novembre

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sabato 30 settembre 2017

QUANDO LA VITA SFIANCA


Stasera avrei dovuto finalmente completare la sintesi dell'ultimo convegno, e invece non ci sto con la testa. Al momento non posso, perché ho altro per la testa.
Mi sento colpita, affranta e ancora una volta impotente. E mi chiedo... perché questo rapido susseguirsi di eventi, sempre gli stessi, cui avrei dovuto abituarmi almeno attenuandone gli effetti?
Un motivo non c'è, la Vita è così... come una "giostra" su cui si sale con curiosità ed entusiasmo, e da cui si scende sempre velocemente, a volte precipitosamente, comunque troppo presto pure quando sei preparato all'evenienza.
Cerco di farmene una ragione, anche perché il ruolo che mi è capitato lo impone, e poi... poi penso a quando toccherà a me scendere dopo aver fatto il giro su questo mondo. Avendo visto senza paura ciò che non Tutti scelgono di vedere.
In questi sette anni ho imparato a guardare attenta ogni giorno il mondo intero, anzi un nuovo "piccolo universo" cui sento fortemente di appartenere. Ne prendo la tristezza, la speranza ed anche la gioia, eppure...
... eppure ci sono sere come questa in cui quell'universo si oscura, e allora...
... allora penso che non è affatto facile restare in gioco, quando la Vita per vie traverse ti strattona. Non so, è come mancasse il respiro, notando che intorno si fa il vuoto.
Chiudo gli occhi un attimo, prendo fiato per raccogliere l'ultimo germoglio di una primavera ibernata e poi ricominciare. In silenzio.

venerdì 29 settembre 2017

LE POTENZIALITA' DI UNA REGIONE. RISORSE DA VALORIZZARE



Interessante è stata la relazione del dott. Giovanni Gorgoni, direttore AReSS (Agenzia Regionale per la Salute e il Sociale) che ha riportato i dati riguardanti l'organizzazione dei Centri di Senologia in Puglia, la domanda ospedaliera e la mobilità passiva, quest'ultima purtroppo piuttosto elevata. Nonostante i tempi di attesa buoni per un intervento, si tende comunque a migrare in altre regioni italiane, particolarmente in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. Preferiscono rivolgersi altrove soprattutto le donne tra i 40 e 50 anni, lo fanno perché reputano di essere meglio assistite, curate anche sotto l'aspetto psicologico e per la presunta certezza di un intervento che non penalizzi troppo la femminilità. E anche in questo caso la differenza la fanno i numeri, perché i centri ospedalieri dove si interviene sul tumore al seno, per essere accreditati devono effettuare un "minimo sindacale" di 150 interventi l'anno, seguono come accettabili quelli con un numero dai 10 ai 130, mentre i rimanenti con meno di 10 farebbero meglio ad escluderli dal programma chirurgico. Il motivo è chiaro, i numeri sono indicatori di esperienza e successo, ed è per questo che tra le preferenze della mobilità il primo posto va allo IEO che conta la bellezza di 2500 interventi all'anno.
Importante è la giusta comprensione di un valido progetto quale è la Breast Unit, un team funzionale e non certo un "silos", reale e non formale, che costituendo vari punti in una regione si orienta verso una "rete regionale" che non si sostituisce alla "rete oncologica" ma si integra dalla progettazione preliminare a quella definitiva.
Tra le Breast Unit in Puglia merita menzione quella di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, diretta dal dott. Roberto Murgo, una realtà di eccellenza, inestimabile e di ottima assistenza sanitaria.
Ha completato il valido intervento di Giovanni Gorgoni, il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano col proposito di raccogliere la grande energia esterna, tangibile anche durante i numerosi convegni a riguardo e tradurla in impegno politico per accelerare i tempi di realizzazione di altri Centri di senologia, e ridimensionare anche il recente fenomeno della chiusura dei "punti nascita", con maggiore rispetto così della donna e della vita in generale.
(continua...)

giovedì 28 settembre 2017

PER UN PIENO DI...


Colori, profumi e sapori, e nel loro insieme... di speranza. La Mente ha tutto il tempo che vuole per elaborare e alla fine si può accontentare di quel "grande poco" per ricaricarsi.
Già, e gli ultimi giorni sono stati laboriosi soprattutto emotivamente, avevo bisogno di confrontarmi con gli innumerevoli miei pensieri in un contesto ed ambiente diversi. E oggi per giunta era mercoledì, la giornata giusta per venir fuori e aggiungere serenità e motivazione al mio essere convinta assolutamente.
Siamo tornati sul Gargano, in luoghi già visti ma che appaiono diversi ogni volta, e mutano le stagioni però aria ed essenza restano sempre le stesse.
Passati per San Giovanni Rotondo, visto da lontano e poi Carpino per comperare l'olio, ci siamo diretti a Rodi per "voglia" di limoni e di mare a fine stagione.
Siamo due inguaribili ed incompresi "anticonformisti", che indugiano lo sguardo beato sull'ultima fila di ombrelloni ormai chiusi e dimenticati e un gabbiano solitario, e poi richiamano tre paperelle per osservarle meglio, e infine rasserenarsi. Niente lo consente più del farsi tutt'uno con la natura e le sue creature.
Lasciata l'auto nei pressi della ferrovia che corre parallela alla spiaggia, siamo risaliti per le scale verso il borgo storico, e attraverso i vicoli quasi parati a festa per i panni stesi ai balconi e quelli con poca luce confortati dagli odori di cucina, siamo giunti in una piazza che ricorderò come tanto colorata. Al centro una fontana dallo zampillo vivo e i vasi fioriti intorno, un bar coi tavolini all'esterno e le persone sedute, e infine la bottega di un fruttivendolo con la merce esposta fuori... ogni ben di Dio.
Beh, io non faccio testo perché su di me questo genere di negozi sortiscono l'effetto che fanno le gioiellerie per le "super vanitose", o i negozi di giocattoli ai bambini "super capricciosi", però sfiderei chiunque a resistere di fronte a tanti colori e profumi che intensi si mescolano e danno l'illusione persino del sapore all'improvviso. Mio marito conosce questa mia debolezza...
- Dai, scegli quello che vuoi... pago io.
Gli occhi andavano rapidi da un estremo all'altro della bancarella, e poi ritornavano a farlo, e questo per altre volte. Ad ogni giro erano pomodori e cetrioli, uva e funghi, rucola e cavolfiori... e limoni.
Avrei portato via almeno uno di tutto quanto il resto, mi sembrava di giocare al Mercante in fiera in grande stile tanto sentivo l'eccitazione addosso. E mi sentivo bene.
Sono scesa di lì con almeno sette anni in meno e sette chili di speranza in più.

mercoledì 27 settembre 2017

LE POTENZIALITA' DI UNA REGIONE. RISORSE DA VALORIZZARE




Si comincia a parlare di Breast Unit a Firenze nel '98, ma solo nel 2012 ha inizio l'iter legislativo per la possibile realizzazione. Nel 2014 viene partorito il documento nell'ambito del Congresso Stato-Regioni che stabilisce l'istituzione dei Centri di Senologia in Italia, l'anno dopo è la volta delle direttive per la Rete Oncologica.
Così ha esordito il Prof. Luigi Cataliotti nella presentazione del progetto SenoNetwork, costituito come una sorta di "club" per volontà degli operatori che hanno sentito il bisogno di dare un riconoscimento alla realtà.
SenoNetwork, portale quindi ideato dal Prof. Luigi Cataliotti, riunisce tutte le Breast Unit italiane, fornendo alle donne un’ampia informazione sulle specialità mediche, tecniche e infermieristiche che interagiscono nella prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione del carcinoma mammario, per accompagnarle nella scelta della cura migliore e durante tutto il percorso, dalla diagnosi al follow up. Fra le principali attività di SenoNetwork, al quale hanno aderito già 86 Centri di Senologia che trattano circa 25.000 casi di tumore della mammella ogni anno, c’è la creazione di un database per il controllo di qualità nelle Unità di Senologia degli ospedali di tutta Italia, nel totale rispetto dei requisiti dell’European Society of Breast Cancer Specialists (Eusoma), e la formazione di infermieri, che avranno il compito di facilitare il percorso terapeutico delle pazienti anche in riferimento alle problematiche sociali e familiari.
E' seguito l'intervento della dott.ssa Lucia Bisceglia del Centro di Coordinamento Registro Tumori Puglia, istituito nel 2000. La Sua relazione ha riferito circa i numeri riguardanti il carcinoma mammario, uno dei tumori femminili ancora molto temuti . Ogni anno nella Nostra regione si registrano 2500 nuovi casi di tumore al seno, e 700 decessi, con eccesso di incidenza nella città di Taranto. E se è vero che al Nord ci si ammala di più, lo è altrettanto che al Sud ci sono più probabilità di non farcela a causa della diagnosi tardiva. Necessita quindi una ristrutturazione del sistema degli screening, nei quali attualmente rientra la fascia di età compresa tra i 50 e i 70 anni, quando ormai è sempre più frequente constatare che il tumore colpisce donne più giovani ed anche oltre i 70 anni.
L'informazione inoltre che faciliti l'approccio culturale, e maggiori investimenti per la formazione del personale in modo che si incoraggi l'adesione allo screening ancora molto bassa.
(continua...)

martedì 26 settembre 2017

LE POTENZIALITA' DI UNA REGIONE. RISORSE DA VALORIZZARE


Una giornata vissuta intensamente, partecipando al Convegno sulle Breast Unit, organizzato dall'associazione "Europa Donna Italia".
Il tempo è ormai scaduto, il suo slogan, dettato dall'urgenza di tutte le Breast in Puglia con relativo monitoraggio delle attività. Una grande realtà che va considerata nell'ambito di un'altra immensa, la "Rete Oncologica", purtroppo ancora in poche regioni (Piemonte, Veneto, Lombardia e Lazio) per difficoltà organizzative ed egoismi professionali.
Dopo l'apertura dei lavori e i saluti delle Autorità, è stata la volta di Rosanna D'Antona, Presidente di Europa Donna Italia, che ha relazionato sul percorso dell'associazione per le Breast Unit nel Nostro paese.
Le Associazioni di volontariato, e in particolare questa, ricoprono un ruolo importante nella collaborazione con le poche reti oncologiche e le Breast. Nata nel '94, presenta attualmente 47 sedi dislocate sul territorio europeo, e svolge attività di informazione creando punti di ascolto, partecipa alle riunioni di esperti per valutare la qualità dei percorsi di cura, interagisce con le istituzioni per chiedere di garantire il diritto alla qualità di cura. In definitiva si fa portavoce delle carenze e dei bisogni avvertiti dalle donne colpite da tumore.
La coalizione internazionale Europa Donna sta portando avanti la sua azione da oltre vent'anni affinché tutte le cittadine europee possano contare sui migliori percorsi per la diagnosi precoce e la cura del tumore al seno.
Le Breast Unit o Centri multidisciplinari accompagnano le donne dalla diagnosi fino al Follow Up ed oltre, consentendo loro di concentrarsi sull'evento senza dispersione inutile di energie.
Il raggiungimento di questo prezioso traguardo è un diritto, va aiutato. Sostenerlo nel tempo è un dovere.
In Puglia non tutte le province hanno una Breast, qualcuna è molto giovane e va perfezionandosi
in essere, ma ci sono tutti i presupposti per raggiungere il top. Noi oggi abbiamo cominciato a crederci davvero.
(continua...)

lunedì 25 settembre 2017

UN SOGNO REALIZZATO A META'


Oggi mi sono del tutto convinta di quanto sia concreto il senso della sofferenza. Con le storie, le emozioni condivise si è presi quasi da una smania positiva, aiutare per aiutarsi, elaborare in poche righe un dolore durato mesi e poi forse solo sedato per dargli un senso.
Ieri è bastato celebrare da parte mia la "pensione" di un reggiseno malandato, che si è alzato a gran voce un coro di "animi feriti" ma sempre forti e pronti a lottare, e non solo per sé.
Ed è stata la realizzazione di un sogno a metà. Sette anni che scrivo come invito sottinteso a venir fuori, raccontarsi "spudoratamente", per fare di una storia grigia una favola bella, comunque vada. Perché nessuno conosce il futuro, ma qualcuno almeno troverà nel presente, durante il percorso pause di riposo, "note rosa" in mezzo a tanto grigiore. Cinque anni e più di vita per il gruppo fb, e solo oggi ciò che desideravo da tempo. E' meraviglioso, ma non basta. Perché il sogno mio, e in fondo di Tutti, pure di quelli che non lo manifestano, è che in molti vincano l'immotivata ritrosia e prendano il coraggio che serve per svilire un mito, privandolo della sua forza... la Paura che riesce a infondere e moltiplicare come erba gramigna.
Vincerla con un altro tipo di forza, quella della Mente che impara ad avvalersi come "mantra" di una semplice espressione.
Nonostante tutto.
Quante volte l'ho ripetuto?... e ancora continuo.
Quando al mattino mi sveglio e mi guardo allo specchio, e "nonostante tutto" mi trovo come prima forse anche meglio. Poi sfilo la casacca del pigiama ed è come non fosse successo niente. E' vero, tolgo il reggiseno "notturno" giusto un minuto prima di indossare quello che porto durante il giorno... ma che fa?... questo è un "dato" che la mente non riconosce, perciò... nonostante tutto mi posso ancora guardare.
Faccio tante cose che non avrei mai pensato o che, appartenenti ad un tempo ormai remoto, ora ho ripreso ad apprezzare sentendole "mie" e "per sempre".
Sono in ospedale a relazionarmi con gli Amici miei, quelli che contano e nonostante tutto, nonostante il mio vissuto... sto bene e non perchè lo dimentico ma perchè riesco a vederne il senso.
Ed anche se mi trovo lì per dare aiuto, sono io a riceverlo da Loro che... nonostante tutto... non "si risparmiano" con me, in un mutuo scambio spartito non sempre in egual misura.
E se volessi... quante occasioni ancora... nonostante tutto.
Essere sempre in qualche modo a "quel passato" legata... eppure vivere il presente con una serenità che appaga ma non convince.
Temere il futuro ogni volta che ci penso, poi parlare di esso come fosse infinito... eppure non avere il coraggio di fare programmi a lunga scadenza.
Oh... potrei continuare e non fermarmi mai, continuerei nonostante l'ora tarda e una stanchezza che incalza.
Faccio solo la pausa di una notte, giusto per riprendermi, perchè a dispetto di qualsiasi "incognita", nonostante tutto non voglio arrendermi, neanche per le "piccole cose".

domenica 24 settembre 2017

IN CONFIDENZA


L'ora lo permette, a parte il contesto e questo spazio dove si può, perché altro non si fa che parlare di buone risorse per contrastare l'esperienza estrema della "malattia". Stasera quindi, parleremo di reggiseni.
Argomento terra terra? Beh, mica tanto nel medesimo contesto e in tale spazio, e poi fu quasi la prima cosa a cui pensai quando mi fu detto che per me sarebbe stata la mastectomia. Reggiseno monocoppa...? Orrore. Senza reggiseno...? Deprimente. Come sarebbe stata da lì in poi la mia vita da "femmina"?
Ma sarò sempre una donna?... chiesi ad un mio amico medico. Certo, anche di più. Non ci piove... ma io non mi capacitavo come sarebbe mai stato possibile, privata dell'elemento simbolo della femminilità.
E' questione di tempo, e soprattutto di testa... mi fu ripetuto più volte, e mi diedi del tempo per mettermelo bene in testa e non pensarci più, che così doveva essere per sempre.
Mi organizzai da subito, e prima ancora del ricovero per l'intervento demolitore pensai al momento della dimissione, mi procurai un favoloso reggiseno ad olio o gel che dir si voglia, io proprio io che mai avrei pensato ad un semplice push up. Così cominciai a stupire me stessa, prendendomi cura dell'aspetto estetico, cercando di valorizzare almeno ciò che sarebbe restato. E il reggiseno ad olio fu compagno fedele e discreto per ben 22 mesi, fino al momento della ricostruzione, quando fui costretta a sostituirlo con un altro di tipo sportivo, un po' mortificante perché appiattiva ma comodo. Prima di trovarlo era stata un'impresa, poi mi sembrò aver toccato il cielo con un dito. Allo specchio vedevo la sinuosità simile a quella di un tempo, e mi scesero lente due lacrime, solo due, oltre sarebbe stato ingiusto.
Bene. Stamattina quel reggiseno stava facendo una fine ingrata. Dopo avermi accompagnato per cinque anni, giorno e notte, è stato sul punto di finire nel secchio della spazzatura. Liso, ultaconsumato, ormai con fili di elastan appiccicosi non serviva più, non serviva all'uso ma alla memoria... si.
Non si gettano via i ricordi, soprattutto quelli della sofferenza, fanno da promemoria ed insegnamento. Come un faldone archiviato e mai dimenticato, e neppure impolverato.
Per come la vedo io... sono in stand by e step by step.

sabato 23 settembre 2017

LUCE SETTEMBRINA


Amo il mese di settembre, ed è un amore che mi segue dall'infanzia, cominciato per un motivo curioso, poi continuato scoprendo le intrinseche qualità e bellezze di un breve periodo.
Da bambina e ancor più da ragazzina ero un'appassionata telespettatrice, anche se i programmi televisivi all'epoca non erano molti, due soli erano i canali e gli orari ridotti, dalle 17 alle 22, 30. Ovviamente non mi era consentito fare le ore piccole, così la mia passione doveva accontentarsi del poco concesso.
A settembre però era diverso, per dodici giorni qualcosa cambiava nel "mio palinsesto". Si apriva, come tuttora, la Fiera del Levante a Bari e per l'occasione al mattino e solo per Bari e città collegate in televisione era tramesso un film. Io non me ne perdevo uno, nemmeno il "muto" di rito che non mancava mai.
E ancora... ai miei tempi Settembre era un mese di vacanze per intero, a scuola si tornava al primo di Ottobre, e chissà perché fino a quella data era sempre bel tempo. Non tanto caldo, ma più che tiepido per qualche gita ancora al mare o una passeggiata nei boschi del nostro Subappennino.
Il mio amore per Settembre... ripeto questa semplice espressione e tornano ricordi anche recenti, si confondono con quelli quasi remoti che si perdono, ma unica e inconfondibile resta la luce, sempre la stessa, anche di questi giorni che velocemente scivolano via.
Qualche giorno fa, là dove sosta l'Arcangelo era freddo come fosse Novembre ma il sole pure obliquo dava l'illusione di un'estate in essere. Stamattina ero in ospedale, e dalla finestra notavo le foglie ambrate degli alberi, anzi dorate perché colte in pieno da un raggio di luce.
Ci penso, è proprio speciale la luce settembrina, compresa la presunta malinconia. E' penombra e quiete dopo gli affanni, è un dolce declinare senza nostalgia.

venerdì 22 settembre 2017

UN POSTO PER LA SPERANZA


Nel pomeriggio ho avuto un momento di sfogo, lo confesso... mi sono lasciata andare e poi... poi sono stata meglio. Condividere serve anche a questo, liberare Cuore e mente dai fardelli troppo pesanti che impedirebbero di proseguire, e Noi non possiamo permettercelo.
Qualcuno sarà rimasto stupito, Altri magari si saranno preoccupati, Chi mi conosce, invece sa, è consapevole che io sono così, vera e che non mi piace passare per Wonder Woman a tutti costi, forte ad oltranza, dura dal Cuore tenero secondo le occasioni.
Il mio atteggiamento è uguale per Tutti, cerco di non lasciar trasparire del tutto ciò che provo, ma a volte mi spiazza la "dolce trasparenza" che soffre, a tratti si ribella, e poi inaspettatamente sconfina.
Resto senza parole. Anche se fino a poco prima mi ero sentita sicura ed inattaccabile, pure troppo e poi ho dovuto accettare questo limite. E' reale e certo, non si può tutto, di ciò sono consapevole ma non mi arrendo perché sono convinta che se a me è impossibile agire per cambiare il corso delle cose, mi sarà almeno concessa l'opportunità di migliorarle, e non solo per me.
Sono in stand by... continuo a ripetere per non perdere l'abitudine, ci penso e poi allontano con un brivido l'idea, ci torno più volte e quando alla fine mi dico... e se fosse?!... allora mi abbandono alla Speranza, non potrà tradirmi, non deve... e non solo me.
Giornata forte è stata l'odierna, pesante dal punto di vista emotivo e pressante. La dignità e la discrezione nel dolore suscitano in me tanta tenerezza, ascoltarne il racconto mi riporta indietro nel tempo, quando bambina mi ammalavo ed avevo la febbre...
Che ti senti?... mi si chiedeva, ed io davo per risposta qualcosa che non finiva più. Era tutto vero, ma cercavo conforto ed attenzione, perciò piangevo sommessamente per avere una certezza in più. Essere amata a tal punto da guarire in fretta, che fosse possibile o meno, mi era dovuto per Amore.
Allora perché mi consolassi arrivava sempre qualche piccolo dono... le caramelle di zucchero fatte in casa nella scatola che era stata delle mentine, una bambolina. Era speranza realizzata perché subito mi sentivo meglio, anzi bene.
Oggi sublimo questi ricordi, me ne faccio ausilio quando vengono meno le parole, tante. Parlano per me i "fiocchi" nel nuovo cestino da casa delle bambole.

giovedì 21 settembre 2017

LA' DOVE SOSTA L'ARCANGELO




Giornata tipica di inizio autunno, dal sole più che tiepido e ingannevole, e la brezza che rinforza e si trasforma in vento. E intanto nubi grigie appesantivano il cielo. Ma oggi era un mercoledì, e dopo il fallimento della sveglia la scorsa settimana, questa volta non avremmo voluto per niente rinunciare al Nostro Mercoledì. Non siamo andati però molto lontani, vedi mai c'avesse colto un acquazzone all'improvviso... siamo tornati là dove sosta l'Arcangelo, Monte Sant'Angelo, la cittadina sull'altura che domina il golfo di Manfredonia. Un piacevole ritorno, giacché potrai tornarci tantissime volte e sempre troverai qualcosa di nuovo, già visto e sempre diverso. Chissà, forse è l'Angelo che lo permette perché sia la località che porta il Suo nome sempre affollata di gente, come pure oggi nonostante il primo freddo. Turisti con le infradito e i bermuda, e i piumini in dosso che non si perdevano l'occasione per lo scatto e la sosta ad uno dei numerosi negozietti di souvenir che costeggiano la discesa alla grotta del Santo Arcangelo Michele. 
Là dove sosta l'Arcangelo è luogo di meraviglia e pace, non puoi non fermarti per raccoglierti in preghiera, o se hai premura, lasciare almeno un pensiero, o chiedere una grazia. Gli Angeli e ancor più gli Arcangeli sono l'esercito di Dio, ed essere credenti o meno poco conta, perché la suggestione è tanta e il coinvolgimento pieno.
E dal sacro al profano... la Grotta e il Castello, testimonianza di imperitura storia, quella dei Normanni che fecero della Nostra terra la propria sede. Imponente, inattaccabile... eterno.
Per le strade il vento convogliava i primi profumi della stagione autunnale che si confondevano con gli odori di cucina dei piccoli ristoranti quasi in fila indiana. Un'unica casa a cielo aperto.
Abbiamo preso la via del ritorno relativamente presto perché il freddo si faceva sempre più pungente. Per quest'era davvero uno strano settembre, praticamente normale come una volta, scandito dal giusto tempo e con quasi adeguata temperatura. 
Lungo la strada piante di fico d'india gravide di frutti e alberi di melograno ormai pronti per essere colti. All'orizzonte cupi contrasti tra nubi di varie tonalità di grigio e squarci d'azzurro, quell'azzurro che alla fine prevale. Come quando cerchi semplice ristoro e trovi pace.

martedì 19 settembre 2017

PAROLE... FORMA... CUORE


Allenamento, flessibilità e buon senso è tutto quello che serve a Chi si picca di saper ascoltare, e che ogni tanto pur si trova nella condizione di dover replicare. Perché gli viene chiesto in modo più o meno esplicito, o lo comprende da sé secondo la situazione del momento.
Sono una persona che ama parlare e altrettanto scrivere, e per niente legata ad orari e schemi seguo il Cuore sin dall'inizio della conoscenza, quindi nel massimo rispetto di Chi ho di fronte lancio le "corde" per stabilire un "ponte", saranno raccolte o no comunque poche parole almeno saranno volate leggere.
Il volontariato in oncologia è qualcosa di molto delicato e speciale perché in un day hospital si incontrano sempre le stesse persone che non sono di passaggio e richiedono appoggio anche quando lo rifiutano. Si stabiliscono così delle vere relazioni che possono trovare spazio e tempo anche fuori dal luogo di cura con discrezione, tatto e intelligenza.
Parole poche e giuste, nella forma più semplice e lineare, ché possa andare bene per Tutti in quanto Tutti hanno diritto alla serenità, e la speranza non è di certo un premio da riservare quando sicuro è il buon esito di un percorso o a Chi accoglie sempre con un sorriso perché vuol sentirsi dire quel che il Cuore desidera. Il Cuore, quello di Chi offre sostegno, c'entra sempre si capisce, perché se fosse solo impegno razionale, non si andrebbe certamente molto lontano.
C'è da affrontare in primis il dolore, ma pure la grande gioia dei piccoli traguardi, e le delusioni per le cadute, e la fatica del rimettersi in piedi, e poi tante ma tante sensazioni, emozioni e pensieri che entusiasmano e fiaccano insieme.
E a questo punto non so come e perché le parole arrivano, improvvise e fortemente sentite. Come fitte di dolore subito lenite.
Così azzardo e poi ripenso alle parole dette o solo pensate, nella speranza siano sempre giuste, ma quando a volte già a me sembrano sconclusionate, nel dubbio non esito e le lascio là dove sono nate.

lunedì 18 settembre 2017

CONSAPEVOLE


Trascorsa è un'altra domenica nella dualità dell'approccio al mio tempo. Tempo libero da una parte e impegnato dall'altra. Attivamente, con la presenza fisica non sono in ospedale per tre giorni di fila, lo sono invece a casa dove il restare sola coi pensieri antichi che prepotentemente si fanno strada, fanno emergere la parte di me che vorrei dimenticare, del tutto archiviata. Mi chiedo perché se ho remore con l'evento, lotto con forza per mettere in un canto quella che fu la mia esistenza per tanti anni. Mi rispondo subito, non mi accettavo o meglio non accettavo la situazione in quel momento e con tale modalità. E di sicuro mi difettava del tutto la volontà che fosse diversa, perché non ne ero consapevole. Ora è diverso, eppure faccio fatica ancora perché caratterialmente non ho mai posto me stessa al centro della "mia attenzione".
La notte scorsa... completamente in bianco, oggi... in casa, frastornata e stanca comunque in attività perché "dovevo". Silenziosa e di cattivo umore al mattino, nel pomeriggio con ritrovata vitalità ed anche più paziente per merito di un paio di telefonate che mi hanno riportato a quel "senso" che sento mio ma ogni tanto perdo e scordo. Ma come sono allora in realtà? Immediata ancora una volta è la risposta. Sono quella che desidero essere, e per cui mi adopero con ogni energia. Nella dualità del mio essere, la parte che "nutro".
Ricordo che tempo fa lessi una leggenda che spiega bene questa dinamica presente nell'uomo, ne restai affascinata...
Leggenda Cherokee dei due lupi
Un anziano Cherokee stava raccontando al nipote la propria vita.
“C’è una guerra dentro di me. E’ una lotta molto dura tra due lupi. Uno è cattivo, ha molte colpe, prova risentimento verso il prossimo, è indulgente con se stesso, bugiardo e con un orgoglio finto. L’altro invece è buono, è la gioia, la compassione, l’umiltà, la benevolenza e la verità. La stessa lotta che c’è dentro di me adesso c’è anche dentro di te, e c’è in ogni persona”. Il nipote guarda il nonno e con gli occhi pieni di paura gli chiede, ” Dimmi nonno, quale di questi due vince?”, e il nonno gli risponde, “Quello che nutri”.
Questa leggenda descrive bene l’esperienza che ognuno di noi può avere su di sé, spesso siamo attraversati da profondi conflitti interni o siamo pieni di risentimento rispetto alla nostra esperienza passata. Questa realtà non viene negata. Ma si sceglie di nutrire gli aspetti positivi della propria personalità, le emozioni di compassione, saggezza, umiltà e benevolenza che appartengono alle emozioni sociali positive.
La chiave di questo processo è la consapevolezza non giudicante della presenza di entrambi, e una accettazione che permette di aprire la porta all’emergere dei sentimenti positivi, senza negare la presenza di elementi negativi.
Da una leggenda il chiarimento di uno stato d'animo altalenante ma persistente. La consapevolezza serena porterà ad accettare quei momenti negativi, che la volontà tramite l'azione, cercherà di ridurre al minimo per un accettabile cambiamento.

domenica 17 settembre 2017

TRA LE PIEGHE DELL'ANIMO


Mi pare averlo affermato da poco... gli Altri sostengono io sia una buona ascoltatrice. Ho scritto questa frase che poi ha cominciato a martellarmi nella testa, eppure sono parole che sento da tanto, ma si sa... verba volant sed scripta manent... le parole volano via, ma quelle scritte rimangono, pure se le scrivo io. Così restano come incise, impresse a fuoco e se da una parte ciò che mi viene attribuito lusinga, dall'altra mi fa pensare. Ascolto, so ascoltare... ma io alla fine mi do ascolto? Perché il rischio c'è che le voci si confondano, e si finisca col non comprenderne i limiti.
Confesso che l' Ascolto è mia peculiarità da sempre, diciamo che ascolto da quando ero bambina. Primogenita di un discreto numero di figli, all'epoca in cui non si navigava nell'oro imparai presto che cosa volesse dire l'espressione... dammi ascolto. Invito, raccomandazione, qualcosa per cui si doveva obbedire senza repliche, e capire. Capire il pianto sommesso di mia madre senza sapere, le prepotenze di una sorellina capricciosa perché fragile e delicata, capire perché solo a me venisse detto... vuoi stare ad ascoltare tuo fratello? E poi a seguire nel corso degli anni, fino a tempi recenti, fino alla malattia.
Avevo reso muto il mio animo assordandolo, convincendomi pure che fosse giusto così.
Poi con la rinascita le cose sono cambiate, ho imparato ad ascoltare da un orecchio e lasciare libero l'altro per le cose mie. Piccoli dispiaceri e delusioni, desideri e sogni. I primi da elaborare, gli altri come piccola ricchezza o rifugio dove trovare spazio solo per me.
E nonostante questo "canale riservato" personalissimo, la capacità di ascoltare gli Altri alla fine non ne ha risentito affatto, anzi risulta potenziata. Perché mi comprendo, mi premio quando merito e al contrario mi critico nei difetti, litigo con me stessa e poi mi riconcilio. E mi perdono con le parole di sicuro adatte a me, che pur nella severità del tono alleggeriscono l'animo e lo rendono sereno. Disponibile ad ascoltare, comprendere, aiutare anche senza parlare.

sabato 16 settembre 2017

IL PICCOLO CESTINO



Non so se definirla una qualità in senso positivo, oppure peculiarità caratteriale da animo pedante. Chi entra pure di sfuggita nella mia vita, lascia sempre qualcosa e per questo non riuscirò mai a cancellarlo, qualunque cosa accada. Saranno ricordi ed esperienza, comunque ricchezza ed insegnamento.
Chi mi ama e dovrebbe conoscermi mi giudica datata ed antica, superata in un'epoca dove tutto è usa e getta, persino i sentimenti. Altri, quelli "di sfuggita", mi definiscono una buona ascoltatrice e si meravigliano della mia ottima memoria. Personalmente credo che se per tutta la vita non hai fatto altro che nasconderti a te stesso, procedere e maniacalmente ripulirti la "polvere di dosso", nessuno mai si sarà accorto del Tuo passaggio e neppure di una silente presenza. E allora a che cosa sarà servito venire al mondo, esistere senza poter cogliere e poi seminare?
Mah, alla fine ognuno fa come crede, ed io continuo così come sono. E mi piaccio pure.
Voglio raccontare di un incontro fatto stamattina, incredibile nella sua semplicità, rasserenante come pochi. Una sorridente signora al Suo primo giorno di chemio ma non so dopo quante recidive. Diciasette anni in tutto dalla diagnosi, quattro o cinque interventi, innumerevoli indagini, l'insieme di preciso non se lo ricordava o magari l'aveva rimosso per non perdere la speranza, comunque oggi era lì e quando sono entrata mi ha accolto con un bel sorriso...
- Una caramella?
- No, grazie... non mi va. E questi che cosa sono?
Si riferiva ai fiocchi di tenerezza...
- Sono fiocchi di speranza, colorati come l'arcobaleno.
- Belli. Posso avere il cestino?
Beh, questa non me l'aspettavo, chiedere il piccolo cestino, contenitore di speranze...
- E i fiocchi poi dove li metto?
- Meh, dai... fammi questo regalo, lo metto in cucina, così mi ricorderò sempre di te.
Non sarà stato per questo, certo che no, tanto sarei stata io a non scordarla, ma il modo semplice, il tono quasi supplichevole da bambina che chiede e vuole ottenere qualcosa a tutti i costi, e poi quell'ennesimo "ritorno"... come avrei potuto dirle di no? Insomma ho svuotato il cestino e l'ho posato sul comodino. Per i miei fiocchi avrei trovato un'altra sistemazione, si tratta di speranza e per la speranza un posto c'è sempre, si deve trovare.
Così tutta gioiosa mi ha regalato un grazie e un abbraccio stretto...
- Oggi stranamente mi sento serena, molto serena. Forse non perderò i capelli e poi ho incontrato te.
E intanto si accomodava la maglietta...
- Eh, sapessi quanto sono dimagrita. Oggi ho messo questa dopo tanti anni.
L'ho guardata...
- Ma è la maglietta giusta per la giornata. Vedi... c'è scritto, Life is beautiful. La Vita è bella.
- Veramente? Non me ne sono accorta, e poi non lo sapevo. A malapena conosco l'italiano! Però si, sono d'accordo con la maglietta. La vita è bella, ma davvero.

venerdì 15 settembre 2017

SE RESTO IN SILENZIO


Non sempre se resto in silenzio è perché mi mancano le parole, ce le avrei e pure giuste, solo non è quello il momento. A volte tacere è l'unica proposta ed anche risposta.
Quando di fronte hai la paura sotto le mentite spoglie di incertezza, la sfiducia che rasenta di nuovo la rabbia, che potresti mai dire? Parole di compassione sgomenterebbero, altre intese a sdrammatizzare risulterebbero ipocrite, banali... inutili. Meglio il silenzio allora, e una carezza prolungata su un braccio o un lieve tocco sul viso.
Stamattina mi è andata così, poi piano piano la conversazione a tema, dal solito tema è scivolata nel guardare foto dal telefonino... la mia cagnolina, io a 25 anni, la mia mamma. L'attenzione da sé, senza volere è stata stornata, spostandosi su altro che non riguardava, ma metteva in rilievo aspetti di vita serena, più o meno, e in epoche diverse. Un po' di fiducia è tornata, due fiocchi di tenerezza dalle diverse tonalità di rosa l'hanno suggellata. E dietro di me un timido sorriso, meglio di come era iniziata, comunque meglio di niente.
Poche parole quindi, e tanto silenzio, eppure sono tornata a casa assordata. Sono certe situazioni che fanno rumore, e ad un certo punto pure se ormai sono abituata, sento il bisogno di appartarmi in me stessa, un po' come succedeva quando facevo chemio anch'io e nel pomeriggio mi chiudevo in camera, con gli occhi chiusi, una tuta pulita, sdraiata su lenzuola profumate di fresco, Era un modo per riprendermi, vivendo il silenzio che ricarica per un'altra prova, la successiva.
Continuo a dire che questa scelta che non fu del tutto mia, è terapia per l'anima, infusioni di emozioni contrastanti con effetti collaterali che da disagi diventano vere opportunità di crescita. Questa vita mia appare sempre più come una scommessa. Da quando per me arrivò la svolta decisiva, e poi il riscatto, la voglia di vivere e ricominciare.

giovedì 14 settembre 2017

IMPREVEDIBILMENTE... CONTRARIATA


Già, perché oggi è stato mercoledì, splendido, radioso e al solito con meta fissata, e alla fine è saltato tutto. E anche se da tempo mi sono convinta che l'unico programma possibile e mai smentito è non fare programmi, mi sono ritrovata imprevedibilmente contrariata.
Ma come può essere che in due, anzi in tre cane compreso, non abbiamo sentito suonare la sveglia? Beauty soprattutto, che non la sopporta e alla seconda serie di beep già viene a grattare contro il letto.
Sarà successo qualcosa, sicuro. O magari avevamo troppo sonno.
Mia figlia, quando ha chiesto dove eravamo diretti quest'oggi, saputo il motivo per cui sarebbe stato un mercoledì casalingo, ha fatto la spiritosa... troppi festeggiamenti ieri sera. No comment, le ho risposto con un'emoticon che levava gli occhi al cielo. Le ricorrenze ci piace viverle con una cena senza eccessi, anche fuori a volte ma sempre calibrata secondo gusti semplici, acciacchi ed età, ché pure degli anni si deve tener conto... digestione e metabolismo di un lento...
Comunque per quanto riguarda ieri ci siamo arrangiati e in particolare non abbiamo bevuto, perciò... che diamine, per quale motivo questa specie di catalessi? Un lungo sonno senza sogni, pure.
Va be', la giornata è andata poi come è andata, come un giro in bicicletta per Chi ha appena imparato, un po' dritto e un po' storto ed equilibrio sempre a rischio. E proprio la questione dell'equilibrio mi ha dato più fastidio, sono stata nervosa e la protesi mi ha creato disagio, non riuscivo a concentrarmi ed ho perso tanto tempo senza concludere niente anche restando a casa. Tutto per un inconveniente da nulla, uno stupido contrattempo... e mi dico pure flessibile, macché.
Possibile che a sette anni, perché io sono rinata sette anni fa, mi senta così anziana da veder sfuggirmi tempo ed occasioni?
Vero è che gli anni passano, ma di questo vorrei vedere solo il lato positivo, meno responsabilità e tanto da dedicare a me stessa. E non tralascio nemmeno una punta di nostalgia, per quei ricordi in un angolo del Cuore come resti di gomitoli e aghi smarriti sul fondo di un cestino per cucito.
Vita diversa, si... ma sempre ricca di emozioni, antiche e nuove.

mercoledì 13 settembre 2017

SE TUTTI LASCIANO UN SEGNO


E diciamo pure senza se e senza ma, davvero tutti quelli che passano nella Nostra vita in un modo o in un altro, un segno lo lasciano, che poi sia positivo o meno è da vedere. E se nell'immediato positivo non fosse, dipenderebbe da Noi ricavarne opportunità di insegnamento
Da qualche giorno pensavo di scriverci qualcosa, cercavo l'impostazione e l'introduzione giusta, poi oggi è stato il mio onomastico e i messaggi augurali hanno preso a susseguirsi via etere e nel reale, ho compreso così che almeno per pochi istanti qualcuno si è fermato per dedicarmi un pensiero.
Poi, quasi senza rendermene conto, una rapida scorsa tra le amicizie di FB e non solo. Chiusi gli occhi, forse richiamate dall'energia di quel buio irreale, sono tornate dai ricordi le persone conosciute in questi anni e che non ce l'hanno fatta. Di ognuno almeno una nota, una peculiarità, un episodio.perché ... nessuno finisce mai di essere. Scritto così con le lettere minuscole, e se fosse possibile lo scriverei con caratteri ancora più piccoli, per dirlo quasi sottovoce perché l'amore per la vita che fu... è... pure sarà, non ha bisogno di essere urlato, va sentito nel profondo e per essere credibile deve continuare ancora nel quotidiano, condiviso e donato come esempio a Chi lo ha momentaneamente smarrito.
Questo è il motivo per cui io non ho cancellato né mai lo farò, tutte le persone che non sono più, presenti nell'elenco virtuale, ché dalla "lista del Cuore", ovviamente sarebbe impossibile. Non sono le Persone "pratiche da evadere", ma sentimenti ed emozioni in uno scambio relazionale che in parte cambiano la vita e pure qualche aspetto del carattere. Torneranno le parole, i sorrisi, le lacrime vissute insieme, saranno flashback e promemoria, mi riporteranno sulla via giusta quando ansia, stress e l'imprevedibilità della vita mineranno la mia emotività.

martedì 12 settembre 2017

INCONTRARSI


"Molto di quello che impariamo lo impariamo grazie agli altri" - Jay Cross
Una citazione, tanto per cominciare, che sintetizza lo spirito nella volontà di "fare gruppo". Nessuno può far tutto e Tutti possono fare qualcosa. Nella collaborazione e dal contributo propositivo di ciascuno è la buona riuscita dell'intento, che nel caso specifico di un gruppo di auto mutuo aiuto oncologico, risulta essere il superamento di ansie, timori e una migliore qualità di vita.
Stasera, riunione preliminare del Consiglio Direttivo del GAMA, prima dell'inizio degli incontri quindicinali, fissato per lunedì 2 Ottobre.
Punto di partenza, trattare in questo settimo anno aspetti non sufficientemente sviluppati o solo parzialmente portati alla luce. Le emozioni che accompagnano il percorso oncologico dalla diagnosi al follow up, e nelle varie stadiazioni. La consapevolezza che porta ad acquisire sicurezza, e quindi ad aiutarsi mediante il lucido distacco dall'evento. Non vittima bensì protagonista di ciò che accade.
Sempre l'emozione, moneta con le sue due facce. La rabbia, l'ansia non sono da evitare o condannare, ben vengano se fanno, adeguatamente gestite, da propellenti.
A tal proposito, su proposta della Nostra life coach Tiziana, si è pensato ad un progetto inteso ad una partecipazione più attiva dei partecipanti ad ogni incontro... "Emozioni amiche della salute", dove il connubio introspezione e concretezza dovrebbe avere esito felice.
Anche il narrarsi, quindi maggiore attenzione alla "scrittura autobiografica", su un foglio bianco impressioni ed emozioni provate volta per volta, quindi il confronto da cui nasce il mutuo aiuto, di cui non si deve mai perdere il senso, nutrendo le giuste aspettative con umiltà e senza pretese eccessive.
Gli incontri quest'anno saranno quindi alternativamente, come sempre a tema e a carattere informativo, ma anche di esperienze a confronto nella massima libertà. L'obiettivo principale sarà insomma il raggiungimento dell' "autoefficacia", ovvero la "self efficacy", per migliorare la gestione dello stress e le reazioni emotive nei momenti di crisi durante il percorso, utilizzando con efficacia la comunicazione con se stessi, con gli Altri e la realtà intorno.
Si è parlato anche dei prossimi appuntamenti esterni con altre associazioni, aggiornamenti e migliorie dei servizi, quale il Make Up in corsia, e dell'ingresso dei nuovi aspiranti volontari, i quali dovranno necessariamente partecipare al primo incontro del 2 ottobre, e a seguire.
Un'attività di volontariato si nutre dell'operato del singolo ma in piena coscienza e consapevolezza di quella altrui. Nessuno mai sarà il primo di tutti, ma uno di un "tutto".

lunedì 11 settembre 2017

DA UNA ZUCCA CON AMORE


Sto diventando troppo profonda, e se da una parte intuisco che per me è un gran bene, dall'altra percepisco di non essere accolta come vorrei al di fuori di quella realtà in cui sono immersa. E me ne dispiace, perché mi sento estranea in casa mia. Sguardi con sottintesi e parole fuori luogo creano disagio e suonano come rifiuto. Sicuramente non c'è volontà di ferire, perché non dà importanza alle cicatrici Chi non è stato mai ferito o ha scordato lapur minima scottatura, ché almeno quella a tutti è toccata nella vita. Pazienza, mi dico... io le cicatrici le porto ben visibili, però alla fine diventano promemoria delle tante cose che ho da fare. Tra un po' si ricomincia in pieno, pure con gli impegni associativi.
E poi ho il continuo dono delle relazioni, autentici legami, che non mi lesinano nulla, dal confronto alle dimostrazioni di affetto. C'è un prezzo da pagare a volte, quando per qualcuno la sorte è matrigna. Allora grande è il dolore, devo elaborare e i tempi, ahimè diventano sempre più lunghi. Così più volte mi ha sfiorato il pensiero di "abbandonare", mettere tutti i ricordi in una scatola, legarla con un bel nastro verde speranza, e dedicarmi ad altro. E quando l'ho pensato è successo ciò che mi capita spesso... uno sguardo senza sottintesi, una frase accogliente che mi fa sentire a casa mia.
Siedi qui, accanto a me...
E mi pareva quasi aver capito male, poi una mano sul mio braccio ha chiarito il dubbio, e sono stata lì ad ascoltare. L'amore sviscerato per la propria terra sempre più benigna, che dà frutti e continua ad alimentare la vita. Quante volte ho sentito quel racconto, e mai mi stanca perché donato ed accolto per Amore.
Scrivo e mi accorgo di sorridere. Come posso pretendere che Altri capiscano? Veramente queste cose manco le racconto più, eccettuati pochi "non intimi", potrebbero prendermi per pazza o trasognata cronica. Figurarsi poi se dicessi di uno spicchio di zucca come promessa mantenuta...
Ti porto qualcosa che non potrai scordare, la zucca coltivata, irrigata e raccolta da Noi, naturale.
Te la do con tutto il Cuore, perché sei una gran signora.
Beh, la zucca era dolcissima, c'ho preparato un risotto, dopo che il "gran signora" mi aveva addolcito il Cuore.

domenica 10 settembre 2017

FIGLI CAREGIVER


Caregiver, ovvero colui o colei che si prende cura di Chi vive un periodo più o meno lungo di disagi, e non è in grado di provvedere a se stesso. Ma è davvero solo questo, e soprattutto è sempre così, una sorta di "impegno lavorativo" quasi sempre sottoposto ad un contratto in piena regola?
Incontro tanti caregiver e con molti mi confronto, mi commuovo di fronte a quei figli che vivono l'inversione dei ruoli, e diventano mamma o papà dei loro genitori.
Lo scorso mercoledì ad esempio, quel signore a cui chiedemmo indicazioni ci raccontò spontaneamente la Sua esperienza a riguardo, una storia di perdite dolorose e solitudine, presa di coscienza e decisione inevitabile, nonostante il temuto giudizio della gente gretta che non vede oltre il proprio naso. Lui, rimasto come figlio unico dopo le morti ravvicinate di una sorella e un fratello, si era trovato all'improvviso nella condizione di dover prendersi cura della madre novantacinquenne, lucida e testarda, che rifiutava qualsiasi presenza estranea in casa. All'inizio si era barcamenato come poteva, Lui viveva in campagna e il pensiero della mamma sola in casa lo angosciava. Poi un giorno l'anziana donna prese una brutta caduta, niente di rotto ma tanta paura, così da perdere quasi del tutto l'uso della parola.
Che cosa poteva fare allora quel figlio, grande e cresciuto che aveva tanto timore di perdere la mamma? Perché le fosse garantita continua assistenza e ogni cura necessaria decise di trasferirla proprio in quella casa del Sacro Cuore di Gesù, là sull'altura dove pace e silenzio avrebbero fatto da cornice a giorni sereni.
- So che nel paese mi hanno criticato e pure condannato, ma non potevo fare altrimenti. Voglio bene a mia madre, vado a trovarla praticamente tutti i giorni, controllo che ogni cosa sia a posto, e... pensate, Lei dice pochissime parole, eppure quando percepisce che è arrivata l'ora, mi invita ad andare via... vattinn' va... è tardi, poi fa scuro. Come fossi il figlio piccolo di una volta.
Già, per le mamme consapevoli o meno, i figli sono sempre da proteggere e cautelare, è l'istinto che lo impone. Atteggiamento che diventa naturale pure quando la sorte decide di invertire i ruoli.
E una figlia non lascerà Sua madre sola nei momenti difficili, si preoccuperà per ogni movimento insolito, le terrà la mano fino alla fine.
- Lei ha fatto tanto per me, mi sembra giusto, ovvio che ora mi tocchi...
Così ultimamente ho sentito da una figlia, mentre un'altra sosteneva di avere il batticuore e il magone se la madre non rispondeva immediatamente al telefono.
Tenera comprensione.
Mia madre, in tempi non sospetti, una volta si era lasciata scappare... i figli non sono mai troppi, e considerando quello che le sarebbe successo poi, oggi azzardo e dico... lungimirante e saggia, aveva proprio ragione.

sabato 9 settembre 2017

DOVE TUTTO E' VERO


Stamani quando sono arrivata al piano, l'ho visto e ne sono stata contenta, anzi sollevata. Chi...? Uno di quei due mariti, dallo stesso nome di battesimo, caregiver DOC o ancor meglio DOP, perché ce ne sono talmente pochi così, da costituire un genere in via d'estinzione. O forse no, perché potrebbero essere d'esempio, modelli da imitare. Speriamo.
Dicevo... l'ho visto e mi sono rianimata. Certo. Ogni volta, prima di salire per quelle scale, il problema me lo pongo, mi esamino e mi chiedo quanto sarò capace di tenere a freno i pensieri e controllare le emozioni. Non so Chi incontro, quindi neppure che cosa vedrò e ascolterò. Sgombro la mente e il Cuore dagli inutili fardelli, e come se cominciassi a vivere quel giorno, minuto e ora, mi avvio e poi mi fermano, riprendo e sosto ancora, entro nelle stanze e ricevo tanto, molto più di ciò che porgo nella consapevolezza umile di un servizio.
Non tutti i giorni sono uguali però, a volte anche a me un supporto serve, incontrare ad esempio subito ancor prima di cominciare qualcuno che sia "spalla" su cui appoggiare la testa piena di pensieri. Come oggi. E il marito di quella fortunata moglie, per un po' è diventato anche mio caregiver, ed ho preso coraggio, e sostegno, e forza perché non bastano mai.
Si dice spesso che se ognuno trascorresse almeno un giorno in un reparto di oncologia, avrebbe l'opportunità di cambiare qualche aspetto della propria vita, capirne le priorità e il senso intero. Io aggiungo che imparerebbe ad amare veramente, intrecciando relazioni autentiche che, paradossalmente e nonostante ansie e timori, saranno vissute in modo rilassato e sincero.
In un posto così in realtà sono le anime ad entrare in relazione. Si abbracciano con le lacrime, si accarezzano coi sorrisi, e sempre senza fare "conti" di tempo e dedizione. Si parla la stessa lingua, si ha il medesimo obiettivo... la Vita a tutti i costi.
Stasera per mezz'ora è andata via la corrente, non siamo più abituati a questo genere di inconvenienti e per questo sprovvisti di candele, solo una torcia elettrica a turno per tre persone in casa. Poi mi sono tornate in mente tre candeline per compleanno, di quelle a forma di numero. Quasi a tentoni ho raggiunto il cassetto, le ho tirate fuori e non vedendo bene quale fosse, sono riuscita ad accendere il "numero 5". Strana coincidenza, proprio il numero 5... cinque anni di sopravvivenza. Un traguardo tanto atteso, temuto e superato. Raggiunto... mancata una parte... con quello che restava. Tanto davvero.

venerdì 8 settembre 2017

SARO' COSI'... O CHE COSA SARA'?


A tratti insofferente e in altri momenti pacata e dolce, euforica persino e poi desiderosa di prolungati silenzi in assenza di rumori e suoni, e pure voci. Starmene per conto mio, e non badare alla piccola realtà intorno, ché non servirebbe più di tanto.
Ecco la descrizione perfetta di come sono attualmente, e non mi piace.
Non mi piace perché non mi riconosco, non mi riconosco perché pensavo che quel che ero in rapporto a ciò che era, non sarebbe mai cambiato.
Ritrovarsi in una "dualità" che non fa bene, disorienta e distoglie dalla vera natura che è per Tutti avere spalle dritte e lo sguardo al Cielo.
Se mi soffermo a riflettere sul "disagio", sento di essere sbagliata ma confrontandomi con Chi vive o ha vissuto i momenti alterni di una parentesi complicata, o è all'inizio, allora comprendo che di Noi nessuno è sbagliato. Sentirsi fiacchi e svuotati, irritati e pur consapevoli, col proprio atteggiamento, di risultare irritanti.
Eppure quando tutto ha inizio facciamo quasi tenerezza, per lo sguardo smarrito, certe espressioni intese a celare ansia e timori...
- Posso offrirvi una caramella?
- Grazie, signora... faccia conto che l'abbia accettata ma preferisco di no.
Poi... non so cosa mi è preso e perché, visto che non succede mai...
- Che cosa posso offrirvi allora... un sorriso?
- Ecco si, un sorriso lo accetto volentieri e magari un po' di speranza.
Che cosa avrei potuto dire di diverso da ciò che ho aggiunto poi?
- Venendo qui e parlando con Te e ancor più ascoltandoti... "racconto" sette anni di speranza, investiti per altri sette e sette ancora, finché Dio vorrà.
E Lui di rimando...
- Un bel regalo per me che oggi ho cominciato a combattere per la vita, e vedrò se sono forte come credo.
Bene, ho detto tutto. Sono queste le cose che mi riportano alla ragione, e pur sospesa ritrovo l'equilibrio.

giovedì 7 settembre 2017

L'ALTRA PROSPETTIVA




Dopo un mese e col declinare dolce della stagione siamo tornati ai Nostri mercoledì. Ripresa decisa in un luogo più volte visitato, verso colori e profumi diversi, avvisaglie del tempo che verrà. Sant'Agata di Puglia... per ricominciare, e direttamente al Castello, sull'altura da cui si domina il panorama. Giornata giusta l'odierna, dall'intensa luminosità, sarebbero venute fuori delle foto stupende.
Sapevamo che avremmo trovato chiuso ai visitatori, per cui grande è stata la sorpresa nel vederci smentiti. Erano in corso infatti, dei lavori di riassetto e riordino per un convegno che si terrà nel prossimo fine settimana... "Il Presepio. Simbolo di fratellanza". Quindi c'erano alcuni operai al lavoro che benevolmente hanno chiuso un occhio, consentendoci una visita esclusiva e in assoluta solitudine.
Noi soli nell'ampio cortile a semicerchio su cui affacciano i locali della cucina della servitù, la cantina, la scuderia, la piccola chiesa privata, e il grande forno con annesso camino e pollaio. Poi su per le scale nelle stanze dalle pareti e dai soffitti affrescati, purtroppo non tutti in buono stato, qualche mobile antico, un vecchio pianoforte "sdentato". Poche cose comunque sufficienti a coinvolgere e far respirare l'aria di un tempo che fu, avulsa dall'inevitabile odore di muffa.
Come cambia la prospettiva di ogni cosa se la Mente diversifica l'atteggiamento. Gli occhi notano altro, le orecchie percepiscono il minimo ronzio e persino il calpestio sulle foglie, un odore sgradevole diventa profumo di antico.
E la parola "antico" mi suggerisce di fare almeno cenno all'imponente struttura che svetta sulla stessa altura, quasi a fianco del castello. Si tratta di una casa di riposo per anziani, "Casa del Sacro Cuore di Gesù", inizialmente l'avevamo presa per un convento, e probabilmente un tempo lo sarà stato, poi una persona del posto ci ha fornito informazioni ed anche indicazioni giuste per arrivarci. Ha raccontato pure una Sua storia personale, significativa e su cui ci sarebbe molto da riflettere, la proporrò in un secondo momento per non allontanarmi dalla conclusione del tema centrale.
Quando siamo arrivati alla Casa del Sacro Cuore di Gesù, la brezza che leniva l'azione ancora pungente dei raggi di un sole ormai non più capace di essere a picco, il silenzio avvolgente, la grande pace nell'ammirare dall'alto il dolce pendio, tutto questo ha reso confortante persino il pensiero di essere giunti all'autunno della Nostra vita. Tanta strada dietro, percorsa in fretta e con affanno, e poi davanti quel che resta ma in modo lento e pacato, apprezzando i colori e i sapori del tempo che sarà.

mercoledì 6 settembre 2017

SENZA MAGNIFICARE NULLA DI SE STESSI


In teoria oggi non dovrei esserci, ma visto che ci sono e non sono morta, di fronte ad un capo chino vado in crisi e quasi mi sento in colpa, arrogante con la sola presenza per un privilegio mai preteso.
E mi convinco per ogni giorno trascorso che finirò col ricambiare e pagare, e poi riprendere a cercare, scoprire e donare ogni respiro fino al mio ultimo attimo di coscienza.
Non faccio nomi né bilanci, con l'Amore senza condizioni non è possibile, e quindi non sarà il caso farsene vanto perché sarebbe tutt'altra cosa, magnificare se stessi.
Io non vorrei mai magnificare me stessa, in un momento di lucidità mi darei della pazza, o nella migliore dell'ipotesi, della frustrata insoddisfatta che ha rincorso tutta la vita se stessa senza mai ritrovarsi.
La crescita interiore di una persona non finisce mai. E dopo tutti questi anni ho ancora da imparare, e a volte a causa delle stesse persone che invece non imparano mai. Non nascondo di essere indispettita, perché ancora Chi dice di avere Cuore, soffrire per l'altrui dolore, si mostra altresì per niente umile per atti che si discostano dalla grande virtù. E' verità inconfutabile, ogni volta un vero trauma che lascia i lividi ma non mi impedisce di raccattare i cocci, metterli insieme, e mostrare sia pure con delusione quel che di buono c'è a confronto di tanto magnificarsi con livore.
Comunque "parentesi" e vicende hanno portato di nuovo ad analizzarmi con scrupolo ed obiettività e a riflettere sulle infinite sfumature dell'umiltà.
Non può essere definita nè la si può spiegare con raffinato uso della ragione, è solo intuibile o raffigurabile con simboli. Ognuno troverà quelli che meglio la rappresentano su cui meditare per realmente intuire e appropriarsi dell'energia dell'umiltà.
Ed è vero, qualsiasi definizione guasta l'autentico significato dell'umiltà, compreso il definire umile se stesso, visto che Chi lo è veramente non lo sa ma gli è riconosciuto per la semplice naturalezza di ogni Suo gesto.

martedì 5 settembre 2017

SULLE PUNTE


Con Lei davvero potevo parlare liberamente, senza fare l'analisi delle parole o di frasi interpretabili in più modi. Con Lei non si correva mai il rischio di urtarne la suscettibilità, perché era già ironica di per sé, sorridente sempre e prodiga di consigli e speranze, e poi... generosa non si può dire quanto. Se ne veniva sempre con qualcosa da regalare o far assaggiare. Qualcuno la ricorda per i cioccolatini preparati e confezionati con le Sue mani, io perché mi riforniva delle caramelle senza zucchero che inizialmente mangiava solo Lei, ai tempi della normale "trasgressione" e di dolcezza a iosa. Ma non solo per questo mi è rimasta nel Cuore. Non ricordo di averla vista giù di morale neppure per un giorno. La Sua unicità era in quel sorriso dell'anima che non l'abbandonava mai, una serenità talmente radicata da alleggerirle qualsiasi tiro mancino la Vita le riservasse. Sarà per questo che è come non fosse mai andata via, in silenzio poi... l'ho saputo per caso e solo dopo più di un mese. Forse l'ha fatto apposta perché soffrissi meno, mi voleva bene veramente.
Finalmente, ti sei decisa!? Per tutto questo tempo l'ho chiesto anche qui... ma che fine ha fatto la "mia Maria?"...
Una volta mi aveva accolto così, voleva essere seria e fingeva di non tener conto che i giorni a me concessi erano tre, e i suoi sempre suscettibili di cambiamento.
Va be', Lei era così e del resto amabile e simpatica per questo.
Ricordo che proprio quel giorno mi raccontò di un suo sogno fatto all'epoca del primo intervento. Una telefonata forse dal Paradiso, in linea addirittura... Padre Pio!
Pronto, sei Tu?
Certo, e Tu chi sei?
Sono Padre Pio...
Ma veramente... quello da Pietrelcina? E a che devo l'onore?
Ti benedirò 3 volte...
A questo punto si era svegliata, poi c'aveva pensato non più di tanto.
In seguito aveva avuto una recidiva, e poi ancora un'altra... in tutto per 3 volte la malattia.
Che dici, ora sarà finita?! Tre volte sono stata benedetta, adesso se mi ignora non mi offendo.
Spiritosa e ironica non aveva mai mostrato di aver paura, ma amava la vita, il decoupage e i Suoi gattini. Tanti anni trascorsi in quel reparto, eppure dava l'impressione che fosse lì per caso, si muovesse con leggerezza ... sulle punte, come passi di danza.

lunedì 4 settembre 2017

CUM GRANO SALIS


Citazione latina. No, niente paura e continuate pure a leggere. Prometto che il casuale"sfoggio latinista", in quanto tale, si ferma al titolo che poi c'entra si e no con quel che segue.
Con un pizzico di saggezza, traduzione libera... Con un granello di sale, traduzione letterale, e con la saggezza e il sale oggi ho ritrovato la stabilità dell'armonia interiore. Almeno per il momento che spero duri a lungo.
Le ultime settimane, come più volte ho ripetuto, sono state alquanto difficili e hanno lasciato il segno. Non ci si abitua mai all'inevitabile, anche se l'intuito lo prevede e percepisce prossimo. Accade sempre all'improvviso e desta incredulità e risentimento contro il "non noto", che non si conosce e perciò può colpire in ogni momento. Si ha di conseguenza la sensazione di aver smarrito il "motivo" per cui si vive e si opera, si ride e pure si piange, per qualche giorno si diventa scheggia di diamante senza luce.
E così, in questa maniera neppure nella vita quotidiana si fa granché, allora si cercherà il mezzo, l'arte o la strategia che è più congeniale, e poi... basta! Si va avanti per continuare.
Preambolo a parte... per me come è andata questa prima domenica settembrina? Il profumo nell'aria già fresca mi ha riportato ricordi di stagioni autunnali davvero antiche, quando i miei figli erano piccoli e trascorrevo settimane intere senza uscire di casa, perché passavano da una malattia esantematica all'altra e mai in contemporanea. Ero sempre sola, così mi balenò l'idea di invitare ogni giovedì i miei genitori a pranzo, preparando volta per volta piatti diversi che non avevo mai fatto. Il rischio era grosso, soprattutto con un padre come il mio, ma la cosa mi eccitava alla pari di una sfida ed intanto stornava la mente dal rimuginio e dall'irritazione.
Oggi ho fatto lo stesso. Nessun invitato, anzi commensali ridotti al minimo sindacale, mio marito ed io, però fino alle 11 non sapevo che cosa avrei messo in tavola. Il solito non mi andava, per giunta mi sentivo annoiata e distratta, ad un certo punto guardandomi intorno gli occhi sono andati alla mensola in cucina, su cui ho allineati dei ricettari. Ecco... 1000 RICETTE DI PASTA, faceva al caso mio! E gli ingredienti...? Beh, mi sono arrangiata seguendo il metodo della serie, apro il frigo e cucino. E con una melanzana, mezzo scalogno, uno spicchio d'aglio e della polpa di pomodoro ho preparato in 50 minuti più il tempo di cottura della pasta, delle mafaldine buonissime mai mangiate prima. Ah, dimenticavo... e il basilico? Certo, non poteva mancare, ne è ancora la stagione!
Quindi, con le risorse che sempre ci sono e... cum grano salis, ho ritrovato la "profumata armonia" del momento presente.

domenica 3 settembre 2017

PER UN PAIO DI BAFFI


Non si può pensare sempre alla stessa cosa, non ci si può disperare all'infinito, occorrono pause anche brevi per ricaricarsi di ottimismo e poi spostarsi più avanti, oppure semplicemente raccontarsi per condividere un "quadretto" di vita familiare con vivaci spunti di ingenua comicità. Questo tipo di condivisione è un vero "toccasana" per Chi racconta ed ascolta, nasce nella spontaneità più assoluta per darsi forza ma pure rassicurare che... si, è tutto a posto, è giusto una parentesi, passerà.
Non ci sono solo quelli che fingono di dormire o tagliano corto quando mi vedono, c'è anche Chi, non faccio in tempo ad entrare, già pensa di aver detto l'antefatto e per questo parte in quarta con l'"episodio divertente".
E' la prima volta che sei qui?... chiedo ad un signore più o meno della mia età che ha tutta l'aria di essere stato interrotto mentre rideva. Di fronte... una ragazza, Sua figlia col medesimo atteggiamento.
Noo... è che non ci siamo mai incontrati, Anzi per conoscerci meglio ti dico che io fino a ieri non ero così.
Pensando si riferisse al cambiamento generale dovuto alla malattia, ho replicato...
Si capisce, Tutti cambiano se viene data una valida opportunità. Anche a me è successo.
Veramente?!? Non mi dire che ti sei tagliata i baffi pure Tu?!?...
E chiaramente è poi scoppiato a ridere...
I baffi... che c'entrano ora i baffi?
Hai voglia che c'entrano... io fino a ieri tenevo i baffi, forse per la chemio stavano prendendo una brutta piega, allora stamattina prima di venire in ospedale li ho tagliati, e sai una cosa? Guardandomi allo specchio non mi sono riconosciuto. Ma veramente dico, non esagero. Avevo vergogna di uscire dal bagno, poi mi sono fatto coraggio...
A questo punto la figlia ha preso a ridere...
Signora mia, papà non si è riconosciuto?! La mia bambina di tre anni, appena l'ha visto ha messo la manina davanti agli occhi, poi sentendo la voce, con gli occhi sbarrati ha detto... nonno, adesso ha due "bue"! Insomma voleva dire che era due volte difettato.
Così raccontavano e ridevano di gusto, e alla fine ho sorriso anch'io. In quel momento era la "pausa" che serviva, mi ricaricava da efficace promemoria... ché non dimenticassi... quanto salutare fosse saper ridere di se stessi sempre, anche nelle situazioni più critiche e controverse.

sabato 2 settembre 2017

IL SEME DELLA CONSAPEVOLEZZA


Oggi li ho trovati insieme, sistemati manco a farlo apposta nella stessa stanza, loro che hanno qualcosa di molto forte in comune, la passione per la campagna. Un amore viscerale che li ha portati a fare di un "sentimento" il proprio lavoro.
Lui, che racconta la Sua storia di malattia, la tinge a tinte fosche, si lascia scappare ogni tanto un... se riusciamo a tirare, ma poi conclude con l'abituale Sua soluzione in tasca... "però tanto c'ho la campagna".
Lei... nove anni di malattia, vedova, vive sola in campagna. Unico Suo cruccio è non avere la patente e dover scomodare perciò i figli.
Ah, entrambi non amano i dolci, fatta eccezione per le caramelle al caffè che porto io. L'accettano per buona "crianz'", per non dispiacermi e altresì invitarmi a tornare.
Lui scarta la caramella e poi la succhia lentamente, e lo fa mentre continua a parlare di sé, della Sua campagna, dove va ogni giorno e dirige i lavori seduto sulla sedia a rotelle.
Per me la terra è tutto. E' madre e padre, fratello e sorella. Ci devo stare assieme e assisterla come conviene. Prima spaccavo il mondo, la giravo tutta a piedi. Oggi me l'abbraccio con gli occhi, perché altro non posso.
A questo punto si ferma per asciugarsi gli occhi, si commuove per se stesso ma anche per la terra. E' come l'avesse tradita, non potendo solcarla più con i Suoi passi...
Ah, quante ne ho fatte nella vita mia...
E ancora una volta si ferma, sempre commosso...
Ora che sono arrivato a 'sto punto della vita mia, mi dispiace solo di una cosa. Non ho raccolto quello che ho seminato.
Perché dici questo...?
Signora Maria, lo vedi come sono ridotto? Io accetto tutto, la malattia, le cure impossibili. Mi tormenta il fatto che non posso camminare, non mi reggo proprio...
Intanto però oggi ti vedo seduto e non sdraiato a letto. Qualcosa pure significherà.
Eh, signora Maria... io mi difendo. E mi difendo in tutti i modi. Mangio anche se non mi va. Mangio, ho lo stomaco "potente" e quello che mangio mi fa venire la forza. Poi faccio da solo la ginnastica con le gambe, faccio finta di andare in bicicletta, me le massaggio. Non voglio tenere due "cose appese"...
Stavolta sorride, e poi continua...
Mi difendo per non arrendermi. Io non mollo.
Lei ascoltava silenziosa, in attesa di una trasfusione...
Emoglobina bassa, amica mia... sono stanca assai.
Poi in realtà, non so come ha preso forza e ha detto tantissimo, raccontando il coraggio e la qualità di vita tirata a stento di una donna quale è lei, 68 anni mal portati perché sfruttata dal lavoro nei campi e dai tanti dolori della vita, compresa la lunga malattia.
Davvero tenete 68 anni?... ha replicato Lui meravigliato... scusate, ma pensavo di più.
Genuina schiettezza contadina, di tale semplicità da suscitare tenerezza.
Voglio dirvi solo questo, vivo sola in campagna, fino a qualche tempo fa con due mucche e alcuni cani. Le mucche me le hanno rubate, e mi sono rimasti i cani. Mio marito è morto otto anni fa, mi aveva lasciato molti animali da accudire ma io non potevo farcela così come sto combinata, e li ho venduti. Ho due figli maschi che da subito si erano offerti di alternarsi per non lasciarmi sola almeno di notte, io non ho voluto. Dovevano restare con le proprie famiglie. Quindi trascorro le mie giornate da sola... ma in realtà non sono sola perché prima quando mi prendeva la tristezza bastava che mi mettessi sulla porta e chiamassi... Antonietta!... e rispondeva la prima mucca, e poi... Rosina!... e muggiva la seconda. Adesso chiamo solo Pasqualino... e di corsa arrivano tutti i cani, e seduti davanti a me scodinzolano, ed io non mi sentivo e non mi sento né sola né triste. Insomma mi sono adattata la vita per come mi piace...
O è stata lei ad adattarsi alla vita come è ora realmente?
Se viviamo in base alla consapevolezza rispondiamo in modo adeguato a qualunque situazione. Essere consapevoli vuol dire entrare in comunione con la realtà che circonda, percependola come è effettivamente, senza proiettare pregiudizi ed illusioni.
Lei, guerrigliera di lungo corso è calma e radicata nelle sue convinzioni, continua a rispondere alla sfida presentata dalla Vita.
Lui, tanto c'ha la campagna, e non lo ferma niente. Ogni giorno ne respira l'aria, chinandosi a fatica ne raccoglie le zolle per accarezzarla, fa riparare e lucida il trattore che ogni tanto dice di voler vendere, ma in Cuor Suo sa che non lo farà mai.

venerdì 1 settembre 2017

TUTTO COMINCIO' DA LI'


Certo, lo so... sono ripetitiva, ma posso non esserlo quando nel bene e nel male mi guardo nello specchio ideale dell'animo e mi ritrovo diversa e pur sempre la stessa? Contradictio in terminis piuttosto azzardata, ma riflettendoci abbastanza veritiera.
Tutto cominciò da lì perché scoprissi la mia vera natura, e fossi grata dopo aver fatto tale scoperta.
Una gratitudine manifesta attraverso il sorriso, la gioia autentica di veder contenti gli Altri, persino il pianto condiviso, smorzato a stento quando toglie ogni energia.
Tutto questo vorrà pur dire qualcosa, avrà anche un discreto valore se oggi, dopo giorni mortificanti, più di un successo ha confortato e ravvivato la speranza, la mia ché serve anche senza parole per tornare a crederci.
Così... ad un'Amica in terapia da tempo i marcatori tumorali sono rientrati nei parametri, continuerà a curarsi perché nel suo caso conviene non abbassare la guardia, ma ovviamente lo farà con spirito diverso e rinnovata fiducia. Ed è alla fine quel che conta, assicurarsi un percorso sereno senza pensare troppo alla meta.
Poi... poi ho incontrato in sala d'attesa un'Amica che mi colpì già dal primo giorno che la conobbi. Ora vive i Suoi giorni migliori, dopo che le furono dati pochi mesi di vita, sorridente oggi come allora.
L'ho presentata, ricordate quella deliziosa Amica dagli straordinari messaggi di speranza? Le davo un fiocchetto, e Lei ricambiava con una delle Sue perle di saggezza, e le spiegava e adattava pure perché fossi contenta.
Il più bello di quei messaggi che poi è diventato per me come i sali che fanno rinvenire dopo uno svenimento, è questo...
Viviamo questa vita come una vacanza. Con giorni a pieno divertimento, e altri deludenti. Comunque una vacanza, non durerà per sempre, e prima o poi torneremo a casa.
Quando mi parlò così restai letteralmente senza parole. Niente di più vero, ma il concetto espresso in questi termini annullava ogni timore, persino la paura di morire. E detto poi da Lei che ogni giorno lottava per la vita, aveva più di una valenza.
Una vacanza non dura per sempre, conviene viverla al meglio, aggiustarsela per coglierne i momenti positivi.
Tristezza mai, nessun disagio perché tutto passa.