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martedì 19 novembre 2013

Se si può... perché no?

Se si può perché non dare una nuova dimensione alla sofferenza, privandola dell'aspetto informe che la rende temibile al pari di un fantasma?
Anche nell'ambito del gruppo, parlando di morte l'opinione è quasi unica... non ho paura di morire ma di soffrire... addirittura preferire di essere schiacciati, la fine di tutto, alla possibilità di esserci ancora e della vita afferrare quel che passa.
Si ha sempre paura di ciò che non si conosce, eppure proprio quelli che sono già nella sofferenza affermano di temerla. Forse perché convinti che non c'è limite al peggio?... o piuttosto che non si è all'altezza di limitarlo, quel peggio?
Ieri sera ho "riesumato" le mie parrucche, e per ciò che dovevo farne, poiché mi interessava quella coi capelli più lunghi, le ho calzate di nuovo... prima l'una e poi l'altra. Strano... mi sembravano identiche, non riuscivo a vedere differenza, eppure un giorno le sceglievo ad occhi chiusi o a luce spenta.
Mi sono guardata allo specchio... e mi sono vista buffa, quando un tempo invece per me indossarle era stato un "vezzo" più che una necessità, un accessorio da abbinare all'abbigliamento, quel tocco in più che mi facesse... non dico bella, perché di questo sempre poco mi è importato... ma graziosa. Mai a tener conto che fossero lì, su "testine simulatrici" a occupare spazio del mio comò, in attesa di ricoprire una triste funzione o un nobile ruolo.
Quando per la chemioterapia si perdono i capelli è una grande sofferenza, anzi al momento che viene comunicato l'"evento certo prossimo venturo", prende un autentico terrore, quasi più grande che per la malattia stessa, poi si vive nell'ansiosa attesa  fino al giorno in cui comincia e sembra non terminare più.
Un "evento senza fine" che si preannuncia e si svolge con prurito, un "pizzico" di bruciore  e tanto disagio perché pare sempre di pettinarsi per il verso sbagliato... fino a quando finalmente non resta più un capello a dar noia.
 E a questo punto ci si rende conto che... si può. Perché una testa calva non vuol dire la fine... magari lo è solo per una capigliatura già da tempo lì, la fine di qualcosa è sempre un nuovo inizio, soprattutto in presenza di un grande dolore, a patto che sia visto nella luce giusta.
Quel "raggio di speranza" che crea nuovi riflessi  quando guardi nello specchio e riesci persino a vederti più bella... che fa brillare gli occhi di luce diversa al pensiero che passerà... sta già passando e comunque sia, un nuovo inizio aspetta.

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