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mercoledì 7 dicembre 2016

LA NON FACILE PAZIENZA


Oggi davvero mi sono resa conto che non ci sono punti di arrivo, è un continuo andare, a volte in modo spedito ed altre no, che se ci tieni veramente devi sfatare il mito che c'è sempre un limite alla pazienza.
Non si finisce mai d'imparare. Si è pazienti oltre la misura.
Stasera terzo dei 5 incontri formativi del Corso per Caregiver... gli aspetti psicologici del paziente e di Chi ne ha cura. Due aspetti di "pazienza".
Se partiamo dall'etimologia, il termine latino "patior" comporta il senso della sofferenza. Il paziente soffre, Chi di lui si vuole o deve prendere cura dovrà essere paziente il doppio. Soffrire e sopportare. Con le logiche conseguenze e i dovuti supporti.
Stamane, neanche a farlo apposta, ho fatto due nuove conoscenze. Una moglie caregiver, e una paziente a dir poco arrabbiata.
La prima, pessimista dichiarata e all'apparenza tranquilla, durante la conversazione non alla presenza del marito, ad un certo punto ha affermato con rassegnato candore di essere pronta all'esito infausto...
Tanto così deve andare... si nasce, si va avanti finché non ti ammali, e poi muori. A me dispiace dei bambini e dei giovani. Là non ci capisco più niente.
Eh già... si stravolge la logica di un'infelice vita che comunque deve avere un certo tempo. Secondo lei. E la casualità...? Questo secondo me.
Poi siamo andate insieme dal marito, un simpatico "principe azzurro" settantacinquenne dallo sguardo sorridente...
Tua moglie mi ha parlato tanto di Te che ho voluto conoscerti. Sai, è innamoratissima.
Veramente?! Questa è 'na novità. Essa è 'na pesant! Vede sempre tutto nero.
Un bel problema... ho pensato... il paziente che deve essere paziente con Chi dovrebbe esserlo con lui. Beh... magari funziona anche così, l'equilibrio comunque tiene.
Mi sono quindi spostata in un'altra camera, e qui ho trovato un vero e proprio muro. Rabbia, diffidenza, negatività. Cose che ci stanno, comprensibili in certi momenti e livelli, ma in questo modo esasperato, davvero... no. C'è mancato poco che la paziente impaziente mi mandasse al diavolo. Allora mi sono posta all'ascolto. Lei non salvava nessuno, oggi nemmeno il medico che l'ha in cura.
Si dichiarava sola, abbandonata, maltrattata. Intanto con lei a tenerle compagnia c'era una signora dallo sguardo straordinariamente mite. Le ho chiesto Chi fosse. Era l'ultima persona che potesse starle accanto. Lei avrebbe dovuto odiarla. E invece...
Aveva seminato bene e in abbondanza... aveva detto... e poi raccolto solo del male. Era evidente per l'atteggiamento delle persone più vicine.
E intanto tra la gramigna e le foglie secche, un fiore azzurro inaspettato era lì a guardarla negli occhi.

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