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venerdì 7 aprile 2017

LA COPERTINA DI UN LIBRO MAI SCRITTO


Perché è ovvio che le reazioni potranno essere tante e varie, di conseguenza saranno prevedibili un comportamento adattivo e disadattivo con risposte verbali e non.
Chi cercherà di adattarsi alla nuova situazione improvvisa e traumatica, sarà ironico o negherà, proverà un tipo di rabbia senza oggetto o contro la malattia. Avrà paura e piangerà, nutrirà una speranza realistica, del tipo... una lunga sopravvivenza anche con la malattia, o tenterà una negoziazione.
Al contrario Chi si sentirà crollare il mondo addosso irrimediabilmente, proverà un senso di colpa per uno stile di vita all'improvviso considerato sbagliato, o penserà che la diagnosi sia stata per errore. Proverà tanta rabbia verso il medico, pretenderà l'impossibile per guarire.
Al medico spetterà comprendere la reazione, e poi proporre le modalità del percorso di cura. Come cominciare dopo aver superato il forte shock . Si tratterà di rifocalizzare emotivamente se stesso su un oggetto o un soggetto distante o diverso dalla reale fonte di focalizzazione. Questo si chiama spostamento adattivo, ovvero riorganizzarsi l'esistenza, come fosse "doppia", l'una parallela all'altra. E intanto imparare a gestire i sentimenti negativi, che alternativamente saranno presenti in entrambe.
Una diagnosi di tumore sconvolge la vita, non solo di Chi viene colpito ma dell'intera famiglia. Quando tutto procede nella normalità e senza scossoni di ogni tipo, tutte le famiglie si assomigliano tra loro. Ma se una malattia, un trauma e dei problemi sopraggiungono a stravolgere l'ordine delle cose, ogni famiglia è infelice a suo modo. Chi sta vicino al malato che lo voglia o meno in maniera conscia o latente si trova impegnato nel suo gorgo di instabilità, solitudine, sofferenze e perseguitato dallo spettro della morte. Senz'altro ha bisogno di sostegno, anche di tipo psicologico.
Importante è la comunicazione in terapia oncologica. Le parole dovranno essere pensate e scelte con cura, espresse con lo sguardo e l'atteggiamento giusto, perché il paziente sviluppa una sensibilità particolare ed è straordinariamente vulnerabile.
Si comunica molto con il corpo, e per imparare a non commettere errori sarà bene che il volontario si alleni prima con se stesso, simulando l'espressione del volto mutevole a seconda dei sentimenti (rabbia, gioia, paura, ecc.), si aiuterà anche con uno specchio.
Quando la situazione farà mancare le parole, andrà bene pure solo un abbraccio o una timida carezza (prossemica). In silenzio e con lo sguardo sereno.

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