aprile

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lunedì 30 settembre 2013

Finalmente si ricomincia

E' stata un'unica voce... quasi un "coro". Si ricomincia!
E stavolta non si parla di ripresa di malattia, di altra chemio o nuove terapie, ed ancora esami e tante "diavolerie" che possono riguardare un gruppo "sparuto e disperato" di malati oncologici. Oggi c'è stato il primo incontro del gruppo di auto-aiuto dopo la pausa estiva... un gruppo che pur stando " a riposo" è cresciuto di numero e non solo... ci siamo ritrovati Tutti o quasi, qualcuno che non c'aspettavamo di vedere è arrivato... ed è stata gioia grande.
Una vera festa.
Perchè non si pensi che pazienti oncologici siano in grado solo di lamentarsi, piangersi addosso e parlar di guai... NOI parliamo ben volentieri d'altro, di vita e affanni quotidiani, di sano e buon cibo, di divertimenti e quando ci sta, pure di qualche trasgressione. Ed ogni "argomento" ce lo gustiamo al meglio, come solo NOI possiamo.
Fatte le doverose presentazioni dei nuovi componenti, ognuno ha spiegato il motivo per cui aveva fatto quella scelta, accettare l'invito di partecipare, o "rinnovare"la partecipazione  per la seconda o terza volta.
Per me questo è il secondo anno... partecipo in doppia veste, come volontaria ospedaliera e paziente oncologica, ma è solo in quest'ultima che mi sento veramente a mio agio. Durante gli incontri perciò non indosso il camice... che già mi "sta stretto" quando sono in servizio.
Riprendo con lo stesso entusiasmo, non di più perchè sarebbe impossibile... ho cominciato che era alle stelle e oltre le stelle... credo... non si possa andare, come non si può oltre la speranza che era e resta il fulcro, il collante, la motivazione che lega persone come... NOI.
Qualcuno potrà osservare che forse è esagerato usare, sottolineare il pronome NOI... non è certo per "fare setta" o "emarginarci da soli"... no, non è proprio così. Ma rifacendomi a ciò che ha detto stasera un'Amica del gruppo... "... siamo tornati qui volentieri perchè nei mesi estivi ci siamo sentiti orfani... perchè sappiamo che a Noi basta uno sguardo per capirci e la sofferenza come la gioia è la stessa e unica per Tutti..."
Per questo... abbiate pazienza e concedeteci questo piccolo "privilegio"... sentirci speciali!

domenica 29 settembre 2013

Non si torna indietro

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Quella di oggi è una storia molto particolare, quasi d'altri tempi e sentimenti... meglio sarebbe definirla... "una favola senza fine".
Avrei dovuto condividere un'altra delle storie che arrivano numerose... ma questa di cui sono venuta a conoscenza solo ieri, mi ha colpito in modo particolare, non posso rimandare...

Mi sento un po' "fuori posto" a raccontare la mia storia. Non sono malata. Sono una semplice donatrice di midollo osseo e sono iscritta all'Aido. Ho deciso di tipizzarmi quando ad un mio amico è stata diagnosticata una forma di leucemia. I medici gli avevano detto che solo il trapianto di midollo avrebbe potuto salvarlo. Ho pensato che gli avrei volentieri donato il mio e lo avrei fatto per tutti coloro che ne avrebbero avuto bisogno.
Durante il periodo di malattia di Tarci (il mio amico) avevamo l'abitudine di scriverci ogni giorno: ci raccontavamo le nostre giornate in una specie di diario a quattro mani. A volte, dovevo rileggere alcune delle sue frasi: era tanta la sofferenza che provava a causa della malattia che, al primo impatto, credevo di aver letto male.
Nonostante il trapianto, Tarci non ce l'ha fatta. Ho deciso di non mollare la lotta però: mi dedico alla sensibilizzazione nei confronti delle donazioni di midollo osseo. Un bacio.
 - Roberta -


Roberta è una ragazza giovane... gli intenti, le Sue parole non possono non lasciare il segno. Ed anche il modo con cui è stata accanto al Suo Amico potrebbe essere più che un insegnamento, addirittura... un monito o un richiamo per le coscienze sopite volutamente in un cieco egoismo.
A che punto può arrivare una "generosità" presente nel DNA... persino ad andare oltre, continuare a... lottare per Chi non può farlo più o non ha forze sufficienti.
Grazie, Roberta... la Tua testimonianza ci mette in pace con parte del mondo.


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sabato 28 settembre 2013

Il "bianco" fa la differenza

Mentre sto scrivendo è il "nero" il colore che predomina... tutti gli altri a causa dell'ora tarda, appaiono sbiaditi, smorti e spariranno del tutto quando l'ultima luce si spegnerà.
Il Nero... il colore che è assenza di colori, di luminosità, persino di vita.
La notte è naturale che sia tinta di nero... l'umore anche, quando respinge la positività variopinta "suggerita" dall'arcobaleno... la Morte poi non può essere che così, la morte fisica intendo... quando cessano sensazioni, sentimenti ed emozioni.
Decisamente non è bello come colore...
Ricordo che quando mi ammalai e poi nel pieno della chemio non indossavo niente di nero... neppure le scarpe, mi bastava aprire la scarpiera che dovevo chiuderla all'istante perchè mi venivano i conati di vomito.
Le infermiere consigliavano vivamente in occasione soprattutto di un prelievo, di evitare abiti "tetri"... sarebbero stati d'impedimento per un "esame sereno". In verità non ho mai capito il motivo preciso... Chi poteva accusare la mancanza di una serenità "deficitaria" in partenza? Comunque dai, diciamola com'è... un paziente o ancor peggio una paziente... con quella faccia, quattro capelli sparuti e due solchi così sotto gli occhi e in più con un vestito di color "buio pesto"... faceva una tristezza!
Perciò al bando, per tutto il periodo "nero"... il Nero... perchè era già troppo quello in dotazione.
Vuoi mettere invece il Bianco? Luce assoluta... presenza di tutti i colori dello spettro elettromagnetico... gioia completa a 360°... e quant'altro sarebbe da aggiungere!
Il bianco del velo di una sposa... di una perla in un'ostrica dischiusa... della rosa che spicca per la sua rarità.
E per tornare nella vita di tutti i giorni... la mia... il colore abbagliante di due reggiseni e una canottiera che lavo con cura fino a sbiancarli ogni sabato mattina.
Per me... è una festa... è rinascere ogni volta poi quando li indosso e mi guardo allo specchio.
Sembrano nuovi... esattamente come me.

venerdì 27 settembre 2013

E le chiacchiere le porta via il vento.

Qualche volta c'hai pure pensato, non dico di no... non può essere sempre stabile e tranquillo, però accantoni l'idea...  osservi dentro di Te e non c'è un'ombra ed è sereno.
Succede poi che all'improvviso, quando meno Te lo aspetti, un "vento di marzo" si solleva portando con sè... "fogli" bianchi, vuoti, tenuti ben nascosti da apparenze ancor più vacue.
Ti chiedi da dove siano venuti, lo intuisci ma non hai certezza... poi per fortuna volano via volteggiando o travolti a seconda  della loro "grandezza" e finalmente finiscono nel "vuoto" con lo stesso "vento" che li ha portati su. E lasciano solo il ricordo di un "fastidioso disagio" in una serena giornata di primavera.
Sono così le chiacchiere e alla fine se le porta via proprio Chi le ha palesate... giustamente? Non si potrà mai dire.
Torna poi il "sereno" e restano i fatti, piccole soddisfazioni concrete... dieci minuti a chiacchierare con un Amico che non vedevi da qualche mese, la condivisione di speranze non disattese che pur lasciando un margine all'imprevisto e al sempre "temuto" riempiono comunque il Cuore di gioia.
Pensieri sempre ragionati... parole misurate... massima discrezione e poi sempre tanta tanta serenità. Non ci può essere ombra di dubbio, e se pure questo per un attimo mi ha sfiorato per quell'autocritica spietata che mai mi abbandona e l'alto senso di responsabilità, viene fugato all'istante dagli occhi, dai sorrisi  e dai progetti manifesti di quelle persone che sento "mie" in quanto non proprietà ma parte di me stessa.
Capisco Loro... come "solo Loro" possono capire me.
E di quei fogli bianchi strapazzati dal vento non resta che "carta straccia" finita chissà dove.

giovedì 26 settembre 2013

Finché c'è torta...

Sono sicura che qualcuno verrà tratto in inganno... l'immagine!... l'immagine che stasera accompagna le mie parole è un esplicito riferimento al "matrimonio"... ma di matrimonio non parlerò. Se non come punto di partenza.
"I DO"... lo lessi incuriosita sulla suola delle scarpe di mia nipote, inginocchiata all'altare... un "SI" talmente convinto da finire stampato dove difficilmente sarebbe stato visto... un "si", Dio solo sa quante volte, da ripetere prima a se stessi ogni giorno quando si ricomincia.
E' l' "apoteosi" del consenso, il "si" per tutta la vita o quasi, ma ci siamo mai chiesti quante volte l'ho abbiamo ripetuto nella quotidianità per Nostra volontà o per "dovere"? Magari non c'abbiamo mai fatto caso, ma se si potesse, a conti fatti... sarebbe "sempre".
Oggi, parlando con mia figlia un po' troppo giù di tono, è venuto fuori che ha detto pochi "no" e tanti "si", molto più di quelli che il Suo carattere avrebbe permesso... risultato, sta male... frustrata e stanca non sa neppure fare una scelta perchè teme di soccombere definitivamente sotto la "pressa" di quei due monosillabi che presi così sembrano volatilizzarsi nel tempo che sono pronunciati, ma in un contesto di un certo peso diventano come "pietre" lanciate a caso  o boomerang che tornano indietro col rischio di arrecare danno.
Va bene... per questa volta si concederà un po' di pausa... né si né no... e poi si vedrà.
"... intanto ora scendo, vado al supermercato e compro gli ingredienti. Faccio una torta..."
E' passato del tempo... non ricordo quando ha fatto l'ultima. Aveva preso a sfornarne di continuo quando era rimasta senza lavoro... poi aveva lasciato le torte e ripreso il lavoro.
Ora ci risiamo... deve dire "si" nuovamente ad una "vecchia situazione", e va bene... che vada pure come deve andare, tanto... finchè c'è torta...

Il Tempo toglie... il Tempo regala

Penso che le "esperienze"siano una grande ricchezza, quella che dà il vero senso ad un'esistenza.
Esperienze di qualsiasi tipo, belle e brutte, anzi sono proprio le peggiori ad offrire le più grandi opportunità.
E' il Tempo col suo trascorrere a far sì che si mettano insieme tasselli a completare una vita che possa dirsi tale.
L'altro giorno ho conosciuto una... "nonnina"... era in reparto per la terapia, accompagnata da una nipote. Le ho chiesto quanti anni avesse...
"Eh, tanti... sono del '26. Mi sa che mò me ne potrei proprio andare...", "... e dove? A 87 anni, non credere, c'è ancora da fare...", ho replicato. Sentendo questo, lo sguardo si è illuminato e anche la simpatica nipotina ha preso ad incoraggiarla mentre Le scartava una delle "mie" caramelle.
 Poi ha incominciato a raccontarsi...
"Certo, io non voglio morire... Chi è poi che lo vuole!? Nella mia vita ne ho fatte tante, sempre a zappa' la terra io e il marito mio, e pure con tanti figli!..." Le ho chiesto allora quanti ne avesse, mi ha risposto... "mi pare 7, è vero?", e si è rivolta alla ragazza che ha annuito. "E poi c'ho pure tanti nipoti... so' 7, è vero?",  "No, nonna... sono 11", "... e com'è sono aumentati tutti insieme?", e incredula ha cominciato a contare... "4 siete voi, 2 sono i figli di zio..., 1 di zia... Non sono 7?", "... ma hai dimenticato i figli di altri 4 figli".
"Possibile?! Meh, comunque 7 o 11 appartengono Tutti a me. Ora a me soltanto perchè il marito mio è morto più di dieci anni fa... sto sola, è vero ma poi non più di tanto, con tutta 'sta tribù".
Con i ricordi di fatiche compensate dalle autentiche soddisfazioni di un tempo, da quante volte era caduta e poi si era rialzata, con l'affetto di quella grande famiglia che era riuscita a creare e a mantenere unita... come poteva credere pur a 87 anni  che fosse arrivata la Sua ora? Arriverà, certo... arriverà, ma intanto c'è da fare, vedere, donare... sempre.
Il Tempo strada facendo può privare di vigore e affetti ma ripaga con la consapevolezza e la forza delle esperienze vissute.

N.B. Invia la Tua "storia" all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it
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martedì 24 settembre 2013

... e uscimmo fuori a rivedere il sole

E subito pare straordinariamente caldo quanto basta, propriamente tiepido a scaldare un Cuore che ha incamerato  "freddo" fuori stagione.
Ho spinto la porta che dà sul cortile interno dell'ospedale e mi sono beata all'istante del conforto di quell'abbraccio... era bello stamane, una giornata radiosa come solo "settembre" sul finire sa dare.
Ero scesa dal reparto quasi "infreddolita"... reagisco così a volte quando "perdo colpi " con la speranza e mi irrigidisco, rischiando di mettere in crisi tutto quanto. Come al solito il martedì è giorno pesante al Day Hospital Oncologico, lo si intuisce subito, appena si arriva notando le varie file di pazienti in attesa di essere presi in considerazione, così mi sono affrettata ad incominciare il mio giro. Inizio dall'ultima stanza dove incontro il paziente di cui stento sempre a ricordare il nome, ed un altro che mi pare di vedere per la prima volta... Lui dice di no, è vero che non mi ha mai visto, ma non è la "prima volta" che viene... è un veterano e scoppia a ridere. Il compagno di stanza gira lo sguardo lentamente verso di Lui e a malapena abbozza un sorriso, giusto per non apparire infastidito da quell'ilarità esagerata per tempo e luogo. Due modi quasi opposti di affrontare una situazione estrema di questo tipo, senza dubbio a causa della diversità dei caratteri ma probabilmente anche per l'"anzianità di servizio". Il tempo passa e alla fine la maggior parte delle persone per sopravvivere si adegua, ci "fa il callo" e va avanti, e alla fine persino osserva che tante volte il "male"  è peggio pensarlo che viverlo. C'è sempre però "qualcuno" che fa eccezione... e con il tempo diventa critico, ribelle, refrattario ad ogni conforto... sempre più sarcastico. E oggi ho visto anche questo.
Ma ciò che mi ha fatto gelare dentro è stata la vista di un uomo adulto, ridotto come un bambino... le metastasi cerebrali gli interrompevano la lucidità non appena riusciva a mettere insieme una breve frase di senso compiuto. Ed era un continuo... ecco, non rispondo più... perchè riusciva ad afferrare di aver perso qualche passaggio, e poi fissava lo sguardo restando con la bocca aperta. Sua moglie gli era accanto e alternava sorriso e sguardo triste.
Prima di andare via ho salutato... Lui mi ha preso forte la mano e la stretta era calda, indimenticabile.
Lei, Sua moglie... mi ha abbracciato, dicendo in un soffio... sottovoce, "grazie".

lunedì 23 settembre 2013

La "signora dei giornali"

Ci sono dei momenti, delle occasioni in cui Tutto appare chiaro e preciso... di ogni cosa o evento i contorni diventano nitidi  e il senso insostituibile e definitivo.
Anche piccole frasi o perifrasi che se vengono apprezzate sul momento, quasi per caso... poi saranno considerate nel tempo e mai dimenticate.
Quando all'inizio di quest'anno sono stata promossa a "volontaria ufficiale" e insieme "dispensatrice di dolcezze", ho preso a girare per il reparto con la mia "scatola"... prima timidamente poi sempre più "sfacciata e sorridente". Offrivo caramelle non solo ai pazienti ma anche agli accompagnatori, a medici e infermiere... erano gradite a Tutti, anche perchè arrivavo all'ora giusta del calo glicemico. All'inizio il mio nome non era noto... una volta sentii un'infermiera che diceva alla collega... "ti senti un po'giù?... è naturale, ci vorrebbe qualcosa di dolce. Ah, aspetta... chiediamo alla signora delle caramelle!"... ed io, alle loro spalle replicai con il mio nome... L'infermiera si scusò ma io non ero intervenuta per correggere, tutt'altro... quell'appellativo mi aveva intenerito e nello stesso tempo insignito d'importanza. Un ruolo... un ruolo preciso che arricchiva di senso e finalità  quello che era stato ed era in essere.
Qualche giorno fa poi... entrata in una stanza mi sono avvicinata con la mia solita scatola ad una paziente... immediatamente questa, aggrottando le sopracciglia mi ha fissato come per dire... ma non ci conosciamo già?! In verità la cosa è stata reciproca perchè anche a me quel viso era noto. E mentre ognuna probabilmente consultava il proprio "archivio" dei ricordi... ecco che esplode lei per prima in un'esclamazione... "la signora dei giornali... TU sei quella che all'altro reparto, là al terzo piano ci portavi i giornali, i biscotti... guarda, puoi non crederci ma Ti ho nominato proprio stamattina, anzi ho chiesto di Te pure qui ma nessuno ha saputo dirmi niente..."
A sentir questo ho sorriso semplicemente però dentro di me era gioia grande... anche se nessuno lì aveva individuato che fossi io, la cosa del resto era più che comprensibile... mi conoscono come la signora delle caramelle!

domenica 22 settembre 2013

Andrea e Loredana... "pur lontani incredibilmente vicini"

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Speranza!... speranza?... comunque ne scrivi e parli a volte il dubbio viene fuori. Ma non saranno solo chiacchiere illusorie, una specie di terapia per la mente perchè si possa vivere "più o meno" per quel che resta, cercando di non pensare a quel che sarà?
Premesso che a nessuno è dato saperlo, è provato invece che nutrire la speranza è una "vera terapia", un supporto per continuare a... vivere nell'ottica giusta una grave malattia che qualora dovesse avere esito infausto, per lo meno prima è stata vissuta senza lacrime e disperazione.
Di speranza hanno Tutti bisogno... come nella Sua storia sostiene Gemma che, pur non essendo stata colpita direttamente, si è trovata a confrontarsi con il Cancro per due "vicende" quasi in contemporanea.

"Quando le parole faticano a venir fuori perchè avresti solo voglia di piangere o urlare, basta un nuovo giorno, un sorriso diverso, una cascata di riccioli... basta sentirla parlare del mondo ancora tutto da cambiare a suon di rivoluzioni, idee e progetti da realizzare.
Ieri è stato il mio primo giorno di scuola con i ragazzi in difficoltà come comunemente vengono definiti, io insegnante di sostegno per il tipo di specializzazione conseguito.
Ad aspettarmi nel suo banco, assieme ad un suo compagno c'era Andrea con la sua matassa di capelli nuova di zecca, due occhioni vispi e l'entusiasmo di ogni bambino al suo primo giorno di scuola.
Ho conosciuto questo angelo lo scorso anno, pochi giorni dopo la terribile diagnosi di un cancro a Loredana, mia sorella: la passione fatta persona, la gioia di vivere allo stato puro, la forza delle idee contro le ingiustizie del mondo, la libertà d'espressione, l'amore reciproco.
Nei corridoi della scuola, le colleghe parlavano di un caso, senza istruzione domiciliare in attesa di docenti volontari, dopo le continue richieste dei genitori. In quei giorni, la mia capacità reazionaria, trasmessa da mia sorella, era allo stremo, ma non avevo altra scelta, o sprofondavo o risalivo con loro e per loro, Andrea e Loredana. Sono entrata in classe furibonda, disgustata e decisa a capirne di più, nonostante avessi una splendida alunna, seguita per tre anni e che non avrei lasciato per alcun motivo. Così ho comunicato alla mia dirigente che avrei seguito il bambino in giornata libera, in quella breve e anche nel pomeriggio se necessario, a patto che il mio nome non fosse mai saltato fuori, lungi da me ringraziamenti, riconoscimenti e l'ambizione ad una medaglia al valore. Fatto sta che le coscienze delle varie colleghe si sono smosse e così siamo riuscite a coprire l'intera settimana a casa del ragazzo.
Quest'anno con l'uscita della mia ex-alunna che ora è in prima media, sarò con Andrea in classe, per studiare e ridere insieme. Gli restano i controlli periodici perchè è finito il calvario della chemio, l'isolamento precauzionale a casa e da ora in poi potrà stare con i suoi amichetti.
Invece la mia forte, passionale "guerrigliera" dovrà combattere ancora, dovrà lottare per lei, per gli altri, per tutti... per cambiarlo insieme questo mondo tutto da rifare e so che ce la farà e come al solito vincerà.
Ciò che mi hanno donato loro, vale molto di più di tutti i riconoscimenti professionali e le soddisfazioni personali, è "continuare a vivere con speranza" !!! (perdonate la citazione...)
        Gemma

Questa storia dimostra che una sensibilità assai particolare e una generosità oltre limite sono le qualità che consentono un "pieno di speranza", esigenza sentita da Tutti, sia pure a livello inconscio. Le occasioni non mancano ma solo persone come Gemma, appunto sensibile e generosa, riescono a trarre dal dolore un'opportunità di crescita e speranza anche per se stessi.

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sabato 21 settembre 2013

Tutto e il suo contrario... storia "un po' così" di vita ordinaria.

C'era una donna... come me...
...per gran parte della vita aveva vissuto normalmente, tranquilla nella Sua casa con una bella famiglia e "quasi" senza problemi. Dico "quasi" perchè si sa, a nessuno è negato un tale privilegio, quello di vedere ogni tanto interrotta la propria routine da qualche pensiero in più. Comunque i Suoi giorni andavano... e nel complesso i bei momenti non mancavano e poi c'erano i "figli", la cosa più bella che aveva saputo fare, il dono più grande che il buon Dio Le potesse riservare. Finchè ebbe il compito di allevarli e custodirli si sentì appagata, trovò il senso del bello e del brutto nell'esistenza... poi quando furono grandi cominciò in Lei a serpeggiare un'inquietudine come se tutto stesse per finire.
Prese ad interessarsi di mille cose che dopo breve tempo la stancavano... avrebbe voluto avere un lavoro ma ormai per età era troppo tardi, e del resto pensava che non avrebbe mai saputo fare niente che non fosse la moglie e la madre... eppure anche questo ora non Le riusciva più bene come un tempo.
Perchè?
A tratti sentiva mancarle il terreno sotto i piedi, quasi stesse sul punto di sprofondare... poi si riprendeva e toccava il cielo con un dito quando pensava di aver ritrovato i Suoi riferimenti.
In questo alternarsi di sentimenti e contraddizioni  trascorse un periodo che parve lungo un'eternità, fino a quando un giorno, ammalandosi Le crollò il mondo addosso. Fu convinta di morire e provò un dolore immenso pensando che sarebbe mancato il tempo per fare tante cose... le stesse di prima che prendeva e lasciava, la entusiasmavano e stancavano. Pensò che non poteva essere, che qualcosa doveva pur fare per aumentare il numero dei Suoi giorni... magari non sarebbe stato proprio così, ma almeno avrebbe cercato di vivere intensamente, in modo nuovo e diverso così che ognuno di essi sarebbe valso per due, tre volte.
Del resto... il tempo non è pura "categoria" della mente?
In questa convinzione riprese il Suo "cammino", fatto di corsa, con pause e soste per riprender fiato, colpi in pieno viso e scudisciate alle spalle.
Si diceva che per Lei non ci fosse tanta speranza... quella donna è ancora qui... proprio come me.

venerdì 20 settembre 2013

Pois bianchi

E mi si dice che ormai devo dimenticare! In verità nessuno lo fa più con tanta insistenza, dopo aver preso atto della mia "dannata" ostinazione nel continuare a...
E poi a me non fa male ricordare... certo non è propriamente una gioia ma è qualcosa che mi fa sentire più forte, soddisfatta di me stessa per come ho vissuto la vicenda, tenendone le redini ben strette tra le mani. Il mio non è un giudizio del "senno di poi", perchè se è vero che la cosa è andata bene, almeno fino a questo momento, c'è pure da dire che mentre era tutto "in corso" il mio atteggiamento non è mai stato diverso.
E i ricordi ritornano e portano anche tenerezza per quel che ero quando, timida e disperata, cercavo di difendere la mia femminilità mortificata. Oggi è bastato vedere un "vezzoso" turbante a pois bianchi per rivivere il periodo della "grande caduta" e delle "tre parrucche sul comò", il momento "giocoso" della mia malattia trascorso con disinvoltura perchè elaborato come un'opportunità.
Prima di allora non mi ero mai vista così bella.
Nel pomeriggio... stavo preparandomi per uscire e non so come né perchè, mi sono ritrovata a spazzolare i capelli con vigore, a testa in giù anche se assai corti, li portavo in avanti e intanto guardavo nel lavandino... come tre anni fa, quando non occorreva lo stress della spazzola per vederne a decine, a centinaia tutti insieme su quella superficie bianca.
Oggi... timidamente ho ripreso a contare quei pochi che vedevo... uno, due, tre, dieci... venti...
Nessun timore...
Si dice che perdere qualche decina di capelli al giorno sia fisiologico... del tutto normale.

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CONFRONTARSI... RIUSCIRE AD ELABORARE IL DOLORE E TRASFORMARLO IN OPPORTUNITA'

giovedì 19 settembre 2013

Non è facile davvero.

Pensavo oggi a quanto sia difficile farsi capire...
E tutto perchè non puoi essere mai completamente Te stesso... per poter entrare in relazione con Chi hai di fronte, necessariamente dovrai adeguarti... perchè possa accettarti, darti ascolto, concedere la Sua fiducia.
Se sei un impulsivo per carattere servirà darsi una "regolata", altrimenti alla prima parola detta così tanto per dire e magari di troppo, ne seguiranno altre da parte Tua che scateneranno inevitabilmente malintesi ed antipatie difficilmente superabili.
Adeguarsi non vuol dire essere ipocrita e falso, ma cercare di andare incontro all'Altro, procedendo cautamente e smussando gli angoli, ben predisposto e con benevolenza.
Perchè non è affatto detto che se qualcosa va storto la responsabilità assoluta è sempre della persona con cui vieni a confronto...
Molti guai li combina l'uso o meglio l'abuso di parole, dette senza pensare, senza tener conto della sensibilità altrui... a volte sarebbe meglio restare in silenzio e lasciar parlare gli occhi... ove questo, naturalmente sia possibile. Al telefono o per "scrittura" diventa molto più difficile perchè viene meno il gioco di sguardi e anche il "tono" può apparire diverso da quello che è nell'intenzione... e così per poter spiegare in maniera esaustiva rischi di apparire prolisso, oppure per permettere all'altro di fare altrettanto finisci col sembrare distratto ed indifferente. E il più delle volte non è niente di tutto questo...
Sarebbe bello se in automatico fossero sempre le Anime a mettersi in sintonia... uno scambio di sensazioni empatiche e di emozioni senza sforzarsi più di tanto... IO e TE, un unico pensiero perchè di TE mi fido e in TE confido... e viceversa. Un abbraccio che non vuole essere una "morsa", una carezza che non lascia segni perchè solo sfiora la guancia o la mano di Chi la riceve in una condivisione di calore e benessere totale... come quando prendi in braccio un bimbo appena nato che piange... Tu lo culli e subito si acquieta, poi Ti ringrazia con quell'impercettibile movimento di un lato della bocca.
 E' un riflesso condizionato... eppure appare "chiaramente" come un sorriso.

mercoledì 18 settembre 2013

Non può essere sempre buio

Niente di più vero.
Quando finisce il giorno e cala la sera, Tu sai che scenderà la notte... ma questa durerà lo spazio di ore, non sarà per sempre.
Se imbocchi una galleria, andrai incontro all'oscurità per un tempo relativamente lungo o breve... ma già mentre avanzi, vedi una luce in fondo e prendi animo man mano che diventa chiaro... e il buio non è più.
Tutta la vita è un alternarsi di luce ed oscurità, e sapersi adattare a questa realtà di fatto vuol dire "farsi le ossa", diventare resistenti... sarà come "vaccinarsi" contro malanni sempre più grossi.
Ieri è stato il giorno che si è detto... tante lacrime, storie assurde pur nell'ovvietà della tristezza... per me buio pesto complice anche il tempo che non aiutava. Ero davvero ad un passo dal rimettere in discussione tutto, compresa la mia malattia e la sua favorevole risoluzione... avevo l'impressione di aver preso in giro me stessa e sconsideratamente continuavo a... farlo pure con Altri. Niente riusciva a distrarmi e dopo aver fatto idealmente silenzio dentro e intorno a me, ho preso a svolgere le cose di sempre come se fossi stata da sola... senza parlare, senza ascoltare come in una "bolla" sospesa a mezz'aria.
A mezz'aria anche la luce è diversa... come poco prima dell'alba... come poco prima del tramonto, intravvedi la luce e l'oscurità.
Non è consentito però restare a lungo sospesi... e ieri non lo è stato nemmeno per me.
Come al solito è il telefono a riportarmi nell'ottica giusta della realtà... e nel pomeriggio mi hanno chiamata due persone che non sentivo da tempo e che in me avevano riposto ogni fiducia.
Avrei potuto dopo un po' interrompere le conversazioni e restare nella semi-oscurità, oppure scegliere di continuare a... parlare con Loro e piano piano da lontano tornare a vedere la luce.
Ho preferito venir fuori dallo spazio angusto e buio in cui la mente si era trovata casualmente... e poi alla fine e ancora una volta ho riconosciuto il "senso" di ogni cosa.
L'oscurità non è a caso come non lo è la luce, se l'una non può essere senza l'altra.

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CONFRONTARSI... SCORGERE DI LONTANO LA LUCE E FINALMENTE VINCERE LA PAURA DEL BUIO.

martedì 17 settembre 2013

... e si vorrebbe gettare la spugna

A volte sembra che le "occasioni" si mettano insieme d'accordo per dar da pensare... far cadere in dubbio, porre un freno di quelli pericolosi dopo di che molto difficile è riprendere il "cammino".
Stamane... al telefono, la Sua voce disturbata dall'affanno così non l'avevo mai sentita, nemmeno nel periodo più buio... Ma poi, Chi l'avrebbe potuto dire che fosse quello il peggiore della Sua esistenza?
"Perchè non vieni a trovarmi... Ti prego...", "Sto per arrivare...", ho risposto... "No... intendevo a casa. Fra un po' andrò via dal reparto... sto troppo male e non posso fare la terapia... non credo che mi troverai...".
Sono rimasta così, senza parole... e la busta coi "biscotti all'amarena" che avevo comperato per Lui, come una volta e che ora sarebbero rimasti là... sulla mensola dell'ingresso.
Giorno di turno, sono andata in ospedale ed oggi ho visto tante lacrime... un Amico, dopo tre mesi di terapia ha saputo che è stato tutto inutile... come non aver fatto nulla... non ha funzionato ed ora bisognerà iniziare un altro tipo di cura ancora più forte...
"Non voglio fare più niente, tanto a niente servirà... morirò lo stesso", poi si è girato sul fianco con lo sguardo perso oltre la finestra.
"Che faccio... vado via?", gli ho detto per rompere il ghiaccio... con una smorfia che la diceva lunga, mi ha risposto... "Mi è indifferente... fai come vuoi", e intanto continuava a... perdersi nel vuoto. Sua moglie mi ha guardato come per scusarsi... non ce n'era di certo bisogno, era comprensibile quell'atteggiamento... un'altra batosta da cui riprendersi, un altro boccone amaro da digerire. Poi nel corridoio le lacrime composte di quella giovane donna, tante da rendere brillanti quegli occhi già belli, segni di un dolore profondo e di una doppia battaglia combattuta da sola. Un abbraccio stretto alla fine, prima di andar via e un appuntamento fissato per darsi l'impegno a continuare. Anche per me che di fronte a tanto soffrire, a volte mi sembra di andare contro i "mulini a vento"... don Chisciotte senza spada che si ostina a contrastare una realtà troppo dura.

lunedì 16 settembre 2013

Il tempo di cambiare

Stamane mi sono alzata decisa e finalmente l'ho fatto...
Perchè ad un certo momento non Ti sta più bene, e dopo un bel po' Ti ha stancato, senza considerare quell'ultima volta che affannosamente hai cercato e non trovato.
Esattamente la condizione mia fino a ieri sera, quando ho rinvenuto, dopo una difficile ricerca, le chiavi di casa sepolte sotto un cumulo di foglietti sparsi, depliants e dulcis "in summo"... due grandi borse della spesa riutilizzabili, di quelle che non sai mai come piegare perchè non diano fastidio ed ingombro.
Basta... mi son detta... domani si cambia borsa, dimentica di aver detto la stessa cosa due mesi fa quando quella dell'epoca, pur essendo più piccola e compatta risucchiava ogni cosa sul fondo. Allora avevo optato per la mia bella borsa azzurra, grande morbida capiente, e per un certo tempo non c'ho trovato difetti... e le borse di tessuto non tessuto, i foglietti e i depliants ci sono sempre stati... o forse, dovrei dire che una base di cose "presunte utili" non molte ma presenti, c'è sempre quando si cambia borsa, è col passar del tempo quando le suddette aumentano che ad un certo punto si crea il caos e per forza di cose si deve cambiare.
Non fosse altro che per mettere ordine... e ricominciare, ma intanto per un po' si sta a posto.
E così stamattina foglietti spiegazzati, scontrini accartocciati hanno preso il volo, e persino le borse sono finite in ripostiglio, sostituite da due tradizionali sacchetti di materiale riciclabile, sapientemente piegati e riposti nella tasca per il cellulare.
Ho rimirato l'effetto finale e mi sono detta soddisfatta... l'"inutile" era stato eliminato, era rimasto
l'"essenziale", risultato... una gran "leggerezza". Dovrò impegnarmi a conservarla tale almeno per un po'... cambiare si deve ma quando è il tempo.
Ordine, sapienti scelte... e alcuna fretta, e magari anche il cellulare, scalzato dai sacchetti della spesa, troverà il posto per essere reperibile al momento giusto.

domenica 15 settembre 2013

Una giovialità contagiosa

"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
E non solo sembra che rinascono solo le donne... sicuramente sempre Loro, più degli uomini,  preferiscono "raccontarsi". E' un dato che rilevo dal numero di e-mail che arrivano al Nostro indirizzo, quasi tutte di donne che accettano l'invito alla "condivisione" e si mettono a nudo senza riserve.
O quasi...
Come nella storia di oggi, in cui la protagonista parla di sè, accenna solo all'essenziale per quanto riguarda il Suo "percorso oncologico" ma si sofferma soprattutto sulle emozioni e gli "sconvolgimenti" che la malattia Le ha portato.


"Mi chiamo Lina e ho 64 anni... la mia è una storia recente, infatti è in pieno corso e non so neppure come andrà a finire. Il mio ginecologo dice che dobbiamo immaginare di avere a che fare con un mostro gigantesco... per il momento sta lì fermo ma è sempre in agguato. Ora ci basta tenerlo a bada, però se si dovesse muovere allora si dovrà combattere e anche duramente.
Tutto ha avuto inizio due anni fa, con disturbi banali che non sembravano potessero essere sintomi di qualcosa di serio. Comunque mi sottoposi ad una serie di analisi ed esami anche invasivi che portarono alla luce il problema e la relativa gravità. Ovviamente fu un fulmine a ciel sereno, una batosta che mi lasciò tramortita nel vero senso della parola... per più giorni nel parlare non riuscii a mettere insieme che monosillabi strettamente necessari... poi venni fuori da quella specie di torpore anche perchè bisognava avviarsi per un iter doloroso senza garanzie. Per fare un esempio attuale... mi sentivo come una lavoratrice a tempo indeterminato che all'improvviso un bel mattino viene informata che è e sarà precaria non si sa per quanto, e allora non le va più nemmeno di avviarsi al lavoro... vede solo il buio di fronte a sè e vorrebbe fermare il tempo e aspettare... che cosa, non sa.
Nel giro di una settimana venni operata e dopo circa un mese, quando fu noto l'esito dell'esame istologico cominciai la chemioterapia, all'inizio per infusioni ogni due settimane, poi ogni 21 giorni. Al termine degli otto cicli previsti mi sottoposi ai vari controlli e purtroppo i risultati non furono confortanti... i marcatori restavano alti e la TAC rilevò che ancora qualcosa era in circolo. Decisi così di cambiare sede per curarmi, chiesi un consulto e fu deciso di sottopormi ad una terapia sperimentale in compresse, terapia ancora in corso. Intanto sono subentrati altri disturbi alla colonna vertebrale, dolori continui che mi impediscono persino di dormire come le persone normali, infatti la notte la passo su una sedia sdraio, con il risultato che dormo poco o niente e sono sempre stanca. Faccio la terapia del dolore e poichè anche il mio emocromo lascia molto a desiderare, ogni tanto devo fare anche qualche trasfusione. A conclusione... non ho neanche appetito e mangio pochissimo... solo quando vado a Napoli, la città che mi vede ogni tre settimane per la terapia, sembra che tutto si minimizzi, mi torna la voglia di parlare e relazionarmi come un tempo, riesco a mangiare la pizza quasi tutta ed anche quella buonissima pasta e fagioli che solo là sanno fare. Mi piace quella gente, sempre allegra e gioviale, pur con tanti problemi assai cortese e l'aria che si respira. Dicono che è carica di smog... sarà pure ma io non lo sento. Poi torno a casa e con me torna anche la malinconia e tutto il resto, però una cosa ho imparato e mi accompagna ovunque io sia... dare la giusta importanza ad ogni cosa, perciò reputo stupido prendersela per niente, litigare per un puntiglio, mentre ho capito quanto sia importante rispettare la libertà dell'altro.  Ne ero consapevole anche prima, in verità... ma la malattia mi ha privato anche di questo bene, di ciò ne soffro e non vorrei mai che le persone che amo vivessero lo stesso disagio. Sarà per questo che mi lamento poco e spero che in un modo o in un altro tutto finisca presto.
Grazie per aver prestato attenzione al mio racconto..."

Lina non specifica quale tumore l'abbia colpita, del resto ha poca importanza saperlo. E' ancora a combattere, sembra a tratti che non ce la faccia, eppure una piccola risorsa l'ha trovata... ogni 21 giorni, una giovialità contagiosa.

N.B. Invia la Tua storia all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it
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sabato 14 settembre 2013

... ma nascono solo femmine?

Nadia Magnabosco - "bimba in scatola"
Guarda caso... giusto la notte prima, ripeto, guarda caso... proprio alla stessa ora era nata pure la nipotina della "mia coetanea", la bimba di una delle Sue figlie. Il giorno dopo mi ha chiamato per gli auguri di buon onomastico e mi ha dato la notizia.
"E Tu... come stai, come Ti senti?", Le ho chiesto riferendomi al Suo stato di salute, diciamo così, poco ottimale. "Benissimo!... ora, benissimo...", è stata la Sua risposta, e non era tanto per dire, perchè la Sua voce mostrava chiaramente uno stato di benessere misto ad euforia. Qualche tempo prima mi aveva detto che doveva impegnarsi a stare meglio perchè certamente avrebbe avuto da fare... c'erano ben due nipoti in arrivo, e sicuramente non poteva stare solo a guardare.
Eh già... per Lei, con una bimba a settembre e un bimbo a novembre... si fa doppia la speranza e già se ne vedono gli effetti.
 Nascita e rinascita perfettamente allineate come tutte le "storie" vissute in positività. E non importa se la seconda è tale solo in apparenza e dopo si adombra e va in fase calante, quella forte sensazione di "poter tutto" dona benessere tale da compensare il resto... ciò che è stato ed anche quel che sarà, perchè in definitiva ciò che conta è solo il momento in cui si è... e già basterebbe questo... "esserci".
E poi, per quel che ne so, visto che in questi giorni sono nate molte bambine, sicuramente in maggioranza numerica rispetto ai Loro "colleghi" maschi... mi chiedo se la speranza "è femmina".
E' strana come domanda? Non nego che potrebbe sembrare tale, in realtà "maschi" e "femmine" hanno uguale diritto alla fiducia, dovrebbero entrambi attingere alla riserva del sorriso, dopo un periodo di buio pesto è giusto che anche per i maschi ci sia una "luminosa" rinascita.
Purtroppo incontro su quel "percorso noto" uomini sempre più numerosi, propensi a lacrime e affatto generosi in sorrisi, ansiosi ed incalzanti nel cercare rassicurazioni... facili ad arrivare a conclusioni catastrofiche.
Sarà per questo che sembra... "rinascono" solo femmine?

venerdì 13 settembre 2013

Una "gioia" in più

Avevo appena terminato di scrivere la mia pagina di ogni sera... ed ecco arrivare la notizia tanto attesa. La piccola è nata! Ed è stata gioia grande...
E' incredibile quale rinnovamento porti una nascita... tutto passa alle spalle ed è una sensazione di vitalità che prende prima a serpeggiare e poi montare di animo in animo man mano che la notizia si diffonde.
Ogni volta è come se la morte fosse sconfitta per sempre... ed è la Vita ad uscirne vittoriosa.
Ho sempre pensato che avere dei figli sia una fortuna anche per questo... è come regalarsi una "briciola di immortalità". Non muori mai perchè una parte di Te continua a... vivere in Loro, e poi ancora nelle generazioni successive... componenti fisiche, emotive e caratteriali che restano fisse anche se leggermente modificate in quella "fetta" di umanità che... nessuno sa... ma riporta a TE.
Quando ci penso, resto affascinata da tale cosa e mi sento viva più che mai. Anche questo sarà un aspetto della "poliedrica" speranza... che ne dite?
Mi fermo qui... magari Vi do anche il tempo di pensarci e se Vi va di darmi pure una risposta. Ma domani... continuerò, ancora ne ho da dire e raccontare su come "nascite" e "rinascite" rinnovino la cosa più bella che c'è e che non muore mai... la speranza.

giovedì 12 settembre 2013

Il riscatto di un nome

L'avevo detto alla mia "nipote del Cuore"... vedi che il 12 settembre si avvicina, e se capita che nasce quel giorno alla piccola dovrai metterlo almeno come secondo nome... Maria.
 Chissà se le è tornato in mente quando ha sentito le prime avvisaglie...
Intanto il giorno è passato e non è ancora successo niente... sicuramente sarà nelle prossime ore ma non più il 12 settembre. In quanto al nome però, un pensierino potrebbe comunque farlo.
Devo dire che mi piace... almeno ora, il nome che mi accompagna da 60 anni, mentre un tempo non lo "gradivo" affatto, perchè era così comune che quando fuori casa si rivolgevano a me, con me rispondevano almeno altre due... e sia chiaro, si parla sempre di spazi ristretti.
Le mie sorelle, nate dopo, portavano nomi belli ed originali per l'epoca, a me invece era toccato quello di non una ma entrambe le nonne... non si poteva scappare, e così arrivai a detestare persino il "privilegio" di primogenitura.
Tutto questo per un tempo abbastanza lungo... non quantificabile in anni perchè a tratti il peso di un "nome da Nonna" si è fatto sentire anche in momenti ed occasioni recenti, quando "nonna" avrei potuto esserlo ampiamente. Poi... anche in questo caso tutto si è capovolto dopo la malattia.
E miracolosamente il "mio Nome" suonava in modo diverso, aveva una musicalità che non avevo mai notato prima e mi piaceva ripeterlo se mi veniva chiesto.
Ora... quando mi presento, più di una persona replica... non poteva essere altrimenti, non potevi chiamarti che così. E poi... lo ricordano Tutti questo nome... perchè appunto è tanto comune, solo che adesso sono l'unica a voltarsi, perchè come chiamano me non chiamano nessuna.

mercoledì 11 settembre 2013

Vita

Stasera non so neppure che cosa scriverò... sarà un post di getto, così come viene e se viene bene, intendo armoniosamente nell'insieme, sarò soddisfatta di me perchè non mi sento... in me.
Forse è meglio che mi spieghi... avete presente quando si vuol fare un bagno in mare e per tanti e diversi motivi non si ha il coraggio di immergersi subito, all'improvviso... giusto il tempo di contare fino a tre?... e poi arriva lo "spiritoso" di turno e con uno spintone taglia la testa al toro e Ti facilita l'impresa!?
Beh... io, in questo preciso momento mi sento esattamente... così!
Ieri... ero tutta presa a parlare di "genitori e figli", con le motivazioni e conclusioni  che sono già note, mentre l'altro ieri ancora ero nel bel mezzo della mia "conflittualità interiore"... poi stamattina ho sentito mia figlia al telefono e sempre nella conflittualità interiore ho continuato a... "crogiolarmi" anche se di diverso tipo, ugualmente debilitante.
Il giorno è andato avanti con la massima cautela da parte mia... mi sono detta, per oggi meglio non stare troppo a pensare, sennò davvero rischio la salute mentale... e poi, domani è festa... L'Amore della mia Vita festeggia il Suo compleanno... devo essere lucida e serafica insieme... glielo devo, con tutta la pazienza che ha nel reggere me e il mio "discorrere monotematico"! E così mi ero ripresa... prima di ricadere nelle solite elucubrazioni mentali, temperate appena dalla speranza di "domani", giorno certamente migliore come ogni compleanno che si rispetti.
Ormai sera... mi sono quindi posta qui, qualche commento... una poesia... la "buonanotte" agli Amici.
Poi... raccolte le idee (che ora manco ricordo più), "sono pronta per la mia pagina di diario...", mi sono detta, e stavo per schiacciare il primo tasto... quando arriva una chiamata... mia sorella, ovvero la mamma della mia "nipote del Cuore"... forse è arrivato il momento, la bimba sta per nascere!
E allora... che Vi devo dire!?... tutto il resto non conta più. Ci penserò domani.
Quando la Vita entra in campo così prepotentemente, è solo la Vita che vince e nulla più.

martedì 10 settembre 2013

Tutto... per i figli

Senza volere ci sono rimasta... in argomento, segno che il breve "vissuto" di poco più di due ore in reparto ha inciso abbastanza sul mio animo.
Ed oggi nello spazio del gruppo ho postato un video musicale molto bello, in cui un padre e un figlio si confrontano, ciascuno fermo e convinto nella propria posizione ma che alla fine si vengono incontro per l'unico punto in comune... il sentimento che li lega.
Poi l'ho ascoltato più volte e mi sono pure commossa... mi sa che sto tornando ad essere  "troppo tenera"...  e se ovviamente, adolescenza non è... sarà la vecchiaia.
 Ma non me ne preoccupo di certo... che bisogno ho di nascondere a me stessa i sentimenti autentici e le emozioni?
E per tornare al breve vissuto di stamattina... ho incontrato una giovane mamma al Suo ennesimo "ritorno"... e per l'ennesima volta "sfoggiava" il più bel sorriso, ma diverso... ancor più ampio, straordinariamente luminoso. "... E' per i miei figli...", ha detto, "... anzi, aspetta... io non amo molto fare fotografie, ma ce ne ho una bellissima sul telefonino... ecco, qui sono tutti e tre. I miei angeli...".
Poi sono andata via di lì... e ho incontrato un padre, non più giovanissimo... preoccupato perchè... come ha detto Lui... non è "presentabile", sta male e sabato prossimo Sua figlia si sposerà e non sa se potrà accompagnarla all'altare. Gli dico che ce la farà perchè l'amore arriva dove la sofferenza non può... supera qualsiasi ostacolo... deve solo focalizzarsi sulla "Sua gioia" del momento e sulla "felicità" della figlia, il resto andrà da sè. "Speriamo...", mi ha risposto ma lo sguardo rivelava più che una speranza.
E per finire c'è stata una breve parentesi pure nel pomeriggio... con la mia "Nipote del Cuore", come è solita definirsi... sta per dare alla luce il secondo figlio, una bimba... ormai è agli sgoccioli, oltre il termine ed è un po' tesa, però..."intanto mi godo il mio Amore che mi coccola, mi massaggia... mi dà tanti baci".
Alludeva al Suo piccolino che ha già... all'Amore con la maiuscola più maiuscola che c'è.

lunedì 9 settembre 2013

Realtà

Mi capita sempre più spesso di sentirmi al di fuori della realtà... e mentre lo affermo, un attimo dopo mi chiedo se è reale quello che sto dicendo.
Mi cimento nell'analisi ardita di parola per parola...
"Mi capita"... ma tutto sommato non è accidentale, sono gli eventi che in quest'ultimo periodo si sono susseguiti in maniera vorticosa a procurarmi il disorientamento... Sono "io" realmente in questo momento storico o non più? Ho quasi l'impressione di essere al di fuori come se nulla mi riguardasse... eppure ci sono dentro fino al collo, vuoi per quel che è stato il mio recente passato... vuoi per questo presente, scelto e fortemente voluto come a sfidare il nemico che mal si nasconde... per farsi vedere.
Lo scorgo in un paio di "occhi azzurri"... quando dico, dai... metticela tutta, devi riprenderti... abbiamo mille cose ancora da fare... e di rimando mi viene risposto... mah, la vedo difficile. Farete senza di me.
Lo percepisco minaccioso e nello stesso tempo sprezzante nei discorsi di Chi mi guarda sorridendo come a povera ingenua e "ribadisce"... ma il mio tumore non è come il tuo... oppure... avessi almeno avuto il tumore al seno!... facendomi sentire quasi ridicola, sciocca eroina che ha sconfitto un'influenza, o in colpa per aver superato comunque un tumore. Perchè di tumore al seno si può anche morire... se non hai la fortuna dalla Tua... se per Te era destino che fosse così.
Ed è questo conflitto di emozioni e il guardarmi intorno che mi porta a pensare che questa realtà che vivo non è reale... come potrei sennò continuare a... sapere di "recidive", vedere che tanti Amici non sono più... stare accanto sempre sperando ed avere il batticuore quando non vedo Chi a me si è abituato per affetto?
E' reale tutto questo? Forse si... ma a volte... troppo spesso, fa male.

Mi ha salvato una mia stupida paura...


Questa è la storia particolarissima e speciale di una persona altrettanto speciale... Tina.
"... per non finire mai di essere" - RACCONTA LA TUA STORIA
Le vicissitudini che racconta sono tante e tali che viene da chiedersi come abbia fatto a mantener viva in sè la speranza per così tanto tempo.
E' una storia che solo a leggerla toglie il fiato... eppure Tina continua a... raccontarla tutta d'un fiato, perchè ogni volta ritrova l'antico coraggio, rinnovato dalla serena consapevolezza che Lei è... per non finire mai di essere.

"Il mio primo impatto con la malattia... che pensandoci è quello che mi ha salvato la vita... avvenne nel '94... con una... Isterectomia totale per fibroma all'utero... Da quel momento sono iniziate le visite annuali al seno... Nell'arco di questo periodo comunque è diventato un continuo... di piccoli e grandi interventi... che risparmio... Io penso di essermi salvata per una mia stupida paura... I controlli al seno avvenivano sotto le feste natalizie... lo stesso periodo dell'intervento all'utero... Chiesi alla mia amica dottoressa di spostarmi i controlli... Quindi passò un anno e mezzo... per il controllo successivo... quei sei mesi hanno fatto sì che si scoprisse che avevo un carcinoma al seno destro... ma non una cosa normale... come un nodulo... ma un carcinoma lobulare più uno multifocale... cioè erano nei canali dove passa il latte... molto difficile da scoprire... Sono partita per Milano... lì vivono i miei fratelli... All'Istituto dei tumori... hanno confermato... la diagnosi... e hanno aggiunto che erano compromessi tutte e due i seni, non solo il destro... Quindi per concludere  mastectomia... e ricostruzione... Pulizia completa, la grossa fortuna... non ho fatto chemio... ma non è andata come speravo... operata a luglio... fine agosto tornata a casa... ma dopo un po' mi si infetta il seno sinistro per il rigetto dell'espansore... devo dire che è iniziato un calvario... l'infezione ha mangiato il muscolo pettorale... non avevo niente, solo un buco sulle costole... sono finita sotto i ferri per un intervento difficile... ed ancora una volta mi sono salvata la vita... chiedendo mezza intontita dalla preanestesia all'infermiera quale antibiotico stesse usando... Rocefin, risponde... (io sono allergica al Rocefin e alla Novalgina)... per fortuna vicino c'era l'anestesista... e visto che sulla cartella clinica venivano riportate le mie allergie la cosa si è risolta!!!
Non so se starmi dietro sia cosa facile!!!
Comunque hanno preso il gran dorsale... non so come con una torsione sotto l'ascella hanno portato parte del muscolo dove c'era il vuoto ed hanno fatto una plastica... Tutto questo perchè essendo magrissima non avevano altra possibilità... Ho passato 4 anni della mia vita quasi tutti a Milano... Finalmente siamo arrivati alla conclusione... La ricostruzione... Tutto passò in fretta... tolsero i drenaggi e finalmente giunse il momento di togliere la fasciatura... Mi guardai e mi venne un colpo... i miei seni... erano tanti bozzi informi... Il medico mi spiegò che ci sarebbe voluta solo un pochino di pazienza... ed il silicone avrebbe assunto la sua forma... infatti la sera... "sfoggiavo" il mio seno... finalmente ero ritornata la Tina di sempre... con la sua bella terza, coppa C... Anche con qualche cicatrice sulla pelle ero di nuovo io...non avevo problemi a guardarmi allo specchio e potevo di nuovo indossare i reggiseni normali... Ecco la parola magica, mi sentivo di nuovo normale... Certo i problemi non finiscono mai ma non voglio dare loro molto peso...
In tutto questo 4 anni fa ho perso anche uno dei miei fratelli, l'unico rimasto nella stessa città, per un tumore allo stomaco ed ora sono sola.
Ho comunque molti interessi e sento di avere tanto da dare... mi sono ripromessa che nel mio piccolo avrei aiutato chiunque mi avesse chiesto aiuto.
Questa è la mia storia... magari ha bisogno di tagli e correzioni... ma queste cose ti vengono fuori di getto... o afferri l'attimo oppure non lo fai più.
Grazie..."

Nel riportare la "storia" ho conservato il particolare tipo di punteggiatura, quasi a sottolineare il respiro sospeso con la successiva ripresa a singhiozzo.
Non andava "corretta"... secondo me... perchè come sostiene Tina, in certi casi, "... o afferri l'attimo oppure non lo fai più".

N.B. Invia la Tua storia all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it - "... per non finire mai di essere"
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sabato 7 settembre 2013

Riconciliarsi con la Vita

Sembra sia fatto apposta... quando l'anima subisce una battuta di arresto come è stato per me nei giorni scorsi, c'è sempre qualcuno con qualcosa, anche di semplice e scontato, che Ti riporta sul binario, in corsa  ed è... riconciliarsi con la Vita.
Ieri... come ogni venerdì sono tornata in reparto... mi sentivo fiacca diciamo pure "svuotata", sono arrivata  e stranamente era piuttosto tranquillo, le sale d'attesa con posti a sedere liberi e già metà delle stanze vuote.
Ecco... mi son detta... era meglio non venire, oggi è la giornata giusta per sentirsi completamente inutile. Sono entrata comunque in una stanza e c'era un'infermiera che rifaceva i letti... Le ho chiesto se era il caso che me ne andassi visto che non c'era praticamente nessuno...
"No, perchè?!... nelle prime camere fino alla numero 6, pazienti ce ne sono... resta pure". Mi sono avviata dove mi era stato detto, ma in successione ho trovato scarso riscontro... pazienti "nuovi" con gli occhi chiusi, pazienti abituali che hanno preso la caramella e gli occhi li hanno chiusi subito dopo... chiari segnali  che di tutto avevano bisogno tranne che di parlare. Beh... a volte succede anche questo... ieri era destino che al senso di vuoto si doveva aggiungere anche quello di inutilità. Ma...
... alla fine sono arrivata all'ultima stanza che poi era la numero 1 e c'era un'Amica che mi aspettava perchè doveva parlarmi del minestrone della settimana precedente... un discorso interrotto come un boccone a metà. E così è stato... e dal minestrone siamo passate ad altre ricette, in una successione talmente rapida che avrei voluto avere con me qualcosa per registrarle e portarmele via... come "ricette della serenità".

venerdì 6 settembre 2013

Per farsi ricordare...

Ma per me non ce n'era di certo bisogno. Seguivo la vicenda di Federica da sempre... era tra le mie amicizie su fb e commentavo ogni Suo post, soprattutto quelli dall'ospedale, dove aveva trascorso gli ultimi tre mesi anche se non in maniera continuativa.
La notizia della Sua morte mi ha colto di sorpresa, all'improvviso e mi ha gettato nello sgomento. Il resto è noto. Poi sono andata su quel profilo... volevo rileggere le Sue parole, le ultime solo due giorni prima, guardare ancora le foto della ragazza forte, determinata e combattiva che continuava a... ripetere, Tanto vinco io... e tra quelle ne ho trovata una che riportava la pagina di una rivista delle mie preferite con un articolo su di  Lei. Risaliva al mese di aprile... strano che non l'avessi sfogliata, letto l'articolo.
Strano?... forse no, se niente avviene o non avviene per caso... e quella rivista fosse passata per le mie mani all'epoca giusta, probabilmente "ora" sarebbe chissà dove ed io "ora" non avrei avuto la possibilità di leggere di Federica, le parole vivaci , ironiche e nello stesso tempo amare di una Sua intervista che lascia senza parole.
Riportarla per intero in questo spazio esiguo non è il caso... magari nel tempo proporrò degli stralci perchè c'è molto da imparare leggendo quelle righe e ancor più tra esse. Significativo però è il giudizio e il ritratto psicologico che di Lei presenta  la psicoterapeuta Maria Rita Parsi...
"Federica è stata capace di trasformare una situazione tragica in un atto di coraggiosa creatività... ha utilizzato il pensiero positivo e ha fatto del suo cancro un'occasione di socializzazione. Ma la lezione più grande è che dal trauma sta ricavando il meglio per sè e per gli altri. Per dirla con la poetessa Sibilla Aleramo, Federica ha trasformato la perdita in un guadagno".
Vorrei tanto che queste righe fossero lette da Chi non ce la fa... e preferisce non sapere credendo così di non soffrire o soffrir di meno. Purtroppo, come dice la stessa Federica... la malattia è "democratica e feroce", ed aggiungerei io... la Vita in sè, e prima o poi entrambe presentano il conto, all'improvviso ponendo l'uomo di fronte a se stesso e al proprio dolore.

giovedì 5 settembre 2013

Come foglia al vento...

Stasera è così che mi sento... ho appena finito di scrivere qualcosa che dovevo perchè sono stata spiazzata dall'ennesimo colpo di coda di questo "mostro" che viene colpito da più parti, continuamente... ma non si decide a piantarla una volta per tutte.
Ma che sto dicendo?... farnetico!?
Passerò anch'io e LUI continuerà a... esserci.
Dovremo farci bastare quell'unica consolazione... rialzarci ogni volta.
Quando riusciamo a condividerci cibo e sonno... quando torna da "indesiderato ospite" e facciamo finta di tenerlo buono... ogni volta che "ci prende a pugni" con notizie così...
Non sono due mesi che Carlotta ci ha lasciato e oggi  non è più Federica, un'altra giovanissima...
Quanta rabbia... tanta rabbia... dovrebbe almeno avere il pudore di tenersi lontano dai giovani, questo infido! E invece sembra che lo faccia apposta... perchè anche Chi giovane non lo è più si pieghi su se stesso e si lasci andare...perdendo la speranza.
Questo pomeriggio un susseguirsi di eventi in seguito alla notizia della morte di Federica mi ha reso sgomenta. E' stato come sentirsi chiusa in un cerchio sempre più stretto... poi al buio... col fiato sempre più caldo e vicino di qualcuno o qualcosa che volesse farmi paura.
Per un po' sono rimasta ferma senza sapere dove andare... sospesa, come foglia al vento.
Ho dato una "risposta", dovevo farlo perchè non sempre si può far passare sotto silenzio ciò che accade, soprattutto quando la misura è colma.
Come sempre, dopo... è stato meglio.
Si raccolgono i cocci e si guarda avanti.
E il vento diventa brezza, quella di sempre... e la foglia non si sente travolta e si lascia cullare per le mille giravolte a cui ormai è abituata.

mercoledì 4 settembre 2013

Punto e a capo

Quando non si può girare pagina o non si vuole, bisognerà comunque mettere un punto e andare a capo... per ricominciare.
Cominciare una nuova storia, un altro capitolo... un periodo.
Arriverà però ugualmente che tutto lo spazio sarà pieno, ci sarà il punto ma il proseguo potrà essere solo sulla pagina "che verrà".
"Ma perchè parli per metafore... che non sempre Ti capisco?", povero Amore mio, un tantino c'ha ragione... è vero quello che dice ma il fatto è che mi vengono spontanee, a volte servono per chiarire i concetti soprattutto a me stessa, altre per dire ciò che penso non in modo diretto pur senza freni inibitori.
Questa volta sono ricorsa alla mia figura retorica preferita perchè pensavo all'Amico dagli occhi azzurri come il mare... a quanto sta male e ad una Sua situazione che dura da una vita.
In tanti anni ha messo più punti fermi Lui di quelli esistenti nell'Infinito, perchè avrebbe voluto girare pagina altrettante volte ma non l'ha mai potuto fare...
"Noi qui gli siamo Tutti affezionati... è una così brava persona!... corretto, pacato e tanto gentile...", mi ha detto ieri un'infermiera e per me non era di certo una novità perchè lo conosco fin dai tempi di "quel terzo piano". Ora qualcuno gli ha dato una scadenza... due forse tre mesi... e Lui non avrebbe voluto tentare un'ultima volta, ma poi si è "lasciato convincere".
Non è ancora il momento di girar pagina, spazio ancora ce n'è e lo ha scoperto solo di recente... stavolta è "per se stesso", ne vale davvero la pena.

martedì 3 settembre 2013

Sentimenti contrastanti

Ora, a ripensarci... mi vergogno un po' per non averla riconosciuta. Dopo tutto non è che sia passato tanto tempo... eppure d'impatto quel viso pallido con gli occhi chiusi mi ha colpito non perchè mi fosse familiare.
Lei, invece ricordava la mia "voce"... benedetta voce!... vorrei essere capace di sentirla anch'io dall'esterno per constatare che sia vero non poter dimenticarla.
Dicevo... ricordava la mia voce e di scatto ha aperto gli occhi e mi ha sorriso. Neanche a questo punto l'ho riconosciuta, anche se quel sorriso era troppo aperto per essere rivolto ad una perfetta sconosciuta. Comunque mi sono avvicinata... "ciao... hai un bellissimo foulard, dal colore stupendo. Ti ho lasciato una caramella sul comodino...", e intanto la guardavo perchè  cominciavo a ricordare. "Come Ti chiami?", Le ho chiesto allora...  e all'udire quel nome avrei voluto sprofondare o per lo meno non essere lì, non essere proprio entrata in quella stanza.
Ma come poteva essere possibile... di nuovo!?... dopo aver tolto entrambi i seni, essersi sottoposta ad esami ed interventi, ancora... un'altra volta... lì. E questa volta aveva perso pure i Suoi lunghissimi capelli... ecco perchè  non l'avevo affatto riconosciuta, e anche il viso era più smagrito e tirato... l'unica cosa che aveva conservato intatto era il sorriso. "Lo sai... questa è la sola arma che abbiamo per non dargliela vinta a questo mostro che ci toglie tutto. Che possiamo fare... in un modo o in un altro dobbiamo andare avanti... a me è tornato sul muscolo pettorale ed ho ripreso a lottare perchè devo vincere io... per i miei figli".
Non lo nascondo... questo incontro che non avrei mai pensato, oggi mi ha segnato. Normalmente mi pongo spesso la domanda perchè  "è a me così", ad Altri esattamente il contrario, ed alcuni persino non ci sono più.
Tre anni fa "partimmo" in tanti... con molti percorremmo la strada affiancati... verso il traguardo qualcuno cominciò a rallentare. Quanti siamo arrivati alla meta... non saprei dire, probabilmente preferisco non sapere per continuare a... credere che "ci siamo Tutti... o quasi", poi capitano giorni così, con questi incontri casuali per modo di dire ed io vado in crisi, non per paura ma per quel vago senso di colpa che ogni tanto fa la sua comparsa.
E mi sento come quel naufrago che si è salvato solo perchè la sorte gli ha riservato quell'unico tronco galleggiante.

lunedì 2 settembre 2013

Una gran fatica...

E meno male che stamattina mi ero alzata di gran lena e con una discreta voglia di lavorare!
Di buon mattino piante dissetate... tende fresche di bucato montate alle finestre... i peperoncini verdi, puliti e lavati pronti per essere cucinati. Se non fossi stata  per questi ultimi tempi così stranamente "pimpante", è probabile che mi sarei curata solo di questi ultimi, proprio perchè mi piacciono.
Poi il giorno è andato avanti e il vissuto che inevitabilmente raccoglie ogni volta ha fatto il resto ed ha cambiato le carte in tavola. E così ora mi ritrovo talmente stanca da non creder quasi siano passate da stamane meno di 24 ore... è un senso di affaticamento fisico vero e proprio, tanto più grave perchè so non attribuibile ad alcun lavoro pesante.
Al posto di Cuore e Cervello mi sembra di avere due "spugne" belle zuppe... si, li sento pesanti e mi verrebbe voglia di spremerli ben bene per farli tornare leggeri, anche se poi ugualmente i "segni" li porterebbero e come prima non potrebbero mai tornare. Tutto ciò per alcune telefonate dal contenuto degno di meditazione, per pensieri futili e contraddittori, dispute inutili nate per malintesi. A proposito di "malintesi", mi chiedo spesso perchè l'uomo preferisce fermarsi alla superficie, a ciò che appare fin troppo scontato e non si interroga sui significati nascosti, o tenta almeno di interpretare messaggi strani nell'immediato ma chiaramente in codice. Credo che ne guadagnerebbe in ottimismo e fiducia, soprattutto nei riguardi del prossimo.
Stasera mi è stato chiesto come faccio ad essere sempre paziente... se ho un segreto.
Ho risposto che un segreto ce l'ho... magari non è proprio l'equivalente di una "formula magica", è semplicemente la mia personale interpretazione di ciò che mi è capitato.
Ho temuto di morire... di perdere il bene più prezioso... ed ho calato il capo.
Durante le cure ho cominciato a provare gratitudine verso Tutti anche solo perchè mi rivolgevano la parola o regalavano un sorriso... ho imparato ad Amare in senso assoluto e generale.
In questi tre anni è stato un continuo perfezionamento di "stile", nel senso che più mi porgevo al prossimo con gentilezza, altrettanta ne ricevevo... o almeno così mi sembrava.
Reale o apparente comunque portava ad uno stato di benessere e di pace... cosa che continua a... essere.
Detto questo... come possono per me diverse "questioni" non essere altro che beghe di poco conto?
Tutto si risolve... e mi fermo qui.

domenica 1 settembre 2013

Cancro di frontiera

Come è ormai noto, un anno fa mi balenò l'idea di costituire un gruppo su fb, uno dei tanti ma non come tanti, che accogliesse persone con "parentesi" di vita difficili ma che non avevano perso mai di vista la speranza o l'avevano momentaneamente smarrita ed erano intenzionate a ritrovarla.
"... per non finire mai di essere" -  RACCONTA LA TUA STORIA
Nell'ambito di "Continuare a... parlarne con speranza" ci si poteva raccontare o meno, l'importante era l'emozione immediata del momento, ad esempio... se ansia, paura, tristezza prendevano il sopravvento era indispensabile "condividere" al fine di superarle come momenti di negatività... Chi leggeva poi, poteva confrontarsi e magari dare ed anche trarne aiuto per la propria esperienza.
Di conseguenza alcuni hanno raccontato la propria "storia", altri no...
Quella di stasera è la storia di Enzo, da poco entrato a far parte del gruppo... Lui si è subito raccontato, con dovizia di particolari ed intensità emotiva. Nessuno gliel'aveva chiesto... poi, anche invitato da me, ha inviato il Suo racconto, ridotto in sintesi ma con le emozioni intatte...


LA MIA STORIA   (Cancro di frontiera)

Anche a me la sorte aveva riservato che il 22 marzo del 1993 ricevessi un ospite non desiderato, IL CANCRO, che dopo aver bussato alla mia porta si era accomodato nel salotto buono di casa mia, e mi avrebbe tenuto "compagnia" per oltre 10 anni.
Per diverso tempo mi sono chiesto, non avendo tra l'altro ereditarietà di alcun tipo, "Perchè proprio a me", parafrasando un celebre tema letterario, ma l'unica risposta che sono stato capace di darmi è stata " e perchè anche non a me"?
Il Cancro nasce sempre da banalità trascurate, da diagnosi superficiali, dall'uso di frasi tipo "è un disturbo di poco conto, tanto adesso mi passerà", ebbene nel mio caso mai ero stato così previdente e tempestivo, sia pure appartenendo ad un'epoca in cui il fenomeno si pensava riguardasse pochi, poichè ognuno di noi giocava ad escludersi quasi per diritto naturale.
Il Cancro a quei tempi era un'eco lontana, soprattutto nel mezzogiorno d'Italia, un venticello la cui brezza nemmeno ci sfiorava, era come se il problema non ci riguardasse, tanto ci ritenevamo forti ed inviolabili.
E invece fu l'inizio di un dramma "esclusivamente personale", mai condiviso, sempre e solo di mia proprietà, che ha tormentato il mio corpo e la mia mente, rimanendo ancora oggi rintanato in un angolo buio della mia natura che essendo selvaggia e primitiva ne è riuscita a domare gli istinti, ma mai a debellarlo completamente.
Un dramma vissuto tra sospetti, diagnosi, esami, certezze, ansie, paure terribili che non riguardarono solo la lettura dei referti e il loro contenuto, ma si insediarono nella mia mente anche grazie agli atteggiamenti dell'epoca, culturalmente inaccettabili, quali sguardi bassi e sfuggenti, spiegazioni non date, o se date spudoratamente false, commiserazione e vergogna, etichette, frasi pesanti e irrispettose del significato della stessa malattia, silenzi, brevi commenti fatti in disparte ai familiari... tutti aspetti questi che per fortuna oggi risultano in gran parte sfatati.
E così venni sottoposto a gastrectomia sub totale ed a 1 mese di degenza ospedaliera in un piccolo e fatiscente ospedale di provincia, in cui quella pratica altamente chirurgica non era per niente in uso, visto che la maggior parte delle patologie presenti erano ernie, appendici, ed altri malanni di poco conto.
La diagnosi di CARCINOMA DELLE CELLULE A CASTONE INFILTRATO NELLA SOTTOMUCOSA mi costrinse dopo 4 mesi dall'intervento a sottopormi a 6 cicli di chemioterapia tradizionale che per quella struttura era da scoop giornalistico tanto era inusuale.
Solo in quel momento conobbi veramente  "il CANCRO" e tutte le sue perfide aberrazioni, la sua violenza, la mia ribellione, la sua emarginazione, il mio rifiuto a sottomettermi, la carne straziata, la mente devastata, i pianti dirotti, la mia solitudine, il suo tentativo di spaccarmi le vene pur di annientarmi, la mia capacità di mangiare comunque durante i trattamenti.
Resistetti anche grazie a Frank un mio amico di sventura, che dal letto di fianco al mio, mi lanciava scarpe e bestemmie se manifestavo cedimenti. Lui era il fautore della "lotta per la sopravvivenza", niente lo scalfiva, aveva una forza mentale mostruosa da cui giorno per giorno attingevo a piene mani.
Solo in quel momento, osservai e capii la società dell'epoca, un ghetto di morale bigotta e preoccupata che quel problema non riguardasse loro ma altri, fingendosi falsamente dispiaciuti e commiserevoli, ma ben lieti che quella "peste bubbonica" fosse di nostra esclusiva pertinenza.
Correva l'anno del "meglio a lui che a me", frase emblematica che racchiudeva la grettezza e l'ignoranza dell'epoca al cospetto dei tempi in cui viviamo, in cui il fenomeno si aggrega e si confronta, in cui il concetto supera gli egoismi individuali ponendo al centro la colletività e i suoi fini (... anche se non sempre è così)
Ho passato 12 anni interminabili di "passionale rapporto con la malattia", si perchè ho anche avuto modo di amare una donna che mi ha aiutato a superarla, in cui le attese erano sempre proporzionali alle paure, ma a poco a poco ho avuto la fortuna e il piacere di rivedere l'alba di "un nuovo giorno", un giorno in cui con profonda commozione quei piccoli e spericolati medici di frontiera mi hanno dichiarato "GUARITO", con una cerimonia con tanto di torta che simboleggiava tutta la loro soddisfazione.
Gli altri 10 anni li ho passati, per scelta personale, come se la guarigione non mi avesse toccato, tra controlli e reminiscenze di paure di un protocollo che non mi appartiene più, soprattutto la paura di essere guarito... che ti rende di nuovo solo!
 Da guarito parziale, a guarito totale, da lungo degente a lungo sopravvivente, il mio caso non fa più notizia, ha bruciato tutte le tappe della carriera CANCRO, tanto da non essere nemmeno preso in considerazione durante i dibattiti sui forum, poichè ritenuto troppo datato in relazione alle problematiche attuali.
In poche parole, la mia opinione non fa più testo, il CANCRO è affamato di carne fresca, di un vecchio scarpone come me non sa che farsene, anche se io potrei raccontare tutti... i suoi punti deboli che in rapporto ai miei, che erano ben poca cosa, potrebbero renderlo forse più umano.
Quante volte mi sono sentito dire "POTRAI MORIRE DI QUALSIASI ALTRA COSA, MA NON DI CANCRO", non mi sono mai fidato di quelli (i medici) che raccontavano questa filastrocca, mi suonava uguale a quella già sentita 21 anni fa  "CARO GIOVANE, NELLA SFORTUNA SEI STATO FORTUNATO".
- Enzo Santorsola -

Poco c'è da aggiungere a ciò che ha scritto l'Amico Enzo... può esserci prova più tangibile di speranza che non resta tale e si realizza?
Credo di no... o meglio ci sono decine, addirittura centinaia di testimonianze come queste... è il "bilancio passivo" che il CANCRO fa di sè e dei suoi insuccessi. Quando la vittoria è finalmente "Nostra".


N.B. Invia la Tua storia all'indirizzo e-mail: continuarea@virgilio.it - racconta la tua storia
... E SCOPRI CHE NON SOLO A TE E' STATO DETTO COSI'