giù parecchi di bocconi amari, però si sacrificò per una nobile causa perché da lì in poi ripetersi quelle quattro parole, quando necessità impone, ha un efficace potere terapeutico generale.
Infatti... Noi a cominciare di buon mattino fino ad ora che sta per concludersi la giornata, non ci siamo accontentati ma abbiamo fatto in modo di renderci contenti. Comunque. Anche se la giornata era bella e ideale per uno dei giri soliti del mercoledì e invece siamo rimasti fermi per motivi vari. Riscaldamento in preda a bizze fuori luogo e logico andirivieni del tecnico prova e riprova. Vigilia di festa e spesa da fare. Varie ed eventuali.
Abbiamo fronteggiato ogni punto previsto, e poi cercato di accomodarci la cosa. In verità l'impegno maggiore è stato il mio, pure se non mi comporta granché di sforzo. Il tempo passa ed io mi scopro una capacità di adattamento che stupisce per prima me. E' perché veramente mi scivola tutto di dosso, è come se non mi interessasse nulla, o meglio... quando c'è un problema penso immediatamente alla soluzione non per risolverlo ma ridimensionarlo. In termini matematici, semplificare una frazione per ridurla ai minimi termini. Sarò stata chiara...? Spero di si, ma non mi cruccio più di tanto.
E per tornare a Noi...
Riscaldamento quasi risolto, almeno fino a venerdì. Poi si dovrà prendere la situazione di petto.
Spesa fatta, con un pizzico di divertimento, curiosando tra banchi e vetrine dell'ipermercato vestito a festa, una mini capanna con piantina grassa al seguito, e una scatola di latta, di quelle che mi piacciono tanto, confezione di quei biscotti altrettanto graditi ma che proprio salutari non sono...
Ma alla fine che fa, se compensiamo con una minestrina da una parte e una buona dose di ottimismo, spirito di adattamento e comprensione dall'altra?
Serve. Tutto serve per passi in avanti con serenità.

mercoledì 7 dicembre 2016

LA NON FACILE PAZIENZA


Oggi davvero mi sono resa conto che non ci sono punti di arrivo, è un continuo andare, a volte in modo spedito ed altre no, che se ci tieni veramente devi sfatare il mito che c'è sempre un limite alla pazienza.
Non si finisce mai d'imparare. Si è pazienti oltre la misura.
Stasera terzo dei 5 incontri formativi del Corso per Caregiver... gli aspetti psicologici del paziente e di Chi ne ha cura. Due aspetti di "pazienza".
Se partiamo dall'etimologia, il termine latino "patior" comporta il senso della sofferenza. Il paziente soffre, Chi di lui si vuole o deve prendere cura dovrà essere paziente il doppio. Soffrire e sopportare. Con le logiche conseguenze e i dovuti supporti.
Stamane, neanche a farlo apposta, ho fatto due nuove conoscenze. Una moglie caregiver, e una paziente a dir poco arrabbiata.
La prima, pessimista dichiarata e all'apparenza tranquilla, durante la conversazione non alla presenza del marito, ad un certo punto ha affermato con rassegnato candore di essere pronta all'esito infausto...
Tanto così deve andare... si nasce, si va avanti finché non ti ammali, e poi muori. A me dispiace dei bambini e dei giovani. Là non ci capisco più niente.
Eh già... si stravolge la logica di un'infelice vita che comunque deve avere un certo tempo. Secondo lei. E la casualità...? Questo secondo me.
Poi siamo andate insieme dal marito, un simpatico "principe azzurro" settantacinquenne dallo sguardo sorridente...
Tua moglie mi ha parlato tanto di Te che ho voluto conoscerti. Sai, è innamoratissima.
Veramente?! Questa è 'na novità. Essa è 'na pesant! Vede sempre tutto nero.
Un bel problema... ho pensato... il paziente che deve essere paziente con Chi dovrebbe esserlo con lui. Beh... magari funziona anche così, l'equilibrio comunque tiene.
Mi sono quindi spostata in un'altra camera, e qui ho trovato un vero e proprio muro. Rabbia, diffidenza, negatività. Cose che ci stanno, comprensibili in certi momenti e livelli, ma in questo modo esasperato, davvero... no. C'è mancato poco che la paziente impaziente mi mandasse al diavolo. Allora mi sono posta all'ascolto. Lei non salvava nessuno, oggi nemmeno il medico che l'ha in cura.
Si dichiarava sola, abbandonata, maltrattata. Intanto con lei a tenerle compagnia c'era una signora dallo sguardo straordinariamente mite. Le ho chiesto Chi fosse. Era l'ultima persona che potesse starle accanto. Lei avrebbe dovuto odiarla. E invece...
Aveva seminato bene e in abbondanza... aveva detto... e poi raccolto solo del male. Era evidente per l'atteggiamento delle persone più vicine.
E intanto tra la gramigna e le foglie secche, un fiore azzurro inaspettato era lì a guardarla negli occhi.

martedì 6 dicembre 2016

NESSUNO E' TRASCURATO MAI


Quando le relazioni umane sono serie, vissute con l'importanza che meritano, non finiscono mai. Neppure quando sullo scenario della Vita cala il sipario.
Succede soprattutto con certi legami "insospettabili", quelli che si creano inaspettati, all'improvviso e nella condivisione della sofferenza. Ci si appoggia l'uno all'Altro per non cadere, e si radica a terra nel profondo. E si mettono fiori rivolti verso l'Alto e si donano frutti che non finiscono mai. Sono gli esempi e i ricordi che restano a memoria imperitura.
Stasera il gruppo GAMA si è raccolto in preghiera per ricordare gli Amici che non ce l'hanno fatta in questi ultimi cinque anni. In realtà nessuno mai li ha dimenticati, e di ognuno si ricorda lo spirito combattivo, la speranza che l'animava... il sorriso. Testardo, inesauribile, presente anche col pianto. Rendeva più belli quegli occhi, il sorriso perché donava alle lacrime il luccichio delle stelle. I corpi celesti più vicini a Dio.
Mentre il celebrante li ricordava, nominandoli uno per uno, sono tornati i ricordi, il racconto delle loro storie, in fondo capitoli di un'unica e sola... quella di Tutti Noi.
Noi che cerchiamo di non cadere, sostenendoci. E quando, nonostante tutto succede, acciaccati e malandati ci rialziamo per continuare ad andare sempre in cordata. Non ci arrendiamo.
E per questo, pregando insieme abbiamo inteso fare un "dono" a Chi non è più, perché davvero siamo convinti che non si finisce mai di essere se si mantiene viva la presenza nella memoria.

lunedì 5 dicembre 2016

PER QUEL BAMBINO CHE E'... (di un Natale il ricordo, del ricordo il conforto)


E' un dato di fatto. In ogni adulto, anche il più insospettabile, magari un po' cinico oppure smaliziato con una punta di saccenteria, c'è perché sopravvive, un bambino. Anche senza esserne consapevoli. Ed è una fortuna sia così. Io me ne rendo conto ogni giorno, nel piccolo quotidiano come nei saltuari momenti poco felici. Ad un certo punto mi fermo, e gioco con l'immaginazione e i pensieri, e quando questi sono in fase di "rianimazione" chiedo aiuto ai ricordi e in essi mi rifugio.
Oggi, ad esempio la casa è tornata ad essere deserta. Ogni volta che un figlio parte, all'improvviso non ami più il silenzio e tutto intorno vedi solo il vuoto. Inevitabile diventa cercare di colmarlo. Stasera l'ho fatto con un ricordo. I giorni dell'Avvento di un po' di anni fa...
Una pagina che ho scritto più volte, rimaneggiato e che condivisa in molte occasioni è risultata sempre diversa, con qualcosa in più. Il valore aggiunto del tempo che passa, dimentica le difficoltà del momento e conserva i "tratti" più belli...
IL CALENDARIO DELL'AVVENTO
Nel calendario dell'Avvento le finestrelle si aprono una per volta fino al giorno di Natale.
Quando i miei figli erano bambini, in questo periodo ce n'era sempre uno attaccato alla parete della loro cameretta. Appena in piedi... alternandosi... Vale e Checco si davano un gran da fare per aprire la finestra corrispondente al giorno, poi restavano per un po' a contemplare il soggetto che ne veniva fuori. Un piccolo sole... la luna... una stella, una mela... una pera... un mandarino.
Un anno ne comperai uno con qualcosa in più. Le figure nascoste dietro le persiane non erano solo disegnate, ma veri giochini.
Una bambola, una palla... un trenino... tutti grandi quanto un'unghia di bambino. Si divertivano tanto ad aprire le finestre del calendario, a prendere il giochino e a riporlo nella scatola vuota, tonda e trasparente dei formaggini. Dodici "cosine" a testa, per ognuno un piccolo tesoro.
Ora che sono grandi, il calendario dell'Avvento non lo compero più, e mi manca. Mi manca la trepida ansia dell'attesa, quel qualcosa in più che rende magica la festa.
Però... a ripensarci... poiché per me, sarà per l'età che avanza ogni giorno è quasi una festa, posso immaginarlo un calendarietto, ricrearlo in cuore e pensiero.
Sarebbe uno speciale, dove al posto della neve potrebbe esserci il sole, e aperta ogni finestra, ecco una candelina accesa, una luce viva come simbolo di speranza mai persa. Una dopo l'altra... fino ad arrivare al trionfo della speranza mai disattesa.
Quante ne sarebbero! Certamente più di 24 o 25...
Da aprire tutto l'anno... allora 365...
E poi ricominciare... continuare... e mai terminare.
Perché Natale è sempre nel cuore di chi nutre la Speranza.

domenica 4 dicembre 2016

SERENA... COME UN ALBERO NELLA NOTTE


Sono confusa in Lui che mi fa dono di pensieri. E contenta di me stessa perché sento di cadere sempre meno in contraddizione. E' un duro esercizio sulla volontà, sapete... è un dire e poi negare la "benedetta" impulsività che tanto male farebbe, gestire il desiderio di prevaricare riportandolo alle origini, solo ed esclusivamente essere utile e presente ove sia necessario.
Passa il tempo e la coerenza mi accompagna spesso. E mi piace premiarmi ogni volta con un dono che sia una piccola gioia, e un complimento... sono soddisfatta, e un buon proposito... posso fare di più e meglio. Senza paragoni o confronti. Come fossi l'unica persona disponibile. Ed è così pure perché ogni essere è diverso e in un contesto differente, quindi faccio conto di niente e do la mia completa disponibilità.
Oggi, un sabato un po' coi pensieri, un gran da fare per rielaborarli e farne dei progetti. Poi pranzare prima del solito per un impegno familiare nel primo pomeriggio, e ancora... sperare. perché è così sempre. Un'altalena per non adagiarsi né dare tutto per scontato.
E coi pensieri mi confondo in Lui, ed è meglio perché così mi sento serena. So di non essere sola. Convinta che i "sentieri" che portano sulla via non sono mai raddrizzati abbastanza, e bisogna impegnarsi di più, altrimenti a nulla servirebbe il memoriale ricorrente della Sua venuta.
Ascolto la Parola, ed è conforto per me che sono credente ma affatto rigida nel mio Credo. Sono ottimista in pieno, e vedo sorrisi ora in questa vita e dopo in quella che sarà. Deve essere così, ne sono certa.
Mi abbagliano le luci sempre più numerose in questa attesa, e sono contenta. Mi premio con una collana nuova da pochi spiccioli. Mi basta sempre meno per sentirmi felice.

sabato 3 dicembre 2016

SEMPRE IN AFFANNO


Così pare all'esterno, a Chi non comprende perché non può, che è un affanno che non blocca il respiro ma lo alimenta.
Faccio le mie cose con solerzia, cerco di non trascurare l'indispensabile, eppure... arrivo sempre di corsa e in ritardo.
Tanto non devi mica timbrare il cartellino... dice a volte, forse con una punta di stizza e pure di gelosia, la persona che mi vive accanto.
No... però so che cosa perdo. Come se mi fosse dato un capitale da investire, e ne perdessi gli spiccioli in spese inutili ed inadeguate.
E' logico che io sia sempre in affanno. Vorrei concentrarmi maggiormente in quel che faccio, non distogliere lo sguardo da Chi cerca il mio, non troncare mai discorsi già così faticosamente cominciati. Ma poi... la "melodiosa suoneria" proveniente dalla tasca del camice mi richiama all'ordine, e torno ai "fatti della vita normale", come mio marito ama definire le incombenze domestiche di ogni tipo. Perché tutto quello lasciato alle spalle che cos'è? Non è forse vita normale?
Io la definirei... trasparente, così filtrata dal dolore, a volte mascherato più spesso sofferto, ironicamente o in silenzio vissuto.
Come quella di un Amico rivisto stamane, che per ingannare il tempo in attesa che arrivasse il farmaco e non prendersela troppo, ha raccontato di sé per l'ennesima volta ma con qualche nota nuova e completamente diversa. Nessuno l'avrebbe notato, io... si, perché difetto di "cattiva memoria". Non gli ho detto nulla, l'ho ascoltato. Lui alla fine ha concluso, indicando la mente... hai visto come funziona la "cabina"?
Perfetta... ho replicato... tutti i fili ben collegati. E saldi.
Mi ha guardato. Gli ho sorriso. E' esploso in una fragorosa risata.
Mentre la melodiosa suoneria mi vibrava in tasca. Sempre in affanno.

venerdì 2 dicembre 2016

VOLONTARI... SI NASCE O SI DIVENTA?


Oggi, secondo incontro del corso per caregiver. Argomenti trattati... Assistenza Domiciliare, e Volontariato. Interesse generale, informazioni utilissime. Tante cose io stessa non le conoscevo, ed è vero che non si finisce mai di imparare. Però, ora che sono qui a scrivere le mie riflessioni prima di andare, pongo attenzione anche alla luce di ciò che ho ascoltato, e soprattutto una frase, un'espressione mi ha colpito. Un bravo volontario deve avere in buona dote un "surplus di energie e calore umano". Quanto è vero! Ma energie e calore umano si imparano, si acquistano al mercato... o cosa?
E poi, ancora... essere empatici e distaccati. Sembra quasi una contraddizione. Non lo è.
Vaglio questi due punti cardine, e concludo che non si può scegliere di fare il volontario se non ci sei portato, e non solo devi essere incline ma quasi non devi accorgerti di esserlo. Come dire... sei di fronte, accanto a Chi vive un momento difficile e resti Te stesso come se la situazione fosse diversa. Diversamente serena.
Io mi sono trovata per caso nel volontariato. Non scelsi ma fui scelta. Forse dall'alto. Mai avrei pensato di esserne capace, eppure ero stata accanto ai miei suoceri fino alla fine. Questo perché in realtà ero con loro ma nel modo più normale possibile. Donavo il mio tempo per Amore, e stavo bene vedendo la sofferenza ridimensionarsi per i progetti sia pure a breve scadenza che proponevo loro e insieme realizzavamo. Poi, piccole premure e gesti di affetto oltre l'ovvia cura ed assistenza. E non mi è mai pesato. E non essendo propriamente una "santa", devo dedurre che in me c'era la predisposizione ad essere quella che sono. Alla base, non so se posso usare tale espressione... mi piace "ascoltare" e tenermi dentro, fare mio ciò che ascolto. Accollarmi parte del peso che opprime l'Altro, e straordinariamente... a me non pesa. Diventa una sorta di stimolo a trovare strategie e soluzioni, e proporle per vivere un tratto di percorso Insieme. Chiamiamolo... sostegno? Azzardiamo pure. Come un appoggio quando si fa fatica ad andare. Si procederà anche lentamente, ma con la confortante sensazione di essere sicuri di arrivare. Fino in fondo.