aprile

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sabato 22 aprile 2017

DISPONIBILI... ALTRUISTI...


In un'unica parola... Volontari.
Con il sesto appuntamento si è concluso oggi il corso per volontari. Un riepilogo generale con la definizione della figura del volontario. Colui che generosamente offre la propria disponibilità per incontrare la "persona" nella dimensione più squisitamente umana e più intima.
Gratuitamente dona una parte del Suo tempo e delle energie per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici, e con amore e dedizione contribuisce alla realizzazione di un mirabile progetto in un ambito associativo.
Caratteristiche del Volontario sono... Disponibilità, Altruismo, Gratuità. Gratuità in senso lato. Ovvero si opera consapevoli di poter non essere ringraziati, a volte addirittura rifiutati. E questo senza che sia causa demotivante, perché dell'Altro va considerata e rispettata la condizione di massima fragilità.
Le attitudini richieste per svolgere volontariato sono... slancio umanitario, equilibrio psicofisico, buona preparazione generale e "surplus" di energie e calore umano. Tutte qualità che oggi veramente sono difficili da riscontrare in un'unica persona, eppure quelle poche "virtuose", forse "ago nel pagliaio", riescono a compensare la carenza dando il massimo di sé.
Il Volontario può definirsi il "professionista della sensibilità e delle emozioni". Il Suo compito è complesso e delicato, perché è un modo di porsi che implica canali espressivi diversi per la situazione emozionale su cui agisce. Egli aiuta l'individuo e la famiglia a conservare un equilibrio psicologico, migliorando i processi di adattamento.
E' chiaro che non tutti i volontari coprono lo stesso ruolo o sono impiegati per la stessa finalità.
Alcuni si impegnano per la raccolta fondi associativi, altri nell'attività di segreteria, e per la comunicazione. I volontari poi, adeguatamente formati, si recano nei reparti di Oncologia Medica o al domicilio del paziente per fornire supporto e aiuto al malato e alla famiglia.
Prima di parlare di "Formazione" nel dettaglio, ci piace concludere questa parte generale con una citazione di Albert Einstein...
"Il Volontario è un portatore di aiuto che sa comunicare superando i limiti del linguaggio verbale , dimostrando disponibilità, accoglienza ed affetto".

venerdì 21 aprile 2017

MOMENTI DI CRESCITA


Stamattina, lungo il corridoio...
Ma dimmi, che succede? Chi ti fa arrabbiare...?
Ed io, meravigliata... Nessuno. Perché?
Non so, quando leggo i Tuoi pensieri percepisco qualcosa che non va, quasi un disagio o un conflitto, magari dei contrasti.
Ma no... replico... riflessioni su dinamiche familiari.
Meno male, cominciavo ad essere preoccupata.
E' stata la risposta conclusiva dell'interlocutrice che non incontravo da tempo, e dopo siamo passate ad altro, al solito. Il più importante.
Poi c'ho ripensato. Caspita, mi sono detta, dovrò darmi davvero una regolata. Forse sono troppo diretta, sincera con me stessa... non sarà meglio sfoltire parte di quelle emozioni, valutarle e se è il caso pure ometterle?
E intanto nel pomeriggio sono passata ad altro, a ciò che qualcuno a me assai vicino definisce la "vita reale". Ho rassettato, rigovernato, sistemato qualche cassetto. Una "vita reale" meccanicamente vissuta. Probabile che domani manco ricordi ciò che ho fatto il giorno prima. Sonnolenza latente, entusiasmo calante. Ma è la vita reale, e non puoi far finta di niente, e il bello è che non riguarda solo Te, e di questo ti senti inesorabilmente responsabile.
A sera, dopo l'ultimo "paragrafo" di quotidiana vita reale, trovo un messaggio di un'Amica della "realtà virtuale" nella chat privata...
Come stai? Leggo tra le righe qualcosa che non so?
Ancora, e nello stesso giorno... penso. Allora è grave ciò che traspare. Ma come posso far comprendere quanto sia difficile "regolare" l'onda delle emozioni? Non esiste timer o termostato per l'animo che sente, ma solo una "valvola di sfogo". Ed è solo grazie ad essa che si può andare avanti, con profonda consapevolezza e mantenendo l'equilibrio sul percorso a più incroci della vita.
Quindi nulla di veramente drammatico, forse solamente serio per me che vivo seriamente il "sentire".
Perciò... alla fine avrò tranquillizzato Chi legge? Chissà...

giovedì 20 aprile 2017

PERCHE' NON MI ARRENDERO' MAI


No. Non sto tornando in campo, in trincea o prima linea come si suol dire. E' ché sto acquisendo la consapevolezza di dover combattere sempre, perché la vita è di per sé una lotta che non finisce mai.
E non mi sento vittima per questo, ma carica di responsabilità e piena di ardore nel condurre la mia battaglia. Quotidiana, familiare, con me stessa che a volte si incaponisce e si dissocia e se ne va per altre vie. Quasi a voler arrendersi, per sfiducia, perché non si sente capita, e invece basterebbe che rientrasse in sé... per tornare a me. E tutto sarebbe risolto, come sempre è stato da sette anni a questa parte.
Che bei "giri di parole"... è la vena poetica, recente scoperta, che ogni tanto viene fuori, soprattutto quando il buon senso impone riservatezza nel trattare i sentimenti.
Anche questa è strategia per continuare, tenere a bada quella "scimmia sulle spalle" che alita sul collo, e a tratti preme e spinge per far crollare. Anche non direttamente, magari sbeffeggiando Chi è con Te, o è parte di Te.
Così, con poche righe molto spesso "ermetiche" trovo sfogo, e mi sento al sicuro. Svuoto l'anima e intanto non faccio male ad alcuno.
E il tempo passa e la condizione che fu appare sempre più lontana, e la situazione attuale è un sogno ad occhi aperti che dà ancora più valore alla realtà.
Sì, penso proprio che i colori della vita non siano tinte definite, esistono le sfumature, le tonalità che rendono ogni suo aspetto meno drammatico e molto più accettabile. La vita è bella anche per questo, stimola sempre a guardarsi intorno, a guardarsi dentro. E s'impara tanto, e non esiste più la paura, l'isolamento e avvicinarsi agli altri diventa la cosa più naturale e facile al mondo. Quante persone, infatti ho conosciuto e quante via via ne conosco
Non semplici conoscenze fugaci ma vere e proprie relazioni umane per cui mi sento partecipe in tutto, ansie, gioie e purtroppo delusioni. Non so, non posso farne a meno, non riesco ad essere completamente distante, anche se, per fortuna, mi riconosco una forza nuova che mi protegge dal pessimismo.
Tutto va come deve andare, quante volte me lo ripeto... e non può essere diversamente né si può contrastare, però assecondare, questo si può.. assecondare la propria strada e quella di Chi ci appartiene, rendendola piana, agevole sì che sia facile percorrerla.
Scovare sempre il rovescio "positivo" di ogni medaglia, adattarsi alla situazione, che non vuol dire arrendersi ma combattere con le armi di uno stratega. Calma ed intelligenza.
Nella mia battaglia di strategie ne ho adottate tante, anche guardarmi allo specchio in un certo modo lo è sempre stato. Ed è allora, nel mio sguardo anche quando sono contrariata e nel sorriso che mi impongo sempre e comunque, che ritrovo la fiducia e la forza per non arrendermi.

mercoledì 19 aprile 2017

SILENZIO SURREALE


Partite figlia e cagnolina in casa è tornato il silenzio. Stavolta mi pesa di più, perché sa di assenza, mancanza, forzatura di qualcosa che non avrebbe dovuto essere.
Paradossalmente a volte preferirei che mia figlia non tornasse, per risparmiarmi il sofferto disagio del distacco.
Sono stati solo quattro giorni, ma vissuti con tale e tanta intensità, da aver perso il conto. Pare passato un mese intero.
Tra l'abbaiare e i guaiti dei due cani, l'apri-chiudi di porte in successione per evitare i duelli frontali, e poi... i Nostri consueti confronti e gli "scatti" finali, non si può affatto dire che il tempo sembrava non passasse mai, anche se in quel mentre si auspicava una sua rincorsa che ci portasse al termine. O alla meta post festiva, alla tranquillità.
Ma io, proprio io tutto questo non l'ho pensato più di tanto, perciò mi pesa di più.
Dopo tanto caos, parlare ad oltranza, lamentarsi... mamma, c'è un silenzio surreale.
Mio figlio con questa affermazione mentre eravamo a pranzo, scioglieva le Sue riserve nel parlare... dopo quattro giorni tornava a formulare pensieri e richieste di senso compiuto.
Silenzio surreale, diceva... ed era proprio tale. In una dimensione che supera quella del reale, capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche. Come se il passato non fosse stato e non si intendesse lasciar immaginare cosa sarà in futuro. Praticamente e inspiegabilmente... un sogno.
Dopo pranzo poi, quando sono rimasta da sola a rigovernare, ho provato una "mescolanza" di sensazioni.
Tristezza e nostalgia, un peso sull'anima che si traduceva in un vuoto allo stomaco. E solo ieri invece avevo riportato la dolcezza di certi ricordi...
Non è sempre facile adeguarsi ai cambiamenti che il trascorrere del tempo comporta. Invecchi e desideri avvolgerti di "lento silenzio" per rivivere quei ricordi di vivace gioventù. E poi, sempre perché invecchi, all'improvviso ti senti solo quando il silenzio è così lento, da farti sentire proiettato già troppo in là. Anche oltre il sogno.

martedì 18 aprile 2017

E PASSO' ANCHE QUELLA DOMENICA DI PASQUA...


Ed arrivò il lunedì dell'Angelo, ora come allora.
Una giornata intera trascorsa in casa a fare ciò che è il mio solito. Per me è meglio così, soprattutto in questa festa.
Sono ormai sette anni che il lunedì dell'Angelo passa via come un giorno qualsiasi per mia libera scelta. L'ultima volta che misi il naso fuori per fare qualcosa di diverso che mi distraesse dal momento particolare, sbagliai in pieno, di conseguenza me ne tornai a testa bassa e con uno stato d'animo peggiore che alla partenza. Non dimenticherò mai tra i miei ricordi quella Pasquetta...
Si era programmato di andare fuori ed io inizialmente ne ero stata entusiasta, avrei trascorso quell'ultimo giorno di "libertà", lontana dal solito scenario, con i miei familiari e senza pensieri tristi.
Meno uno, invece mi dissi quella mattina aprendo gli occhi e l'entusiasmo svanì...
Già, perché il giorno dopo avrei cominciato con la chemio e l'ansia del "non noto" gravava su di me come il cielo cupo e grigio del momento. Conoscendomi sarebbe stato meglio restare a casa, invece mi lasciai trascinare e poi mi sentii completamente estranea, avulsa da un contesto già triste per sé.
Tesa come una corda di violino, nervosa litigai quasi con tutti, invidiando quella loro precisa condizione. Essere coinvolti fino ad un certo punto. In quel momento percepivo così la cosa, sbagliando. Perché quando la malattia fa il suo "prepotente ingresso", entra in una famiglia con "tutte le scarpe", non risparmiando nessuno.
Invidia... un sentimento che prima non avevo conosciuto. Sarebbe stato meglio che fossi rimasta a casa.
Da allora perciò... Pasquetta rigorosamente in casa, a sfaccendare e cucinare, leggere tanto... scrivere un po'. Quest'anno pure a fare da paciere tra due cagnoline insofferenti, una nota diversa e colorita. E poi riflettere e ricordare... andare ancora più indietro nel tempo, ad esempio 36 anni fa...
Una scampagnata in un boschetto ed io col pancione sempre seduta su una sdraio a non fare niente se non guardare in su e sognare Chi di là a un mese avrei stretto tra le braccia. Ogni tanto sentivo il cuore in gola per il timore, pure l'ansia, in realtà era solo trepidare per l'aspettativa di un evento che si sapeva comunque lieto.
E l'anno dopo... stesso boschetto, niente pancione ma un passeggino con una bimba "troppo seria" e pigra che a quasi un anno non voleva assolutamente muovere i primi passi.
Ricordo come fosse ora... i miei tentativi che si concludevano con lo sfinimento, la preoccupazione che fosse altro e non pigrizia. Ma era bello ugualmente, sentivo dentro un'energia inesauribile, avrei avuto tempo, tanto tempo per riprovare... pensavo... una vita intera e perdevo di vista che intanto la bimba sarebbe cresciuta, e poi?...
Beh, il poi l'abbiamo vissuto man mano, le aspettative, compatibilmente con le tappe di crescita, sono rimaste più o meno le stesse, ma ahimè più spesso disattese perché il tempo si accorcia, e se non si impara a sfruttare il buono anche minimo che mai manca, le delusioni aumentano e l'insoddisfazione pure. Questo io l'ho capito a mie spese, peccato non riuscire a renderne pienamente l'idea, convincere Chi dovrebbe farsene una ragione.
Ma tant'è, ripensandoci... rivedo anche "me" a quel tempo completamente fuori dal senso della realtà sia pure in modo diverso.
Forse a trent'anni è normale... sei sano, ti senti forte, presuntuosamente capace o ingiustamente incapace di gestire qualsiasi situazione, come dipendesse completamente da Te. Senza tener conto dell'imprevedibile.
Guardi avanti sempre, la strada è lunga, praticamente infinita... eppure hai fretta di arrivare.
Solo molto tempo dopo imparerai ad apprezzare tante piccole gioie, come il giorno dopo Pasqua, un lunedì qualunque che saprai rendere speciale.

lunedì 17 aprile 2017

LE ESPRESSIONI CHE RITORNANO


... così come i ricordi. Già, per me è inevitabile pensarci perché i capitoli più significativi della mia recente storia decisero da sé che fossero ambientati in questo stesso periodo. La diagnosi in Quaresima, l'intervento di ricostruzione nella settimana dopo Pasqua. In entrambi i casi fu "resurrezione" da ricordare. Mentre il tempo pareva incerto come la mia situazione, la pioggia faceva la sua comparsa a tratti e le lacrime ne approfittavano per scendere e rigarmi il volto non viste. Una pioggia che non bagna, perché propizia e salvifica.
E in quell'aprile di cinque anni fa mi capitò sotto gli occhi una poesia da me fortemente sentita e poi condivisa...
Verdi i cespugli
nel giardino a Pasqua
mentre i pioppi attendono
vicino all'acqua.
Là una nuvola
si vuole affrettare,
qui un'altra, bianca,
vuole indugiare.
- Bertolt Brecht -
... cui seguì un mio commento che parve essere una lirica. Stasera, rileggendo c'ho visto un mio primo "tentativo" di libero poetare. Segno di "rinascita"... chissà?!
Le nuvole che passano per il cielo di Pasqua non possono essere di minaccia, non portano pioggia o è pioggia che "non bagna". C'è rinascita nell'aria... bisogna solo aspettare.
Sentivo forte il desiderio di tornare a vivere, anzi di "nuova vita" che della precedente avesse solo il fluire del tempo, l'alternarsi dei giorni. Dopo la penombra di un'esistenza vissuta a metà e il buio della malattia, scorgevo una luce, ne intuivo la forza. non dovevo lasciar passare quel momento favorevole, perdere un'opportunità.
Oggi durante la celebrazione della Messa di Pasqua ho percepito delle sensazioni simili, in alcuni momenti mi sono anche emozionata, così come capita di fronte ad una vita che nasce.
Il celebrante al momento dell' Eucarestia ha invitato tutti a farsi avanti, anche quelli che si sentivano impossibilitati, non degni di "prendere il Pane". Portandosi con le braccia incrociate sul petto avrebbero dato segno della loro condizione e del desiderio di essere comunque almeno benedetti perché intenzionati ad "andare verso il Pane". Stasera Tutti dovevano andare via "rinnovati". Perché Cristo non è di certo venuto invano, e la storia della Sua morte e resurrezione non è una favola.
Rappresenta invece la "buona novella" che non si muore mai davvero, se porti sorriso, offri una mano, sei disposto a fare uno o più passi indietro per amore di pace e annullamento di ogni conflitto, anche il più piccolo e insignificante.
Così vedrai la Luce e in essa crederai. Se credi, imparerai ad amare incondizionatamente. E solo amando, risorgerai. A poco a poco, a nuova vita ogni giorno.

domenica 16 aprile 2017

PICCOLA PULCE E OCCHI DOLCI ZEN


Una nota leggera sul finire di questa giornata, Sabato Santo... vigilia di Pasqua. Quasi una favola in divenire perché non ancora conclusa, un racconto divertente. Una sorpresa in un immaginario uovo di cioccolata.
Un giorno di questi giorni, a casa che poi altra non è che la mia casa, tornava per trascorrere le vacanze pasquali mia figlia. Nulla di nuovo e niente di speciale, se non che veniva accompagnata da un'adorabile cagnolina di quasi due anni, Bijou. Al corrente Tutti, eppure questo nuovo arrivo non ha escluso nessuno dall'effetto sorpresa.
Già, perché a casa l'attendeva al varco... nel vero senso della parola... la "pulce" Beauty, la Nostra chihuahua. Sapevamo che qualcosa poteva succedere, certamente sarebbe accaduto, mai avremmo immaginato che cosa. Due ore ininterrotte, dico... ininterrotte di un abbaiare continuo con picchi di acuto a non so quanti decibel, il cui effetto sui poveri timpani era simile a quello prodotto dall' insinuarsi penetrante di uno spillo. Una pulce con la pertosse.
La dolce Bijou, consapevole che il ruolo di ospite non le consentiva di andare oltre il dovuto, la guardava mortificata quasi a voler dire... guarda che io non volevo portare disturbo, son capitata qui per caso, mi ci ha portato lei...
E guardava coi suoi occhi dolci la padroncina, cui la pulce non risparmiava mostrare i denti... Traditrice ingrata, dopo tutte le leccate che ti ho elargito, venirtene con questa impostora...
Ed ancora rincarava la dose, e la guardava torva, e la rincorreva fin sotto il letto, scordando di essere tre volte più piccola, appunto una pulce. Faceva la voce grossa contro una sua simile di specie, chiaramente dedita alla meditazione. Dallo sguardo sognante e i movimenti lenti, tranne che nel momento del darsela a... zampe levate.
Dopo qualche giorno la situazione cambiava ma non troppo. Divisione degli spazi in modo non equo, trasformati in aree protette da porte chiuse e sorvegliate a vista. Se proprio costretta per ragioni logistiche, la Pulce accettava la vista di Occhi dolci Zen, purché fosse lei e lei sola a mantenere la supremazia. Dall'alto tra le braccia di uno di Noi, a guardare la vile usurpatrice plebea dalla spicciola filosofia orientale. Mai allo stesso livello, al suo cospetto raramente, e sempre relegata in quell'esiguo spazio che generosamente le era stato assegnato. Con la speranza che si levasse dalle zampe al più presto.

sabato 15 aprile 2017

UN INSOLITO SILENZIO


Per la prima volta sono mancati i miei pensieri prima di andare. Molti l'avranno notato, qualcuno sarà rimasto stupito, magari pure preoccupato. Nulla di grave, solo un' "overdose emotiva", un carico di emozioni che ha portato ad un "deficit" di parole, sia ben chiaro non di pensieri, ché quelli sono sempre tanti... solo di parole. E poi tanta stanchezza, e fatti che hanno "squilibrato" la tranquilla e pacifica routine quotidiana.
I cambiamenti sconvolgono sempre, e sembrerà strano, quelli piccoli e non decisivi per l'esistenza sono i più fastidiosi. Ma tant'è, così la scorsa notte a malincuore ho spento tutto senza scrivere un rigo, con il magone per una discussione fuori luogo e tempo, e la speranza che comunque oggi sarebbe andata meglio. E per la verità un po' meglio è stato, anche se il programma per questo venerdì santo è saltato, come pure il mio turno all'ospedale. Non me la sono sentita, avevo dormito poco, avuto qualche malessere, e stamane andavo di rimuginio. Non era cosa. Tengo molto a mostrare con costanza il mio lato migliore a Chi ha di serio da pensare, e oggi forse sarei stata disattenta o poco presente, con il volto teso, insomma avrei potuto persino fare danno, no... meglio restare a casa.
Nel primo pomeriggio avrei dovuto partecipare anche alla Via Crucis per i reparti in ospedale, mi era stato chiesto di preparare la meditazione per la XII stazione, l'ho fatto ma poi la persona che l'ha letta non sono stata io. Il buio cui si fa riferimento in quel punto del culmine della Passione di Cristo, pareva avermi preso la mente, la coscienza e persino il fisico con tanti acciacchi e malanni chiamati a raccolta per una momentanea caduta di positività. Ma la sofferenza, il dolore, la coscienza ottenebrata non sono per sempre, e al buio sempre e per sempre seguirà la luce.
E nel mio piccolo pure, un lumicino è tornato, stasera coi miei pochi pensieri.

venerdì 14 aprile 2017

A TRAMA LARGA



Storie nelle storie, partendo dalla mia che col trascorrere del tempo prende il "colore" definito della trama di fondo. Come la tela su cui si susseguono seguendo un disegno preciso i  punti a croce.
Ho deciso che a breve troverò il tempo di mettere insieme questi scritti per farne "qualcosa da leggere". Non sarà un romanzo né tanto meno un'autobiografia, ma un' "Emozione in crescita", perché non solo mia. Il racconto di esperienze di vita, osservate con lo sguardo del Cuore, non solo il mio.
Non me lo ricordavo quasi più, forse per quei 5 anni 5 che sono passati con la mia "novella". Probabilmente sarà questo pure, per un ricordo del genere il tempo di "sopravvivenza", chissà... certe scoperte le fai solo, paradossalmente... vivendo.
La "novella"... qualcuno lo ricorderà, così avevo soprannominato la mia nuova mammella, per addolcire la delusione di quel momento e anche un po' la sofferenza. Oggi reputo entrambe poca cosa, e in effetti è così, va tutto benissimo come allora, però a quel traguardo ero arrivata con tale fatica da riporre eccessiva aspettativa e perdere di vista realtà e verità. Che sarei stata diversa... e questa era la realtà, e non necessariamente in peggio, avrei dovuto solo imparare a capirlo e a riconoscermi. E questa è la verità.
Il 13 aprile 2012, dopo 22 mesi di espansore, 6 mesi di insistenti richieste, e preghiere al buon Dio ché la benedetta lista di attesa si accorciasse miracolosamente, per me ci fu l'intervento di ricostruzione. E dal giorno dopo iniziò il tempo solo "mio".
Per Alcuni ormai era stato fatto ciò che si doveva, per Altri ancora l' "avventura" poteva dirsi conclusa. Punto. Bisognava dimenticare.
Ma IO quel punto non l'ho messo mai. Non volevo ma neanche potevo. Meglio una virgola, per continuare. A modo mio.
Storie nelle storie, partendo dalla mia che col trascorrere del tempo prende il "colore" definito della trama di fondo. Come la tela su cui si susseguono seguendo un disegno preciso i  punti a croce.
Ho deciso che a breve troverò il tempo di mettere insieme questi scritti per farne "qualcosa da leggere". Non sarà un romanzo né tanto meno un'autobiografia, ma un' "Emozione in crescita", perché non solo mia. Il racconto di esperienze di vita, osservate con lo sguardo del Cuore, non solo il mio.
Non me lo ricordavo quasi più, forse per quei 5 anni 5 che sono passati con la mia "novella". Probabilmente sarà questo pure, per un ricordo del genere il tempo di "sopravvivenza", chissà... certe scoperte le fai solo, paradossalmente... vivendo.
La "novella"... qualcuno lo ricorderà, così avevo soprannominato la mia nuova mammella, per addolcire la delusione di quel momento e anche un po' la sofferenza. Oggi reputo entrambe poca cosa, e in effetti è così, va tutto benissimo come allora, però a quel traguardo ero arrivata con tale fatica da riporre eccessiva aspettativa e perdere di vista realtà e verità. Che sarei stata diversa... e questa era la realtà, e non necessariamente in peggio, avrei dovuto solo imparare a capirlo e a riconoscermi. E questa è la verità.
Il 13 aprile 2012, dopo 22 mesi di espansore, 6 mesi di insistenti richieste, e preghiere al buon Dio ché la benedetta lista di attesa si accorciasse miracolosamente, per me ci fu l'intervento di ricostruzione. E dal giorno dopo iniziò il tempo solo "mio".
Per Alcuni ormai era stato fatto ciò che si doveva, per Altri ancora l' "avventura" poteva dirsi conclusa. Punto. Bisognava dimenticare.
Ma IO quel punto non l'ho messo mai. Non volevo ma neanche potevo. Meglio una virgola, per continuare. A modo mio.

mercoledì 12 aprile 2017

NON C'E' POSSIBILITA' DI SCELTA


Eppure se dovessi scegliere, ancora e sempre non sarebbe che questo. Perché della mia nuova vita è la cosa più valida, fa bene a me e non solo, regala consapevolezza in divenire, e soprattutto fa dimenticare ciò che di inutile o sbagliato ho fatto in passato.
E' come un "percorso formativo" a più livelli. Si comincia dai rudimenti e... non si finisce mai. Dallo "studio" di se stessi all'"analisi" delle emozioni proprie in un contesto più ampio.
Non si finisce mai. E' vero. Ogni volta che sono tirata in ballo me ne rendo conto. Prove più difficili per "opportunità" altrettanto grandi. Di crescita fisica ed interiore, perché divento forte e resistente ma pure profonda e schiva. Tengo per me ciò che provo, come tesoro.
So di non essere compresa in pieno da Chi non ha lo stesso vissuto mio, anche se in quel tempo abbiamo condiviso i giorni, in parte le ansie. Ora i ricordi più vivi restano solo miei, mi brucia ancora la carne, il cuore batte all'impazzata, le lacrime tradiscono il resto della sofferenza, sbiadita solamente ma indelebile al pari di una cicatrice.
No. Non sono triste stasera. I miei pensieri sono il resoconto di una giornata forte, al termine della quale mi ritrovo esausta come avessi sostenuto un esame a cui tenevo in modo particolare, parzialmente soddisfatta e con qualche dubbio. Dovrò migliorare. Poi mi tornano quegli abbracci stretti donati a me con un sorriso. Dovevano essere un grazie, in realtà sono stati messaggio di speranza, un incoraggiamento per continuare a crederci. Potercela fare fino alla fine, motivare Altri a farcela senza aspettare la "fine".
Poco fa ci ripensavo... deve esserci per forza Qualcuno che muove Tutto e Tutti, per un disegno infinitamente grande. Altrimenti oggi non sarei stata lì, su per quelle scale e in quella stanza ad accogliere gli abbracci più belli. Non mi sarei ritrovata senza volerlo a guardare ciò di cui mai sarei stata capace, a stringere una mano talmente forte da farsi male.
Eppure se dovessi scegliere, ancora e sempre non sarebbe che questo. Perché della mia nuova vita è la cosa più valida, fa bene a me e non solo, regala consapevolezza in divenire, e soprattutto fa dimenticare ciò che di inutile o sbagliato ho fatto in passato.
E' come un "percorso formativo" a più livelli. Si comincia dai rudimenti e... non si finisce mai. Dallo "studio" di se stessi all'"analisi" delle emozioni proprie in un contesto più ampio.
Non si finisce mai. E' vero. Ogni volta che sono tirata in ballo me ne rendo conto. Prove più difficili per "opportunità" altrettanto grandi. Di crescita fisica ed interiore, perché divento forte e resistente ma pure profonda e schiva. Tengo per me ciò che provo, come tesoro.
So di non essere compresa in pieno da Chi non ha lo stesso vissuto mio, anche se in quel tempo abbiamo condiviso i giorni, in parte le ansie. Ora i ricordi più vivi restano solo miei, mi brucia ancora la carne, il cuore batte all'impazzata, le lacrime tradiscono il resto della sofferenza, sbiadita solamente ma indelebile al pari di una cicatrice.
No. Non sono triste stasera. I miei pensieri sono il resoconto di una giornata forte, al termine della quale mi ritrovo esausta come avessi sostenuto un esame a cui tenevo in modo particolare, parzialmente soddisfatta e con qualche dubbio. Dovrò migliorare. Poi mi tornano quegli abbracci stretti donati a me con un sorriso. Dovevano essere un grazie, in realtà sono stati messaggio di speranza, un incoraggiamento per continuare a crederci. Potercela fare fino alla fine, motivare Altri a farcela senza aspettare la "fine".
Poco fa ci ripensavo... deve esserci per forza Qualcuno che muove Tutto e Tutti, per un disegno infinitamente grande. Altrimenti oggi non sarei stata lì, su per quelle scale e in quella stanza ad accogliere gli abbracci più belli. Non mi sarei ritrovata senza volerlo a guardare ciò di cui mai sarei stata capace, a stringere una mano talmente forte da farsi male.

martedì 11 aprile 2017

SERENI E RASSERENANTI




Si può ben immaginare come sia importante in una relazione di aiuto la comunicazione che possa essere anche terapeutica. Essa dipenderà da fattori generali e specifici.
L'ambiente deve essere accogliente e non freddo e asettico. Il paziente, superati i vari momenti di ansia, paura e a volte anche di prostrazione, ritrova un certo equilibrio se Chi ha di fronte si mostra sereno e rassicurante.
Importante è la "continuità relazionale" che fa nel tempo il rapporto amichevole, confidenziale. Non è raro che un paziente riesca a dire tutto ciò che lo opprime ad un volontario che sa prestargli ascolto, piuttosto che ad un familiare. La condivisione anche di ricordi tristi male elaborati gli favorirà il superamento sia pure parziale della sofferenza che vive.
Il volontario quindi sarà sempre disponibile all'ascolto e partecipe in silenzio. Mostrerà di comprendere, incoraggerà con piccoli gesti come una stretta di mano o una carezza sui capelli. E poi poche domande, discrete ed attinenti.
La risposta ad un tale comportamento del tutto corretto arriverà dal paziente tramite alcuni stili di "coping" (l'insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare le situazioni potenzialmente stressanti). Rassegnazione e fatalismo, riversare la colpa su qualcuno o qualcosa, tentativo di distrarsi, condividere e pensare ad altro, affidarsi con fiducia ad una persona e seguirne i consigli.
La qualità e l'efficacia del servizio è determinato prima che dal rapporto del singolo volontario- paziente, dai rapporti multidisciplinari e multidirezionali che si sviluppano in una organizzazione.
Lo scopo finale è quello di conservare o tendere a recuperare in ogni momento l'integrità globale della persona.
Il volontario è in una situazione di privilegio per esercitare una sorta di supporto nei confronti del paziente dal momento che ha il compito di soddisfare i suoi fondamentali bisogni che lo riportano alla condizione di normalità precedente alla malattia. Quindi all'equilibrio e alla serenità.
Chi si impegna nella relazione di aiuto sarà perciò sereno e rasserenante, equilibrato e capace di "svuotare" mente e cuore di ogni preoccupazione e affanno. I Suoi punti di forza saranno la determinazione e la costanza mai toccate dallo scoramento e dalla sfiducia, e se qualche volta il timore di non essere all'altezza e la paura di non farcela prenderanno, dovrà essere abile a trasformarli in punti di forza. Come...?
Mettendosi nei panni dell'Altro, immaginando la stessa sofferenza, chiedendosi poi... che cosa vorrei per essere quasi felice nell'infelicità di un momento?

lunedì 10 aprile 2017

VOGLIA DI LEGGEREZZA


Ho aspettato questo fine settimana con ansia. Sentivo stranamente il bisogno di chiudermi "a riccio", non proprio isolarmi, piuttosto concedermi lo spazio giusto per raccogliere le idee. Tante e varie, come del resto i sentimenti di questi ultimi dieci giorni. Non mi ripeterò, dirò solo che mi pareva essere reduce da una maratona che è stata pure una corsa ad ostacoli, durante la quale ho cercato di evitare i fossi. Bella impresa. Ma è così quando ti metti in sfida con Te stesso. Scendi in campo e non devi accusare stanchezza. O almeno non darla a vedere, e l'unico modo è obbligarti a delle pause, mentali. Necessarie per tornare a... guardare fino in fondo, non scorgere o solamente vedere.
Il fine settimana che culminava nella Domenica delle Palme, una giornata che... per credenti e non... parla di pace. E volano colombe con ramoscelli di ulivo nel becco, e sembra "parodia grottesca" di una realtà che quasi non si sogna più, eppure fa bene pensarle ancora così, leggere e pacificatrici. Un peso che si porta dentro pare alleggerirsi. Con questa bella sensazione ho incominciato la mia giornata, mi ero riservata di sbrigare qualche faccenda rimandata da tempo a causa di impegni, quindi avevo bisogno di serenità che mi caricasse di forza. Poi avrei voluto ritagliarmi un po' di tempo per scrivere qualcosa di speciale. Nulla di straordinario, anzi... solo qualche riga in semplicità, una specie di "oasi" dopo aver fatto il deserto. Quindi avrei potuto riprendere il cammino.
Altre volte ho parlato di quella che chiamerò sinteticamente, la "tecnica dell'armadio". Quando ho mente e animo in disordine, con pensieri e sentimenti che si accavallano tanto da non distinguere gli uni dagli altri, e non capire il senso dei primi e la veridicità delle emozioni, allora svuoto il mio armadio, ma proprio completamente e comincio a mettere ordine. E' un ottimo "distrattore mentale", mi costringe a venire fuori dal turbinio che si è creato, e rilassata... mi rinnovo.
Così ho tirato fuori... tanto col cambio di stagione quasi ci siamo... molta leggerezza. Ho indossato vecchi capi che non ricordavo più, parevano nuvole. Mi sono guardata allo specchio e mi sono piaciuta, e di riflesso in riflesso ho sorriso. E' stato tempo giusto speso bene per me.
E vecchi pensieri tra gli altri confusi, provati ad occhi chiusi e... straordinariamente leggeri.

domenica 9 aprile 2017

GLI ANGELI TI SFIORANO


Ricordo soprattutto in periodi determinati quello che mi fu detto un giorno.
Quando cadono le foglie... quando gli alberi e le piante mettono i fiori.
C'è quasi una teoria precisa a riguardo, forse supportata dalle statistiche, in autunno e primavera è maggiore il numero di decessi per tumore. Restai colpita da questa cosa, a tal punto che vivo le due stagioni con un pathos particolare. Sperando che statistica e teoria vengano sbugiardate ogni volta. Purtroppo non è così, ma poi in effetti si muore in ogni periodo dell'anno e per cause diverse, quindi alla fine supero la mia "piccola angoscia" lo stesso, e vado avanti come in realtà si deve sempre, con la forza della mente.
E per fortuna che c'è, questa forza anche se a volte è dura davvero accettare delle "perdite importanti", perché quasi di colpo realizzi che lì in mezzo ci sei per un verso, ci potresti essere per l'altro, e ti prende una morsa allo stomaco, e ti si annebbia il cervello. E poi c'è il sentimento, l'affezione che lega persone accomunate dalla sorte, insomma... si va in panne. E bisogna reagire, per non finire sulla "sedia a dondolo" dell'ansia, e anche per dare un senso a ciò che si è vissuto, e alle amicizie o semplici conoscenze che hanno segnato un periodo della vita.
Quest'ultima settimana per me è stata "tragica". In sei giorni sono volate via due Amiche, giovani e fortissime di animo, ammetto che sono rimasta profondamente turbata per il dolore.
La prima, Daniela... la conoscevo di persona, la seguivo quasi giornalmente. La seconda, Vanessa era una conoscenza virtuale, ma anche con Lei si era stabilita una bella relazione di mutuo aiuto. Si, perché anche se per me il percorso è al momento lineare e senza scossoni di rilievo, attingevo tanto dalla Sua forza. Vanessa... così forte e tanto sfortunata.
Dicevo... la Nostra era un' "amicizia virtuale", ci "messaggiavamo" spesso, negli ultimi tempi ogni giorno. Tranne negli ultimissimi. Io scrivevo e non ricevevo risposta, ma continuavo perché credevo potesse servire lo stesso, un po' come si fa con Chi è in coma. Si continua a parlargli per non interrompere il "legame", soprattutto con la Vita.
Una sera però, era fine gennaio, squillò il telefono. Era Lei... la prima volta che sentivo la Sua voce. Un po' rotta dal pianto, ridente a tratti. Aveva avuto una discussione in famiglia, si sentiva sola, incompresa, demotivata. Riversò un dolente fiume di parole.
Sono stanca, tanto stanca... ma ce la faremo, vero... Maria? Io ci credo, sai... gioia mia...
Gioia mia... così mi chiamava, e diceva che le trasmettevo tanta forza e mi ringraziava e mi chiedeva di continuare a farlo, perché ne aveva bisogno. Lei. E non si rendeva conto di ricaricare me in quel momento come in altri. Anche adesso che non c'è più, mentre continuo a guardare quel video che ha lasciato a Chi le voleva bene.
Vanessa, come Daniela, è andata via dopo aver segnato nel profondo tanti di Noi.
Perché è così. Gli Angeli ti sfiorano, e poi... volano via.

sabato 8 aprile 2017

SERENI E RASSERENANTI


Di questo quinto appuntamento con il corso per volontari prenderò ad insegnamento e non solo, pure come ricchezza personale, l'espressione... sereni e rasserenanti. Già perché rappresenta in sintesi come devono essere dei volontari consapevoli, che non si improvvisano, tengono a formarsi, e poi si confrontano per primi con se stessi. Ove sono carenti, si impegnano a colmare. Quando cadono in errore, si correggono senza "fustigarsi", per poi riprendere con serenità.
Serenità... la prima "dote" da trasmettere, perché è quella che si contrappone silente e benefica a Dolore e Sofferenza. Il Dolore, fisico, acuto e dalla sensazione immediata. La Sofferenza, che coinvolge anche l'animo e si prolunga nel tempo.
Il Dolore è un linguaggio, un codice affettivo, che comunica e necessita di risposte che apportino sollievo. Spesso è l'occasione-tramite per una "comunicazione" e scambio all'interno di una relazione a volte cercata ma comunque necessaria.
I volontari devono imparare ad interpretare tale linguaggio per diventare strumenti di sostegno. Un supporto a Chi chiede aiuto senza esprimerlo a parole. Dovranno essere sempre se stessi, ma pure intuitivi, accorti nella scelta delle parole, e soprattutto empatici. Quindi impostare la "relazione" in modo giusto, e verificare se si è davvero capaci di porre se stessi nella mente di Chi sta di fronte, sforzandosi di guardare le cose dal suo punto di vista.
Evitare un atteggiamento indifferente o distaccato, impersonale, freddo. Ma anche quello ispirato al pietismo, in quanto può far perdere il controllo della situazione stessa.
Essere vicino... e la "continuità relazionale" è molto importante... ad un paziente che ha un iter di malattia con un'evoluzione spesso negativa comporta il crearsi e l'accumularsi di tensioni emotive molto intense. I pazienti tenderanno a proiettare su chi lo assiste la propria angoscia di morte che deve essere rielaborata per poter tornare alla malattia in maniera positiva. Da solo probabilmente un volontario non riuscirà, sarà necessario perciò avere la possibilità di lavorare in ambito multidisciplinare, sapere a Chi rivolgersi nei momenti inevitabili di disorientamento.
(continua...)

venerdì 7 aprile 2017

LA COPERTINA DI UN LIBRO MAI SCRITTO


Perché è ovvio che le reazioni potranno essere tante e varie, di conseguenza saranno prevedibili un comportamento adattivo e disadattivo con risposte verbali e non.
Chi cercherà di adattarsi alla nuova situazione improvvisa e traumatica, sarà ironico o negherà, proverà un tipo di rabbia senza oggetto o contro la malattia. Avrà paura e piangerà, nutrirà una speranza realistica, del tipo... una lunga sopravvivenza anche con la malattia, o tenterà una negoziazione.
Al contrario Chi si sentirà crollare il mondo addosso irrimediabilmente, proverà un senso di colpa per uno stile di vita all'improvviso considerato sbagliato, o penserà che la diagnosi sia stata per errore. Proverà tanta rabbia verso il medico, pretenderà l'impossibile per guarire.
Al medico spetterà comprendere la reazione, e poi proporre le modalità del percorso di cura. Come cominciare dopo aver superato il forte shock . Si tratterà di rifocalizzare emotivamente se stesso su un oggetto o un soggetto distante o diverso dalla reale fonte di focalizzazione. Questo si chiama spostamento adattivo, ovvero riorganizzarsi l'esistenza, come fosse "doppia", l'una parallela all'altra. E intanto imparare a gestire i sentimenti negativi, che alternativamente saranno presenti in entrambe.
Una diagnosi di tumore sconvolge la vita, non solo di Chi viene colpito ma dell'intera famiglia. Quando tutto procede nella normalità e senza scossoni di ogni tipo, tutte le famiglie si assomigliano tra loro. Ma se una malattia, un trauma e dei problemi sopraggiungono a stravolgere l'ordine delle cose, ogni famiglia è infelice a suo modo. Chi sta vicino al malato che lo voglia o meno in maniera conscia o latente si trova impegnato nel suo gorgo di instabilità, solitudine, sofferenze e perseguitato dallo spettro della morte. Senz'altro ha bisogno di sostegno, anche di tipo psicologico.
Importante è la comunicazione in terapia oncologica. Le parole dovranno essere pensate e scelte con cura, espresse con lo sguardo e l'atteggiamento giusto, perché il paziente sviluppa una sensibilità particolare ed è straordinariamente vulnerabile.
Si comunica molto con il corpo, e per imparare a non commettere errori sarà bene che il volontario si alleni prima con se stesso, simulando l'espressione del volto mutevole a seconda dei sentimenti (rabbia, gioia, paura, ecc.), si aiuterà anche con uno specchio.
Quando la situazione farà mancare le parole, andrà bene pure solo un abbraccio o una timida carezza (prossemica). In silenzio e con lo sguardo sereno.

giovedì 6 aprile 2017

SULLE OSSA INARIDITE


Oggi... giornata speciale, straordinaria. Celebrazione del rito eucaristico in ospedale da parte del Nostro Arcivescovo che non disdegna mai di venire a farci visita, anzi lo fa assai volentieri valorizzando ulteriormente ogni occasione.
Siamo in procinto della Santa Pasqua, e quale occasione migliore della consuetudine del precetto pasquale per festeggiare proprio oggi anche il Suo onomastico nel luogo che ama tanto?
E' arrivato puntuale come sempre, dopo aver visitato gli ambienti della dialisi. E' un Suo atteggiamento abituale, immergersi nella piena sofferenza, una sorta di preparazione prima dell'intima unione con il Signore.
Siamo uomini fortunati, Noi religiosi perché abbiamo avuto il dono del sacerdozio, la possibilità di servire i fratelli più bisognosi di cure...
Si è espresso così, Sua Eccellenza in uno dei numerosi passaggi che hanno costituito l'omelia, poi è tornato più volte sul tema della sofferenza, a partire dall'esordio...
Vengo volentieri in ospedale, e soprattutto in questo periodo che immediatamente precede la Resurrezione, tempo di rinascita. Qui si respira il senso vitale dell'esistenza, si tocca la "carne accesa" di Cristo. Gesù riaccende la carne su delle ossa inaridite...
Che espressione forte, sanguigna quasi, che implicitamente... e forse nemmeno tanto... intendeva contrastare le tristi notizie di stamattina che informavano di un altro raid aereo in Siria con bombardamento di gas sui civili, soprattutto bambini.
L'Umanità è morta... scriveva la stampa. Ci stiamo autodistruggendo, ha detto il Vescovo... crudelmente, insensatamente per sete di potere, denaro. Per colpa dei governi che hanno perso il senso del loro ruolo. E anche la Chiesa, se non si deciderà a scendere in campo con delle autentiche prese di posizione, finirà col morire per implosione. Mentre i ministri di Dio saranno semplici "professionisti del sacro".
Si è poi soffermato ad analizzare una frase del Vangelo, quanto mai inerente a ciò che è stato già espresso.
La Verità vi farà liberi.
Espressione che mette in rilievo l'ambiguità dell'uomo. Che cerca, aspira alla Verità ed intanto opera nella menzogna.
La Verità vi farà liberi, afferma il Maestro. Non le ricchezze, non l'osservanza dei dogmi, non il potere e nemmeno il piacere vi renderà liberi, ma la Verità. In una sola frase è contenuto il cuore, la direzione e il senso dell'esistenza umana. La nostra vita trova equilibrio, serenità e significato unicamente quando ci spendiamo completamente in una seria e totale ricerca di verità. Non possiamo agire, parlare, amare senza aver prima compreso l'essenza, il cuore della nostra stessa vita.
Spendiamo le Nostre vite alla rincorsa di infiniti traguardi, mete sempre nuove, progetti sempre più alti, ambiziosi, lontani e attraenti, lasciandoci fuggire la domanda fondamentale... che significato ha ciò che stiamo facendo?
Noi uomini, mai come in questo tempo, sentiamo, pensiamo e agiamo in modo superficiale. Partiamo alla cieca rincorsa del primo desiderio che ci coglie, senza chiederci perché, dove ci porterà e che conseguenze avrà. Ci siamo tremendamente ingannati ritenendo d'essere liberi per il fatto di poter scegliere o sognare di avere cose, oggetti, proprietà. Riteniamo che avere infiniti desideri e orizzonti perseguibili sia libertà, ma non v'è nulla di più falso.
Troppo spesso invece ci riduciamo al ruolo di marionette nelle mani di poteri forti. E non ce ne rendiamo conto, o magari... si, ma ci manca il coraggio di reagire, forse la cultura per farlo. Non ci facciamo più neppure domande.
Anche un uomo di Fede, invece dovrebbe e non solo, sarebbe pure bene che le condividesse.
Stimolo per le coscienze di una "comunità dormiente".

mercoledì 5 aprile 2017

LA COPERTINA DI UN LIBRO MAI SCRITTO



Quarto appuntamento con il corso per volontari. Approfondimento degli aspetti psicologici del paziente e della famiglia.
Confrontarsi con la sofferenza è dura cosa per ogni medico, lo è a tutti i livelli e per ogni tipo di patologia, ma è chiaro che lo è ancora di più per una malattia che nel terzo millennio ancora terrorizza. Il cancro fa paura per la durata, le cure, ma soprattutto per l'esito incerto.
Già il medico di famiglia che sempre più spesso è colui che avanza l'ipotesi di una diagnosi drammatica, deve fare i conti con la comunicazione personalizzata, e le giuste modalità che considerino la diversità individuale. Seguire la "persona" e non solo curare il "malato". Si tratta di trasmettere notizie che alterano drammaticamente e negativamente le prospettive future, quindi necessitano di un luogo adeguato e un clima di accoglienza e protezione. Che non ci si senta improvvisamente "stigmatizzati", e per questo avulsi dalla realtà di sempre e catapultati in un'altra che appare "non propria". Si potrà valutare il grado di impatto della malattia su di un paziente solo se la si inserisce nel contesto della sua vita. Bisognerà entrare nell'animo e nella psiche di Chi è di fronte a rapportarsi con qualcosa che non avrebbe mai pensato, in punta di piedi, cercando di capire quanto di quella situazione egli sia in grado di comprendere, e quale sia lo stile di parole. Poi vorrà davvero essere informato di tutto, compresi i dettagli? O solo di una parte... o addirittura nulla? Comunque un referente dovrà pure esserci.
L'approccio con la malattia è sempre traumatico, tendenzialmente offusca la lucidità, in un attimo è come se ci si trovasse davanti un grosso tronco o una frana, che impedisce il proseguimento del percorso abituale. A questo punto il medico cercherà di riportare l'equilibrio identificando le risposte del paziente. Ma... mi chiedo, ed è un'opinione del tutto personale... è opportuno che sia Lui, il medico a fare tante domande riguardanti lo stato d'animo del momento, aspettando e valutando le risposte, o non sarebbe meglio che ascoltasse, osservasse l'inevitabile reazione, cercando di leggere tra le righe?...
(continua...)

martedì 4 aprile 2017

COME AIUTARSI? (sull'onda delle emozioni)


Ultimo incontro del GAMA prima delle festività pasquali, all'insegna dell'Accettazione e dell'Apertura. Doveva essere occasione di approfondimento della tecnica ACT nella relazione di cura, si è alla fine risolto con l'opportunità per alcuni di Noi, ma comunque con il coinvolgimento totale di Tutti, di mettersi a nudo completamente. Sofferenze, problematiche, difficoltà e strategie riguardanti la patologia che tra le tante ancora spaventa di più.
Già, purtroppo non c'è nulla da fare, il Cancro... solo nel pronunciarne il termine... evoca morte e perdita di speranza, quindi... grande paura. Dal momento della diagnosi, si fissano nella mente tre parole. IO SONO MALATO (fusione cognitiva). E ci si identifica con la malattia e le sue conseguenze. Ovvero, sentirsi orrendo e penalizzato a tal punto da non vivere pienamente e non mettere in atto ciò che si desidera. E' chiaro che, in assenza di grave sofferenza fisica, non è la malattia ad essere di ostacolo bensì il soggetto stesso che amplifica sensazioni ed emozioni, spingendosi oltre il momento che vive.
Tutto questo quando la malattia è presente, in atto nella Nostra vita. Quando invece solo l'idea lambisce la mente, oppure è diventata parte di un passato impossibile da dimenticare, con il pensiero ricorrente di un eventuale ritorno, proviamo mai ad immaginare il Nostro atteggiamento nella condizione di massima fragilità fisica e psicologica?
Questa la domanda che ci è stata posta dallo psiconcologo. E da quel momento in poi si è accesa la "discussione", sfociata poi in un "outing" dopo l'altro, col racconto di storie ed esperienze che evidenziano nella diversità degli atteggiamenti e delle reazioni, l'unico punto in comune. La tendenza a superare in ogni modo e con qualsiasi strategia i momenti più critici.
Qualcuno ha affermato che l'"allenamento" a pensare se stesso nel dolore non poteva essere valido e nemmeno comprensibile, al massimo sarebbe stato di "conforto" pensando ad altri in condizioni peggiori. Altri hanno espresso la volontà di dimenticare il peggio vissuto e non pensare all'eventualità futura, ma ringraziare per l'identità ritrovata. Un paziente ha sottolineato le Sue difficoltà oggettive nella quotidianità a causa di una mutilazione, su cui impossibile sorvolare perché evidente.
E poi ci sono stati altri interventi, compreso il mio, perché certi stati d'animo, anche a distanza di tempo e in particolari condizioni, riacquistano l'immediatezza di una ferita in fondo sempre aperta.
Quello che però ha colpito di più è stata la testimonianza di una persona che dopo quasi cinque anni non aveva messo in conto la possibilità di un ritorno della malattia. L'ha scoperto per caso, e non voleva crederci. Se ci sono state altrui responsabilità precise per superficialità o quant'altro non si può dire, né servirebbe saperlo a questo punto. Ciò che serve è non disperdere le energie indispensabili per "focalizzare" il problema e darsi da fare. La casualità, il destino, un percorso stabilito già nel DNA... è questo che avviene. Gli altri esseri umani che ci ruotano intorno sono responsabili solamente perché sono parte della stessa realtà.

lunedì 3 aprile 2017

MIRACOLI PER UN CUORE SINCERO


E' cosa certa che mentre vivi non ti puoi annoiare. L'esistenza non è una linea retta, una superficie piatta, un "passaggio" che attraversi senza accorgertene. Come pure i sentimenti, e non parliamo poi delle emozioni che ne derivano. Un elettrocardiogramma impazzito, indecifrabile.
Abbiamo la pretesa di poter gestire tutto, e persino tutti quelli che ci ruotano intorno, come fossero sagome inanimate, e poi nell'ovvia impossibilità della cosa, mortificati sentiamo roderci dentro, e una parte di noi stessi brucia, come per una puntura d'ape che fa ancor più male perché non prevista, e in passato tante volte evitata con tutta la cautela richiesta quando si conosce il rischio.
Va be', succede. Non dipende completamente dalla tua supponenza, ma pure dall'arroganza altrui, e così cerchi di non pensarci oppure opti per un accomodante... poi si vedrà, tutto si aggiusta. E infine con l'obsoleta espressione... solo alla morte non c'è rimedio. Già... la morte. Strano che Tutti la nominino e nessuno ci pensi davvero. Forse ad alcuni "aggiusterebbe" Cuore e cervello, e di conseguenza molti "incastri" o "intrecci" riuscirebbero più facilmente.
Io sono una persona di quelle che si mettono sempre in discussione, per ipotesi mi do torto, e per tesi spesso arrivo a sentirmi vittima. Ne consegue un intimo dissidio che mi fa stare male, vorrei porre subito rimedio al malessere, mi fa temere l' "incancrenirsi" della ferita. Poi penso alla morte. Probabilmente perché ne ho sentito più volte il fiato sul collo, e tanto spesso la vedo aleggiare e posarsi ingiustamente. Ci penso spesso, e immediatamente provo un senso di pace. E mi chiedo se quel che era poco prima fosse un sentimento d'astio autentico. No, era solo un "turbinio" di pensieri avversi a contrastare la mia vera natura. Quella che è ora sempre più stabile. Pensieri che non hanno ragione di essere.
Succeda quel che succede, non dovrò farmi tentare più. Che passi tutto sotto silenzio.
Qualcuno volato via solo qualche giorno fa mi ha insegnato che voler bene e soprattutto dirlo sempre, ripeterlo anche a se stessi, fa sorridere dentro e fuori. Nell'assoluta pace.

domenica 2 aprile 2017

TI ASCOLTO COL CUORE


L'Empatia in realtà fa parte della natura umana, si può essere più o meno empatici, comunque è una capacità che si può sviluppare ed allenare. Anche se è innata può essere influenzata dal Nostro stato d'animo, dai pregiudizi, da percezioni ed esperienze. Non equivale alla simpatia, e prima di tentare un qualsiasi approccio empatico bisognerebbe spogliarsi del proprio "bagaglio" per poter poi sobbarcarsi di una parte di quello altrui.
Quindi si presenta un doppio aspetto, quello cognitivo e poi emotivo.
Quando intendiamo porgere Noi stessi all'Altro col meritevole intento di aiutarlo, prima di esprimere comprensione o compassione dobbiamo osservare e interpretare accuratamente la situazione che gli Altri stanno vivendo. Capirne il vissuto, valutare le esigenze ed aspettative, decidere le azioni migliori per loro. Alla fine mostrare comprensione e compassione nel modo più appropriato.
A volte però può capitare che l'aiuto non venga percepito come tale. Per lo più il gesto di attenzione viene visto come risposta ad un bisogno, ma può essere pure interpretato come un tentativo di strumentalizzazione, minaccia alla propria autostima, un voler evidenziare una condizione di inferiorità per cui essere poi costretti a ricambiare.
Non è realmente possibile cogliere i sentimenti sottili e complessi delle persone se non tramite una "conoscenza emotiva", che può avvenire con l'osservazione distaccata ed oggettiva oppure con particolare coinvolgimento. Ma attenzione! Quest'ultimo mette a rischio il senso di identità che assolutamente deve restare ben saldo.
L'Empatia perciò si muove in circolo... contagio emotivo, ok. Ma per evitare un eccessivo distanziamento difensivo occorre lucidità, quindi differenziare e mediare il rapporto.
Condizione indispensabile è anche "saper ascoltare", e non solo le parole ma pure i silenzi, soprattutto quelli percepiti a distanza. E... ascoltiamo veramente?
Nella maggior parte dei casi non ascoltiamo con l'intenzione di capire ma con l'intenzione di rispondere, rischiando così di perdere le sfumature. Cerchiamo di farci capire e poi di capire l'Altro, ponendoci anche solo per un momento al centro del rapporto. In pratica filtriamo qualsiasi cosa attraverso i Nostri paradigmi, leggendo la Nostra autobiografia nella vita degli Altri, cosa questa del tutto naturale e non dannosa purché ce ne sia la consapevolezza.
L'ingrediente fondamentale dell'ascolto è la Presenza silenziosa. Ascoltare e accettare se stessi per ascoltare l'Altro, perciò conoscere ed essere consapevoli delle proprie difficoltà, altrimenti il problema dell'interlocutore si somma al Nostro e prende il sopravvento.
Essere attenti verso l'Altro, pronti all'eventualità dell'imprevisto, accettando e non criticando atteggiamenti ed opinioni, mostrarsi sempre interessati e questo guardando sempre negli occhi che restano lo specchio dell'animo.
Spesso al ruolo del volontario non si dà il giusto merito, invece è una figura importante che prende il posto del medico per quanto riguarda l'ascolto e l'accoglienza dei bisogni di un paziente.
Quel giorno che varchiamo la "soglia", cerchiamo un volto, un appiglio. Inconsciamente scegliamo un Angelo custode. E magari capiterà il meno adatto, ma per Noi sarà sempre e solo l'unico. Semplicemente perché il primo. Non è facile però essere compresi, spesso l'instabile e difficile situazione emotiva del singolo va a scontrarsi con la realtà quotidiana di Chi "opera" e deve, per poter continuare, mantenere un certo distacco, evitare il proprio coinvolgimento emotivo. Difendersi per non crollare. Mentre a Noi improvvisamente risulterà indifferente e menefreghista.
Ovvero... disillusione.
"... quando ci imbattiamo in un medico che ha umanità, consapevolezza di sé e di noi... che riesce a rappresentare se stesso e noi in una reciproca relazione... tutto diventa più leggero e la speranza si riaccende, perché sentiamo che esistiamo per l'altro, la nostra vita non gli è indifferente. Ci sentiamo contenuti e protetti, e naturalmente di questo abbiamo bisogno, perché la malattia ci rende fragili..."
(Marta Tibaldi, "Oltre il cancro")

sabato 1 aprile 2017

TI ASCOLTO COL CUORE


Terzo appuntamento con il corso per volontari. Argomento trattato quanto mai inerente... L'Empatia e la capacità di ascolto. Relatrice la Nostra life coach, dott.ssa Tiziana Pellicciaro.
L'incontro è iniziato con la presentazione delle competenze di un "coach". Non è uno psicoterapeuta e non si occupa di far emergere le negatività ma punta sulle risorse presenti in ogni individuo per facilitargli i cambiamenti inevitabili durante il corso della vita. Quindi aiuta ad esplorare e valorizzare le risorse, a superare gli ostacoli, ad allenare le abilità, i talenti. In ultimo ma non ultimo per importanza, a definire gli obiettivi, a studiare strategie e mettere in pratica un piano d'azione. Tutto questo si attua partendo dalla relazione facilitante stabilita dal coach, che non ponendosi mai in posizione di giudizio mette a proprio agio Chi ha di fronte. Questi allora si sentirà libero di aprirsi e sviluppare del potenziale con obiettivi concreti e autodeterminati.
Il Coaching è applicabile anche nel campo della salute. L'Associazione Italiana Health Coaching infatti, promuove cambiamenti negli stili di vita delle persone ammalate, il coinvolgimento attivo del paziente, il potenziamento di ciò che funziona. Progetta inoltre servizi di supporto ai pazienti che vivono una condizione di cronicità, arriva a ridurre l'impatto economico delle terapie grazie al recupero di maggiore benessere psicofisico. Perché se persiste uno stato d'ansia che mina l'equilibrio, a poco serviranno i farmaci.
Questa giusta premessa riguardante la sintonia in una relazione che perciò diventa facilitante, spiega la condizione indispensabile per poter essere dei validi volontari. Non è sufficiente infatti, la buona volontà e nemmeno la generosità, saranno presenti entrambe eppure non tali da permettere quel salto di qualità, inspiegabile a parole ma percepito a pelle quando ci si pone sullo stesso piano, annullando le distanze, abbattendo le barriere.
Si tratta di Empatia, quella capacità di immedesimarsi in un'altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d'animo, di vedere le cose dal Suo punto di vista e avere una totale attenzione verso i Suoi sentimenti...
(continua...)

giovedì 30 marzo 2017

NOI INSIEME... UN GRUPPO... LA "NOSTRA" FAMIGLIA (dedicato a Daniela Antonescu)


CONTINUARE A... parlarne con speranza ha ormai quasi 5 anni. Di numero non siamo molti ma nemmeno pochi, comunque quello giusto da poter essere seguito anche passo passo, secondo le vicende e gli eventi lieti e purtroppo tristi della vita. Come una grande "famiglia", assai accogliente che non trascura nessuno e soprattutto sente di farsi partecipe, dopo aver condiviso, incoraggiato e trasmesso speranza che mai deve finire. Ad oltranza.
Solo ieri abbiamo festeggiato il compleanno di Arianna, e piacevolmente stupita ho ritrovato tra i commenti augurali quelli di Amici che non lo facevano da tempo, anzi qualcuno oltre il "like"non era mai andato. Ne sono stata felice, segno che comunque all'occorrenza la "forza del gruppo" e il "senso di appartenenza" allo stesso ci sono e si fanno sentire. Ché poi è l'intento prefisso... essere presenti quando serve, perché di questo c'è bisogno per annullare il "vuoto intorno" che accompagna sempre la malattia in ogni stadiazione.
Oggi vorrei di nuovo invitare a fare festa, ma purtroppo non posso farlo. E d'altra parte non posso nemmeno far passare sotto silenzio un evento che in ogni famiglia in quanto tale riguarda tutti.
Stamani al mio risveglio ho letto un triste messaggio arrivato all'alba. Me lo inviava un Amico del gruppo, Nicodemo Lombardi, marito di Daniela Antonescu. Breve, intenso... mi ha preso il Cuore.
Credo che Lui non l'abbia a male se lo condividerò qui, ora a Tutti Voi. Sono poche parole ma così belle da rasserenare, nonostante l'evento di dolore...
"Daniela il mio angelo ha imparato a volare".
Non volevo crederci, solo tre giorni fa sono stata a farle visita. Lei sorridente come sempre, la Creatura più buona e forte e coraggiosa che io abbia mai conosciuto. Abbiamo parlato, le ho stretto la mano a lungo. Prima di andare via le ho dato tanti baci ma tanti, ché ne facesse riserva. Come una mamma può fare.
Daniela era ed ora è davvero un Angelo per fattezze e virtù. Non l'accompagni perciò il pianto, perché la tristezza non le apparteneva, ma il "sorriso"... Sua grande peculiarità... di Chi la Fede non perde mai, anche quando le prove della Vita si susseguono sfiancando.
Ciao, Daniela da parte di Tutti Noi. Resterai nei Cuori di Chi ha avuto la fortuna di incontrarti. Nel mio per sempre, finché vivrò...

POLICROMIE DIVINE


Oggi sono ripresi i Nostri Mercoledì, dopo un fermo obbligato a causa di un'influenza di fine stagione. L'abbiamo presa entrambi, solidali in tutto. Stamani sia pure un po' a rilento, abbiamo deciso che era ora di ricominciare. La giornata si presentava buona, e poi rinviando si correva il rischio di impigrirci, rinviare a chissà quando, perciò... forza e coraggio, e... via!
Era rimasto in sospeso un progetto, l'idea di raggiungere località da mozzare il fiato, mio marito c'era già stato in avanscoperta e mi prometteva una sorpresa... Sono sicuro che resterai a bocca aperta, ripeteva.
E in questi giorni continuava a parlarmi di Dolomiti, volo d'angelo, aria pulita, paesi addossati a cime elevate.
Noi, alle Dolomiti, quelle note non siamo mai stati, le abbiamo viste fino a questo momento solo in cartolina o in qualche video. Naturalmente, prima o poi c'andremo, però quello che ho visto oggi credo sia valso come ottimo "surrogato emotivo" che ha compensato la curiosità, il desiderio di stupore che nella vita ogni tanto non può mancare.
Mi riferisco alle Piccole Dolomiti Lucane, e ai paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa, in provincia di Potenza. Siamo tornati alla grande in attività, spingendoci abbastanza nel territorio, due ore d'auto con tanti limiti di velocità da osservare, per strade un tantino tortuose, tornanti ed erte salite. Ma ne è valsa davvero la pena.
Dopo Brindisi di montagna, solo visto da lontano, è stato Castelmezzano a presentarsi alla vista, all'improvviso, quasi ai piedi, ma comunque dislocato su livelli di terreno degradanti, di vette da guardare a naso in su. Sicuramente ce ne saranno di più elevate, ma per Noi abituati ai dolci dorsali dell'Appennino, già queste mozzano il respiro. Ed hai la sensazione, la certezza che non può non esistere un "alto Fattore" a dirigere e guidare la mano della Natura. Montagne che sembrano modellate a colpi sapienti di scalpello, fusione perfetta di stili d'arte senza tempo. E poi la vista dell'insieme... tutto perfetto.
Massicci accartocciati dal colore brunito e macchie verdeggianti, case dai muri di colore giallo vivo o sbiadito dal tempo e tetti rossi, e alberi in fiore che a tratti velano il paesaggio in trasparenza. Qui davvero si prova l'emozione di essere fuori da ogni epoca. La gente non ti ignora, saluta persino col sorriso, chiede se per caso hai bisogno di qualcosa.
Ti invita a sedere per prendere il sole in un piccolo spiazzo dove al centro troneggia rassicurante la statua di San Pio. E' tutto tranquillo, ogni cosa al suo posto. E su nel cielo persino è pronto per la stagione che verrà il percorso dell'Angelo, un volo che unisce i due paesi, in cui potrà cimentarsi Chi vuole. Tra Cielo e terra, quasi "a miracol mostrare".

mercoledì 29 marzo 2017

TU NON SOFFRIRAI


Secondo appuntamento con il corso per i volontari, tema... le cure palliative, il diritto a non soffrire.
Negli ultimi anni, e in particolare dal 2010 si parla e si tratta il difficile argomento del Dolore, quello con la maiuscola, il dolore cronico, oncologico e non solo.
Sarà stata questione legata all'antico falso retaggio religioso che vedeva nella sofferenza un imprescindibile aspetto della condizione umana, perché fosse addirittura necessario arrivare ad una legge per stabilire il diritto a non soffrire. La Legge n.38 del 15 marzo 2010. In base a questa vengono stabiliti dei veri protocolli da applicare in continuità di cura nei vari luoghi che ospitano la "persona" che soffre. Dall'ospedale al proprio domicilio, senza escludere case di riabilitazione, strutture per anziani ed hospice... al centro il Dolore ed intorno Medici di Medicina Generale, Territorio, Specialisti.
Si parla di sofferenza cronica riguardante più patologie, ogni dolore che supera la durata di sei mesi che diventa a sua volta patologia, e quindi va curata, perché influenza negativamente il benessere e la funzionalità del paziente. Trattare il dolore diventa quindi un dovere etico di ogni medico ed operatore sanitario.
Menzione a parte merita il Dolore Neoplastico, perché è un'esperienza soggettiva di natura multidimensionale complessa derivante dall'integrazione di più componenti. Sensoriale, Cognitiva, Affettiva. Con il coinvolgimento della psiche, ovvero una sorta di "disintegrazione" che si ha pensando alla propria morte, che porta la mente al limite della follia. Il 70% dei malati di cancro presenta dolore. Con il progredire della malattia, la presenza di metastasi aumenta l'eventuale necessità delle cure palliative, anche se andranno previste sin dal momento della diagnosi, Quando non si può guarire, curare diventa "prendersi cura". Questo prevede diverse "figure professionali", dal Medico di famiglia, specialisti, psicologi ed infermieri fino ai volontari cui spetterà il compito di accompagnare e supportare con competenze acquisite tramite formazione ed informazione.
Ma torniamo alla famosa legge n.38, " dell'accesso alle cure palliative e terapia del dolore", il cui art.1 sancisce le finalità. "La presente legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. E' garantito l'accesso alle cure palliative e terapia del dolore nell'ambito dei LEA (Livelli Essenziali Assistenza).
Sono comunque ancora presenti delle criticità. Pregiudizio riguardo l'uso degli oppiacei o approssimazioni nel pratico utilizzo di questi farmaci, nella gestione del dolore oncologico da parte di molti medici, scarsa comunicazione tra Ospedale e Territorio con l'ovvio scaricarsi di responsabilità, mancata diagnosi e/o errato trattamento del DEI (Dolore Episodico Intenso).
In conclusione, occorre educare ed informare paziente e famiglia circa il significato delle cure, la gestione di eventuali effetti collaterali, la scelta opportuna della tecnica antalgica che potrà essere invasiva (farmaci) o meno (radioterapia).
Preparazione culturale - Disponibilità personale alla sofferenza - Formazione alla terapia del dolore.
Queste le basi indispensabili per un diritto sacrosanto dell'essere umano, che deve difendere qualità di vita e dignità fino all'ultimo.

martedì 28 marzo 2017

PENSIERI IN USCITA


Me ne porto sempre dietro, uno o due nella tasca interna della borsa perché non si perdano tra le decine di cianfrusaglie che si accumulano nel tempo. I "fiocchetti" sono ormai una parte di me, mi appartengono non solo perché ne sono la "fattrice", ma pure come segno di riconoscimento.
Sono il "pass" che apre le porte più serrate e difficili, il "salvavita" quando mi sento persa. E poi hanno la specialità di creare un sorriso dal nulla, farlo venir fuori quando è nascosto tra le pieghe profonde di un volto.
In reparto li offro a Tutti, non solo ai pazienti, e quando qualcuno mi dice... riservali a "loro", rispondo... perché? Tutti abbiamo bisogno di speranza, e poi ne preparo sempre in abbondanza, è una "produzione continua".
Come appunto deve essere la Speranza, mai persa perché sempre alimentata.
Quei pensieri legati da fiocchi colorati come piccoli "doni" sono davvero speciali, e pure un po' magici. Sono parole messe insieme, che in quell'insieme trovano valore, ma prima ancora, nel momento stesso che li scrivo hanno la capacità di dare carica e coraggio persino a me, che così mi sento più forte. E magari solo qualche minuto prima ho pianto o mi sono sentita morire dentro. Perché mi succede e nemmeno tanto di rado, soprattutto negli ultimi tempi. Si invecchia, e il Cuore diventa più tenero. Gli anni passano, mi guardo intorno e mi sento sempre più una "sopravvissuta".
E non mi si dica, per favore... non farlo. Solo Chi sa, può capire.
Per vivere tra modesti "scossoni" già ci vuole coraggio, quando sei inciampato all'improvviso, caduto malamente, ti sarai sicuramente alzato però da allora in poi il coraggio dovrà essere doppio. Se poi "sfrontatamente", come me non ti limiti a camminare ma vai a passo svelto e grandi falcate, bisognerà che si aggiunga pure un pizzico di sana incoscienza.
La parola coraggio viene da "avere cuore", e ci vuole cuore per ciò che sto facendo, cuore per me che lo faccio.
E questo si traduce in un'altra parola ancora... fiducia. L'acquisto strada facendo, lungo un percorso progressivo... a volte perde qualche "punto" nonostante la consapevolezza.
I responsabili sono gli eventi e gli accidenti della vita, allora sosto e rifletto per giungere ad una conclusione, e quando non riesco ci pensa Qualcun altro ad aprirmi gli occhi. Mentre questi vorrebbero chiudersi per non far vedere quel luccichio che fa loro tanto male.

lunedì 27 marzo 2017

PICCHI DI SERENITA'


Diciamo che di base serenità c'è ed è pure costante, poi all'improvviso sento agitare qualcosa dentro e avverto del disagio residuo, lo stesso che mi ostacolò a lungo privandomi di parte degli anni miei vissuti al meglio. Allora, qualunque sia l'impegno del momento, mi fermo e della pausa mi servo per tornare indietro passo passo, e rimuovere ciò che mi disturba.
Un vero e proprio "processo", inteso nel duplice significato di "procedura" e "movimento". Tornare indietro per progredire, e con questa espressione il senso diventa unico.
In realtà, una volta che ho deciso di non poter continuare a sentirmi sospesa, la cosa non va poi tanto male. Comunque sto facendo qualcosa per stare meglio, smuovere le acque. E parlando di acqua, al solito mi viene un paragone non so quanto azzardato che però rappresenta quel mio stato d'animo particolare. Mi riferisco alla superficie del mare. Se mi soffermo a guardarla e poi mi concentro, pare non esista profondità. Non ci penso proprio, ché se ci pensassi probabilmente sentirei mancare l'aria. Invece se è increspata mi fa sognare la bonaccia, e mi regala emozioni diverse, forti e apparentemente contrastanti. Brividi a pelle e momenti nascosti di serenità. E strano a dirsi, entrambe non mi risultano sgradite. Forse perché derivano da situazioni conseguenziali, l'una non esclude l'altra, anzi la completa. Perché quando senti che qualcosa non va, pare crolli il mondo addosso. Poi vedi che così non è, al massimo c'è solo qualche "pietra" che viene giù e rotolando passa e va via, e allora prendi forza, coraggio e vai alla ricerca del "salvabile", che... metafora a parte... è più di quello che immaginavi, pensavi. Qualcuno ti aiuta a raccogliere il "bene" perso, ti stimola ed incoraggia perché dall'esterno si può fare, vede meglio l' "insieme", riconosce il Tuo "ruolo". E alla fine lo capisci pure Tu, e ti chiedi come mai ancora possa succedere. E' ché in fondo non si cambia del tutto, muta l'atteggiamento e a volte viene come contaminato, o meglio preso da "perturbazioni" passeggere, e allora... ecco, le increspature che fanno rabbrividire ma lasciano intravvedere che qualcosa può cambiare. Dipenderà da Te... da me, da come "leggeremo" della Vita il "testo" del momento.

domenica 26 marzo 2017

OLTRE IL LIMITE


Di tutta una serata, vissuta con frenesia a pelle, completamente coinvolta in allegria e per bontà di causa ed intenti, porterò in ricordo un'unica espressione. Oltre il limite.
Forse perché è qualcosa che ho dentro da un po', una convinzione che mi mancava e ho poi acquisito, e sentirla ripetere in un contesto così particolare è sembrato come un promemoria, ancor meglio come uno squillo di sveglia che allerta, ricorda che non è più tempo.
Non è tempo di star fermi a rimuginare, aver dubbi, aspettare che il percorso si compia. E' ora di osare, azzardare e prendere coraggio. Vivere il momento nella sua pienezza, prenderne le gioie.
La festa di ieri ha dato idea esatta di ciò che dovrebbe essere per ognuno nell'ambito della comunità. A prescindere. Fin dall'inizio di ogni consapevolezza, senza aspettare esperienze estreme, o vivere il dolore, ché anche questo appare diverso se prima l'esistenza è stata piena.
Liberi da ogni "etichetta" o pregiudizio, forti delle proprie idee, appassionati per diletto. Poi mettersi "insieme" per condividere esperienze e progetti nella finalità di un altro più grande, unico per tutti.
Ognuno dà il meglio che può e sa, perché è "speciale" nel Suo genere.
Non era la prima volta che ascoltavo il gruppo del "mio dottore", mi è sempre piaciuto ma ieri mi ha letteralmente trascinato. Sarà stata la sala al completo, la partecipazione di tre associazioni di volontariato insieme, la presenza non proprio inaspettata ma comunque in veste diversa, più viva e partecipe di persone che mi sono care, è certo che ho compreso davvero che si può superare il limite più scontato. Perché in realtà i limiti sono imposti dalla mente abituata alle consuetudini e alle false credenze.
Ogni fase della vita presenta delle sfide, si tratta di affrontarle senza troppo pensarci. Sfide grandi e piccole richiedono sempre coraggio. E non se ne ha mai abbastanza, allora bisogna osare anche a costo di apparire "sfacciati". Ecco, ieri sera ho imparato anche questo... ravvivare i sogni ed essere pure garbatamente sfacciata.

sabato 25 marzo 2017

DALLA STESSA PARTE... INSIEME



Quanto è importante che non ci siano distanze, si sa. Quanto sia terapeutico avvertire la presenza costante di qualcuno dalla propria parte, forse non s'immagina. Ne conosce bene gli effetti solo Chi si trova a combattere per difendere la sua gioia di vivere, la Vita stessa.
E' per questo che operare in campo oncologico è diverso. Medici, infermieri, volontari da marcia in più, grande Cuore ed atteggiamento di normale familiarità per essere allo stesso livello delle persone che curano, e premurosi e protettivi senza farlo pesare. Persino... scanzonati, ma senza esagerare.
La cultura riguardante i tumori è fortemente cambiata ed è in continua evoluzione. Il malato non viene più considerato "a scadenza" o al massimo "prorogabile" di volta in volta. E' Persona e non più numero, cui necessitano solo particolari terapie per un percorso duro ma superabile pure in una difficile convivenza.
Da quando si comincia... in poi, è "vita sempre", e tra un problema e l'altro è "sempre vita" da vivere in pieno, senza privarsi di nulla.
Prendiamo ad esempio che un medico dei Nostri, appassionato di rock e musicista per diletto, decida di dedicare una serata tutta per Noi... e per "Noi" intendo, altri medici, infermieri, pazienti e più associazioni di volontariato insieme... dico allora, che si fa?
Si può solo accettare con entusiasmo l'invito per una serata solidale in tutto. Quando non ci saranno camici né impegnative o pompe d'infusione, e saremo Tutti Insieme ad annullare le distanze. Per smitizzare un' "idea", per condividere gioia di vivere.