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domenica 30 aprile 2017

I PILASTRI DELLA SUPERSALUTE


Ciò che la Mente può, è cosa mai certa. La sua "forza" è tale da avere gran "potere" persino sull'andamento dell'esistenza, il destino. Quello che dovrà essere non cambierà ma senza dubbio potrà essere "accomodato" dai "rosei compromessi" della Mente. I "pensieri positivi".
Con il pensiero e le emozioni ad esso collegate possiamo trasformare la realtà fisica, la salute o la malattia, gli eventi. Questa verità contiene in sé la potenzialità più felice ma pure la condanna fatale all’infelicità per chi tarda a comprendere come gestire pensieri ed emozioni.
Siamo Noi a creare la luce o il buio. Sono i nostri pensieri carichi di emozioni, e più le emozioni sono forti e durature (belle o brutte non importa), più la creazione diventa certa e perfetta. Ecco perché spesso le più grandi e ataviche paure della gente si verificano sul serio. La cautela è d'obbligo nel gestire pensieri ed emozioni, perché non si perda la lucidità e vengano a crearsi paure eccessive o fallaci illusioni.
Un grosso rischio si riscontra in numerose occasioni pericolose sia per il corpo che la mente. Una di queste è l’attorcigliarsi intorno ad asserzioni negative che riguardano una parte della realtà quotidiana, perdendo di vista le tante opportunità per modificare in meglio l’energia della mente. L'asserzione negativa diventa pensiero che "si avvita" su se stesso, "pensiero loop", un circolo vizioso che ha alla base una visione unica e quasi sempre depressiva.
Quante volte in una condizione particolare all'improvviso ci convinciamo che qualunque cosa si potrà fare, tutto andrà male in ogni caso? Quante volte, nonostante gli incoraggiamenti e le offerte di aiuto, ostinati abbiamo continuato a pensare che nessuno mai è stato provato più di Noi? E il continuo rimuginio e i lamentosi rimpianti poi, quanto male hanno fatto?
Il circolo vizioso è comprensibile ed accettabile solo per un periodo di tempo, anzi è normale, è l’effetto del dolore e dello smarrimento. Ma se il "loop" diventa cronico, il pensiero fisso intriso di emozioni buie e distruttive inizia a modificare in peggio la realtà. Lo fa con il mondo circostante, con le relazioni, con la salute del corpo.
Per contrastare tanta negatività, servirà uscire da sé e aprirsi all'esterno. Valersi della "Medicina Integrata". Dedicarsi all'Arte in generale e in tutte le sue forme, fare attività fisica o praticare uno sport. Scegliere come supporto la "Meditazione" o lo "Yoga" porterà la mente oltre il sensibile, a sentirsi in una dimensione più vicina all'Universo.
Una marcia in più è senza ombra di dubbio la Fede, che con la "religiosità e la preghiera"
diventa una medicina, un balsamo del corpo e dello spirito. La scienza ha largamente dimostrato che la pratica religiosa può influire sullo stato di salute, facendo ammalare meno e guarire prima.
Gli effetti della preghiera vanno al di là della singola religione o del fatto di credere o meno in Dio.
Durante un’esperienza spirituale il cervello “spegne” gli stimoli sensoriali che normalmente attingono informazioni dall’ambiente esterno, come luce, rumori e odori, permettendo di concentrarsi sulla propria interiorità.
La preghiera infatti attiva la funzione parasimpatica, riducendo frequenza cardiaca e pressione sanguigna, rafforzando la risposta immunitaria e abbassando i livelli ematici di cortisolo (l’ormone dello stress), ma favorisce anche la percezione che le cose abbiano un senso unitario, in un’ottica di trascendenza e infinito. Per chi crede, rappresenta la scoperta di Dio.
Fra gli effetti tangibili della preghiera c’è poi l’aumento dei livelli di serotonina nel sangue. Maggiori valori aiutano a gestire meglio la propria emotività, contrastando ansia, depressione, insonnia, impulsività e stress, ma anche ad assicurare una migliore salute in generale, lottando contro aterosclerosi, colesterolo, diabete e invecchiamento.
Più ci connettiamo con la natura e con il Tutto, più il nostro organismo affina la sua capacità di auto-cura. Senza che ce ne rendiamo conto, noi "guariamo" ogni giorno da varie patologie, anche gravi come i tumori, grazie a mutamenti chimici, alla pari di alimentazione e stile di vita.
In fondo, una particolare branca della biologia molecolare, l’epigenetica, ha demolito la vecchia idea delle malattie come fenomeni involontari, dovuti unicamente a eredità genetica, dimostrando come i pensieri ripetuti nel tempo e i sentimenti negativi possano alterare la salute. Questo stimolando la produzione di proteine nell’organismo, capaci di modificare il DNA.
La maggiore flessibilità verso le circostanze della vita aiuta l’organismo a sfoderare risorse preziose nella lotta alle malattie, attivando un vero e proprio processo di guarigione a livello psico-neuro-endocrino, che al contrario resta bloccato se ci atteggiamo con rigidità verso ciò che accade.
Le malattie rientrano nella condizione di fragilità umana e devono essere accettate, ma acquisire nel modo che ci è più congeniale la giusta forza interiore può aiutare anche a guarire.


sabato 29 aprile 2017

I PILASTRI DELLA SUPERSALUTE


Abbiamo parlato di alimentazione sana ed equilibrata, prevalentemente vegetariana per disintossicare l'organismo, e riacquistare "vita nuova". Frutta e verdura, come è noto, sono alimenti ricchi di acqua, e di acqua si ha estremamente bisogno per vivere.
Il simbolismo collegato all'elemento Acqua ha sempre significati inerenti la purezza, la fertilità, spesso vista come "fonte della vita" collegata a molti miti in proposito, narranti la creazione in cui la vita emerge dalle acque primordiali.
Da notare che tutti noi siamo fatti per più del 60% di acqua perciò possiamo paragonare noi stessi alle varie allegorie e miti esistenti, con un parallelismo inerente alla nostra interiorità. Nella tradizione orientale, l'acqua è considerata un aspetto della saggezza, una saggezza superiore a cui tutti noi possiamo aspirare, dove la nostra volontà, guidata dalle leggi della natura, trova automaticamente la realizzazione, mentre se noi ci opponiamo a queste regole ne veniamo sopraffatti.
Vediamo come nel "concetto di acqua" Corpo e Spirito trovano il punto d'incontro.
Nella vita prenatale per nove mesi è il liquido amniotico che protegge il feto, poi quando scaduto il termine vedrà la luce, al fonte battesimale nascerà a vita cristiana. Per il resto della Sua esistenza non potrà fare a meno dell'acqua. Troverà rilassamento e pace al suono della "voce" di ogni rivolo, annegherà pensieri ed ansie al cospetto della vastità del mare ritrovando se stesso. Potrà vivere senza cibo, ma morire assetato. Come affermava Montagnier... Bevi più di quanto mangi.
Perché l'acqua ha la funzione di trasportare sia le sostanze nutritive che i residui del metabolismo da eliminare. Mantiene costante la temperatura corporea e l'equilibrio idrosalino. L'acqua salutare, come i cibi, deve essere alcalina, ovvero con un ph tra 7 e 8. Infatti l'acqua alcalina ionizzata risulta molto potente nella lotta ai radicali liberi (stress ossidativo), responsabili della salute mentale e di quella dell'intestino, di cui si riconosce la centralità di tutte le malattie. Su 10 "messaggi" arrivati all'organismo, uno solo parte dal cervello e nove dall'intestino.
Lo stress ossidativo altera il "Microbiota" (flora batterica intestinale) che siffatto influenzerà il cervello e il comportamento. Il cervello così sarà poco reattivo per le risposte allo stress, ne conseguirà astenia e cattivo umore. Dal punto di vista alimentare inoltre, inappetenza, svogliatezza e sonnolenza durante le ore diurne.
I meccanismi attraverso i quali il microbiota influenza il Cervello e il Comportamento potrebbero includere meccanismi immuno-mediati neurali e umorali.
Per concludere al momento, riepilogando...
Alimentarsi in modo sano per preservare l'abilità dell'intestino, dove risiede la "cellula matrice", filtro degli "stressori endogeni ed esogeni" che predispongono alla malattia. Se l'intestino si manterrà abile e sano, i meccanismi cognitivi, umorali lo saranno altrettanto con buona pace dell'Omeostasi. E in questa ideale situazione di stabile equilibrio, carattere permettendo, per ognuno più facile sarà coltivare "pensieri positivi" e affermare la propria "resilienza", ovvero la capacità di affrontare e superare le più ostili difficoltà della vita.
(continua...)

venerdì 28 aprile 2017

BREVE... CONCISO E CELESTE


Sempre di quell'unico colore, celeste. Forse perché sa di bimbo appena nato... chissà. E sceglie il più piccolo, quasi invisibile tra i tanti, "imponenti" e dai colori decisi.
Breve, conciso e sempre celeste...
Ed è ogni volta quello giusto per me... Lei dice, e intanto le brillano gli occhi, stavolta non di pianto.
Oggi il pensiero scritto su quel bigliettino non era mio. Una citazione, che letta ad alta voce ha assunto un suono, una "melodia" diversa. E allora mi ha emozionato come fosse pensiero pensato da me, in quel momento...
"Una volta vinci, una volta impari".
Sei parole sei, per una "dottrina" che vale l'Infinito. E che non ha valenza solo quando si parla di malattia, perché ogni giorno in qualsiasi fase dell'esistenza ci si trova a dover combattere una guerra più o meno impegnativa senza vittorie scontate. Così che per sopravvivere conviene sentirsi sempre vincenti, sia che si vinca e pure nel caso contrario.
Una volta vinci, una volta impari... già. Sembrava fosse dedicato a me, che in questo periodo sento dover adattarmi ad un altro cambiamento.
Ho vinto tante battaglie, sono pure in pace adesso con la malattia, ma ancora una volta mi trovo a dover imparare qualcosa. Che niente dura per sempre o per lo meno con la stessa intensità, neppure i legami di sangue. Che devi spesso e malvolentieri cedere il passo, morire al Tuo ruolo per rinascere in un altro, magari più proficuo per Te. Eppure costerà più di una briciola di rinuncia, perché torneranno i ricordi, si presenterà un bilancio in cui "dare" e "avere" non sono in equilibrio.
Ti chiederai di notte e a luce spenta in che cosa hai sbagliato o perché mai la distrazione, se c'è stata, è riuscita a coglierti. Stenterai ad addormentarti come allora, quando ti apprestavi a lottare per la vita e non sapevi né conoscevi...
La Vita... vuoi o non vuoi... è sempre in mezzo, ed è ovvio perché è per lei che "siamo". E "sono" anche gli Altri, parenti, marito o moglie... figli. E a volte si torna in campo per la loro vita. Ché sia serena. E ti fai da parte, e impari, e solo il tempo poi dirà se hai vinto.

giovedì 27 aprile 2017

I PILASTRI DELLA SUPERSALUTE


Diremo che la "reattività" dell'organismo ha due "possibilità" o manifestazioni. La Malattia e la Salute. Della prima sarà responsabile l'infiammazione silente. La prevenzione di questa porterà alla stabilità della buona salute.
L'Infiammazione silente è una condizione morbosa che esprime la disfunzione dell’organismo, i cui sintomi insidiosi e trascurati, cominciano molti anni prima che la malattia vera e propria faccia la sua comparsa. L’infiammazione rappresenta l’attivazione del sistema immunitario verso un agente estraneo. Appunto... virus, batteri, allergeni ambientali, che saranno isolati e neutralizzati come atto di difesa. Le cause, abitudini alimentari, stile di vita inadeguati, inquinamento ambientale, conducono ad uno squilibrio ormonale che darà segno di sé facendo ammalare Il sistema nervoso centrale, il sistema cardiovascolare, il sistema immunitario.
Con l’infiammazione cronica si attiva uno stato infiammatorio perenne, di bassa intensità, ma prolungato nel tempo che porterà all’indebolimento del sistema immunitario. Le cellule dei tessuti, non riconosciute, saranno attaccate originandosi così le malattie autoimmunitarie. Ne conseguono una serie di acciacchi diffusi, cui si darà scarsa importanza ma i cui sintomi si cercherà di curare, o meglio... alleviare con l’uso di farmaci antinfiammatori che aggraveranno la situazione clinica per comparsa degli effetti collaterali.
Renderemo chiaro ed efficace il concetto con un aforisma che è pure una similitudine... "Quando il saggio indica la luna, lo stolto si sofferma a guardare il dito".
L’infiammazione silente cronica è stata implicata già molti anni fa nel cancro ma negli ultimi anni molti ricercatori, hanno contribuito, con i loro studi, a trovarne i rapporti in malattie diffuse come Infarto, Ictus, Diabete, Allergie e intolleranze, Artrite, Osteoporosi, Disturbi della sfera sessuale...
La causa principale di questa condizione è senz’altro la nostra alimentazione e lo stile di vita scorretti. Il nostro corpo ci sta mostrando il suo disappunto per come lo trattiamo. In particolare, stiamo mangiando troppo zucchero, troppi grassi malsani, troppi cereali raffinati, troppa carne rossa e pollame, troppi acidi grassi omega-6 e non sufficiente omega-3. E’ normale che alla fine compaiono allergie, alterata sensibilità agli alimenti, obesità, alterazioni dell’umore, insonnia.
Una cattiva condotta alimentare provoca l’accumulo di radicali liberi nei tessuti, modificandone il pH, dando origine ad uno stress ossidativo. Accusiamo allora astenia e malesseri diffusi, questo perché nell'organismo non è rispettato il naturale ciclo acido-basico. Ovvero persiste lo stadio acido, normale al mattino, fino a sera, quando dovrebbe invece risultare alcalino. Un test facile da fare in autonomia è quello con la cartina di tornasole nelle urine, che all'istante si colorerà e darà l'esito del nostro stato.
L'infiammazione silente fa aumentare in particolare due ormoni. L'Insulina e il Cortisolo. Questi agiscono direttamente sulle cellule.
Conosciamo due serie di cellule, proinfianmmatorie,espressione di difesa attiva. E antinfiammatorie, con azione opposta, soppressiva, per bloccare l’infiammazione e portare alla guarigione.
Lo squilibrio tra queste due serie, a favore della prima, porta all’ infiammazione silente. Ruolo dell’alimentazione a scopo terapeutico è modificare o prevenire lo squilibrio proinfiammatorio.
L’insulina è l’ormone che, regolando la concentrazione della glicemia, permette l’adeguata distribuzione di glucosio nelle cellule tissutali. L’eccesso sarà accumulato, sotto forma di trigliceridi, nel tessuto adiposo. L’alimentazione squilibrata verso i carboidrati, specie se raffinati, crea una iperproduzione di insulina con soggetti sempre più affamati ed obesi. Aumenterà la produzione insulinica per perdita della sua efficacia. I muscoli diventeranno sempre più insensibili, la glicemia aumenterà, il glucosio si accumulerà nel tessuto adiposo sino all’obesità e al diabete.
Questa è la resistenza insulinica. Nel tessuto adiposo troveremo cellule infiammatorie, come l’interleuchina-6 (IL-6). L’alimentazione, oltre ad essere ricca in acidi omega-3, avrà meno carboidrati raffinati a vantaggio di frutta e verdura. Le carni saranno magre, il pesce sarà consumato almeno 3 volte la settimana.
Il cortisolo è l’ormone dello stress, è elevato nei soggetti sotto tensione continua. Le ripercussioni sull’organismo saranno... aumento dell'insulino-resistenza con tendenza ad aumentare di peso, diabete, ipotiroidismo, deficit del sistema immunitario, osteopenia ed osteoporosi, ipertensione.
Osservazione ovvia è... prevenire le malattie in generale vuol dire in realtà evitare l'infiammazione silente. Cominciare sin dall'infanzia con un corretto stile di vita che alla luce di ciò che è stato detto, prevede... Mantenere un peso forma accettabile. Un’alimentazione ricca in frutta e verdura, frutta secca, pesce, olio di oliva extravergine. Limitare il consumo delle carni grasse, di latte e derivati. Fare uso di alimenti ricchi in sostanze antiossidanti, come mirtilli, melograno, noci, pistacchi. Fare regolare attività fisica. Cercare di ridurre lo stress, e in tal senso ricorrere all’aiuto fornito dallo yoga, training autogeno, meditazione. Concedersi una buona dormita il più naturale possibile.
Concludendo... Crearsi uno stile di vita su misura appagante ma non permissivo. Limitare lo stress che conduce a quello ossidativo. Alimentarsi nel modo giusto per darsi energia e non "confortarsi" dopo delusioni per senso di frustrazione. Fissarsi degli obiettivi e perseguirli con fermezza. La realizzazione di tale "progetto di vita" porterà... step by step e con il "completamento interiore"... al benessere generale.
  (continua...)

FERMATI E PRENDI RESPIRO


Solo una breve sosta, lo prometto... una piccola pausa per quel tema nel Tema, interessante che prende e, nel Nostro caso, non può altrimenti. Lo devo nel rispetto della buona salute e del benessere, per preservare in senso lato me stessa ed anche Chi di solito legge questi pensieri prima di andare, che caduto vuole rialzarsi, e poi non cadere più.
Noi, mio marito ed io il modo l'abbiamo trovato ritagliandoci lo "spazio di un giorno". Così stacchiamo la spina e ci ricarichiamo in autonomia, curiamo la relazione, la cultura e lo spirito. Concediamo alla Vita un ampio respiro.
Le ultime settimane, come si è visto, sono state piuttosto impegnative, ma oggi abbiamo ripreso coi Nostri Mercoledì. Mentre solo ieri era ancora "inverno" ed oggi meravigliosamente la stagione avanza, e il cielo è sempre più terso. Almeno così pare o è bene crederlo.
Comunque è quasi Maggio, l'aria è sempre più calda e poi ci sono i rossi papaveri, che non smentiscono mai il tempo giusto per loro.
Una strada un po' dissestata, tutta in salita e con più curve. Ogni tanto un richiamo che riporta al passato, una voce interiore che rammenta una vita grata. E poi, pian piano su per la collina, verso un paese dove io non ero mai stata... Rignano Garganico.
I luoghi di questa parte settentrionale della mia regione, che dire... si somigliano un po' tutti. Il borgo storico coi vicoli davvero alcuni molto stretti, il belvedere sulla piana del Tavoliere, le panchine allineate come palchi di "prima fila", e gli alberi quasi sempre in foglie pure d'inverno. E poi i suoni e le voci di quel silenzio che riporta all'originalità di se stessi. Le "modulazioni" del vento, il gracchiare stranamente dolce dei corvi, il ronzare dei tanti insetti... il campanaccio di una sola delle tante mucche al pascolo. Quanta pace...
Dimentichi veramente tutto. Affanni, qualche dissapore e le preoccupazioni, a tutto vantaggio di fegato e organi vicini, il che non guasta in tema di prevenzione, o meglio "amore per la salute". Ché poi è ciò che conta... riservarsi tempo e spazio per prendersi cura di sé e di Chi ci è vicino, rubare anche solo qualche minuto per una preghiera, una breve sosta in una chiesetta che fa tanto "casa". Piccola, scarna, semplice ma proprio per questo tanto adatta a me... a Te che passi fugace e senti il bisogno improvviso di dare ristoro alla Mente e al Cuore pace.

mercoledì 26 aprile 2017

I PILASTRI DELLA SUPERSALUTE


E cominciamo con la consapevolezza di fare tutto ciò che serve per sentirsi bene, con se stessi e la realtà intorno, in completa pace interiore.
Praticare la "supersalute" è smettere di delegare agli altri il nostro bene più prezioso, e invece prenderci cura di noi stessi con "particolari farmaci" che danno risultati importanti.
Si tratta di farmaci non chimici, senza obbligo di ticket, e di facile assunzione da parte di tutti.
Corretta alimentazione, attività fisica, pensiero positivo e spiritualità, terapie integrate.
A trent'anni circa dalla emanazione della Carta di Ottawa viene ribadito come la promozione della salute è il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute (self care) e di migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere di spirito, mente, corpo e relazioni sociali. Un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di cambiare, per quanto gli sia possibile, l'ambiente circostante o di farvi fronte. La salute è quindi vista come una risorsa per la vita quotidiana e non come l'obiettivo del vivere.
La Vita è quindi... Equilibrio. Vivere bene vuol dire aver cura di mantenere stabile un certo benessere nella quotidianità, con un maggior senso di pienezza, grazie all'armonizzazione di momenti essenziali che vanno ad integrarsi a quelli comuni della normale routine. Ciò significa saper "ritagliare" uno spazio per sé. Per curare la propria persona, coltivare le amicizie, dedicarsi a qualcosa che piace (musica, pittura, letture, cinema, teatro...).
Teoricamente, e in pratica l'osservanza di poche regole benefiche sarebbe sufficiente per "mantenersi" in buona salute, ne consegue che se si riscontra qualche disturbo significa che qualcosa si è sbagliato. E mentre la "Medicina ufficiale" mira a curare il "sintomo", quella "Integrata" va a monte, ovvero all'origine del male e quindi si prodiga a curare eliminando o correggendo la causa. A questo scopo non servono farmaci chimici che andrebbero ad intossicare ulteriormente l'organismo.
Sia chiaro... le medicine servono, ma giuste e ben dosate, senza esagerare. Non sono la "panacea di tutti i mali".
Già nel giuramento di Ippocrate si legge...
"Prescriverò soltanto quei rimedi che secondo le mie forze e il mio discernimento, saranno di beneficio ai malati".
E in parte riepilogando, prima di proseguire diremo che...
La Salute è perfetto equilibrio psicofisico e sociale, sensazione di star bene nella propria pelle, conservazione della "Omeostasi ristretta", ovvero la tendenza dell'organismo di liberarsi delle "tossine" (virus, batteri, fattori di inquinamento), dalle quali ha origine l' "infiammazione silente sistemica", quindi tutti gli "accidenti" che minano la salute.
(continua...)

martedì 25 aprile 2017

QUANDO C'E' BISOGNO DI RACCOGLIERE LE IDEE


Come in questo momento, quando diversamente dal solito non farò immediatamente la sintesi dell'ultimo incontro del GAMA. Solo perché non è possibile. I "risvolti" dell'argomento sono stati tanti e tali da richiedere una pausa di... "raccoglimento" in tutti i sensi. Mettere insieme dati e nozioni, meditare sul proprio vissuto.
Credo che stasera ciascuno dei presenti l'abbia fatto, indifferentemente se sia stato malato o meno. Perché si parla tanto di "prevenzione", e subito viene detto che l'insorgenza di un cancro non è casuale, che un po' di cancro è in ognuno e se lo stile di vita non è appropriato prima o poi farà la sua comparsa.
Detta così la cosa, hai l'immediata sensazione di "viaggiare" su rotaie minate. Perché se la vita è un viaggio, la destinazione è sempre quella e non può cambiare, cambia invece il modo di arrivarci. In parte dipende da ognuno di Noi, ma non solo. Ci adopereremo per controllare e sgombrare la "linea" da ogni possibile minaccia, resterà però l'eventualità di un imprevisto esterno che comunque dovremo essere capaci di affrontare. E fuori metafora, lo chiameremo... cambiamento.
Bene... stasera si è parlato di Supersalute, Benessere, Equilibrio, Spiritualità. E per ogni "tema" di questi tante particolarità che hanno reso bene quanto sia complessa l'esistenza dell'uomo. Che non è solo Corpo e Mente ma pure Spirito, e la Vita intera deve avere come scopo lo stare bene in salute... ovvero l' "Omeostasi", l'equilibrio interno stabile e non l'assenza di malattia... e il benessere generale, per prepararsi nel migliore dei modi ed essere serenamente pronti al "salto quantico" finale. Il ritorno, che per i credenti sarà al "Creatore", e in senso laico... all' "Universo".
Ecco, ho cominciato a scrivere pensando di restare vaga e lontana dalla centralità dell'argomento, mi accorgo invece di aver fatto il "primo passo" per varcare la soglia. Per me è già un successo, sarà l'introduzione.
Sono contenta. Non sono in fase calante. Forse ero solo spaventata da quel "già noto" che ripetuto scuote sempre la coscienza, tendenzialmente sopita per proteggersi.

lunedì 24 aprile 2017

PSICOLOGIA DEL SERVIZIO


Quindi... quell'unica parola, "Volontari" dovrà riassumere in sé... Disponibili ed Altruisti, Formati ed Informati, e poi aggiungeremmo anche... Intuitivi.
Già, perché occorre essere bravi a capire Chi si ha di fronte, non solo la problematica del momento che lo riguarda e le eventuali reazioni, ma pure il temperamento e le peculiarità del carattere. Per non fare errori nell'approccio e poi continuare una buona "relazione di aiuto".
Si parlerà di "Psicologia del servizio", che si avvale in parte della "Fisiognomica", ovvero...
di quella disciplina pseudoscientifica che attraverso la fisionomia ed alcuni atteggiamenti espressivi intende dedurre i caratteri psicologici e le inclinazioni di una persona.
Ad ognuno perciò, considerate anche la situazione e possibilmente la storia, ci si porgerà in modo diverso, assecondando, incoraggiando e spronando... confortando. Con un'unica finalità... portare aiuto, accompagnare lungo un percorso non facile.
Ho potuto constatare anche in base alla mia esperienza che alla fine viene a delinearsi una tipologia di caratteri, ma sarà la pratica appassionata ed assidua del servizio a facilitare nel tempo il compito.
Sapremo così riconoscere il paziente di fondo ottimista, non diffidente che si racconta, ascolta e si ricarica di fiducia. E anche quello cauto che all'inizio si mostra scettico, perché convinto della concretezza delle proprie convinzioni, acculturato del problema che lo riguarda. Lucido e distaccato si racconterà, cercando di non mostrare debolezze. Ascolta con sufficienza, sorride più che altro per non deludere.
E incontreremo le pazienti del "gentil sesso". Alcune, ma sono poche, silenziose e quasi assenti. Altre che si "mascherano" di forza esagerata per non far intravedere la "minima paura", e parlano parlano fino a restare con un fil di voce. E tornano indietro nel tempo, fino ai ricordi più antichi... e lì capiremo che non vogliono restare da sole per distrarsi dal momento presente e non pensare al futuro.
Qualcosa che comunque accomuna i pazienti di entrambi i sessi, tranne qualche rarissima eccezione... è la "voglia di tenerezza", il bisogno di un "contatto fisico".
Un abbraccio, una mano stretta nella tua, anche solo un lieve tocco sulla guancia. Persino una carezza sulla testa "nuda".

domenica 23 aprile 2017

FORMATI ED INFORMATI


E non saranno sufficienti Disponibilità ed Altruismo, che pure sono qualità basilari, per diventare un bravo volontario. O meglio... fino agli inizi degli anni '80, bastavano pure, in aggiunta ad una buona dote di sensibilità, poi fu la Lega contro i Tumori di Milano ad istituire nel 1984 la Scuola di Formazione del Volontariato in Oncologia, mettendo a punto un modello formativo che è stato in seguito adottato da molte associazioni.
La Formazione del Volontario mira a riconoscere i limiti naturali della Persona, confermarne gli intenti, imparare ad agire nell'ambito di un contesto associativo mettendo a disposizione le proprie competenze in dote ed acquisite.
Si va così ad utilizzare la propria esperienza come stimolo alla crescita personale, emotiva, mentale e spirituale. Riconoscere sensazioni e fantasie di rifiuto per non soccombere ad esse. Riconoscere in sé sentimenti di impotenza e di incapacità per poterli accettare. Stimolare in sé la consapevolezza di essere in grado di contribuire positivamente. Favorire il conseguimento degli obiettivi della propria associazione. Comprendere i possibili significati e le funzioni della sofferenza nel malato e nell'uomo. Affrontare ed ascoltare il proprio timore della morte. Sperimentare appagamento e pace di fronte alla perdita, attribuendo significato al proprio operato. Riconoscere i propri pregiudizi per considerare l'Altro distinto da sé, che resta sempre e comunque degno di rispetto e speranza condivisa.
Un volontario dopo una seria formazione che lo porterà ad essere anche sufficientemente informato sui vari aspetti della patologia, i diritti dei pazienti, e i numerosi risvolti psicologici, sarà consapevole di evolvere mediante la propria esperienza, tollerante verso la frustrazione, sereno anche nelle situazioni difficili, presente nella compassione e condivisione pure di fronte all'impotenza. Infine... empatico ma distaccato, ovvero capace di farsi carico della sofferenza altrui restando lucido e presente a se stesso. Perché guai se così non fosse, sarebbe coinvolto a tal punto da fare danno generale, annullando il buon intento di partenza, mettendo a rischio pure in modo serio il proprio equilibrio.

sabato 22 aprile 2017

DISPONIBILI... ALTRUISTI...


In un'unica parola... Volontari.
Con il sesto appuntamento si è concluso oggi il corso per volontari. Un riepilogo generale con la definizione della figura del volontario. Colui che generosamente offre la propria disponibilità per incontrare la "persona" nella dimensione più squisitamente umana e più intima.
Gratuitamente dona una parte del Suo tempo e delle energie per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici, e con amore e dedizione contribuisce alla realizzazione di un mirabile progetto in un ambito associativo.
Caratteristiche del Volontario sono... Disponibilità, Altruismo, Gratuità. Gratuità in senso lato. Ovvero si opera consapevoli di poter non essere ringraziati, a volte addirittura rifiutati. E questo senza che sia causa demotivante, perché dell'Altro va considerata e rispettata la condizione di massima fragilità.
Le attitudini richieste per svolgere volontariato sono... slancio umanitario, equilibrio psicofisico, buona preparazione generale e "surplus" di energie e calore umano. Tutte qualità che oggi veramente sono difficili da riscontrare in un'unica persona, eppure quelle poche "virtuose", forse "ago nel pagliaio", riescono a compensare la carenza dando il massimo di sé.
Il Volontario può definirsi il "professionista della sensibilità e delle emozioni". Il Suo compito è complesso e delicato, perché è un modo di porsi che implica canali espressivi diversi per la situazione emozionale su cui agisce. Egli aiuta l'individuo e la famiglia a conservare un equilibrio psicologico, migliorando i processi di adattamento.
E' chiaro che non tutti i volontari coprono lo stesso ruolo o sono impiegati per la stessa finalità.
Alcuni si impegnano per la raccolta fondi associativi, altri nell'attività di segreteria, e per la comunicazione. I volontari poi, adeguatamente formati, si recano nei reparti di Oncologia Medica o al domicilio del paziente per fornire supporto e aiuto al malato e alla famiglia.
Prima di parlare di "Formazione" nel dettaglio, ci piace concludere questa parte generale con una citazione di Albert Einstein...
"Il Volontario è un portatore di aiuto che sa comunicare superando i limiti del linguaggio verbale , dimostrando disponibilità, accoglienza ed affetto".

venerdì 21 aprile 2017

MOMENTI DI CRESCITA


Stamattina, lungo il corridoio...
Ma dimmi, che succede? Chi ti fa arrabbiare...?
Ed io, meravigliata... Nessuno. Perché?
Non so, quando leggo i Tuoi pensieri percepisco qualcosa che non va, quasi un disagio o un conflitto, magari dei contrasti.
Ma no... replico... riflessioni su dinamiche familiari.
Meno male, cominciavo ad essere preoccupata.
E' stata la risposta conclusiva dell'interlocutrice che non incontravo da tempo, e dopo siamo passate ad altro, al solito. Il più importante.
Poi c'ho ripensato. Caspita, mi sono detta, dovrò darmi davvero una regolata. Forse sono troppo diretta, sincera con me stessa... non sarà meglio sfoltire parte di quelle emozioni, valutarle e se è il caso pure ometterle?
E intanto nel pomeriggio sono passata ad altro, a ciò che qualcuno a me assai vicino definisce la "vita reale". Ho rassettato, rigovernato, sistemato qualche cassetto. Una "vita reale" meccanicamente vissuta. Probabile che domani manco ricordi ciò che ho fatto il giorno prima. Sonnolenza latente, entusiasmo calante. Ma è la vita reale, e non puoi far finta di niente, e il bello è che non riguarda solo Te, e di questo ti senti inesorabilmente responsabile.
A sera, dopo l'ultimo "paragrafo" di quotidiana vita reale, trovo un messaggio di un'Amica della "realtà virtuale" nella chat privata...
Come stai? Leggo tra le righe qualcosa che non so?
Ancora, e nello stesso giorno... penso. Allora è grave ciò che traspare. Ma come posso far comprendere quanto sia difficile "regolare" l'onda delle emozioni? Non esiste timer o termostato per l'animo che sente, ma solo una "valvola di sfogo". Ed è solo grazie ad essa che si può andare avanti, con profonda consapevolezza e mantenendo l'equilibrio sul percorso a più incroci della vita.
Quindi nulla di veramente drammatico, forse solamente serio per me che vivo seriamente il "sentire".
Perciò... alla fine avrò tranquillizzato Chi legge? Chissà...

giovedì 20 aprile 2017

PERCHE' NON MI ARRENDERO' MAI


No. Non sto tornando in campo, in trincea o prima linea come si suol dire. E' ché sto acquisendo la consapevolezza di dover combattere sempre, perché la vita è di per sé una lotta che non finisce mai.
E non mi sento vittima per questo, ma carica di responsabilità e piena di ardore nel condurre la mia battaglia. Quotidiana, familiare, con me stessa che a volte si incaponisce e si dissocia e se ne va per altre vie. Quasi a voler arrendersi, per sfiducia, perché non si sente capita, e invece basterebbe che rientrasse in sé... per tornare a me. E tutto sarebbe risolto, come sempre è stato da sette anni a questa parte.
Che bei "giri di parole"... è la vena poetica, recente scoperta, che ogni tanto viene fuori, soprattutto quando il buon senso impone riservatezza nel trattare i sentimenti.
Anche questa è strategia per continuare, tenere a bada quella "scimmia sulle spalle" che alita sul collo, e a tratti preme e spinge per far crollare. Anche non direttamente, magari sbeffeggiando Chi è con Te, o è parte di Te.
Così, con poche righe molto spesso "ermetiche" trovo sfogo, e mi sento al sicuro. Svuoto l'anima e intanto non faccio male ad alcuno.
E il tempo passa e la condizione che fu appare sempre più lontana, e la situazione attuale è un sogno ad occhi aperti che dà ancora più valore alla realtà.
Sì, penso proprio che i colori della vita non siano tinte definite, esistono le sfumature, le tonalità che rendono ogni suo aspetto meno drammatico e molto più accettabile. La vita è bella anche per questo, stimola sempre a guardarsi intorno, a guardarsi dentro. E s'impara tanto, e non esiste più la paura, l'isolamento e avvicinarsi agli altri diventa la cosa più naturale e facile al mondo. Quante persone, infatti ho conosciuto e quante via via ne conosco
Non semplici conoscenze fugaci ma vere e proprie relazioni umane per cui mi sento partecipe in tutto, ansie, gioie e purtroppo delusioni. Non so, non posso farne a meno, non riesco ad essere completamente distante, anche se, per fortuna, mi riconosco una forza nuova che mi protegge dal pessimismo.
Tutto va come deve andare, quante volte me lo ripeto... e non può essere diversamente né si può contrastare, però assecondare, questo si può.. assecondare la propria strada e quella di Chi ci appartiene, rendendola piana, agevole sì che sia facile percorrerla.
Scovare sempre il rovescio "positivo" di ogni medaglia, adattarsi alla situazione, che non vuol dire arrendersi ma combattere con le armi di uno stratega. Calma ed intelligenza.
Nella mia battaglia di strategie ne ho adottate tante, anche guardarmi allo specchio in un certo modo lo è sempre stato. Ed è allora, nel mio sguardo anche quando sono contrariata e nel sorriso che mi impongo sempre e comunque, che ritrovo la fiducia e la forza per non arrendermi.

mercoledì 19 aprile 2017

SILENZIO SURREALE


Partite figlia e cagnolina in casa è tornato il silenzio. Stavolta mi pesa di più, perché sa di assenza, mancanza, forzatura di qualcosa che non avrebbe dovuto essere.
Paradossalmente a volte preferirei che mia figlia non tornasse, per risparmiarmi il sofferto disagio del distacco.
Sono stati solo quattro giorni, ma vissuti con tale e tanta intensità, da aver perso il conto. Pare passato un mese intero.
Tra l'abbaiare e i guaiti dei due cani, l'apri-chiudi di porte in successione per evitare i duelli frontali, e poi... i Nostri consueti confronti e gli "scatti" finali, non si può affatto dire che il tempo sembrava non passasse mai, anche se in quel mentre si auspicava una sua rincorsa che ci portasse al termine. O alla meta post festiva, alla tranquillità.
Ma io, proprio io tutto questo non l'ho pensato più di tanto, perciò mi pesa di più.
Dopo tanto caos, parlare ad oltranza, lamentarsi... mamma, c'è un silenzio surreale.
Mio figlio con questa affermazione mentre eravamo a pranzo, scioglieva le Sue riserve nel parlare... dopo quattro giorni tornava a formulare pensieri e richieste di senso compiuto.
Silenzio surreale, diceva... ed era proprio tale. In una dimensione che supera quella del reale, capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche. Come se il passato non fosse stato e non si intendesse lasciar immaginare cosa sarà in futuro. Praticamente e inspiegabilmente... un sogno.
Dopo pranzo poi, quando sono rimasta da sola a rigovernare, ho provato una "mescolanza" di sensazioni.
Tristezza e nostalgia, un peso sull'anima che si traduceva in un vuoto allo stomaco. E solo ieri invece avevo riportato la dolcezza di certi ricordi...
Non è sempre facile adeguarsi ai cambiamenti che il trascorrere del tempo comporta. Invecchi e desideri avvolgerti di "lento silenzio" per rivivere quei ricordi di vivace gioventù. E poi, sempre perché invecchi, all'improvviso ti senti solo quando il silenzio è così lento, da farti sentire proiettato già troppo in là. Anche oltre il sogno.

martedì 18 aprile 2017

E PASSO' ANCHE QUELLA DOMENICA DI PASQUA...


Ed arrivò il lunedì dell'Angelo, ora come allora.
Una giornata intera trascorsa in casa a fare ciò che è il mio solito. Per me è meglio così, soprattutto in questa festa.
Sono ormai sette anni che il lunedì dell'Angelo passa via come un giorno qualsiasi per mia libera scelta. L'ultima volta che misi il naso fuori per fare qualcosa di diverso che mi distraesse dal momento particolare, sbagliai in pieno, di conseguenza me ne tornai a testa bassa e con uno stato d'animo peggiore che alla partenza. Non dimenticherò mai tra i miei ricordi quella Pasquetta...
Si era programmato di andare fuori ed io inizialmente ne ero stata entusiasta, avrei trascorso quell'ultimo giorno di "libertà", lontana dal solito scenario, con i miei familiari e senza pensieri tristi.
Meno uno, invece mi dissi quella mattina aprendo gli occhi e l'entusiasmo svanì...
Già, perché il giorno dopo avrei cominciato con la chemio e l'ansia del "non noto" gravava su di me come il cielo cupo e grigio del momento. Conoscendomi sarebbe stato meglio restare a casa, invece mi lasciai trascinare e poi mi sentii completamente estranea, avulsa da un contesto già triste per sé.
Tesa come una corda di violino, nervosa litigai quasi con tutti, invidiando quella loro precisa condizione. Essere coinvolti fino ad un certo punto. In quel momento percepivo così la cosa, sbagliando. Perché quando la malattia fa il suo "prepotente ingresso", entra in una famiglia con "tutte le scarpe", non risparmiando nessuno.
Invidia... un sentimento che prima non avevo conosciuto. Sarebbe stato meglio che fossi rimasta a casa.
Da allora perciò... Pasquetta rigorosamente in casa, a sfaccendare e cucinare, leggere tanto... scrivere un po'. Quest'anno pure a fare da paciere tra due cagnoline insofferenti, una nota diversa e colorita. E poi riflettere e ricordare... andare ancora più indietro nel tempo, ad esempio 36 anni fa...
Una scampagnata in un boschetto ed io col pancione sempre seduta su una sdraio a non fare niente se non guardare in su e sognare Chi di là a un mese avrei stretto tra le braccia. Ogni tanto sentivo il cuore in gola per il timore, pure l'ansia, in realtà era solo trepidare per l'aspettativa di un evento che si sapeva comunque lieto.
E l'anno dopo... stesso boschetto, niente pancione ma un passeggino con una bimba "troppo seria" e pigra che a quasi un anno non voleva assolutamente muovere i primi passi.
Ricordo come fosse ora... i miei tentativi che si concludevano con lo sfinimento, la preoccupazione che fosse altro e non pigrizia. Ma era bello ugualmente, sentivo dentro un'energia inesauribile, avrei avuto tempo, tanto tempo per riprovare... pensavo... una vita intera e perdevo di vista che intanto la bimba sarebbe cresciuta, e poi?...
Beh, il poi l'abbiamo vissuto man mano, le aspettative, compatibilmente con le tappe di crescita, sono rimaste più o meno le stesse, ma ahimè più spesso disattese perché il tempo si accorcia, e se non si impara a sfruttare il buono anche minimo che mai manca, le delusioni aumentano e l'insoddisfazione pure. Questo io l'ho capito a mie spese, peccato non riuscire a renderne pienamente l'idea, convincere Chi dovrebbe farsene una ragione.
Ma tant'è, ripensandoci... rivedo anche "me" a quel tempo completamente fuori dal senso della realtà sia pure in modo diverso.
Forse a trent'anni è normale... sei sano, ti senti forte, presuntuosamente capace o ingiustamente incapace di gestire qualsiasi situazione, come dipendesse completamente da Te. Senza tener conto dell'imprevedibile.
Guardi avanti sempre, la strada è lunga, praticamente infinita... eppure hai fretta di arrivare.
Solo molto tempo dopo imparerai ad apprezzare tante piccole gioie, come il giorno dopo Pasqua, un lunedì qualunque che saprai rendere speciale.

lunedì 17 aprile 2017

LE ESPRESSIONI CHE RITORNANO


... così come i ricordi. Già, per me è inevitabile pensarci perché i capitoli più significativi della mia recente storia decisero da sé che fossero ambientati in questo stesso periodo. La diagnosi in Quaresima, l'intervento di ricostruzione nella settimana dopo Pasqua. In entrambi i casi fu "resurrezione" da ricordare. Mentre il tempo pareva incerto come la mia situazione, la pioggia faceva la sua comparsa a tratti e le lacrime ne approfittavano per scendere e rigarmi il volto non viste. Una pioggia che non bagna, perché propizia e salvifica.
E in quell'aprile di cinque anni fa mi capitò sotto gli occhi una poesia da me fortemente sentita e poi condivisa...
Verdi i cespugli
nel giardino a Pasqua
mentre i pioppi attendono
vicino all'acqua.
Là una nuvola
si vuole affrettare,
qui un'altra, bianca,
vuole indugiare.
- Bertolt Brecht -
... cui seguì un mio commento che parve essere una lirica. Stasera, rileggendo c'ho visto un mio primo "tentativo" di libero poetare. Segno di "rinascita"... chissà?!
Le nuvole che passano per il cielo di Pasqua non possono essere di minaccia, non portano pioggia o è pioggia che "non bagna". C'è rinascita nell'aria... bisogna solo aspettare.
Sentivo forte il desiderio di tornare a vivere, anzi di "nuova vita" che della precedente avesse solo il fluire del tempo, l'alternarsi dei giorni. Dopo la penombra di un'esistenza vissuta a metà e il buio della malattia, scorgevo una luce, ne intuivo la forza. non dovevo lasciar passare quel momento favorevole, perdere un'opportunità.
Oggi durante la celebrazione della Messa di Pasqua ho percepito delle sensazioni simili, in alcuni momenti mi sono anche emozionata, così come capita di fronte ad una vita che nasce.
Il celebrante al momento dell' Eucarestia ha invitato tutti a farsi avanti, anche quelli che si sentivano impossibilitati, non degni di "prendere il Pane". Portandosi con le braccia incrociate sul petto avrebbero dato segno della loro condizione e del desiderio di essere comunque almeno benedetti perché intenzionati ad "andare verso il Pane". Stasera Tutti dovevano andare via "rinnovati". Perché Cristo non è di certo venuto invano, e la storia della Sua morte e resurrezione non è una favola.
Rappresenta invece la "buona novella" che non si muore mai davvero, se porti sorriso, offri una mano, sei disposto a fare uno o più passi indietro per amore di pace e annullamento di ogni conflitto, anche il più piccolo e insignificante.
Così vedrai la Luce e in essa crederai. Se credi, imparerai ad amare incondizionatamente. E solo amando, risorgerai. A poco a poco, a nuova vita ogni giorno.

domenica 16 aprile 2017

PICCOLA PULCE E OCCHI DOLCI ZEN


Una nota leggera sul finire di questa giornata, Sabato Santo... vigilia di Pasqua. Quasi una favola in divenire perché non ancora conclusa, un racconto divertente. Una sorpresa in un immaginario uovo di cioccolata.
Un giorno di questi giorni, a casa che poi altra non è che la mia casa, tornava per trascorrere le vacanze pasquali mia figlia. Nulla di nuovo e niente di speciale, se non che veniva accompagnata da un'adorabile cagnolina di quasi due anni, Bijou. Al corrente Tutti, eppure questo nuovo arrivo non ha escluso nessuno dall'effetto sorpresa.
Già, perché a casa l'attendeva al varco... nel vero senso della parola... la "pulce" Beauty, la Nostra chihuahua. Sapevamo che qualcosa poteva succedere, certamente sarebbe accaduto, mai avremmo immaginato che cosa. Due ore ininterrotte, dico... ininterrotte di un abbaiare continuo con picchi di acuto a non so quanti decibel, il cui effetto sui poveri timpani era simile a quello prodotto dall' insinuarsi penetrante di uno spillo. Una pulce con la pertosse.
La dolce Bijou, consapevole che il ruolo di ospite non le consentiva di andare oltre il dovuto, la guardava mortificata quasi a voler dire... guarda che io non volevo portare disturbo, son capitata qui per caso, mi ci ha portato lei...
E guardava coi suoi occhi dolci la padroncina, cui la pulce non risparmiava mostrare i denti... Traditrice ingrata, dopo tutte le leccate che ti ho elargito, venirtene con questa impostora...
Ed ancora rincarava la dose, e la guardava torva, e la rincorreva fin sotto il letto, scordando di essere tre volte più piccola, appunto una pulce. Faceva la voce grossa contro una sua simile di specie, chiaramente dedita alla meditazione. Dallo sguardo sognante e i movimenti lenti, tranne che nel momento del darsela a... zampe levate.
Dopo qualche giorno la situazione cambiava ma non troppo. Divisione degli spazi in modo non equo, trasformati in aree protette da porte chiuse e sorvegliate a vista. Se proprio costretta per ragioni logistiche, la Pulce accettava la vista di Occhi dolci Zen, purché fosse lei e lei sola a mantenere la supremazia. Dall'alto tra le braccia di uno di Noi, a guardare la vile usurpatrice plebea dalla spicciola filosofia orientale. Mai allo stesso livello, al suo cospetto raramente, e sempre relegata in quell'esiguo spazio che generosamente le era stato assegnato. Con la speranza che si levasse dalle zampe al più presto.

sabato 15 aprile 2017

UN INSOLITO SILENZIO


Per la prima volta sono mancati i miei pensieri prima di andare. Molti l'avranno notato, qualcuno sarà rimasto stupito, magari pure preoccupato. Nulla di grave, solo un' "overdose emotiva", un carico di emozioni che ha portato ad un "deficit" di parole, sia ben chiaro non di pensieri, ché quelli sono sempre tanti... solo di parole. E poi tanta stanchezza, e fatti che hanno "squilibrato" la tranquilla e pacifica routine quotidiana.
I cambiamenti sconvolgono sempre, e sembrerà strano, quelli piccoli e non decisivi per l'esistenza sono i più fastidiosi. Ma tant'è, così la scorsa notte a malincuore ho spento tutto senza scrivere un rigo, con il magone per una discussione fuori luogo e tempo, e la speranza che comunque oggi sarebbe andata meglio. E per la verità un po' meglio è stato, anche se il programma per questo venerdì santo è saltato, come pure il mio turno all'ospedale. Non me la sono sentita, avevo dormito poco, avuto qualche malessere, e stamane andavo di rimuginio. Non era cosa. Tengo molto a mostrare con costanza il mio lato migliore a Chi ha di serio da pensare, e oggi forse sarei stata disattenta o poco presente, con il volto teso, insomma avrei potuto persino fare danno, no... meglio restare a casa.
Nel primo pomeriggio avrei dovuto partecipare anche alla Via Crucis per i reparti in ospedale, mi era stato chiesto di preparare la meditazione per la XII stazione, l'ho fatto ma poi la persona che l'ha letta non sono stata io. Il buio cui si fa riferimento in quel punto del culmine della Passione di Cristo, pareva avermi preso la mente, la coscienza e persino il fisico con tanti acciacchi e malanni chiamati a raccolta per una momentanea caduta di positività. Ma la sofferenza, il dolore, la coscienza ottenebrata non sono per sempre, e al buio sempre e per sempre seguirà la luce.
E nel mio piccolo pure, un lumicino è tornato, stasera coi miei pochi pensieri.

venerdì 14 aprile 2017

A TRAMA LARGA



Storie nelle storie, partendo dalla mia che col trascorrere del tempo prende il "colore" definito della trama di fondo. Come la tela su cui si susseguono seguendo un disegno preciso i  punti a croce.
Ho deciso che a breve troverò il tempo di mettere insieme questi scritti per farne "qualcosa da leggere". Non sarà un romanzo né tanto meno un'autobiografia, ma un' "Emozione in crescita", perché non solo mia. Il racconto di esperienze di vita, osservate con lo sguardo del Cuore, non solo il mio.
Non me lo ricordavo quasi più, forse per quei 5 anni 5 che sono passati con la mia "novella". Probabilmente sarà questo pure, per un ricordo del genere il tempo di "sopravvivenza", chissà... certe scoperte le fai solo, paradossalmente... vivendo.
La "novella"... qualcuno lo ricorderà, così avevo soprannominato la mia nuova mammella, per addolcire la delusione di quel momento e anche un po' la sofferenza. Oggi reputo entrambe poca cosa, e in effetti è così, va tutto benissimo come allora, però a quel traguardo ero arrivata con tale fatica da riporre eccessiva aspettativa e perdere di vista realtà e verità. Che sarei stata diversa... e questa era la realtà, e non necessariamente in peggio, avrei dovuto solo imparare a capirlo e a riconoscermi. E questa è la verità.
Il 13 aprile 2012, dopo 22 mesi di espansore, 6 mesi di insistenti richieste, e preghiere al buon Dio ché la benedetta lista di attesa si accorciasse miracolosamente, per me ci fu l'intervento di ricostruzione. E dal giorno dopo iniziò il tempo solo "mio".
Per Alcuni ormai era stato fatto ciò che si doveva, per Altri ancora l' "avventura" poteva dirsi conclusa. Punto. Bisognava dimenticare.
Ma IO quel punto non l'ho messo mai. Non volevo ma neanche potevo. Meglio una virgola, per continuare. A modo mio.
Storie nelle storie, partendo dalla mia che col trascorrere del tempo prende il "colore" definito della trama di fondo. Come la tela su cui si susseguono seguendo un disegno preciso i  punti a croce.
Ho deciso che a breve troverò il tempo di mettere insieme questi scritti per farne "qualcosa da leggere". Non sarà un romanzo né tanto meno un'autobiografia, ma un' "Emozione in crescita", perché non solo mia. Il racconto di esperienze di vita, osservate con lo sguardo del Cuore, non solo il mio.
Non me lo ricordavo quasi più, forse per quei 5 anni 5 che sono passati con la mia "novella". Probabilmente sarà questo pure, per un ricordo del genere il tempo di "sopravvivenza", chissà... certe scoperte le fai solo, paradossalmente... vivendo.
La "novella"... qualcuno lo ricorderà, così avevo soprannominato la mia nuova mammella, per addolcire la delusione di quel momento e anche un po' la sofferenza. Oggi reputo entrambe poca cosa, e in effetti è così, va tutto benissimo come allora, però a quel traguardo ero arrivata con tale fatica da riporre eccessiva aspettativa e perdere di vista realtà e verità. Che sarei stata diversa... e questa era la realtà, e non necessariamente in peggio, avrei dovuto solo imparare a capirlo e a riconoscermi. E questa è la verità.
Il 13 aprile 2012, dopo 22 mesi di espansore, 6 mesi di insistenti richieste, e preghiere al buon Dio ché la benedetta lista di attesa si accorciasse miracolosamente, per me ci fu l'intervento di ricostruzione. E dal giorno dopo iniziò il tempo solo "mio".
Per Alcuni ormai era stato fatto ciò che si doveva, per Altri ancora l' "avventura" poteva dirsi conclusa. Punto. Bisognava dimenticare.
Ma IO quel punto non l'ho messo mai. Non volevo ma neanche potevo. Meglio una virgola, per continuare. A modo mio.

mercoledì 12 aprile 2017

NON C'E' POSSIBILITA' DI SCELTA


Eppure se dovessi scegliere, ancora e sempre non sarebbe che questo. Perché della mia nuova vita è la cosa più valida, fa bene a me e non solo, regala consapevolezza in divenire, e soprattutto fa dimenticare ciò che di inutile o sbagliato ho fatto in passato.
E' come un "percorso formativo" a più livelli. Si comincia dai rudimenti e... non si finisce mai. Dallo "studio" di se stessi all'"analisi" delle emozioni proprie in un contesto più ampio.
Non si finisce mai. E' vero. Ogni volta che sono tirata in ballo me ne rendo conto. Prove più difficili per "opportunità" altrettanto grandi. Di crescita fisica ed interiore, perché divento forte e resistente ma pure profonda e schiva. Tengo per me ciò che provo, come tesoro.
So di non essere compresa in pieno da Chi non ha lo stesso vissuto mio, anche se in quel tempo abbiamo condiviso i giorni, in parte le ansie. Ora i ricordi più vivi restano solo miei, mi brucia ancora la carne, il cuore batte all'impazzata, le lacrime tradiscono il resto della sofferenza, sbiadita solamente ma indelebile al pari di una cicatrice.
No. Non sono triste stasera. I miei pensieri sono il resoconto di una giornata forte, al termine della quale mi ritrovo esausta come avessi sostenuto un esame a cui tenevo in modo particolare, parzialmente soddisfatta e con qualche dubbio. Dovrò migliorare. Poi mi tornano quegli abbracci stretti donati a me con un sorriso. Dovevano essere un grazie, in realtà sono stati messaggio di speranza, un incoraggiamento per continuare a crederci. Potercela fare fino alla fine, motivare Altri a farcela senza aspettare la "fine".
Poco fa ci ripensavo... deve esserci per forza Qualcuno che muove Tutto e Tutti, per un disegno infinitamente grande. Altrimenti oggi non sarei stata lì, su per quelle scale e in quella stanza ad accogliere gli abbracci più belli. Non mi sarei ritrovata senza volerlo a guardare ciò di cui mai sarei stata capace, a stringere una mano talmente forte da farsi male.
Eppure se dovessi scegliere, ancora e sempre non sarebbe che questo. Perché della mia nuova vita è la cosa più valida, fa bene a me e non solo, regala consapevolezza in divenire, e soprattutto fa dimenticare ciò che di inutile o sbagliato ho fatto in passato.
E' come un "percorso formativo" a più livelli. Si comincia dai rudimenti e... non si finisce mai. Dallo "studio" di se stessi all'"analisi" delle emozioni proprie in un contesto più ampio.
Non si finisce mai. E' vero. Ogni volta che sono tirata in ballo me ne rendo conto. Prove più difficili per "opportunità" altrettanto grandi. Di crescita fisica ed interiore, perché divento forte e resistente ma pure profonda e schiva. Tengo per me ciò che provo, come tesoro.
So di non essere compresa in pieno da Chi non ha lo stesso vissuto mio, anche se in quel tempo abbiamo condiviso i giorni, in parte le ansie. Ora i ricordi più vivi restano solo miei, mi brucia ancora la carne, il cuore batte all'impazzata, le lacrime tradiscono il resto della sofferenza, sbiadita solamente ma indelebile al pari di una cicatrice.
No. Non sono triste stasera. I miei pensieri sono il resoconto di una giornata forte, al termine della quale mi ritrovo esausta come avessi sostenuto un esame a cui tenevo in modo particolare, parzialmente soddisfatta e con qualche dubbio. Dovrò migliorare. Poi mi tornano quegli abbracci stretti donati a me con un sorriso. Dovevano essere un grazie, in realtà sono stati messaggio di speranza, un incoraggiamento per continuare a crederci. Potercela fare fino alla fine, motivare Altri a farcela senza aspettare la "fine".
Poco fa ci ripensavo... deve esserci per forza Qualcuno che muove Tutto e Tutti, per un disegno infinitamente grande. Altrimenti oggi non sarei stata lì, su per quelle scale e in quella stanza ad accogliere gli abbracci più belli. Non mi sarei ritrovata senza volerlo a guardare ciò di cui mai sarei stata capace, a stringere una mano talmente forte da farsi male.

martedì 11 aprile 2017

SERENI E RASSERENANTI




Si può ben immaginare come sia importante in una relazione di aiuto la comunicazione che possa essere anche terapeutica. Essa dipenderà da fattori generali e specifici.
L'ambiente deve essere accogliente e non freddo e asettico. Il paziente, superati i vari momenti di ansia, paura e a volte anche di prostrazione, ritrova un certo equilibrio se Chi ha di fronte si mostra sereno e rassicurante.
Importante è la "continuità relazionale" che fa nel tempo il rapporto amichevole, confidenziale. Non è raro che un paziente riesca a dire tutto ciò che lo opprime ad un volontario che sa prestargli ascolto, piuttosto che ad un familiare. La condivisione anche di ricordi tristi male elaborati gli favorirà il superamento sia pure parziale della sofferenza che vive.
Il volontario quindi sarà sempre disponibile all'ascolto e partecipe in silenzio. Mostrerà di comprendere, incoraggerà con piccoli gesti come una stretta di mano o una carezza sui capelli. E poi poche domande, discrete ed attinenti.
La risposta ad un tale comportamento del tutto corretto arriverà dal paziente tramite alcuni stili di "coping" (l'insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare le situazioni potenzialmente stressanti). Rassegnazione e fatalismo, riversare la colpa su qualcuno o qualcosa, tentativo di distrarsi, condividere e pensare ad altro, affidarsi con fiducia ad una persona e seguirne i consigli.
La qualità e l'efficacia del servizio è determinato prima che dal rapporto del singolo volontario- paziente, dai rapporti multidisciplinari e multidirezionali che si sviluppano in una organizzazione.
Lo scopo finale è quello di conservare o tendere a recuperare in ogni momento l'integrità globale della persona.
Il volontario è in una situazione di privilegio per esercitare una sorta di supporto nei confronti del paziente dal momento che ha il compito di soddisfare i suoi fondamentali bisogni che lo riportano alla condizione di normalità precedente alla malattia. Quindi all'equilibrio e alla serenità.
Chi si impegna nella relazione di aiuto sarà perciò sereno e rasserenante, equilibrato e capace di "svuotare" mente e cuore di ogni preoccupazione e affanno. I Suoi punti di forza saranno la determinazione e la costanza mai toccate dallo scoramento e dalla sfiducia, e se qualche volta il timore di non essere all'altezza e la paura di non farcela prenderanno, dovrà essere abile a trasformarli in punti di forza. Come...?
Mettendosi nei panni dell'Altro, immaginando la stessa sofferenza, chiedendosi poi... che cosa vorrei per essere quasi felice nell'infelicità di un momento?

lunedì 10 aprile 2017

VOGLIA DI LEGGEREZZA


Ho aspettato questo fine settimana con ansia. Sentivo stranamente il bisogno di chiudermi "a riccio", non proprio isolarmi, piuttosto concedermi lo spazio giusto per raccogliere le idee. Tante e varie, come del resto i sentimenti di questi ultimi dieci giorni. Non mi ripeterò, dirò solo che mi pareva essere reduce da una maratona che è stata pure una corsa ad ostacoli, durante la quale ho cercato di evitare i fossi. Bella impresa. Ma è così quando ti metti in sfida con Te stesso. Scendi in campo e non devi accusare stanchezza. O almeno non darla a vedere, e l'unico modo è obbligarti a delle pause, mentali. Necessarie per tornare a... guardare fino in fondo, non scorgere o solamente vedere.
Il fine settimana che culminava nella Domenica delle Palme, una giornata che... per credenti e non... parla di pace. E volano colombe con ramoscelli di ulivo nel becco, e sembra "parodia grottesca" di una realtà che quasi non si sogna più, eppure fa bene pensarle ancora così, leggere e pacificatrici. Un peso che si porta dentro pare alleggerirsi. Con questa bella sensazione ho incominciato la mia giornata, mi ero riservata di sbrigare qualche faccenda rimandata da tempo a causa di impegni, quindi avevo bisogno di serenità che mi caricasse di forza. Poi avrei voluto ritagliarmi un po' di tempo per scrivere qualcosa di speciale. Nulla di straordinario, anzi... solo qualche riga in semplicità, una specie di "oasi" dopo aver fatto il deserto. Quindi avrei potuto riprendere il cammino.
Altre volte ho parlato di quella che chiamerò sinteticamente, la "tecnica dell'armadio". Quando ho mente e animo in disordine, con pensieri e sentimenti che si accavallano tanto da non distinguere gli uni dagli altri, e non capire il senso dei primi e la veridicità delle emozioni, allora svuoto il mio armadio, ma proprio completamente e comincio a mettere ordine. E' un ottimo "distrattore mentale", mi costringe a venire fuori dal turbinio che si è creato, e rilassata... mi rinnovo.
Così ho tirato fuori... tanto col cambio di stagione quasi ci siamo... molta leggerezza. Ho indossato vecchi capi che non ricordavo più, parevano nuvole. Mi sono guardata allo specchio e mi sono piaciuta, e di riflesso in riflesso ho sorriso. E' stato tempo giusto speso bene per me.
E vecchi pensieri tra gli altri confusi, provati ad occhi chiusi e... straordinariamente leggeri.

domenica 9 aprile 2017

GLI ANGELI TI SFIORANO


Ricordo soprattutto in periodi determinati quello che mi fu detto un giorno.
Quando cadono le foglie... quando gli alberi e le piante mettono i fiori.
C'è quasi una teoria precisa a riguardo, forse supportata dalle statistiche, in autunno e primavera è maggiore il numero di decessi per tumore. Restai colpita da questa cosa, a tal punto che vivo le due stagioni con un pathos particolare. Sperando che statistica e teoria vengano sbugiardate ogni volta. Purtroppo non è così, ma poi in effetti si muore in ogni periodo dell'anno e per cause diverse, quindi alla fine supero la mia "piccola angoscia" lo stesso, e vado avanti come in realtà si deve sempre, con la forza della mente.
E per fortuna che c'è, questa forza anche se a volte è dura davvero accettare delle "perdite importanti", perché quasi di colpo realizzi che lì in mezzo ci sei per un verso, ci potresti essere per l'altro, e ti prende una morsa allo stomaco, e ti si annebbia il cervello. E poi c'è il sentimento, l'affezione che lega persone accomunate dalla sorte, insomma... si va in panne. E bisogna reagire, per non finire sulla "sedia a dondolo" dell'ansia, e anche per dare un senso a ciò che si è vissuto, e alle amicizie o semplici conoscenze che hanno segnato un periodo della vita.
Quest'ultima settimana per me è stata "tragica". In sei giorni sono volate via due Amiche, giovani e fortissime di animo, ammetto che sono rimasta profondamente turbata per il dolore.
La prima, Daniela... la conoscevo di persona, la seguivo quasi giornalmente. La seconda, Vanessa era una conoscenza virtuale, ma anche con Lei si era stabilita una bella relazione di mutuo aiuto. Si, perché anche se per me il percorso è al momento lineare e senza scossoni di rilievo, attingevo tanto dalla Sua forza. Vanessa... così forte e tanto sfortunata.
Dicevo... la Nostra era un' "amicizia virtuale", ci "messaggiavamo" spesso, negli ultimi tempi ogni giorno. Tranne negli ultimissimi. Io scrivevo e non ricevevo risposta, ma continuavo perché credevo potesse servire lo stesso, un po' come si fa con Chi è in coma. Si continua a parlargli per non interrompere il "legame", soprattutto con la Vita.
Una sera però, era fine gennaio, squillò il telefono. Era Lei... la prima volta che sentivo la Sua voce. Un po' rotta dal pianto, ridente a tratti. Aveva avuto una discussione in famiglia, si sentiva sola, incompresa, demotivata. Riversò un dolente fiume di parole.
Sono stanca, tanto stanca... ma ce la faremo, vero... Maria? Io ci credo, sai... gioia mia...
Gioia mia... così mi chiamava, e diceva che le trasmettevo tanta forza e mi ringraziava e mi chiedeva di continuare a farlo, perché ne aveva bisogno. Lei. E non si rendeva conto di ricaricare me in quel momento come in altri. Anche adesso che non c'è più, mentre continuo a guardare quel video che ha lasciato a Chi le voleva bene.
Vanessa, come Daniela, è andata via dopo aver segnato nel profondo tanti di Noi.
Perché è così. Gli Angeli ti sfiorano, e poi... volano via.

sabato 8 aprile 2017

SERENI E RASSERENANTI


Di questo quinto appuntamento con il corso per volontari prenderò ad insegnamento e non solo, pure come ricchezza personale, l'espressione... sereni e rasserenanti. Già perché rappresenta in sintesi come devono essere dei volontari consapevoli, che non si improvvisano, tengono a formarsi, e poi si confrontano per primi con se stessi. Ove sono carenti, si impegnano a colmare. Quando cadono in errore, si correggono senza "fustigarsi", per poi riprendere con serenità.
Serenità... la prima "dote" da trasmettere, perché è quella che si contrappone silente e benefica a Dolore e Sofferenza. Il Dolore, fisico, acuto e dalla sensazione immediata. La Sofferenza, che coinvolge anche l'animo e si prolunga nel tempo.
Il Dolore è un linguaggio, un codice affettivo, che comunica e necessita di risposte che apportino sollievo. Spesso è l'occasione-tramite per una "comunicazione" e scambio all'interno di una relazione a volte cercata ma comunque necessaria.
I volontari devono imparare ad interpretare tale linguaggio per diventare strumenti di sostegno. Un supporto a Chi chiede aiuto senza esprimerlo a parole. Dovranno essere sempre se stessi, ma pure intuitivi, accorti nella scelta delle parole, e soprattutto empatici. Quindi impostare la "relazione" in modo giusto, e verificare se si è davvero capaci di porre se stessi nella mente di Chi sta di fronte, sforzandosi di guardare le cose dal suo punto di vista.
Evitare un atteggiamento indifferente o distaccato, impersonale, freddo. Ma anche quello ispirato al pietismo, in quanto può far perdere il controllo della situazione stessa.
Essere vicino... e la "continuità relazionale" è molto importante... ad un paziente che ha un iter di malattia con un'evoluzione spesso negativa comporta il crearsi e l'accumularsi di tensioni emotive molto intense. I pazienti tenderanno a proiettare su chi lo assiste la propria angoscia di morte che deve essere rielaborata per poter tornare alla malattia in maniera positiva. Da solo probabilmente un volontario non riuscirà, sarà necessario perciò avere la possibilità di lavorare in ambito multidisciplinare, sapere a Chi rivolgersi nei momenti inevitabili di disorientamento.
(continua...)

venerdì 7 aprile 2017

LA COPERTINA DI UN LIBRO MAI SCRITTO


Perché è ovvio che le reazioni potranno essere tante e varie, di conseguenza saranno prevedibili un comportamento adattivo e disadattivo con risposte verbali e non.
Chi cercherà di adattarsi alla nuova situazione improvvisa e traumatica, sarà ironico o negherà, proverà un tipo di rabbia senza oggetto o contro la malattia. Avrà paura e piangerà, nutrirà una speranza realistica, del tipo... una lunga sopravvivenza anche con la malattia, o tenterà una negoziazione.
Al contrario Chi si sentirà crollare il mondo addosso irrimediabilmente, proverà un senso di colpa per uno stile di vita all'improvviso considerato sbagliato, o penserà che la diagnosi sia stata per errore. Proverà tanta rabbia verso il medico, pretenderà l'impossibile per guarire.
Al medico spetterà comprendere la reazione, e poi proporre le modalità del percorso di cura. Come cominciare dopo aver superato il forte shock . Si tratterà di rifocalizzare emotivamente se stesso su un oggetto o un soggetto distante o diverso dalla reale fonte di focalizzazione. Questo si chiama spostamento adattivo, ovvero riorganizzarsi l'esistenza, come fosse "doppia", l'una parallela all'altra. E intanto imparare a gestire i sentimenti negativi, che alternativamente saranno presenti in entrambe.
Una diagnosi di tumore sconvolge la vita, non solo di Chi viene colpito ma dell'intera famiglia. Quando tutto procede nella normalità e senza scossoni di ogni tipo, tutte le famiglie si assomigliano tra loro. Ma se una malattia, un trauma e dei problemi sopraggiungono a stravolgere l'ordine delle cose, ogni famiglia è infelice a suo modo. Chi sta vicino al malato che lo voglia o meno in maniera conscia o latente si trova impegnato nel suo gorgo di instabilità, solitudine, sofferenze e perseguitato dallo spettro della morte. Senz'altro ha bisogno di sostegno, anche di tipo psicologico.
Importante è la comunicazione in terapia oncologica. Le parole dovranno essere pensate e scelte con cura, espresse con lo sguardo e l'atteggiamento giusto, perché il paziente sviluppa una sensibilità particolare ed è straordinariamente vulnerabile.
Si comunica molto con il corpo, e per imparare a non commettere errori sarà bene che il volontario si alleni prima con se stesso, simulando l'espressione del volto mutevole a seconda dei sentimenti (rabbia, gioia, paura, ecc.), si aiuterà anche con uno specchio.
Quando la situazione farà mancare le parole, andrà bene pure solo un abbraccio o una timida carezza (prossemica). In silenzio e con lo sguardo sereno.

giovedì 6 aprile 2017

SULLE OSSA INARIDITE


Oggi... giornata speciale, straordinaria. Celebrazione del rito eucaristico in ospedale da parte del Nostro Arcivescovo che non disdegna mai di venire a farci visita, anzi lo fa assai volentieri valorizzando ulteriormente ogni occasione.
Siamo in procinto della Santa Pasqua, e quale occasione migliore della consuetudine del precetto pasquale per festeggiare proprio oggi anche il Suo onomastico nel luogo che ama tanto?
E' arrivato puntuale come sempre, dopo aver visitato gli ambienti della dialisi. E' un Suo atteggiamento abituale, immergersi nella piena sofferenza, una sorta di preparazione prima dell'intima unione con il Signore.
Siamo uomini fortunati, Noi religiosi perché abbiamo avuto il dono del sacerdozio, la possibilità di servire i fratelli più bisognosi di cure...
Si è espresso così, Sua Eccellenza in uno dei numerosi passaggi che hanno costituito l'omelia, poi è tornato più volte sul tema della sofferenza, a partire dall'esordio...
Vengo volentieri in ospedale, e soprattutto in questo periodo che immediatamente precede la Resurrezione, tempo di rinascita. Qui si respira il senso vitale dell'esistenza, si tocca la "carne accesa" di Cristo. Gesù riaccende la carne su delle ossa inaridite...
Che espressione forte, sanguigna quasi, che implicitamente... e forse nemmeno tanto... intendeva contrastare le tristi notizie di stamattina che informavano di un altro raid aereo in Siria con bombardamento di gas sui civili, soprattutto bambini.
L'Umanità è morta... scriveva la stampa. Ci stiamo autodistruggendo, ha detto il Vescovo... crudelmente, insensatamente per sete di potere, denaro. Per colpa dei governi che hanno perso il senso del loro ruolo. E anche la Chiesa, se non si deciderà a scendere in campo con delle autentiche prese di posizione, finirà col morire per implosione. Mentre i ministri di Dio saranno semplici "professionisti del sacro".
Si è poi soffermato ad analizzare una frase del Vangelo, quanto mai inerente a ciò che è stato già espresso.
La Verità vi farà liberi.
Espressione che mette in rilievo l'ambiguità dell'uomo. Che cerca, aspira alla Verità ed intanto opera nella menzogna.
La Verità vi farà liberi, afferma il Maestro. Non le ricchezze, non l'osservanza dei dogmi, non il potere e nemmeno il piacere vi renderà liberi, ma la Verità. In una sola frase è contenuto il cuore, la direzione e il senso dell'esistenza umana. La nostra vita trova equilibrio, serenità e significato unicamente quando ci spendiamo completamente in una seria e totale ricerca di verità. Non possiamo agire, parlare, amare senza aver prima compreso l'essenza, il cuore della nostra stessa vita.
Spendiamo le Nostre vite alla rincorsa di infiniti traguardi, mete sempre nuove, progetti sempre più alti, ambiziosi, lontani e attraenti, lasciandoci fuggire la domanda fondamentale... che significato ha ciò che stiamo facendo?
Noi uomini, mai come in questo tempo, sentiamo, pensiamo e agiamo in modo superficiale. Partiamo alla cieca rincorsa del primo desiderio che ci coglie, senza chiederci perché, dove ci porterà e che conseguenze avrà. Ci siamo tremendamente ingannati ritenendo d'essere liberi per il fatto di poter scegliere o sognare di avere cose, oggetti, proprietà. Riteniamo che avere infiniti desideri e orizzonti perseguibili sia libertà, ma non v'è nulla di più falso.
Troppo spesso invece ci riduciamo al ruolo di marionette nelle mani di poteri forti. E non ce ne rendiamo conto, o magari... si, ma ci manca il coraggio di reagire, forse la cultura per farlo. Non ci facciamo più neppure domande.
Anche un uomo di Fede, invece dovrebbe e non solo, sarebbe pure bene che le condividesse.
Stimolo per le coscienze di una "comunità dormiente".

mercoledì 5 aprile 2017

LA COPERTINA DI UN LIBRO MAI SCRITTO



Quarto appuntamento con il corso per volontari. Approfondimento degli aspetti psicologici del paziente e della famiglia.
Confrontarsi con la sofferenza è dura cosa per ogni medico, lo è a tutti i livelli e per ogni tipo di patologia, ma è chiaro che lo è ancora di più per una malattia che nel terzo millennio ancora terrorizza. Il cancro fa paura per la durata, le cure, ma soprattutto per l'esito incerto.
Già il medico di famiglia che sempre più spesso è colui che avanza l'ipotesi di una diagnosi drammatica, deve fare i conti con la comunicazione personalizzata, e le giuste modalità che considerino la diversità individuale. Seguire la "persona" e non solo curare il "malato". Si tratta di trasmettere notizie che alterano drammaticamente e negativamente le prospettive future, quindi necessitano di un luogo adeguato e un clima di accoglienza e protezione. Che non ci si senta improvvisamente "stigmatizzati", e per questo avulsi dalla realtà di sempre e catapultati in un'altra che appare "non propria". Si potrà valutare il grado di impatto della malattia su di un paziente solo se la si inserisce nel contesto della sua vita. Bisognerà entrare nell'animo e nella psiche di Chi è di fronte a rapportarsi con qualcosa che non avrebbe mai pensato, in punta di piedi, cercando di capire quanto di quella situazione egli sia in grado di comprendere, e quale sia lo stile di parole. Poi vorrà davvero essere informato di tutto, compresi i dettagli? O solo di una parte... o addirittura nulla? Comunque un referente dovrà pure esserci.
L'approccio con la malattia è sempre traumatico, tendenzialmente offusca la lucidità, in un attimo è come se ci si trovasse davanti un grosso tronco o una frana, che impedisce il proseguimento del percorso abituale. A questo punto il medico cercherà di riportare l'equilibrio identificando le risposte del paziente. Ma... mi chiedo, ed è un'opinione del tutto personale... è opportuno che sia Lui, il medico a fare tante domande riguardanti lo stato d'animo del momento, aspettando e valutando le risposte, o non sarebbe meglio che ascoltasse, osservasse l'inevitabile reazione, cercando di leggere tra le righe?...
(continua...)