ottobre

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sabato 30 novembre 2013

Ricaricarsi

... solo dieci minuti prima, di fretta ma non di corsa per raggiungere la segreteria del laboratorio.
Avevo da ritirare l'esito degli esami del sangue per il prossimo FOLLOW UP, e sono andata via prima dal reparto ma solo il tempo giusto per non trovare lo sportello chiuso. Di fretta, per questo... senza ansia, per altro. Non che manchi del timore ogni volta, è solo un "pizzico" quel che resta, un' "ombra sbiadita" dell'antica paura.
Ho dato il mio nome... mi è stata consegnata una busta, all'interno un'altra "riga" del pass per la vita.
Tutto a posto ed ho tirato un sospiro di sollievo... e il cuore batteva normale... come del resto poco prima e non più come una volta. Col tempo, è vero... ci si ridimensiona, ma molto anche dipende dal modo di vivere il periodo altrettanto critico del post-tumore.
 Ci si può rifugiare in una sorta di "teca" dalle pareti sottili ma completamente opache... oppure in una "bacheca" trasparente, però di materiale duro e spesso che permette la vista all'esterno, mentre le voci e i suoni arrivano ovattati. Infine c'è Chi sceglie di restare nello spazio di sempre, forse delimitato da uno steccato oppure tutto aperto, a seconda dei casi ma comunque a cielo aperto. L'aria non manca, la luce del sole neppure... l'anima e il corpo si rigenerano sempre.
Quello spazio pur limitato, comunque non per propria volontà e per cause esterne o preesistenti, non condiziona più di tanto... perché in un modo o in un altro si apre all'esterno e consente il... respiro.

giovedì 28 novembre 2013

Io vedo... Io sento... Io parlo per quel che posso

Capita di pensarci... sono serena finché resto entro le mura dei miei pensieri, ove trovo sicurezza e certezze che solo io posso darmi con l'ottimismo di partenza e continuando con "vangate" di speranza.
Ecco... questo è il punto. E se tutto ciò che immagino, penso ed anche metto in atto per quel che posso, fosse mera illusione? Allora scendo da quella "rocca" a confrontarmi... a volte volontariamente, altre perché tirata fuori a forza... e il riscontro è purtroppo quasi sempre deludente. La reazione immediata sarebbe... non vedo, non sento, non parlo... e come le tre scimmiette sarei portata ad isolarmi veramente per proteggermi, ma poi rientro in me.
Impossibile "non vedere"... non dovrei fare quello che faccio e diversamente stare a casa, ma proprio sempre ignorando anche quei tediosi appuntamenti periodici... come se nulla fosse stato. Così non assisterei a quelle penose file di persone sofferenti che attendono la visita per accedere alla chemio o nervose per un follow up che riporta a tristi ricordi. Di recente ho perfino visto un paziente scantonare e strattonare un'infermiera perché aspettava da 5 ore... comportamento senza dubbio deprecabile e incivile ma, poiché non siamo Tutti uguali, certamente provocato da uno stato di cose.
Improbabile "non sentire" anche se avessi disturbi all'udito, perché il tono di Chi risponde si alza e la Sua espressione muta all'improvviso, quando si sente chiedere... vuoi il panino o l'acqua?... come se fosse possibile mangiare senza bere e non fossero previsti entrambi fin dall'inizio, ma il fondo si raggiunge quando si chiede almeno l'acqua, ed è finita, e non la si può recuperare nemmeno al distributore automatico perché questo è in manutenzione da tre mesi.
Assurdo sarebbe "non parlare", anche se entro certi limiti per poter continuare. Nel mio piccolo, nell'ambito delle possibilità di ex paziente oncologica cerco di fare qualcosa e di arrivare dove Altri non possono perché impediti dalla Loro condizione critica. Cerco il coinvolgimento... lo trovo e non lo trovo. Quando penso di aver raggiunto un traguardo anche minimo, gioisco... per restare delusa subito dopo, ritrovandomi sola come Davide di fronte a Golia. Nonostante questo non penso mai di tornare sui miei passi, tanto il mio vissuto è andato... vado avanti e mi lamento quel tanto che basta per constatare quanti pure si lamentano a iosa ma solo per scaricare ad Altri... quelli che sono in alto... le responsabilità.
E se ognuno si facesse carico almeno di ascoltare Chi è al Suo fianco durante quelle lunghe attese... qualcosa forse non potrebbe cambiare?

mercoledì 27 novembre 2013

Competenze

E' un tipo di "competenza" che non si può acquisire da un corso o studiando sui libri, occorre averne la "propensione" anche non pienamente consapevole, e poi di questa ci si rende veramente conto quando è la Vita a offrirne l'opportunità.
Se si lascia spazio libero al corso degli eventi, permettendo che siano loro a gestire l'esistenza, non si avrà modo di dominarli e si finirà per essere dominati.
Di qui... sconcerto ed incredulità, paura e somatizzazione di qualsiasi dubbio e pensiero, con la conseguente assoluta voglia di dimenticare, seppellire nel più profondo di sé.
Qualcuno c'è che fa l'esatto opposto, e non vuol dire per questo sia tanto più speciale degli Altri, una specie di superuomo, solo ha capito che "gestire la situazione" torna a Suo vantaggio, e poi nel "continuo esercizio" arriva a scoprire quella "propensione" che a Lui non darà  medaglia o aureola, ma la "soddisfazione serena" di essere passato non come una meteora.
Tutto questo nella vita semplice... nel relazionarsi normale di ogni giorno.
Nel reparto che frequento incontro tra gli altri, diverse pazienti provenienti dai paesi dell'Est... Lei, non la vedevo da un po'... avevo pensato che avesse cambiato giorno di terapia per un qualsiasi motivo, poi l'ho rivista ieri, era con gli occhi chiusi e più pallida del solito.
"Come va?", Le ho chiesto, avvicinandomi al letto... e Lei, nel Suo italiano... "... il corpo, meglio ma il Cuore piange...".
Nella stanza erano presenti anche due "accompagnatrici" di un altro paziente, a quelle parole avevano smesso di parlottare tra loro...
"E perché piange il Tuo Cuore?...", "Sono stata nel mio paese per tre settimane, non fatta terapia... perché è morto mio unico figlio di 36 anni...", e gli occhi Le si sono riempiti di lacrime. Mi sono seduta sul bordo del letto, Le ho accarezzato la mano e sono rimasta in attesa che parlasse... nel caso avesse voluto.
Le "due accompagnatrici", allora si sono avvicinate al letto ed hanno preso a fare domande, incalzanti, falsamente compassionevoli... e poi... come non bastasse... ancora... "e tu dove ce l'hai il tumore, e dove abiti?... abiti in campagna, è vero!?... si capisce dalla puzza di camino...", e tante altre scempiaggini che non sto a dire. Mi era venuta voglia di urlare per farle smettere... e sarà stato solo per quel po' di competenza, dono del mio vissuto, che ho lasciato perdere, deviando i "discorsi" delle "due incompetenti".

martedì 26 novembre 2013

Meglio una "parentesi"

I "guaritori feriti" sono i migliori e più efficaci comunicatori di speranza. Lo ripete sempre il Nostro facilitatore quando parla di "Noi Due", volontarie consapevoli in un reparto di Oncologia Medica.
Siamo passate per il "tunnel" e ne siamo venute fuori... Chi meglio di Noi, prove viventi può dimostrare che si può, anzi si deve lottare per vincere ma soprattutto crederci?
Ad essere sincera l'immagine del "tunnel" che pure mi ha accompagnato durante il percorso e di cui mi sono avvalsa tante volte per parlarne... non mi piace più, forse la trovo obsoleta o proprio perché mi riporta ad una triste parentesi della mia vita. Ecco forse il termine, "parentesi" ci sta meglio... si apre ad un certo punto ma sei TU a chiuderla, quando pensi che il "periodo" sia finito... quando vuoi che si concluda e poi... un punto fermo... e via.
Non c'è il buio di una galleria, che sembra non finire mai e nella quale puoi solo intravvedere una luce sul fondo, nell'immaginario la parentesi appare come su un foglio bianco, in sé porta tratti neri ma per contrasto è sempre la "luce" a prevalere.
Riconosco questa consapevolezza di recente acquisizione, un po' per merito del tempo, che col suo trascorrere ha un grande ruolo, e poi perché da quando Tutto ebbe inizio non ho fatto altro che imporre a me stessa un "certo atteggiamento" nei confronti della situazione, critica si ma non senza via di uscita nel senso più assoluto. Cominciai con poca convinzione e piano piano mi convinsi davvero che ce l'avrei fatta... mi ripetevo alcune frasi che mi piacevano, mi tiravano su il morale, le ripetevo più volte al giorno o alla bisogna, a mo' di "mantra" e così sono andata avanti... in pratica la "mia parentesi" ne conteneva tante altre, quadre, graffe... le aprivo e chiudevo a mio piacimento, fino a quando quella principale si è chiusa per davvero e spero per sempre.
Non ho voluto mettere un "punto fermo" perché con la Vita non si sa mai, ed ho continuato a... restare nell'"ambiente". E' triste?... di certo non è una "festa" perché empaticamente si vive la sofferenza altrui, ma di contro si acquisisce "competenza"... si abbatte la paura e le parentesi sono solo quelle che una "penna" apre e chiude su un foglio bianco.

lunedì 25 novembre 2013

Una "principessa" come tante

Mi è tornata in mente Lei... e il Suo modo di accettare uno "strano amore" e ancor di più, ricambiarlo.
 Aveva un vissuto difficile alle spalle, e lei lo raccontava con una naturalezza tale da farlo sembrare dignitosamente normale. Era  fiera di sé, di come sapeva destreggiarsi per vestire con pochi soldi o preparare il pranzo riciclando a volte gli avanzi senza farli apparire tali. Se la cavava sempre e anche  con la malattia andava alla grande, raccontava la sua storia e portava sempre sottobraccio una cartellina colorata dove erano raccolti i fogli del suo ultimo excursus sanitario. Quando la vedevo la prendevo un po' in giro... lo faceva per apparire "donna in carriera?" le chiedevo, e lei... "Che cosa? Non so neanche che significa. La cartellina mi serve per portare sempre appresso la mia storia precisa, così se qualcuno la vuole sapere o mi chiede qualcosa tengo subito pronta la risposta." Diceva a tutti che ero stata io in quei giorni all'ospedale, a darle la forza, il coraggio di operarsi, di non aver paura delle terapie invasive, in realtà tutto questo ce l'aveva già e viveva quel momento difficile, in un certo senso contenta che gli altri finalmente si accorgessero di lei e di quanto fosse importante nell'ambito della famiglia. Almeno in quell'occasione le sarebbero state risparmiate un po' di "botte" e avrebbe potuto concedersi il lusso di "rifiutarsi" quando non ne aveva voglia.
Quel giorno che faceva la terapia fu tanto contenta che fossi andata a trovarla.
 "Ma sei venuta apposta per me? Tu sei proprio una vera amica sincera." E dicendo così mi aveva regalato tanto, soprattutto la sua stima di persona grande nell' accontentarsi di poco, anche della minima attenzione.

sabato 23 novembre 2013

Chi mai l'avrebbe detto?

Qualche altro "appuntamento" di quelli miei soliti periodici, un po' tediosi ma altrettanto indispensabili... ed ho finito anche per questa volta.
Giorni fa sono andata dal mio "vampiro" di fiducia, per fortuna l'ho trovato libero... non è che sia molto simpatico ma ha la virtù del "tocco leggero", e con le vene che mi ritrovo, sottili, profonde e ancora indurite non è cosa da sottovalutare.
Tra di noi ormai, prima del prelievo c'è l'abituale scambio di battute... domande scontate con risposte da parte mia che non possono essere diverse...
"Eh, signo'... avete le vene dure, avete... mah!", "... lo so, mi dispiace ma non è colpa mia", "E come dobbiamo fare?... è un problema...", segue "tasteggio" ripetuto con sospiri profondi.
"Che dite, usiamo l'ago piccolo?... forse...", "non saprei, la cosa mi alletterebbe... ma il maestro siete Voi ed io la paziente... a Voi la maestria, a me la pazienza... così che non ho responsabilità".
E' seguita la solita risata, stile orso Yoghi per Chi lo ricorda, poi "ha eseguito" alla grande quel che doveva.
"Lo dicevo io... che eravate un maestro...", e sono uscita dalla stanza, accompagnata da un'altra risata "come sopra".
Mentre mi allontanavo, diretta al reparto per il turno abituale... riflettevo.
Dalla "malattia"... che rivoluzione la mia vita! Una volta non mi sarei mai sognata di scambiare battute con uno sconosciuto, tanto meno un infermiere "sanguisuga" nell'immediato approntarsi all'opera, perché tra l'altro esagerato era il mio terrore per camici, punture ed ospedale stesso. Quando per raggiungere un posto lì vicino avrei dovuto passarci davanti, preferivo piuttosto prenderla alla larga... la sola vista mi dava la nausea. E così per l'oscura legge del "contrappasso" poi mi toccò patire la nausea stavolta per un valido motivo, e non solo...
Continuare a... "gironzolare" per i corridoi, entrare ed uscire dalle stanze di quella che considero ormai la "mia seconda casa" per la familiarità e il fluido scambio di emozioni e sentimenti  che ogni relazione forte e autentica porta con sé.

giovedì 21 novembre 2013

Uno "shampoo" ogni tanto

"... per non finire mai di essere" -  RACCONTA LA TUA STORIA
Abbiamo mai pensato a quanto sia difficile il ruolo di Chi è vicino a una qualsiasi persona che sta male, con particolare riferimento a un paziente oncologico?


"Mi chiamo Ida e voglio raccontare la mia storia. Veramente non è proprio la mia, io la vivo di riflesso perché a star male è mio marito.
Da due anni ha un tumore polmonare, ora aggravato da metastasi epatiche. Inizialmente sembrava che tutto dovesse mettersi al meglio, dopo l'intervento che fortunatamente fu possibile, ci assicurarono che la strada per la guarigione sarebbe stata liscia e senza particolari problemi. Si sottopose a 8 cicli di chemio e a delle sedute di radioterapia, dopo fu la volta dei controlli. E fu lì che avemmo la mazzata più grossa, perché c'eravamo illusi e per questo la delusione fu assai grande. Anche l'altro polmone era stato aggredito dal male e in più erano presenti anche delle metastasi al fegato. La terapia, che praticamente mai fu interrotta, continua ancora oggi.
Mio marito, un omone grande e grosso cui mi ero sempre appoggiata, è molto cambiato... apparentemente minimizza ciò che ha, legge e s'informa, è vero... ma in fondo ha una grande paura. Molte volte l'ho visto piangere. Qualche settimana fa ha perfino detto che non vuol morire prima del matrimonio di Nostra figlia... ci tiene tanto ad accompagnarla all'altare, ed io forse maldestramente per consolarlo ho detto che potrei morire anch'io prima, per qualsiasi accidenti o malanno... alla fine ci siamo ritrovati entrambi come due fontane. E' molto dura davvero.
Lavoro ancora ma cerco di non lasciarlo a lungo da solo, lo accompagno in ospedale e dove Lui vuole. Qualcuno della famiglia ha suggerito che io non lavorassi più, invece credo di doverlo fare per me e soprattutto per lui, il mio lavoro è una "terapia" per lui, così è costretto per le piccole cose a badare a se stesso, non può permettersi il lusso di lasciarsi andare...gli preparo quello che serve, al resto "deve" pensarci da solo. Qualche volta si ribella, quando faccio tardi per esempio o non vuole che io esca. A volte per un'intera settimana non fa che lamentarsi... allora telefono a Nostra figlia che vive fuori città e Le dico di chiamare suo padre... che c'ha bisogno di uno... shampoo, una lavata di testa insomma. Per lui, questa ogni volta è una terapia d'urto, un richiamo alla ragione... una sferzata di coraggio. Mia figlia non vorrebbe, le sembra di trattare suo padre come un bambino, ma in verità lui ora è come un bambino. Ha bisogno di tanto affetto in più ma anche di fermezza, assecondarlo in ogni momento non buono servirebbe a smorzare qualsiasi tentativo che fa per restare a galla e non affondare. Non è affatto giusto. D'altra parte soffriamo anche noi quando ci vediamo costrette a sostenere una parte che non vorremmo.
Comunque è così e così riusciamo ad andare avanti... tra un sorriso, parecchie lacrime e uno... shampoo ogni tanto.
Ringrazio per l'attenzione e spero che la "nostra storia" possa essere di aiuto per qualcun altro... per non considerarsi magari un po' strano nell'atteggiamento verso la malattia... per non sentirsi solo."
  - Ida -

Succede molto spesso purtroppo che Chi soffre finisce col diventare egoista quasi senza volerlo, e non tiene conto del difficile ruolo e della notevole sofferenza delle persone che sono accanto. Tormentate, impotenti... continuamente preda di scrupoli di coscienza ed errori di valutazione.
Sono troppo duro... o eccessivamente compassionevole? Do un'ulteriore sofferenza o alimento il piangersi addosso? Eppure io l'amo, e questo dovrebbe bastare per la scelta giusta... ma ho anche paura di perdere questo mio amore, punto di riferimento... questo mio tutto. E allora?
Qualcuno va avanti seguendo il momento, facendo d'istinto la scelta giorno per giorno... un altro per paura o codardia, finanche scappa... poi c'è pure, è incredibile ma assolutamente vero...Chi avrebbe preferito essere al posto di quella persona cara che vede stare male.
Assolutamente convinto che essendo solo la propria, la sofferenza avrebbe pesato meno.

N.B. Invia la Tua "storia" all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it - "... per non finire mai di essere" - racconta la Tua storia.
GLI "ATTEGGIAMENTI" CHE ACCOMPAGNANO L'AVVENTURA DELLA MALATTIA SONO MOLTO MENO STRANI E PARTICOLARI DI QUELLO CHE SI PENSA...
CON LA CONDIVISIONE CI AIUTIAMO A CAPIRE...

mercoledì 20 novembre 2013

La corsa ad ostacoli

Il tempo passa, è vero... ed è meravigliosa tale consapevolezza, quando una volta hai pensato invece che a breve avresti messo un punto fermo.
E' bello anche se Ti vedi invecchiare, persino che Te lo dicano... è semplicemente stupendo.
"Quali terapie ha fatto, signora... oltre la chemio? Attualmente prende il Femara ma non Le hanno prescritto qualcosa per bloccare...", a questo punto la dottoressa che doveva effettuare l'ecografia si è fermata, "...ah già, quanti anni ha?... che deve bloccare più...", e mi è venuto da sorridere ricordando quello che mi fu detto prima di cominciare la neo adiuvante... ero fortunata perché ormai in menopausa, un punto in mio favore ed uno di penalità per la malattia.
Stamattina poi, alla fine dell'esame... che sollievo sentirsi dire che tutto procedeva per il meglio, il male "ben sopito" speriamo "morto" e "pietosi" gli effetti collaterali della terapia... tutto insomma come età comanda e a me va benissimo così.
Certo è che da quel dì che "mi conciliai" con la chemioterapia, congedandomi da essa, la sensazione di dover affrontare di continuo una corsa ad ostacoli non mi ha mai abbandonato. Ogni sei mesi puntuale arriva il periodo dei controlli ed è come se si parassero tutti insieme, quegli ostacoli, uno dopo l'altro... uno più alto dell'altro. Poi arrivo in prossimità, quasi ad occhi chiusi per non pensarci e vivere il momento come in un sogno... faccio l'ennesimo salto, e li supero... uno dopo l'altro... ed è fatta.
Oggi una gara ad ostacoli, un giorno di tre anni fa definivo quella "parentesi", altro tipo di competizione... addirittura l'"olimpiade della mia vita".
Finora ho vinto, e continuerò a... mettere l'impegno giusto per vincere ancora, qualunque possa essere la prova che mi si prospetterà.


martedì 19 novembre 2013

Se si può... perché no?

Se si può perché non dare una nuova dimensione alla sofferenza, privandola dell'aspetto informe che la rende temibile al pari di un fantasma?
Anche nell'ambito del gruppo, parlando di morte l'opinione è quasi unica... non ho paura di morire ma di soffrire... addirittura preferire di essere schiacciati, la fine di tutto, alla possibilità di esserci ancora e della vita afferrare quel che passa.
Si ha sempre paura di ciò che non si conosce, eppure proprio quelli che sono già nella sofferenza affermano di temerla. Forse perché convinti che non c'è limite al peggio?... o piuttosto che non si è all'altezza di limitarlo, quel peggio?
Ieri sera ho "riesumato" le mie parrucche, e per ciò che dovevo farne, poiché mi interessava quella coi capelli più lunghi, le ho calzate di nuovo... prima l'una e poi l'altra. Strano... mi sembravano identiche, non riuscivo a vedere differenza, eppure un giorno le sceglievo ad occhi chiusi o a luce spenta.
Mi sono guardata allo specchio... e mi sono vista buffa, quando un tempo invece per me indossarle era stato un "vezzo" più che una necessità, un accessorio da abbinare all'abbigliamento, quel tocco in più che mi facesse... non dico bella, perché di questo sempre poco mi è importato... ma graziosa. Mai a tener conto che fossero lì, su "testine simulatrici" a occupare spazio del mio comò, in attesa di ricoprire una triste funzione o un nobile ruolo.
Quando per la chemioterapia si perdono i capelli è una grande sofferenza, anzi al momento che viene comunicato l'"evento certo prossimo venturo", prende un autentico terrore, quasi più grande che per la malattia stessa, poi si vive nell'ansiosa attesa  fino al giorno in cui comincia e sembra non terminare più.
Un "evento senza fine" che si preannuncia e si svolge con prurito, un "pizzico" di bruciore  e tanto disagio perché pare sempre di pettinarsi per il verso sbagliato... fino a quando finalmente non resta più un capello a dar noia.
 E a questo punto ci si rende conto che... si può. Perché una testa calva non vuol dire la fine... magari lo è solo per una capigliatura già da tempo lì, la fine di qualcosa è sempre un nuovo inizio, soprattutto in presenza di un grande dolore, a patto che sia visto nella luce giusta.
Quel "raggio di speranza" che crea nuovi riflessi  quando guardi nello specchio e riesci persino a vederti più bella... che fa brillare gli occhi di luce diversa al pensiero che passerà... sta già passando e comunque sia, un nuovo inizio aspetta.

lunedì 18 novembre 2013

Sarà un caso...

Sarà un caso che ogni tanto il mio pensiero va a Te?
... quando il momento è particolare e l'ansia si affaccia sia pure temperata dal trascorrere sereno del tempo.
Ogni tanto, non vuol dire che per il resto io non Ti pensi,  ma è in quello specifico che Ti sento accanto, "Ti vivo" come non mai, da quando non ci sei più.
Come tre anni fa, durante l'angoscia del dubbio... quando ogni conversazione o anche parola udita per strada sembravano dirette a me, che ascoltavo nonostante la testa sotto la sabbia. Per come sono andate poi le cose, mi sono convinta che facessi Tu da eco perché... non avessi scampo e mi salvassi. E in seguito ancora... sempre con me, in ospedale o a casa mia, quando il buio scendeva e mi prendeva la paura di restare da sola a combattere con l'unica compagnia dell'illusione.
Così stamattina pure eri al mio fianco, per l'ennesimo esame... e quando per un attimo ho pensato, chissà stavolta se sarà come le altre volte, mi è parso di sentire quello che mi dicevi sempre quando mi vedevi preoccupata... "... non c' penzann...", nel dialetto che amavi e che faceva "più mamma" perchè gli anni ormai accorciavano sempre più la distanza tra Noi due.
Che dici allora... andrà bene? Vedi che non finisce qui... di appuntamenti, se Dio vorrà, ce ne saranno ancora tanti, ed io continuerò a... sperare e chiedere a Te una risposta.
Cercherò di ricordare la Tua voce, immaginerò che Tu mi risponda, ma non l'abbraccio... in cui mi sento avvolta quando il mio pensiero va a Te... sempre e non ogni tanto.

domenica 17 novembre 2013

Contrasti

Nella stessa stanza, al letto accanto... un'Amica conosciuta solo qualche settimana prima ma in quel momento "identificata" come nota da tanto, quasi a voler riportare nel giusto equilibrio un'emotività in bilico.
Mi ha riconosciuto immediatamente ed ha sorriso...
"E il nuovo look che avevi promesso?", Le ho chiesto, meravigliata di vederla ancora con la lunga sciarpa verde bottiglia avvolta intorno al capo...
"Lo sai cos'è?... è che non trovo la parrucca adatta a me... quella che mi piace", "Eh si, perché devi sapere che mamma fa pure la difficile!", la figlia che Le teneva compagnia era intervenuta per giustificarla ai miei occhi e nello stesso tempo incitarla a sbrigarsi nel fare una scelta... era già al quarto ciclo di chemio e viveva come reclusa da più di due mesi... da quando era iniziata la "grande caduta".
"Mi dovrò decidere però, perché in casa mi muovo sicura ed è come se niente fosse successo, fuori invece... non esco proprio. Senti... ma la frangetta alla parrucca, si può tagliare?... perchè io le trovo tutte così... con la frangia e non mi piacciono". Mi è venuto da sorridere pensando alla grande influenza del gusto personale anche in una situazione così che, a Suo dire le aveva cambiato la vita, penalizzandola non poco.
Le ho allora raccontato di me... quando all'indomani della prima chemio, tagliati i capelli, avevo calzato la parrucca "offrendola" all'arte del parrucchiere perché diventasse tutt'uno col mio viso, con l'intera mia persona.
Mi guardava mentre Le parlavo e prendeva sicurezza... "va bene, allora... penso proprio che per la prossima volta... cambio testa!", e l'incertezza e il dubbio sono finiti in risata.
Nella stessa stanza... un ragazzo con la mamma al Suo fianco, una madre con la figlia accanto... per causa uguale ma in posizioni diverse... e poi c'ero io, a collocarmi tra di Loro come la Mente indirizzava e il Cuore, soprattutto... suggeriva.

sabato 16 novembre 2013

Figurine

"Buongiorno... vorrei cinque bustine di Peppa Pig e cinque di Champion..."
Ero all'edicola, accanto a quel papà che comperava le figurine per i Suoi bambini e istintivamente mi sono voltata a guardarlo... però senza dare troppo a vederlo. Che c'era di strano, infatti nel comperare figurine da collezionare, a parte il fatto che sono destinate a moltiplicarsi per non completare mai una raccolta?
Nulla di strano quindi... per me anzi è stato immediatamente tornare indietro nel tempo, quando le bustine le comperavo anch'io per i miei bambini.
Ma non solo questo...
Stamattina in reparto... il solito affollamento. La rabbia che mi fa ogni volta constatare con sgomento che c'è crisi solo per l'economia, neanche a pensarla riguardo a questo male... maledetto ed impietoso. Persone che devono far la fila pure per la chemio a causa della mancanza di posti letto, in un sistema che fa dell'inversamente proporzionale la sua regola base. Risultato: effetto collaterale della terapia potenziato da un voltastomaco costante che si preannuncia ancora prima di iniziare.
Pensavo a questo e come sempre mi prendeva quella ridda di sentimenti contrastanti che credo proprio non mi lasceranno mai. Gioia per la mia condizione attuale e pudore per un privilegio che spero sia per sempre ma vorrei anche condividere con Altri... Tutti quelli che incappano in tale disavventura.
Soprattutto con Chi davvero ingiustamente si trova a viverla.
In una delle "mie mattine" grande è stato lo stupore misto al dispiacere, entrare in una di "quelle" camere e notare subito, immediatamente sdraiato sul letto un "ragazzone" alto e robusto... accanto a Lui, la Sua mamma. Era alla prima chemio e non so perché ne sono rimasta particolarmente colpita...
"Quanti anni hai?", "Ho 28 anni...", l'età di mio figlio... ho pensato ed ho ingoiato a vuoto ed  ho guardato quella mamma... però senza darlo troppo a vedere.
Che c'era di strano nel vedere un bel ragazzo di un metro e novantadue, steso su un letto con un ago nel braccio a combattere per la Sua vita? Tutto... c'era di strano!... la malattia, l'età, il Suo apparente vigore, anche che fosse la mamma ad accompagnarlo per questo percorso difficile.
I contrasti apparentemente crudeli della vita.
E già... perchè solo ieri anche Lei era lì, ad un'edicola... a comprare figurine per una raccolta mai completata.

giovedì 14 novembre 2013

IL MISTERO... sintesi

Se la Vita con la Morte trova un punto d'incontro in quel "divino" non sempre concesso alla consapevolezza, una sintesi diventa obbligata.
Ipoteticamente dove finisce l'una comincia l'altra... Comincia?... ma la Morte è, e poi... è nulla più, quindi termina dove ha inizio e paradossalmente si chiude allora un "cerchio"... un "punto" si sovrappone all'altro ed è un unico e solo.
Espresso così il pensiero niente è più logico e naturale: Vita e Morte diventano un'unica immagine, solo sotto una luce diversa.
Un uomo ha da percorrere una via solitaria... accetta di farlo quando è giorno perché visibili sarebbero gli eventuali pericoli, si rifiuta invece che il percorso avvenga di notte, perché non potendo sapere né vedere... ha paura.
Però se mentre è sulla via la notte sopraggiunge non è che può tornare indietro, comunque avanza e il coraggio si dà, oltre la volontà, il Suo stesso pensiero.
E arriva dove era prefisso, senza rendersene conto e comprende alla fine che la "paura" è pura "categoria" e nient'altro, uno schema da seguire solo perché imposto, ma se necessità fa virtù, si abbatte come niente e non esiste più.
Per questo si teme l'argomento "Morte" quando è "tema" o "centro di interesse" in un contesto, mentre...c'abbiamo pensato quante volte ogni giorno, anche casualmente ne parliamo e con essa abbiamo a che fare?... e stranamente la paura non c'è.

mercoledì 13 novembre 2013

IL MISTERO... della Vita

Parlare di questo, del mistero della Vita forse è anche più difficile.
Andare alla ricerca di parole per poi esprimersi con frasi fatte... il rischio è grosso se non certo, di cadere nella vuota retorica che lascia Chi ascolta sgomento e deluso, ancora più fermo nelle proprie dubbiose convinzioni.
E allora ne cercherò una spiegazione raccontando una storia, realmente accaduta ma che sembra una favola bella, di quelle che ad ascoltarle quando si è tristi riportano speranza e sorriso.
Un papà ed una mamma di due bimbe, una bella famiglia che Loro, genitori reputano già completa e per questo decidono di non mettere al mondo altri figli.
 Poiché si sa, l'Uomo propone ma Dio dispone, ugualmente capita che un certo giorno un terzo bambino si preannuncia.
Il papà e la mamma non fanno salti di gioia, ma timorati di Dio accettano la cosa e cominciano ad aspettare... anche se non proprio desiderato era sempre un "dono" e come tale meritava attesa, ansia e trepidazione.
Passano i nove mesi e una notte succede qualcosa di "incredibile" per l'umano pensare, "fantastico" per Chi crede alle favole... "miracoloso" per coloro che hanno fede e credono che Dio tutto può.
La mamma dorme e sogna... sogna di essere abbracciata e cullata con dolcezza e sente... sente un gran tepore che l'avvolge. Sta bene ed è contenta. Ad un tratto si sveglia come se qualcuno abbia toccato la sua spalla... apre gli occhi e solo allora capisce che il momento è arrivato. Anche il papà ormai deve alzarsi, correre a chiamare almeno la levatrice... si veste come meglio può assonnato com'è ed esce.
Quando torna... tutto è compiuto, una bimba è nata e già dorme nella sua culla, una vicina ha aiutato la mamma nelle prime cose da fare ed ora è tutto tranquillo.
Alla famigliola non resta che tornare a dormire, come se nulla fosse successo.
La bimba inizialmente "non desiderata"è venuta al mondo in punta di piedi, senza disturbare... comunque si è imposta, perchè è così...
 la Vita scaturisce da una "scintilla" non consapevole, poi si afferma sempre e pian piano trova il modo di farsi apprezzare.

IL MISTERO... della Morte

Perché cominciare da quello della morte... dal Mistero della Morte?... quando il logico pensiero riporta invece alla Vita?
Risponderò con le parole di un'Amica... l'approccio con l'argomento morte deve essere quello giusto così che se ne possa ricavare una risorsa per apprezzare di più ogni istante di vita concesso. In una sintesi quasi provocatoria... meglio è non perdere di vista il traguardo della morte, in alcuni casi apparentemente prossimo... per amare la vita in ogni sua sfumatura, dal "verde"  brillante della speranza al "grigio" più sfocato  quando questa sembra venir meno.
L'altro giorno si era parlato di Lui a lungo... del Suo essere tanto speciale nell'inconsapevolezza più assoluta, per quel sostenere deciso e ostinato l'inesistenza del divino...
Secondo i medici è il tempo che solo Dio sa quello che è da fare... ma per Chi nega che Dio esiste, a questo punto che cosa succederà?
Continuerà a... resistere o si lascerà andare?
Finché la barca va... qualcuno ha detto a tal proposito... ed è una strada a metà, tra il resistere e il rinunciare.
Siamo andati a trovarlo ed era affaticato e stanco ma sempre lucido nella Sua dignità...
"Si... della morte si deve parlare...", ha detto..."... per preparare anche Chi è intorno, vicino..."
Ma sarà davvero così?
Alla morte non si arriva mai abbastanza preparati, e magari mentre cerchi di farlo, ci pensi e ne parli... quella è ancora lontana, poi... arriva all'improvviso e Ti coglie ancora lì a combattere con l'"affanno" del momento, e in un attimo... più nulla...
per Chi è intorno, per Chi è vicino... ma presto se ne farà una ragione.
Colui solo che ha varcato la "frontiera" sa... ma ugualmente, anche se per ragioni diverse... non può dare significato al mistero.

lunedì 11 novembre 2013

IL MISTERO... (introduzione)

Stasera il gruppo di auto mutuo aiuto ha dato vita ad un incontro "nutrito", da qualcuno probabilmente definito"pesante" per la "gravità" degli argomenti.
Lanciata lì la proposta-richiesta di dedicare un intero incontro all'argomento "morte", per ridimensionarne l'identità e sdrammatizzare l'idea che ognuno porta in sé dal momento che ne ha consapevolezza, un'Amica ha manifestato la Sua intenzione di voler continuare a... parlare di vita, l'asseriva con fermezza comunque temperata da una certa apertura al tema.
Premesso che il pensiero della morte ogni tanto sfiora Tutti, è innegabile che per un paziente oncologico questo diventa più frequente e pressante, e di conseguenza sia normale cercare di distrarsi e non volerne parlare. E a questo punto appartenere ad un gruppo come il Nostro si rivela d'importanza ed aiuto fondamentale: continuare a... vivere con coraggio, ottimismo e speranza ma, senza nascondere la testa sotto la sabbia.
La Vita e la Morte sono le due facce di una stessa medaglia... apparentemente l'una nega l'altra, ma in fondo danno un "senso" l'una all'altra e viceversa. Entrambe sono un mistero, chiaramente percepito nel momento  che una delle due prevale, portando all'immediata riflessione... " non c'ero prima di nascere... non ci sarò dopo la morte".  E da questo "logico pensiero" sicuramente nasce la "paura" della morte, perchè il "prima" porta alla concretezza, alla fisicità... il "dopo" porta al buio perchè nessuno sa.
Chi ha fede comunque riesce a dare a se stesso una risposta, Chi credente non è qualche difficoltà l'incontra, eppure... quando sono presenti una ricchezza emotiva e tanta dignità non può non riguardare "il divino".
E forse è questo il punto d'incontro della Vita con la Morte, che continuano a... essere un mistero per se stesse, ma non più l'una per l'altra.

domenica 10 novembre 2013

Davvero il "caso" agisce diversamente?

"... per non finire mai di essere" -  RACCONTA LA TUA STORIA
Sembrerebbe di si... come sostiene il protagonista di quest'ultima storia, Nicola.
Finalmente un uomo... che prende il coraggio a due mani e si racconta...

"Non avrei mai pensato di poter un giorno scrivere a qualcuno per raccontare i fatti miei. Quando leggevo su qualche rivista le lettere che mandavano al direttore, pensavo fossero false... come potevi parlare della Tua vita con un estraneo?... e poi sapere che altri estranei ancora avrebbero letto?
Ora mi rendo conto che è possibile... quando hai già raccontato tutto a quelli che conosci, e non hai finito perchè hai altro ancora e senti Chi Ti ascolta, distratto e con una gran voglia di chiudere in fretta "un capitolo". Io non lo potrò mai fare questo... chiudere un capitolo, la "mia storia".
Con me il "caso" ha agito diversamente... perchè sono stato sempre bene fino al momento della diagnosi. Nessun disturbo, nessun sospetto... mi capitarono però due episodi  che mi fecero "levare le antenne".
Venne a mancare una mia cugina per un tumore... andai a renderle omaggio, e mentre stavo lì, sentii un dolore fortissimo all'addome, lancinante... uscii fuori e non so come... era tutto passato.
Dopo tre mesi, persi anche un mio fratello... e pure stavolta mi successe lo stesso, dolore improvviso scomparso in breve tempo. Associai le due cose, ma immediatamente la mente rifiutò. Il pensiero però ricorreva martellante, finché decisi di sottopormi ad un check up completo, un controllo non mi avrebbe di certo fatto male. Feci anche un'ecografia addominale che rivelò una macchia al fegato... fu necessaria una biopsia e lì non ci fu alcun dubbio... carcinoma epatico!
La mia fortuna è stata che la massa non era molto grande e soprattutto su una parte che permetteva l'intervento, così fui operato e sembrò che tutto fosse a posto. Avrei dovuto fare la chemio, ma non ci pensavo più di tanto perchè per me l'importante era stato eliminare la "bestia".
Otto cicli di chemioterapia per niente facili a causa degli effetti collaterali, ma tutto sommato avevo superato anche quelli e mi sentivo già rinato, praticamente "come nuovo"quando feci la TAC di controllo. Ero certo che non sarebbe stato trovato niente, e invece... un altro "colpo". Metastasi polmonari.
Quando tornai dall'oncologo insieme con mia moglie, mentre Lei piangeva, io dissi tutto spedito, anche con una nota di fastidio... e ora, come la mettiamo? Non era per me che parlavo in quel modo ma per mia moglie che vedevo così addolorata... io non ci pensavo proprio, era come se la lastra con l'annesso referto non riguardassero affatto me.
Niente.
Sei mesi fa mi fu detto che avrei dovuto continuare con la chemio, cosa che sto facendo... non so quando finirà, se finirà. Tutto dipende da quanto la Vita mi vuol bene... o quanto io ami LEI. Intanto vado avanti con la "mia filosofia"... NON LO PENSO PROPRIO e non mi "ammazzerò" per lui.
Ho 64 anni e prima della pensione ero una guardia carceraria... ne ho visti di criminali ed assassini  incalliti, facevano gli spavaldi ma prima o poi rivelavano il loro punto debole.
Ecco... mi impegnerò a scoprire il "suo"... tallone di Achille, si... perchè farò tutto e di più perchè sloggi una volta per sempre. Lo distruggerò.
 Nicola


La storia di Nicola mette in risalto la presenza di quel senso latente di inquietudine in chiunque stia per affrontare una situazione estrema. L'agitazione, il ravvisare in qualsiasi disagio o addirittura nei sogni, i cosiddetti "segni premonitori" e poi il verificarsi effettivo di un evento temuto, assumono connotati da leggenda mista a superstizione, è vero... ma non si può negare che un fondo di verità ci sia, qualcosa a livello della psiche che allerti e in un certo senso prepari a ciò che tanto si teme. Poi quando questo accade... torna la calma per far sì che tutte le energie siano dirottate verso la soluzione del problema.
Nicola dice... Io non lo penso proprio, a me viene di concludere con una citazione di Margaret Mazzantini...
"La mia vita è stata tutta così... piena di piccoli segni che mi vengono a cercare".

N.B. Invia la Tua storia all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it - racconta la tua storia
STORIE CONDIVISE... COME ALLO SPECCHIO, IMMAGINI RIFLESSE



sabato 9 novembre 2013

Ognuno ha il suo...

... atteggiamento.
Nel caso specifico... riguardo la malattia.
Di sfida, apparentemente aggressivo ma in realtà, impaurito.
Combattivo, quel tanto che basta ma facendosi scudo della speranza.
Inerme, rassegnato... tanto non servirebbe a niente lamentarsi per ciò che deve essere... a tratti falsamente annoiato perchè stanco di una situazione che da troppo tempo "ristagna".
E fa sentire come in una palude da cui non poter venire fuori con la sola volontà, fermo ed estraneo da quella realtà che circonda cui si può essere partecipe solo guardando e forse pensando... chissà mai tornerò a far mio ciò che sento non appartenermi più.
Tre modi diversi di fronteggiare una situazione difficile, distinti e per giusta convinzione riscontrabili in tre tipologie di caratteri, a volte coesistenti in un unico soggetto nelle varie tappe del "percorso" o addirittura contemporaneamente quando la "prova" si è presentata improvvisa, con tanti quesiti e nessuna risposta certa.
Una "nuova conoscenza", una persona mai vista né sentita prima, mi ha quasi affrontato... per me è stato come sentirmi dire... pensa bene, prima di contar "chiacchiere"... quando secondo il mio modo di vedere sono tutt'altro che chiacchiere, ma "saggi, furbi convincimenti" che la speranza m'inculca così... strada facendo.
Poi... l'altro giorno, questa volta un'Amica, tra quelle per me importanti.
 La ritrovo spesso per "quei corridoi", in una di quelle stanze, mi accoglie sempre bene, mi sorride ma non ama parlare. IO le faccio una domanda e LEI... risponde esaustivamente però non più di tanto... non esce mai "fuori tema". Con la mano libera si sistema i capelli ( la parrucca?) o la maglia, poi con una smorfia si tira su, dicendo... "meglio viverla così come viene, tanto a che serve? meglio non contare i giorni da "quel giorno", non senti la scadenza addosso. Sono stanca, questo si... E va bene, comunque... dai...", e da qui capisco che ha detto il massimo che poteva.
Però l'altro giorno no, qualcosa in più me l'ha regalato...
"Sai...", ho esordito... "Tu dici di essere stanca e certamente lo sei, ma i Tuoi occhi tradiscono una serenità grande e Ti fanno più bella", "Ah, ma io sono serena... e per quanto riguarda la bellezza, lo dice pure una delle mie figlie... mamma, sei la più bella del mondo... e a me basta esserlo per Loro."
Così si è sbilanciata con me... che ho i Suoi stessi dubbi ma anche certezze, a volte accuso la stanchezza e vorrei cedere, e non lo faccio solo perché non perdo il "sorriso" della speranza.

venerdì 8 novembre 2013

Basta la parola

IL CANCRO... verità e mistero
E' solo di tempi recenti l'emancipazione di questa malattia che drammaticamente ci mette a confronto con la Nostra natura mortale ed evoca immagini di sofferenza e annientamento fisico e psichico.
La sola parola... CANCRO... risultava impronunciabile, e quando si era costretti, quasi veniva sussurrata  oppure sostituita da una perifrasi... "brutto male" o "male incurabile".
Oggi è tutt'altra storia.
Di cancro si parla e si scrive molto, anche perché sono i pazienti stessi, sempre più numerosi, a farsi avanti nel voler raccontare, portare testimonianza... condividere, creando alla fine una larga "rete di sostegno", valido supporto terapeutico soprattutto dal punto di vista psicologico.
Si tratta però di narrazioni intimistiche, confessioni e sfoghi verbali del malato più che di una presa di coscienza del valore profondo e collettivo che la malattia ha in sé.
Nel corso degli anni si è intuito tale significato e la malattia ha perso, anche se non completamente, quell'alone che la rendeva misteriosa, imperscrutabile... tanto temibile al pari di una punizione.
Addirittura in questi mesi è stata avanzata la proposta da parte di Umberto Veronesi di cambiare la dizione... non chiamarlo più cancro né tumore, bensì... "neoplasia" che letteralmente vuol dire "nuova formazione", ma essenzialmente poco cambia, se non nella difficoltà a ricordare il termine e poi ripeterlo.
Personalmente credo che sia superfluo dare più o meno importanza al modo di chiamarlo... meglio sarebbe adoperarsi per dargli i "giusti connotati".
Nell'ultimo ventennio, quindi dobbiamo convenire che a cominciare dai malati stessi, la parola è diventata più "abbordabile", di conseguenza anche per gli addetti ai lavori è diventata più "proponibile"... qualunque essa sia... rispetto alla spietata e inesorabile verità "nuda e cruda" di una volta, raccontata ai familiari e quasi mai all'"avente diritto".
Veniva comunicata ai familiari con poche parole prive di ogni speranza.
Essi a loro volta nascondevano al congiunto l'entità della malattia, servendosi della menzogna, a loro dire raccontata a fin di bene (per non farlo soffrire di più e inutilmente!).
Per ritrovare qualcosa che avesse la stessa eco sociale bisogna andare indietro nel tempo, richiamando dalla storia l'epidemia di peste bubbonica (o peste nera) del 1300 o la più recente di HIV/AIDS che dal 1981 ha fatto più di 3 milioni di morti, passando dalle influenze spagnola ed asiatica con altri 20 milioni di morti.
Comunque la si chiami questa malattia, da sempre... anche se in epoca moderna diversi sono nei suoi confronti atteggiamento ed accettazione... si accompagna alla PAURA... sentimento che mal gestito porta così all'annientamento fisico e psichico della persona.

liberamente tratto da:  OLTRE IL CANCRO - Marta Tebaldi;  
                                   UN CANCRO... DA RIVEDERE - Enzo Santorsola


N.B. Il "materiale" informativo riguardante, IL CANCRO... verità e mistero, potrà essere inviato all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it

giovedì 7 novembre 2013

E che sarà mai?!... ho solo "preso" il numero sbagliato

Vorrei poter smentirmi... ma penso proprio che certe "convinzioni" riguardo la "malattia" e tutto il resto saranno mie e dei "privilegiati" del settore.
L'altro giorno un'Amica, tra quelle mie importanti... non appena mi ha visto ha detto... "... ferma lì, mi devi dare assolutamente il numero del Tuo cellulare", "Come no?!... subito...", e ho messo fuori il telefono... Lei mi avrebbe fatto lo squillo ed io l'avrei messo in memoria. Ho dato il numero, l'ha digitato, ma lo squillo non arrivava...Vuoi vedere che non era quello, ho pensato, non sarebbe stata la prima volta... qualche tempo prima lo stesso errore m'era costato una ricarica a vuoto!
"Ascolta... facciamo il contrario... lo faccio io lo squillo, così andiamo sul sicuro, dimmi il Tuo numero"... e così è stato. Digitato numero... squillo arrivato a Lei, ed intanto pure io avevo il Suo di numero... l'avrei memorizzato una volta a casa, perchè ho un nuovo telefono, di quelli che fanno tutto tranne quello che vuoi nel momento che serve, per cui  ogni operazione per me... è sempre un dramma che richiede tempo.
E da qui... comincia il "bello" che nel caso specifico è tutt'altro.
A casa, presa dalle cento e uno incombenze della quotidianità, ho scordato di farlo immediatamente e così è passata l'intera giornata fino ad arrivare a ieri mattina...
Già... devo memorizzare il mio "nuovo numero speciale"!... vado a cercare e di numeri "senza nome" ne trovo DUE. E adesso... come faccio?... quale sarà quello giusto? Ecco... la soluzione più ovvia è chiamare entrambi, le "interessate" (la persona "giusta" ed io) si riconosceranno.
Ho digitato il primo dei due numeri, e dall'altra parte non proprio all'istante, ha risposto una voce di donna...
"Buongiorno... cerco A. sono Maria...", "A.?... Chi A.?... e il cognome?!... mi dica il cognome!".
All'improvviso mi sono sentita sotto interrogatorio stretto, Le ho dato il mio cognome... "Non mi interessa il suo, ma di A.".
Come facevo a dirle che io dei miei Amici, tra quelli importanti... il cognome non conosco?... proprio perchè tali, per me conta solo il "nome"... non sono mica l'anagrafe dell'ASL!
"Non lo so... il cognome. Ho trovato questo numero sul mio telefono e poichè sono volontaria all'Oncologia Medica, credevo quasi per certo fosse di una paziente, e quindi volevo memorizzarlo".
"ONCOLOGIA MEDICA??... IO non c'entro nulla con l'oncologia medica. Ma per carità... stiamo scherzando? NON SONO IO."
Mamma mia... quanta veemenza!... neanche avessi detto, POMPE FUNEBRI!
Che poi fosse stato anche così... vogliamo dire in tutta franchezza e senso della realtà... tapparsi le orecchie... a che serve?

martedì 5 novembre 2013

Beauty farm

"Luminosa"!... così mi ha detto stamattina un Amico tra quelli miei, importanti.
Ero entrata nella stanza con la mia "dolce" scatola ed il sorriso del buongiorno... su uno dei tre letti era sdraiato un signore di una certa età, il figlio era in piedi accanto alla finestra ed appariva sorridente... molto sorridente, forse "troppo".
Mi pareva fosse la prima volta che incontravo entrambi, così gliel'ho chiesto e Loro me l'hanno confermato.
"Una caramella?...", "beh... se me la vuoi dare... dammela al limone, se ce l'hai", "Certo...", ho risposto,"... porto tutti i tipi e gusti. Anzi... hai detto che è la prima volta? Allora... DUE caramelle, al limone... come benvenuto e augurio di... breve permanenza qui".
E Lui... "Veramente... ho visto, qua sta tutta brava gente, ci trattano bene... poi mi faccio le vitamine. Posso venire anche a lungo, sinceramente... non mi dispiace", "Ah... le vitamine!?...", "Eh si, mica sto malato!... i figli miei me l'hanno detto... Tu non sei malato, devi fare una curetta ricostituente..."
A questo punto il figlio da "troppo sorridente"... s'è fatto oltremodo sorridente, del tipo "maschera tragica greca" per intenderci... e poi, imbarazzato per sdrammatizzare... "... è così papà...", ed io, "Certo... ci sono passata anch'io per questa... BEAUTY FARM!... ed ora... dimmi un po', come mi vedi?", "Come vedi la signora, papà?", ha ribadito il figlio temendo gli eventuali pensieri dubbiosi del padre.
"Come Ti vedo?"... qualche nanosecondo d'attesa e poi... "... ti vedo... bella (?), luminosa (!) e pure simpatica (!!)".
Ditemi Voi... dopo questo sentirsi dire... come si fa a tornare a casa  "scarichi" di energie?

lunedì 4 novembre 2013

Le righe storte della vita

Quello che capita nel corso dell'esistenza a volte davvero destabilizza, fa sentire disorientati e persi... come al "risveglio" dall'essere svenuti. E poi... ricominciare è dura, perchè il respiro non è ancora regolare e il Cuore batte ma non solo nel petto.
Ad ogni evento inaspettato e difficile capita la stessa cosa, perchè non impariamo mai la lezione che ripetutamente il Nostro stesso corpo ci dà... quando siamo tesi e stanchi oppure felici e innamorati.
Non valutiamo bene le sensazioni e non diamo ascolto alle emozioni... e questo per una vita intera.
Bisognerebbe imparare ad andare oltre ciò che appare... sempre, leggere "tra le righe storte della vita".
Ricordo che quando la sentii pronunciare la prima volta, restai molto colpita da questa espressione, ed ora la ripeto spesso e la trovo sempre più efficace. Righe dritte e storte su un foglio bianco... entrambe spiccano per il contrasto cromatico, le prime più facili da interpretare e per questo veloci da leggere... passano in fretta e quasi non si ricordano più. Le altre sono impegnative, mettono in difficoltà ma... una volta comprese, restano nella mente e nel Cuore e lasciano il segno. E paradossalmente, perchè sono il frutto di una fatica stentata, si amano di più... si amano per sempre.
Leggere tra le righe storte della vita... sicuramente ne avrò parlato in passato, perchè mi ritorna sempre nel pensare, s'affaccia prepotentemente ogni volta che qualcuno non ci prova nemmeno a leggere, preferisce strapparlo quel foglio, dimenticando come e perchè si trova ad essere qui... in questo mondo... su questa terra.

domenica 3 novembre 2013

Il filo di Arianna

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
E pare quasi che di "mito" si parli anche in questa storia... la "storia" di Arianna...


"Quel giorno, quando mi dissero che il tumore probabilmente era lì da almeno tre anni, quasi non ci potevo credere. Ero arrivata alla terza colonscopia... una all'anno e solo l'ultima l'aveva smascherato? E... i sintomi, io li accusavo proprio da tre anni, prima insignificanti... poi sempre più seri, ma mi ripetevano... colon irritabile, è lo stress... forse per l'emotività, un po' troppo...? Un po' troppo, cosa?... e se ora fosse stato troppo tardi?!
Qualcosa però l'avevo capita, quell'ultima volta...
Tre settimane prima avevo avuto dei dolori fortissimi, lancinanti, da mozzare il respiro, ero finita al pronto soccorso dove erano riusciti a calmarli con una flebo di antidolorifico. Tornai a casa, confortata dal pensiero che di lì a poco avrei fatto l'ennesimo esame... mi avrebbero detto le solite cose o finalmente sarebbe venuto fuori qualcosa che poteva essere curato seriamente?
Mai avrei pensato ad un tumore.
Per riprendermi ed anche distrarmi andai ospite a casa di mio figlio e sua moglie per trascorrere una settimana. Vivono fuori città, in una casa sulla collina... proprio vicino ad un bosco. Mio figlio è sociologo e sua moglie è psicoterapeuta, specializzata in psicologia transpersonale... ha studiato alla scuola del dottor Lattuada... non so se ne avete mai sentito parlare, perchè è una novità nel campo della psicologia. Hanno viaggiato molto all'estero, anche in Oriente e molto hanno preso dalle varie culture. In particolare, mia nuora ha fuso quegli insegnamenti con la sua preparazione e ne ha fatto un "metodo" che applica sui pazienti che a lei si rivolgono. E fu LEI, appunto a propormi un "trattamento"... io ero scettica ma alla fine acconsentii.
Nel suo studio, adagiata sul lettino... con una melodia coinvolgente che se riascoltassi però non riconoscerei mai... al suono cadenzato di alcuni campanelli... cominciò il trattamento. Mi parlava... mi poneva domande cui rispondevo senza aver bisogno di pensare, poi prese a massaggiarmi in alcuni punti vitali. In breve tempo mi sentii rilassata, come sospesa... oltre la mia persona. In quella condizione avrei accettato tutto, qualsiasi notizia, evento... ero completamente distaccata.
Alla fine non saprei nemmeno dire quanto tutto durò, so solo che provavo un senso di benessere, in completa... cosa strana... assenza di disturbi. Ricordo che quella sera cenai con un appetito insolito, poi andai a dormire.
La svolta alla mia "storia" arrivò quella notte stessa... brividi mai provati prima, incalzanti e ravvicinati mi svegliarono nel sonno, poi una sudorazione abbondante. Misurai la temperatura... mancavano due linee a 40°, stavo davvero male. Con un antipiretico e l'aiuto di spugnature fredde riuscimmo ad abbassarla, e straordinariamente al mattino non avevo più nulla.
Tutto qui... il resto l'ho anticipato prima, dopo dieci giorni mi sottoposi alla colonscopia e mi fu diagnosticato un carcinoma al colon discendente, che già c'era da tempo ma nessun esame prima aveva mai evidenziato.
Sono fermamente convinta che è stato quel "trattamento dolce" a favorire la diagnosi.
Molti non crederanno sia possibile una cosa così, sa più di magia bianca che di scienza... ma per me è come ho detto... se mia nuora non mi avesse convinto, chissà dove sarei ora.
Al momento faccio ancora chemio per dei linfonodi poco chiari, ma l'oncologo mi ha assicurato che farla è più che altro per sicurezza, io ci credo... voglio crederci e intanto vivo la mia vita. Sono due anni ormai dalla diagnosi, dall'intervento ed io sono ancora qui... impegnata con tutta me stessa ad esserci ancora.
Ah, dimenticavo... ho 62 anni e mi chiamo Arianna e, come si può ben vedere, ho ancora tanto" filo" da svolgere. Termino con una battuta perchè sono anche convinta che ironizzare sia un altro modo, validissimo per combattere.
Grazie..."
Arianna

Un'altra storia che fa riflettere e intanto inquadra un qualcosa che chiunque sia passato per questo tipo di avventura ben conosce.
Solo il convincimento ad "abbandonarsi" a quel che è, uscendo dalla persona stessa e ponendosi poi in modo lucido e distaccato, porta al superamento di quel che è, in quanto se ne accetta l'essenza, parimenti si procede e "ci si accomoda" con essa.
Arianna, in un primo momento appare scettica, poi inoltratasi, esce fuori da sè tanto da sentirsi completamente oltre, alla fine trova il "benessere" che se pur momentaneo porta alla svolta decisiva, alla risoluzione del problema e alla speranza sempre viva di  farcela completamente.
Quindi... ha intrapreso la via della rinascita, lenta ma sicura finchè tanta fiducia e determinazione saranno lì a sostenerla.

N.B. Invia la Tua "storia" all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it
"... per non finire mai di essere" - racconta la tua storia
L'INCREDIBILE E' TALE FINCHE' RESTA CELATO ALLA SPERANZA

sabato 2 novembre 2013

Io non butto niente

C'è qualcosa che mi aiuta a vivere situazioni particolari, inaspettate e confuse... a superare attacchi, affronti?... diciamo più semplicemente, "confronti". Perchè, è chiaro tutto questo arriva, situazioni e... confronti e mi verrebbe dal profondo di menar proprio tutto all'aria, ma poi?... e poi sarebbe un'altra "condizione", un altro tipo di "confronto", questa volta ancora più difficile perchè con me stessa. Allora quello che mi aiuta, ripeto... è la "carezza" ideale delle persone che incontro nel reparto che frequento. Mi arriva col sorriso delle infermiere, la "strizzatina" d'occhio del medico più simpatico e meno formale, ma soprattutto nel conversare serenamente con coloro che per me "contano di più".
E' uno scambio di "affettuosità" senza nemmeno sfiorarsi, poiché già lo fanno gli animi in perfetta sintonia... di "sguardi" d'intesa e complicità come di Chi unisce le forze per far fronte comune contro un ostacolo o un nemico. E' insomma... "gioia" latente che contrasta una sofferenza sempre più in svantaggio man mano che i minuti passano.
Qualche giorno fa ho rivisto un'Amica... che chiamerò, "io non butto niente", perchè questa è l'espressione ricorrente in ogni Suo discorso, e in effetti lo dice perchè è così...  Lei non butta via mai niente, e in questo...  senza neanche rendersene conto... trova la Sua motivazione di speranza.
"Io non butto niente, conservo tutto persino i noccioli di limone, mandarino e arancia. Anche quelli delle olive per la verità... e sai che ne faccio? Li metto nei vasi, ben coperti dalla terra e ne faccio delle piante. Ho quattro balconi pieni zeppi di questi vasi. Mi chiedono... ma che Te ne fai di piante che non danno frutto? A me piacciono, uso i semi e non li butto, e poi... quando vedo spuntare la piantina in germoglio... beh, che Vi devo dire... mi sento davvero rinascere! Ed è questa la vita che preferisco... io che non butto via mai niente, nemmeno il tempo che mi è dato".

venerdì 1 novembre 2013

Genesi di una patologia: il mito (parte seconda)

IL CANCRO... verità e mistero
E in questo "anfratto" buio ove si collocano l'esistenza rinnovata e il superamento della morte, ben s'incastra il "mito".
Viene in mente quello antico di Filemone e Bauci, narrato da Ovidio nelle "Metamorfosi". I due anziani coniugi che accolgono Zeus ed Ermes, i quali, rifiutati dall'intera collettività, bussano alla loro porta sotto mentite spoglie.
Il mito che presenta una ricca simbologia va ricollegato alla realtà ma interpretato.
 "Aprire la porta agli dei", ad esempio... vuol dire accogliere la "dimensione transpersonale" dell'esistenza, anche quando essa si presenta in forme irriconoscibili e inaspettate, come, appunto, il cancro.
L'esperienza oncologica potrebbe essere accolta dalla coscienza come una richiesta dell'esistenza all'intera personalità, il cui effetto è, come accade nel mito, portare ricchezza e sconfiggere la morte. Ciò che accade ai due anziani coniugi che, una volta "riconosciuta" la divinità dei propri ospiti, chiedono in cambio dell'ospitalità data loro, di poter morire insieme. E così vennero trasformati in un tiglio e una quercia, che crebbero l'uno accanto all'altro, quindi solo in apparenza... morti, ma in realtà... rinati e vitali più di prima.
Ora... ognuno di Noi ben sa che prima o poi la dimensione transpersonale gli toccherà, e non sempre potrà essere riconoscibile. Qualcuno, fiducioso e comunque consapevole di non poter fare molto, l'accoglierà, altri pretenderanno di capire, dubitare... "scacciare".
Nel cancro, se non accogliamo e non riconosciamo la parte "divina", se vogliamo pure misteriosa, fidandoci, essa cancellerà le opere della coscienza, esponendoci all' "annientamento".
Al contrario, aprendo le porte agli aspetti transpersonali dell'esistenza, anche Noi, come Filemone e Bauci, potremo diventare testimoni dell'eterno ciclo di vita, morte (alla vecchia esistenza) e rinascita (dalla vitalità impensata), di cui facciamo inscindibilmente parte.
(liberamente tratto da "OLTRE IL CANCRO" di Marta Tebaldi)

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