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lunedì 28 marzo 2016

E PER FORTUNA QUESTA VITA ...




Mi piace da morire. Ma l'ultima, quella di cui finalmente ho preso il "filo", e da novella Arianna ho trovato l'uscita del labirinto in cui mi ero cacciata da sola, convincendo gli Altri che ormai fosse così, perché ero fatta così e così sarebbe stato fino alla fine.
Chi nasce tondo non muore certo quadro, a meno che non finisce in una di quelle presse che schiaccia da ogni lato, e lo trasforma in un cubo che di quadrati ne possiede addirittura 6. Che potenza allora... incredibile persino a se stesso.
A me è successo proprio questo. Ne sono venuta fuori come una capace "pentola a pressione". Contengo tutto e di più, ma se la provvidenziale valvola non si apre, la mia vulnerabilità preme fino ad esplodere. Non importa il giorno o il momento, la situazione e neppure l'affetto.
Una mamma ama fino a morirne, ma a volte non finge di scordarsi la veemenza.
Oggi, perciò... così così. Ma poi al volo ho recuperato la "gioia solenne" del giorno ed è stato una sorta di ritorno.
Sull'onda dei ricordi un preciso momento di totale coinvolgimento emotivo e brividi a pelle. Ho voluto così condividerlo.
Non ero da sola ma con Altri quando presi a...
"COCCOLARE" LA VITA
... con un sottofondo di musica dolcissima.
Ad occhi chiusi ascoltare il ritmo del respiro... aria che entra ed esce, linfa vitale e controllo di se stessi.
Un "uovo", si... proprio di quelli con cui fare una frittata, passa tra le mani di ognuno in successione, tenuto come in una culla per una decina di secondi... sempre con gli occhi chiusi, concentrati sull'emozione del momento.
Lungo una "traiettoria" circolare, emozioni come anelli di una catena si agganciano l'una all'altra, una serie di colori dalle varie tonalità ripercorre quella linea immaginaria, e alla fine con la musica, quasi nenia a cullare un "piccolo tesoro", ecco un'unica condizione di benessere, uguale per Tutti anche se con nome diverso.
Serenità, tenerezza, condivisione... e nostalgia, rimpianto, fragilità... e poi altre ancora, queste le parole. La mia è stata... continuità, non poteva non essere questa.

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