ottobre

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lunedì 31 ottobre 2016

TERREMOTI

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Se ne parla così tanto e a giusto motivo, che altro non avrei da dire. Solo esprimere sentimenti di solidarietà, vicinanza e partecipazione. E viene immediata e spontanea qualche riflessione, scontata anche questa ma inevitabile e comunque utile se condivisa.
Chi, in presenza di un così grave evento naturale e pur non colpito direttamente, non sente franare la terra sotto i piedi?
Il senso di precarietà diventa fortissimo, si ridimensiona ogni supponenza, velleità e falsa credenza.
Così è. Così dovrebbe essere. Soprattutto quando non si è per sé soli, con una responsabilità importante e di un certo peso.
Il compito di ogni essere ragionevole sarebbe quello di cercare la stabilità per quanto è possibile, garantendola così anche a Chi intorno ruota. In realtà nessuno può considerarsi al centro dell'universo, lo si diventa come punto di riferimento. E perciò mai tradire la consegna, anche a costo di grandi rinunce.
Ma succede, e neppure molto raramente, che per motivi celati ma facilmente supponibili, si lanci la pietra e si nasconda la mano. Oppure si ponga la palla al centro e si aspetti il rilancio. Cogliendo alla sprovvista. Provocando un autentico terremoto emotivo.
Cambia tutto all'improvviso, e netta è la sensazione che nulla più sarà né potrà tornare come prima.
Le situazioni, come ogni cosa, cambiano ma a questo punto dipende da ognuno far sì che vadano per il meglio.
Con fiducia, speranza e fede.
In fondo le Nostre storie sono fatte di tentativi per restare coi piedi ben piantati in terra e lo sguardo rivolto al Cielo.

domenica 30 ottobre 2016

CHE COSA CAMBIA


Ovvero... un ricordo e il bilancio.
Ora per me è tutto talmente naturale che sembra sia stato sempre così. Mi sento bene in questo "secondo tempo" della vita mia, e non mi accorgo che va tanto veloce, se non fosse per il cambio di stagione, il cambio d'armadio, il cambio dell'ora. Eppure di ognuna di queste cose vivo i particolari con l'intima gioia di un'adolescente. Se meno di dieci anni fa qualcuno mi avesse detto che per me sarebbe stato così, non gli avrei creduto. E in effetti ancora non me ne rendo conto, essendo stata un'evoluzione lenta e graduale. Quanto s'impara strada facendo... soprattutto se la via è piena di sassi, all'inizio la prendi a piedi nudi e poi continui, metti le scarpe ma individui lo stesso ogni intoppo.
Beh, certo si cambia. Non tutti in meglio... non in tutto meglio.
Per quello che riguarda me, non saprei dire. Sicuramente all'inizio del mio "licenziamento" dalle terapie fui "troppo" per tutto. Presa da un entusiasmo esagerato, mi piaceva ostentarlo e non tenevo conto che poteva apparire stucchevole o inappropriato. E parlavo troppo, e facevo qualche domanda di troppo, e me ne ponevo altrettante. Fui ripresa più volte, ma non furono le parole spesso dure a farmi fare qualche passo indietro. Seguirono giorni in cui l'esempio mi fu maestro e l'esperienza grande esercizio. Poi la mia vita di adesso. Dalla famiglia d'origine... compresa più o meno, da marito e figli accettata ob torto collo. Io seguo il Cuore che va a coloro che sento simili a me, per vicende, emozioni, voglia di esserci un tempo sfrenata oggi molto più temperata.
La risultante che dà un tempo che passa e si acquieta è l'equilibrio. E' una sorta di "aritmetica applicata" all'umanità, si tirano le somme. Si sottrae il superfluo dannoso sempre, si moltiplicano forze e potenzialità. Si scopre l'affetto che è qualcosa di più, s'impara a dividerlo. Con piacere ogni volta ci si ritrova arricchiti, e prova dopo prova "laureati" alla Vita.

sabato 29 ottobre 2016

IL TEMPO DOPPIO


Questo vorrei. Il tempo doppio. Che il giorno avesse il doppio delle ore... che quei "giorni dedicati" non fossero solo tre ma sei. In modo da non dover contare i minuti che passano veloci, perché così non sarebbe se il tempo fosse abbastanza, potessi sostare quanto mi va o fosse necessario.
Non è esagerazione né ostentato modo di parlare... è solo che davvero c'è tanto ma tanto da fare.
E poi con l'animo umano non ci si ritrova mai stanchi. Starei ore adascoltare, e altrettante a prestare ascolto a Chi vuole. Ascoltare e prestare ascolto non sono propriamente la stessa cosa, sapete?
Ascolto storie dai tanti risvolti e presto ascolto anche a poche parole. Dipende da cosa cela ma ugualmente esprime lo sguardo di Chi racconta o solo accenna. Ci può essere un romanzo dietro un'unica frase, addirittura un dramma a più personaggi.
Tanto so che devo morire. Per questo non voglio truccarmi, non voglio uscire... non voglio...
Ma Chi te lo dice che devi morire?
E ché non si sa? Col tumore si muore.
Ma no. Ti sembro morta io?
Ma come... pure tu?
Pure io e tanti altri. Non siamo morti e non è detto che quando sarà, accadrà per questo.
Uno stralcio di conversazione, anzi di un inizio di conversazione che chissà se e quando si concluderà. Ci vorrebbero ore, forse giorni per convincere quella paziente che ciò che pensa non sarà, oppure potrebbe essere se continuasse a pensarlo.
Il doppio del mio tempo per cercare di annullare la Sua falsa credenza, altrettanto per confortare e motivare il marito, teso come una molla e pronto a scattare.
E se doppio fosse per me, si dimezzerebbe a Chi è troppo lungo nelle attese. Perché non passa mai se si resta soli a pensare, quando il pensiero diventa rimuginio, che poi all'improvviso si trasforma in battito accelerato, nodo alla gola... spossatezza.
E se doppio fosse per me, per me altrettanto lo sarebbe la gioia di una "vittoria" condivisa, che prende, coinvolge e... beh, richiede tempo per essere vissuta.
La tirannia dei pochi giorni, ore e minuti mi impedisce di essere quanto vorrei. Il desiderio sarebbe esserci molto di più, non per contare di fronte al giudizio altrui, ma per dar conto all'animo mio.

venerdì 28 ottobre 2016

VOLTO ALLO SPECCHIO


Se non si comincia con un sorriso, si resta impantanate di brutto. ma se il Sorriso finalmente si dà la spinta non ci si ferma più.
Noi, col Make Up in corsia approcciamo proprio in questo modo, invogliando nell'immediato verso quella "curva" che raddrizza ogni cosa. Un atteggiamento positivo in generale offre subito la prospettiva migliore per Chi non vive un bel momento e che in modo naturale sceglierà l'immagine giusta per sé. Per ritrovare l'identità rubata dalla malattia, per abbandonare di questa il volto e acquistarne uno nuovo per sé.
Proporre il trucco ad una donna in terapia come alternativa in quel "momento parallelo" è un modo di accoglierla ridimensionandone il dramma. Lei sarà portata ad aprirsi, raccontarsi... fidarsi. Permetterà che le si tocchi il volto, quel volto che ora non riconosce e quasi rifiuta, sperando che qualcosa cambi anche solo per un giorno per tornare a piacersi.
A volte basta pure solo un tratto di matita sotto gli occhi o intorno alle labbra, perché un difetto diventi un punto di forza, una virtù.
Dei colori giusti, adatti all'incarnato e una donna scopre di non essersi mai vista così bella allo specchio. E fantastico è che non lo nota solo lei.
Qualche giorno fa una paziente ha accolto benissimo la proposta di farsi bella...
Si, perché no? Mio marito vuole che mi trucchi, dice che sono troppo pallida. Ma io non l'ho mai fatto, e che... comincio proprio ora che sto così? Però oggi voglio farlo contento. Sarà una sorpresa per Lui quando verrà a prendermi.
E così, docile e fiduciosa, ha "affidato" il Suo volto ad altre mani. In meno di un quarto d'ora si era trasformata, giusto il tempo che arrivasse il consorte, che entrando all'improvviso e fermo sulla porta è esploso in un entusiasta... Madò, quant'è bella la 'uagliona mia (la mia ragazza)!
Addirittura l'avevamo ringiovanita. O forse no, comunque avevamo creato i presupposti, l'occasione per un bel complimento che in una situazione del genere funge da ulteriore supporto terapeutico.
Tutti sorridenti quindi, e qualcuno persino commosso. Un bel "paragrafo" di storia.
Ah, dimenticavo... quel marito voleva fissare un appuntamento come dall'estetista o il parrucchiere...
Sta troppo bella. Quando possiamo fare la prossima?
Noi, l'abile volontaria del Make Up ed io, ci siamo guardate e qualcosa abbiamo detto...
Combineremo. Faremo in modo di combinare entrambi gli appuntamenti.
Perché sono due aspetti di realtà che vanno affiancati. L'uno non può escludere l'altro, anzi non deve.

giovedì 27 ottobre 2016

SILENZIO E PACE



Sin dal primo mattino un cielo color latte ad alimentare i miei pensieri, ma in compenso una temperatura mite. Forse gli ultimi sprazzi di una stagione tardiva. Dicono che da domani cambierà.
Non c'ha fermato neanche un po' l'incertezza del tempo, così che al solito come ogni mercoledì, siamo usciti, diretti all'Abbazia di San Guglielmo al Goleto, vicino a Sant'Angelo dei Lombardi.
Lasciandoci alle spalle un cielo inespressivo, man mano che si avanzava siaprivano squarci d'azzurro e i raggi di sole colpivano la bella e verde collina. Qualche curva di troppo, ed eccoci in un ampio spazio al cui centro troneggia maestosa l'Abbazia.
In questo luogo dove solo la Natura fa sentire la presenza, l'Emozione è di casa. Prende immediatamente per i pochi rumori che in realtà sembrano "suoni", armonie a cappella.
Il crepitio dei passi sulle foglie secche di un breve viale, il sussurro di un rivolo d'acqua in una vasca.
La Mente allontana ogni pensiero, come fosse consapevole di sé solo ora. E riposa.
All'interno pochi spazi coperti, il resto a cielo aperto. Ma tutto è ben tenuto e curato.
Una signora, del genere "senza età", quasi figura eterea è ferma a leggere la storia di questo posto bellissimo...
Lei è di qui?
No. Sono ospitata dai confratelli. Sono venuta in ritiro spirituale.
Giusto... penso... quale posto migliore? Il Silenzio impera e invita al raccoglimento. Chi crede non può non restarne coinvolto, mentre si sente al sicuro tra quelle pareti di grezza pietra e grande solidità.
Oltre quella signora e Noi due... nessuno. Eppure si avvertiva la presenza rassicurante di un Passato di tradizioni e valori.
Il tempo è trascorso assai in fretta. Un pranzo al sacco per due, consumato in auto perché tra le foglie ingiallite si accompagnavano le prime gocce di pioggia. Tutto come previsto.
Che facciamo, torniamo a casa di già?
Un po' di pioggia non spaventa di certo quando tutto è così quasi irreale. E su un'altura si staglia una piccola rocca. Ed è lì che ci siamo diretti. Un paese piccolissimo davvero. Quattro strade quattro. Un solo viale...
Vivete proprio in un bel posto...
I due anziani, le uniche persone incontrate su quell'unico viale, si sono guardate e poi il più disinvolto...
Insomma. Può essere bello per Voi, un poco per Noi perché siamo anziani, ma i giovani se ne scappano. Qui non c'è niente e siamo sempre di meno.
Quanti abitanti?
Diciamo... quanti possono essere gli invitati ad un buon matrimonio. Più o meno.

mercoledì 26 ottobre 2016

VOLANO I GIORNI


Semplicemente così. Come perle infilate una per una... come grani di rosario in successione.
Si accavallano i giorni, le settimane, i mesi. Già soprattutto i mesi.
Non dirmi che è già passato un mese!?
Quella moglie sempre sorridente, alla mia esclamazione ha sorriso ancora di più...
Eh, si... un altro mese è passato. Quando puoi, vieni. Ché Lui ti aspetta.
I loro passaggi mi segnano i mesi che passano, ed è una gioia vederli e con loro parlare mentre guardo fuori dalla finestra alle spalle, e ammetto che veramente un altro mese è passato. Anche in quel luogo dove pare c'ibernano all'entrata, ci conservano per tutto il tempo, e poi ci restituiscono alla normalità. Che non sarà mai la stessa, perché sempre accompagnata da un pensiero fisso. Torna... non torna... e se tornasse?
Beh, se tornasse sarebbe un bel guaio. E in considerazione di ciò faccio finta di niente, cerco di non pensarci, e vado avanti per la mia strada.
Giuseppe, racconta quanto è grande la Tua passione per la terra...
E Giuseppe racconta e si anima in un crescendo di vita.
Giuseppe, qual è il frutto di questo periodo?
E Giuseppe spiega che si sta preparando alla raccolta delle olive.
Giuseppe, di' che combattente sei...
Io so' grande combattente, è una vita che combatto e non m'arrendo.
E Giuseppe cammina poco e male pure con le stampelle.
La moglie ad un certo punto mi si avvicina e quasi in un soffio mi sussurra all'orecchio...
Lo sai, oggi ha chiesto al dottore se hanno scoperto qualche nuova medicina per trattare il Suo caso. Perché Lui vuole vivere e non si arrende.
Ecco, è questo che mi prende e rigenera. Tanta Vita intorno, nonostante tutto. I miei giorni volano e sono felice che trascorrono così, con tanto da fare e i molti volti da accarezzare col pensiero.
Perciò continuerò per questa via, facendo di ogni incontro la mia nuova dottrina.

martedì 25 ottobre 2016

L'ESSENZIALE E' SCARNO


Non sono solo eventi pesanti a far sentire oppressi, bastano pure dei pensieri che vanno e vengono a frotte, si accavallano, creano "catene" ansiogene destabilizzanti. E' a questo punto che in tutta tranquillità e consapevolezza si fa appello alle 10 e più di 10 risorse in possesso. Comuni a Tutti indistintamente.
Alle risorse si ricorre tramite strategie. Per non perdere il Presente che ogni giorno si rinnova, l'unica realtà di cui veramente si è in possesso.
Stamane ho ripreso il mio giro di controlli. E' incredibile come i mesi siano trascorsi in fretta, anche se il tempo si è allungato, forse anche per questo. Si era creata l'illusione che fosse infinito, o semplicemente per sempre. Per questo stavolta mi ritrovo un po' più tesa, pur sempre pacata ma stanca. Come all'inizio di una corsa dopo un lungo e inutile allenamento.
Ho fatto questo primo esame, dicevo e tra qualche giorno ritirerò l'esito. Ormai è andata, e per il momento non ci penso più. E' andata bene anche perché dopo non sono tornata subito a casa, mi sono lasciata convincere da mio marito a fare una piccola gita nei paraggi, pure se non era uno dei Nostri Mercoledì. Ed è stato più bello e rilassante del solito. Io attratta sempre dalle bancarelle di frutta e verdura, manco fossero vetrine di boutique... Noi a visitare chiese dal pavimento antico e scolorito, alzare gli occhi a quelle volte che sanno di Paradiso, dove si perdono i timorosi pensieri e si trasformano in fiduciosa speranza. Dico sempre, e non mi reputo originale, che le vie del Signore sono infinite e Lui solo sa come fare per portare a sé Chi vuole. Mio marito fino ad un anno fa pareva avesse un'allergia alle chiese, da quando ha ripreso l'antico hobby della fotografia non fa altro che cercarle perché le reputa soggetti ideali. Vuoi il silenzio, la bellezza, il "profumo"... sento che qualcosa sta cambiando, e l'allergia magari diventa "malattia" ma in senso positivo, di quelle croniche che le prendi e non ti lasciano più.
In quanto a me, è successa una cosa strana. Immersa nei miei pensieri ero seduta nella grande cattedrale a rimirare il semplice crocifisso sull'altare. Pregavo... pensavo... pregavo. Scarna l'abside, tutto ridotto all'essenziale, nel perfetto stile romanico. Dal ricco rosone a 15 petali una luce intensa.
All'improvviso ho sentito gran conforto, fatto non di certezze ma protezione comunque. Come quando vorresti un abbraccio e ti arriva solo una carezza. Mi sono sentita meglio. Poi, in piedi lo sguardo è andato alla parete di pietra grezza dietro la panca su cui poco prima ero seduta. Una piccola croce era incisa, quasi scavata. Per me... l'Essenziale. Quello che basta e fa stare bene.

lunedì 24 ottobre 2016

PUNTO E A CAPO (metafora... si e no)... E DA METAFORE CON METAFORA RICOMINCIO


Saranno passati si e no due anni, e in una delle mie solite esternazioni sentite ma temperate da buon senso, così scrivevo...
"Lo confesso, mi piace andare per metafore. Quando scrivo e pure nel discorrere non posso evitarle, anzi le cerco se non mi vengono spontanee. A volte servono per chiarire i concetti soprattutto a me stessa, altre per dire ciò che penso non in modo diretto pur senza freni inibitori.
Così oggi, dicevo a me stessa... come sarà poter riprendere per continuare? "
Quella volta si trattava di un momento di ansia dettata da un dubbio. Quando poter girare pagina definitivamente? Un "punto e a capo" per riprendere da dove la mia vita sembrava dovesse finire.
In seguito ho capito che così come la mia vita non era finita, altrettanto un "punto fermo" non l'avrei messo mai. Anzi... avrei iniziato tanti "capoverso" apparentemente a se stanti, simili a versi ermetici ma dal profondo significato.
Ecco... davvero ricomincio da metafora che s'intreccia con altre. E sono ricami a punto croce su una tela a trama larga.
Eh si, le metafore mi piacciono proprio.
Puoi dire delle verità a mezza voce, e fare poesia. Almeno così sembra. E poi soffrire meno... arrabbiarsi ma non troppo... gioire in pieno. Persino, quando non ce la fai, rifugiarti in un pensiero perché alla fine il senso vero lo conosci solo Tu.
La metafora si veste d'ironia per sdrammatizzare, ridimensionare... insomma trovo limitato definirla figura retorica. Per me è molto di più. Sarà perché è strategia per aiutarmi da sola. Cercare rifugio, riparo quando temo che stia per piovere di nuovo e... sono senza ombrello. Sotto un cielo carico di grigio vago con cautela per uno squarcio d'azzurro, la speranza che tutto passi in fretta, ma sostando sotto una finestra all'improvviso mi si rovescia addosso un secchio d'acqua.
Ma che modi sono questi? E' l'atteggiamento tipico di Chi non guarda giù né su né intorno. Pensa solo a sé, a ciò che gli pesa. E se ne libera.
E con quest'ultima metafora archivio il solito rammarico, e mi faccio forte per domani.

domenica 23 ottobre 2016

DALL'ANIMO ALL'ESTERNO...


Decisamente un'illusione ottica. Guardi con gli occhi del Cuore e poi con quelli della Mente, e sono due cose diverse. Ma se a prevalere è l'uno o l'altra, l'immagine è una sola. Per questo... illusione ottica allo stato puro.
Succede quando trascorre il tempo, passano gli anni e in pratica non te ne accorgi. Dici che ti senti giovane dentro, e ti guardi allo specchio. E se veramente vuoi vederti come ti senti, non vedrai alcuna ruga. Ma uscendo dal raggio d'azione di quella superficie riflettente, oltre la soglia di casa, con spirito d'osservazione e ascolto attento, guardi in faccia la realtà ed ha il volto di quel che è stato. Ritrovandoti nel bel mezzo di un flash back.
Da un po' di settimane il sabato mattina esco anche solo per un'ora. Non faccio le pulizie di fino, le rimando al giorno dopo o a quando mi va, sempre se mi andrà. Usciamo di casa mio marito ed io, senza una meta precisa, per fare due passi o un acquisto veloce.
Così anche oggi...
Al centro commerciale notiamo un'allegra famigliola in affanno alle casse. Papà, mamma e due bimbe. La più grandicella, quattro anni scarsi, alla velocità della luce prendeva prodotti dal carrello e li metteva sul banco della cassa. L'altra, non propriamente seduta nel passeggino, tentava un difficile esercizio di equilibrio all'indietro. La mamma poneva freno alla prima, il papà sosteneva la seconda per evitare l'irreparabile. Ad un certo punto, non so come, si sono invertite le parti e si è creata una grande confusione. La piccola è finita nel carrello, mentre la maggiore avendo terminato di fare quel che doveva se ne stava andando per suo conto. Il padre allora ha preso a correrle dietro spingendo il carrello con bimba e busta della spesa. La mamma seguiva, reggendone altre due.
Mio marito ed io ci siamo guardati, e insieme abbiamo esclamato... Per certe cose bisogna davvero essere giovani.
Già... perché a Noi era venuto il capogiro. Eppure quante volte, un po' di anni fa fummo protagonisti di scenette come questa. Ora l'abbiamo scordato, o guardiamo con occhio diverso, dapprima divertito subito dopo stanco. Solo perché tempo è passato. E Noi che diciamo di sentirci giovani dentro...
Altra interessante nota...
Nella Nostra parrocchia è cambiato il parroco. Mi avevano detto che era piuttosto giovane. Stasera l'ho conosciuto, presentato dal Padre provinciale...
Padre Roberto è un giovanissimo, classe 1972...
Giovanissimo... 1972? Sono sempre 44 anni, Ad essere giovane, per carità, lo è. Poi mi viene un lampo, l'anno... già. Ma il 1972 non fu l'anno che mi diplomai? Una rapida somma e... va be', però per fortuna mi sento sempre giovane dentro.

sabato 22 ottobre 2016

BRICIOLE DI ETERNITA'


Siamo esseri destinati all'eternità. Se restiamo lucidi, e facciamo sì che gli eventi non ci dominino, ci nutriamo di speranza all'infinito. E pensiamo di esserci sempre idealmente. Presenze magari invisibili ma consapevoli.
Darsi appuntamento col futuro è una grande ricarica di vita, anche a cent'anni.
Fra qualche giorno riprenderò il mio solito giro di controlli, per un Follow Up dall'intervallo più lungo... da sei a otto mesi. Il Cuore spera sempre, la Mente teme un po' di più. Come fosse che quei due mesi possano fare la differenza che guasta. Poi torno in me, e penso... ma si, andrà benone. Con tutto quello che ho da fare, le cose da vedere e persone da conoscere. Non posso fermarmi.
E non contenta mi spingo oltre, e penso alle più lontane olimpiadi, alle eclissi di sole e mi convinco che ci sarò, o per meglio dire... mi sembra impossibile che io non debba esserci, e tale pensiero mi conforta perché significa che per me ci sarà sempre un futuro.
Incredibile lavoro di fantasia, che di per sé è una forma di creatività. E la creatività distrae e fa bene, dà risoluzione a problemi non facendoli vedere più come tali, ma piuttosto come opportunità.
Stamattina ho rivisto un'Amica cui avevo dato il soprannome, "io non butto niente", perché questa era l'espressione ricorrente in ogni Suo discorso, e in effetti lo diceva perché era così. Lei non buttava via mai niente, e in questo... senza neanche rendersene conto... trovava la Sua motivazione di speranza.
"Io non butto niente, conservo tutto persino i noccioli di limone, mandarino e arancia. Anche quelli delle olive per la verità... e sai che ne faccio? Li metto nei vasi, ben coperti dalla terra e ne faccio delle piante. Ho quattro balconi pieni zeppi di questi vasi. Mi chiedono... ma che Te ne fai di piante che non danno frutto? A me piacciono, uso i semi e non li butto, e poi... quando vedo spuntare la piantina in germoglio... beh, che Vi devo dire... mi sento davvero rinascere!"
E così ogni volta che creava una pianta, viveva un breve momento di "onnipotenza" perché in un certo senso rinnovava la vita.
Oggi mi ha detto che per questo Natale ha in progetto un nuovo presepe. Non più sul camino, ma su un alberello storto che ha visto in campagna. Lo tiene d'occhio da tempo e non lo perde di vista, quando sarà il momento manderà uno dei Suoi figli a prenderlo e solo allora i Suoi familiari sapranno che cosa intende fare. Infatti è ancora un segreto, confidato solo a me.
E in attesa di quel periodo di festa, intanto che cosa fa? Continua col ricamo e la maglia, l'uncinetto e il cucito. Giornate di intensa e frenetica attività.
Ed è questa la vita che preferisce... Lei che non butta via mai niente, soprattutto il tempo che le è dato.

venerdì 21 ottobre 2016

SENTIMENTI (... come fiori in un vicolo stretto)


Fiori inaspettatamente rigogliosi che ornano un'apparente chiusura. E vorrebbero andare oltre, ma chinano il capo e pendono in giù. Per non scontrarsi con quel che vedono ed è palese.
Ricorrere ad immagini poetiche per esprimere il susseguirsi di emozioni anche contrastanti fra loro, è rasserenante ed efficace. Cominciare in questo modo mette ordine dentro, prepara un "cassetto" dell'animo foderandolo con feltro morbido, ché gli urti siano attutiti e ciò che di più prezioso c'è trovi degna dimora.
Sentimenti. Parlerò di Sentimenti. Quelli belli che senti sgorgare dal profondo, e non sembrano manco i Tuoi. Gli altri che vengono fuori per contrastare, e poi cerchi di rimediare trasformandoli, e pure ci riesci. E sei fiero di Te, perché non pensavi fosse possibile avere tale resistenza e pacatezza. E ti scopri così migliore.
Tutto in un solo giorno, compresa la "dolce evanescenza", regalo della Nostalgia del tempo in cui assaporavi il gusto dell'eternità. Come non dovesse mai finire. Istantanee di Vita, senza negativi.
Parlerò di Pazienza.
Pare arrendevolezza, rassegnazione a volte. Altro non è invece che consapevolezza di lasciar fare al tempo, che renderà giustizia per un'opinione volutamente sbagliata, un giudizio di comodo. A parte che non si dovrebbe mai esprimere un giudizio, a meno che non sia di tipo scolastico, e questo non riguarda certo persone più che adulte.
E sarò felice.
Perché per fortuna mia e non solo, sono fatta in un certo modo. Credo talmente di non essere così "significante" da pensare di passare indifferente agli occhi altrui. Praticamente invisibile e non "giudicabile". E invece accade il contrario, ma non essendo "tarata" in quel senso non me ne accorgo e per me continua ad essere impossibile sottoporre a giudizio.
Così, naturalmente e comunque serena sempre.
Perché se male non fai, timore non puoi avere. E il torto eventuale torna indietro con effetto doppio. Ed ecco che il cerchio si chiude e giunge il tempo che rende giustizia. Lo potrà fare in tanti modi, magari con dei ricordi in fondo ad un cassetto, che distraggono ma accarezzano pure il Cuore. Che ti fanno comprendere quanta strada hai fatto e ciò di cui sei stato capace.
Nel bene e nel male hai costruito qualcosa, tenti di farlo ancora con forza e determinazione, e di tutto questo nessun giudizio, alcuna presunzione mai potranno privarti.
E ugualmente belli saranno quei fiori che pendono in giù.

giovedì 20 ottobre 2016

AUTODIDATTA DI CUORE


Non conviene mai stabilire uno schema fisso in cui programmi e scadenze e date si susseguono per essere rispettati. O per lo meno è opportuno garantirsi per principio una certa elasticità.
Oggi è stato un mercoledì, e solitamente ogni mercoledì diventa uno dei "Nostri Mercoledì". Mio marito ed io stacchiamo la spina dalle quattro mura e usciamo fuori porta, alla scoperta di posti semisconosciuti e paesi piccolissimi. E' un modo per ricaricarci ed anche ritrovare un interesse comune.
Ma questo è stato un Mercoledì diverso. Una serie di coincidenze non coincidenti con le decisioni prese ha fatto saltare il programma vecchio e pure quello alternativo. Assolutamente niente di grave, al cambiamento si resiste non andandogli contro... come tante volte è stato detto... ma allineandosi con l'adattamento. Ed io mi sono adattata. Mio marito pure. E' uscito da solo... a comperare il pane, ed è tornato all'ora di pranzo.
Ma a me piace pure stare da sola. Ho imparato a scavarmi una "nicchia" speciale dentro, e lì mi rifugio quando sono sola. Mi tengono compagnia i ricordi antichi, ma in numero maggiore quelli recenti. Magari di qualche giorno prima, se non addirittura... ieri.
Già... ieri. Quando una signora che non avevo mai visto mi ha chiamato fata, perché il caso ha voluto mi avvicinassi a Lei al momento giusto con un sorriso e un cestino di caramelle e speranze. E un'altra voleva aiutarmi ad attaccare la locandina porgendomi i pezzettini di scotch. E poi ancora, un paziente mi ha accolto così... Finalmente, lady caramella!
E tanto tanto altro. Perché con qualcuno si discorre molto e si va anche sul profondo...
Lo sai... ha esclamato ad un certo punto quello stesso di prima... mi piace parlare con te. Fai riflessioni profonde. Ma sei... che cosa?
Io...? Non sono assolutamente niente. Condivido le emozioni di un tempo, filtrate attraverso l'esperienza altrui. E in questo mutuo scambio imparo tanto.
Insomma... sei una "praticona"?
Beh, in un certo senso. Magari azzardiamo, che ne dici... autodidatta?
Ma si, hai ragione. Un'autodidatta di Cuore.

mercoledì 19 ottobre 2016

FATA SMEMORINA (appunti di una giornata di cambiamenti)


Che bel titolo ho scelto stasera, mi è venuto su spontaneo in linea con l'argomento. Come sdrammatizzare una giornata di cambiamenti, alleggerirla di qualche disagio, adoperarsi per una piccola magia. Far vedere il lato positivo di una nuova situazione.
Sapevo della cosa già da qualche giorno ma per somme linee e anche in modo confuso, poi stamattina ero ancora a casa quando mi sono arrivati un paio di sms... 
... con tutte queste trasformazioni qui, in reparto non si capisce più niente.
E a seguire un altro da persona diversa...
... sono stata in reparto per il prelievo. Ora si va al piano di sopra per prelievi ed accettazione, e lì si aspetta fino a quando il medico non è disponibile e chiama su l'infermiere che fa scendere. Le terapie restano al solito piano, ma nessun parente in camera.
Caspita, mi sono detta, finalmente qualcosa cambia. Ma sicuramente qualcuno avrà da protestare, il cambiamento anche semplice pure buono disorienta sempre, è insomma una sorta di trauma, anche una crisi, una specie di frattura. Che altro dire...? E' cambiamento e richiede tempo giusto per adattarsi.
E pure per me... stamattina dovevo esporre le nuove locandine del Make Up, e pensavo... speriamo di non intralciare, perché immaginavo chissà quale confusione. Poi sono arrivata, e tutto sommato la situazione era sotto controllo. Tanto spazio ai lati del corridoio, nessun parente vagante, né vociare stile centro commerciale. Una via di mezzo tra una beauty farm e un ritiro spirituale. Sottovoce qualcuno protestava... ma poca cosa, giusto perché l'essere umano ama farlo anche di fronte la bontà palese di un cambiamento. Andava male prima, non va bene adesso. Non si centra mai l'obiettivo.
Va be', comunque è andata. E la tranquillità inusuale della situazione ha regalato a me, per un momento, una specie di stordimento da antistaminico, che mi ha fatto confondere un paziente ex infermiere con un altro ex ferroviere, però mi ha fatto pure meritare il titolo di "fata" sorridente e... imbambolata.
I cambiamenti repentini sono così, prendono, coinvolgono ed è un bene lasciarsi andare, trascinare quasi in un'altra realtà. Ci si adatta più in fretta in questo modo, per diventare poi più forti.

martedì 18 ottobre 2016

IL BIVIO


Stasera, secondo incontro del GAMA, d'impronta fortemente spirituale ma concreto e perfettamente contestualizzato.
Il Dolore come bivio.
Quante volte avremo sentito dire... siamo nati per soffrire... semplificando in modo non propriamente esatto un concetto molto più ampio e profondo. L'Uomo non è stato fatto per il Dolore, anche se questo innegabilmente appartiene alla vita.
Il Dolore arriva ad un certo punto dell'esistenza sotto forma di un momento di crisi. Si presenta come un bivio.
Non c'è una spiegazione logica alla sofferenza, e dal punto di vista cristiano riusciamo a trovarne una solo nel Cristo che muore in croce. E forse un caso non è che il bivio sia una sorta di croce, che naturalmente impone una scelta. Non è alla fine importante quale percorso intraprendere, ma come affrontarlo per arrivare fino in fondo. Si tratta di guardarsi bene dentro, chiamare a raccolta tutte le risorse, e se in difficoltà chiedere aiuto. Mettendo pure in conto il rifiuto, l'incapacità dell'Altro a darne. E anche questo, secondo me, potrebbe essere visto come opportunità. Perché sarebbe l'occasione di vedere, andare oltre e scoprirsi capaci di grande autonomia. Pur di non inabissarsi nella disperazione.
Affrontare il dolore... chiedere aiuto... insistere, dimenarsi persino per non morire.
Non arrendersi quindi... è una delle strade del bivio. Non decretare in anticipo la propria fine.
C'è una simpatica storiella che esemplifica il concetto.
Tre rane, saltando finirono in un secchio di latte. Due si sentirono subito perse... non ce la faremo mai ad uscire, moriremo... e rassegnate al triste destino, non tentarono nemmeno e morirono davvero.
La terza, invece... no, un modo deve esserci, c'è sempre la soluzione... e pur di non affogare prese a dimenarsi con tutte le sue forze. Fino a quando il latte non si solidificò, diventando burro e a lei fu possibile salvarsi.
E in effetti, è così. Non scoraggiamoci mai, non perdiamo la fiducia neppure di fronte all'evidenza. Una via d'uscita c'è sempre, si tratta di tentare e cercare e provare. Alla fine un varco si aprirà comunque. E sarà la salvezza.

lunedì 17 ottobre 2016

UNA DOMENICA COSI'...


Praticamente in solitudine, con tanti pensieri "a fuoco", progetti in esame, e con la netta sensazione di essere sempre nell'occhio del mirino. Nel bene e nel male. Beh, capita...
Saranno gli sbalzi di temperatura... ha esclamato semplicisticamente Chi mi sta accanto, poi è uscito lasciandomi con un disagio in più. Constatare effettivamente che anche oggi come ieri e l'altro ieri ancora, un caldo strano per questa stagione l'ha fatta da padrone. Ma pure il freddo che l'ha preceduto era strano, e così ti senti destabilizzata, perso il controllo come una foglia al vento. Però questa almeno ci sta. Ed un tassello giusto riporta l'equilibrio più o meno.
Sola in casa stamattina ho preso a fare le cose di sempre, le faccende domenicali che non rispettano il settimo giorno, quello in cui il buon Dio si riposò. E il silenzio ha fatto da eco all'odierna solitudine. In realtà non mi sento a disagio in compagnia di me stessa, anzi a volte desidero quei momenti, però quando un certo tipo di umore mi porta ad una profondità eccessiva, resto sgomenta. Dimentico che è bene non sempre porsi delle domande cui è difficile dare risposte.
E oggi è stata una domenica così...
Il tempo mi correva dietro, ed io facevo lo stesso col tempo, e in quel cerchio ideale alla fine mi fermavo al centro a pensare. Riuscirò a tenere fino in fondo?
Riconosco una mia certa fragilità, ma vedo che non è capita. Non cerco approvazione, bensì considerazione. Per quel poco che sono, ma completamente.
Qualcosa può cambiare, mi sono detta... e poi è stato un lampo, mi è venuta di getto una "composizione". Non una prosa né una poesia, diciamo... uno "scherzo poetico", a volte mi succede.
Così... qualcosa può cambiare, è stata la "traccia" da solcare, e poi è diventato "titolo"...
Piedi ben piantati in terra, sguardi rivolti verso mete vicine eppure lontane.
Vite legate al Tempo che corre, in un marciare continuo e faticoso.
A tratti, sfiniti, ci fermiamo.
Miracoli e sogni scompaiono perché non possono esistere.
Che cosa ci sfugge?
Fermi, senza affanno riscopriamo noi stessi.
Guardiamo chi è vicino, comprendiamo il suo bisogno.
E finalmente sarà il nuovo orizzonte, chiaro, definito,
per l'Uomo che non ignora l'uomo.
E così... alla fine sono tornata alla mia "nuova me", con quelle sole priorità che ora riconosco.

sabato 15 ottobre 2016

15 OTTOBRE 2010 - 15 OTTOBRE 2016


Un anniversario. Poche parole.
Oggi... le stesse lacrime. Ma senza una causa precisa.
O forse, si. Inspiegabile.
venerdì 15 ottobre 2010
Stasera sono stanca, molto stanca. Mi sento come se stessi partecipando all' Olimpiade della mia vita, un'enorme competizione, di grande portata, con tante gare da affrontare e da vincere a tutti i costi. Oggi ho vinto la prima veramente importante. Dopo quattro cicli di rossa e dodici infusioni di Taxolo è finita!
La risposta è stata più che positiva, la TAC non ha rilevato presenza di metastasi ed è finita!
Eppure è strano: voglio piangere e piango davvero. Finisci una gara, la vinci anche e piangi. Piangi di gioia, di stanchezza, piangi perché ricordi l'impegno e la fatica che c'hai messo per raggiungere quel traguardo, piangi perché sai che non puoi fermarti, devi andare avanti senza illuderti, senza adagiarti perché la forza va allenata, altrimenti perde di energia ed un'altra volta potrebbe non avere la stessa efficacia. La penso così, forse è una specie di delirio il mio, ma di delirio in delirio percorro questo cammino, mi pongo delle sfide e le vinco. Per ora è 1 a 0 per me, però so che devo stare all'erta, cauta, guardinga, ma serena.
Ed ecco che ritorna la " serenità " a farla da padrona, la mia " cara Signora " che voglio sempre accanto a me, che "il mio dottore" (non voglio più usare le iniziali puntate quando parlo di lui, sarebbe troppo freddo e distaccato farlo e non lo merita) mi ha sempre raccomandato come arma per poter guarire, offrendomi il suo appoggio fin dal primo giorno. Allora avevo tanta paura, però di una cosa ero sicura, VOLEVO VIVERE, e l'avrei gridato con tutte le mie forze, mi bastò dirlo a lui quasi sommessamente ma con determinazione e mi rispose... "Ti aiuterò", e così è stato. Oggi quando mi ha detto che questa fase è conclusa, gli ho chiesto... ed ora?... la sua risposta è stata, "Mi devi solo voler bene", alludendo ad un mutuo scambio di dono e gratitudine, quest'ultima davvero grande da parte mia verso chi con tanto scrupolo e umanità mi ha curato fino ad ora e continuerà a farlo.
Così scrivevo quella sera, e le lacrime rigavano il volto.
Sono contenta di aver tenuto il diario dei miei giorni di malattia.
Rileggere mi fa bene, fa riemergere i "frammenti" di quel che è stato. Come smuovere la cenere di un fuoco spento, qualcosa brucia ancora, ma alla fine perde vigore ed è solo cenere.

APPUNTI... PER RELAZIONI UMANE


A... come appunti.
A... come Accoglienza... Ascolto empatico... Aiuto... Accompagnare.
Le 4 A di una vera e propria professione, da svolgere con serietà. Senza remunerazione se non quella che viene dal Cuore. Il Volontariato.
Semplici regole da assimilare, tenere bene a mente, impegnative da mettere in atto. Utili anche nel relazionarsi quotidiano.
A... come Accoglienza.
Accogliere l'Altro non solo fisicamente, mettersi in sintonia, ché l'Altro possa sentirsi rassicurato già dalla sola presenza di Chi lo accoglie. Poi mettersi accanto, disponibile all'Ascolto.
A... come Ascolto empatico.
L'Ascolto empatico è un'arte assai difficile, richiede allenamento. Entrare ed uscire... ché l'Altro non avverta superficialità ma vicinanza serena.
A... come Aiuto.
Aiutare l'Altro a tirare fuori le proprie risorse, sottolineandone le capacità. E' l'arte della "maieutica", far partorire il meglio di sé. Aiutarlo pure a raggiungere lentamente l'Autonomia, in modo che possa andare sulle proprie gambe, riuscire ad affrontare difficoltà e problemi. Evitare che si stabilisca un rapporto di dipendenza. La dipendenza, infatti costituisce un "disvalore".
A... come Accompagnare.
Diventare compagni di viaggio dell'Altro. Consapevoli che quel tempo trascorso insieme non tornerà più. Riempire il Presente dell'Altro di eternità.
Stasera mi sono dedicata a questo... ripassare delle regole per tentare di non sbagliare. Difficile è relazionarsi sempre, quando poi scegli di metterti in gioco, approcciare a Chi vive momenti di particolare difficoltà richiede un grande senso di responsabilità. Da Te può dipendere un "pezzo di strada" da percorrere Insieme.

venerdì 14 ottobre 2016

ANTENNE


Antenne ideali per una sensibilità reale che non sapevo di possedere. Almeno non a tale livello.
Cominciò mia madre, bontà Sua, a ripeterlo sempre sin da quando ero bambina e poi ragazzina.
Sei troppo sensibile... e quando raggiunsi l'età della consapevolezza, mi convinsi che la sensibilità fosse un limite. Una carenza, un difetto. Perché faceva soffrire, e pure tanto. 
Probabilmente questo accadeva dal momento che nessuno mi aveva aiutato a saperla gestire questa sensibilità, a orientarla nel verso giusto per metterla a frutto, in modo che fosse una grande risorsa.
Ora ai tre quarti della mia esistenza, con il vissuto di un certo tipo, e tanto lavoro su me stessa, risorsa è diventata ma a volte soffro lo stesso. O sarebbe più giusto dire... ne sento tutti i contraccolpi.
Sono mite e accomodante per carattere, ma la malattia ha fatto emergere un forte senso di sopravvivenza che si scontra spesso con l'ingiustizia e le prevaricazioni. Sento il disagio a pelle, vorrei urlare quello che sento, ma qualcosa mi frena. Così che poi mi ritrovo quasi a parlarmi addosso...
Ma a che serve essere miti? Diventa ad un certo punto anche faticoso, pure se la mitezza e l'accomodamento ti appartengono. Sembra una maschera che indossi all'occorrenza, eppure non lo è.
E' come se possedessi un paio di antenne, simili a quelle delle timide chiocciole. Ne avete mai osservata una mentre fa quell'unica cosa che sa fare?
Striscia piano, è lenta e silenziosa, si guarda da un lato e poi dall'altro, china la testa e poi s'inarca. Quasi a voler dimostrare per prima a se stessa che qualcosa fa oltre che strisciare. Poi però avverte il pericolo, sono le antenne che ne danno avviso. Allora si ritira nel suo guscio dove trova rifugio e protezione. Lì, rintanata resta per un po', ma poi riprende perché è per quello che è nata, sarà pure un "magro scopo" che non porta granché di frutto, però...
Basterà la scia d'argento che lascia dietro di sé, la prova che è stata per esserci tutto il tempo destinato. Comunque mai tempo perso.

giovedì 13 ottobre 2016

NEL PAESE DELLE FATE



Si, oggi ci siamo stati in un paese delle fate, o meglio l'abbiamo immaginato. E quando i pensieri riescono a sintonizzarsi con le immagini tante volte viste nei sogni non solo da bambini, si può vivere anche per poche ore in una realtà che non c'appartiene. Volutamente scelta o casuale.
Zungoli, questo il nome del paese da Noi visitato oggi. Un paesello così piccolo da poter essere visto, compreso quasi con un'occhiata. Sai... tipo quelli che trovi in una palla di vetro con la neve, ma sconosciuti e non c'è nemmeno una scritta scolorita sotto? Beh... Zungoli è proprio così. E poi "fantasticamente" semi deserta e silenziosa. Stamattina abbiamo incontrato una vecchina che c'ha guardato come fossimo extraterrestri, un pastore che stava per fatti suoi con quattro pecorelle, due cani e quattro gatti, di cui uno ci ha seguito e nell' ultimo tratto preceduto fino ai giardini del Castello, ma giusto per far notare che a lui era consentito entrare, infilandosi tra le sbarre del cancello, mentre l'ingresso ufficiale era precluso agli umani. Chiuso ai visitatori, perché Castello e relativo spazio verde appartenente a privato che ne fruisce pochi giorni in estate. Però tutto estremamente ben curato.
Bello quel Castello, quanto bello non saprei descrivere. Su una piazzetta grande quanto il soggiorno di casa mia. Un bar e una cappelletta... qualche vascone... si fa per dire... coi fiori. Tutto qua.
E in questo paese così piccolo solo vicoli a salire e scendere, tanti comignoli già fumanti e ampie terrazze su un panorama di verde lussureggiante.
Vivete in un paese proprio da favola... ha esclamato mio marito visibilmente entusiasta, rivolgendosi al ragazzo di un chiosco-bar di fronte a un minuscolo supermercato ad orario ridotto.
Si, certo... come no? È 'na favola proprio, ma per Chi viene e poi se ne va.
Già. Come dire avere un tesoro e non apprezzarlo, o sentirsi scontenti per quello che manca e non contenti per ciò che si possiede.
Ah... benedetta gratitudine, dove sei?

mercoledì 12 ottobre 2016

MI ABBANDONO ALLA LUNA CHE DORME


Si... stasera la luna non c'è. Coperta dalle nuvole che non si vedono, dorme. O si nasconde per impedire ai sogni di farsi strada.
Già, ci sono giorni che si concludono in questo modo. Consapevolmente ma pure col magone. Non si può evitarlo perché le emozioni non sono programmate.
Stasera mi sento così, col Cuore affollato e nella Mente i pensieri "in lista d'attesa", perché sono tanti e tutti meritevoli di priorità. 
Vorrei...dire di Lui, che oggi ho trovato sorridente nonostante tutto e loquace, e vederlo così mi ha rasserenato non poco. Per il Suo e non il mio bene. Mi ha stretto la mano, accarezzato il braccio, e in quei brevi tentativi di contatto c'ho trovato finalmente la voglia di aggrapparsi... a qualcuno? O forse a qualcosa, magari la vita.
Vorrei... condividere i due messaggi più importanti di questo giorno. Uno di gioia, che lascia ben sperare in una ripresa, e un altro proiettato al futuro immediato... domani, con un'altra dura sfida da affrontare e vincere.
Vorrei... affermare che oggi è stata una giornata positiva per tutto. Ma non posso. Perché ho appreso notizie che lasciano il vuoto e l'amarezza, e questo fa calare un'ombra sempre, in quanto non si fa mai l'abitudine e poi il corso dei pensieri non può non accorciarsi. Per questo si mettono in lista, aspettano la ripresa e l'ordine giusto. Ché siano chiari e positivi come sempre.
Tra un po', smorzate le luci e chiusi gli occhi fisserò il punto, la linea, o il piccolo cerchio più colorato come fantasiose e astratte immagini di un caleidoscopio ideale, e mi abbandonerò alla luna che non c'è per farmi cullare. Passerà, questo stato d'animo perché tutto passa. Riprenderanno vigore le parole.
A domani... perché sia migliore.

martedì 11 ottobre 2016

SEQUITUR


Ammetto che non sia sempre facile, però l'unico modo per vivere senza rimetterci troppo è restare ancorati al presente. E di quel preciso momento pensarne, scegliere e agire. Il passato è storia vecchia e a volte si stenta pure a ricordarlo per intero, del futuro non è dato sapere e... direi pure, meno male altrimenti si procederebbe troppo spediti o al contrario a rilento perché timorosi, quando si sa che il ritmo deve essere sempre lo stesso perché segue un preciso disegno. Come unire "puntini numerati" nell'unica successione possibile perché si ottenga al termine un'immagine.
Serve un certo ottimismo, è chiaro. Occorre crederci che tutto andrà per il meglio, anche quando ogni tanto s'affaccia un ricordo che apre il varco ad un pensiero... e mi fermo qui, per non cadere nella retorica scontata e inutile che non mi piace più.
Vivere giorno per giorno, assegnando al giorno corrente un colore. Perché poi la vita nel suo insieme sia vista a colori, con punte di tinte pastello che tanto riportano all'infanzia, era felice dell'esistenza. Ecco... del passato io salverei solo l'infanzia.
I bambini non hanno passato né consapevolezza di un futuro che non sia quello imminente. Per loro esiste solo... domani.
Parliamo tanto male dei social, arriviamo al punto di considerarli luogo e strumenti di perdizione, ma alla fine un merito lo riconosciamo. Permettere a molti di ritrovarsi. Amici di vecchia data, parenti di ennesimo grado, compagni di scuola. E nello scambio di dati e notizie trovare tante affinità di vissuti.
A me è capitato proprio stasera. E se prima già non mi consideravo sola, unica "vittima sacrificale", adesso mi sento in "buona compagnia".
La Vita riserva a Tutti delle sorprese, che poi alla fine non sono tali visto che il riscontro emotivo è lo stesso. Si tratta di non averne una "visione piatta" e un'"opinione amara", almeno non totalmente.
Tentare sempre, sforzarsi al massimo dopo aver sfoltito il peggio, di trovare la "nota" colorata e meno amara del momento che si vive. E che domani costituirà per qualcosa di positivo un passato da condividere.

lunedì 10 ottobre 2016

UNA PASSIONE "VINTAGE"

Adoro le scatole di latta, di ogni forma e grandezza. Sanno di antico e tradizione, mi riportano ai tempi dell'infanzia.
Ecco, la prima che mi torna in mente è quella in cui mia nonna conservava i bottoni staccati da camicie e abiti dismessi. Sul coperchio portava a rilievo una coppia di cani da caccia che puntavano la preda. Tutto intorno alta vegetazione.
Prima dei bottoni, lo ricordo bene... era stata la scatola regalo di caramelle a più gusti. Po avrei voluto farne il contenitore dei miei ritagli di giornale, ma all'epoca vigeva l'ordine tassativo... non si chiede, non si sceglie, e di conseguenza non si desiderava neppure. Sarà nata da lì la mia passione quasi maniacale per le scatole di latta. Dalla scatola coi cani, e pure da quella che aveva quasi la mia età. Mia madre ci conservava le spezie e le bustine di lievito per dolci, quando l'apriva pareva di essere entrati in una drogheria, un bel po' di tempo prima invece c'erano stati i biscotti per la prima infanzia.
Che bei ricordi. Soprattutto quando riportano a quell'epoca della vita, un'oasi felice dove trovare ristoro quando sei stanco, oppresso dai pensieri, da certe ansie. Anche se le preoccupazioni non riguardano Te nello specifico, ma passano veloci per l'animo perché è inevitabile quando ci si mette in gioco totalmente.
Parlavamo quindi di scatole di latta...
Cominciai a raccoglierne e ne misi insieme tantissime, tanto che non sapevo più dove sistemarle. Allora presi ad usarle. Dallo zucchero al caffè, dalla pastina al riso... e pure le ricette ritagliate dalle riviste di cucina e dagli involucri di cartone per le scatole di tonno. E poi in bella mostra sulle mensole e nella credenza in cucina. Caldo ed economico shabby chic fai da te.
Da qualcuna di quelle scatole mi separai poi senza dolore, quando mi prese il desiderio di farne regalo con le caramelle. Ero appena venuta fuori dal pieno della malattia, entusiasta e consapevole del giusto valore delle cose, che diventa ancora più prezioso quando lo si condivide.
Ne ho comunque ancora... e stamattina mi sono ritrovata a fissare il coperchio di quella che contiene i biscotti per la colazione. Quasi ipnotizzata, perché il pensiero era in quel momento altrove, ho provato un'antica emozione. Il conforto caldo che cerchi e trovi quando hai freddo al Cuore.

domenica 9 ottobre 2016

OGNI GIORNO SU MISURA


Cambiare volta per volta impostazione sin dall'inizio, come per la prima pagina di un quotidiano. Iniziare con entusiasmo, mettendo in conto che qualcosa può non andare come previsto, e allora senza remore e rimpianti mostrarsi subito pronti a ricominciare. Non è mai la fine ma sempre un nuovo inizio.
Sprone e consigli validi, per carità... ma Tutti sappiamo che spetta ad ognuno trovare forza e determinazione per riprendersi.
Coltivare interessi e nuove attività, stringersi agli affetti antichi e nuovi... tenere occupata la mente, magari distraendosi. Lavorando con la fantasia, cambiando le abitudini di sempre.
Ad esempio, io ho deciso che da oggi il "mio sabato" non sarà più lo stesso. Fino ad ora è stato il giorno delle grandi pulizie, bucato, spesa e di tutte quelle cose che servono ma tolgono tanto, troppo tempo all'"essenziale". Che altro non è che ritrovare Te stesso nella tranquillità di pensiero, nel fare qualcosa che riduca l'ansia che da Te proviene o esula da Te e che comunque si scarica sulla Tua persona.
Così dopo i "Nostri Mercoledì", da oggi è stato formalmente ufficializzato il "mio sabato". Con programma di volta in volta diverso, personalizzato. Decido io che cosa fare... il "non programma".
Stamane siamo usciti, mio marito ed io, per uno shopping senza fare acquisti. Solo per il gusto di guardare le vetrine, sbirciare in qualche negozio e poi venirne fuori senza nemmeno un pacchettino.
Dà una bella sensazione il pensiero di poterlo fare praticamente all'infinito, perché ancora devi incominciare, mantenendo così costante il livello di interesse all'esterno di quelle quattro mura che a volte sembrano essere, si morbide ma "opprimenti di certezze".
Per concludere riguardo il "mio sabato", alla fine qualcosa l'abbiamo pure comperata. Una scatola di 20 flaconcini di fermenti lattici... ma questa è un 'altra cosa.
Pomeriggio poi trascorso a cercare di fare via telefono la disdetta ad un "servizio" non richiesto, ma per un consenso carpitomi con l'inganno, e ancora in chiesa per la messa dove mi sono trovata alla professione dei Voti Perpetui di un frate. Un'ora e più in piedi... ma che fa?
E' stata un'altra realtà. Trovarsi come sospesa, tra il "come sempre" e il "non per sempre". Pronta a mettere il piede saldo e fermo sulla terra, e nello stesso tempo non perdere di vista il Cielo, e poter continuare a guardarmi dentro, a ciò che sono davvero.
Non fantasie, ma pensieri in volo.

sabato 8 ottobre 2016

INCONTRARSI PER CASO


Stamattina. Nel medesimo ambiente che ci vide vivere lo stesso momento senza mai incontrarci. Giorni diversi, o forse solo questione di ore. Chissà. Comunque fecero sì che tra Noi un incontro ci fosse, perché scoprissimo una straordinaria affinità messa ancor più in risalto dalla diversità dei caratteri.
E poi due "punti di vista" affatto contrastanti e piuttosto paralleli. Incontrarsi senza scontrarsi mai.
Il giorno che ci conoscemmo ognuna portò un piccolo dono all'altra. Cosa piacevolmente strana anche questa. Lei mi regalò un piccolo angelo fatto con le Sue mani, io una cornucopia d'augurio. Quella prima volta ci confrontammo commosse, reduci com'eravamo dall'evento e nello stesso tempo a tratti euforiche, seguendo la logica assai particolare di Chi si sente quasi "onnipotente" per aver riconquistato l'intero mondo sfuggito tra le mani. Ci congedammo facendo il tragitto di ritorno a casa col medesimo bus.
Da quel primo incontro sono trascorsi quasi sei anni, e in seguito non sono state poi tante le occasioni in cui ci siamo riviste, però quando è successo il confrontarci è stato sempre motivo di arricchimento. Le Nostre opinioni... tasselli diversi che trovavano il punto d'incastro per farne una sola, comune poi ad entrambe.
Tempo fa ho letto una citazione che mi è piaciuta tanto, sicuramente assai nota...
"Siamo Angeli con un'unica ala. Possiamo volare solo abbracciati".
E in certi casi, come il Nostro caso, quello di persone accomunate da un'esperienza forte, estrema con un vissuto emotivo intenso, non è nemmeno necessario essere fianco a fianco per "volare". Ci si abbraccia idealmente d'anima, consapevoli e bravi a gestire emozioni e timori. Ma talmente fragili da sentirsi feriti a volte anche da un solo raggio di luce.

venerdì 7 ottobre 2016

MIO CARO PROVOCATORE


Beh, certe volte davvero non so a che santo votarmi. Parole giuste non me ne vengono, non so se è il momento giusto per parlare, e poi... in che modo replicare?
E se mi do un'ideale spinta ed oso, subito dopo mi coglie il dubbio... e se ho sbagliato? Così nell'immediato ricorro all'ironia, e se fortuna mi assiste provoco un sorriso con un sorriso.
Appunto...
Ok, prendo la caramella al caffè. Ma posso... anche un bigliettino?
La giovane signora, caregiver di Suo padre, molto ben disposta e socievole ha accolto bene le mie "proposte".
Si, va be'... 'u bigliettino. Lo prendi o non lo prendi, non è che ti cambia l'esistenza...
A parlare era un signore seduto accanto e in attesa pure lui.
No, a me cambia. Lo so che sono parole, ma in questo momento servono proprio.
Mi sono allora rivolto a quel signore, che mi sembrava poco convincente nel voler apparire non convinto.
Perché non ci credi...?
Ci credo o non ci credo, non è che mi cambia la vita.
E' certo che non te la cambia. Per un momento però te l'aggiusta.
E lo so. Ma me l'accomodo da solo perché mi autoconvinco.
Bravissimo. Vuol dire che le parole giuste le conosci, e forse non hai bisogno di leggerle. Ma si tratta sempre di parole messe insieme a formare pensieri positivi.
Mi ha guardato per qualche secondo, e poi non ha potuto fare a meno di ridere. Una risata ampia, non fragorosa ma convincente, almeno questa.
Meh... non dico altro. Mi hai capito.
Vero. Ho capito che sei un simpatico provocatore.
Provocatore... beh, si... sono scherzoso. Sennò come si può campare?
Già, mio caro provocatore... come si può se non ci coloriamo gli orizzonti con quello che abbiamo a disposizione? Buonumore e ironia... cordialità e fiducia.
Sono le doti giuste, lenti colorate che non cambiano la realtà ma ne attenuano i toni forti e ne ravvivano quelli spenti.

giovedì 6 ottobre 2016

C'ERA UNA VOLTA UN POZZO...



... e una torre e un orologio ormai fermo da tempo. E tutto intorno una verde collina, e castagneti.
Questo è il periodo che raccolti i ricci, dei frutti si riempiono i cesti. E nel penultimo fine settimana di ottobre ci sarà la sagra annuale, castagne ovunque e in tutti i modi, profumo d'autunno e calore familiare. Anche se vissuta all'esterno per le vie, in piazza, nei vicoli...
Parlo di Melfi, comune della Basilicata, cittadina dal silenzio suggestivo, il castello dominante la valle sottostante, e i castagneti appunto che la rendono famosa. "La Varola" è il nome della sagra che si terrà pure quest'anno il 22/23 ottobre, ne abbiamo letto la locandina in un bar dove ci siamo fermati per un caffè.
Viene gente per la festa della castagna?... abbiamo chiesto al titolare,
Insomma, più che altro dai posti vicini. Noi vorremmo qualcosa in più, perché il Comune ci mette i soldi...
Già, è sempre una questione economica, e spesso quando i risultati sono deludenti ci si dimentica di ciò che è a prescindere, bellezza del luogo e tradizioni. Cose che invece vengono notate da Chi non è del posto, come è stato per Noi oggi, in uno dei "Nostri Mercoledì".
Tempo incerto ha fatto sì che scegliessimo una località tra le meno distanti, in caso di pioggia saremmo tornati indietro non troppo sconsolati. E la scelta è stata azzeccata, e il tempo clemente anche se piuttosto freddo per un inizio di Autunno. Poi le cose belle che abbiamo visto e immortalato nei numerosi scatti hanno fatto andare veloci le ore, mentre con l'immaginazione si tornava ad un passato remoto mai visto ma così ben reso in dettagli che non si poteva non restare affascinati.
Nel castello Federiciano sulla sommità della collina è allestito un Museo Civico ricco di reperti, una mostra fotografica riguardante le tradizioni religiose del luogo, un salone per ricevimenti. E nel cortile il famoso pozzo citato all'inizio, completo d'acqua, carrucola e secchio, e se fosse stata sera... ne sono certa... non sarebbe mancata la luna. E con la "luna nel pozzo" l'atmosfera da fiaba sarebbe stata completa. Tutto coinvolgente davvero.
Poi... scendendo in paese, per le vie del Borgo Antico, quel silenzio percorso solo dalla voce del vento a tratti dava la sensazione di essere in un luogo disabitato. Mamme e bimbi per le strade unicamente all'ora di uscita da scuola. Le loro voci si stagliavano nell'aria rarefatta, come poche luci nel buio. Tutto emotivamente vissuto anche questo.
Le chiese a Melfi sono aperte pure nel primo pomeriggio, ed è così che abbiamo potuto visitare la Cattedrale dell'Assunta, nella piazza principale e accanto al ricco Palazzo Vescovile. Ampia, ricca di decori, un invito alla spiritualità secondo i canoni. In verità non proprio nelle mie corde, ma comunque mirabile dal punto di vista artistico.
E anche stavolta così siamo usciti, e pure riusciti ad andare e tornare nonostante il Tom Tom che ama i tratturi e le strade impervie. Oggi ci siamo imbattuti persino in un gregge di pecore che aveva occupato l'intero spazio. Sono state però gentili le pecorelle, accostate al margine della strada hanno fatto largo, salutandoci in coro.
Belati, natura e tramonto per un mercoledì ancora da raccontare.

mercoledì 5 ottobre 2016

VEDERE... ROSA


Può essere una strategia, in realtà è atteggiamento innato o acquisito. Dipende. Per me c'è stata recente consapevolezza e forse lo era da sempre. Vedere, guardare in rosa... sfoltire l'inutile e il dannoso, ricavando il meglio. Se così è, per analogia il Buono non può che essere rosa, e concludendo insomma... il Male non esiste per Chi è ottimista. Persino quando prendono i pensieri negativi, perché all'improvviso arrivano come nuvole grigie e altrettanto in fretta lasciano il posto a squarci di azzurro e spazi di ampio respiro.
Con questo preambolo ho voluto condividere il mio stato d'animo degli ultimi tempi. Passano gli anni e cerco di darmi certezze, pur sapendo che restano quel che sono... ferme più o meno e fino a prova contraria. Comunque Vivo e... non so come... riesco a trasmettere serenità a detta di molti.
Sono diretta sempre, sarà per questo... me stessa ovunque, senza veli e sforzi per coprire alcun turbamento. A meno che non si tratti di evitare ulteriore sofferenza a Chi ho di fronte, a coloro che mi sono accanto, persino a Chi sono stata indifferente per un certo tempo e poi... guarda caso e non per caso...si accorge di me.
Sono contenta lo stesso, perché ho trovato il mio "modus vivendi", l'antidoto al "quotidiano avvelenamento".
Non vado guardinga, cercando il difetto, le carenze ad ogni costo. Così mi compiaccio perché noto la bontà e la delicatezza dell'autista d'autobus che aspetta di vedermi seduta prima di ripartire. Bisogna dirle queste cose, anche il Bene può fare notizia, ed è conforto, invito a sperare in una realtà migliore.
Mi relaziono con persone che non vivono un bel momento, e mi dà grande gioia vedere che mi accettano, ricordano il mio nome, e dimenticano per un po' difficoltà e disagi. Vuol dire che il mio "vedere rosa" è contagioso, e mai come in questi casi un contagio è altamente consigliato.
Stamattina ho incontrato una "Rosa" che di solito vede sempre tutto rosa, ma oggi stranamente per Lei non era così...
Sono momenti... mi ha detto... va be', passerà. Mi dai una caramella per la bocca?
Certo che si. Quale gusto preferisci?
Una qualsiasi. Anzi, dammi quella con la carta rosa. Il gusto sarà di certo buono, sennò migliorerà sciogliendosi in bocca.

martedì 4 ottobre 2016

NON MOLTE COSE MA POCHE E FATTE BENE...


...per non rischiare il "superficialismo". Traduzione non proprio letterale da una citazione latina di Plinio il giovane... "Non multa sed multum".
Oggi, ripresa degli incontri quindicinali del GAMA all'insegna del cambiamento e delle novità. Nuove proposte per un ritorno all'"antico", con lo scopo di ritrovare l'autenticità di un gruppo di auto mutuo aiuto.
Il GAMA al suo sesto anno di vita, dopo aver fatto il giro di boa della sopravvivenza, deve dimostrare a se stesso e all'esterno di essere cresciuto in maturità e consapevolezza. E contemporaneamente non perdere mai di vista l'obiettivo per cui nacque, da un gruppo di cinque persone a dodici al termine del primo anno, per arrivare attualmente ad un numero sempre crescente intorno ai cinquanta. Se all'inizio infatti, la comunicazione era molto più semplice ed efficace, al momento risulta alquanto difficoltosa la condivisione delle problematiche individuali, per l'eterogeneità oltre che per il numero dei componenti. Malati oncologici alle varie stadiazioni, caregiver e uditori possono non essere sempre interessati ad un comune argomento o condizione o stato d'animo. Di base c'è la "malattia oncologica" ma vissuti ed emozioni sono ovviamente diversi.
E' stata così proposta la formazione di tre gruppi di condivisione, che dopo aver discusso individualmente di un tema, avrebbero da metterlo in comune durante una "plenaria".
Un "esperimento" senz'altro da provare, anche se non pienamente accettato da Chi teme lo smembramento del "grande gruppo" numeroso ma ben coeso dal forte senso di solidarietà. Ma d'altro canto è pure necessario per sua natura, raccontarsi per conoscersi ed aiutarsi in modo costante e sempre efficiente. Vedremo comunque in campo come poterci muovere responsabilmente e in maniera ordinata e costruttiva.
Si riparte intanto. E per la prossima volta faremo una "ricarica di spiritualità", proprio per incominciare con animo sereno. C'è tanto da fare... migliorare il servizio dei volontari in corsia, la ripresa del Make Up con maggiore professionalità, incontri a tema per acquisire strumenti e conoscenze. E poi, per ultimo ma non ultimo riprendere il progetto già attuato con successo del GAMA ITINERANTE. Uscite ludico-culturali che hanno cementato già lo scorso anno lo spirito di gruppo. Si spera quindi vada ancora e sempre meglio.
Tanta carne a fuoco, ma senza trascurare la "mission" e cercando di affrontare tematiche e problemi del singolo con assoluta serietà.
Noi ci proviamo insomma, e che il buon Dio ci aiuti...

VOGLIO CONTINUARE A VOLARE




Non è un'assurdità, tranquilli. E' un riferimento al mio stato d'animo abituale. Sentirmi le ali.
Non è presunzione né delirio di onnipotenza. Non mi sento un Angelo. Anche se qualcuno continua a chiamarmi così, ed è naturale perché sono capitata davanti nel momento di massima fragilità.
Non sono un Angelo, dicevo... ma ho imparato a volare. Coi pensieri, l'agire e il desiderio di poter continuare. La speranza di farcela sempre, e quell'impegno continuo nel mantenere viva la "fiammella" in Chi crede sia spenta definitivamente. Una sorta di Angelo Custode.
Del resto lo siamo un po' Tutti quando ci rendiamo conto della grande energia che ci avvolge. Dovremmo solo essere meno ciechi e sordi, e più attenti nella consapevolezza che ben spesa è tutta energia che torna.
E invece è qualcosa che acquisisci senza chiedere, quando ti ritrovi sospeso tra Cielo e Terra, in un "periodo di mezzo" e non sai bene dove andrai a finire. Per vivere cominci a sognare, e se in Te predomina il lato buono, prenderai ad essere più buono e a guardarti intorno. E all'improvviso noterai tutto l' "inosservato" fino ad allora. Non sopporterai che l'Altro soffra, e cercherai di ridimensionargli il Dolore, te ne farai carico e lo sgraverai di una parte.
E così saremo in due a sorridere, soddisfatti e grati.
Non sono un Angelo ma voglio continuare a volare perché non mi prendo mai troppo sul serio, e per me è tutto naturale. E poi pure se non ne ho mai visto uno, ne ho avvertito sempre la presenza di qualcuno. Dall'Angelo gemello all'Angelo Bianco... di un suo bacio sulla spalla sinistra poco prima di una serie di eventi che avrebbero messo in crisi tutto il Bene donato e ricevuto.
E di quelle nuvole mutevoli nell'aspetto all'improvviso... e degli squarci d'azzurro in un cielo più che grigio...?
Quante ne avrei da raccontare ancora...
Di sicuro c'è che un Angelo mi è sempre accanto per insegnarmi a volare quando l'ho scordato.

domenica 2 ottobre 2016

TI ACCOLGO E LEGGO I TUOI BISOGNI


Un'altra giornata di grande arricchimento quella odierna. Sono stata ad un convegno sull' "Accoglienza" in ospedale. Ho ascoltato alcuni interventi e, per ultimo ma non ultimo, quello della Nostra presidente che presentava l'Associazione di cui anche io faccio parte. Infatti nessun'altro più del GAMA può rappresentare l'essenza del tema trattato.
Comunque tutte molto interessanti le relazioni dei professionisti presenti, in cui sono stati ribaditi concetti già noti ma col tempo più raffinati.
La centralità del paziente, non più visto solo al centro del sistema ma artefice del proprio destino, con diritti e responsabilità. Fruitore di un servizio, diventa il "padrone di casa" che può pretendere la massima efficienza dai Suoi servitori (operatori sanitari).
La presenza sul territorio di vari consultori, e di qualche medico che si comporta autonomamente da consultorio. E' il caso di una pediatra di un paesino che per ogni bambino di cui si fa carico, la prima volta addirittura si reca a casa dei genitori per avere un quadro completo il più possibile della sua realtà.
E si è parlato di metodo di comunicare e strumenti, gestualità ed umanizzazione. Bastano 5 secondi per dare inizio ad una buona accoglienza. Un sorriso e un saluto pronunciato con pacatezza, e poi ben venga e senz'altro ben accetto tutto il resto.
Si deve tener sempre conto che la Persona che "approccia" all'ospedale vive un momento particolare. C'è nervosismo, ansia e a volte angoscia, deve perciò sentirsi a proprio agio in un ambiente che non si mostri se non ostile neppure freddo.
In un concetto olistico è da prendere in cura la Persona nella Sua interezza, in quanto corpo, animo e mente. A tale scopo è necessaria un'adeguata formazione degli operatori sanitari e anche dei volontari. Delicato e precario è l'equilibrio di Chi soffre, e cerca aiuto affidandosi alle cure di Chi ne sa.
Accoglienza, quindi... Ti accolgo e leggo i Tuoi bisogni. E' nell'etimologia della parola stessa. Una parola che richiama immediatamente un'altra, anzi a più di una...
Accoglienza senza differenze... Abbraccio stretto e dolce... Amore in assoluto.
Accoglienza come Amore di una mamma in Attesa. .
Alito di vita che trova nel sincronismo dei due Cuori, l'Ancora di salvezza, la speranza di veder la luce.
E avanti forse all'infinito... perché Accoglienza è Allargare le braccia per contenere quanto più si può... persone, Affetto, Armonia e Anime.
In un'unica parola, sempre e solo Amore.
Quello universale che non conosce alcuna differenza, che cerca e trova sempre Accoglienza.