novembre

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giovedì 31 marzo 2016

NON ESISTE INVERNO



Se di questa vita considero le stagioni, voglio che non esista inverno. Al massimo sia breve e poco intenso. Un momento fuggevole di passaggio, quasi da non accorgersene.
Il buio e il freddo, serrare i denti e procedere chini non sono della Vita nel suo risplendere, bensì della stessa alla conclusione. Quando Alfa ed Omega, congiunti, chiuderanno il "cerchio ideale". E all'interno sarà la Luce.
La Vita è luce nel suo trascorrere, sarà Luce anche dopo. Che si creda o no, non può essere solo buio perché comunque saranno a splendere le belle anime o spiriti o "essenze", ché non avrebbe altrimenti senso aver vissuto, creato, e dato tanto.
Lasciata alle spalle quell'estate torrida ed affannosa, sia pure sempre gradita, si va incontro al "nuovo Autunno", di cui si sa meno che mai. Unica certezza... avvizzire su un ramo, cercando di resistere il più a lungo possibile. Alcuna foglia è sola, e tutte si "aggrappano" per non cadere al suolo. C'è largo respiro lassù, consapevoli ritorneranno, ma dopo un duro travaglio.
A Chi ha guardato l'anomalo avvicendarsi delle stagioni di "una vita che va" resta il ricordo forte ed incisivo di cento brezze in un unico vento. Lo Zefiro dell'ultima Primavera.




"Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie"

- Giuseppe Ungaretti -

mercoledì 30 marzo 2016

CAPACITA' INCONSAPEVOLE


Notizie


Ce l'hai o non ce l'hai, non lo saprai mai se non ti trovi nella situazione in cui sarai messo alla prova.
Forse l'avresti pure volentieri evitata ma la Vita, si sa, gli inviti non li manda per posta, anzi non invita proprio, trascina e basta. Di rimando e per consolarti, pensa che a priori sei stato valutato all'altezza, poi si vedrà.
Parlo di quella straordinaria virtù, quasi carisma, che è l'Empatia.
Non tutti riescono ad essere empatici, e molti sono al contrario inopportuni e arrivano (senza volere?) a ferire. Parole inutili, modalità e tempo sbagliati. Si pensa a volte di dover dire qualcosa per forza, quando basterebbe stringere semplicemente la mano, regalare un abbraccio o riempire lo spazio del silenzio con lo sguardo. Se sinceramente commossi non occorre poi mistificare gli occhi lucidi con la scusa di un raffreddore, perché anche sapere di piangere insieme fa sentire meno soli.
Oggi mi è stata raccontata la storia di una serie di "gaffes", all'apparenza frutto di autentica perfidia.
Io non voglio crederci, penso piuttosto ad un'innata incapacità di comprendere, mascherata da un'ironia fuori luogo. Perché l'ironia va bene a ridimensionare e per mantenere lucidità, non serve a nulla se svilisce il problema.
L'Amica in questione parlava trattenendo a stento le lacrime, e qualcuna è pure sfuggita. Magari non vorrebbe parole, ma "compassione", che qualcuno si unisse a Lei nei Suoi tanti momenti "no".
Peccato che non lo si può pretendere, soprattutto da quelli che dovrebbero fare tale cosa in automatico. Sono troppe le "gabbie" che tengono prigionieri certi esseri umani. Non sono più bambini ingenui e "spudorati" che non provano mai vergogna dei propri sentimenti.
Riflettiamo su questo breve racconto...
C'era una volta una bambina che aveva perso il suo compagno di giochi. Un giorno disse alla sua famiglia di essere andata a consolare la triste madre del bambino morto.
Che le hai detto?...le domandò il padre.
Niente... rispose la bambina.
Mi sono solo seduta sul suo grembo ed ho pianto con Lei.

martedì 29 marzo 2016

UNA "MADRE" NON MUORE MAI



Stasera si... è una metafora azzardata, ma è arrivata da sola, come dire... per associazione di idee, poi l'avevo accantonata per riprenderla quasi subito. Dopo tutto qualcosa c'entra perché entrambe riguardano la vita e ciò che l'alimenta. In senso lato, e no.
Mia figlia, tornata a casa per le festività pasquali, mi ha portato un piccolo "dono". Di recente si è appassionata a tutto ciò che riguarda la genuinità e l'alimentazione naturale, di conseguenza prepara in casa quello che consuma, compresi pane... poco, pizza... così così, ciambelle e biscotti. Insomma si è data a fare... la "madre". Un momento però... non la mamma, ché quello è al di là da venire, ma la "pasta madre". Il lievito naturale che si rinfresca, si alimenta per riprodursi quasi rigenerarsi sotto molti aspetti.
Da prima timida e inconsistente, le basta un po' di cura ed attenzione per far vedere quanto vale già attraverso il vetro del barattolo dei pelati, ben pulito e riciclato. Florida e feconda non è stanca mai di crescere per darsi. E non muore mai. A meno che non lo decida Tu, che stanco di vederla in ogni dove per questione di spazio, o perché non riesci a seguirla o non ti serve poi tanto, la trascuri, la sposti o addirittura te ne dimentichi.
La "madre" cerca di resistere come e quanto è possibile, fiduciosa di poter essere ripresa, dare da mangiare, senza portare danno per quell'amore secondo natura che la fa grande e unica nel genere. Si affloscia e poi arranca lungo le pareti del barattolo, sembra sbuffare tanto si gonfia, chiede aiuto ogni volta che la luce illumina lo stanzino, mettendo su una bolla un po' più grande. Ma se non la si degna di uno sguardo, cede e si appiattisce indecorosamente.
E pensare che per rimetterla in sesto bastavano quattro carezze e un po' di zucchero.
Già, la dolcezza fa miracoli. Lo sa bene ogni Madre che non la lesina mai, anzi ne è prodiga pure quando non può, non se la sente. Resta sempre... la mamma di sempre.

lunedì 28 marzo 2016

E PER FORTUNA QUESTA VITA ...




Mi piace da morire. Ma l'ultima, quella di cui finalmente ho preso il "filo", e da novella Arianna ho trovato l'uscita del labirinto in cui mi ero cacciata da sola, convincendo gli Altri che ormai fosse così, perché ero fatta così e così sarebbe stato fino alla fine.
Chi nasce tondo non muore certo quadro, a meno che non finisce in una di quelle presse che schiaccia da ogni lato, e lo trasforma in un cubo che di quadrati ne possiede addirittura 6. Che potenza allora... incredibile persino a se stesso.
A me è successo proprio questo. Ne sono venuta fuori come una capace "pentola a pressione". Contengo tutto e di più, ma se la provvidenziale valvola non si apre, la mia vulnerabilità preme fino ad esplodere. Non importa il giorno o il momento, la situazione e neppure l'affetto.
Una mamma ama fino a morirne, ma a volte non finge di scordarsi la veemenza.
Oggi, perciò... così così. Ma poi al volo ho recuperato la "gioia solenne" del giorno ed è stato una sorta di ritorno.
Sull'onda dei ricordi un preciso momento di totale coinvolgimento emotivo e brividi a pelle. Ho voluto così condividerlo.
Non ero da sola ma con Altri quando presi a...
"COCCOLARE" LA VITA
... con un sottofondo di musica dolcissima.
Ad occhi chiusi ascoltare il ritmo del respiro... aria che entra ed esce, linfa vitale e controllo di se stessi.
Un "uovo", si... proprio di quelli con cui fare una frittata, passa tra le mani di ognuno in successione, tenuto come in una culla per una decina di secondi... sempre con gli occhi chiusi, concentrati sull'emozione del momento.
Lungo una "traiettoria" circolare, emozioni come anelli di una catena si agganciano l'una all'altra, una serie di colori dalle varie tonalità ripercorre quella linea immaginaria, e alla fine con la musica, quasi nenia a cullare un "piccolo tesoro", ecco un'unica condizione di benessere, uguale per Tutti anche se con nome diverso.
Serenità, tenerezza, condivisione... e nostalgia, rimpianto, fragilità... e poi altre ancora, queste le parole. La mia è stata... continuità, non poteva non essere questa.

domenica 27 marzo 2016

E' PASQUA... QUIETE FINALMENTE


Conflitti e turbamenti, vortici di pensieri. Delusioni e false credenze. Dubbi e giudizi mascherati da opinioni.
Tutto questo rimuginare intorno e dentro ha fatto male agli animi. Li ha privati della sapienza del Cuore, li ha indotti in tentazione, a contraddirsi e tradire la propria natura "a Sua immagine".
Ma è tutto finito, lo spero però pure lo sento, ora è diverso. Già da un po' c'è qualcosa nell'aria, rinascita e voglia di riprovarci.
Ne sono certa, se avrò occhi consapevoli, se accoglierò con Amore questo evento, misterioso, la mia vita cambierà.
Mi tornano in mente le parole di un canto religioso che mi piace molto, c'è speranza ed abbandono. Fiducia piena ed assoluta. Nel ricordare mi salgono le lacrime agli occhi... "Dio aprirà una via / dove sembra non ci sia; / come opera non so, / ma una nuova via vedrò"...
Mi commuovo perché me ne ha aperte di vie il buon Dio, giuste e inaspettate. Mi ha dato una seconda opportunità per conoscermi, valutarmi e stimarmi per quella che sono, pure coi difetti che a volte si sono trasformati in punti di forza e strategie. Perché niente e nessuno è del tutto negativo, e come per la luna ci sono due lati, due aspetti... secondo la luce. Se presi totalmente o meno dalla Luce.
E' Pasqua finalmente, è Luce e insieme quiete. Come quei meriggi assolati, quando stai di un bene che non avresti immaginato, tutt'uno con ciò che è intorno e poi a proprio agio persino il Cuore. Sembra che vada per suo conto eppure sai che ti appartiene, e ne sei fiero e sono brividi di emozione.
Che straordinarie sensazioni, compensano quelle a volte tormentate. Confortano tali pensieri, riportano a ciò che eri, a prima di tutto quanto...
Respiro a pieni polmoni l'aria troppo fresca di questa incerta primavera.
Ancora si gira pagina, si mette un punto, ma so già che non sarà un punto fermo. La natura dell'uomo è così, e intanto oggi nasce la Nuova Speranza. Deposte le paure c'è il pieno abbandono...
... Dio aprirà una via... E per me, quale sarà questa via?...
Questi miei pensieri dal buio alla Luce, Vi arrivino, miei cari compagni di percorso come augurio affettuoso e sincero per una Pasqua serena e ricca di Amore.
Con Voi... sempre.

sabato 26 marzo 2016

PACE A BUON PREZZO... MAI IN SVENDITA


Gli ultimi fatti di cronaca hanno portato clamorosamente alla ribalta l'argomento, tra l'altro in questo periodo fortemente sentito.
E' la Quaresima "tempo forte" di conversione e riconciliazione, e certi eventi inaspettati, di inaudita ferocia sono più che una sfida, suonano come uno smacco per la dignità dei valori umani.
Perché verrebbe spontaneo, azione riflessa, replicare... con l'esito di aggiungere orrore al male, e poi ancora molte lacrime al terrore in una catena senza fine.
Credo si debba porre fine a tutto questo, e tanto per dirne una nuova che poi è cosa vecchia fin dai tempi di Gesù, cominciare dal basso, dal più piccolo uomo... dalla Sua capacità di comprendere il "fratello" per farsi amare.
Gesti semplici e gratuiti, generosa disponibilità all'ascolto, qualche parola giusta che sciolga indifferenza e imbarazzo. Esserci. Ché forse un giorno potrebbe per Noi pure esserci qualcuno. Mutuo scambio di aiuto, certezze del momento... serenità.
Stamane non c'era molta gente in reparto, il Venerdì Santo è quasi giorno di vigilia, comunque di intensa partecipazione ai riti sacri del triduo pasquale, quindi solo Chi non poteva esimersi e rimandare era presente. Il mio consueto giro si è concluso in breve. Due soli incontri significativi, purtroppo tristi... di Passione. Qualche parola di conforto per lasciare uno spiraglio, auguri a "mezzo sorriso" ma con gli occhi ridenti come si richiede in certi casi, poi un abbraccio... perché quello non deve mai mancare. Sostiene, riscalda e accompagna. Quando stringo qualcuno in un abbraccio, ringrazio Iddio ancora una volta per essere nata. Mi do un senso e mi piaccio di più.
Nel mio cestino oggi sono avanzati alcuni fiocchi di tenerezza, per l'occasione... "fiocchi di pace". Ne ho donato uno ad ogni infermiera, oggi avevano avuto meno da fare ma meritavano qualcosa in più. Un piccolo pensiero dedicato alla "specialità" che è in loro. Qualcuna l'ha pure letto e condiviso. E guarda un po', sembrava pure tagliato su misura.
Che ci sia stata anche qui, per un falso caso, la mano di Qualcuno?
nb... nella foto, Ulivo e Alloro sono posti insieme. Il motivo c'è. Spicca l'Ulivo al di sopra dell'Alloro. Perché la Pace vinca sempre la fatua Gloria.

venerdì 25 marzo 2016

DA PICCOLI PASSI A GRANDI FALCATE... quanta strada ancora...


Da allora quindi sono passati solo due anni, ma così ricchi da far sentire tutti più grandi e responsabili. Con forte senso di appartenenza al gruppo e determinati, pur tra gli alti e bassi dell'umana fragilità, a portare avanti la "mission" incentrata sul "benessere del paziente oncologico".
Ognuno "si prende cura" dell'Altro in una relazione di reciprocità che rende meno deboli soprattutto psicologicamente, e maggiormente consapevoli.
18 marzo 2014 - 21 marzo 2016... due date che segnano una sorta di riconoscimento. Esserci e poi Affermarsi. Due appuntamenti di Primavera, e la scelta della stagione non sembra casuale, perché è quella della rinascita e delle rondini. Le stesse rondini presenti nella locandina della F.A.V.O. la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, riguardante l'ultimo "tour" nelle regioni meridionali per la formazione delle associazioni federate.
Il GAMA naturalmente è stato presente a Bari, degnamente rappresentato dalla Presidente, che con entusiasmo e competenza ha poi riportato all'assemblea impressioni personali, iniziative e progetti.
L’obiettivo è sviluppare una nuova consapevolezza. Dare risposte non solo in termini di eccellenza tecnico-scientifica delle cure, ma anche di capacità di risposta ai molteplici bisogni complessi ed impellenti dei pazienti e dei familiari. La finalità che si prefigge il volontariato in oncologia è quella di indagare e far conoscere i bisogni globali (espressi ed inespressi) della persona affetta da tumore e della sua famiglia. Promuovere presso le Istituzioni la cultura interdisciplinare del “prendersi cura”. Realizzare consapevolezza nella relazione di aiuto, efficienza professionale e lavoro di rete delle realtà esistenti. E’ radicata la convinzione che, sempre più, le associazioni di volontariato, proprio per la loro peculiare vocazione di essere “dentro i problemi”, debbano acquisire un ruolo di movimento d’opinione, di voce autorevole e di protagonismo attivo nel panorama delle scelte strategiche istituzionali che riguardano le possibili risposte ai bisogni dei pazienti.
Solo così sarà possibile affrontare con risultati concreti temi spinosi, come ad esempio l’ottimizzazione della spesa sanitaria, la politica della spesa per i farmaci oncologici, l’accesso alle cure, la prevenzione, gli screening, la gestione dei processi socio sanitari, ed altro nella massima tutela di tutti gli interessi coinvolti.
Il rinnovato impegno di fare rete tra le varie associazioni è il principio ispiratore della mission F.A.V.O. e, sulla suggestione del nuovo logo, " Si può volare solo restando uniti", ci si sente coinvolti e consapevoli di essere sulla strada giusta e con l’entusiasmo di chi è in cammino per migliorare il rapporto tra l’individuo, la società e la malattia.

giovedì 24 marzo 2016

DA PICCOLI PASSI A GRANDI FALCATE... quanta strada ancora...

Eh già, cominciammo timidi quasi con la paura di osare, prendemmo a muoverci con piccoli passi temendo di essere poco considerati. All'inizio solo piccolo gruppo che si leccava le ferite, ognuno cercando nella sventura dell'Altro motivo di conforto, o speranza viva nelle tappe di successo, piccole battaglie vinte di una lunga guerra. In seguito gruppo di auto mutuo aiuto gradualmente diventato " corpo cellulare" di un vero e proprio organismo, un tutt'uno di cui il singolo si sentiva parte vitale. Si gioiva insieme, si soffriva altrettanto. Il lutto era dolore da elaborare insieme... insieme si riprendeva il cammino.
Un pezzo di strada insieme, è infatti il titolo del libro presentato esattamente due anni fa. Una raccolta di esperienze vissute e condivise da alcuni componenti del gruppo. Quella data segnò anche la presentazione ufficiale del GAMA, che da quel giorno in poi non si è più fermato.
Non è stato tutto facile e non lo è ancora, una bella realtà come questa a diretto contatto con la sofferenza fisica e ancor più con la paura, viene sempre vista da qualcuno con una certa diffidenza. E poi si deve mettere in conto la "miseria umana" che non si nasconde, anzi viene allo scoperto quando meno l'aspetti e sempre nel momento inopportuno. Ma Noi, al momento ci siamo rivelati sempre i più forti, e ad uno ad uno abbiamo superato gli ostacoli, non facendoci mancare entusiasmo per nuove iniziative, e soprattutto speranza per progetti futuri, sia pure a breve scadenza.
Quante attività in due anni... Musico-terapia, Make up in corsia, tentativi di scrittura autobiografica, lezioni e conferenze di specialisti, presentazione di terapie integrate e complementari... e tanto altro ancora.
Siamo un gruppo giovane che sta diventando adulto, aspira sempre ad una maggiore consapevolezza, e da poco più di un anno si è fatto anche "associazione" per la visibilità che serve ad acquisire voce, affermarsi ma pure per imparare a fare meglio la "strada" che appartiene a tanti. Perché si annulli la falsa credenza del vicolo cieco, del senza ritorno e si confidi sempre più in un "percorso" senza solitudine.
(continua...)

mercoledì 23 marzo 2016

MANCANO LE PAROLE


Davvero stavolta resto senza parole, di fronte all'ingiusto dolore e alle lacrime di Dio. C'è riuscito l'uomo alla fine a far piangere persino il Creatore, e non contento cerca ogni giorno di superarsi nel male. Che gioco perverso!
Quanta idiozia a generare tale disastro... addurre motivazioni in nome di una religione che nell'insieme poi non trova affatto il senso autentico del suo essere.
Ma quale Dio può essere assetato di sangue, desiderare morte e distruzione? E' sempre l'uomo, stupido ed ingrato, a strumentalizzare un credo e un ideale per avidità di supremazia e potere, e alcuna tolleranza.
Senza parole... è vero, soprattutto senza parole per trovare una soluzione, che siano a mediare per la Pace. Solo le obsolete, quelle che diciamo fra di Noi ogni volta che apprendiamo una notizia come quella di stamane, l'accaduto a Bruxelles. Cronaca di "terrorismo annunciato", consueta leggerezza di valutazione, raggiro vero e proprio.
Ci pensavo poco prima... certi fatti sconcertano ma ancor di più irritano, perché nelle modalità appaiono simili a gioco da bambini. Mentre sei concentrato per sorprendere all'improvviso, io ti distraggo e porto altrove, così che gli altri possano agire indisturbati.
Di Bruxelles si sapeva già subito dopo la strage di Parigi a novembre. Città assediata... armi spianate... controlli a tappeto? Mah, a questo punto qualche ombra la vedo. Certo è che una volta ancora il "ruolo del cattivo" ha vinto, cala il sipario senza applausi e solo qualche lacrima dei commossi, ma gli atti dell'uomo continuano. Con scene diverse sul palcoscenico della Vita.

martedì 22 marzo 2016

DISORIENTATA


Notizie


Devi troppo spesso adattarti in fretta al cambiamento, per giunta facendo finta che sia niente.
Mordere il freno per non far precipitare situazioni, far finta di credere ad ipocrite convinzioni.
Lasciar intendere che ridi di Cuore, mentre nel Cuore piangi e non puoi fare niente.
Quando ero bambina grandicella non vedevo l'ora di crescere, diventare adulta... poter scegliere e dire sempre la verità "secondo me". Ovvero analizzare nel mio piccolo le situazioni, valutarle e in base a questo decidere la condotta.
Una volta infatti, mi ero trovata a piangere tutte le mie lacrime per aver detto la verità, specificato giorno, mese e anno, la data di nascita insomma, di una mia sorellina. Avrei dovuto stare zitta, invece per mio padre, onestissima persona sempre ma non in quell'occasione. Perché a causa mia si ritrovò a pagare per intero il biglietto del treno per mia sorella. E pensare che volevo essergli d'aiuto, credevo in un momento d'amnesia... la stessa che gli prese quando volutamente dimenticò di "premiarmi" col giornalino settimanale. Per punirmi di aver detto il vero. Piansi a lungo e giurai a me stessa di tacere sempre e per sempre. In realtà modificai solo in parte il mio atteggiamento di verità ad ogni costo, mi feci più cauta, accorta ma restai ostinatamente sincera e lucida.
E lo sono ancora. Per questo non sopporto le "due versioni", la propria e quella che conviene, la palese falsamente schietta e la sommersa, imprevedibile ed anche qualche volta malefica.
Eppure non conto più ormai le situazioni in cui devo abbozzare sorrisi, far finta di credere a ciò che viene detto e poi smentito, non dare ascolto a repliche e controrepliche, soprassedere. E tutto in nome di un bene comune, scala valori, presunta ragion di stato.
Da quando si prese a conclamarla ad ogni pie' sospinto, la dura ragion di stato non ha fatto altro che creare vittime sacrificali, a volte sollevandole pure da eventuali responsabilità. Si evince quindi la sua totale inutilità, ed io allora perché dovrei continuare a... farmi violenza, piangere lacrime oneste, sentirmi totalmente disorientata se non addirittura in colpa?

lunedì 21 marzo 2016

ARRIVERA' DOMANI




E probabilmente qualcosa sarà diverso. E' difficile già pensarlo, il cambiamento... figurarsi viverlo.
Ma non si può nulla, l'abbiamo detto 10 volte e ripetuto tante ed altrettante, perché tutto va come deve, e toccherà solo adeguarsi per superare il momento.
Arriverà domani... e comincerà la Settimana Santa, breve periodo in cui massima dovrebbe essere la meditazione, alto il concentrarsi su ciò che è bene per evitare quello che è male. Una sorta di prevenzione, perché riconciliarsi non è lavare l'animo ma rendere bella l'Anima dopo aver conquistato la consapevolezza di quanto sei misero e poco misericordioso.
Arriverà domani... e chissà come sarà il cielo, perché ogni anno è così... sia che la Pasqua venga alta o bassa la settimana santa si apre sempre grigia e triste come se la natura tutta partecipasse al memoriale santo. E se non fosse per la luce che indugia a dispetto dell'oscurità del cielo si direbbe che è ancora inverno. Poi... a tratti, un raggio di sole riporta a quel che è veramente, la stagione è cambiata anche se non pare, l'instabilità vuol far da padrona ma ormai ha le ore contate.
Ciò che è passato non può ritornare.
In determinate condizioni l'animo e quel che sta intorno quasi diventano una sola cosa. Sarà per questo che osservo con occhio partecipe, addirittura complice ciò che è al di fuori da me.
Non sembra primavera ma inverno non è più...
Si litiga, ci si sbraccia, è un grande affannarsi, si dice per... cambiare e intanto mancano volontà e coraggio, si teme l'incertezza e si resta ad aspettare. Che cosa poi? Che tutto muti da sé, come la notte diventa giorno, una stagione cede il passo a quella che viene.
E' tempo d'incertezze, ma di quelle che se non vengono affrontate "a muso duro" comunque si trasformano, in certezze e anche molto dure.
Una ferita, una piaga lasciate così come sono venute e trascurate, alla lunga finiscono con l'ulcerarsi e certamente lasciano il segno, per sempre.
Non sono molto positiva di questi tempi, il succedersi di certi eventi, e poi oggi... Domenica delle Palme... una telefonata dopo tanto tempo che accampava pretese. Avrei voluto replicare con un... "ma perché sempre io sono in difetto?", però ho lasciato perdere. Non serve stizzirsi, fa amaro l'animo e lo priva della "dolce misericordia".
Ho detto solo... "ti chiedo scusa, domani sarà diverso", ed ho chiuso. La telefonata ma non il Cuore.

domenica 20 marzo 2016

NULLA SI PUO'... dedicato a Teresa M.

Emoticon heart

Si è staccata dal gruppo, si è fermata anche se non voleva perché non ce la faceva più. Forse non poteva essere diversamente. Ogni tanto però... ne sono certa... guarda indietro, comunque tanta è la strada che ha percorso e questo la consola, riprenderà il suo cammino quando avrà riposato.
E il resto del gruppo cosa fa? Qualcuno si sofferma a guardarla, ma non più di tanto perché pensa alla sua di strada, altri non si accorgono proprio di ciò che è successo, sono troppo presi dall'incubo del loro passato, ne hanno vissute tante... meglio non pensarci e tirarsi su, la vita è così breve. Pochi si fermano con lei, solo per un po' ma intensamente, vorrebbero bloccare il tempo che corre via senza riguardo ma poi riprendono ad andare con un vago senso di colpa.
"Pensavo vi foste dimenticate di me", ma come si può, sarebbe come dimenticare se stessi, tale è il legame che si crea in situazioni come questa, forse è la paura di constatare fino a che punto può arrivare la vita che stende un velo sulla coscienza, fa chiudere gli occhi e riaprendoli dà l'impressione che dopo tutto non è successo niente perché non riguarda te e tutto continua.
Come lo scorrere inarrestabile dell'acqua di una cascata, il sorgere e il tramontare del sole, la nascita e l'appassirsi di un fiore, la violetta, che perde così il profumo ma rimane umile e modesta nel ricordo.
Non abbandonerà quei figli il ricordo di una mamma forte, fortissima che si è lasciata andare per non essere un fardello troppo pesante quando il corpo ha esaurito ogni energia. Loro avrebbero voluto trattenerla, impedire alla Morte di portarla via... purtroppo la Nostra volontà nulla può in confronto a quella ancor più grande di Chi tutto può...

STORIA DI UNA MADRE
Una madre sedeva accanto al suo bambino, era molto triste e temeva che morisse.
Bussarono alla porta ed entrò una vecchietta che cercava un po' di ristoro, perché fuori tutto era coperto di neve e di ghiaccio e il vento soffiava da tagliare il viso.
«Credi che lo perderò?» chiese. «Il Signore non vorrà togliermelo!»
La vecchia che era la morte in persona, fece un cenno molto strano che poteva significare si o no. La madre abbassò lo sguardo e le lacrime le scorsero lungo il viso, la testa le si appesantì, e si assopì, ma solo per un istante, poi sussultò, con un brivido di freddo. «Che è successo?», esclamò guardando da ogni parte. La vecchia se n’era andata, e anche il suo bambino era sparito.
La povera madre si precipitò fuori casa chiamando il suo bambino.
Là fuori, nella neve, si trovava una donna con un lungo abito nero che le disse, «La morte è stata a casa tua, l’ho vista uscire di corsa col tuo bambino. Va più veloce del vento e non riporta mai quello che ha preso».
«Dimmi da che parte è andata», implorò la madre.
Ma la donna rimase muta e immobile, e la madre, torcendosi le mani, pianse. Infine le disse, «Vai a destra e inoltrati nel buio bosco di abeti, lì ho visto dirigersi la morte col tuo bambino».
Nel bosco le strade si incrociavano e la povera donna non seppe più da che parte andare. Vide un rovo, senza più fiori né foglie...
«Hai forse visto passare la morte e il mio bambino?»
«Sì» rispose il rovo «ma non ti dirò da che parte sono andati se non mi riscalderai sul tuo cuore. Sto morendo di freddo e sono tutto gelato».
E lei strinse forte al petto il rovo, affinché questo si riscaldasse, le spine le penetrarono nella carne e da lì sgorgarono grosse gocce di sangue, ma al rovo spuntarono in quella gelida notte invernale nuove foglioline verdi e sbocciarono fiori. Il rovo le indicò poi la strada.
Lei giunse a un grande lago, che non era gelato tanto da poterla reggere, ma neppure era tanto basso che potesse attraversarlo a guado. Allora si chinò per bere tutta l’acqua del lago, non era una cosa possibile per un essere umano, ma poteva sempre avvenire un miracolo.
«No, è impossibile!» le disse il lago «cerchiamo invece di metterci d’accordo. Io colleziono perle e i tuoi occhi sono le perle più lucenti che abbia mai visto. Se piangerai tanto da farli cadere dentro di me, ti porterò sull’altra riva, alla grande serra dove la morte abita e coltiva alberi e piante, ognuno di loro è una vita umana.»
«Oh, cosa non darei per raggiungere mio figlio!» esclamò la madre piangendo, e pianse finché gli occhi caddero nel lago trasformandosi in due perle preziose. Il lago allora la sollevò, e volò in un colpo solo fino all’altra riva.
«Dove posso trovare la morte, che s’è presa il mio bambino?», chiese la madre.
«Qui non è ancora arrivata» rispose la vecchia becchina che faceva la guardia alla grande serra della morte. «Io non lo conosco. Tu sai che ogni essere umano ha il suo albero della vita o il suo fiore, a seconda di come ciascuno è fatto. Apparentemente sono come le altre piante della natura, ma hanno un cuore che batte. Anche il cuore dei bambini batte. Forse saprai riconoscere quello di tuo figlio. Ma che cosa mi dai, perché ti dica che altro devi fare?»
«Non ho nulla da darti» disse la madre afflitta, rispose la donna, « Mi puoi dare i tuoi lunghi capelli neri. Avrai i miei capelli bianchi in cambio»
E così le diede i suoi bei capelli neri e ricevette quelli della vecchia, bianchi come la neve.
Entrarono nella grande serra della morte, dove fiori e piante crescevano mescolati in modo strano. C’erano grandi piante in vasi molto piccoli, che soffocavano e sembrava che stessero per spezzare il vaso, c’erano anche da molte parti piccoli fiori insignificanti piantati nella terra, circondati dal muschio, ben custoditi e curati. La madre afflitta si chinava sulle piante più piccole e ascoltava il loro cuore che batteva, e tra milioni di cuori riconobbe quello del suo bambino.
«È questo!» gridò, e tese la mano verso un piccolo croco azzurro, debolmente piegato da un lato.
«Non toccare il fiore!» gridò la vecchia «mettiti qui e quando la morte arriverà, e sarà qui tra poco, impediscile di strappare la pianta minacciando di strappare tutti gli altri fiori. Avrà paura, perché ne risponde davanti al Signore, e nessuno può sradicarli senza il suo permesso.»
Improvvisamente soffiò un’aria gelida per il salone e la madre cieca capì che la morte stava arrivando.
«Come hai fatto a arrivare fin qui?» le chiese «come hai potuto arrivare prima di me?»
«Sono una madre!» rispose lei.
E la morte tese la sua lunga mano verso quel fiorellino delicato, ma lei vi tenne sopra le mani sfiorandolo quasi e temendo di toccare uno solo dei suoi petali. Allora la morte soffiò su quelle mani, e lei sentì che era ben più fredda del vento gelato, e le sue mani ricaddero inerti.
«Tu non puoi nulla contro di me», disse la morte.
«Ma lo può il Signore!» rispose la madre.
«Io faccio ciò che Lui vuole», replicò la morte. «Io sono il suo giardiniere. Colgo tutte le sue piante e i suoi fiori e li ripianto nel grande giardino del paradiso, in una terra sconosciuta»
«Rendimi mio figlio!» supplicò la madre piangendo, e improvvisamente afferrò due bei fiori che si trovavano lì vicino e gridò alla morte: «Strapperò tutti i tuoi fiori! Sono disperata!».
«Non toccarli!» disse la morte. «Dici di essere infelice e ora vuoi rendere un’altra madre altrettanto infelice?»
«Un’altra madre?» chiese la povera donna, lasciando immediatamente i due fiori.
«Ecco i tuoi occhi, li ho ripescati dal lago» disse la morte, «Riprendili, ora vedrai meglio di prima. Guarda nel pozzo profondo qui vicino. Io chiamerò per nome i due fiori che tu volevi strappare, così potrai vedere il loro futuro».
La madre guardò nel pozzo. Era una gioia osservare come uno dei fiori diventasse una benedizione per il mondo, e quanta gioia e felicità si spandesse intorno a lui. Poi guardò la vita dell’altro fiore, ed era solo dolore e miseria, orrore e infelicità.
«Entrambi sono volontà di Dio, sappi che uno dei due fiori è quello di tuo figlio, hai visto il destino di tuo figlio, il suo futuro»
La madre gridò di terrore: «Quale dei due era mio figlio? Dimmelo! Salva mio figlio da tutta quella miseria! Portalo via, piuttosto! Portalo nel regno di Dio. Dimentica le mie lacrime, dimentica le mie preghiere e tutto quello che ho detto e fatto».
La madre si gettò in ginocchio e pregò il Signore, «Non ascoltarmi, se prego contro la tua volontà, che è la migliore».
E piegò il capo in grembo.
La morte se ne andò col bambino in quel paese sconosciuto.

sabato 19 marzo 2016

SCIVOLANO VIA I GIORNI...



E puoi avere pure tanta forza e caparbietà, ma come della sabbia un solo granello al massimo ti resterà nella mano a pugno stretto, così in quel momento chiuso in un pensiero vedrai il "giorno" che vivi o quello appena trascorso. E' inutile andare indietro con rabbia o pensare a domani, se sarà meglio o peggio... questo hai visto e udito oggi, per questo hai sofferto, ti sei dispiaciuto... per tutto ciò resti amareggiato, deluso e sconfortato. Ma con la consapevolezza che quello che era in tuo potere l'hai fatto, e sarà così anche domani e poi domani ancora, perché sei quel che sei e non l'evento in cui sei "immerso". Nasce così la consapevolezza di una realtà che non scegli, non l'avresti mai scelta per quanto è contorta, ma di cui sei partecipe e che in fondo vorresti "accomodata" senza dolore per alcuno né perdite. Ma come si fa? Non dipende da Te.
Perché dobbiamo sempre trovarci in situazioni così? Talmente complicate, confuse, accidentate...
Sentirsi in balia di un mare grigio di lacrime, arrovellarsi girando intorno ad un problema, guadagnando un capogiro dopo l'altro? Come su una giostra posti a viva forza, non per divertirsi ma in attesa che il tempo passi.
Io sono per gli accomodamenti pacifici, il dolore vissuto in silenzio e modo personale, il non giudizio, ché qualora pure s'affacci... ed è possibile, perché siamo umani... sarebbe da mandare via con un'unica espressione da ripetersi tipo "mantra". Non sono io, non è per me... quel che io farei non è per lui/lei perché lui/lei non è me.
Alleggeriamoci un po' l'esistenza, per favore. Ansie e problemi, facili o impossibili soluzioni, paure e rancori, e voglio metterci pure le "fatue gioie"... tutto è inconsistente. Tra qua a 100 anni che cosa ne resterà se, evidentemente, non ci saremo?
Ecco... è il Presente da indossare, cucendolo addosso su misura.
I giorni scivolano via, e spetterà ad Altri ricominciare.

venerdì 18 marzo 2016

LA MAGLIETTA DELLA SALUTE



Prima di quel giorno non l'avevo mai indossata. La trovavo inutile e fastidiosa, si arrotolava e dava disagio, si arricciava all'interno dei pantaloni con effetto "ciccia". Non l'accettavo quindi, e poi fu una delle prime "credenze" che sconfessai.
Già, perché quando al primo ricovero fui chiamata per i raggi al torace e mi fu detto di spogliarmi ma che potevo tenere la maglietta, mi vergognai da morire. Andai a seno scoperto, quel seno che mi aveva tradito e stavo per perdere. Mi sentii ancora più nuda, quasi mi si potesse vedere, leggere dentro.
Questi ricordi mi fanno male. Non so perché mi rendono "misera" ai miei occhi.
La maglietta della salute... chissà perché si chiama così, forse perché protegge dagli sbalzi esterni, da certe "differenze" che portano danno.
Mi piace questa immagine, e decido di farne una metafora di Vita, un po' come sono solita.
Da quel giorno ho messo su la benefica maglietta e non l'ho più tolta. Nemmeno in estate, col solleone.
Da allora in poi ho imparato tanto, e pure a prendermi tutto il Bene che serve per stare... bene e fare stare bene. E non mi riferisco solo alle persone vicine, perché un bel dì cominciai a sentirmi circondata da tanto amore da comprendere finalmente che avevo altrettanto da donare perché in realtà non si finisce mai di farlo.
Sentivo di amare tutti, ma proprio tutti, anche quelli che andavo conoscendo man mano, mi facevano dono della loro esistenza e nello stesso tempo motivavano la mia.
Non ci sono Amori diversificati, ma modi ed intensità di Amare. Si amano i gesti e le presenze, i piccoli difetti e la grande vulnerabilità.
Si prende un volto tra le mani, si asciugano le lacrime... si stringe in un abbraccio un corpo che trema.
Riesci ad amare soprattutto se conosci te stesso, e quel te stesso impari a valutare, criticare e pure perdonare... con una carezza.
Tutto riporta a Te, a quel che sei... a quanto in realtà Ti Vuoi Bene. Un Amore "cucito addosso" che ti rendi conto di indossare solo quando ti confronti. Senza guardarti intorno, senza giudicare.

giovedì 17 marzo 2016

PIANTAGRANE SI NASCE




E poiché, come dice l'Amore della mia Vita, io funziono al contrario, di certo piantagrane non sono ma me le prendo tutte, le grane. Ci resto male, per un po' mi lamento, alla fine getto tutto alle spalle e arrivo a sentirmi persino privilegiata. Non sono il tipo che dice... tutte a me, ma... meno male a me, che me ne faccio una ragione, trovo la spiegazione e vado avanti.
Comunque stavolta la responsabilità è la mia, non grave ma certa, anche se il "principio" è dubbio. Insomma, sono pure trascorsi quasi otto mesi... che diamine, me n'ero scordata! In realtà ci pensavo ogni tanto, poi guardavo il mio personale calendario e speravo che Altri lo scordassero.
Tutto per aver dimenticato di annullare una prenotazione per la visita oncologica nel "remoto" mese di luglio. Avrei dovuto farlo 48 ore prima... ma era colpa mia se mi avevano anticipato l'ecografia addominale proprio per quella data, avvisandomi il mattino stesso? Fu questione di priorità. Avrei dovuto attivarmi, andare dal medico curante per un certificato, anzi dal sostituto perché lui era in ferie, e andare in giro col caldo della scorsa estate non era uno scherzo. Lasciai passare qualche giorno, giusto per riprendermi da questa burocrazia sanitaria noiosa e inappropriata, poi mi scivolò di mente... perciò, tutto sommato colpa del sudore e non mia.
Così, per farla breve stamattina mi arriva una gentile lettera da parte dell'amministrazione dell'ospedale, con cui mi si invita a pagare il ticket per inadempienza all'appuntamento, anche se sono esente. E per la seconda volta mi sento quasi in colpa di essere ancora in vita e gravare sul "povero Stato", lo 048 diventa un "tesoro usurpato" dopo i 5 anni di sopravvivenza. Macché... viviamo in un sistema di piantagrane autorizzati, regole fittizie e a proprio piacimento, gente che mette le mani avanti per non cadere.
E comunque se nel caso specifico voglio pure attribuirmi colpa grave e inconfutabile, sentite questa.
Il marito della mia Amica storica aveva una prenotazione fissata per il giorno 8 ottobre. Il caso, fato o destino volle che proprio quel dì la Sua dolce metà volasse in Cielo. Naturalmente dimenticò la visita, e anche se l'avesse ricordata aveva di certo altro da fare, così anche a lui, addirittura in tempo record, arrivò la lettera famosa. Si presentò subito allo sportello indicato, esibendo il certificato che dimostrava il "valido e giustificato motivo". Bene... restò basito nel sentirsi dire... mi dispiace, era da presentare 48 ore prima... del decesso?
Roba da matti... colpevole di essere sprovvisto di una sfera di cristallo! Che coraggio, anzi che sfrontata ignorante superficialità.
Il coraggio invece lo dobbiamo mettere fuori Noi per sopravvivere a queste "gimcane" assurde, in piena dignità e coerenti come sempre.

mercoledì 16 marzo 2016

UN CUORE CHE RITORNA


Di questa giornata che sta per concludersi conserverò l'emozione di un tempo che si allunga e una canzone che mi porta indietro e mi commuove per questo ed altro. L' "altro" mi regala una stretta al Cuore.
Ahimè... quanto costa mettersi, cimentarsi in un gioco così duro. In certe situazioni a volte vorrei essere piccolissima e non vista, sparire. Perché mi mancano le parole e un abbraccio pare troppo poco. Allora rivolgo un pensiero che vorrebbe essere una richiesta di aiuto, ma piuttosto simile ad una preghiera... a Chi di dovere. E Lui, conoscitore accorto dei miei limiti e premuroso assai nei miei riguardi, fa scoccare la scintilla che diventa luce. Così me la cavo al momento, ma poi mi porto appresso qualcosa di cui sento forte responsabilità. Un ennesimo dono da custodire e proteggere. Non posso dire di ciò che ho visto e sentito, perché nessuno all'esterno di questo "mondo particolarissimo" capirebbe. Io stessa arrivo fino ad un certo punto, e poi... non posso inoltrarmi. E umilmente confesso che sono in grado solo di immaginare.
La melodia ascoltata mi ha riportato alla nascita della mia prima figlia, a certi incontri e dolorosi abbandoni... ad una tenerezza infinita. Una canzone sussurrata, confusa col pianto. 
E come si può far finta di niente? E tornare a casa e mettersi a pensare al pranzo del giorno dopo o alla bolletta della luce con l'aumento? Per me... sarà pure la vita reale, ma non è l'ideale di vita da perseguire. Preoccuparsi, lamentarsi per cose che alla fine si risolvono da sole e neanche malamente.
Come dico sempre, e stasera l'ho pure trovato scritto... tutto va come deve andare. E perciò è sull'agire che bisogna operare, priorità alle persone e ai sentimenti, che sono le sole cose che fanno meritare e guadagnare affetto e pensieri, ora e sempre e che ti riempiono la vita. Anche dopo, quando viene a mancare.
Tutto va come deve andare... e il mio tempo ha preso ad allungarsi. Ne sono felice... ma quanto vorrei fosse così per tanti altri come me. 
Tutti simili a tante noci, "toste" e resistenti, al massimo un guscio per due metà, scavate nel mezzo e una piccola vela di carta velina issata su ognuna.
E poi Tutte Insieme varate al largo, verso un orizzonte che non conosce confini.

martedì 15 marzo 2016

QUANDO AL SOLE SI ACCORCIANO I RAGGI


Emoticon heart
Metafora che trova l'equivalente nell'espressione più comune... quando all'uomo tagliano le gambe, e che quindi all'improvviso si trova nell'impossibilità di procedere per la strada scelta. Fermo, immobile perché teme di perdere ben altro se solo muove un passo, alza un dito, cambia espressione in volto. Così, forzatamente indossa una maschera per fingersi ciò che non è, ché non gli si possa impedire alla fine di essere quel che è.
Sembrerebbe falso, ipocrita... che conduca un doppio gioco, in realtà si adegua per continuare nella speranza di riuscire. Sarà così o meno, non avrà nulla da rimproverarsi, al massimo qualche rimpianto ma senza alcuna responsabilità.
Se ho imparato la difficile arte dell'Amore senza condizioni, devo esercitarmi nell'archivio delle emozioni negative che lasciano strascichi, veri impedimenti già ad amare se stessi...
Il sole e la nuvola
Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava...
“Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono”.
Nelle vigne ogni acino d’uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due, e non c’era filo d’erba, o ragno, o fiore, o goccia d’acqua, che non si prendesse la sua parte.
“Lascia, lascia che tutti ti derubino. Vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare”.
Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.
Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano e, guarda un po’, non gliene mancava nemmeno uno. La nuvola per la sorpresa, si sciolse in grandine.
Il sole si tuffò allora allegramente nel mare. (G. Rodari)
... non credo di essere nel torto e nemmeno di sprecarmi, e stressarmi o accarezzare vanagloria, anche perché tengo a restare in disparte, considerando che dopo tutto non faccio altro che Vivere. Come Cuore cristiano intende per essere contento



ERA DI MAGGIO...

Quell'incontro asciugò le lacrime e le ridiede il sorriso.
Già... nostalgia fa rima con malinconia spesso solo a parole.
Questo è il passato che ritorna.

All'ombra dei tigli rinverditi nel maggio ormai inoltrato, il presente ed il passato si fondevano verso un futuro che mai è dato conoscere in quella meravigliosa e sempre nuova parabola che è la vita.
Era di maggio e ti cadevano in grembo
a ciocche a ciocche le ciliege rosse
fresca era l'aria e tutto il giardino
profumava di rose a cento passi.
Era di maggio, e io no, non me ne scordo
cantavamo una canzone a due voci
più tempo passa e più me ne ricordo,
fresca era l'aria e la canzone dolce.
E diceva, "Cuore, cuore!
cuore mio lontano vai,
tu mi lasci e io conto le ore.
chi sa quando tornerai?"
Rispondevo io "Tornerò
quando tornano le rose.
Se questo fiore torna a maggio
pure a maggio io sarò qui
Se questo fiore torna a maggio
pure a maggio io sarò qui"






ERA DE MAGGIO - Salvatore Di Giacomo

Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse.
Fresca era ll'aria, e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe.
Era de maggio; io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávemo a doje voce.
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce.
E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse e io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje?"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose.
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá.
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."






lunedì 14 marzo 2016

CUORI TRASPARENTI


Emoticon heart 
Asciugavo le due tazzine di vetro, trasparenti e dalla nota appena accennata di colore, diversa per ognuna. Celeste, come la Serenità... Verde, come la Speranza. Imprescindibili virtù.
Se avessi voluto farlo apposta questo abbinamento, sono sicura non sarei riuscita. Sono le uniche tazzine di vetro che possiedo, mio marito ed io le amiamo tanto, ci guardiamo dentro ed attraverso, gustiamo dopo pranzo il caffè che sembra più buono, migliore. 
La Trasparenza è una grande qualità, non ha segreti, non cela misteri. Tutto appare com'è, e per Chi apprezza è spunto di conoscenze e insegnamenti nuovi.
Sarà perché ho imparato ad osservare e amare ogni dettaglio, a trarvi spunti per l' "universale", beh... sarà per questo che due normali tazzine da caffè mi hanno fatto pensare a "due Cuori trasparenti", come i Nostri, che non hanno segreti l'uno per l'Altro, non celano misteri. Ché se pure volessero non riuscirebbero mai neppure per il mondo a loro esterno, tanto sono abituati all' "intima trasparenza".
Quindi... parole chiare per farsi capire senza fraintendimenti, verità sempre e a tutti i costi per non rendere gravoso l'animo, sguardo fisso e mai chino per far arrivare quei "messaggi" oltre le parole.
Noi siamo così... io lo sono ancor di più nel confrontarmi con l'Altro che è al di fuori di me.
Ma non sempre traspare abbastanza il mio sentire, pensare... il chiaro ed onesto intento, i messaggi come carezze. A questa involontaria opacità penso spesso, perché mi metto sempre in discussione, ottimista come sono verso il prossimo. E allora mi do un gran da fare per lavare il pur momentaneo risentimento, asciugare in fretta anche le lacrime solo accennate, e che non resti nemmeno un'ombra a guastare la trasparenza di un Cuore che al dolore gratuito ha sempre dato.

domenica 13 marzo 2016

MINIATURE



Non ci sarà nessun altro giorno uguale a oggi, come non lo è stato neppure ieri o l'altro ieri. Un'esistenza fatta di istanti preziosi, da vivere consapevolmente e con la curiosità di quel che sarà domani. Una continua attesa sperando in qualcosa di diverso... che fino a quel momento sia andata bene o meno bene o, a maggior ragione, male, si desidera il cambiamento. Anche se dopo, la sola eventualità fa paura o almeno disorienta. Allora si aspetta di constatare e stavolta apprezzare maggiormente la solita, tranquillizzante normalità.
Emozioni e stati d'animo altalenanti, che spesso contrastano tra loro. Così cerchiamo di ridimensionarli, ridurli al minimo ché possano starci tutti "dentro". Come 100 e più significative "miniature" su una mensola.
Oggi sabato...
Stamattina svegliandomi mi è sembrato fosse nuvoloso...
"E' brutto tempo?"
"Forse ", ha risposto l'Amore della mia Vita, "... ma che c'importa... l'importante è che siamo insieme".
Ho più che sorriso, in pratica ho riso in silenzio. Sentir dire queste cose da Lui è davvero strano... "Ma dico... hai scartato per caso un bacio di cioccolata? Questi dolci pensieri non sono certo da Te!" "Ahhh... allora a te non va bene niente!?"
E invece quello che aveva detto andava bene e anche tanto. Solo ho aspettato una vita, e ora il momento arrivava con "enfasi ridotta".
Però... dolce inizio di giornata lo stesso. Doveva continuare a... essere così, e poiché dipendeva da me condurre il giorno in tal senso, ho deciso... dolci pensieri, dolci ricordi, e anche qualche scusante per delle recenti contrarietà. Come non fosse accaduto nulla.
Il dolce pensiero quindi l'avevo avuto... il ricordo, spolverando sulla mia scrivania.
Conservo in un cestino due coniglietti piccoli piccoli, appartenevano a mia figlia.
Da bambina amava giocare da sola. Sul tavolo in cucina allineava le bamboline, i suoi pupazzi più piccoli, e poi... lettini seggiole mobiletti, tutte quelle cose che potevano servire ai suoi "personaggi", micro-creature di una Vita in miniatura.
Un giorno, mentre era presa nel suo impegno, si voltò a guardarmi e poi disse... "Mamma, vorrei vivere sempre in un mondo pupazzetto..." Restai senza parole. Fu quella una delle pochissime volte, se non l'unica in cui "mise a nudo" se stessa.
Ahimè... il "mondo pupazzetto" è cresciuto con Lei, ed ora s'è resa conto che ben poco può fare per accomodarselo. Si barcamena "come un pupazzetto" in una realtà precaria alla pari sempre più di un cartone animato. Va be', minimizzo anche questo, archivio il pensiero al momento per non "ridurmi" la serenità.
Oggi... sabato, un giorno come tanti per riepilogare, tirare le somme ma non arrivare mai a delle conclusioni. Si continua ad... aspettare, domani sarà diverso ma con qualcosa di antico. Una "variabile fissa", insomma... come i "Messaggi per Tutta la Vita" tra la casetta e le due piantine su una delle mie mensole.
Ogni cosa rigorosamente in miniatura.

sabato 12 marzo 2016

LE RELAZIONI SIGNIFICATIVE




No... io non lotto, non mi va di lottare. Ho accettato la cosa, e preferisco aspettare e vedere come andrà. Vivo sola, sono sola... resto a guardare.
Lei, ogni tanto mi guardava con un accenno di sfida, come Chi pensa... vediamo ora come replichi... e intanto guardava verso la finestra, oltre i vetri, e il davanzale.
Dici che non lotti, Tu?...
e intanto pensavo... perché io come ho fatto? Ho cavalcato l'onda nelle sue fasi, non ero sola ma quasi, poiché è solo su di te che puoi contare veramente se vuoi uscirne davvero. Ognuno trova metodo o maniera per restare a galla e non affogare.
E poi l'Amica continuava...
Quel che ero non sono più, non me la sento di fare niente. E dire che praticavo sport di continuo, ora per fare quattro addominali... uhhh, mamma mia!
Ma riesci o non riesci alla fine?... ho allora chiesto.
Ce la faccio, ce la faccio... ero allenata e se mi concentro ci riesco anche se con grande fatica.
E ancora l'Amica parlava e diceva, raccontava e sorrideva col solito cenno diffidente e amaro.
Il Tempo guarisce...? Il Tempo lenisce...? Non credo proprio. Ho perso mio marito due anni fa, e oggi mi manca assai più di quanto potessi pensare.
E poi ha aperto il Suo Cuore, ne ha mostrato i dettagli e ha messo ordine negli "angoli", là dove aveva riposto le emozioni negative per non rimuginare, perché è fonte di stress endogeno e fa assai male e non porta a niente, meno che mai a costruire.
La resilienza emotiva è un atteggiamento mentale costruttivo, e le emozioni che ne derivano agiscono sul DNA. Così la malattia diventa occasione di crescita personale e familiare, con grande beneficio per tutti.
No... non darmi bigliettini, sono cose che non mi toccano... non mi interessano. Non ci credo. Aspetto.
E l'Amica non sa che le Parole comunque arrivano al segno se non c'è chiusura, nel frattempo confortano o evidenziano un momento buono, e intanto nessuno le vieta di aspettare. C'è modo e maniera di stare lì, ferma nell'attesa. Statica e dimessa, o attiva pur nell'accettazione e mai rassegnata.
Un gruppo di auto mutuo aiuto, nello specifico il Nostro GAMA, può costituire l'opportunità di coltivare più "relazioni significative", quelle che aiutano a liberare energie e facilitano l'adattamento quindi la vita e il gioirne. Si accresce e valorizza l'autostima, fondamentale per uno 048, questi diventa consapevole dei Suoi "punti di forza"... Ottimismo, Speranza, Spiritualità... e su di essi impara ad investire.
L'Amica... diffidente un po' e curiosa altrettanto, comunque desiderava aiuto...
Tu, quanto tempo è...?
Sei anni...
Ha deglutito a vuoto, questa volta con un cenno di sorriso. Vuoi vedere che le è venuto di pensare...
Ce la farò o no? Ma si... ce la posso fare.
"Quando guardo al mondo sono pessimista,
ma quando guardo la gente divento ottimista".
... chissà perché!?