gennaio

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mercoledì 17 gennaio 2018

OGGI... GIORNO DI RICORDI


Potrei far ricorso ad un'altra espressione, giornata della memoria, ma richiama tristezza e stasera meno che mai voglio essere triste. Anche se sono tredici anni che mia madre non è più ed ho passato il pomeriggio a guardare vecchie foto, e ad occhi chiusi ricordare la Sua voce. Il Tempo è proprio un grande artista, ripropone scene e volti già visti come opere d'arte sempre nuove, con tocchi di colori magistralmente miscelati che attenuano le sensazioni e non penalizzano i sentimenti.
L'affettuoso attaccamento per mia madre, infatti è immutato, ed è tenerezza e nostalgia insieme, ma anche certezza che Lei continua ad esserci pur non presente fisicamente.
E casualmente stasera mi è capitata una citazione che non avevo mai letto prima, e tale coincidenza è stata un segno ed una spiegazione...
"La vita è il trattino tra materia e spirito", un trattino... pare piccola cosa, che cos'è un trattino dopo tutto? Un piccolo segno, a volte fatto senza accorgersene, con lo spazio o senza... che importanza ha?
Eppure lascia "il segno" che fa la differenza, separa e unisce cose, termini che da soli non avrebbero l'importanza che meritano in quanto scambievoli di efficace essenza.
Materia e Spirito costituiscono la vita intera, trattino che li separa, e a seconda di quanto questo/a sarà incisivo e profondo, darà loro risalto, e nulla di una meravigliosa esistenza sarà scordato.
Ecco perché nonostante questi tredici anni trascorsi nessuno scorda la bella Persona che è stata mia madre, e non parlo solo di Noi, ché forse è in parte scontato, ma pure dei tanti che la ricordano, ne parlano, la portano ad esempio di forza e coraggio. Esempio... già, lo fu anche per me quando mi toccò la malattia che pur seria nulla ebbe a che fare col duro percorso della dialisi vissuto da Lei per ben quattro anni, conclusosi poi con la cancrena agli arti inferiori. Ogni volta che mi sentivo venir meno, la pensavo, le parlavo ed era come fosse ancora viva e mi dicesse, al solito nel Suo dialetto... non c' penzann'. Ed io ci pensavo meno, per non deluderla ed intanto gratificavo me stessa, guadagnando in autostima. E rammentavo così le Sue parole, tante volte ripetute a me che poco credevo in me stessa...
Tu sei brava... diceva... nessuno è come te.
E intanto mi asciugava le lacrime col Suo sorriso.

martedì 16 gennaio 2018

PARLARE... PARLARSI


Ci pensavo ieri durante la celebrazione in suffragio di mia madre, di cui in questi giorni ricorre il tredicesimo anniversario della morte. Noi parenti eravamo quasi tutti lì, ma di sicuro i pensieri che percorrevano le menti di ognuno erano diversi. Certo, il "denominatore" comune era il ricordo della persona cara, però le sensazioni e le conseguenti emozioni quali veramente? Perché si sa ed è ovvio, queste dipendono dal vissuto individuale ed anche dal carattere di ciascuno.
Così, mi si perdoni, ma per un attimo ho pensato che forse per l'occasione sarebbe stato meglio riunirci in altro luogo e mettere in comune non la prece silenziosa, a tratti distratta, bensì tutto ciò che sentivamo in quel momento, ricordi belli e brutti, rimpianto, gioie, e malinconia. In un'unica parola... nostalgia, che altro non è alla fine, dolore mitigato da se stessi, dalla volontà di continuare per grata memoria. Almeno io l'intendo così.
Avremmo parlato, ci saremmo parlati in un mutuo scambio di parole mai dette, incomprensioni chiarite, questioni anche minime finalmente risolte.
Si vive una vita coltivando al buio malumori ed astio, alimentati da convinzioni sbagliate, quando basterebbe parlare, parlarsi e mettere fuori tutto il dispiacere provato per uno sguardo distratto, una risposta fuori luogo, un rifiuto o un'omissione all'improvviso tornata a galla... e tanto altro fino a quando non c'è più tempo per recuperare e pareggiare i conti. Dare e Avere mai in equilibrio, almeno finché si resta legati in maniera incompleta all'esistenza, incapaci di andare oltre non perché non credenti, ma quasi convinti di essere qui in eterno.
Sono convinta in modo fermo che la chiave di tutto sia nel coraggio di mettersi a nudo, un po' incoscienti e tanto generosi di se stessi. Meno razionalità che fa da filtro alle emozioni, e maggior spazio alla spontaneità d'istinto e col pudore giusto. Attraverso parole pensate per non ferire ma farsi capire, e se non si trovano meglio il "silenzio pieno", colmo di sguardi che perdonano e strette di mano che confortano. Siamo tutti sotto lo stesso cielo, o nella stessa barca, comunque su questa terra non per restarci.

lunedì 15 gennaio 2018

IL SOLE A TUTTI I COSTI


A fatica si accettano i cambiamenti, che non avvengono quasi mai in modo lento e tranquillo. La subitanea modalità è al pari di un'onda diversa dalle altre che è principio di una mareggiata, e come questa il cambiamento arriverà alla fine a diventare bonaccia, lasciando dietro i segni di un grande turbamento. Ma il sole non sparisce dietro le nuvole, bisogna esserne consapevoli e andare alla sua ricerca, anche in una giornata come questa, in prevalenza nuvolosa con qualche raro squarcio. E' comunque gennaio, ed occorre adattarsi a ciò che la stagione invernale può offrire, una breve gita fuori porta, una passeggiata per i vicoli di uno dei borghi più belli d'Italia, ed " è Domenica se..." , questa Domenica decidiamo per Bovino.
Un piccolo paese che non manca di nulla, ha persino una villa comunale che pare il Pincio in miniatura, e sul fondo di questa una chiesa che fa parrocchia ma per la posizione accoglie Tutti coloro che cercano riparo dal freddo e ristoro quando è caldo. Una cattedrale che conserva all'esterno la beltà antica e internamente offre il candore di bianche pareti restaurate di fresco.
C'è ancora il presepe allestito, d'altra parte era Natale solo qualche settimana fa, e una piccola realtà si adatta piano al tempo che trascorre, tende a conservare gelosamente le calde emozioni, e le rilascia solo giorno per giorno per non perderne del tutto i benefici.
Risalendo verso il Castello Guevara e la Torre Normanna ci accompagnava il gracchiare dei numerosi corvi in concerto, e il profumo del muschio bagnato e della legna che arde. Contrasti che identificano certi luoghi montani, come il mutare brusco del tempo, sole e subito dopo nubi minacciose che comunque non fanno paura perché lì è normale, e vedi la gente che continua a passeggiare mentre i rintocchi delle campane segnano il mezzodì ed è ora di tornare. Tornare alle proprie case per il pranzo della festa, col ragù della domenica e la pasta fatta a mano, roba di altri tempi il cui ricordo scalda il cuore come quelle luci ancora accese in un presepio appena fuori del suo tempo.
Meravigliosa domenica di un "tempo ordinario".

domenica 14 gennaio 2018

INTUITO ED ALLENAMENTO...


... e aggiungerei pure flessibilità ed un minimo di incoscienza, e poi è cosa fatta. Si potrà sopravvivere ai superficiali e vani tentativi di comunicazione da parte di uno dei tanti medici che capitano sulla Nostra strada ad un certo punto della vita. Non si generalizza ovviamente, qualcuno valido in tal senso c'è ma è "perla rara", per cui se capita per le mani converrà tenerlo ben stretto, e tranquilli, ogni cura funzionerà a dovere. La fiducia assoluta nel proprio medico infatti, è basilare, a lui ci si affida in modo totale soprattutto se sarà stato chiaro e avrà mostrato per primo di credere in ciò che afferma.
La "cronaca semiseria" della mia ecografia intendeva mettere in rilievo appunto questo, come modalità confuse, tra il dire e il non dire o il dire troppo e pure enfatizzando, possano generare in Chi in quel momento pare "vittima", ansia, agitazione, inquietudine e disappunto. In realtà a me non è stato riferito nulla di inesatto, il mio fegato steatosico è realtà inconfutabile, ma perché farla apparire più grave di quel che è?
Diciamo che per fortuna non difetto di intuito, e per ovvie ragioni neppure di allenamento, sono infatti problemi e termini che ascolto ogni giorno, flessibile poi lo sono diventata per istinto di sopravvivenza come pure un po' forzatamente incosciente, perché alla fine è meglio non sapere oltre il consentito. Consapevoli ma non addottorati, perché non ci compete.
Confrontarsi con la sofferenza è dura cosa per ogni medico, lo è a tutti i livelli e per ogni tipo di patologia, ma è chiaro che lo è ancora di più per una malattia che nel terzo millennio ancora terrorizza. Il cancro fa paura per la durata, le cure, ma soprattutto per l'esito incerto.
Già il medico di famiglia che sempre più spesso è colui che avanza l'ipotesi di una diagnosi drammatica, deve fare i conti con la comunicazione personalizzata, e le giuste modalità che considerino la diversità individuale. Seguire la "persona" e non solo curare il "malato". Si tratta di trasmettere notizie che alterano drammaticamente e negativamente le prospettive future, quindi necessitano di un luogo adeguato e un clima di accoglienza e protezione. Che non ci si senta improvvisamente "stigmatizzati", e per questo avulsi dalla realtà di sempre e catapultati in un'altra che appare "non propria". Si potrà valutare il grado di impatto della malattia su di un paziente solo se la si inserisce nel contesto della sua vita. Bisognerà entrare nell'animo e nella psiche di Chi è di fronte a rapportarsi con qualcosa che non avrebbe mai pensato, in punta di piedi, cercando di capire quanto di quella situazione egli sia in grado di comprendere, e quale sia lo stile di parole. Poi vorrà davvero essere informato di tutto, compresi i dettagli? O solo di una parte... o addirittura nulla? Comunque un referente dovrà pure esserci.
L'approccio con la malattia è sempre traumatico, tendenzialmente offusca la lucidità, in un attimo è come se ci si trovasse davanti un grosso tronco o una frana, che impedisce il proseguimento del percorso abituale. A questo punto il medico dovrebbe cercare di riportare l'equilibrio identificando le risposte del paziente. E mi chiedo, ed è un'opinione del tutto personale... è opportuno che sia il medico a fare tante domande o non sarebbe meglio che ascoltasse, osservasse cercando di leggere tra le righe?
La Comunicazione dovrebbe essere "disciplina fondamentale" nel piano di studi di Chi intende diventare medico, uno di quegli esami "tosti" al pari di Anatomia, perché serve poco conoscere il nome dell'ultimo ossicino del piede se non si è in grado di comprendere ed interpretare pensieri confusi ed angosciati, e di entrare con delicatezza tra le pieghe dell'animo di Chi in quel momento è di fronte.

sabato 13 gennaio 2018

HO CAPITO CHE TU CREDA IO NON SAPPIA (terza parte)


E allora che cos'ha, perché è agitata? Non vorrà sentirsi male come la signora di prima?
(già, dimenticavo. La prima persona "in esame" era svenuta da sdraiata. Incredibile ma vero)
No di certo, ma è che sono veramente stanca...
Ma su su, abbiamo finito...
... e anche Lei, in lungo e largo con quella sonda. Ad un certo punto si ferma ed insiste sul lato del fegato...
Caspita!...
... e rivolta allo specializzando che l'aveva preceduta nell'esplorarmi...
Ma hai fatto la foto qui?...
... e poi rivolta a me che cominciavo ad agitarmi davvero...
Dalla signora voglio sapere una cosa. Ma lei li fa i controlli TAC?
Beh, non me li fanno fare più perché sono quasi otto anni.
(e ché la TAC si fa così, quando salta in mente?)
E i controlli clinici li fa?
Certo. Devo farli.
(mi chiedo a questo punto se la prof. per caso ha soggiornato a lungo su Marte)
E i parametri epatici come sono?
Stizzita, replico... tutto nella norma, GOT, GPT, solo le GAMMA GT stanno rientrando da poco, sono ancora border line. Ma perché c'è qualcosa?
Signora, lei ha un parenchima epatico che...
... e non finisce la frase, scuote la testa e allarga lo sguardo. E tutto questo di fronte all'ennesima "solita novità" si fa per dire, che lei stessa referta ogni volta, aggiungendo ogni volta un abbondante pizzico di drammaticità. Il mio fegato steatosico.
Ma signora prende farmaci, mangia male o che so?
Dottoressa, ho fatto la chemio.
Ahhh, vede che una causa ci sta?...
(e chi ha mai detto il contrario?)
... e lo sa che con la chemio il fegato "parte"?
Mi trattengo a stento, perché un "basta che io resti però, il fegato vada dove vuole" sarebbe stata una replica più che azzeccata. Mi mordo comunque le labbra, e mentre finalmente scendo da quel lettino, azzardo... ma insomma lesioni ce ne sono?
No no, signora... per carità. Stia pure tranquilla.
Tranquilla...? Ci proverò, mi sono detta a mezza voce.
E lo specializzando, congedandomi... signora, nella vita lei che fa?
Ora niente. Sono volontaria in oncologia, cerco di rasserenare i momenti "poco tranquilli" delle persone come me. Arrivederci.
(ma francamente spero di no).

venerdì 12 gennaio 2018

HO CAPITO CHE TU CREDA IO NON SAPPIA (seconda parte)


E mentre la prof era al CUP è incominciato l'andirivieni verso il bagno, perché molti davvero non reggevano più, e di conseguenza al Suo ritorno sono ricominciati i "riempimenti", ed intanto il tempo passava. E di me che ero là dalle otto e mezza e non avevo "svuotato" niente, nemmeno il disagio, l'ansia e il fastidio, che ne sarebbe stato?
Scusi, dottore... io davvero non ce la faccio oltre.
Stia calma, signora. Dobbiamo mantenere tutti la calma...
A me... stia calma? Ci vuole un bel coraggio... leggi, faccia tosta... parlare di calma a me che ero seduta per necessità di cose, ferma lì da due ore e mezza.
Tranquilla, appena finisce la ragazza tocca a lei.
Va be', abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno... ho pensato, e così è trascorso un altro quarto d'ora. Mi chiedevo nel frattempo tanto per passare il tempo, come mai da un po' di tempo a questa parte un'ecografia all'addome completo durasse quasi tre quarti d'ora... manco fosse una TAC!
La risposta è arrivata quando finalmente è stato il mio turno.
Signora, sa come funziona? Deve fare respiri profondi e trattenere il respiro...
(Ovvio, lo so... poi ogni tanto mi sarà concesso il respiro. E invece no, perché non mi si diceva come le altre volte... ora può respirare. E sorvoliamo pure su questo, tanto oltre il limite non potevo andare)
E così ha iniziato ad "esaminarmi" il primo dei due specializzandi...
Signora, ma ha tolto la cistifellea?
No, perché non c'è?
Si, ma è poco dilatata...
Mi chiedo... e se non avessi io fatto a lui la domanda come replica, che cosa avrei dovuto pensare...?
E sorvoliamo pure su questo...
Signora, ha tolto l'utero?
No, perché non è dilatato manco quello?
E lui, ridendo... Ma che dice signora, è ovvio... è involuto!
Mi chiedo ancora... ma vuole fare lo spiritoso? Mentre preme con quella "benedetta" sonda sulla mia vescica dolente, alterna battute inutili a scambi di opinioni con la prof... che pure protesta al telefono coi medici dei reparti che le inviano urgenze poco urgenti... sull'opportunità di avere nello smartphone una memoria che consenta molte applicazioni... ma dico, a me nessuno pensa?
Signora, è stanca?
Beh, direi...
Non si preoccupi, abbiamo finito. Prof, tocca a Lei, può esaminare la signora.
Ancora?!? Ma io veramente non ce la faccio più!
Questo non l'ho detto, l'ho pensato... forse sussurrato, probabilmente sbuffando, perché...
(continua...)

giovedì 11 gennaio 2018

HO CAPITO CHE TU CREDA IO NON SAPPIA (prima parte)


Quasi all'alba tanta pioggia al mio risveglio, e poca voglia di affrettarmi. Ormai i tempi sono piacevolmente lenti, come è giusto sia alla Nostra età, di due persone che hanno fatto tutto a suo tempo ed ora vorrebbero prendersela comoda e non avere pressioni di sorta. Invece, ogni tanto ci sta ed oggi era una giornata di quelle che calano nella realtà sgradevole che si vorrebbe dimenticare.
Tanta pioggia, dicevo e tanta acqua da bere perché dovevo sottopormi all'ecografia dell'addome completo, ore 8:30 l'appuntamento. Ci siamo avviati per tempo, ultimo referto e litro d'acqua appresso, e importante da precisare, vescica parzialmente piena. Nonostante il traffico intenso a causa del maltempo, siamo arrivati quasi in orario, scendo dall'auto e quasi mi prende di lato un taxi che in volata sorpassa a destra per entrare nel cortile dell'ospedale. Se vero è che il buongiorno si vede dal mattino, questo bastava come avviso per tornare indietro, ma non c'ho pensato più di tanto e ho continuato per la mia strada, strada che portava seguendo la "linea guida" dietro la porta stranamente aperta dell'ambulatorio dell'ecografia. Fuori tutte le sedie occupate da persone visibilmente innervosite. Possibile...? Tanta gente infastidita già di buon mattino... comunque ho consegnato l'impegnativa...
Comincio a bere?
Certo signora, cominci pure.
Ed io comincio, ed intanto per ingannare il tempo prendo a mandare messaggi, come faccio ogni mattina perché niente deve essere di ostacolo alla "mia normalità" e d'altra parte questa serve pure a distogliermi dalla negatività di pensiero e a tratti dall'ansia che prende in certi momenti. Altre persone continuano ad arrivare, da esterne e da interne, quest'ultime hanno la precedenza ma non l'urgenza della pressione sulla vescica, altri sono "dotati" di questo ma non possiedono la prenotazione giusta, hanno sbagliato sede dell'esame. Ma chi ha sbagliato veramente... loro o il CUP? L'errore è del CUP che molto semplicisticamente per bocca e mente poco arguta del solito impiegato allo sportello, afferma... che problema c'è? Cancella e scrivi a penna, universitaria al posto di ospedaliera.
Ma siamo pazziii? Urla la dottoressa che... tra parentesi... speravo di non trovare stamattina, perché ogni volta ne caccia una nuova, e con le sue trovate prima o poi farà "tutto esaurito" nel reparto di cardiologia.
Ma siamo pazzi? Ed io come referto se non siete inseriti nel sistema informatico... a voce?
E la prof. alterata ed inviperita si avvia al CUP, mentre gli specializzandi, altri bei soggetti, cercano di riportare la quiete tra tutti i malcapitati in questa giornata, "zompellanti" quelli in piedi, a gambe accavallate i fortunati, si fa per dire, che hanno "vinto" una sedia.
Cominciamo quindi a fare ordine in questo caos, almeno per quello che mi riguarda.
Numero 1... taxi assassino, numero 2... lunga attesa che si preannuncia ancora più lunga, e poi... poi arriverà il "bello", sempre si fa per dire, perché la storia non finisce qui.
(continua...)