aprile

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sabato 31 dicembre 2016

DA UNO SPAZIO DEL CUORE...



Al vano della Mente, come un passaggio lento ed inevitabile.
Così definirei quel sentimento languido che prende gli ultimi giorni dell'anno. Ché ho scoperto appartiene a Tutti, e in parte guasta la gioia del nuovo che arriva e cambia.
Anno nuovo, Vita nuova... si dice, e intanto per molti resta sempre la stessa e per alcuni cambia pure ma non è detto che nel cambio ci guadagnino.
Comunque, si aspetta e nel meglio si spera.
Per quel che mi riguarda, dopo un inizio un po' burrascoso questa giornata è andata al meglio. E se i giorni scorsi sono stati poco allegri, ce ne siamo fatta ragione, abbiamo reagito e cercato l'entusiasmo di sempre.
Ho incontrato in reparto persone che non vedevo da un po', e un "finalmente!" pronunciato allargando le braccia mi ha fatta sentire accolta e mai dimenticata. E' di gran conforto, infatti sapere che sei nei pensieri di qualcuno.
Sai, ti cercava... oppure... puoi nella stanza 7? E ti senti utile anche se non indispensabile, perché ognuno ha in sé le risorse giuste, e Tu puoi essere disponibile e presente ma solo per aiutare a leggersi dentro e poi continuare.
E ancora... ritrovarsi così casualmente di fronte a Chi vive il ritorno di fiamma con la malattia dopo ben 11 anni, e non si capacita...
L'ho presa male... dice, e per Chi non sarebbe lo stesso dopo un tradimento? Ma poi alterna lacrime e sorriso, e quest'ultimo è sempre più convincente. Ce la farai, le dico... e stavolta anche con più gloria.
Passa così la mattinata, e dopo pranzo continuo. Continuo a pensare, e desidero che niente e nessuno mi distolga.
Ma che c'è... sei triste? No, sono solo presa dal meditare dopo aver ricordato quei trascorsi, e tutti gli inizi e le conclusioni d'anno, che continuano e fanno ben sperare.
Voglio credere che sarà così fino alla fine, che sia sempre io a decidere per me stessa.
In tardo pomeriggio esco per la spesa, mi rassereno e penso con gioia al ritorno a casa. Finalmente... e questo lo dico io... ho ritrovato il "nuovo equilibrio", più maturo e consapevole. Consente di non andare in pseudo crisi per delle sciocchezze.
Dalla tornita colonna nel corridoio cade il pothos che da lì ruba il primo raggio di sole al mattino.
Attento...! Però è troppo tardi, tutto è riverso sul pavimento. Ma dopo tutto non è successo niente, e tutto si può riparare. Infatti... ricompongo pianta e terreno nel vaso. Pare diversa, praticamente nuova.
Occorre lo spirito giusto per accogliere qualsiasi cosa accada, e magari ricavarne un'altra nuova, quasi più gradita.

venerdì 30 dicembre 2016

SPERANZA A FIOCCHI


Stasera comincio tardi davvero. Non so perché sento un conflitto dentro. Delusa e pur convinta di continuare... sempre determinata e a tratti demotivata.
Esco dal bilancio di un anno, ed è una cosa che non mi piace pensare. Perché sono esigente con me stessa, e mi lascio anche prendere da autocritica esasperata. Ma dovrò ricompormi, per non arrivare all'ultimo dell'anno come al solito, col fiatone e la voglia di fare un salto. Direttamente al 1 gennaio senza brindare a mezzanotte.
Non ho mai amato il 31 dicembre, lo detestai persino quando si concluse quell'anno che sembrò la fine di tutto. Ora va un po' meglio, però... il fatto che percorro idealmente a ritroso gli ultimi 12 mesi, vuoi o non vuoi, mi dà amarezza e un senso di abbandono. Come traslocassi ogni volta. Dovrò abituarmi all'idea di lasciare pareti e profumi di uno spazio di vita, per ritrovarmi altrove.
Non mi risparmio per niente, e vorrei fare di più. Per questo a volte mi sento carente.
Sono disponibile sempre, con chiunque... e mi sento usata da Chi dovrebbe amarmi e capire quanto bene farebbe un atteggiamento costante di gratitudine. E invece... un mancato saluto da una parte, una risposta laconica e sbrigativa dall'altra.
Costa tanto un augurio?
Quale importante faccenda c'è da sbrigare, tale da impedire una replica affettuosa o almeno cordiale?
Ed è così che pare mi si voglia derubare della speranza, ciò che mi sorregge e dà forza, alimenta l'entusiasmo e mi fa andare avanti convinta di potercela fare fino alla fine.
E mentre le parole scorrono su questo spazio bianco e scivolano via, cerco di riprendermi le facoltà di sempre.
L'Amore Incondizionato, in quanto tale, è senza limiti di tempo. Dipende dalla volontà individuale, nel caso specifico dalla mia. Ed io non voglio finirla qui.
Mi ubriaco di tisane... frutti rossi, zenzero, cardamomo... e volto pagina. E poi, m'infiocchetto qualche briciola di speranza. Ne ho sempre da offrire, ma dovrò essere accattivante e convincente più del solito, perché ho provato la brutta sensazione che qualcuno volesse portarmela via. Rubarla.

giovedì 29 dicembre 2016

NON SI LASCIA NULLA IN SOSPESO


Il breve ma violento temporale a tarda sera aveva destabilizzato il programma per oggi, un mercoledì dei Nostri. Così il sole di stamane in un certo senso c'ha colto impreparati, ma non per questo ostinati a non ripensarci. E poi, stavolta c'era figlia al seguito, è così raro poter fare qualcosa insieme... perciò sia pure con ritardo, ci siamo mossi. Diretti a... tutto da decidere in corsa, come amor di improvvisazione richiede. Ma c'abbiamo messo assai poco per stabilire la destinazione. L'ultima volta avevamo lasciato qualcosa in sospeso, e per giunta a causa di un errore avevo perso gran parte delle foto, quindi siamo tornati là dove eravamo rimasti per riprendere il discorso da un'altra prospettiva.
Natale... in corso.
E ancora dall'alto, giù verso il porto e a guardare rabbrividendo l'iroso mare d'inverno. I numerosi trabucchi e il connubio felice di cielo e mare, separati solo dalla sorridente linea dell'orizzonte. E gabbiani e corvi dalle stridenti voci. L'imponente duomo e l'affascinante castello. Quest'ultimo soprattutto, particolare nella nuova veste di "scrigno", custode di presepi artistici in una
mostra-concorso. Tutti originali e bellissimi. Le luci soffuse mentre fuori calava ormai la sera, facevano "più Natale", da qualche giorno passato ma non certo archiviato.
Lungo il corso principale interminabile, infatti si vive ancora intensa l'atmosfera della festa. Alberi di Natale in successione, nenie in sottofondo, profumi dolci e speziati.
Si va incontro al nuovo anno e l'Epifania appare ancora lontana. Tutto quanto per fissare un'immagine, quasi a fermare il tempo. L'istantanea della festa.

mercoledì 28 dicembre 2016

TRE GIORNI SOLO


A conto rapido mancano solo tre giorni alla fine dell'anno, e come sempre mi sento frastornata. Qualche ora fa c'è stato un forte temporale, eppure poco prima il cielo era tutto stelle.
Troppi capovolgimenti in breve tempo, rivoluzioni vere e proprie che se da una parte destabilizzano, dall'altra portano pure a riflettere sulla precarietà delle Nostre esistenze. Tutto ciò che avviene al di fuori nient'altro è che "immagine da specchio velato" della vita.
E dopo soli tre giorni che mi sono parsi interminabili, sono pure tornata in reparto. Qualche volto nuovo, ma molti quelli soliti e noti. Insieme poco dopo sempre distinguibili ma indistinti. Perché in un Day Hospital oncologico si fa presto a sentirsi come in una grande famiglia, e chiamarsi per nome è grande conforto.
Quest'ultimo scorcio dell'anno arranca. E' sempre così, soprattutto per Chi vive certi momenti. Sarebbe più facile se fosse possibile dormire per tutto il tempo che traghetta fino al primo gennaio. Per molti, infatti i ricordi recenti si fanno ancora più dolorosi perché il confronto coi tempi felici fa sentire la sua presenza opprimente e inopportuna. Passerà... continuo a ripetere, e in cuor mio so bene quanto male faccia il pensare a quel che è stato ed ha stravolto l'esistenza. Così che ad un certo punto mi impongo di tacere e conservare però il sorriso, l'unica strategia che serve sempre e salva dalle situazioni più difficili.
Sai qual è il mio sogno ricorrente?... mi ha detto stamattina un grande Amico... Quello di scavare una galleria di cioccolata a morsi, e mentre vedo l'uscita dietro non resta niente. Al mattino mi sveglio sempre con il mal di pancia e l'orticaria.
Connubio di positività con elaborazione negativa, comunque tentativo di superare la grande sofferenza del momento.
Io accolgo tutto questo come preziosa ricchezza, ne comprendo l'essenza. Mentre i miei personali ricordi si confondono con l'attuale esperienza e diventano un tutt'uno con tale speciale universo.

martedì 27 dicembre 2016

NATALE E'... tra tante favole una storia vera


Ho deciso di rendere magico il periodo più bello dell'anno. Perché si può continuare a parlare di speranza allargandone l'"alone", una sorta di cerchio, e avrà un raggio maggiore.
Così dopo il Calendario dell'Avvento, ci saranno storie che terranno compagnia per l'intero tempo fino all'Epifania. Sarà un momento di distensione, un po' come tornare bambini quando le storie ce le raccontavano, ma pure voler essere adulti consapevoli che la speranza per non morire ha bisogno di essere condivisa. Anche narrata.
Per un intero pomeriggio ho letto favole ad una bimba di tre anni dai tanti perché, poi ho cercato una storia vera che testimoniasse che tutto può accadere, proprio come nelle favole...
Il fatto accadde non molto tempo fa in un paesino dell'Italia meridionale. Mancava una settimana a Natale e c'era grande frenesia nell'aria. In piazza troneggiava un grande abete illuminato e tutti si davano da fare in preparativi. Anche il sagrestano dell'unica chiesa cominciò a organizzarsi per il presepio con le statue di cera a grandezza naturale. Tirò fuori dall'armadio Giuseppe e Maria, la donna del pozzo, qualche pastore, il bue e l'asino, ma non trovò Gesù Bambino.
Hanno rubato Gesù!... prese ad urlare, e gli abitanti del paese cominciarono a guardarsi l'un l'altro con sospetto. Chi poteva essere stato?
Un giovane pastore che viveva solo sulle montagne sentì il trambusto e, incuriosito scese a vedere che cosa stava succedendo. Qualcuno notando un viso nuovo, non esitò ad additarlo come il colpevole del furto. Impaurito, scappò via e tornò al suo misero e diroccato rifugio. Si era appena appoggiato al muro quando vide una strana e lunga fenditura. Prese a seguirla con gli occhi, e poi camminando senza perderla di vista. E l'improbabile traccia continuava anche fuori dalla capanna, oltre le montagne e fino a valle. Percorse un lungo sentiero finché giunse in un altro paese le cui case erano quasi tutte crollate per il terremoto. Una capanna di legno era rimasta in piedi, praticamente intatta. Dall'unica finestra si intravedeva la luce tremolante di una candela. Il pastore entrò e vide una donna che aveva appena partorito, stringere a sé la Sua creatura, e accanto un uomo che sorrideva commosso. Si chiamavano Maria e Giuseppe. Gli balenò allora un'idea... lo avevano accusato del furto di un Gesù di cera, avrebbe portato ora un Bambino vero. Prese per mano Giuseppe e Maria e tornò in paese.
Arrivarono che tutto era pronto per la veglia di mezzanotte, e naturalmente la mangiatoia era vacante. Il pastore prese il piccolo e lo adagiò in quel posto vuoto. All'improvviso questo si trasformò in una stella con le punte dirette verso i quattro angoli del mondo. Tutti restarono sbigottiti, increduli... poi ascoltarono il racconto del pastore e lo accolsero come la storia di un miracolo.
Un Miracolo davvero che si rinnova ad ogni memoriale della nascita di Gesù. Perché Dio continui ad esserci pur tra le rovine, persino quando gli uomini credono di aver perduto ogni speranza.

lunedì 26 dicembre 2016

NATALE E'... nuova opportunità di vita



La festa appena trascorsa mi riporta alla gioia di esperienze passate.
Mettere al mondo i miei figli... donare di nuovo a me stessa la vita dopo aver temuto di perderla.
Travaglio e parto... fatica e sofferenza... ma alla fine, solo il trionfo della Vita stessa.
Ché poi il Natale è niente altro che questo, la festa della Vita, il venire di nuovo alla luce dopo il buio della coscienza. 
L' Attesa è stata la "gestazione" vissuta con trepidante gioia, tra preparativi ed aspettative. Buoni propositi da mettere in atto.
Oggi poi finalmente, il "lieto evento". Il memoriale di un qualcosa che accade ogni giorno e di continuo dovrebbe rinnovare l'esistenza. Perché si percepisce che non può essere sempre lo stesso, è come un sobbalzo avvertito nell'intimo più profondo, che prende e trascina anche Chi non crede, è in dubbio o in crisi. Tutti, infatti pronunciano le due parole unite insieme... Buon Natale, e non è solo per pura convenzione. Diventano un augurio che non si può non accompagnare con un sorriso. E il sorriso è contagioso come lo è la gioia, che vuoi o non vuoi migliora. Si cambia così, ed ogni cambiamento è una sorta di rinascita.
Natale, come fosse il primo giorno di vita. Tra incoscienza e ansia di ricominciare, fiducia e desiderio di essere compresi. Affidarsi senza timore di essere giudicati e ancor meno condannati, ma benedetti comunque. Rimettersi in discussione, e poi di nuovo in corsa... perché se Dio non giudica ed io sono vivo che senso avrebbe non cogliere l'opportunità di nuova vita? 
Avvicinarsi a Lui senza indugio, come fu per i pastori quella notte a Betlemme.

domenica 25 dicembre 2016

DAL CALENDARIO DELL' AVVENTO... BUON NATALE SINCERO


Anche l'ultima finestra è aperta. Da domani e sempre, per tutto l'anno sarà Natale. Così spera il buon Cristiano ma pure Chi Cristiano non è. La Speranza appartiene a Tutti, e una realtà migliore è di certo aspirazione comune.
Allora... poiché c'è sempre bisogno, per crederci davvero, di vedere, toccare, essere in qualche modo abbagliati da una luce che inconsapevoli, pure portiamo dentro, l'ultimo dono di questa attesa è un albero di Natale. Il mio, senza pretese. Piccolo, essenziale ma con tutto ciò che serve per essere sereni.
Una casa vivibile e già visibilmente vissuta, stelle come spiragli di luce nei momenti bui, Angeli che diano sostegno e custodiscano forza, risorse e umore buono.
E poi due piccole figurine. E' il loro primo Natale qui, sull'albero. Li ho voluti con entusiasmo, come fu più di trent'anni fa per Amore. Li guardo e sono felice. Sono la cosa più bella che ho desiderato.
E c'è pure un Cuore grande, una cagnolina, e tanto rosso e oro. Rosso come la vita che scorre nelle vene, sempre più veloce quando si vuole bene, e Oro per la felicità che ne viene.
Guardo da lontano il mio albero, e lo trovo bellissimo. Perché è luminoso anche senza pretese.
E' la Luce ritrovata dopo tanti alberi di Natale, trascorsi come meteore e non comete.

sabato 24 dicembre 2016

STORIE DI NATALE


Sarà il periodo che ben predispone, o la casualità che porta a narrare e ascoltare, sicuramente le storie a Natale incidono in Chi le recepisce... portano a riflettere. E non si dimenticano.
Siamo stati invitati alla sobrietà, a non fare sprechi, a dedicare un pensiero non solo a Chi non è più ma pure a Chi è rimasto per continuare. Lo rivelano i Nostri sguardi, sempre intesi a voler donare sorrisi e caramelle, ad ascoltare pure e consolare. E le storie sono davvero tante...
Ieri ho sentito dire che ci sono persone, ragazzi che non ricevono mai un dono a Natale. Anzi quel giorno si sentono più tristi e non sanno il perché. Poi si chiudono in intima ribellione ma non smettono di sognare, vedendo gli altri gioire senza conoscerne il motivo. Luci e colori intorno sono per loro come in un film che non hanno mai visto.
E poi... poi non hanno mai festeggiato il compleanno, perché non sanno neppure quando sono nati. E come potevano, se nessuno mai li ha informati? Sono per caso qui, come "bestioline" indifese e inconsapevoli di essere per esserci. Contare qualcosa per qualcuno, crescere, imparare. Appassionarsi alla vita.
Questi ragazzini vivono sbandati, con un'inquietudine perenne che li fa tristi. Vorrebbero piangere, ma nessuno li noterebbe... e allora a che serve? Non avrebbero neanche come asciugarsi le lacrime, né alcuno ci sarebbe a consolarli.
Solo menti chiuse dall'ignoranza e il degrado, mani legate dallo sconforto e dalla miseria.
Storie che fanno pensare a ciò che abbiamo. E ad apprezzare.

venerdì 23 dicembre 2016

NATALE E'... CARICARSI DI UMANITA'


Stavo pensando a questo mio Natale, straordinario davvero. Un'atmosfera particolare diversa dagli altri anni, tanti doni in anticipo, pochissimo tempo da dedicare alle banalità del periodo, che se pure non possono essere eliminate prendono il resto che trovano. Ed è già troppo, ma così è perché non si può pretendere che tutti capiscano, e allora bisogna adeguarsi.
Ed io mi adeguo, e poi non lascio indietro nulla. E della festa più bella dell'anno colgo ogni aspetto significativo. Primo fra tutti, il vero senso del Natale. Condivisione totale, solidarietà, autentico significato.
Santo Natale... il memoriale della nascita del Cristo, figlio di Dio, uomo tra gli uomini, che offrì se stesso per gli altri uomini. E sarebbero sufficienti queste poche parole a spiegare tutto quanto. La semplicità e la chiarezza arrivano al Cuore più di qualsiasi discorso forbito o pomposo. E magari sortiscono effetti insperati.
Come ogni anno in prossimità delle feste, nella chiesa del Nostro ospedale è stata celebrata dal Vescovo della diocesi la Santa Messa. E al solito non abbiamo perso una sillaba di ciò che ha inteso trasmettere alla comunità. Non si poteva, anche un bambino avrebbe seguito senza distrarsi.
Sua Eccellenza, Mons. Vincenzo Pelvi come Lui stesso ha affermato, accetta sempre volentieri l'invito a celebrare in ospedale, anzi ci torna spesso quando sente il bisogno di "umanizzarsi". L'ospedale, in realtà più che un luogo è un "tempo" della persona, un "segmento di vita" da cui si viene fuori rinnovati. Non si è più gli stessi perché si ha il tempo di pensare veramente a se stessi, a ciò che conta. Una benefica pausa forzata durante la quale si stringono delle "relazioni" autentiche perché non obbligate per convenzione e che diventano "opportunità" di scambio e crescita.
Tutto questo non riguarda solo Chi vive la malattia, ma pure Chi opera nell'ambiente ospedaliero. Quanti medici, infermieri, operatori sanitari ed altri finalmente hanno compreso che l' "utente" non è un semplice numero, una diagnosi, ma un' "anima" che ha bisogno di essere capita, sostenuta per poter intraprendere un percorso spesso difficile. Il denaro se pure indispensabile, non gratifica quanto un sorriso di riconoscenza che arriva come mutuo scambio ad uno di piena comprensione.
Un invito, quindi alla sobrietà del momento. Quando poco si può fare, almeno ci si privi di qualcosa, ché il Signore possa provvedere a Chi non ha.
Un'omelia breve ma efficace. I lunghi discorsi... così come ha affermato in conclusione il Nostro Vescovo, stancano per primo Chi li fa, e lasciano poco o nulla in Chi ascolta.

giovedì 22 dicembre 2016

NEBBIA


Stasera è calata la nebbia. Come fossimo al Nord. Il giorno è stato tiepido, e con l'umidità dell'imbrunire non poteva essere che così... nebbioso.
Se la nebbia mi piace pure mi sgomenta, dipende dai giorni, dal mio stato d'animo del momento e se si affacciano dei ricordi. Quando non comprendi bene che cosa succede, per quanto Tu ti sforzi, tutto resta nebuloso. E non sempre per diretta responsabilità.
Erano giorni così, sette anni fa, mancava poco a Natale e all'improvviso tutto cambiò. Cominciò con la foschia, poi diventò nebbia. E non ci capii più nulla.
Si diradò a primavera, quando finalmente presi le decisioni giuste. Quella fu la volta di un evento drammatico che alla fine si risolse nel migliore dei modi, ma anche nella quotidianità... quante volte possiamo affermare di aver visto oltre la nebbia?! E poi... magari brancolando, comunque ci siamo riusciti.
Sono giorni così, ora... d'inquietudine. Come accade sempre in tale periodo da sette anni a questa parte. Il "mio non conscio" si incaponisce, e non va oltre la nebbia. Eppure inconsapevolmente avverte la presenza del sole nella Nostra vita, ma è come temesse di non poter vederlo più.
In giro per gli ultimi acquisti di Natale, un brivido corre lungo la schiena, serpeggia fin sulla nuca, poi più nulla. Lascia una sensazione di sudore freddo. Mi stringo nel cappotto, ed è abbracciarmi da sola. Un bel conforto. E ripeto a me stessa... non ci pensare più. Oppure pensaci come ad una conquista. Sarebbe un bel progresso... rifletti.
Così l'unica nebbia che vedo è quella punteggiata di luci della sera.

mercoledì 21 dicembre 2016

LA BUONA SEMINA


Se avrai ben seminato, il raccolto non deluderà. Cultura contadina ma anche sacrosanta verità, verificabile ogni giorno nelle relazioni umane, da quelle più strette, intime e familiari alle frequenti conoscenze.
Dipenderà da come ti porgi, da quanto di Te stesso avrai dato senza aver chiesto nulla in cambio.
Cosa normale per un genitore, in particolare una madre che finisce sempre con lo stupirsi per una figlia sempre accorta e presente.
Ha rinunciato a tante cose... e rinuncia ancora per me. Mi è di gran conforto.
Nulla di strano... replica la ragazza... è giusto sia così.
Quindi non le pesa, e l'atteggiamento roseo e rasserenante è la costante della Sua vita attuale che procederà lo stesso anche nel tempo a venire. E magari costituirà altro "seme buono" quando toccherà a Lei lasciarsi dietro il miglior raccolto. Come fu un tempo per Sua madre.
Ma tale cosa può essere valida pure per un padre. Un padre che ama tanto la terra che coltiva da sentirne il profumo e ascoltarne la voce e trarne insegnamento.
Ha una figlia, unica e sola... onore ed oneri solo per Lei. Tanto è l'impegno, ma pure non le pesa. Osserva il Suo papà lavorare sin da quando era bambina, ed ora che Lui lavora sempre ma "da lontano", lo sostiene, gli fa coraggio e gli dona sorrisi.
Sotto certi aspetti, è meglio essere figlio unico, non c'è disputa, né prevaricazione di sorta. L'impegno è unico e scontato, e il raccolto pure... buono e assicurato come fu la "semina" fatta con tanto amore. E furono lacrime e sorrisi, ma nella serenità del momento l'esito del buon raccolto.

HALLELUJAH...


E Noi ancora cantiamo alla Vita, quella Nostra così fragile e tanto amata.
Un canto lentissimo che pare scendere nelle vene come linfa vitale.
Un incontro intenso per gioia e voglia di vivere, e desiderio di essere insieme sempre. Stasera ci siamo ritrovati prima delle festività per gli auguri e vivere un momento di condivisione a doppia valenza terapeutica. Quella musicale soprattutto.
"Halleluja" di Cohen, è stato il brano da Tutti interpretato con il testo in italiano. C'è da dire che la traduzione dall'inglese rende più o meno il significato letterale ma non la musicalità. Si è cantato quindi sull'onda emotiva delle note, comprendendo più o meno la "storia" che poco ha inciso.
La Musica unisce, annulla qualsiasi tipo di dislivello, anche lo "stonato" alla fine si sente perfettamente integrato perché fa da "controvoce", contribuendo all'armonia. E sono Armonia e Melodia le due parti della Musica.
Dopo aver provato più volte in coro questo brano straordinario, ognuno si è raccontato. Ancora "emozioni" per mettersi a nudo, liberare crucci, angosce, turbamenti... celati da nostalgia e ricordi. Ma pure rivelare un'inconsapevole spiritualità sotto la spinta gioiosa di un brano tanto simile ad un inno.
Come leggendo un libro ognuno dà un'interpretazione diversa che contribuisce alla comprensione dell'insieme, così è indispensabile la consapevolezza di essere utili in un coro per peculiarità uniche e speciali.
Bella esperienza anche questa di stasera, sicuramente da ripetere.
Insieme è meglio... come le note insieme sul pentagramma.

lunedì 19 dicembre 2016

NATALE SU DUE PIEDI ( parte seconda)




Cambia la prospettiva, muta la luce mentre avanzano i passi.
Il Cuore recepisce e la Mente non scorda...
E come potrebbe? Ciò che ho visto stasera mi ha emozionato così tanto da costituire una ricarica a rilascio lento, una medicina che fa sentire subito meglio ed è anche ad effetto prolugato. Mi ci voleva proprio.
Uno scenario maestoso pur nell'umiltà di ogni singolo elemento per un Presepe Vivente. I Sassi di Matera illuminati sono di per sé un presepio, poi con le principali scene rappresentate e i personaggi narranti in costume dell'epoca, diventano ulteriormente coinvolgenti. Dimentichi tutto, insomma. E torni indietro al tuo Natale di un tempo, e si ferma il tempo stesso cristallizzando i ricordi e le emozioni ad essi legate.
La prima scena, l'Annunciazione... in uno spazio particolare, un carcere che vide recluso pure Rocco Scotellaro. L'Arcangelo Gabriele, Santa Elisabetta, Maria sembrano statue di cera, poi si muovono all'improvviso e pare che su di loro sia sceso lo Spirito Santo, la mano del divino Artefice.
Di qui a seguire il percorso su per le scale dei Sassi e lungo le vie pavimentate a ciottoli irregolari.
E si passa per la "domus" del nobile patrizio... al mercato, dalle donne che impastano e cantano la ninna nanna dedicata al Bambino. Centurioni fanno la guardia al passaggio, fino alla capanna della Natività, dove è trionfo di luce, musica e colori, e sono giunti i Magi guidati dalla Stella. La buona novella è data, e si avvera l'antica profezia conclamata dai grandi sacerdoti nel Sinedrio e poi davanti all'Arca dell'Alleanza.
L'ultima scena è nel palazzo di Erode, nel bel mezzo di una festa tra concubine e debosciati. I Magi non assecondano il volere di Erode, ed è ordinato che sia fatta strage di innocenti.
Poi, il ritorno su per le scale... tante e a tratti ripide, ma nulla è stata la fatica.
Quest'anno il mio Avvento si conclude così, rappresentando veramente una rinascita all'insegna della speranza. Una gioia per occhi arricchiti di meraviglia. Cercherò di condividerla, ché non appartenga a me soltanto e sia motivazione in più per tutti quelli che vorranno..

NATALE SU DUE PIEDI (parte prima)


Sei anni fa mai avrei pensato di poter vedere tanto, e nemmeno altro davvero. Di questi giorni poi... e invece...
Invece stasera sono qui a Matera, seduta alla scrivania nella stanza di una "casa di spiritualità", scelta dal compagno della mia Vita. E credo proprio che tra chiese e case sante Lui finirà col diventare quello che ho sempre sperato. Cristiano non più inconsapevole ma convinto. Le strade del Signore sono infinite, anche se lunghe.
Eh, già... come quella che dopo tanto della Nostra vita ci ha portato qui, in questo luogo di sogno e di spiritualità inaspettata perché intrinseca.
I Sassi di Matera, illuminati sono più di un presepio, diventano un percorso di Fede. Ogni luce, un barlume di speranza e lo sguardo annega in quell'insieme.
Poi tutta la città vestita a festa, una stella tra le stelle... il banchetto del venditore di vino brule', le bancarelle, e le vetrine del ristoro appannate di condensa.
Per le strade ogni profumo possibile. Cannella e vainiglia, cioccolato e patchouli persino, a mescolare il gusto profano col sacro dei Magi d'Oriente in viaggio verso la capanna ancora vuota per poco.
C'è silente speranza, come una gestazione a termine. Manca poco... giorni alla fine dell'Attesa e luce sempre più intensa arriva in ogni presepio.
Domani porterò anch'io quel piccolo lume di serenità conquistata con fatica al grande scenario di un Presepe Vivente. Sarà un traguardo, un'altra vittoria.
Avrò visto anche questo, e di ciò sarò stata partecipe.

SENSIBILE SIN DALLA NASCITA


Forse forse... ancora prima, quando beato ti lasci cullare dall'inconsapevole andare della mamma.
Già... pensavo di essere io "sbagliata", ipersensibile quasi permalosa visto che noto tutto. E il bene diventa esageratamente buono e commovente, e il negativo arriva, come centinaia di punte di spillo tutte insieme, a far molto male.
Dicevo... perché stanno a sottolinearlo... non Tutti sono come me, né posso pretenderlo, ed è vero e ciò fa comodo. Ma non a me.
Quindi pensavo di essere "unica" per una sorta di "pesantezza", ho scoperto oggi che non è così. Godo solo di un diritto-dovere di primogenitura.
E' un privilegio che mi fanno notare da quand'ero bambina.
TU sei la grande, devi dare l'esempio... TU sei la prima, non puoi deluderci... Mi raccomando a TE, che sei nata prima.
Non ho mai capito se dovevo dare o avere per il fatto di essere la primogenita. Mi sono sempre sentita carica di responsabilità, perciò adulta prima ancora di crescere. Di tutto questo a tratti mi sono fatta vittima, oggi ho capito perché mi sono confrontata, che è cosa comune per Chi ha la sorte di essere primo tra i figli.
Ad una signora che non avevo mai visto mi sono avvicinata offrendole una caramella. Passeggiava su e giù. Non so come mi è venuto spontaneo un sorriso più ampio del solito, e la cosa deve aver colpito perché ha risposto e non solo, mi ha chiesto delle informazioni. Non essendo medico, non ho potuto esserle di aiuto, e nonostante questo ha preso a raccontare di sé. Lei... prima figlia di più fratelli... aveva perso Sua madre ancora giovane, e sentiva di quell'evento tutto il peso ma pure il privilegio di avvertire la presenza di un'assenza importante a distanza di anni. Tale sensazione la confortava, e da sempre le permetteva di vedere oltre e superare ogni difficoltà.
A conversazione ultimata mi è venuto da riflettere.
Benedetto diritto-dovere di primogenitura che non tiene conto mai delle ragioni. E' un onere o un privilegio?
Alla fine per virtù della mente che saggia provvede, col tempo diventa pregio.

venerdì 16 dicembre 2016

TUTTO IN UNA NOCE


Anche stasera mi toccava essere "scientifica", parlare di assistenza domiciliare, terapie di supporto. Si è concluso il corso per caregiver, ma non me la sono sentita. E' un paio di giorni che sono "tutta Cuore" e "poca testa", nel senso proprio che ci sto poco con la testa. E non è stanchezza, ma stato d'animo controverso, combattuto e poco in armonia con una certa realtà esterna.
Sarà perché è dicembre... e non starò a ripetere per l'ennesima volta che effetto mi fa questo mese, sarà perché fiduciosa ed ottimista... forse troppo... verso l'Altro, puntualmente resto delusa, sarà... sarà... sarà, certo che è, e dovrò riprendermi per non essere io poi a deludere me stessa.
Non Tutti sono come Te, non puoi pretendere...
Accontentati e non essere esigente...
Prendi ciò che trovi, anzi apprezzalo...
Che bei consigli, che premurose raccomandazioni. Inutili perché scontato, quel che mi si esorta a fare è già da sempre in atto, tranne... apprezzare. Non si può apprezzare il nulla, e che il consiglio mi arrivi da Chi dovrebbe conoscermi più che bene, mi mortifica e pure addolora. Non chiedo niente se non il minimo rispetto. E ciò che ricevo, invece è ben poca cosa.
Con questi pensieri che comunque non sono frutto di rimuginio, ma constatazioni dall'amarezza passeggera, stasera l'ho buttata là giusto per distrarmi, in un gioco, tipo quelle catene infinite che tra l'altro detesto. E mi sono tornate indietro tante di quelle parole, che se pure per gioco, mi hanno scaldato il Cuore. So che saranno tanto per dire, ma non importa perché un certo effetto hanno sortito. Poi non so come, mi è venuta voglia di una noce. Così all'improvviso. Ne ho presa una delle tante che distribuisco, ne ho schiacciato il guscio con forza, e ne è venuto fuori un bel gheriglio intero. Come succedeva con le noci che mi portava in dono... Patrizia.
C'ho visto un segno. La Sua "parola buona" per me. Come sempre la forte ed affettuosa Sua "presenza". All'improvviso.

giovedì 15 dicembre 2016

L' ATTESA


E concludiamo pure questa giornata, faticosa, tribolata insomma diversa dalla normalità come la si può intendere, per me più o meno uguale a quelle che trascorro in ospedale.
In ospedale anche oggi, quindi ma non da volontaria e nemmeno da paziente, bensì da caregiver.
Brava, mi è stato detto... dalla teoria alla pratica. Fai bene, così impari! Sembra quasi un rimprovero o un castigo, in realtà lo è diventato in corsa, durante le ben cinque ore di attesa.
Di solito vivo bene le attese, ho imparato a "digerirle", a farne esercizi di pazienza e antistress. Del resto non essendoci alternativa, tanto vale sfruttarle a proprio vantaggio. Mi guardo intorno, osservo la gente e ne colgo le particolarità, mi "assemblo" all'ambiente così da sentirlo familiare. Nel giro di un'ora al massimo è come fosse la mia casa. Bello spirito d'adattamento, eh!? Magari solo coraggioso tentativo di sopravvivenza. Comunque ci riesco sempre.
Ma quando le ore si allineano, e poi si accavallano, e per giunta non sei da sola ad aspettare, e quelli che sono con te cominciano a sentirsi vittime di massimo sopruso, che succede?
Succede che non respiri più normale, così affannata a stare dietro, a cercare di far comprendere che lì, in ospedale così vanno le cose, i tempi sono assai dilatati, sai quando arrivi e non saprai mai quando sarai fuori. Alla fine potrebbe capitare pure di uscire e non accorgertene. Per assuefazione ad habitat che non ti appartiene. Ma soprattutto non c'è alcun sopruso. Le priorità sono ben rispettate. La Vita innanzitutto, però quella traballante che va rimessa in piedi, fradicia di lacrime da asciugare, pallida e ansimante di pena. La Nostra, che bene o male regge, può aspettare. Siamo acciaccati e strani, ma vivi, e le attese sono solo per i vivi. Ché se tutto passa, anche quelle... brevi o lunghe... passeranno.

mercoledì 14 dicembre 2016

LE VIE DEL DOLORE


Molto interessante è stata pure la seconda parte dell'incontro di ieri sera. Argomento... La terapia del dolore.
Si parte da un diritto sacrosanto già sancito nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776, in cui i costituenti avevano stabilito che «a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità».
Vita... Libertà... Felicità. Tre concetti che idealmente escludono quello del dolore, ma devono riconoscerlo nell'evolversi dell'esistenza stessa. Però se pure il dolore è inevitabile, è possibile chiedere di non soffrire, e questo diritto, più che comprensibile, si è tramutato nella legge 38 vigente a grandi linee dal 2010.
Il dolore, e ogni tipo di sofferenza possono essere eliminati con terapie farmacologiche appropriate per ogni singola patologia. Si parla soprattutto di dolore oncologico, ma è chiaro che riguarda il "dolore cronico" in generale, entrambi possono essere curati con successo tramite gli "oppiacei", un tempo tanto bistrattati.
Il dolore ha sue vie di trasmissione precise, prima di arrivare al cervello, attraversa per metà i "cavi" neurologici, partendo dall'origine, anche una causa banale, come una piccola puntura di spillo. Ognuno percepirà secondo la propria "soglia", verrà valutato dal medico seguendo una vera e propria "scala" con un punteggio da 1 a 10. Seguirà la terapia.
Ma come... siamo già alla morfina?
E' questa una domanda che il medico si sente rivolgere ogni volta che propone un oppiaceo per contrastare il dolore cronico oncologico e non solo. Perché purtroppo in Italia la terapia del dolore non è molto avanzata. E' il nostro un paese cattolico, e pare che col rifiuto alla sofferenza non si abbia più alcun merito per santificarsi. Ovviamente è tutto falso. E anche la scarsa propensione a prescrivere e accettare morfina e simili, ha altre cause. I medici poco e niente sanno di quel genere di farmaci, nessun passo avanti si è fatto per attuare in pieno la legge 38, intesa a garantire le terapie del dolore, richiamare l'attenzione sul problema, stimolare le case farmaceutiche ad orientarsi verso terapie più efficaci. Un traguardo è stato l'acquisizione di una consapevolezza... consolidare un modello di cura simultanea (dolore-nutrizione), soprattutto quando sono le terapie antitumorali a dare dolore. Al momento che cosa si consiglia ad un malato che ha dolore e non si sente seguito? Lo si manda da una parte all'altra, perché dal 2011 sono solo 3 le reti territoriali per le terapie del dolore. Perché siamo ancora così indietro, e per il 72% c'è ancora un trattamento non appropriato? C'è la paura della dipendenza, la diffidenza ad avvicinarsi alle specifiche reti, la ritrosia per le cure domiciliari, la mancata disponibilità per numero di medici di base preparati, psicologi, e volontari.
Si parla sempre più spesso della Cannabis terapeutica, ma solo in Toscana è ammessa per malati di sclerosi multipla e pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali.
Eppure il dolore cronico oncologico, severo e persistente va curato con gli oppiacei a dosaggio graduale e sapiente, non certo con gli anti-infiammatori che fanno male e costano tre volte tanto.
Le famiglie reagiscono sbigottite alla proposta della morfina ed affini, perché scarsamente preparate culturalmente. E attualmente solo al Nord si registra un incremento col 68%, segue il 26% al Centro, fanalino di coda il Sud col 6%. Dimenticando che siamo Noi stessi "produttori" di oppiacei naturali, le "endorfine", e quindi non c'è alcun motivo di temere.

martedì 13 dicembre 2016

IL SENSO DEL NATALE


Incontro quasi prefestivo, stasera quello del GAMA, senza però trascurare uno degli aspetti medici che ci riguarda.
Il senso del Natale, e la terapia del dolore. Due argomenti apparentemente contrastanti, in realtà ad un'attenta riflessione, probabilmente collegati. Non tutti a Natale sono allegri e gioiosi, e pure il dolore in questo periodo stranamente pare acuirsi, per poi chetarsi come bestia in letargo, dopo le feste. Ciò a dimostrare quale ruolo importante abbia la mente circa il benessere dell'intero organismo.
La Nostra life-coach, Tiziana ha invitato a riflettere su un testo di Hermann Hesse, ed eventualmente commentare. Perché non riusciamo a godere pienamente della gioia del Natale, come ad esempio è per i bambini? Anzi, guardiamo loro quasi con invidia per lo stato attuale di spensieratezza, ma pure con pena pensando a cosa li aspetta quando saranno adulti. Eppure ciò che mina la Nostra serenità non è nulla che venga dall'esterno, dipende da Noi. Da come stiamo "dentro". Abbiamo abbastanza Amore e Gioia... o dobbiamo acquistarli, o da vittime addirittura elemosinarli ?
Ho un ricordo preciso, una frase che potrebbe sintetizzare ciò che avviene nell'animo umano quando ci si dovrebbe sentire tutt'uno con il clima gioioso della festa, e invece avviene il contrario senza volere.
Quando sono le feste, pare che il diavolo ci mette la coda... così esclamava mia nonna alla fine dell'animata discussione che ogni anno si presentava puntuale a Natale, come l'albero e il presepe, come il panettone. Come da tradizione.
Ma dico... non c'era mai altro momento? Dopo che si era tanto detto di serenità, Amore a tutto tondo e comprensione... Non c'era proprio niente da fare!
Mi sono chiesta tante volte perché tale cosa succedesse sempre in questo periodo di festa. Probabilmente perché in prossimità della fine dell'anno si è più vittime della malinconia... si fanno bilanci... s'affacciano i brutti ricordi recenti... le tensioni accumulate non reggono e "sbottano", proprio come petardi a Capodanno.
E poi c'è lo stress dei regali "obbligati", delle abbuffate, e delle interminabili tombolate per fare compagnia alla nonna che per il resto dell'anno vive da sola le Sue domeniche. Così ridotta, la festa del Natale in realtà diventa quella dell'ipocrisia.
Perché non torniamo ad essere liberi, e facciamo Natale tutti i giorni?
Non importa l'entità del regalo... poi... di questi tempi, si... vale davvero solo il pensiero, ciò che conta è il modo e lo spirito con cui si dona. Se viene dal cuore... basterebbe anche una frase, unica... originale... personalizzata, quasi un "profilo" della persona a cui è destinata.
Anzi... in questo momento penso... e chissà che non ci si arrivi prima o poi... ad un abete ai cui rami siano legati tanti bigliettini colorati con altrettanti pensieri per tutti i componenti della famiglia. Frasi moltiplicate che s'intrecciano con i sorrisi, si manifestano con gli abbracci, dimostrano che veramente ognuno c'ha speso qualcosa, ha messo del suo... del tempo per pensare a chi vuole bene.
Ché alla fine si torna sempre alle origini del Nostro essere. L'Amore. Ma quello vero, incondizionato che nulla vuole in cambio.
Fare qualcosa per qualcuno, e che non sia scontato.
Sono utile, qualcosa di apprezzabile riesco a compiere senza quasi accorgermene... posso di più! E su questa strada continuo il mio percorso. E non mi accorgerò del tempo che passa, delle stagioni che si alternano. Sia neve o solleone, pioggia o cielo sereno.

lunedì 12 dicembre 2016

NAIF


Qualcosa di schietto e primitivo, ingenuo. Slegato con la realtà.
Definizione di un termine o di una corrente artistica? No, semplicemente il Nostro presepe di quest'anno.
Non è stato premeditato, organizzato... è venuto fuori così, quasi spontaneamente, forse per desiderio o nostalgia di quel bambino ormai cresciuto che non ammetterebbe mai di sentirsi tale. Perderebbe in decoro, secondo lui... e invece acquisterebbe e pure molto, secondo me. Ma lo assecondo, per rispetto ed anche perché non posso mica andargli sempre contro, tanto gli "esiti" sono là sempre ben visibili, ed è questo alla fine ciò che conta. Latente ingenuità che ogni tanto affiora ed è rifugio e serenità.
Tre scatole di cartone, fogli di carta a sfumature varie di marrone a simulare rocce e sabbia del deserto. Ma saranno compatibili e probabili in un immaginario paesaggio della natività?
Lasciamo passare la "base" giusto per iniziare, ché già è stato duro l'avvio, e andiamo ai particolari. Teneri, qualcuno pure divertente.
Senza alcun senso di prospettiva, soggetti piccoli e grandi insieme, case e fattorie dislocate in ogni dove, non importa come, anche al termine di un'erta salita quasi in bilico, pare sull'orlo di un burrone.
Scusa, ma ti sembra logico?... gli ho detto col cuore in gola, tanto mi pareva di esserci dentro in una di quelle casette lì. E se crolla la montagna?
E perché mai dovrebbe crollare? Al massimo franare. E poi che importa, Noi che ci stiamo a fare? Ricompattiamo la roccia e sistemiamo la casa.
E Chi ci abitava, che fine avrà fatto?... ho aggiunto io con una voluta punta di polemica.
Tutti salvi. Hanno fatto in tempo a scappare. Ora potranno ritornare.
Che bella cosa la fantasia... ogni cosa al punto giusto e nel momento giusto. Alcuna sofferenza, la soluzione ad ogni problema.
Crea anche scenari, che se pur improbabili, hanno grande fascino nel loro essere "irriverenti" nei confronti di habitat ovvi e naturali. Compresi alberi e animali. Così non sarà affatto raro trovare in un presepe naif come il Nostro, un abete innevato piantato vicino ad una verde palma, papere davanti alla grotta e pecore giganti che pascolano guidate da un cane pastore piccolo così.
Ma in fondo è tutto bello, e mentre lo guardo con occhi di meraviglia torno ad essere bambina.
Ma no... non l'avevo notato prima. C'è anche un'oca in cima che guarda giù, proprio sulla grotta di Gesù Bambino. Chi mai l'avrà portata fin lassù? Da sola certo non sarà arrivata.

domenica 11 dicembre 2016

E FINALMENTE...


Ce l'abbiamo fatta, anche per quest'anno avremo il Nostro alberello nell'ingresso. Non molto alto ma tanto luminoso, e pure con due "chicche" nuove. Di quest'ultime dirò dopo, quasi alla fine perché le dolcezze non sono mai le prime altrimenti non sarebbero poi così apprezzate.
Dicevo... finalmente ci siamo riusciti dopo tanto pensare, rinviare, farci prendere dalla pigrizia generale. E' stato un tutt'uno, decidere e addobbare l'albero, e anche se poco convinti l'opera è arrivata a conclusione.
Decisamente stasera mio marito ed io non eravamo in forma. Un po' di discussioni, qualche malumore. Nulla di grave, solo "momentanea sospensione di feeling".
Detesto subire violenza dalle situazioni. Ciò non toglie che non posso impedire che le situazioni si creino e poi siano. Quindi, contrariata pur le vivo e mi reggo e mi appresto anche ad affrontare l'eventuale "onda d'urto".
Sono sempre offerte della Vita... e ci tocca l'onore e l'onere di sfruttarle, reinvestirle e trarne guadagno. Per quanto mi riguarda, ho imparato a riciclarle come strategie per evitare tonfi clamorosi o almeno attutiti dal saggio "voltare pagina" al momento giusto.
Stasera questo ho fatto, dopo aver portato a termine l'opera sono andata in chiesa anticipando la Messa domenicale, avendo archiviato metà del giorno in cui mi aspettavo ciò che non è arrivato, ed è arrivato invece ciò che non mi aspettavo. Il tutto completato dal gran da fare del fine settimana e dei prossimi giorni densi di impegni.
A un certo punto ho detto, basta e sono andata.
Mi ha accolto il canto iniziale della celebrazione... Terza Domenica di Avvento, dell'attesa il momento di gioia. Ed è stata subito pace in me.
A lato dell'altare, la statua dell'Immacolata, lo sguardo è andato lì... ed è quiete come dopo forte mareggiata. Continuo ad esserci e sentirmi presa. Ascolto, ma confesso che i pensieri ogni tanto fuggono via, non vanno tanto lontano solo a ritroso... al Natale dei miei anni passati. Davvero tanti, a partire dai ricordi di bambina, e sono nenie e bambinelli scheggiati dal tempo, sfere di vetro soffiato e alberi sbilenchi e scheletriti, fagioli e scorze di frutta secca su cartelle scolorite della tombola. E poi i profumi... tanti, di garofano e cannella, vino cotto e vaniglia, mandorle e cioccolato.
Rileggo e sembra solo un elenco. Non è così, ogni parola è come fosse l'incipit di una piccola storia, un periodo vissuto con le emozioni proprie decontestualizzate e non. Nell'insieme una "meraviglia" da sfogliare, mentre mi accorgo di amare la sensazione del tempo che scorre. E per un po' è come non dovesse fermarsi mai...
Si avvicendano le stagioni e ne percepisco le peculiarità, passano le feste e lasciano colori e profumi... ed Io sono qui, ad andare col tempo e nel tempo.
Anche se un giorno ci sarà... non finirà quello che provo, l'ho condiviso... qualcuno ricorderà.
Mi piace questo pensiero.
Esco dalla chiesa, mio marito mi viene incontro. Fa freddo stasera. Quest'anno Natale arriva come Dio comanda.
Torniamo a casa, parlando tranquillamente. Si torna come prima. Quella pace giunta da dove non si pensa ha sempre un potere magicamente benefico.
Accendo le luci dell'albero. E le "due figurine" nate da poco in quella piccola realtà sembrano sorridere. Come i miei bambini tanti anni fa, con gli occhi sbarrati e sognanti di fronte ad un albero per loro sempre "gigante".

sabato 10 dicembre 2016

FACILE E' PARLARNE...


Apprezzo come sono ora, lontana anni luce da quella di un tempo. Entusiasta e pronta a difendere le mie opinioni, non cambierei mai. Eppure, a volte per buona creanza sono costretta a reprimermi per non passare da mezza esaurita o ancor peggio essere accusata di violenza verbale. E' davvero una gran fatica.
Ma perché devo trovarmi casualmente a sentire baggianate o convinzioni promosse come vangelo? Quasi fosse da testare la mia pazienza di persona informata di fatti che non può andare oltre i fatti stessi.
Bene, parlo di un episodio fresco fresco, proprio di stamattina.
Camminavo lungo il viale che portava alla struttura ospedaliera e involontariamente ho ascoltato la conversazione di un uomo e una donna, dipendenti del 118. Due persone che prestano(?) servizio sulle autoambulanze.
Vero è che lavorare in ospedale non vuol dire necessariamente sapere di medicina, ma appunto per questo perché cimentarsi a sputare sentenze, farsi belli di un coraggio senza cognizione di causa? E per giunta, tutto questo quasi proclamando.
La donna... Se capitasse a me personalmente, io la rifiuterei...
L'uomo... E c'hai ragione, perché quella è come una rete a strascico. Distrugge tutto, il cattivo e pure il buono...
Non c'è voluto molto perché io da profana ma ex praticante sulla propria pelle, capissi di che cosa stessero parlando.
La donna... E' vero, ti fa vivere forse qualche anno di più, ma che vita è? Se devo morire, meglio subito...
Come no?!? ... avrei replicato... vorrei proprio vedere.
L'uomo... E invece, altro che chemioterapia, ci sta il bicarbonato che risolverebbe la cosa alla grande. Tre euro, e passa la paura.
La donna... Veramente? E come funziona?
A parte che di questa "fantastica trovata" si è straparlato, e qualcuno pure è morto, ma dico... ci rendiamo conto di che cosa stiamo parlando? E quanto pericoloso sia farlo?
Come è capitato a me di ascoltare, poteva succedere pure a qualcun'altro, magari appena all'inizio di un delicato e doloroso percorso. Quando tutto fa paura, anche solcare quei marciapiedi che portano all'ignoto. Le scelte sono difficili, si teme di sbagliare, e nella confusione si perde la lucidità, rischiando di finire nelle mani di ciarlatani.
Per diventare "alcalini" non basta assumere il bicarbonato. Con tutto il rispetto per questo sale mille usi, l'unica acidità che può risolvere è quella di stomaco. Magari per un boccone mandato giù e mal digerito. Un boccone di qualsiasi tipo.

venerdì 9 dicembre 2016

RISTORO


Sei ben disposta, fai un bel progetto, trascorri una notte riposante... poi arriva il giorno, cerchi di mettere il piede a terra, s'intende il destro, quello giusto e scopri che hai la gamba relativa che per metà dall'alto al basso pare di legno. Massaggi piano, poi con più energia, qualcosa succede e puoi alzarti per dare inizio alla giornata. Ovviamente non con gli stessi presupposti, ma con più opzioni, tutte da valutare.
Va be', fa niente... mi sono detta, e poi di rimando... ma oggi è l'8 dicembre, festa dell'Immacolata. E c'è da fare l'albero e il presepe, e prima ancora pulire i vetri, perché sennò le luci all'interno che le accendiamo a fare? E il pranzo della festa... e tutto il resto...? Presa da tanti impegni ho trascurato un po'...
Che accavallarsi di non-problemi! Sono i peggiori perché non hanno soluzione e non possono ridimensionarsi. Non esistono. Eppure quando i pensieri si posizionano su quella modalità salta la giornata. Ho resistito strenuamente, cercato di mantenere il ritmo, ma... io mi conosco... per strada un po' mi sarei persa.
E sono tornati i ricordi di questo benedetto mese di Dicembre tra sorrisi e pianto, la sensazione di mancanza, il rammarico di non poter essere più come prima, e con le azioni limitate. Così che ogni faccenda richiede il doppio per tempo e fatica, e devo chiedere aiuto, anzi dovrei poi cerco d'arrangiarmi da sola, e finisco con lo stancarmi mente e braccio.
Eh già, come previsto mi sono persa. Non tutti i giorni sono uguali, e se solo ieri dicevo ed ero sincera, che mi lascio scivolare tutto di dosso, oggi mi sono sentita caricata di un bel peso.
Poco coerente? Di solito mi nutro di un pensiero alla volta e mi adeguo senza troppi sbandamenti, di solito...
Oggi non è stato così. E avrei dovuto invece gestire con equilibrio la mente e rifugiarmi nella memoria del Cuore che non scorda né smette mai di sperare. Potercela fare o non dare troppa importanza a certi momenti che sembrano remare al contrario.
Il giorno è volato, a sera però sono stata in chiesa e al termine della messa, ho seguito la statua della Madonnina in processione fino al falò del quartiere.
Le alte fiamme di un falò temperano i brividi della sera d'inverno, danno ristoro e fanno pensare.
Così realizzo.
Ogni senso è impegnato a dare un senso nuovo a questa vita che amo.
Ed è racchiuso tutto in un gioco di parole .
Ora davvero posso dire conclusa la giornata. E l'ultimo sorso di camomilla completa il mio ristoro.
Domani sarà diverso.

giovedì 8 dicembre 2016

UN NOSTRO MERCOLEDI'


Oggi, mercoledì diverso dagli ultimi soliti, ob torto collo... di necessità virtù. Perché un modo si trova sempre, se lo vuoi veramente, di aggiustarti la giornata con serenità.
Colui che proferì per primo il detto, chi si contenta gode, fu certamente uno che ne dovette mandare giù parecchi di bocconi amari, però si sacrificò per una nobile causa perché da lì in poi ripetersi quelle quattro parole, quando necessità impone, ha un efficace potere terapeutico generale.
Infatti... Noi a cominciare di buon mattino fino ad ora che sta per concludersi la giornata, non ci siamo accontentati ma abbiamo fatto in modo di renderci contenti. Comunque. Anche se la giornata era bella e ideale per uno dei giri soliti del mercoledì e invece siamo rimasti fermi per motivi vari. Riscaldamento in preda a bizze fuori luogo e logico andirivieni del tecnico prova e riprova. Vigilia di festa e spesa da fare. Varie ed eventuali.
Abbiamo fronteggiato ogni punto previsto, e poi cercato di accomodarci la cosa. In verità l'impegno maggiore è stato il mio, pure se non mi comporta granché di sforzo. Il tempo passa ed io mi scopro una capacità di adattamento che stupisce per prima me. E' perché veramente mi scivola tutto di dosso, è come se non mi interessasse nulla, o meglio... quando c'è un problema penso immediatamente alla soluzione non per risolverlo ma ridimensionarlo. In termini matematici, semplificare una frazione per ridurla ai minimi termini. Sarò stata chiara...? Spero di si, ma non mi cruccio più di tanto.
E per tornare a Noi...
Riscaldamento quasi risolto, almeno fino a venerdì. Poi si dovrà prendere la situazione di petto.
Spesa fatta, con un pizzico di divertimento, curiosando tra banchi e vetrine dell'ipermercato vestito a festa, una mini capanna con piantina grassa al seguito, e una scatola di latta, di quelle che mi piacciono tanto, confezione di quei biscotti altrettanto graditi ma che proprio salutari non sono...
Ma alla fine che fa, se compensiamo con una minestrina da una parte e una buona dose di ottimismo, spirito di adattamento e comprensione dall'altra?
Serve. Tutto serve per passi in avanti con serenità.

mercoledì 7 dicembre 2016

LA NON FACILE PAZIENZA


Oggi davvero mi sono resa conto che non ci sono punti di arrivo, è un continuo andare, a volte in modo spedito ed altre no, che se ci tieni veramente devi sfatare il mito che c'è sempre un limite alla pazienza.
Non si finisce mai d'imparare. Si è pazienti oltre la misura.
Stasera terzo dei 5 incontri formativi del Corso per Caregiver... gli aspetti psicologici del paziente e di Chi ne ha cura. Due aspetti di "pazienza".
Se partiamo dall'etimologia, il termine latino "patior" comporta il senso della sofferenza. Il paziente soffre, Chi di lui si vuole o deve prendere cura dovrà essere paziente il doppio. Soffrire e sopportare. Con le logiche conseguenze e i dovuti supporti.
Stamane, neanche a farlo apposta, ho fatto due nuove conoscenze. Una moglie caregiver, e una paziente a dir poco arrabbiata.
La prima, pessimista dichiarata e all'apparenza tranquilla, durante la conversazione non alla presenza del marito, ad un certo punto ha affermato con rassegnato candore di essere pronta all'esito infausto...
Tanto così deve andare... si nasce, si va avanti finché non ti ammali, e poi muori. A me dispiace dei bambini e dei giovani. Là non ci capisco più niente.
Eh già... si stravolge la logica di un'infelice vita che comunque deve avere un certo tempo. Secondo lei. E la casualità...? Questo secondo me.
Poi siamo andate insieme dal marito, un simpatico "principe azzurro" settantacinquenne dallo sguardo sorridente...
Tua moglie mi ha parlato tanto di Te che ho voluto conoscerti. Sai, è innamoratissima.
Veramente?! Questa è 'na novità. Essa è 'na pesant! Vede sempre tutto nero.
Un bel problema... ho pensato... il paziente che deve essere paziente con Chi dovrebbe esserlo con lui. Beh... magari funziona anche così, l'equilibrio comunque tiene.
Mi sono quindi spostata in un'altra camera, e qui ho trovato un vero e proprio muro. Rabbia, diffidenza, negatività. Cose che ci stanno, comprensibili in certi momenti e livelli, ma in questo modo esasperato, davvero... no. C'è mancato poco che la paziente impaziente mi mandasse al diavolo. Allora mi sono posta all'ascolto. Lei non salvava nessuno, oggi nemmeno il medico che l'ha in cura.
Si dichiarava sola, abbandonata, maltrattata. Intanto con lei a tenerle compagnia c'era una signora dallo sguardo straordinariamente mite. Le ho chiesto Chi fosse. Era l'ultima persona che potesse starle accanto. Lei avrebbe dovuto odiarla. E invece...
Aveva seminato bene e in abbondanza... aveva detto... e poi raccolto solo del male. Era evidente per l'atteggiamento delle persone più vicine.
E intanto tra la gramigna e le foglie secche, un fiore azzurro inaspettato era lì a guardarla negli occhi.

martedì 6 dicembre 2016

NESSUNO E' TRASCURATO MAI


Quando le relazioni umane sono serie, vissute con l'importanza che meritano, non finiscono mai. Neppure quando sullo scenario della Vita cala il sipario.
Succede soprattutto con certi legami "insospettabili", quelli che si creano inaspettati, all'improvviso e nella condivisione della sofferenza. Ci si appoggia l'uno all'Altro per non cadere, e si radica a terra nel profondo. E si mettono fiori rivolti verso l'Alto e si donano frutti che non finiscono mai. Sono gli esempi e i ricordi che restano a memoria imperitura.
Stasera il gruppo GAMA si è raccolto in preghiera per ricordare gli Amici che non ce l'hanno fatta in questi ultimi cinque anni. In realtà nessuno mai li ha dimenticati, e di ognuno si ricorda lo spirito combattivo, la speranza che l'animava... il sorriso. Testardo, inesauribile, presente anche col pianto. Rendeva più belli quegli occhi, il sorriso perché donava alle lacrime il luccichio delle stelle. I corpi celesti più vicini a Dio.
Mentre il celebrante li ricordava, nominandoli uno per uno, sono tornati i ricordi, il racconto delle loro storie, in fondo capitoli di un'unica e sola... quella di Tutti Noi.
Noi che cerchiamo di non cadere, sostenendoci. E quando, nonostante tutto succede, acciaccati e malandati ci rialziamo per continuare ad andare sempre in cordata. Non ci arrendiamo.
E per questo, pregando insieme abbiamo inteso fare un "dono" a Chi non è più, perché davvero siamo convinti che non si finisce mai di essere se si mantiene viva la presenza nella memoria.

lunedì 5 dicembre 2016

PER QUEL BAMBINO CHE E'... (di un Natale il ricordo, del ricordo il conforto)


E' un dato di fatto. In ogni adulto, anche il più insospettabile, magari un po' cinico oppure smaliziato con una punta di saccenteria, c'è perché sopravvive, un bambino. Anche senza esserne consapevoli. Ed è una fortuna sia così. Io me ne rendo conto ogni giorno, nel piccolo quotidiano come nei saltuari momenti poco felici. Ad un certo punto mi fermo, e gioco con l'immaginazione e i pensieri, e quando questi sono in fase di "rianimazione" chiedo aiuto ai ricordi e in essi mi rifugio.
Oggi, ad esempio la casa è tornata ad essere deserta. Ogni volta che un figlio parte, all'improvviso non ami più il silenzio e tutto intorno vedi solo il vuoto. Inevitabile diventa cercare di colmarlo. Stasera l'ho fatto con un ricordo. I giorni dell'Avvento di un po' di anni fa...
Una pagina che ho scritto più volte, rimaneggiato e che condivisa in molte occasioni è risultata sempre diversa, con qualcosa in più. Il valore aggiunto del tempo che passa, dimentica le difficoltà del momento e conserva i "tratti" più belli...
IL CALENDARIO DELL'AVVENTO
Nel calendario dell'Avvento le finestrelle si aprono una per volta fino al giorno di Natale.
Quando i miei figli erano bambini, in questo periodo ce n'era sempre uno attaccato alla parete della loro cameretta. Appena in piedi... alternandosi... Vale e Checco si davano un gran da fare per aprire la finestra corrispondente al giorno, poi restavano per un po' a contemplare il soggetto che ne veniva fuori. Un piccolo sole... la luna... una stella, una mela... una pera... un mandarino.
Un anno ne comperai uno con qualcosa in più. Le figure nascoste dietro le persiane non erano solo disegnate, ma veri giochini.
Una bambola, una palla... un trenino... tutti grandi quanto un'unghia di bambino. Si divertivano tanto ad aprire le finestre del calendario, a prendere il giochino e a riporlo nella scatola vuota, tonda e trasparente dei formaggini. Dodici "cosine" a testa, per ognuno un piccolo tesoro.
Ora che sono grandi, il calendario dell'Avvento non lo compero più, e mi manca. Mi manca la trepida ansia dell'attesa, quel qualcosa in più che rende magica la festa.
Però... a ripensarci... poiché per me, sarà per l'età che avanza ogni giorno è quasi una festa, posso immaginarlo un calendarietto, ricrearlo in cuore e pensiero.
Sarebbe uno speciale, dove al posto della neve potrebbe esserci il sole, e aperta ogni finestra, ecco una candelina accesa, una luce viva come simbolo di speranza mai persa. Una dopo l'altra... fino ad arrivare al trionfo della speranza mai disattesa.
Quante ne sarebbero! Certamente più di 24 o 25...
Da aprire tutto l'anno... allora 365...
E poi ricominciare... continuare... e mai terminare.
Perché Natale è sempre nel cuore di chi nutre la Speranza.

domenica 4 dicembre 2016

SERENA... COME UN ALBERO NELLA NOTTE


Sono confusa in Lui che mi fa dono di pensieri. E contenta di me stessa perché sento di cadere sempre meno in contraddizione. E' un duro esercizio sulla volontà, sapete... è un dire e poi negare la "benedetta" impulsività che tanto male farebbe, gestire il desiderio di prevaricare riportandolo alle origini, solo ed esclusivamente essere utile e presente ove sia necessario.
Passa il tempo e la coerenza mi accompagna spesso. E mi piace premiarmi ogni volta con un dono che sia una piccola gioia, e un complimento... sono soddisfatta, e un buon proposito... posso fare di più e meglio. Senza paragoni o confronti. Come fossi l'unica persona disponibile. Ed è così pure perché ogni essere è diverso e in un contesto differente, quindi faccio conto di niente e do la mia completa disponibilità.
Oggi, un sabato un po' coi pensieri, un gran da fare per rielaborarli e farne dei progetti. Poi pranzare prima del solito per un impegno familiare nel primo pomeriggio, e ancora... sperare. perché è così sempre. Un'altalena per non adagiarsi né dare tutto per scontato.
E coi pensieri mi confondo in Lui, ed è meglio perché così mi sento serena. So di non essere sola. Convinta che i "sentieri" che portano sulla via non sono mai raddrizzati abbastanza, e bisogna impegnarsi di più, altrimenti a nulla servirebbe il memoriale ricorrente della Sua venuta.
Ascolto la Parola, ed è conforto per me che sono credente ma affatto rigida nel mio Credo. Sono ottimista in pieno, e vedo sorrisi ora in questa vita e dopo in quella che sarà. Deve essere così, ne sono certa.
Mi abbagliano le luci sempre più numerose in questa attesa, e sono contenta. Mi premio con una collana nuova da pochi spiccioli. Mi basta sempre meno per sentirmi felice.

sabato 3 dicembre 2016

SEMPRE IN AFFANNO


Così pare all'esterno, a Chi non comprende perché non può, che è un affanno che non blocca il respiro ma lo alimenta.
Faccio le mie cose con solerzia, cerco di non trascurare l'indispensabile, eppure... arrivo sempre di corsa e in ritardo.
Tanto non devi mica timbrare il cartellino... dice a volte, forse con una punta di stizza e pure di gelosia, la persona che mi vive accanto.
No... però so che cosa perdo. Come se mi fosse dato un capitale da investire, e ne perdessi gli spiccioli in spese inutili ed inadeguate.
E' logico che io sia sempre in affanno. Vorrei concentrarmi maggiormente in quel che faccio, non distogliere lo sguardo da Chi cerca il mio, non troncare mai discorsi già così faticosamente cominciati. Ma poi... la "melodiosa suoneria" proveniente dalla tasca del camice mi richiama all'ordine, e torno ai "fatti della vita normale", come mio marito ama definire le incombenze domestiche di ogni tipo. Perché tutto quello lasciato alle spalle che cos'è? Non è forse vita normale?
Io la definirei... trasparente, così filtrata dal dolore, a volte mascherato più spesso sofferto, ironicamente o in silenzio vissuto.
Come quella di un Amico rivisto stamane, che per ingannare il tempo in attesa che arrivasse il farmaco e non prendersela troppo, ha raccontato di sé per l'ennesima volta ma con qualche nota nuova e completamente diversa. Nessuno l'avrebbe notato, io... si, perché difetto di "cattiva memoria". Non gli ho detto nulla, l'ho ascoltato. Lui alla fine ha concluso, indicando la mente... hai visto come funziona la "cabina"?
Perfetta... ho replicato... tutti i fili ben collegati. E saldi.
Mi ha guardato. Gli ho sorriso. E' esploso in una fragorosa risata.
Mentre la melodiosa suoneria mi vibrava in tasca. Sempre in affanno.

venerdì 2 dicembre 2016

VOLONTARI... SI NASCE O SI DIVENTA?


Oggi, secondo incontro del corso per caregiver. Argomenti trattati... Assistenza Domiciliare, e Volontariato. Interesse generale, informazioni utilissime. Tante cose io stessa non le conoscevo, ed è vero che non si finisce mai di imparare. Però, ora che sono qui a scrivere le mie riflessioni prima di andare, pongo attenzione anche alla luce di ciò che ho ascoltato, e soprattutto una frase, un'espressione mi ha colpito. Un bravo volontario deve avere in buona dote un "surplus di energie e calore umano". Quanto è vero! Ma energie e calore umano si imparano, si acquistano al mercato... o cosa?
E poi, ancora... essere empatici e distaccati. Sembra quasi una contraddizione. Non lo è.
Vaglio questi due punti cardine, e concludo che non si può scegliere di fare il volontario se non ci sei portato, e non solo devi essere incline ma quasi non devi accorgerti di esserlo. Come dire... sei di fronte, accanto a Chi vive un momento difficile e resti Te stesso come se la situazione fosse diversa. Diversamente serena.
Io mi sono trovata per caso nel volontariato. Non scelsi ma fui scelta. Forse dall'alto. Mai avrei pensato di esserne capace, eppure ero stata accanto ai miei suoceri fino alla fine. Questo perché in realtà ero con loro ma nel modo più normale possibile. Donavo il mio tempo per Amore, e stavo bene vedendo la sofferenza ridimensionarsi per i progetti sia pure a breve scadenza che proponevo loro e insieme realizzavamo. Poi, piccole premure e gesti di affetto oltre l'ovvia cura ed assistenza. E non mi è mai pesato. E non essendo propriamente una "santa", devo dedurre che in me c'era la predisposizione ad essere quella che sono. Alla base, non so se posso usare tale espressione... mi piace "ascoltare" e tenermi dentro, fare mio ciò che ascolto. Accollarmi parte del peso che opprime l'Altro, e straordinariamente... a me non pesa. Diventa una sorta di stimolo a trovare strategie e soluzioni, e proporle per vivere un tratto di percorso Insieme. Chiamiamolo... sostegno? Azzardiamo pure. Come un appoggio quando si fa fatica ad andare. Si procederà anche lentamente, ma con la confortante sensazione di essere sicuri di arrivare. Fino in fondo.

giovedì 1 dicembre 2016

TRE "TAPPE" PER VOLERSI BENE (ovvero... boeri sempre vincenti)


Freddo, tanto freddo per questo Nostro Mercoledì. E vento gelido, sferzante ma col conforto del profumo di camino acceso.
Tre tappe in successione, tre località... dal paese di collina lungo un viale, scendendo a lidi più tiepidi. Almeno speravamo così fosse, e non è stato. Capitani coraggiosi senza vascello, come nel dipinto di un mare in burrasca. Ma quanta suggestione nell'abbracciare con lo sguardo tanta vastità, e quei chiaroscuri che parevano frutto di sapienti pennellate d'artista. Mi rende conto sempre più di essere erede tra gli eredi di un'immensa ricchezza, e sono grata già solo per esserne consapevole.
L'aria pungente fin dal primo mattino non è stata un ostacolo, abbiamo vinto pigrizia e acciacchi, e siamo partiti. Arrivati alla prima destinazione, ovviamente semi-ibernati, abbiamo cercato un bar per un ristoro. L'impresa non è stata facilissima, ma poi la fortuna c'ha baciato, ma baciato davvero. Il bar l'abbiamo trovato, e pure tre "boeri" vincenti...
Scartateli di lato, questi sono tutti vincenti. Se viene fuori... 1, un boero gratis. Se... 2, un accendino. E così via. Abbiamo comperato 3 boeri, vinto... 2, e supervinto 1 accendino che ci servirà per i fornelli, visto che a casa Nostra nessuno fuma.
Questa vincita per Noi che non vinciamo mai, nemmeno a tombola quando è Natale, ha fatto da allegro stimolo a tal punto da ridimensionare freddo, fame e disagi vari. Almeno per un po'. Poi è stata tutt'altra storia, niente di particolare, ma insomma da ricordare. Anche perché in quel paese semi deserto, dove solo il vento faceva sentire la sua voce, l'unico passante c'ha preso all'inizio per agenti segreti o terroristi, poi... forse per smania di comunicare con esseri della stessa Sua specie... ha concluso col raccontare un mucchio di fatti propri. Simpatica persona...
Scusate, sa... ma oggi si deve stare attenti. Certo, attenti... ma un po' di ottimismo, no? E che... per metà acciaccati, piuttosto attempati... e la cosa è evidente... quale pericolo potevamo essere?
Va be', tutto è bene quel che finisce bene, e poi non c'abbiamo più pensato.
Dopo un pranzo freddo che comunque è andato, una lunga passeggiata per un porto sorvolato da gabbiani che potevi guardare negli occhi, e poi su un lungo viale illuminato già a festa... la sera è calata sempre più gelida.
Un altro Mercoledì è trascorso. Un altro giorno tutto nostro... un dono.
Quanto siamo ricchi spesso non sappiamo, o lo sappiamo ma non ci rendiamo conto che condividere tanta emozione ci fa ancora più ricchi. Un investimento tutto resa e alcuna perdita.

mercoledì 30 novembre 2016

E TORNIAMO A PARLARE DI...



Caregiver. Ovvero, di Chi si prende cura.
Il termine è inglese, e indica coloro che si occupano di offrire cure ed assistenza ad un'altra persona.
La figura è di spicco, eppure non riconosciuta in modo adeguato dallo Stato Italiano. 
Questo, solo un accenno del primo incontro di formazione per caregiver, cui mi sono iscritta. Ci sarà modo ed altra sede per andare nello specifico dell'argomento, anche perché siamo ancora agli inizi, intanto...
Intanto, stasera ero ancora lì, quando ho cominciato a pensare, rivedermi all'epoca della Malattia.
Chi fu il mio caregiver?
Senz'altro mia figlia. Si prese cura di me, mi aiutò dall'inizio per l'andamento della famiglia, fu referente attiva, solerte. Poi mi chiedo... ed io per me non ho fatto proprio nulla? Si sa, è pensare comune e a volte a ragione, che il malato debba stare al "suo posto". Fare il malato è più che sufficiente. Personalmente penso e sostengo il contrario. Il malato deve trovare una forza sovrumana per prendere le distanze da sé, e diventare lucido caregiver di se stesso. Accompagnarsi, facendo le giuste scelte e mantenendo un certo equilibrio. E il ruolo di Chi ci sta vicino allora quale sarà...? Resta comunque un compito assai difficile.
Al di là della fatica vera e propria, che dire della responsabilità morale e poi del "fardello psicologico" che non deve rivelare mai strappi e cedimenti? E se difficile sarà per un caregiver di professione, si immagina quanto più potrà esserlo per un familiare, un compagno/a, un marito o una moglie?
Nel GAMA sono più numerosi i mariti come "partners sani", brave persone relativamente al loro carattere e alle situazioni. Molte volte però è stato ripetuto che quando è il marito ad ammalarsi, la moglie è più paziente ed accudente. Sarà per una propensione materna che dura pure 100 anni, ma anche perché la tempra interiore femminile è davvero tosta. E' come la roccia. Si leviga ed arrotonda per le intemperie ma non si frantuma, e resta salda là dove è posta.
Poi c'è il sentimento che lega, e anche in questo caso il primato è della Donna. Se ama, ama davvero e nemmeno l'ombra di un futuro nerissimo la farà mai scappare.

martedì 29 novembre 2016

CREARE LA PROPRIA STORIA


Siamo al quinto incontro del GAMA, e alla consapevolezza di riuscire ad andare con le proprie gambe.
In questo sesto anno di vita appena iniziato sentiamo di esserci avviati su una strada nuova, verso la consapevolezza e l'autodeterminazione.
Ciò che prima ci si negava, oggi si promuove a gran voce. Forte è la condivisione di vissuti, emozioni e progetti tra persone che vivono la medesima esperienza. Con la vitalità della relazione esse non si lasciano andare, e non si sentono sole. Supportate dal senso di appartenenza e dalla forza del gruppo, sono sempre pronte ad accogliere e donare speranza.
E' questa una sorta di introduzione a ciò che abbiamo vissuto, e non solo... anche imparato, arricchendoci. Ospiti ed ottimi relatori uno psico-oncologo e una coach life. Dopo le presentazioni, accenni sulla differenza tra temperamento e carattere, su come esperienze vissute in modo diverso per reazioni ed emotività possono essere di utilità e beneficio comune. Argomenti per ora solo sfiorati, che troveranno approfondimento in seguito, stilando una vera e propria "lista" di bisogni individuali e comuni.
E' seguito l'intervento della coach life... come far scoprire le risorse, portarle alla luce con una forma di maieutica, allenarle.
Tiziana P. , questo è il nome della dottoressa, ha raccontato tramite slides la Sua "storia", per condurre ognuno di Noi a rileggere la propria e scoprire che tutto sommato, non siamo diversi gli uni dagli altri, e tutti dotati di risorse che allenate, rivalutate in maniera adeguata portano ad affermare con decisione... quando c'è necessità... "I can", lo posso fare.
La storia di una vita che vede la piena realizzazione dopo un momento di incertezze, senza una vera autonomia, fatta di scelte subite inconsapevolmente, presenta due parti ben distinte. La "Prima Vita" e la "Fase di Transizione".
La PRIMA VITA... Infanzia, Adolescenza, Età Adulta. Fasi vissute nella normalità, coi presupposti giusti di affetti familiari, relazioni serene, scelte di studi mirati ad una realizzazione in campo lavorativo sotto la spinta di un desiderio intuito ma non consapevole. Poi, come spesso accade, la vita va in altro modo, e ad un certo punto si percepisce una forma di inquietudine che da latente si fa sempre più forte e presente. A questo punto arriva se non il tracollo, la crisi. La crisi con se stesso, si richiede una pausa, mettersi in stand by per capire, chiedersi... che cosa davvero voglio fare della mia vita per essere me stesso?
E' il momento della svolta, del cambio di scenario. Tutto sarà stravolto. Ma sarà l'affermazione dell'autostima, della fiducia nelle relazioni che acquisteranno così un valore aggiunto.
La FASE DI TRANSIZIONE è la seconda parte della storia di una vita che si realizza, non accusa stanchezza, ed è un crescendo di entusiasmo, gioia, voglia di fare.
Finalmente, a giusto titolo, si diventa... artigiani della propria vita, che prende forma sotto le proprie mani.