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domenica 31 dicembre 2017

UN AUGURIO SINCERO PER TUTTI

Buon Anno ad ognuno di Voi.
a Chi mostra e dimostra affetto, a Chi è ritroso. Fa lo stesso.
Alla porta c'è sempre il benvenuto, e poi un abbraccio e un sorriso.
Tutta la ricchezza di cui il Cuore può far dono, non solo all'inizio, ma per ogni giorno dell'anno.
L'Amore non conosce ferie né accusa stanchezza, perché si rigenera donando.
Che sia un anno migliore, si è soliti dire, ma qualcuno giorni fa mi ha fatto pensare, e poiché non si finisce mai d'imparare...
Che sia un Anno... e basta! E mai più rimuginare.
Ormai il tempo stringe, manca poco davvero, coraggio... non ti resta che spingere l'uscio sempre socchiuso, ed entrare.
Ecco... ci sei, auguri di nuovo... restiamo Insieme ancora per continuare a...

DA FIGLIA A MOGLIE... MADRE E FIGLIA ANCORA


In un ricorso storico che mai alcuno abbandona, solo a qualcuno ritorna come parallelismo col tempo che scorre, più forte sentito in queste ultime ore dell'anno, pressanti ed inesorabili verso la fine.
E' una sensazione strana, con umore altalenante non sapresti definirla. Un misto di tristezza, ansia, euforia e curiosità, certo... curiosità perché, se fosse vero, vorresti avere una sfera di cristallo per guardarci dentro e scoprire che cosa sarà. O forse no... meglio sorseggiare la vita a piccoli sorsi, senza pensare al contenuto, sperando così non finisca mai.
Personalmente vorrei passare direttamente al 1 gennaio senza brindare a mezzanotte.
Non ho mai amato il 31 dicembre, lo detestai persino quando si concluse quell'anno che sembrò la fine di tutto. Ora va un po' meglio, però... il percorrere idealmente a ritroso gli ultimi 12 mesi, vuoi o non vuoi, mi dà amarezza e un senso di abbandono. Come traslocassi ogni volta. Dovrò abituarmi all'idea di lasciare pareti e profumi di uno spazio di vita, per ritrovarmi altrove.
Non mi risparmio per niente, e vorrei fare di più. Per questo a volte mi sento carente.
Sono disponibile sempre, con chiunque... e mi sento usata da Chi dovrebbe amarmi e capire quanto bene farebbe un atteggiamento costante di gratitudine. E invece... qualche sgarberia, una risposta laconica e sbrigativa dall'altra, e in me sofferenza.
I figli hanno la loro vita, e dei miei due mentre la prima torna, l'altro va via, e al termine delle feste si scambieranno di posto cosicché per me ci sarà sempre un posto vacante in casa e tanto spazio nel Cuore. Si sono infranti i sogni di quando ero figlia e mi vedevo moglie e poi madre sempre "al completo", indaffarata e contenta. Ora manca sempre qualcuno ad un appello di cui si è perso uso ed abitudine, come invece era un tempo... ai Nostri tempi.
Così mi ritrovo ad essere di nuovo figlia, a cercare di ricreare certe atmosfere che per situazioni e persone non possono essere più.
Ripenso a certe serate in famiglia, piccole anticipazioni di un qualsiasi Capodanno... forse è proprio questa la maniera più bella per accogliere non solo un anno che arriva, ma la "vita autentica" che si rinnova.
I legami, l'affetto, l'essere gli uni per gli altri... ricreare l'atmosfera di un pezzo di Passato per proiettarsi nel Futuro con lo spirito giusto. Non sarà un "benvenuto" in "pompa magna"... però si coglie attimo per attimo e dentro ne resta tutto il calore.
Ripenso alla gioia di Nostra madre se potesse vedere ancora tutti e quattro i Suoi figli insieme... già, allo stato attuale cosa non facile, allora cerco di immaginare... ché questo non lo impedisce niente... che sia lì, in quella stessa casa, magari in un'altra stanza come era di solito negli ultimi tempi, quando stava tanto male ed era costretta a letto. A Lei bastava sentire le Nostre voci, percepire che continuavamo a essere uniti, con una parola... una battuta o una risata.
"Non mi dite niente... vado a letto, ma voi restate pure...tanto io vi sento...sempre".
E mi fermo qui, a questa certezza, essere stata figlia tanto "innamorata" della madre, e ancora dopo 13 anni a Lei legata, come non fosse mai andata via.

sabato 30 dicembre 2017

A FINE ANNO


Ormai manca poco davvero, facciamo un po' di conti... quasi 2 giorni, poco meno di 48 ore, e poi un altro anno sarà alle spalle. Per ciò che mi riguarda avanzerò in quella che comunemente chiamano "sopravvivenza", da me definita invece "lungimiranza a vita", poiché da quel momento in poi è come guardassi ogni situazione con lenti speciali che mi fanno vedere le conclusioni già dall'inizio.
Intuito, perspicacia, sensibilità...? Non saprei, di certo è presente una serenità di fondo che non si lascia annullare da niente, anche se apparentemente sembra il contrario. Per rendere meglio il concetto... come un elastico teso al massimo, quasi sul punto di spezzarsi, che al momento giusto si lascia andare all'indietro per tornare ad essere come prima. Non che sia facile, s'intende però si può se solo si pensa al danno che comporta una costante negatività di pensiero, il rimuginio, la stizza, il portarsi dentro, addosso, appresso la tristezza di una delusione.
Poi il passo seguente sarà rinnovare le motivazioni delle proprie scelte, infine perseguire l'unico obiettivo per cui si cominciò quasi senza accorgersene, ché vale solo questo e il bilancio di una vita è sempre all'attivo.
A fine anno mi vengono su sempre pensieri di questo tipo, un po' perché temo di strafare e nello stesso tempo non essere adeguata, ed anche perché desidero cominciare il nuovo anno partendo da zero, con entusiasmo rinnovato dopo aver imparato dagli errori, in senso lato, pure nella vita privata.
Forse leggendo queste ultime affermazioni qualcuno penserà che la mia autostima sia in calo, non è così, umilmente penso a me come di una catena qualsiasi ultimo anello, che però non deluderebbe mai, pure se cedesse. Perché dovesse accadere si lascerebbe dietro un pezzo, ovvero memoria di sé, di quel poco che ha fatto, che consentirebbe di proseguire nell'unione, anello con anello e continuare.
Quindi mi conforto da sola pensando che tra dubbi e conflitti e storie da alterne vicende, resto Io al centro dei pensieri con la memoria di un tempo.

venerdì 29 dicembre 2017

CIONDOLI E PERLE


Amo le metafore, è cosa nota, soprattutto mi piace usarle quando si tratta della Vita e dei suoi aspetti. Le immagini sorgono spontanee a chiarire e lasciare indelebili i concetti nel pensiero.
Perché allora ciondoli e perle?
I primi costituiscono certamente il superfluo, ogni tanto però servono ad "abbellirla" questa vita, a volte con più giri di cerchio che non conoscono inizio e fine. Le altre, le perle sono ciò che dovrebbe star bene a tutte, l'esistenza classica, basta essere accorte negli "abbinamenti" e non perdere di vista ciò che è dentro, la sostanza.
Per me, oggi... nello stesso giorno perla e ciondolo. Una metafora in regalo da un Amico infermiere e una cena natalizia.
Ci siamo mai posti il semplice quesito... che cosa di un uovo serve veramente?
Si presenta bianco, liscio e dalla forma perfetta all'esterno, in realtà a presentarsi tale è solo il guscio che poi, si sa, finisce frantumato, distrutto e invece l'interno, albume e tuorlo che non appaiono ma sono, vengono usati sempre.
Vuota è l'apparenza, vedi... sempre parlando di uova...uno di cioccolato, di cui mangi sicuramente l'esterno ma dentro è vacante o con una sorpresa che spesso delude o vale poco.
Non si invecchia né si cambia nell'animo se questo sarà stato bello e ricco da tempo, muta l'aspetto fisico più rapidamente nella misura in cui nel tempo non sono stati adeguatamente curati la mente e l'animo.
Vivere in condivisione momenti difficili come pure i ludici e conviviali di gioia, aiuta molto.
Il ciondolo che ha reso bella la mia serata, è aver preso parte ad una cena natalizia con molti Amici del GAMA. Avrei potuto non esserci perché al momento è un po' così per me, però me lo sono imposto con me stessa e non me ne sono pentita.
Una lunga tavolata, un allegro albero di Natale, il camino acceso, e poi la partecipazione da tanto tempo attesa di una Persona a cui teniamo, e che a volte ingiustamente è vista lontana a causa del Suo ruolo. E' proprio vero, a tavola si diventa tutti uguali, perché condividere il desco porta gioia, un calice in alto brinda alla speranza e trascina nell'augurio per Tutti di continuare in buona salute e serenità, comunque Insieme.

TORMENTONE NATALIZIO


Quest'anno abbiamo cominciato con largo anticipo, puntualmente è arrivata a dar noia la tradizionale "bega natalizia", privilegio per pochi eletti, non per Tutti ché solo qualcuno capirebbe, da "sbrigarcela" tra Noi, ché è meglio.
Bene, di tale "beneficio" vorrei poter godere almeno ad anni alterni, in modo da ricaricarmi e fronteggiare le situazioni quando si presentano e non come vengono presentate.
Non so davvero se tale scelta che ricade ogni volta su di me, può essere grande prova di stima da parte della Vita o Chi per essa. Comunque l'affronto e la vivo, me ne carico il fardello e vado avanti, perché devo riconoscere che col tempo grande è diventata la capacità di adattamento e di ricavare risorse da ogni nuova esperienza.
Quand' so' i fest... pare che 'u diavol c'mett' la coda!
Così esclamava mia nonna alla fine di qualche questione più o meno silente che ogni anno si presentava, puntuale a Natale, come l'albero e il presepe... come il panettone. Come da tradizione.
Qualche accenno, mezza frase infelice, il malcapitato di turno... il tutto al centro di discorsi che non portano a nulla.
Ma dico... non c'era altro momento? Dopo che s'era tanto detto di tranquillità, amore a tutto tondo e comprensione... non c'era proprio niente da fare. Tutto quello che si era accumulato dentro andava detto subito, altrimenti avrebbe perso d'efficacia, e se poi era Natale... peccato... mi dispiace tanto... ma sai com'è il discorso è venuto fuori da solo...
Mi sono chiesta tante volte perché succedesse sempre in questo periodo di festa.
Probabilmente perché in prossimità della fine dell'anno si è più vittime della malinconia... si fanno bilanci... s'affacciano i brutti ricordi recenti... le tensioni accumulate non reggono e "sbottano", proprio come petardi a Capodanno.
Certo che l'Essere Umano a volte si comporta strano...
E' animale sociale, cerca la compagnia dei suoi simili... quando poi il sangue è lo stesso non deve neanche prendersi la briga di questa impresa... eppure ad un certo punto non ne può più, e poiché sale tutto a galla di certo non può prendersi una pausa, e stare a guardare che passi. E la responsabilità? E' sempre di Chi ha incominciato, sia pur casualmente.
Ma ciò che a volte lascia un po' sgomenti... a parte l'occasione alquanto inopportuna... è il dover constatare che non ci si guarda mai indietro e nemmeno intorno, e c'è quasi il rifiuto ad imparare quanto sia inutile e persino dannoso far di un sassolino una montagna, e poi sentirne il peso per aver posto dei paletti alla comunicazione.

mercoledì 27 dicembre 2017

OSSERVANDO


Dall'interno di una sala, seduta di fronte ad una finestra mi sono messa in pausa dal pranzo per guardare fuori. Non è stato intenzionale, casualmente è servito a fare ordine nei pensieri. Domenica, lunedì e con oggi, martedì... una mini maratona di tre giorni a cui, arrancando siamo sopravvissuti. Giorni affrontati, elaborati e metabolizzati con buona pace di Dio. Osservavo il cielo che già si preparava al tramonto tipico d'inverno, un cielo azzurro pallido con nuvole stracciate, e in lontananza verso l'orizzonte strisce di luce dal colore non ben definito. C'ho visto come sempre una metafora della vita, che scorre tra giorni vuoti perché privati del loro significato, fino al tramonto quando cerca di recuperare il possibile, persino le tinte smorte di forti turbamenti. Di lato al tavolo, nel camino bruciava il ceppo di Natale, oggi era quello dedicato alla festa ma niente lo rendeva differente dagli altri dei giorni che saranno. A fine pranzo era quasi cenere con punte di luce, e mi è tornato in mente quando, dopo la chemio, i capelli ricominciarono a crescere, simili così a quella cenere consumata che non vuole arrendersi. Ma perché questo parallelismo di pensiero?  Il Vissuto che dà senso a questo Presente, non ben speso e malinteso, guastato e tutto da reimpostare, cercando di far meno danno possibile. Semplici ma profonde riflessioni di fine anno, osservando e ricordando, facendo a se stessi l'ennesima promessa. Alle spalle il Passato, e lo sguardo rivolto a quello che può definirsi il "piccolo Infinito", il Futuro. Solo qualcosa di vecchio, sperando in tanto di nuovo.

martedì 26 dicembre 2017

DOPO LA FESTA


Come fossi passata velocemente attraverso un cerchio di fuoco, correndo in una galleria per arrivare in fretta all'uscita. E invece avrei voluto che fosse stato come una volta, quando avevo i figli bambini o ancor più ero bambina io stessa, tra tanta tenerezza da vivere intensamente.
Sarà che invecchiando si torna indietro, aumenta prepotente col tempo che passa la voglia di donarne e riceverne, se non in egual misura, almeno apparentemente. Natale dovrebbe essere l'occasione giusta, perché si sta con le persone care, l'atmosfera è ricca di calore, c'è più tempo da dedicarsi. Ottimi propositi da vigilia di festa, poi... solo in "parte", perché non Tutti fanno la loro "parte".
Personalmente accetto perché in un certo senso ho fatto l'abitudine, però non posso non restare amareggiata. Vorrei rapporti fluidi e orientati all' "essenziale", in sintonia col tempo presente e senza attardarsi sul Passato, scivolerebbero come su ghiaccio i momenti da vivere insieme, lasciando disegni leggeri, testimoni del passaggio.
Si fa una gran fatica a mantenere relazioni così, e a volte è più semplice con Chi non ti appartiene perché le persone che dovrebbero conoscerti, sapere, desiderano comprensione e tenerezza ma per precipue note caratteriali mostrano di pretenderle, e penalizzano Te che fai tutto perché sia, pur preso da tante problematiche.
Già... va quasi sempre così, e si perde del tempo prezioso e si crea "falsa sofferenza" inutile, mentre trascuri le persone che ti accettano come sei e ti apprezzano pure.
Oggi è andata così. Perché ho avuto molto da fare per essere in famiglia, non ho inviato alcun messaggio... e ci sta, però sono stata presa anche da tanti pensieri, sciocchi e astrusi legati ai ricordi, e questo ci sta meno in quanto per certi versi sarebbe meglio archiviare, mentre Natale è, e certo non si può dimenticare.
Ora, passata la festa, la casa dorme silenziosa e finalmente il tacere fa compagnia alla solitudine.

lunedì 25 dicembre 2017

BUON NATALE PERCHÉ... NATALE È


Quest'anno una festa diversa, qualcosa è cambiato e quel che fu una promessa mai tradita, è ora un tentativo di continuare a tenerle fede. Non importa, niente resta uguale perché cambiano le situazioni, ciò che non muta mai è lo spirito e il senso di un giorno così, un momento di rinascita che si rinnova.
Perché Natale è...
Se sei disposto a dimenticare ciò che hai fatto per gli altri
e a ricordare ciò che gli altri hanno fatto per te.
Se sei pronto a non tener conto di ciò che la vita ti deve,
ma a prendere nota di ciò che tu devi alla vita.
Ma soprattutto, se riesci a capire che tu sei negli altri
e gli altri sono in te e che la cosa più importante della vita
non è ciò che riuscirai a prendere da essa,
ma ciò che riuscirai a darle….
Allora avrai imparato a vivere, anzi sarai tornato alla vita, pure se hai creduto non fosse possibile mai.
Buon Natale allora, perché di nuovo giorno è.

LO SGABUZZINO


Ci fu un tempo in cui ero ordinata paranoica, del genere "ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa", giusto per ribadire il concetto. Su una mensola gli oggetti in ordine crescente fino a metà, poi sull'altra parte a decrescere, e guai a sfalsare qualcosa, non smettevo di pensarci.
In casa mi prendevano in giro... perché non metti le riviste in ordine alfabetico o ancora meglio in fila indiana o in cordata? Cose dette così per scherzo ma che mi mandavano in bestia, perché non mi sentivo compresa né considerata. Probabilmente, a tratti non mi capivo neanch'io e per questo me la prendevo tanto, però continuavo con le file e le pile bene in ordine, i cassetti da esposizione, e i mestoli appesi in cucina e... un vuoto dentro bell'e sistemato, che quando tentavo di guardarci all'interno non trovavo mai quello che cercavo, la risposta ai tanti perché, la spiegazione ai molti dubbi. Troppo ordine porta allo sfratto dei sentimenti e dei ricordi, da cui sempre si può attingere la nota per migliorare gli approcci col Presente, pianificare una relazione, completare la "ricetta" della costante serenità.
Nella mia casa, in fondo al corridoio, c'è uno sgabuzzino dove fino al giorno in cui mi ammalai, regnava un ordine da biblioteca. Lì riponevo da un lato le provviste, dall'altro, utensili, detersivi e in un cesto tante di quelle cose inutili catalogate sempre nel "potrebbero servire", naturalmente non sono mai servite e le ho gettate via, ma solo dopo che mi sono resa conto che serviva spazio a iosa per un "disordine" che fa riconciliare con se stessi. Perché è così, riporre in fretta e come capita non fa perdere il tempo che si può dedicare ad altro, e poi vuoi mettere quando apri la porta e trovi una bottiglia in un catino, sul congelatore il cesto con le noci, le grucce in avanzo dall'armadio appese a uno scaffale di metallo, e la scatola delle scarpe dimenticate, archiviate perché non le trovavi più?
E' come un gioco sempre nuovo, una caccia al tesoro divertente che alla fine fa venir fuori il meglio di Te. La gioia della scoperta, unica e particolarissima, che non può appartenere ad Altri perché non pensano né elaborano come Te che pur nell'apparente confusione dei tanti pensieri, progetti ed idee sempre ti ritrovi, e qualora così non fosse, sei ben consapevole che basta chidere quella porta e nessuno sa e alcuno vede.

sabato 23 dicembre 2017

LE COSE CHE NON TI ASPETTI


Ah, sono davvero molte le cose che puoi non aspettarti. Nel bene e nel male. Nel primo caso lo stupore disorienta ma scalda pure il Cuore, nel secondo lascia a bocca aperta e con più dubbi irrisolti.
Il fatto strano è che capiti in qualsiasi periodo dell'anno, ci si fa caso poco quanto niente, succede a Natale sono spesso lacrime di commozione o al contrario stizza, alcuna rabbia per fortuna perché l'atmosfera mitiga.
E ancora la domanda di sempre, così ricorrente... perché l'uomo ama complicarsi l'esistenza, e impedisce che tutto scorra fluidamente, nel bene e nel male? Chè nel primo caso non si perderebbe un solo momento di gioia, nell'altro eviterebbe il pericoloso "distress" che tanto male fa alla salute.
Le situazioni estreme di ogni genere, e la malattia in particolare che fa temere all'improvviso la perdita del bene più importante, impongono delle battute di arresto che fanno riflettere sulla vacuità di alcuni atteggiamenti, dei conflitti inutili e assurdi in certi ambienti dove in modo assoluto non si dovrebbe, e di lì ripicche e rimuginii che creano catene infinite di piccole sofferenze destinate a cronicizzarsi.
In questo periodo imminente al Santo Natale ne sto vedendo di curiose, prova evidente e alquanto sconcertante di un'ipocrisia senza vergogna tanto è palese. Così... falsi sorrisi e belle parole tutto l'anno, e a Natale quando la pace dovrebbe essere nutrimento del respiro, forza per andare avanti, mancandone invece i presupposti, salta un semplice ed atteso saluto.
Mah, vero è che ormai non c'è da stupirsi di nulla, però ad un certo punto dove si rischia di andare a finire?
Ci salvano solo l'autenticità di un animo che soffre e sa andare oltre, e l'empatia di Chi gli sta accanto, ed è grato e generoso verso Tutti, anche coloro che non si aspettano alcun riconoscimento. Beh, alla fine solo per questo, vale la pena ritrovare nello spirito del Natale la rinascita.

venerdì 22 dicembre 2017

PER OGNI NATALE UNA SORPRESA


A volte, quando ci penso, la storia mia sembra una fiaba bella, fin dall'inizio in quel freddo Natale e continuando di Natale in Natale. Tra alti e bassi, dal buio alla luce è sempre in questo periodo che mi arricchisco di nuova consapevolezza.
L'antivigilia di otto anni fa, pare solo ieri, il tumore fece la sua comparsa e stravolse la mia vita, oggi un referto mi ha dato davvero la certezza di un'inversione di marcia. Sto smaltendo tutto ciò che è stato, dolore e terapie, danni collaterali, e mi sento pronta e decisa ad affermarmi come voglio. Non è presunzione né arroganza, ma voler stabilire rapporti paritari con la marcia in più dell'essenziale, perché, è certo, io lo percepisco intuendone la presenza. E non mi interessa nient'altro.
Stamani in reparto tutti i Volontari del GAMA, compresi i nuovi che inizieranno a metà gennaio, si sono dati un gran da fare per gli auguri di Natale. Piccoli gadget natalizi sono stati donati ai pazienti oggi in trattamento, distribuiti sorrisi e carezze, scattato qualche foto ricordo fra Noi e il personale medico e paramedico del reparto. C'è stata un po' di confusione, qualcuno inizialmente si è pure lamentato con le infermiere ma quando ha saputo... Chi, come e perché, ha sorriso senza aggiungere altro. Una festa è così, parentesi fuori dall'ordinario che se va a scontrarsi con un'altra di diverso genere ma sempre estranea alla normale quotidianità, genera disorientamento e sensazione di essere nel momento sbagliato in un luogo che lo è ancora di più, perché pare strano che mentre si soffre Altri pensino a cose così, superflue e inutili, che nulla hanno a che vedere con ciò che conta veramente, continuare a vivere. Poi alla fine si fa buon viso a cattivo gioco, e un po' rassegnati un "grazie" alla Vita lo si concede pure, sperando in una seconda opportunità. Di certo come l'ho vista e la sto vivendo io, un'opportunità che si rinnova palesemente ogni anno, a Natale. E sono sempre meno le ombre che si addensano all'orizzonte, e pure se il periodo è lo stesso, l'unica nebbia è quella visibile e avvolgente intorno ad un abete illuminato.

giovedì 21 dicembre 2017

METTI UNA FREDDA GIORNATA DI DICEMBRE... CALORE E... MELODIE DI NATALE


Una giornata tutta da vivere, un mercoledì intenso. Stamane la Nostra solita uscita, nel pomeriggio... Concerto di Natale, organizzato da associazione amica.
Ancora tanto freddo che fa più Natale, come non accade spesso da queste parti.
Oggi, giro per Venosa, città natale di Orazio Flacco, nella stagione opposta rispetto all'ultima volta che ci sono stata. Comunque stessa lunga strada percorsa a piedi, infreddoliti per i 4 gradi scarsi, ma assai piacevole poiché ogni luogo cambia aspetto completamente, così "vestito" a festa. Vetrine illuminate anche di giorno, abeti di legno, cartone o compensato di fattura artigianale e decorati con materiale povero o di recupero, e poi nell'aria l'inconfondibile profumo di Natale. Piccantino di zenzero ed agrumi, cannella e marzapane, incredibilmente uguale a quello di tanti natali della mia infanzia.
Per arrivare alla Chiesa di San Rocco, in prossimità della famosa "Incompiuta", abbiamo cercato scorciatoie attraverso vicoli stretti, come equilibristi sempre in bilico sull'orlo dei marciapiedi a causa del traffico intenso pur in questi spazi appena sufficienti per pedoni in fila indiana. Ci tenevamo ad arrivarci perché in quel luogo è in esposizione tutto l'anno un grande presepe, curato nei minimi particolari, questa volta avremmo potuto ammirarlo con le luci. Il tempo perso, purtroppo non lo recuperi mai quando lo desideri, così abbiamo fatto tardi e non si è concluso niente perché a mezzogiorno i luoghi di culto sono chiusi. In compenso, nella Cattedrale, anche Chiesa di San Filippo Neri, era allestito un altro presepe, grande ma diverso per genere e struttura, lì l'addetto si è mostrato elastico e per Noi è stato più che accontentarsi.
Quindi a casa senza indugiare, perché nel pomeriggio avevamo appuntamento con il Concerto di Natale.
Un'Aula Magna gremita di gente, calore ed entusiasmo per un coro soul ed un'orchestra, il tutto costituito da studenti del locale liceo socio-psico-pedagogico ora anche musicale, "Carolina Poerio". Strumenti a fiato e a percussione, pianoforte, e strumenti a corda impegnati nell'esecuzione di noti brani, come tradizione impone, natalizi e non solo, anche medley di colonne sonore di film italiani, melodie classiche e coinvolgenti marce, dalla marcia turca a quella di Radetzky, che notoriamente conclude ogni Concerto di Capodanno.
Bravi tutti, meravigliosa atmosfera, molto onore a questa Nostra città tante volte denigrata ma forse perché poco amata. Vero è che amor con amor si paga, e quindi non è molto facile provare attaccamento e rispetto per una realtà che scarsamente premia il merito, dove perciò è inevitabile la sfiducia e frequente il degrado, però come ha detto un Amico dei Nostri, questa è sempre la Nostra città, qui viviamo e lasciamo il Cuore, per questo alla fine l'amiamo ugualmente. E poi, Lui dice... Noi siamo così, per gli "amori difficili".

mercoledì 20 dicembre 2017

DONI DI NATALE


Negli ultimi giorni di questo mese per me difficile avrei bisogno di maggior supporto, ma i miei stati d'animo altalenanti e un po' di acciacchi, la capacità di vedere lontano e poi dover stare a guardare, mi rendono negli atteggiamenti assunti, incomprensibile. E in effetti poi, stento a riconoscermi in questi pure io, soprattutto quando ci ripenso dopo essere stata a contatto con la "purezza" della Vita, che scevra del superfluo, inutile si ritrova come alle origini, vita e basta.
Io, carica in tutti i sensi e lucida, ritorno al "distacco" necessario per continuare, e sono contenta finalmente di non pensare a me, contagiata dai falsi problemi di Chi si considera intoccabile ed eterno.
Ma perché ogni tanto ci ricasco? E poi mi disprezzo, perché la mia natura non è quella, con picchi di stizza e poi di abbattimento.
Avrei bisogno di essere compresa oltre tutto questo, per non sentirmi sola come "quel Natale", quando il problema si presentò all'improvviso, e per paura decisi di risolverlo aspettando. Aspettando cosa? Niente. Restando a guardare il mio volto riflesso nell'impietoso specchio.
Quanto ho capito da allora...
Ho compreso così tanto che quando mi sento sola e sfiduciata mi "abbandono" a Chi non si scorda di me, e immancabilmente la risposta arriva, improvvisa tramite una di quelle famose coincidenze, o una gratificazione che altro non è che un riconoscimento, oppure con un piccolo dono infiocchettato e semplice...
Questo è un piccolo pensiero per Te, dovrai usarlo ogni mattina e mi penserai mentre vivi quel dolce momento tutto tuo. Te lo devo, perché a me Tu ci pensi.
Beh, tutto questo diventa per fortuna melodia per me che ogni tanto piglio una nota stonata, e guasto così il "concerto" per cui ce la metto tutta ogni giorno di questa mia nuova esistenza.

martedì 19 dicembre 2017

E' INUTILE... NON CI CAPIAMO


La "comunicazione" è indispensabile per qualsiasi tipo di relazione, anche la semplice conoscenza. E' fatta di parole e gesti.
A Chi ti viene presentato per la prima volta, porgi la mano e dici il Tuo nome, è la "comunicazione base", potrebbe fermarsi tutto qui ma pure continuare, e allora servirebbe altro per relazionarsi. La comunicazione presuppone "apertura" e deve evolversi.
Non siamo monadi chiuse all'esterno. Se lo fossimo la Nostra presenza collettiva servirebbe esclusivamente ad occupare uno spazio più o meno ristretto, saremmo completamente autonomi, autosufficienti, dotati di mega pensiero non suscettibile di cambiamento.
La Comunicazione nasce per soddisfare esigenze e bisogni, si alimenta di se stessa, serve a farsi capire e comprendere nelle relazioni umane. Si avvale di mezzi diversi, più o meno validi, usati in modo appropriato o meno. Comunque fa riferimento all'uomo come punto di "partenza" e "arrivo".
E' un discorso... terra terra, basato sui mezzi essenziali... parole e gesti. Ecco, parlarsi soprattutto. E poi voler farsi capire, senza fraintendimenti... incurante dalle motivazioni di partenza, arrivare all'Altro senza ferirlo. Ché nessuno può arrogarsi tale diritto.
Dare una risposta secca non equivale ad essere nel giusto o aver torto, perché come tutto ciò che riguarda l'essere umano, è soggettivo e altamente variabile. Con la vista lunga dell'intelletto guardare lontano, pensare e nel confronto scegliere persino le parole, i tempi delle pause, le parentesi appropriate. Domande poche, e "punti interrogativi" e dubbi solo rivolti a se stessi, perché spesso l'inghippo è proprio lì, nel "punto di partenza", e quindi... equivoci, reazioni a catena, malumore e rimuginio.
Nelle cosiddette "relazioni strette" per legami di sangue, di amicizia e presupposti di amore quasi eterno, comunicare significa avere un dialogo continuo e costante, mettersi a nudo per poter capirsi a volte anche senza parlare. Sembrerebbe cosa scontata, eppure è proprio in quest'ambito che la "non comunicazione" delude di più.
Prima della malattia ad esempio, io convinta di essere inadeguata per tutto, mi consideravo addirittura incomprensibile, e di conseguenza col destino di incompresa a vita. Anche in famiglia, ed era un disagio che comunicavo con le lacrime facili, ovviamente mal interpretate. Poi il "grande evento"... e da quel momento quasi ogni giorno una nuova scoperta. Cominciai a farmi strada per capirmi, farmi capire ma senza confronto sarebbe stato impossibile. Sono trascorsi tutti questi anni, ed è stato un crescendo di auto affermazione, determinazione, pagata a caro prezzo perché ho dovuto parlare un'altra lingua, essere schietta, meno accomodante, alzare la voce... imporre la mia volontà. E' superfluo dire che a tratti non mi riconosco più, però in compenso ciò che intendo arriva forte e chiaro.
Ho compreso che l'empatia è una valida chiave di lettura, purtroppo non comune a Tutti ma che aiuta a comprendersi simultaneamente. Senza parole, con pochi gesti, è anche questo comunicare. Io mi ci trovo bene, e lo riservo a Chi come me sente con l'animo e comprende e non mi lascia a bocca aperta, carica di triste meraviglia.

lunedì 18 dicembre 2017

LA GIOIA CHIAMA PER NOME


Freddo oggi, tanto freddo ma Noi, coraggiosi della domenica, lo abbiamo sfidato recandoci a Volturino, uno dei paesi più alti del Subappennino Dauno. Era stato un mio espresso desiderio andare per questa Terza Domenica d'Avvento, ad ascoltare la Santa Messa nella Chiesa Madre, ne conosco il parroco e il Suo carisma.
Da 4 a -1, la temperatura prevista dal meteo, ma appena arrivati per il vento gelido pareva la Siberia, e in salita poi, arrancavamo al pari di scalatori alla conquista della vetta. Però era stimolante la sferzata fredda sul volto, e di conforto l'odore di legna bruciata.
Una sosta al bar di fronte alla chiesa per qualcosa di caldo, e poi in perfetto orario per l'inizio della celebrazione per la Domenica della Gioia.
Già... della Gioia, che stavolta ho sentito non solo espressa a parola, ma nella globalità, dall'ambiente all'atmosfera, dal vociare allegro alla serenità che mi è rimasta.
Era lo spazio dedicato "al fanciullo", e i bambini del catechismo occupavano le prime file di banchi, io ignara, mi sono seduta alla punta estrema di uno di questi, ma nessuno mi ha invitata ad occupare altro posto. Sono così tornata indietro coi ricordi, quando da catechista ero tra i bambini affidati a me, proprio accanto per far sì che stessero tranquilli, ed oggi come allora stesso baccano sottovoce, fatto di risolini e battute, dinieghi a prender parte alle letture, rimbrotti e scuse. Il tempo passa, ed è vero... poco o niente cambia. Nell'attesa odore di fritture e dolci, perché i bambini si muovono di continuo e i cappotti dal "casalingo profumo" con loro, a ricordare che tra una settimana solo sarà la Vigilia di Natale.
Da che cosa ve ne accorgete?... ha chiesto il simpaticissimo don Gaetano.
Tre candele rosse sono già accese, e l'unica ancora spenta è bianca... ha risposto una bambina bionda.
E perché questa domenica è detta della Gioia?
L'Attesa sta per concludersi e c'è gioia per la nascita del Bambino, "Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo".
E ancora... del Battista e del fiume Giordano, di Battesimo e testimonianza... una lezione di catechismo in leggerezza per i piccoli, una catechesi semplice e chiara anche per gli adulti. Nessuno ha sbadigliato, tanto meno sonnecchiato. I bambini sono stati chiamati a partecipare ognuno per nome di battesimo, i "grandi" convocati sottovoce a testimoniare la gioia. E Tutti... mano destra in alto e mano sinistra sul petto... nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

domenica 17 dicembre 2017

E' NATALE... NON SOFFRIRE PIU'


Davvero, ripeto e confermo, questo periodo dovrebbe essere solo di gioia. Le malattie in ferie, le preoccupazioni chiuse a chiave in un cassetto, solo sorrisi a far bella mostra di sé come vestiti nuovi nel giorno della festa. E invece pare che tutto si raccolga in tali momenti, e mentre alcuni sono in falso affanno per preparare, comprare, regalare, altri hanno l'affanno vero, autentico di Chi stenta a respirare. E si ricorda il "tempo antico" quando era un Natale normale.
E' la sintesi di questi ultimi giorni, non riesco ad incontrare molte persone nelle ore che sono in ospedale perché ascolto lunghe storie raccontate in lacrime, a volte con rabbia e sempre con dolore.
Si fa un sunto di ciò che si è vissuto, dell'anno che volge al termine... il più sofferto... si vorrebbe non ricordare i giorni, e intanto il racconto continua, e di stanza in stanza e anche nei corridoi i racconti si moltiplicano. Tessere di una vetrata a mosaico ancora senza luce.
E pensare che mi consideravo quasi l'unica "iellata" per essermi ammalata a Natale. Forse peccato di presunzione con una punta di vittimismo, ma bisogna comprendere, fa veramente male, si soffre di più quando la propria condizione stride con la realtà circostante. Le lacrime come una lente non appropriata deformano ciò che è intorno, rendono esagerato il disagio emotivo, e una volta asciugate lasciano il deserto.
Oggi ho ascoltato due storie, la prima... un percorso di vita che pare sia il proseguimento di un altro, in pratica un passaggio di testimone, episodi ricorrenti come per un codice genetico... di madre in figlia. L'altra... una storia di malattia molto sofferta per tanti motivi, dall'errore umano in campo medico alla mancanza di umanità nel percorso di cura, per finire nel non poter guardarsi allo specchio, e ridotta a nascondersi dalla curiosità morbosa della gente di paese.
Colpa dell'"ignorantità", neologismo estemporaneo venuto su per stizza e compassione. Ignoranza sarebbe termine troppo elevato e forbito nella sua esattezza, quelle persone non meritano tanto.
Così il mio andare in questi ultimi giorni che precedono la festa, procede come al termine di una gravidanza. Tanto affanno ed ansia, sperando per Tutti un futuro con meno sofferenza, e del dolore soltanto un lontano ricordo.

AMORE A LENTO RILASCIO


Ultima settimana frenetica prima di Natale. Si accendono ancora luci, ci si affanna per le strade e nei negozi, si fa il pieno di rumore, per non pensare. E si perde il senso del Natale.
Devo ammettere che un tempo anche per me era così, e forse per questo ogni anno ero sempre più inquieta, irritabile, non vedevo l'ora che passasse tutto e facesse pure in fretta. Ho cominciato a capire proprio quel Natale di otto anni fa, quando la serenità a disposizione mi scivolava via come sabbia tra le dita. E non pensavo ad alcun regalo, ma ad un "surplus" di affetto e presenze. Ciò che in fondo serve davvero per sentirsi appagati, basti pensare che un sorriso può cambiare il corso di una giornata, e un abbraccio addirittura il metabolismo.
Col passare degli anni poi, questo bisogno di "vicinanza" aumenta, e la "presenza" diventa alla fine linfa vitale per l'età avanzata. Io sento già le avvisaglie di tale esigenza.
Come ogni sabato, oggi sono stata sola in casa e ho pensato a questo, a tratti mi ha preso anche un po' di malinconia, poi per coincidenza che tanto coincidenza di sicuro non è, mi è capitato tra le mani il libro che acquistai l'anno scorso a Matera, guarda caso proprio in questi giorni, "Storie di Natale d'Avvento e d'Epifania", di Bruno Ferrero. Sfogliandolo, mi sono fermata ad una pagina che in alto portava il titolo...
I REGALI NELLO SGABUZZINO
Il postino suonò due volte. Mancavano cinque giorni a Natale. Aveva fra le braccia un grosso pacco avvolto in carta preziosamente disegnata e legato con nastri dorati. «Avanti», disse una voce dall'interno. Il postino entrò. Era una casa malandata, si trovò in una stanza piena d'ombre e di polvere. Seduto in una poltrona c'era un vecchio. «Guardi che stupendo paccone di Natale!» disse allegramente il postino. «Grazie. Lo metta pure per terra», disse il vecchio con la voce più triste che mai. Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano. Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l'aria di spassarsela bene. Allora, perché era così triste? «Ma, signore, non dovrebbe fare un po' di festa a questo magnifico regalo?». «Non posso... Non posso proprio», disse il vecchio con le lacrime agli occhi. E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino... «Da tua figlia Luisa e marito». Mai un augurio personale, una visita, un invito, «Vieni a passare il Natale con noi». «Venga a vedere», aggiunse il vecchio e si alzò stancamente. Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta. «Ma...» fece il postino. Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro preziosa carta e i nastri luccicanti. «Ma non li ha neanche aperti!» esclamò il postino allibito. «No», disse mestamente il vecchio. «Non c'è amore dentro».
Già... a che cosa serve una grande apparenza senza una consistente sostanza?
Prendersi cura delle Persone richiede di forze e Cuore un grande impegno, distribuito nel tempo e non "rovesciato" addosso in un solo giorno per dovere o perché così si fa per evitare critiche e rogne.
E perciò... metaforicamente... io, se mi va, le luci le accendo due giorni dopo Natale, e il presepe lo tengo tutto l'anno. Promemoria di Amore a lento rilascio.

venerdì 15 dicembre 2017

CONTO ALLA ROVESCIA


Mancano solo due settimane alla fine dell'anno e già da quindici giorni ci viene imposto velatamente di fare un bilancio. Qualcuno cede, Altri meno, soprattutto si lascia andare Chi in questi dodici mesi, ne ha viste e passate di tutti i colori, mentre raro non è che in una conversazione si infiltri il "lamentoso" di turno, scontento di tutto, a pensarci su... pure dei doni a scatola chiusa che l'anno nuovo gli prospetta.
Io ascolto e taccio. O azzardo una timida opinione. Su una cosa comunque sono d'accordo, la strana inquietudine che accompagna ogni fine dell'anno, un conto alla rovescia che si fa quasi affannoso negli ultimi trenta minuti prima della mezzanotte.
Se l'anno che sta per finire è stato buono o almeno discreto coglie l'ansia di ciò che sarà, se al contrario ci si lascia alle spalle il dolore, i momenti peggiori scorrono nella mente accelerati, messi in fuga perché non tornino più nemmeno nei ricordi, cosa impossibile... perché fosse così facile... ma semplice non è. Pure si presentano aspetti diversi e apparentemente in contrasto tra loro.
Alla scadenza del "mio anno di svolta" mi sentii fortemente turbata e nello stesso tempo sollevata da una spinta interiore...
"Non l'ho mai amata perché mi dava tristezza. Ora l'ho desiderata, eppure con malinconia la vedo passare. Chiudo oggi il bilancio di un anno della mia vita.
Un dolore profondo, un'ansia incalzante come un'onda che si frange contro il duro scoglio dell'angoscia. E poi l'ansia ancora per una cosa che non vuoi, che temi perché non la conosci e che non puoi evitare. Sfinita, non opponi più resistenza, ti abbandoni per recuperare le forze ed è un'altra prova. La superi ma ne esci dimezzata, ti ricomponi, di nuovo, lo devi fare e perché lo vuoi. Altro ti attende. La vita prospetta sempre nuove battaglie interrotte da pause che danno più gusto alla vittoria".
Questa la "cronaca emotiva" dell'ultimo giorno del 2010, da me vissuto come "traguardo", una vittoria con molte cicatrici.
Eppure una settimana prima, all'antivigilia di Natale, proprio un anno dopo che il tumore aveva fatto la sua comparsa, avevo avuto il coraggio di affrontare la lamentosa di turno...
"Ma a te piacciono queste feste?! Io le detesto, la confusione, la spesa, il sangue amaro che ti fai! Non le sopporto.
Una nostra conoscente mi ha parlato così mentre era sul punto di salire in auto, poi mi ha guardato in attesa di una risposta, magari retorica come la domanda. Ma io non me la sono sentita di confermare quello che aveva detto, perché per me ora è tutto talmente bello e gioioso che se potessi lo griderei al mondo intero dalla mattina alla sera. Così gliel'ho spiegato, raccontando tutto dall'inizio. E' quasi sbiancata, si è scusata perché non sapeva nulla, poi visibilmente commossa mi ha abbracciato, Scusami, sei molto forte e riesci a guardare tutto con gli occhi della vita, io non so... forse non sarei stata capace.
Certamente sarebbe stato lo stesso per Lei. La forza è in ciascuno di noi, forse nascosta, bisogna solo andarne alla ricerca e scoprirla. Tutto è vita, il bello e il brutto, il divertimento e la noia, il riposo e la fatica. Ha annuito con il capo stringendo le labbra ed è andata via".
Un altro "paragrafo" della cronaca emotiva di quello stesso anno, l'alternanza di stati d'animo di una coscienza in subbuglio, il tentativo di trovare finalmente la strada, di tornare a galla. E restarci per sempre.

giovedì 14 dicembre 2017

SCORCI A TUTTI I COSTI


Quando si desidera qualcosa o si vuole raggiungere un obiettivo, niente mai potrà ostacolare la determinazione o minare la volontà. Ci sarà così un momento senza tempo e una strada sola, e Noi incuranti delle difficoltà varie ed eventuali.
Già previsto, oggi sarebbe piovuto, ma era mercoledì per giunta sotto le feste, e i paesini che amiamo tanto in questo periodo sono ricchi di spunti rasserenanti e belle cose da guardare, così giusto il tempo di decidere e non pensarci, e già eravamo in auto sotto la pioggia che incalzava. Certo, il cielo grigio non incoraggiava, però entrambi per motivi diversi, avevamo bisogno di questa giornata per ricaricarci, trovare il positivo, e ovviamente come lo trovi se non vai a cercarlo?
Siamo tornati al mare e al lago, a Lesina.
Ho percorso le strade di un tempo, quando mamma di figli piccoli trascorrevo in quel luogo con loro le vacanze estive, guardavo il mare e da lontano il lago. Oggi il mare era assai agitato e il lago melmoso, ma di lato al pontile, su una striscia larga di legno era sistemato un presepe, allestito ad arte e nel pieno rispetto del luogo. Un luogo la cui attività prevalente è la pesca e l'allevamento di anguille e capitoni, al massimo della produzione in questo periodo. Quindi una fila di capanne con le varie attività artigianali del settore, al centro la più grande con la Natività. Davvero molto suggestivo.
Poi... per i vicoli del paese, addobbati nello stesso stile, con cassette di legno verniciate e trasformate in bacheche con sagome di case e renne e stelle, tutte nel bianco candido della neve, e in mini-presepe completo di ogni particolare, a decorare un muro spoglio della strada. E le pedane del mercato dipinte di bianco, poste in finto modo casuale e simili a slittini con su la scritta augurale... Merry Christmas. Ecco, forse questa ce la potevano risparmiare, era tutto in tema locale, perché non completare con il nostrano... Buon Natale?

mercoledì 13 dicembre 2017

COME STAI?


Dovrei esserci abituata, eppure ogni volta vengo colta di sorpresa, perché non è raro che telefonando a qualcuno che avrebbe il diritto di chiedere per sé, io senta replicare al mio saluto con un... "come stai?". Indugio, allora quasi mi fermo per non riprendere perché la risposta va pensata, pesata e modulata nel modo giusto. Pacata e serena... sto bene, grazie. Ma dimmi Tu piuttosto, come ti senti?
Perché... come stai, non sarebbe mostrare una grande perspicacia o delicatezza. Come vuoi che stia una persona che lotta ogni giorno per vivere, ma che comunque si riprende quando sente una voce amica, in quanto sa che è presente nei pensieri. In quel momento, anche se poco prima era diverso, si sente meglio, e replicherà... non tanto bene.
Da quel punto in poi, la conversazione proseguirà tra alti e bassi, e non mancherà mai il riferimento a Te che hai chiamato, e sia pure con difficoltà e dolore comprenderai che sei utile, indispensabile per un breve momento di sollievo, e rinnoverai la motivazione per continuare.
Per schernirmi e mitigare il disagio causato dalla meraviglia della gente, giustificarmi addirittura, ho sempre sostenuto che restare in campo faceva stare bene me per prima, ora col passare del tempo ne sono pienamente convinta. L'esito del "mutuo aiuto" è continuo e palese. C'è dolore, a volte mancano le parole, vorresti piangere e urlare o chiuderti in una stanza in assoluto silenzio, ma alla fine senti che devi rialzarti ancora, rinascere per dare anelito di vita a Chi dice... faccio fatica a parlare, senti come è roca e flebile la mia voce?
Si, è vero, ti sento a malapena... che senso avrebbe dire il contrario a Chi sa e si rende conto... ma non ti preoccupare parlo io. Sai la tale amica ha chiesto di Te, l'infermiera A. ti saluta, in reparto ieri hanno fatto l'albero di Natale... e così dicendo, a poco a poco, la voce pur flebile è meno roca, si anima Chi parla, ed io prendo calore, perché entrambe uscite fuori dal silenzio.

martedì 12 dicembre 2017

L'AMORE SECONDO NOI



Ultimo incontro del GAMA prima delle festività natalizie, buoni propositi e compiti a casa nell'ambito di una programmazione per il nuovo anno, all'insegna della creatività e della crescita.
Un gruppo ha bisogno di continui stimoli per motivarsi, essere insieme ed aiutarsi è alla base ma occorre cercare nuove vie per aprirsi all'esterno e arricchirsi di strategie che vanno oltre la "sopravvivenza".
Due "new entry" nel GAMA hanno presentato proposte interessanti con forte richiamo alla vita che continua, autodeterminandosi. La prima, Emilia insegnante di Francese, promuove l'Arte-terapia e mette a disposizione il Suo tempo per un laboratorio che d'inverno si svolge nel semplice spazio tra quattro muri e qualche tavolo, e d'estate sulla spiaggia per poter sfruttare l'energia positiva dell'acqua secondo la filosofia zen mediante l'uso di materiali naturali. Ora siamo nella stagione invernale, quindi ha proposto un tema, "L'Amore secondo Noi", da elaborare e sviluppare dopo le vacanze natalizie. Servirà raccogliere da giornali, riviste o anche poster tutte le immagini che hanno colpito in modo particolare, e poi solo della colla vinilica per sistemarle su una tela di iuta sostenuta da un'intelaiatura. Alla fine ne risulterà un piccolo capolavoro originale e del tutto personale. L'Amore secondo me... secondo Te... secondo Noi.
La seconda Amica Lucia, paziente oncologica in follow up ha raccontato la Sua storia, di una famiglia che ha attraversato un duro periodo tra difficoltà di tipo lavorativo e malattie, e che finalmente dopo tanti sacrifici ed impegno ha trovato un nuovo sbocco nella realizzazione di un'azienda che sposa l'amore per la natura con i proventi derivati dall'olivicultura e dall'attività di ristorazione agrituristica. Ristrutturata un'antica torre del '700, ne hanno ricavato un B&B che dà discreta gratificazione, ed ora cercano di affermarsi con la vendita dell'olio di produzione assolutamente biologica. Un assaggio del prodotto ed un invito a trascorrere una giornata nello splendido scenario di un angolo del Nostro promontorio del Gargano è stato per Noi un gradito regalo per queste festività ormai vicine.
Nella gerla dell'ultimo incontro dell'anno anche una "simulata" in programma alla ripresa dell'attività, per capirne ma soprattutto capirci di più, un concerto di Natale organizzato da un'altra associazione amica, "Agata", e infine confetti color celeste, vino novello e limoni biologici per promuovere la Vita, sempre e comunque prodiga di doni.

lunedì 11 dicembre 2017

RECUPERARE


Recuperare... è un verbo ricorrente nei miei pensieri, anzi nella vita che vivo adesso, e per "adesso" intendo dalla rinascita in poi, un tempo fermo che non avanza mai, trascorrono i giorni e i mesi, ma resta immobile nella percezione dei fatti e delle cose. Una bella sensazione, non da Tutti... me ne sto rendendo conto... per pochi (si fa per dire) eletti.
Nell'insieme una meraviglia da sfogliare, mentre mi accorgo di amarla come elisir di giovinezza, perché questa non finisca mai, neppure col progredire delle rughe. Ché poi, Chi se ne importa dell'aspetto esteriore se la mente con l'esercizio mantiene la lucidità e lo spirito non cambia per sagacia e brio.
Ad esempio, io con la malattia ho recuperato la "formula" per tutto questo, e pensavo non ne fossi a conoscenza, completamente esclusa. Ma quando ad un certo punto, guardandomi indietro ho visto poco, e davanti il buio, mi sono concentrata su quel presente così difficile, e l'esito così è stato quel che si vede.
Recuperare si può ciò che non si conosce se si colgono al volo certe opportunità, ma anche ciò che si è perso, vero... qualche volta non sarà possibile, però intanto perché non tentare?
Stamattina ho recuperato le foto svanite nel nulla insieme con la memoria del cellulare. Come ho fatto? Semplicemente vincendo la pigrizia e la resistenza di mio marito. Insieme siamo tornati all'abbazia di San Leonardo nei pressi di Manfredonia, e ho ripetuto gli scatti di due giorni fa. Il passato remoto, va be' è stato definitivamente archiviato e alla fine è pure giusto, ma quello recente completamente recuperato ed anche migliorato con qualche particolare in più. Quindi esperienza spiacevole ma non del tutto negativa.
Stasera ho anche recuperato del tempo da dedicare ai "fiocchi" per l'incontro di domani. Avrò in mattinata un esame a cui sottopormi, non avrei fatto in tempo, così... sono riuscita anche in questo.
Insomma, sono contenta. Contenta di quel che sono, anche se a volte mi faccio mille scrupoli e problemi, mi metto in discussione e poi mi reputo perdente. Riesco comunque a scuotermi di dosso le scintille brucianti del disappunto, e trovare refrigerio nell'oasi che mi sono creata, dove nulla è certo ma di sicuro posso tenere ben stretto ciò che ho conquistato.

domenica 10 dicembre 2017

LE DELUSIONI NON UCCIDONO E LE SPERANZE FANNO VIVERE - George Sand -


Solo un giorno è passato dalla Festa dell'Immacolata, e domani Dicembre avrà bruciato i suoi primi dieci.
E' questo mese per me una parentesi di tempo in un'altra che sicuramente non si chiuderà mai, perché l' "idea", il "concetto", il pensiero non abbandona nessuno di Noi, eroi per caso e se poi, come me, ci si ostina a restare, si può essere certi che non se ne esce più. Volti e situazioni prendono a tal punto da sentire una sorta di dovere morale, intrinseco ed affettivo, il desiderio di ascoltare ed accudire, una sorta di presunzione, sicurezza nel gestire ogni cosa, tempi, forza, autocontrollo e tutto ciò che serve a Te per l'Altro. E invece puoi essere sicuro solo per il momento presente, e considerarti buono, giorno per giorno e fino a prova contraria, perché la sofferenza può ripresentarsi e spiazzarti anche solo per poco. Anzi, ogni tanto la temo questa cosa, essere tradita dalla mia spavalderia, restare delusa ancora una volta. Per fortuna che nessuno è mai morto di delusione, ma resta assodato che non si è padroni di nulla, meno che mai dell'andamento certo della propria esistenza, e a questa precarietà non si può che opporre speranza a vita.
Quante considerazioni vengono fuori da un periodo così che non si decide a finire. Io lo so che è la vita, però non posso non pensarci. A Natale almeno, nessuno dovrebbe aver pena, e invece spesso pare sia il contrario. Solo rare gioie e dolore ad alta frequenza.
E' vero, un po' tanti pensieri quest'anno, non tutti negativi ma decisamente troppi, e forse è meglio che mi fermi qui, non solo per evitare il tedio ma per lasciare di nuovo spazio alla Speranza, non ultima dea, ma prima grande virtù.

sabato 9 dicembre 2017

ALLA FINE IMPORTANTE E' CHE SIA NATALE



Oggi... giorno dell'Immacolata, festa che apre ufficialmente il periodo natalizio, pure se già da un mese abeti e luci, oro e argento, rosso e blu hanno imposto di cambiare l'ottica delle cose. Perché l'Avvento prima e la festa dopo vuole Tutti più buoni, solidali, comprensivi, pervasi da una pace che acquieta gli animi e fa sorvolare su ogni questione o disputa. Sarà davvero così? Chissà...
Il problema è che ci lasciamo condizionare da accidenti ed incidenti, così che finiamo se non in panico, ché sarebbe troppo, almeno in panne e tutto si blocca. Come è successo a me che avrei dovuto finire di addobbare casa e invece aver perso le foto sul cellulare mi ha fatto perdere tempo e pazienza. E' vero, la stizza non è durata molto ma ciò che si lascia indietro, si sa, non si può mai recuperare per intero. Va be', comunque è andata, e domani ci penserò a terminare l'opera, e soprattutto a non pensarci più, a questo e ad altro.
A proposito di altro, che poi si riallaccia alle questioni o dispute di cui sopra, ai non problemi che sorgono a guastare la gioia di una festa così bella come il Natale, ho trovato una storia che ben si adatta come metafora ad essere di insegnamento per un'unione fraterna, perché ognuno pur nella Sua diversità è utile all'economia di una piccola realtà in un grande universo.
L' OCCHIO DEL FALEGNAME
C’era una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio. La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente.
- Dobbiamo espellere nostra sorella sega, perchè morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra. Un altro intervenne.
- Non possiamo tenere fra noi nostra sorella pialla, ha un carattere tagliente e pignolo, da spellacchiare tutto quello che tocca.
- Fratel martello... protestò un altro... ha un caratteraccio pesante e violento, lo definirei un picchiatore. E' urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo.
- E i chiodi? Si può vivere con gente cosi pungente? Che se ne vadano! E anche lima e raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche cartavetro, la cui unica ragion d’essere sembra quella di graffiare il prossimo.
La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al tavolo del lavoro. L’uomo prese un’asse e la segò con la sega mordace, la piallò con la pialla che spella tutto ciò che tocca, sorella ascia, sorella raspa e sorella cartavetro, entrarono in azione subito dopo. Il falegname prese poi i chiodi e il martello. Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.
Che dire, alla fine...? Non lasciamo che si perda lo spirito del Natale, il Bambino ha bisogno di sentirsi accolto nel calore e in armonia. Non pensiamo più a niente, perché Natale è... non pensarci più.

venerdì 8 dicembre 2017

DAVANTI AL PRESEPE


Un paesaggio attinente alla realtà, al centro la capanna di sempre con le "figure che contano", tra pochi personaggi e molti animali, semplici creature adoranti.
Quest'anno non l'abbiamo ancora preparato, mio marito ed io, e oggi ho risentito di tale ritardo perché avevo bisogno di mettermi di fronte, fissarlo, riflettere. Perché...? Perché era necessario che respirassi aria di rinascita, e il presepe è il memoriale di una nascita che si rinnova... appunto, una rinascita.
Ha detto bene stamattina un paziente ad una Sua collega di stanza, vedendola tanto sfiduciata e abbattuta...
- Signora, avete fatto il presepe?
E alla risposta negativa, ha replicato...
- Fatelo, il presepe è gioia. E Voi ne avete bisogno.
E Lei ha abbozzato un sorriso, un po' tirato ma sincero, e poi si è ripresa raccontando il Suo presepe. Da credente mi sento di affermare convinta, Dio non è mai stanco di fare miracoli, piccoli e grandi, ed opera con ogni mezzo, per questo a LUI nulla è impossibile davvero.
Dicevo prima, che in un preciso momento di questa giornata mi è quasi mancato il respiro perché il dolore diffuso ed esagerato cui assisto pare a tratti bloccare sorrisi e parole. Ecco perché avrei voluto essere davanti ad un presepe, per impormi un "reset", rilassarmi e poi proseguire, sempre da credente convinta, con l'aiuto di Dio.
Il mio presepe sarà pronto domani, e allora come avrei potuto fare?
Ho richiamato alla mente quello preparato in reparto, che stavolta ha cambiato sede, è nel corridoio tra due porte e non più nell'ampio spazio di un tempo, perché quello era destinato alla sistemazione di altre sedie per l'attesa. C'è tanta gente che si ammala ogni giorno, purtroppo... ne siamo consapevoli ma continuiamo a soffrire come non mai. Ci sentiamo penalizzati, simili al presepe del reparto, relegati ad un ruolo di consolatori indefessi che però oltre non possono andare, come del resto è per Chiunque.
Qualcosa però io dovevo fare, per poter tornare in corsa. Così ho pregato, pregato tanto, ho affidato qualcuno al tenero Bambino, ché lo protegga ora e sempre, perché merita se non di più, e perché nella vita ha sofferto così tanto da esclamare oggi in tono rassegnato... io sono morto il giorno che sono nato.
E ciò non è possibile perché il presepe con l'intrinseca sua gioia non avrebbe senso.

giovedì 7 dicembre 2017

RUGGINE, SPEZIE E PAN DI ZENZERO


Una giornata tersa e senza nuvole, un mercoledì dei Nostri sotto Natale anche se, a parte il freddo pungente, non pare quasi la festa sia già alle porte. L'avevamo programmato da tempo, ma oggi l'invito ad andarci era palese. Al Castello di Limatola che dal 10 novembre al 10 dicembre ospita i mercatini di Natale.
Uno scenario suggestivo per le note gioiose di una festa che suggestiva lo è altrettanto.
Un vero castello con ampia superficie che sorge su una collinetta calcarea da raggiungere a piedi, di origine longobarda e in seguito sviluppatosi in epoca normanna sveva e, soprattutto angioina. Nel periodo rinascimentale assunse le attuali forme di palazzo ducale con corte interna, e fu sede signorile di varie famiglie. Oggi è proprietà privata, prestata ad eventi importanti ed anche per realizzare il sogno di una favola d'amore, perché c'è tutto quel che serve per farsi trasportare in un'altra dimensione.
In questo periodo che precede il Natale, per le strade interne al Castello sono allineate bancarelle allestite in casette di legno tutte uguali, con merce per lo shopping natalizio, oggetti utili e oggettini inutili ma sfiziosi, dolci e torroncini, spezie ed antiquariato di varia specie, in una miscellanea di profumi e colori. In quelle che furono le botteghe dei mestieri, in bella mostra gli abiti e i ricami di Nonna Raffielina, i Presepi nelle campane di vetro, i "corni" portafortuna originali e garantiti. Poi su per le scale, quasi metafora di una salita verso il Natale, all'interno del Castello mentre giù in basso la corte pullula di mercanti, artigiani e compratori.
Il sole filtra attraverso una vetrata che sostituisce il tetto una volta di legno, ceduto all'usura del tempo e alle intemperie. La scena è assai coinvolgente perché molti vivono il ruolo in costume, e forte è il rischio di sentirsi fuori dal tempo in questo Nostro tempo. Ma tant'è che poi ci si rende conto di aver voluto immergersi in un'atmosfera da fiaba, tra cavalieri in armatura, un Jolly che va e viene... sempre lo stesso... presente ovunque, dall'entrata all'uscita, gli zampognari, e tutto ciò che rende questa la festa più bella dell'anno, e riscalda e ristora, compresa la zuppa di legumi alla Baita del Cavaliere.
Una stupenda giornata quindi, di cui porto in ricordo luci nel Cuore e un secchiello coperto di ruggine ammansita, con rametti di agrifoglio e pungitopo, foglie secche speziate, e un finto omino di pan di zenzero, il tutto a profumare e colorare l'ingresso della mia casa.

mercoledì 6 dicembre 2017

E' NELLE MOTIVATE PAROLE LA SPERANZA STESSA


Prima di cominciare a scrivere, stasera mi chiedevo... è nella speranza la motivazione o non sarà invece il contrario... in più di una motivazione la speranza stessa?
Lo so, sembrerebbe inutile già porsi delle domande, poi di queste che sembrano giochi di parole, scherzi verbali quasi a perder tempo, davvero una follia. Ma a me succede, forse perchè penso troppo e non dovrei, però le occasioni mi vengono servite quasi su un piatto d'argento, per cui domande, risposte, e riflessioni affollano la mente e fanno ricco il Cuore. Tutto alla fine di un giorno vissuto con l'intensità di una vita intera.
Quanto possono le parole in certe situazioni! Non sono che parole, di certo nella normalità di un vivere quotidiano passerebbero pure inosservate o considerate inutili, invece quando la Vita all'improvviso impone una pausa forzata, una frase appare come la spiegazione di tutto quanto, la soluzione di un rebus, la ricetta da seguire per una "buona riuscita".
Sembrerà strano e spero non banale, una delle motivazioni per continuare, è in quei messaggi che invio al mattino a molti, nei "fiocchi" che dono in ospedale, nelle risposte vaghe per alcuni ma convincenti per altri, che dispenso a Chi mi chiede... dici che posso farcela, continuerò a sperare?
Mi ringraziano per quelle parole, e in un "grazie" che mi sembra pure troppo generoso, io trovo la forza per andare avanti anche quando qualcosa rema contro.
Stamattina i miei "fiocchi" sono andati a ruba, la solita paziente che mi fa da promoter ha contagiato i compagni di stanza, gli accompagnatori, e Chi si trovava di passaggio, ed è stata condivisione generale, una sorta di "puzzle della speranza"... da qui la domanda a due facce di stasera.
Ah, dimenticavo... mentre leggere le parole regalavano un sorriso, ho notato qualcuno che indossava un cappellino con su scritta una sola parola che era conclusiva ed augurale al tempo stesso. Bonavita. E altro non c'è stato da aggiungere.

martedì 5 dicembre 2017

VIVI IL TUO NATALE


Nostalgia di un passato che non torna, ma pure entusiasmo dai ricordi per un presente da vivere, nuovo, colorato e del tutto personale.
Mio marito ed io stasera siamo usciti per una passeggiata in centro, tra le bancarelle del mercatino natalizio, con uno sguardo alle vetrine e tanti pensieri per la testa. E' ancora Natale, ed ogni anno appare diverso perché le situazioni cambiano e le persone anche, poiché accusano i contraccolpi delle esperienze, del tempo che passa, e poi a volte si trovano a dover fare tristemente i conti con l'assenza di Chi non è più, ma di rimando pure e per fortuna con il dono di una nuova vita. Personaggi ed immagini sempre nuove su scenari fissi, come è appunto il Natale, coi suoi riti, i profumi, lo scintillio di luci, tutto sempre uguale ma vissuto da ognuno in modo personale ed unico.
Pensavo a questo, mentre camminando infreddolita, tenevo le mani in tasca perché una volta a casa poi non mi facessero male. Già, ora non si limitano ad essere livide e fredde, sentono dolore... ma sarà davvero perché le ossa vivono il loro tempo, o magari ci metto pensiero più di un tempo?
E' uno degli effetti collaterali della nostalgia di quel che fu, stagioni e feste comprese, e tornano i ricordi del Natale vissuto da bambina, con lo sguardo perso tra i rami di fil di ferro e carta crespa di un albero fai da te, seguendo le istruzioni di un foglio accartocciato. Le candeline luminose, le sfere di vetro soffiato dondolanti al solo respiro, l'uccello paradiso dalle ali con la porporina... e poi quella letterina comprata con tanto anticipo, tenuta con cura e figurata e scritta prima nella mente per non sbagliare, perché non ce ne sarebbe stata un'altra e uno scarabocchio per correzione avrebbe guastato la festa, il Natale.
Tenerezza e un pizzico di malinconia per i pensieri degli ultimi giorni, lo confesso, frutto anche di situazioni contingenti a cui dare il giusto peso, ammetto pure questo. Ma non basta.
Così per non perdere l'equilibrio nella gestione degli eventi e la luce dello scenario fisso di cui sopra, ho deciso di contrastare come al solito a mio modo. Coinvolgendo. Invitando di questo mondo virtuale... fino ad un certo punto... Tutti Voi a vivere il Vostro Natale e condividerlo con gli Altri, Noi ad esempio in questo spazio, con foto degli addobbi in casa, di vie illuminate a festa, presepi e quant'altro, persino di qualche letterina con calligrafia da bambino, dimenticata nel fondo del cassetto o tra le pagine di un vecchio album. Andrà bene qualsiasi cosa condivisa con amore e gioia, saranno nuovi valori aggiunti della nostalgia.

lunedì 4 dicembre 2017

UNA FESTA ... COL FIOCCO



Sono state talmente tante le emozioni odierne che non sono poi così sicura di poter condividerle tutte.
Una Prima Domenica di Avvento di vera rinascita, in tutti i sensi. Un giorno di festa a conclusione di varie settimane impegnative, con pensieri sparsi non sempre al top e non solo per quanto ha riguardato me. Fortuna che sono cresciuta abbastanza, sento di essere costantemente in pace con la mia persona e di seguire un disegno per la vita, per cui faccio conto solo su me stessa, e anche frastornata riesco a prendere respiro, e decisa, continuo per la mia strada come fossi l'unica a dover pensare e agire. Ma va bene così, perché cresco ancora e resto serena sempre, anche se in alcuni momenti non pare.
Che lungo preambolo, eh?... e forse nemmeno c'entra con l'argomento centrale che è di festa. Giorno di festa, festa del volontariato, festa col "fiocco"... ma ormai è noto, scrivo di getto e quel che sento viene fuori quasi in autonomia, e domani "mi" leggerò e rimproverandomi, farò per l'ennesima volta la promessa... devo contenermi, altrimenti non comprenderanno più quello che scrivo, nel bene come nel male.
Ma... stop!
... e riprendo dall'inizio.
Oggi, ma già da ieri, c'è stata in piazza la Festa del Volontariato, e il GAMA è stato presente al solito insieme con altre associazioni. In piena atmosfera natalizia si respirava gioia, si mostravano intenti di solidarietà, e le problematiche apparivano in una dimensione diversa, meno drammatica perché priva del vuoto, ovvero del senso di solitudine che sempre accompagna i momenti critici della vita.
Una danzatrice del ventre, un girotondo di "dottor Sorriso", un fabbricante di bolle di sapone ed altri artisti di strada hanno animato la festa, creato armonia pure sotto la pioggia a tratti, mentre gruppetti di volontari si scambiavano esperienze e progetti. Meraviglie dell'essere Insieme, e Insieme percorrere sentieri paralleli.
Ah... un momento, e il fiocco che c'entra?
Oggi è nato un bimbo, il primo nipotino della Nostra Presidente, e allora... che dire? La festa così è stata completa. Una prima domenica di attesa allietata dalla fine di un'altra. La vita che promuove la Vita, ideale perfetto per un gruppo che porta avanti la "rinascita" in ogni suo progetto.

domenica 3 dicembre 2017

LO SPECIALISTA DELLA PERSONA (Il Medico di Medicina Generale, dal medico condotto ad oggi, e verso il domani)


Il Medico di Famiglia e la sua evoluzione al passo con i tempi è stato il tema del Convegno “La Medicina di Famiglia ieri, oggi e domani”, organizzato dalla Onlus “L’Albero della Vita”, svoltosi oggi nel pomeriggio, alle 17,00 presso la sala convegni della Fondazione “Marchese Filippo de Piccolellis”.
I vari interventi si sono susseguiti in forma narrativa, piacevole da ascoltare e facili da ritenere. La figura professionale del Medico di Medicina Generale, a torto troppo spesso sminuita, ne è uscita questa volta decisamente rivalutata nella sua importanza.
Hanno partecipato Maria Ruscillo, vice Presidente de "L'Albero della Vita", i dottori Antonio Rossi, Marcello Menga, Carla Panniello, Antonio Mazzarella, Cristina Romano, e si è analizzato il cambiamento del ruolo e della figura sociale del Professionista Sanitario, da sempre, più vicino ai bisogni delle persone nonché del diverso modo di effettuare l’informazione medico-scientifica.
A margine del convegno, presenti gli autori Giovanni Battista D’Errico e Leonida Iannantuoni, è stato presentato il libro “Il Medico di famiglia: percorso storico dal Medico Condotto ad oggi”, un libro semplice da consultare che si auspica poter intravedere a breve sulla scrivania del proprio medico, non più "medico di base" ma "specialista della persona", che non si limita a curare ma si prende cura dell'assistito. Cosa non facile in quest'epoca soffocata dall'enorme carico burocratico, per cui troppo spesso un paziente perde la Sua identità confusa con la patologia di cui soffre e ancora peggio denominata con un numero. Una volta non era così, il medico non faceva il medico, era medico per passione e vocazione e si assumeva le relative responsabilità. Le visite a domicilio erano una priorità e non con i minuti contati, doveva essere in grado di fronteggiare ogni situazione di emergenza e spesso con il minimo indispensabile a disposizione.
Davvero coinvolgenti le testimonianze dei relatori che hanno riportato episodi, racconti e sunti di interviste fatte ad anziani medici condotti che hanno conservato nel tempo agende, e decine e decine di taccuini con appunti e note riguardanti le persone di cui si prendevano cura. La tecnologia era di là da venire, il computer non esisteva, era tutto più umano, oggi a sentir parlare dei medici di un tempo pare ascoltare una fiaba, eppure era esercitare "scienza" anche allora, a tratti con le connotazioni di "arte" perché non perdeva di vista l'animo umano.
Qualche professionista però c'è ancora, che con grande impegno si dedica e non sbriga frettolosamente, guarda negli occhi e ascolta, e fino alla fine accompagna, anche quando non c'è più niente da fare. Perché in realtà è allora che il medico mostra la propria valenza, oltre la diagnosi ed ogni prescrizione.