novembre

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sabato 18 novembre 2017

PIU' BELLE DI PRIMA


Dovevo arrivare a questa età per scoprire la serenità per caso. Mi spiego meglio. Io sono sempre serena, ho una serenità di fondo e del resto non c'è motivo che sia diversamente, è come tempo stabile nella bella stagione. Ma ciò che intendo con l'espressione, serenità per caso, è vivere una breve e rassicurante condizione di benessere per un momento di piacevole tranquillità in compagnia.
Cinque Amiche con un legame comune che decidono di incontrarsi unvenerdì mattina per un aperitivo. E fino a questo punto, nulla di strano. Bene, la "stranezza" sta nel fatto che per me è una novità. Retaggio educativo mi ha posto da tempo immemore un freno, mi sono trovata sempre solo per un caso e invitata sul momento a prendere qualcosa al bar, in piedi e velocemente, quasi per non darlo a vedere. Senza poter gustare il piacere del momento.
E quanti di questi momenti mi sono negata, tutte le volte che si organizzava, si fissava un "piccolo evento", per interrompere la monotonia di una quotidianità sempre uguale. Questo persino da giovanissima ai tempi della scuola, per non parlare dei successivi, con la famiglia e i figli e tutto quanto. Dovevo arrivare a questa età, ripeto... e poi aggiungo pure, ad ammalarmi di cancro, uscirne spero per sempre, e poi a voler restare nell'ambiente che ormai reputo l'altra mia vita, quella che procede parallela e dà la spinta alla mia di sempre, o per meglio dire, alla nuova da sette anni in qua.
Ma per farla breve, perché poi finisco con essere prolissa e correre il rischio di perdere il filo, stamattina in quella mezz'ora che sono stata lì, con le Amiche, a raccontarci, fare qualche progetto, tra un analcolico e uno scatto fotografico, sono stata davvero bene, più serena della mia serenità abituale, e non mi aspettavo potesse essere così superlativo. Eppure... niente di speciale.
Sarà che ad unirci è per più versi sempre la stessa cosa, siamo motivate, abbiamo buoni intenti... ci vogliamo bene. E uno stato d'animo tale che prende più persone, nello specifico... Noi, è una bella condizione, che si vede anche all'esterno. Belle quindi dentro e fuori, anzi... più belle di prima!

venerdì 17 novembre 2017

ALLENIAMO LA CONSAPEVOLEZZA


Dopo aver trattato delle emozioni, il 4° incontro del corso di 2° livello ci ha visti impegnati nelle risposte ai quesiti di un questionario sulla "consapevolezza emotiva".
Conoscere bene se stessi, le proprie emozioni e relative reazioni è indispensabile alla formazione di Chi intende operare nel volontariato, ancor più nel campo specifico della patologia oncologica.
Quindi... sapere quali emozioni si stanno provando in un preciso momento di una particolare situazione e il perché. Rendersi conto del legame tra sentimenti provati e pensieri che si auspica siano totalmente privi di giudizio.
La consapevolezza emotiva è perciò il riconoscimento delle proprie emozioni e dei loro effetti, la conoscenza dei propri punti di forza e dei propri limiti.
Per essere volontari bisogna avere grande fiducia in se stessi, chiudere perciò con un eventuale passato di frustrazione e scarsa autostima, rivalutando il proprio valore, le capacità ed anche competenze inaspettate, come sensibilità, predisposizione all'ascolto e solidarietà.
E' infatti un rapporto profondo, di fiducia e intima sintonia, quello che si stabilisce tra volontario e paziente, soprattutto quando la malattia a volte fa sentire sospesi, tra ansie e dubbi, ad un filo, a parole mormorate sottovoce.
Il tumore non è una malattia come le altre, altrettanto gravi, e coloro che ne vengono colpiti sono di conseguenza malati diversi. Lo sconcerto che prende all'inizio, quando se ne viene a conoscenza, l'evoluzione diversa per ogni caso, la durezza delle terapie, il forte senso di precarietà fanno sì che si cerchi un rapporto che è qualcosa in più, la condivisione di ogni pensiero, timore, e quando c'è anche di gioia.
Un malato oncologico non vuole essere dimenticato, e d'altra parte si resta nei Suoi pensieri come un amico, una spalla su cui piangere, una mano da stringere per prendere forza e dimostrare gratitudine.
Perché si tratta di emozioni intense, molto forti, difficili da spiegare, impossibili da condividere in un secondo tempo, perché altre ce ne saranno ma sempre diverse, uniche, legate ad ogni singolo momento.
Vanno trasmesse allora che le si sente vivere, vibrare addosso, perché non si disperda la loro forza anche contagiosa.

giovedì 16 novembre 2017

LA VITA E' COM'E'...


Mi convinco che la "malattia" sia stata solo un punto di partenza perché finalmente potessi elaborare ciò che sentivo "in essere".
Deve essere così se vero è che nulla avviene per caso, e si spiegherebbe il "perché" di un'evoluzione in positivo, cosa comunque comune a molti, più ancora di un percorso post tumorale alquanto atipico. Quasi fosse questo un "corso di specializzazione" per la vita, dopo che il tumore ne è stato il "test di accesso".
Però continua per certi versi ad essere dura, e nonostante questo mi appassiona. Non mi piace, attenzione... ché non può piacere essere spettatori impotenti sia pur artefici della serenità di qualche momento... però mi appassiona. E le prove sfiancanti non mi fanno indietreggiare, e vado avanti perché ci credo che con la mente e la sua forza si può fare. Non sono medico né psicologo, sono una paziente anch'io con la fragilità che a tratti viene fuori, ma se ne avvede e fa passi indietro come a prendere la rincorsa e poi mettere fuori la grinta che ci vuole.
Ma... sicuro che non sei una psicologa... magari avevi cominciato e poi smesso. A me puoi dirlo, è stato a causa della malattia, vero?
Più di qualcuno mi ha detto questo, e mi ha fatto riflettere.
Mi hanno sempre affascinato le Persone, osservarle e cercare di capire non la singola di quel momento ma l'animo umano in generale, poi cercavo i "punti" in comune con il mio "essere interiore", ed era sempre un tassello in più per la conoscenza e in consapevolezza.
Tutto molto bello, ma abortito a causa del mio ostinato senso di inadeguatezza. Avrei potuto farne una "professione" che mi piacesse, ma mancò quel salto di qualità per farmi osare, lasciare un'impostazione che mi dava certezze, per cercare altro e sentirmi adulta nella scelta di un'esistenza che fosse d'aiuto vero per l'Altro, perché quando passione c'è...
Vivere non è semplice, si sa e per questo la vita intera è un corso che abilita e ti promuove solo alla fine, o almeno ai suoi tre quarti, quando all'improvviso impone di fermarti e recuperare allora, in quel momento o mai più.

mercoledì 15 novembre 2017

UNA SERATA PER... UN MONDO INCREDIBILE (parte seconda)


Al termine dell'interessante incontro col dott. Di Tullio, direttamente al teatro "Umberto Giordano" per uno spettacolo di beneficenza organizzato da alcune Associazioni Benefiche ONLUS, tra cui anche il GAMA Oncologico, sempre interessato ad eventi culturali ed artistici.
Non è facile ottenere l'accesso al Nostro teatro locale per rappresentazioni simili o eventi riguardanti ugualmente le associazioni, se questa volta la richiesta ha avuto felice riscontro significa che qualcosa finalmente si muove in tal senso e che di principio l'opera di sensibilizzazione prima o poi dà i suoi frutti. Senza fretta ma con costanza, importante è mai demordere, come la goccia che scava la pietra.
Una platea quasi al completo e qualche palco con spettatori tutti paganti per dare il proprio contributo alle associazioni impegnate nell'organizzazione di uno spettacolo semplice ma nel complesso gradevole.
Due ballerini della Scuola di Ballo, "Quik Dance 2" si sono esibiti in alcuni numeri di danza, a seguire una divertente riduzione da un più ampio lavoro teatrale in vernacolo, dal titolo "Peppino e Mariuccia", storia di un amore nato tra i banchi di scuola tra due ragazzi di diversa estrazione sociale, all'inizio contrastato ma comunque a lieto fine con fiori e confetti.
Non è mancata la lettura recitata dell'attore Vito De Girolamo di due poesie di Pablo Neruda, e infine il medley di un giovane cantante, Francesco Curci, dalle notevoli doti canore, nato nella Nostra città ma noto in tutta Italia e in parte all'estero per aver vinto concorsi e festival.
L'esibizione di questo giovanissimo talento ha concluso lo spettacolo in bellezza ed emozione, emozione che ha raggiunto l'apice al momento finale dei ringraziamenti generali.
Replichiamo Noi anche stasera con un grazie davvero sentito alla Nostra Presidente, impagabile per entusiasmo ed energia, ad uno dei due presentatori, Michele Gramegna socio del GAMA, e in particolare a Melina De Troia, della "Fundaçao Emaus", che da sempre smuove le montagne per portare avanti progetti che trovano ovunque pieno consenso e realizzazione.

martedì 14 novembre 2017

UNA SERATA PER... UN MONDO INCREDIBILE (parte prima)


Pomeriggio al Centro Polivalente di Parco San Felice per il consueto incontro del GAMA e serata al Teatro "Umberto Giordano" per beneficenza.
Staccarsi per poche ore dalla "normalità" ed immergersi in una realtà che coinvolge sempre più persone, dall'una e dall'altra parte. Un mondo incredibile.
L'incontro odierno è stato fortemente voluto dall'oncologo che ha poi relazionato, impostato in modo aperto, dopo aver riscontrato la scarsa informazione tra i pazienti presi in cura. Essere consapevoli di ciò che si ha, conoscere il percorso da affrontare, parlare senza reticenze diventa parte attiva della terapia stessa, scelta quindi e non subita.
Il dott. Piergiorgio Di Tullio è un oncologo molto giovane, è arrivato nel reparto di Oncologia Medica degli OO.RR. di Foggia solo un anno e mezzo fa, ma ha fatto in fretta ad acquistare stima ed affetto da parte di tutti. E' un ex paziente oncologico pure Lui, e opera da medico con gli occhi da uomo, conosce l'ansia e le paure, sa quanto possa essere gravoso anche il minimo dubbio, è cosciente che una patologia oncologica coinvolge non solo Chi ne viene colpito ma la famiglia intera, grande punto di forza se adeguatamente supportato. Quindi un medico oncologo, una volta considerato solo "chemioterapista", ora deve essere in grado di prendere in carico "persone" e non limitarsi a "curare" malati, c'è infatti grande differenza appunto tra curare e "prendersi cura" che equivale ad accarezzare l'anima di Chi mette la propria vita nelle mani di un Altro.
Ha posto in rilievo l'importanza dell'informazione, e a tale scopo ha spiegato nel dettaglio come ha origine il cancro, partendo dalla piccola cellula, decima parte del punto lasciato da una matita sul foglio, quindi invisibile, e pur capace per infinite cause (ambientali, alimentari, genetiche, ecc.) di crescere e aggregare. Ha illustrato la sinergia tra Chemioterapia, Target terapia, Immunoterapia, gli esiti felici e i perché degli insuccessi, essendo ogni caso a se stante e perciò oggetto di osservazione e cauti tentativi. Si è dilungato sulla spiegazione di sigle e termini, come TNM (grandezza, diffusione e metastasi), specificando che anche con metastasi oggi è possibile addirittura guarire o almeno essere curati, quindi cronicizzare la malattia.
Ha infine aperto all'assemblea, rendendosi disponibile a chiarire dubbi e rispondere a quesiti. La risposta è arrivata sollecita anche per il clima amichevole instauratosi, infatti persino gli uomini, solitamente restii per fattore culturale a parlare di problemi riguardanti la patologia prostatica, non hanno esitato a fare domande cui è stato risposto in modo adeguato ed ampio.
Il dottor Di Tullio, ha concluso con una metafora da "esperto" a 360°, ovvero da medico ma ancor più da persona che ha vissuto la malattia, e nel modo giusto vedendone le "opportunità".
La vita è come un piano inclinato su cui scivoliamo lentamente nella normalità, per cui tutto è scontato e a volte neppure notato. Poi ad un certo punto si presenta un muro, fatto di ansia, paure e sofferenza e tutto si ferma, non si può vedere oltre, e allora non resta che guardare dietro e cercare di recuperare nelle piccole cose la gioia persa, e poi intorno per scoprire così un "Mondo incredibile", fatto di Persone, e note per Altri forse indifferenti, ma per Chi è fermo, come ibernato, dal calore e colore inaspettati.
(continua...)

lunedì 13 novembre 2017

IL VENTO PORTA VIA E IL VENTO RACCOGLIE

Come il vento che si appresta a farsi gelido porta via le ultime foglie dagli alberi e poi le raccoglie in mucchi o ben distinte ne fa un tappeto, così l'entusiasmo per questa vita nuova, fatta di curiosità e piccole scoperte, ci ha fatto un po' scordare i Nostri acciacchi e chiamare a raccolta le energie. Perché è domenica se... sfidi il vento che porterà un cambiamento brusco e repentino, sali e ti inoltri lungo un vicolo, mentre a venirti incontro c'è un gruppo di ragazzi suonatori, una piccola band di veri musicisti, i "Rizzaband"... ed è tutto dire.
E così, è fatta, la svolta alle Nostre domeniche ormai è definitiva, un altro tassello si è aggiunto. Priorità, consapevolezza e gratitudine sono le "parole chiave" per una ricerca veloce.
Mai di Domenica fare ciò che non ci va, al massimo pensare al pranzo che sia di stagione, per assaporarne il gusto e bearsi dei profumi.
Acquisire la consapevolezza della vita che si fa dono per ogni stagione che passa, mettendone insieme tante come perle per un filo gioiello.
Essere grati di tutto questo, e dimostrarlo per primi a sé stessi lasciandosi coinvolgere da una frizzante e gioiosa nota musicale... When the saints go marching in... e ritrovarsi a muovere la gamba a tempo.
E poi la saporita degustazione con l'olio nuovo, ed entrare nelle chiese e sentir parlare di fede, religione espresse nell'arte, con un'antica e radicata tradizione storica e culturale.
Solo qualche ora di una mattina domenicale, niente di che forse per molti, per Noi tanto e di più. Perché è così, cerchiamo di rinnovare e mantenere sano e vivo l'entusiasmo, "strategia" per la serenità, poi in particolare per quello che mi riguarda, è sentirmi totalmente presa e confortata dal semplice pensiero che non è un sogno, tutto ancora dura ed è assolutamente vero.



domenica 12 novembre 2017

LA "NON INQUIETUDINE"


Sono contenta e serena perché sono consapevole di ciò che mi fa stare bene. Anche nei giorni di tristezza, pure quando qualcosa non va, tanto niente dura per sempre e poi passa, e resta il ricordo e non è detto sia del tutto spiacevole e doloroso.
Domani, come ogni domenica farò una telefonata o la riceverò sempre dalla stessa persona, e sarà per me e quella persona stessa, segno di "continuità". Non so se può essere uguale per Tutti o almeno per i più, ma qualcosa che continua nel tempo, pure se il tempo le ha posto un freno, è un forte segno di "speranza" che non muore.
Cominciai cinque anni fa, la sentivo ogni domenica, la chiamavo sempre alla stessa ora, sapevo che aspettava "quella" telefonata, e quando a volte per un qualsiasi motivo tardava ad arrivare, Lei si preoccupava, pensava potessi non stare bene. Così "stare bene" diventava un mio impegno a prescindere, perchè coincideva con quello di Chi teneva a me, che non aveva obbligo alcuno eppure si preoccupava. Ora non c'è più ma io continuo a sentire Suo marito, sempre la domenica, verso mezzogiorno.
A me da allora per essere serena, basta sapere di occupare un piccolissimo spazio tra i pensieri di qualcuno ed essere ricordata con un sorriso, sempre.
Sono esigente? Potete essere sinceri perchè non me la prendo... ogni appunto, nota o critica sono bene accetti nonostante siano al di fuori di me, cosa solo in parte vera perchè...
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo, sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Il "prossimo" è null'altro che Noi stessi... liberiamo la Mente e Il Cuore della zavorra, del "troppo" di Noi, e... magicamente sarà l'"incontro".
"Non fare ad Altri ciò che non vorresti fosse fatto a Te"... ed ancora... "Ama il prossimo Tuo come Te stesso"... non sono frasi da pulpito ma dettami per vivere bene in pace con se stessi e il prossimo.
E' così semplice, eppure amiamo complicarci l'esistenza. Chissà perchè... Perché a volte non ti senti pienamente compreso, e invece vorresti spiegare quanto sia molto più semplice relazionarsi con l'Altro se in questo ci si riesce a "specchiarsi". Si eviterebbero tanti malintesi, giudizi gratuiti, frasi ed azioni che fanno male. Il "prossimo" è lo sconosciuto che è in Noi, reso visibile... così come afferma Gibran... ed è pure quello che conosciamo bene da una vita, con cui abbiamo condiviso latte e giochi e poi ad un certo punto ha cominciato a darci fastidio, essere antipatico, così per partito preso. Ci ostiniamo nel tempo su questa posizione e magari quel prossimo tanto a Noi vicino aspetta un cenno per ricominciare. Mentre per una continua situazione di disagio ci neghiamo la "non inquietudine".

sabato 11 novembre 2017

LE EMOZIONI... UN BENE COMUNE


Le emozioni ci appartengono, sono parte essenziale della Nostra vita, qualcosa che ci accomuna Tutti.
Sono reazioni ad uno stimolo interno o esterno, piacevole o spiacevole, la cui comparsa provoca modificazioni fisiche e psichiche. Sono altresì risposte momentanee che determinano uno stato di attivazione complesso e che porta ad agire in maniera immediata. Prolungate nel tempo diventano "stati d'animo". Si distinguono in emozioni primarie (paura, rabbia, gioia e tristezza), e secondarie (vergogna, orgoglio, senso di colpa).
Hanno diverse funzioni, sono tutte utili e positive, piacevoli o spiacevoli, più o meno intense. Adeguatamente gestite, diventano uno strumento indispensabile per migliorare la Nostra vita, in quanto ci permettono di acquisire consapevolezza.
Vivere davvero, infatti significa averne consapevolezza. Assaporare ogni momento, gestire situazioni ed azioni in perfetto equilibrio tra Me e l'Altro in un "contesto" preciso che non è mai lo stesso.
Cambiano le situazioni, di conseguenza pure gli stimoli e a questo punto nascono ancora le Nostre emozioni, perfetta espressione di Noi stessi.
Se sono piacevoli, è il fisico stesso che non esita a manifestarle... rossori e batticuore, sorrisi e grandi aspettative proiettano nel futuro la Nostra immagine felice.
Quelle sgradevoli invece ci comunicano che abbiamo un problema da affrontare, un duro percorso o già un ferita a cui lavorare. Vorremmo non viverle queste emozioni, anzi definirle tali sembra quasi un'esagerazione immotivata e non meritata, ma tant'è che incidono nell'animo e segnano. Anche se tentiamo di nasconderle, a volte perfino a Noi stessi.
Vanno superate, elaborate per ricavarne risorsa sempre nuova... ma come?
Francamente non è facile, non c'è regola comportamentale fissa, e a volte ci si sente addirittura spiazzati.
E' difficile parlarne con Chi si trova a combattere nel quotidiano tra ansia del futuro, precarietà del presente e memoria del passato... soprattutto quest'ultima riporta ad un confronto che dà ancora più dolore. Forse perché in sé ha la convinzione che c'è una specie di accordo che non potrà mai essere smentito. Invece tutto può cambiare, anzi già muta normalmente, quindi una presunta sicurezza di sé, una convinzione di infallibilità entra in crisi.
Noi vorremmo che cambiamento, difficoltà, relazioni evolvessero tranquillamente, in tal caso non ci sarebbe emozione... meglio così?
Chissà, è difficile esprimersi in tal senso... che vita sarebbe?
Le emozioni sgradevoli vanno superate traendone insegnamento, esaminando cause e convincimenti, chiedendosi fino a che punto sono veri.
Ho paura... perché?
Credevo non sarebbe mai capitato a me...
Temo per la mia vita... adesso.
Passa qualche tempo e provo meno paura... perché?
Vedo e ascolto... piango e rido... parlo, urlo, amo!
Ci sono adesso, e vivo per emozionarmi ancora.

venerdì 10 novembre 2017

AL SOLITO BIVIO


Se non ci fossero motivi tali da tenermi in piedi, ferma e dritta di fronte al solito bivio, direi proprio che sarei decisa a mollare, con dolore ma lo farei.
C'è tanta sofferenza qui... parole del mio oncologo alla vista dello sgomento trattenuto a stento, sgomento non per me stessa, ché quello riesco a gestirlo per istinto di sopravvivenza, ma per il forte senso di impotenza. Mi sono vergognata poi di quell'attimo di cedimento, ma tant'è sono fatta di carne e sentimenti anch'io, e se riuscissi a restare impassibile davanti a due occhi lucidi diventati troppo grandi in un volto smagrito e pallido, non sarei normale oppure dura spettatrice di continuo dolore. Mi sono pentita quindi, e pure convinta di aver perso punti... che razza di volontaria sono?
Stamane però, quando il mio dottore ha salutato con la consueta cordialità, mi sono ripresa... è andata, mi son detta, ha dimenticato la mia grama figura da "scolaretta impreparata".
Ma d'altra parte non è che si sta a recitare un copione, essere se stessi con le dovute cautele per una situazione costante, è prioritario, Chi è dall'altra parte è estremamente sensibile quanto vulnerabile, e si accorge di quel che sei, se lo sei o meno, e il primo vero danno sarebbe questo, consequenziali gli altri.
Dopo una serie di eventi che sembrano essere messi insieme a bella posta, cui forzatamente assisti senza poter lasciarti andare alla libera espressione di ciò che provi, davvero pare che si ponga quasi un out out... prendere o lasciare? Prendi questa "costante" con qualche variabile, l'accetti, o lasci perdere, molli tutto e torni a quel che eri parzialmente riveduta e corretta?
Non nego di averci pensato tante volte, lucidamente e distaccandomi con forza dal mio vissuto per non esserne totalmente condizionata, mi sono ritrovata sempre in lacrime con la sensazione di aver voluto anche per un solo attimo scappare. Poi, con gli occhi asciutti ho guardato avanti, mentre come fotogrammi in successione rivedevo volti e contemporaneamente ricordavo parole come messaggi, doni lasciati a me, eredità d'Amore. Che si continuasse, perché alla fine tutto passa, con dolore ma passa.

UN PIANETA SCONOSCIUTO


Si sa, sempre si ripete, l'ho detto... non si finisce mai d'imparare. E se questo vale per ognuno in senso lato, ché possa vivere con crescente consapevolezza, ancor più serve a Chi approccia per necessità o virtù all'animo umano. A tale scopo Noi volontari non manchiamo ad alcun percorso formativo, che non ha pretesa di abilitare ma arricchire e forgiare una dote innata.
Aiutare Chi sta vivendo un'esperienza dolorosa fa star bene colui che dona ascolto e presenza e Chi ne accoglie il beneficio. Il primo torna alla Sua quotidianità ricaricato da riscontri positivi e maggiore coscienza, il secondo confortato nella solitudine della malattia.
Vorrei comprendere, o meglio poter spiegare perchè in quei giorni "di riposo", quando sono a casa trovo più difficile proseguire per la mia strada. Mi muovo a rilento, sono stanca quasi sentissi tutta sulle spalle, la fatica di questo tratto di via.
Chissà...
Eppure so bene che ogni tanto devo starmene per conto mio, nella realtà che mi appartiene per poter meglio porgere, con la serenità giusta e il sorriso sincero, ciò che ho da dare. Non è gran cosa, niente di preparato, studiato... è solamente il desiderio di riuscire almeno per un po' a non far pensare. Essere l'occasione, lo stimolo e, in quanto persona, una sorta di "promoter" del "vivi qui e ora" senza pensare a "ieri" o preoccuparsi del "domani". Ecco... se c'è una cosa che studio è proprio questa e cerco di farne un "programma", anche se facile non è perchè non so Chi avrò di fronte o pur sapendolo non posso immaginare in quali condizioni fisiche e psichiche.
Non c'è niente di più difficile e complesso dell'animo umano, lo sanno bene gli psicologi che vi approcciano sempre con le dovute cautele, mettendo in conto più di un tentativo.
E allora? Allora, io vado e basta... seguo il Cuore e un pizzico di buonsenso, animata dalla consapevolezza che in quei duri momenti la paura più grande è essere "archiviati" prima del tempo, considerati cause perse, "pratiche" da sbrigare ma senza fretta, tanto non potrebbero servire più per sé nè per Altri.
Questo lo so bene, Dio solo sa allora quante volte c'ho pensato e pianto.
Così... io vado, parlo d'altro e quando non si può cerco aiuto all'ironia, grande alleata dalla capacità di sdrammatizzare e alleviare qualsiasi sofferenza. Cerco di stabilire un "contatto", simile alla mano che si porge al "compagno di cordata" per poter risalire. Ove l'uno è debole, l'altro "tira su" e insieme si va per non cadere e mai sia, precipitare.

mercoledì 8 novembre 2017

SETTE E NON OLTRE SETTE


Il susseguirsi di eventi e il culmine raggiunto col sostenere uno sguardo impaurito senza tradire emozione, hanno fatto sì che tutto per me diventasse piccola cosa, poco importante, banalità. Sono cosciente di aver perso un po' di stabilità, comunque in via di rapido recupero, ma intanto oggi era il giorno 7 ed avevo dimenticato che proprio in questa giornata avrei perso il "privilegio" dello 048, per cui avevo sudato e lottato, riconquistandolo altermine dei cinque per altri due anni. Già... 5 anni di sopravvivenza più 2 di proroga, fanno giusto 7, e il Sette ritorna, e rivisto il tutto, questo suona non più come un caso.
Non so perché ero convinta che la scadenza fosse a fine mese, però ugualmente mi ero da tempo affrettata. Per il Follow Up a gennaio, tutti gli esami prenotati, impegnative timbrate, mancavano solo le analisi del sangue, ed erano giorni che tentavo inutilmente di completare per poter stare tranquilla. Ora il solo pensiero di dover pagare magari in extremis, dopo non aver usufruito di alcun beneficio economico, nemmeno la base, mi irritava fortemente.
Per caso nel pomeriggio mi è venuta l'idea di dare una controllata, l'ho fatto e all'improvviso un attacco di stizza moderata ma non troppo mi ha colto, perché con la mente mi ritrovavo già a domani, 8 novembre. Non c'era più tempo.
Non so quante volte ho rigirato quel foglio dell'esenzione nel vano tentativo di trovarci una postilla a scusante della mia insolita negligenza. Niente. Mio marito cercava di rabbonirmi, ma il Suo... strano, proprio Tu, sempre così precisa... mi faceva raggiungere picchi che meglio avrebbe fatto a tacere, poi ero quasi rassegnata, sono tornata in cucina e lo sguardo è andato al calendario. Era ancora il giorno 7 e quindi... forse avremmo fatto in tempo.
Ho "spedito" mio marito... ma in verità si era messo già sul piede di partenza... al CUP, è andato e nel giro di mezz'ora tutto era compiuto. Ce l'avevamo fatta ancora... l'ultimo sprazzo di vita di un diritto acquisito, la prima ed unica volta che mio marito faceva una cosa così, perché da quando tutto cominciò me la sono sempre cavata da sola. Dopo 7 anni, un giorno 7...
Un caso...?
C'è di fatto che il numero 7 è da sempre considerato il numero perfetto, l'espressione privilegiata della mediazione tra umano e divino, e vai a vedere che quando l'uomo non aiuta, almeno Lui viene incontro. Sarà pure in realtà poca cosa, resta sempre una grande e confortante certezza.

martedì 7 novembre 2017

DAL MUTUO AIUTO AD ASSOCIAZIONE ONLUS



Secondo incontro del corso di 2° livello per volontari in reparto, dedicato a presentare ed illustrare per sommi capi lo "Statuto" del GAMA Oncologico, l'atto che individua le caratteristiche essenziali dell'ordinamento dell'associazione.
Lo Statuto vide la sua stesura definitiva dopo una gestazione non facile, si trattava in effetti di stilarne uno che facesse principale riferimento ad un gruppo di auto mutuo aiuto prima ancora che ad un'associazione. Dopo una prima bocciatura e una ricerca accurata si approdò a qualcosa di molto simile già operante presso un ospedale di Genova, e su quella falsariga nacque lo Statuto del GAMA. Molto chiaro e semplice, attualmente da modificare in qualche punto essendo l'associazione maturata per impegno e credibilità.
Il GAMA è un'associazione di volontariato ai sensi della legge n. 266, e come tale non ha fini di lucro neanche indiretto ed opera esclusivamente per fini di solidarietà. Gode di garanzia istituzionale, e dal 7 aprile 2016 è iscritta al n.1978 del Registro Generale delle Associazioni, protocollo 312.
L'Associazione pone l'obiettivo alla salute, favorendo la comunicazione fra i vari elementi, aiutando a gestire problemi psicologici e materiali legati alla malattia.
Opera nell'attività del mutuo aiuto dal 2011, diventa ufficiosamente associazione nell'ottobre del 2014, ufficialmente "onlus" nel 2016, è quindi piuttosto giovane e non può ancora usufruire di proventi esterni ed agevolazioni, eccezion fatta dell'esonero tasse, dovuto alle Onlus. Solo da quest'anno ha avuto accesso al
5x1000 e si spera in seguito di poter avvalersi economicamente non solo di auto finanziamento.
Le risorse economiche per un'associazione di volontariato sono indispensabili per polizza assicurativa, spese di rappresentanza importanti per l'attività in generale e pure per darle maggiore visibilità per la bontà e l'efficacia degli intenti.
il GAMA Oncologico diventato Associazione Onlus, dopo un lungo e faticoso tirocinio, si promuove infatti come qualificata e largamente riconosciuta medicina complementare, in risposta a bisogni e vissuti. Essa si fonda sull'evidenza scientifica che l' "ESSERE INSIEME" e la "FORZA DELLA MENTE" sono ottimi alleati della medicina ufficiale nel percorso di cura.

lunedì 6 novembre 2017

E' DOMENICA SE...


Solo da poco ho preso a smussare certe "malinconie domenicali", uscendo fuori dalle mura domestiche, concedendomi una mattinata di spensieratezza... oggi è stato così.
E avrei al solito scritto di vaghe e leggere emozioni, voli di un'anima che ogni tanto cerca ristoro, e invece stasera non posso, parlerò di fiocchi col nastrino celeste che resteranno sul fondo di un cestino e scarpette da ballerina nell'angolo di una stanza. Lo devo ad un'anima che anelava alla rinascita e non ce l'ha fatta.
Non era nemmeno un anno che l'avevo conosciuta, all'inizio provai molta pena per Lei tanto era spaventata e sfiduciata, poi piano piano si era ripresa, ogni tanto gli occhi ancora le si riempivano di lacrime però non affondava più la testa nel cuscino, sedeva a letto sempre più dritta e sorrideva qualche volta in più. Prese a farmi tenerezza per tanti motivi, uno era la scelta dei bigliettini esclusivamente legati dal nastrino celeste. Celeste perché era il colore che la riportava al Suo unico figlio. Per lui tanto amore e una lunga storia.
Dici che ce la farò?... mi chiedeva ogni tanto... perché non dovresti farcela, certo che ce la farai... le rispondevo. Ed intanto per agevolare alla Speranza il suo percorso, le proposi, perché creatura sensibile e momentaneamente fragile, di fare qualcosa insieme. Sapeva esternare così bene con le parole ciò che provava, perché non tentare di scrivere, o anche solo condividere un testo di altri, particolarmente sentito come affine a sé? Ci provò come tenta un uccellino implume, poi più nulla...
Ora voglio ricordarla con un messaggio che mi inviò a commento di un pensiero da me postato che aveva come illustrazione un paio di "scarpette rosa". Lei aveva danzato e poi smesso con l'arrivo della malattia, quindi aveva fatto voto di non riprendere più, chiedendo la grazia della guarigione.
Condivido letteralmente il messaggio e la mia replica con l'augurio della buonanotte... era notte e Lei spesso restava sveglia per pensare e sperare. Sognava ad occhi aperti di poter continuare a vivere...
- Come sono belle queste scarpette, mi emozionano tantissimo e mi fanno tornare indietro con il pensiero, quanto mi piace l'arte della danza e ballare. Ma non importa se non ballerò più, importante è che io stia meglio.
- Tornerai a ballare, perché Dio te lo permetterà... buonanotte, Tesoro.
Così oggi è andata via in punta di piedi, ma sono certa sarà stata accolta dagli Angeli come Etoile del Paradiso.

domenica 5 novembre 2017

IN BUONAFEDE O PER INGENUITA'?


Virtù o difetto? Entrambe l'una o l'altro... o da rivalutare sono i concetti? Chissà...
E' certo comunque che sono spesso addotte come giustificazione per un errore involontario, pure se ha comportato poco danno, ma alla fine lo stesso ci si ritrova il "mondo" contro. Tutti infallibili e giudici inflessibili, e allora... in buonafede? Ci credo poco, piuttosto è stato un ingenuo, che sta per sciocco. E da infallibili diventano pure i "dritti" della situazione, che "annusano" nell'aria l'imbroglio e non se la fanno fare sotto il naso, e magari sono semplicemente degli egoisti coi paraocchi, incapaci di guardare oltre il proprio "orto". Vedono il difetto, il sotterfugio, il male ovunque, quindi saranno pure scaltri ma sicuramente quasi sempre in malafede perché giudicano a prescindere dall'analisi dei fatti.
A parte che giudicare può solo Lui e non subito perché valuterà con le attenuanti generiche, ma dico... siamo matti a mettere alla gogna una persona?
Non si può essere sempre al top, lucidi e oculati.
Momenti... si, momenti... no, a volte su... a volte giù l'umore... la salute, i pensieri... eppure agli Altri si continua a pensare, si vuol portare aiuto, un sostegno... fare del bene.
L'impegno c'è, forse si può fare perché nulla è davvero impossibile se si vuole, ma la fatica è tanta e la delusione pure quando ci si trova di fronte all'errore smascherato e per giunta rinfacciato.
La consapevolezza di essere quasi sempre capace e resistente viene messa in crisi dal confronto e dagli scontri, inevitabili senza la volontà dell' "accomodamento".
Converrebbe fare silenzio per fare strada alla riflessione e poi riprendere, perché dopo tutto essere messi alla prova è normale, e la differenza la fa la giusta valutazione degli eventi... scorrendo le storie, le emozioni e i sentimenti.
Nessuno è davvero forte sempre, e le situazioni sono tali e tante che vulnerabili "incredibilmente" si diventa, e sdoppiati ci si riflette allo specchio immaginario del proprio esistere.
Ma a cosa mai serve metterci sempre il massimo dell'impegno, se poi l'Altro dando nei tuoi riguardi tutto per scontato, intende e pretende essere capito, confortato... perché, che vuoi che sia...? Tu sei bravo, giusto e forte...
E invece no, è disponibilità, ascolto e comprensione, cose che si vorrebbe qualche volta avere pure in dono.
Ma già mi sembra di sentire replicare... non è facile.
Si, è vero... facile non è.

sabato 4 novembre 2017

RAGGIO DI SOLE


In questo periodo mi sento come un nuovo giorno che stenta ad ingranare. Respiro a pieni polmoni, perdo fiato... sosto per ricaricarmi e così riprendo.
Ma Tu che vuoi da me? Mi pare io l'abbia scritto dopo averlo urlato sottovoce, risposta esplicita ovviamente non è arrivata, ma qualche segno da decodificare si, come sempre del resto. Così ad ogni prova veramente dura corrisponde una "tenera carezza", forse pure troppo per me perché non so se la merito sul serio. Per questo a volte penso che Lui mi sottoponga a test di livello crescente, poi per incoraggiarmi a non demordere manda le motivazioni e... le carezze. Sarà così di certo, ed è pure cosa antica nella mia vita.
Già. Di quante volte ho sentito definirmi "raggio di sole"... e lo riferisco schiva e solo perché è pura verità... ho perso il conto, ma non altrettanto la memoria. Cominciò il papà di mio marito, oltre vent'anni fa quando al mattino, sentendo girare la chiave nella serratura, dalla Sua camera da letto mi accoglieva così... buongiorno, sei arrivata raggio di sole delle mie giornate. Fu il primo, e ricordo che ne fui commossa e prima ancora colpita, visto che i Nostri rapporti precedenti per una serie di malintesi non erano stati proprio idilliaci. Però c'è sempre Lui che mette le cose a posto, e alla fine pareggia i conti e fa quadrare ogni bilancio, ché Tutti abbiano già in terra il proprio "angolo di Paradiso" fosse pure solo per un giorno.
Nel corso degli anni poi ci sono state altre occasioni che per l'errata convinzione di inadeguatezza quasi rifuggivo. Raggio di sole, io...? Macché... cielo coperto, tempesta incombente o quando ero al massimo della quiete, pioggerella fitta, noiosa e pedante. Stupidamente.
Ma giusto per tornare al famoso pareggio di bilancio, arrivò la malattia e decisi che le nuvole non mi stavano più bene, erano pesanti, non tenevano caldo, anzi... c'era freddo intorno. Diventai il "mio" raggio di sole, e ripresero ad accorgersene anche gli Altri.
Se assumi anche casualmente un atteggiamento che fa stare bene te e Chi incontri, e la sensazione di benessere perdura e si fa più forte nel tempo, ti convinci che mai potrà essere diversamente, e anche se qualche volta arranchi o cadi e a fatica ti rialzi, insisterai per tornare ad essere quel raggio di sole che non può mancare.

venerdì 3 novembre 2017

RICOSTRUIRAI


Cambio di stagione, sbalzi termici e "capricci" della protesi che pare sia diventata più piccola dell'altra. Il muscolo pettorale, o meglio quel che resta, ai primi brividi si contrae e se la porta appresso. Una protesi in silicone, si sa, è sempre un corpo estraneo, si sente di troppo e fa ciò che l'ospite comanda. Va be', è questione di abitudine ed io da cinque anni ormai sono avvezza a questo tipo di "bizze", però in certi momenti...
E' quando provo un abito nuovo, una maglia con un certo tipo di decoro, qualsiasi capo insomma che non abbia il solito incrocio che falsa il difetto e rende addirittura "affascinante" il decoltè. Allora davvero tutto ciò che è stato torna a galla mostrando, nonostante la mia indefessa positività, il bicchiere mezzo pieno, e il continuo "inno alla vita", quanto il vissuto mutilante non sia stato affatto una passeggiata. Ne vado orgogliosa, sia ben inteso, ma come un soldato semplice che si è visto sacrificare un arto, ne ha ricevuto una pacca sulla spalla e una stretta di mano, e poi si sente dimenticato. Perché ormai gli Altri si sono abituati a vederlo con un "pezzo" in meno.
Il giorno che mi fu comunicato che avrei subito la mastectomia radicale, forse pure ad entrambi i seni, piansi tutte le mie lacrime e quando non me ne restarono più cominciai a ripetere a mo' di mantra ciò che mi avevano detto... tanto poi ricostruirai... e su questa parola, una voce verbale al futuro presi a sognare il mio. Si erano sbilanciati a parlare, quindi erano sicuri che per me c'era oltre che speranza... più o meno.
Più o meno. Mi viene da ridere, ho dovuto adattarmi a tante situazioni seguendo questa espressione, più o meno. Non mi sono illusa e mi sono data da vivere.
L'importante è che siano più o meno uguali... dissi al chirurgo mentre col pennarello segnava tratti e linee continue sui miei seni prima dell'intervento di ricostruzione. Ecco brava, più o meno uguali... e mi sorrise, sicuro che da me non avrebbe avuto seccature, ero una che si adattava, accomodante e poi in età, avevo 59 anni che non sono tanti ma nemmeno pochi, e in compenso ero viva... che cos'altro potevo desiderare?
Niente, in effetti non volevo altro e non voglio nulla nemmeno ora, solo mi si consenta uno sfogo ogni tanto, poi la strategia per risolvere con poco il cruccio del momento la trovo sempre. E alla fine sono pure contenta, più o meno.

giovedì 2 novembre 2017

NON DIMENTICARE DI SORRIDERE


Gli ultimi due giorni sono stati assai particolari, stasera freddo nelle ossa e voglia di camomilla bollente. E ancora una volta la Vita che parla tra le righe strette, a mezza voce ma in modo chiaro.
Don't forget to smile... tra le tante tazze nella credenza, mi sono ritrovata con questa tra le mani... Non dimenticare di sorridere. Messaggio non proprio in codice, il solito linguaggio-coincidenze.
E' che l'animo ce la mette tutta per risollevarsi, e chiede aiuto pure alla mente, ma questa purtroppo non perdona, non può negare e nemmeno attenuare quello che ha visto, dedotto e concluso. Ecco, forse quest'ultima cosa non dovrebbe proprio farla, arrivare alle conclusioni contrastando la speranza, però ha in memoria le esperienze, legge e ascolta le statistiche e allora...
E allora... bene, allora io veramente non vorrei più trovarmi davanti ad un paio d'occhi che dopo aver pianto tanto non ci riescono più, e supplici chiedono aiuto, a due mani che si arrampicano aggrappandosi al cuscino, ad un volto che ricorda Cristo sulla croce.
Mi reputo forte e in questi anni ho retto a molte prove, ma sono immersa in una realtà che se da una parte va ridimensionandosi grazie a tanti esiti felici, dall'altra si prende la rivincita in modo spietato, crudele sempre con Chi è più fragile, delicato, indifeso. Sarebbe sufficiente anche solo un caso di questi per far rimettere in discussione tutto quanto. Non mi abituerò mai a tanta sofferenza, non ci trovo logica, posso solo cercarla in altro tipo di "progetto", ma non sempre è pensiero che rasserena.
Per questo ho urlato sottovoce rivolta a Lui... ma Tu che cosa vuoi da me?
Conosci la mia consapevolezza, la forza di non illudermi, la serenità di fondo, eppure ogni tanto decidi di deviare un percorso per mettermi di fronte a qualcuno che sente scivolar via la vita. E' un'altra prova questa? E che voto daresti alle mie lacrime?
Non ho pianto per il ricordo del mio vissuto né per paura, ma per letterale compassione, perché davvero si prova dolore insieme con Chi sta soffrendo.
Così senza ritegno avrei voluto stringerla a me, per darle un po' di forza anche fisica, per aiutarla ad oltrepassare questo Suo duro momento.

mercoledì 1 novembre 2017

CORAGGIO... CONSAPEVOLEZZA... MOTIVAZIONI


Non si finisce mai di imparare, non si è mai formati abbastanza quando si intende anche solo lambire l'animo umano, soprattutto nella sofferenza.
Stasera primo dei 6 incontri del Corso di 2° livello per volontari in reparto, un gruppo di giusto numero di partecipanti, affatto numeroso, che hanno esposto le proprie motivazioni, ovvero ciò che li ha spinti a questa non facile scelta. Premesso e sperando che non sia stato per colmare un vuoto, ognuno ha parlato della Sua esperienza che confrontata con le altre ha presentato molti punti in comune, pure se all'interpellato del momento quella ascoltata precedentemente pareva essere più forte, dolorosa e per questo molto motivante.
Si sceglie quindi di "essere", non "fare" i volontari, anche se spesso è la Vita che lo vuole o impone. E' scelta coraggiosa che presuppone una partecipazione empatica e la volontà di non arrendersi alla "fatica".
Si è volontari nella quotidianità e in ogni luogo, e non solo in un ambito ristretto. E' dovere civile per migliorare un aspetto della società, è pure morale e religioso ove nel volto del malato si continui a vedere quello di Cristo.
Dedicarsi al volontariato richiede una formazione permanente, che nel caso specifico del GAMA ricorre ad ogni incontro di mutuo aiuto, dove si impara a gestire le relazioni e le emozioni relative alla malattia.
In sintesi dei volontari consapevoli, che non si improvvisano, tengono a formarsi, e poi si confrontano per primi con se stessi. Ove sono carenti, si impegnano a colmare. Quando cadono in errore, si correggono senza "fustigarsi", per poi riprendere con serenità.
Serenità... la prima "dote" da trasmettere, perché è quella che si contrappone silente e benefica a Dolore e Sofferenza. Il Dolore, fisico, acuto e dalla sensazione immediata. La Sofferenza, che coinvolge anche l'animo e si prolunga nel tempo.
Il Dolore è un linguaggio, un codice affettivo, che comunica e necessita di risposte che apportino sollievo. Spesso è l'occasione-tramite per una "comunicazione" e scambio all'interno di una relazione a volte cercata ma comunque necessaria.
I volontari devono imparare ad interpretare tale linguaggio per diventare strumenti di sostegno. Un supporto a Chi chiede aiuto senza esprimerlo a parole. Dovranno essere sempre se stessi, ma pure intuitivi, accorti nella scelta delle parole, e soprattutto empatici. Quindi impostare la "relazione" in modo giusto, e verificare se si è davvero capaci di porre se stessi nella mente di Chi sta di fronte, sforzandosi di guardare le cose dal suo punto di vista.
Evitare un atteggiamento indifferente o distaccato, impersonale, freddo. Ma anche quello ispirato al pietismo, in quanto può far perdere il controllo della situazione stessa.
Essere vicino... e la "continuità relazionale" è molto importante... ad un paziente che ha un iter di malattia con un'evoluzione spesso negativa comporta il crearsi e l'accumularsi di tensioni emotive molto intense. I pazienti tenderanno a proiettare su chi lo assiste la propria angoscia di morte che deve essere rielaborata per poter tornare alla malattia in maniera positiva. Da solo probabilmente un volontario non riuscirà, sarà necessario perciò avere la possibilità di lavorare in ambito multidisciplinare, sapere a Chi rivolgersi nei momenti inevitabili di disorientamento. Anche creare un lavoro di equipe con gli altri volontari potrà potenziare la forza e capacità del singolo e gli effetti del sostegno.

martedì 31 ottobre 2017

SE PERDO LA CALMA...



Stasera prosieguo dell'approfondimento del tema, la rabbia. Al termine dell'ultimo incontro c'eravamo lasciati con il proposito di riprenderlo, misurandone anche l'entità in ognuno attraverso un questionario che mostrava le varie reazioni di un individuo al momento e in generale, e le azioni per controllarla e contenerla.
Alla valutazione di alcuni questionari tra i presenti si è riscontrato un discreto equilibrio, interessante è stato anche constatare per uno in particolare una differenza di rilievo tra rabbia provata al momento e quella caratteriale.
La rabbia, come si è già detto, è un'emozione non del tutto negativa che presenta molte sfaccettature, ognuna con caratteristiche proprie. C'è differenza infatti fra Aggresività, Violenza, Frustrazione e Rabbia stessa.
L'Aggressività è un fenomeno complesso che rientra nelle problematiche legate al manifestarsi della violenza negli esseri umani. Le dinamiche che conducono ai conflitti violenti tra le persone, il loro legame con gli istinti primari, sono state oggetto di studio a lungo e solo recentemente sono orientate verso un parziale chiarimento. Resta infatti una ricca tradizione di ricerca sull'aggressività e molte teorie sul suo funzionamento, ma senza un "locus" nel quale questi studi possano ritrovarsi, ad esempio non è definita una psicologia dell'aggressività, così che le conoscenze sull'argomento siano limitate e quindi impossibili da sfruttare al fine di ridurre i comportamenti aggressivi e violenti nella società.
La Violenza in generale è un'azione molto intensa che ha come fine portare danno grave a una o più persone o animali, e compiuta da una o più persone che operano sinergicamente. E' violenza anche una forma specifica di forza il cui scopo è danneggiare o distruggere l'oggetto, o ancora agire con pressione psicologica su un animale. Quindi la violenza non implica necessariamente un danno fisico.
Inoltre può agire nel tempo, mentre l'aggressività è un impulso spontaneo, una manifestazione vitale che può trasformarsi pure in violenza ma altresì in grinta.
C'è un'aggrssività sana, creativa, appassionata che permette di fare cose mai pensate, fronteggiare le situazioni, sentirsi vivi e partecipi. Come c'è pure una collera etica, manifestazione comprensibile di fronte alle ingiustizie.
C'è l'insofferenza che viene fuori dal dolore, la stizza per non sentirsi compresi ed apprezzati, infine c'è l'arrabbiarsi perché si odia ma anche perché si ama, magari contrastati o non ricambiati. Ci si arrabbia per ostilità ma pure per amicizia, perché si vuole il bene dell'Altro e si fa di tutto ma non si riesce. Frustrati si resta delusi o per meglio dire, demoralizzati.

DA QUESTA DOMENICA SI CAMBIA MUSICA...


... perché sia nuova armonia. Dopo tutto si tratta solo di voler organizzarsi come si deve, il giorno prima "full immersion" nell'attività domestica, che poco peserà pensando alla domenica come si conviene. Giorno del Signore, no? Allora si, riposo o quasi, ché già sarà abbastanza.
E' proprio vero che le opportunità non mancano mai, bisogna coglierle al volo senza reticenze, avere il coraggio di abbandonare gli schemi che erroneamente classifichiamo come certezze perché tutto funzioni a dovere. Non è così, i momenti quotidiani possono essere condotti in modo diverso, ugualmente uno dopo l'altro condurranno alla sera, e probabilmente anche meglio.
Così stamattina non mi sono persa una manifestazione solidale in piazza. L'associazione, "L'Albero della Vita" gemellata col GAMA ha organizzato "Bici in città", un giro per le vie centrali con premi finali ad alcuni partecipanti... la famiglia più numerosa in bici, la persona più anziana in bici, e così via. Immancabile poi la lotteria con bici in palio per i primi tre posti ed altri numerosi premi. Una festa, insomma a folate di vento, allegria per celebrare con il ritorno all'ora solare l'Autunno che oggi si è sentito in pieno.
Sono stata bene con gli Amici di sempre, uscire dall'ambito mentale ristretto, imposto da certi pensieri che... non si sa perché... proprio la domenica si affacciano e pressano, è davvero salutare, oserei dire che aiuta persino la digestione. Che cosa c'entra? Bene, oggi il pasto della domenica l'ho digerito più in fretta di una minestrina, perché la Mente era leggera, impegnata in qualcosa di non abituale e nello stesso tempo gratificante, per me almeno...
E pure l'animo era ben disposto, anche se nel pomeriggio sarei stata al trigesimo di un Amico tra "quelli che contano", una persona speciale, di quelle che lasciano il segno perché non vanno via del tutto, continuando a vivere nella "quiete del cuore" di Chi le ha conosciute.
Ecco la mia domenica è trascorsa così, tra gioia e ricordi recenti, mentre si allontanano senza perdersi quelli di cui ho fatto tesoro per continuare a vivere.

domenica 29 ottobre 2017

SABATO SERENO


Non che gli altri fino ad ora non lo siano stati, normali e tranquilli ugualmente ma per quello che la quotidianità comporta a volte sentiti e vissuti come carico eccessivo. Quindi all'insegna di lamentele e cattivo umore, col conseguente risultato di pesare ancora di più.
Oggi "ho scelto" di vivere questo sabato diversamente, cercando di fare il massimo con l'idea che anche il minimo potesse bastare. Tutto si decide strada facendo, un programma è solo una "linea guida" che se elimini qualche voce o ti concedi una pausa più lunga, di certo non la prenderà male.
Si decide strada facendo, dicevo... si decide non solo cosa fare ma pure come farlo perché possa risultare facilitato, alleggerito, sbrigato in fretta comunque sia. E' una scelta che sembra libera, ma in effetti non è mai per caso, inconsciamente condizionata.
Ho trascorso la mattinata di lavoro facendomi compagnia coi ricordi di allora, quando scoprii di poter amare tutti, anche quelli incontrati da poco. Prima non mi era mai successo, e poi compresi perché capitava solo in quel momento. Negli Altri proiettavo la serenità persa che speravo di riconquistare, ed era conquista che pagavo piacevolmente con sorrisi e garbo. Per essere considerata senza pietà ma con affetto.
Tali pensieri hanno fatto sì che il tempo passasse veloce e con poco danno, nonostante il tentativo di "sciopero" della lavatrice cui non ho ceduto, l'acqua andata di traverso alla piccola Beauty da me rianimata, e il vento forte che si è portato via un lenzuolo poi recuperato.
Tutto è andato comunque, come sarebbe stato anche senza la mia consapevole scelta.
Il tempo che ci è dato non è parametro che possiamo modificare. Durata, modalità, eventi sono incognite da "risolvere" dando il giusto "valore", ovvero scegliendo come e senza chiedersi perché.
Come nel film "Sliding doors", in cui la vita di Gwyneth Paltrow cambiava se riusciva o meno a salire sulla metropolitana, il mutamento è illusorio perché alla fine quello che la protagonista è indotta a fare la condurrà allo stesso finale, sia che prenda, sia che perda quella metropolitana.
A una conclusione simile era già giunto Friedrich Nietzsche in "Ecce Homo" quando parlava di "amor fati", ovvero la serenità che deriva dall’accettare ciò che ci accade sapendo che per larga parte non è determinato dal nostro agire né ci porterà a "traguardo" diverso.
Non che questo compito sia facile, lo stesso Nietzsche impazzì prima di riuscire a riconciliarsi col proprio destino, ma il suo messaggio resta qualcosa su cui riflettere.

sabato 28 ottobre 2017

CON LA VIRGOLA O SENZA VIRGOLA...?


Io mi chiamo Maria... e Tu?
E' la frase d'approccio a Chi incontro, mentre porgo in avanti il cestino a quadretti con le caramelle.
Segue di solito cognome e nome, e al mio "... non sono un dottore", automaticamente si cancella il primo e resta il nome che finalmente ci rende uguali. Uno a uno su campo neutro, alcuna soggezione ma cordiale sia pur rispettosa confidenza.
Quanti nomi in tutti questi anni... comuni e inusuali, maschile a volte per una donna ma pure il contrario, come il nome di un fiore giustamente declinato al maschile. Ortensio.
E poi le storie dei diminutivi già all'anagrafe, del come e perché, se piace o meno, e tanto altro ancora. Tantissimi che cerco di non dimenticare sfruttando la memoria fotografica, l'intuito e il mio essere una buona fisionomista. Si abbina volto e nome, che altro non è che suono, e il gioco è fatto... non lo scordo più o quasi. Ricordo più facilmente i nomi rari che non i soliti, oppure quelli composti che si fanno notare, ovvero messi insieme e non si comprende bene il perché. Non sono le Annamaria, i Giancarlo, i Gianluca o le varie Maria con tutti i nomi femminili possibili accanto, che puoi scrivere staccati o meno nulla cambia, ché sempre un solo nome è... non sono questi, ripeto a non essere a rischio di dimenticanza, ma quelli che ci vuole una virgola per fare la differenza e non passare per altra persona.
Stamattina un simpatico signore, ottant'anni ben portati, mi ha raccontato degli inghippi per una vocale finale del primo nome mancante. Su alcuni documenti era presente insieme con la virgola, su altri era assente compresa la virgola... due persone differenti? No, semplice merito di un impiegato di epoca antica dalla bella calligrafia e scarsa cultura. Nel "secolo scorso" a cui un po' tutti apparteniamo, erano frequenti episodi del genere, capitò alla mia mamma ed anche a mio marito che proprio in questi giorni per l'ennesima volta ne sta pagando le conseguenze. Ha perso la carta d'identità, e nel rifarla ci sono discordanze con il codice fiscale, le virgole e tre nomi di cui da sempre è noto solo il primo. Qualche volta mi sono presa la briga di prenderlo in giro a proposito...
- Insomma, come devo chiamarti?
- Chiamami come vuoi, basta che... mi chiami per nome!
Così velocemente, in un solo modo, senza pause né virgole.

venerdì 27 ottobre 2017

UN "PEZZO" DI STORIA


Stasera sono andata a rifornire il mio cestino dei primi cioccolatini della stagione. Rigorosamente cioccolata fondente con la più alta percentuale di cacao, senza grassi né zuccheri aggiunti.
- Siete molto coraggiosa, signora. Perché questa cioccolata è davvero "forte".
- No, non è per me...
E avrei voluto non aggiungere altro...
- E allora speriamo che gradisca la persona cui è destinata.
Così ho dovuto spiegare perché a questo punto sentivo di farlo. Le parole, le solite che vorrei non più pronunciare perché fanno parte di un "piccolo tesoro" mio ma da dispensare a piccole dosi solo tra persone che possono capire ed apprezzare e trattenerne un po', forse un pezzo di storia da aggiungere alla propria...
- E' un duro "lavoro" il vostro. Comunque complimenti.
Lavoro?! E Chi dice sia un lavoro? Io non l'ho detto mai né pensato, trovo il termine inappropriato e non solo perché non c'è retribuzione. E' un servizio prestato che poi torna indietro subito, nell'immediato perché lenisce le ansie inutili, fa sbiadire le sciocche malinconie e dà senso all'esistenza con il valore dell'"esserci" per l'Altro. Pare poco? E' dare e avere nello stesso tempo, una ricchezza immensa. Inteso così il servizio non stanca mai, altrimenti avviene una sorta di selezione naturale perché quando la sfida è forte solo i forti l'accettano e la portano a termine fino alla fine.
Quindi quella cioccolata davvero forte è proprio per Chi è "giusto", e potrei assaporarla pure io, non più giusta di tanti ma abbastanza da non voler ritirarmi almeno finché Dio me lo consentirà.
Rielaborando poi l'episodio di stasera, ho pensato al mio vissuto e mi sono sentita piccolissima di fronte al dolore altrui. La mia storia che all'inizio pareva fatto eccezionale, oggi appartiene a manifesta normalità anzi ancora meno, un periodo travagliato e nulla più. E quasi mi vergogno di aver permesso tanto "clamore" all'epoca. E' così che dalla mia immagine l'attento interesse passa alle situazioni altrui che diventano mie di riflesso. Storie nella storia.

giovedì 26 ottobre 2017

TUTTO IN PIETRA CHE VIVE




Non ci ha fermato il maltempo degli ultimi giorni, né il brusco calo delle temperature e nemmeno il vento forte, stamattina ci siamo armati di entusiasmo e partiti per una meta che sapevamo affascinante. Sempre nella Nostra provincia, distante solo quaranta chilometri. Pietramontecorvino.
E' strano quanto spesso cerchiamo posti lontani per conoscere qualcosa di nuovo e mai visto, quando poi abbiamo località bellissime nei pressi affatto considerate. Al solito non conoscevo neanche Pietra Montecorvino, quindi non potevo immaginare che il nome rispecchiasse in pieno il paese, le case, e tutto quello che può esserci, compreso chiese e negozi. Un po' come ad Alberobello, ma tanto più ricco di fascino. Tutto in pietra che vive, persino il castello, oggi sede di scuole professionali.
Già all'arrivo, odore di legna bruciata e atmosfera medioevale, e dalla terrazza di un primo belvedere comignoli su tetti con tegole antiche di case poste in modo degradante. Sembra immagine dipinta e tridimensionale.
Il vento forte spinge e Noi cerchiamo riparo nei vicoli stretti tra muri di case in pietra. Voci, suoni e profumi. Su un'altra terrazza che mostra la campagna, un'unica panchina con accanto un cuore solitario. Il vento muove l'erba, se chiudo gli occhi sento la voce del mare... un mare d'erba. Chissà, forse quel cuore l'avrà disegnato un innamorato deluso, magari in una giornata come questa, ventosa cercando risposte in quella voce di "mare in tempesta".
Certo che posti così stimolano non poco la fantasia, e la mia già fervida mette le ali, come davanti ad una finestra murata. Una dama tenuta prigioniera dal Suo cavaliere geloso...? O magari nascosta per sfuggire al maleficio di un mago...?
- Ma dai, possibile che ti fermi ogni cinque minuti...?
Beh, è vero... è sempre così, se ne accorgono anche i cani del luogo. Conquistati dai Nostri passi lenti, hanno l'impressione che li aspettiamo e così ci seguono docili, come se ci conoscessero, o ci precedono facendoci da guida.
In questo paese si incontrano poche persone ma se ne sente la presenza. Le strade sono pulite, altrettanto i muri, è evidente che lo scenario è medioevale ma la cura quotidiana, ciò che è necessario per una pietra che non si vuol veder morire.

mercoledì 25 ottobre 2017

SEMBRA FACILE


Inizialmente volevo dare ai pensieri di stasera un altro titolo, poi ho pensato fosse alquanto sibillino e per non rischiare ho cambiato. Sembra facile... ecco sembra facile poter cambiare qualcosa all'ultimo minuto, ma si riuscirà a mantenere lo stesso pensiero, intento di partenza?
Già, vado avanti a colpi d'entusiasmo, mi presento all'Altro nella semplicità del mio esistere che continua, convinta che non sia per alcun mio merito ma per missione voluta da quel Qualcuno che scruta e scuote i cuori, e nel bene e nel male mi adopero... poi a casa, il dubbio, a volte pure più di uno. Avrò detto qualche parola di troppo, oppure prestato poca attenzione ed ascolto? Banalità o atteggiamento superficiale... essere troppo o esserci poco. Sembra facile, appunto... pare facile dare pure una risposta, fare autocritica per migliorarsi, e non lo è perché quando varchi una soglia non sai mai Chi puoi trovare, qual è la condizione e il conseguente stato d'animo.
Capita a volte Chi vuole confondere con frasi trabocchetto e sguardo inespressivo, un bel guaio allora replicare perché a "disfatta" avvenuta si resta disorientati e delusi soprattutto da se stessi. Rimettersi in sesto velocemente si può, ma quanta flessibilità occorre! Esercizio continuo di Mente e Cuore.
Che dire poi di Chi sfida, facendo dello spirito in modo improprio giusto per vedere come se la cava Chi gli è davanti? Parole che mal si legano ad altre, simili ad anelli di catena difettati... uno strappo più sostenuto da parte di un'intonazione insolita di voce, ed ecco che qualcosa si incrina, e si dovrà presto recuperare.
Scusa... è una parola che adopero spesso, mi scuso con l'Altro, me stessa e la situazione tutta, poi mi perdono e giro pagina, facendo ricorso ai momenti che mi hanno visto non troppo sbagliata. L'animo si conforta e l'autostima recupera, così che ritorno in me simile ad una lavagna su cui non è rimasto un granello di gesso, pronta a trattenere i pensieri più belli.
Un giorno qualunque può succedere essere troppo o esserci poco, addirittura entrambe le cose. Presa in contropiede, poi ci sarà sempre però Chi mi salverà in corner. Autodeterminazione e Positività mi faranno tornare in campo.

martedì 24 ottobre 2017

IL CORPO DEL DOLORE


Da giorni dovevo fare una telefonata importante, ad un mio parente che qualche settimana fa ha perso tutto, proprio tutto davvero. In un incendio divampato di notte... la casa e un figlio. Un tetto comunque si trova, un figlio... no. Resta il vuoto, e se non fosse per necessità non avrebbe senso neppure cercare un luogo dove stare. Lasciarsi andare in abulia, quasi morte apparente per non essere sovrastati dalla disperazione o immaginare fisicamente il Dolore, dargli corpo e volto per combatterlo alla pari. Io la penso così.
Sopravvivere ad un figlio è cosa contro natura, quando poi la perdita avviene in modo violento la si vive con il senso di una profonda ingiustizia.
Il giorno della disgrazia avevo mandato un sms molto meditato, pensavo non fosse il caso che tormentassi a voce anch'io con frasi messe insieme così, pure a tratti sconnesse perché... è inutile negarlo... la cosa mi aveva sconvolto non poco. Mi riservavo però di telefonare non appena il "clamore" fosse calato, quando non se ne parlava più se non in termini legali, di perizie e risarcimenti. Dolore su dolore, visto che un'esistenza intera alle spalle non ha prezzo tanto meno una vita spezzata.
Per tutto il tempo fino ad oggi ho provato più volte, e il destinatario risultava sempre irraggiungibile. Mi dispiaceva si... e no, perché non riuscivo a pensare nemmeno ad un "esordio".
Noi siamo al mondo per la Vita, e non dobbiamo dimenticarlo mai.
E in presenza della morte, del dolore di Chi resta... che fare?... ma soprattutto che cosa dire?
Nulla...
La sofferenza ha bisogno di ben altro che parole, ovviamente, per quanto confortanti possano essere. A volte appaiono solo semplice retorica e non sufficienti a lenire un dolore profondo.
Poi dovrebbe capitare la "parola giusta" al momento giusto, e il senso di ciò che dolorosamente accade, sarebbe chiaro.
Non so se oggi alla fine ci sono riuscita, almeno a confortare un po'. Al telefono sono stata trattenuta meno di quello che credevo, pensieri incompleti, qualcuno solo accennato, parole che parevano sospiri.
E' così che accade a volte quando il dolore è al di sopra dell'umana comprensione, diventa comprensibile Dolore che taglia corto, troncando i pensieri e mozzando le parole.

lunedì 23 ottobre 2017

SOLO REALTA'


Scrivo a tarda sera quando resto in compagnia di me stessa, scrivo ciò che mi succede, la ricca esperienza, le contrarietà che deludono, la forza che raccolgo ogni volta per continuare. Scrivo la realtà e sono sincera, quando però a distanza di tempo rileggo con spirito critico le "sentite pagine", pare che io molto in fretta passi di palo in frasca non tanto per l'argomento, ché questo è logico, quanto per stato d'animo. E con la scrittura è alto il rischio di sembrare "cantafavole" che coglie e raccoglie e di sé veramente poco e niente dice. Per quello che mi riguarda così non è, comunque...
Ad esempio, stamattina appena alzata e ancora in pigiama ho "pensato un pensiero" di getto e immediatamente l'ho buttato giù. Prime ore di una domenica qualunque, me la prendevo comoda, ed ho scritto...
"Con quel po' di pigrizia comincia la domenica mia. Molto ho fatto e tanto c'è da fare, è tutto nella mente. Nulla da dimenticare"...
Dopo qualche ora ho riletto, e mi è sembrato come certi promemoria di cose da fare e non dimenticare assolutamente. In effetti lo era, perché le faccende soprattutto nei giorni di festa sembrano moltiplicarsi, poi riletto più volte, il senso è cambiato come fosse un messaggio in codice. Perché la coscienza spesso lo fa, e dal più profondo emergono piccoli e grandi turbamenti che guastano la serenità con grande fatica conquistata.
Ho compreso allora che inconsciamente è stato voler riportare una sorta di equilibrio. La festa dell'altra sera, il ricordo delle perdite di un paio di mesi fa e il pensiero a Chi ancora non smette di lottare.
Non è la prima volta che succede, e quando provo queste sensazioni devo fare un gran lavoro. Darmi coraggio e contemporaneamente, annullare i latenti "sensi di colpa".
So bene che non dipende da me lo "stop" alla stadiazione della malattia... ché nulla è definitivo ed è giusto che mi goda il "momento fortunato", dato che il domani non è dato conoscere, però...
Però... è più forte di me perché anche se è passata, pare sempre essere guardati da lontano se non addirittura, sentire una "scimmia sulle spalle", e il senso di responsabilità che sembra colpa ne aggrava il peso.
Visto, come è facile passare dalla gioia alla malinconia, dal sorriso alla commozione? E se nel parlarsi ci sono pure gli occhi a comunicare, con la scrittura restano le parole soltanto "testimoni" della realtà.

domenica 22 ottobre 2017

LA GIOIA DENTRO


E dopo la bellissima serata, oggi è stato un altro giorno, scorgendo il sole anche in un cielo lattiginoso.
Forza e potere dei sentimenti, anzi meritevole quell'unico che li comprende tutti, capace di far guarire attraverso la gioia dentro. Sapere di essere nei pensieri altrui, sentirsi amati fa stare bene, il battito cardiaco è regolare e l'animo sorride. E il sorriso diventa luce nello sguardo, solarità sul volto di Chi non avresti pensato. Io non lo avrei mai pensato di me, oggi guardo le mani che portano i segni dell'età e il viso allo specchio, e mi piaccio più di anni fa, quando giovane avrei dovuto considerare il tempo che avevo proficuo e non sprecato. Ora per fortuna penso di aver raggiunto un traguardo importante, ci sono alla fine riuscita a non arrendermi al tempo che passa, ma ad assecondarlo amando la vita. Anche alla festa di ieri, per il modo con cui sono stata accolta e mi sono relazionata, persino "sfrenata" senza quasi rendermene conto, e poi ci sono state le foto con le Amiche più giovani... non mi sentivo giovane tra le giovani, semplicemente "una di loro" che le amava ed era ricambiata e lo sentiva. E stava bene, con la gioia dentro.
Queste che non so se chiamare percezioni o emozioni, mi danno piena consapevolezza di me stessa, delle capacità innate, delle potenzialità da sviluppare, e quindi la necessità di avere ancora tanta vita davanti. Ed è più che una speranza, è adoperarsi perché sia una certezza.
Ovvio, è tutto nella mente, ma non abbiamo più volte detto che grande è la sua forza nel bene come nel male? E se Mente e Cuore solidarizzano tra loro, non potrebbe venir fuori una grande alleanza?
Ed è così che comprendi quanto l'Amore sia tutto. Quando sei capito e capisci, non è scontato perché lo conquisti e valorizzi, e ogni gesto che fai e ricevi è assolutamente sincero.

sabato 21 ottobre 2017

PROGETTO VITA



Stasera un altro step del grande progetto che porta avanti il GAMA Oncologico, un progetto di vita per la Vita. La gioia di una festa di cui Noi tutti siamo beneficiari, Tutti... quelli che sono e purtroppo saranno.
C'è da far cadere un mito, il Cancro il cui solo pensiero fa venire i brividi e tanta tristezza, perché si pensa limitante, è visto come condanna senza appello. Non è così, almeno non sempre e compito di Chi lo ha vissuto più o meno direttamente è dimostrare che con un tumore, di certo in assenza di forte sofferenza fisica, cambia solo l'ottica della vita.
Andare su due binari, con soste obbligate, alcune più o meno lunghe, non definitive fino alla meta. Niente dura per sempre, infatti... nemmeno la cosa più spiacevole. Così fu detto a me sette anni fa perché prendessi forza e coraggio in un ideale conto alla rovescia, e servì molto se oggi ancora ne parlo.
La festa di stasera, al solito animata dal gruppo rock di uno dei Nostri oncologi, il dott. Nico Sasso sostenitore ad oltranza del GAMA, è un altro passo avanti nel progetto di vita che ogni paziente oncologico deve portare avanti. La Vita merita, non deludiamola.
E per non farci mancare niente, c'è un'altra novità per stasera. Ricordate il concorso fotografico di quest'estate, "Le Vacanze degli Amici del GAMA"? Bene... stasera c'è la premiazione, con tanto di discorso e motivazione per i vincitori.
Vi ho incuriosito abbastanza? Una diretta live non è stata possibile, però "sintonizzandovi" verso il tardi, più o meno alla solita ora... ne leggerete delle belle!
E infatti cominciamo dalla premiazione...
Il concorso fotografico, "Le Vacanze degli Amici del GAMA" nasce in uno dei pomeriggi più caldi della scorsa estate. Il motivo è intuibile. In tale stagione i contatti si diradano, molti partono per le località di villeggiatura, qualcuno resta a casa e risente maggiormente della solitudine. Allora si è pensato ancora una volta di ricorrere alla condivisione, collante di qualsiasi gruppo, ancor più per uno di auto mutuo aiuto, quindi del GAMA Oncologico.
Studiato il progetto, lanciata l'idea, l'esito... c'è da dire, ha superato le aspettative. Sui canali di comunicazione, FB e WhatsApp sono state condivise decine di fotografie, alcune davvero belle e significative. In un viaggio ideale da Nord a Sud, Tutti... anche quelli impossibilitati per un motivo o l'altro... hanno vissuto di riflesso le loro vacanze, con ricarica a pronto uso di serenità.
Ogni concorso che si rispetti ha la sua bella premiazione, quindi pure per "Le Vacanze degli Amici del GAMA" stasera ce ne sarà una. Non sarà premiata la foto più bella, quella tecnicamente perfetta, ma l'entusiasmo e la voglia di condivisione con cui si è partecipato. Andrebbero premiati un po' tutti, ovviamente non è possibile, quindi... un primo premio, qualche ex aequo per un totale di cinque premiazioni, e grande plauso per la gioia di vivere che ha caratterizzato questo primo concorso fotografico del GAMA Oncologico.
1° PREMIO - SERGIO MEOLA
Per le numerose foto delle Sue vacanze trascorse in più di una regione dell'Italia Settentrionale. Dal mare alle alte vette, passando per biblioteche e musei delle grandi città del Nord, valorizzando le bellezze naturali quanto quelle artistiche.
2° PREMIO - MONICA CARBOSIERO E ANGELO FRISOLI
Perché hanno condiviso foto di rappresentazione storica, lo spettacolo pirotecnico a simulazione dell'incendio del Castello di Termoli, riportando all'attenzione il concetto che... vacanza non è solo divertimento ma pure cultura delle tradizioni storiche e popolari.
3° PREMIO - CARMELA LONGO; PINA TUCCI
Ritrovata serenità e spensieratezza nelle foto di Carmela e Pina, ex aequo, per leggerezza di immagini e maestria nel cogliere i particolari.
4° PREMIO - EMILIA PUNZO
Ad Emilia il quarto premio per aver espresso tramite efficaci scatti, ironia e gioia di vivere nelle piccole cose.
5° PREMIO - ANNA GRAZIA DI PUMPO
Per le sue foto, metafora delle varie fasi della vita.
Ai vincitori e a tutti coloro che hanno partecipato, il più caloroso grazie da parte della grande famiglia del GAMA Oncologico.
... e poi continuando a tavola, tra buon cibo e musica rock, risate per il monologo del cabarettista Vitantonio Mazzilli, sfrenate danze e baci ed abbracci... e tutto proprio tutto a celebrare la Vita, dono prezioso ineguagliabile, per Noi che possiamo raccontare, pure faticosa conquista.