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martedì 5 marzo 2013

... concentrarsi sul respiro, portare la mente al dolore, immaginare il male come un nodo da sciogliere, cercare di vederne il colore, la forma (è tondo o quadro?), la grandezza, contare i colpi che dà. Il tutto per distrarre l'io-corpo dal suo soffrire e soprattutto per ricordarsi continuamente che tutto, tutto è impermanente, che tutto viene e va: anche quel dolore.

Abbiamo la mente e non la usiamo, abbiamo l'intelligenza e non la mettiamo a frutto.

Tiziano Terzani,  "Un altro giro di giostra"


Quando dovevo avere la mia prima figlia, ricordo che ero terrorizzata dall'idea che avrei dovuto soffrire.
"Donna, tu partorirai con gran dolore..." era stato detto, ed io ero convinta, non so perchè... che avrei patito più delle altre. Il momento si avvicinava e più tempo passava, ancor più lo scacciavo dai pensieri... come se così facendo, escludendolo dai miei ricorrenti avrei potuto evitarlo per sempre.
Chiaramente non poteva essere, e alla fine decisi che qualcosa andava fatta. Mi organizzai da sola perchè mi vergognavo troppo, già nell'ambito familiare non godevo di una buona fama, non ero considerata certo un campione di coraggio... se poi l'avessi anche spiattellato ai quattro venti, sarebbe stata davvero la fine.
Fu un'intuizione felice, di quelle che nascono da una disperazione abortita, che mi riabilitò di fronte agli Altri ma soprattutto fece sì che mi riconciliassi con me stessa.
Cominciai a concentrarmi su quello che mi dava ansia e di conseguenza ad immaginare come sarebbe stato, attimo per attimo... un film alla moviola. Mi sembrava quasi di "sentirlo" il dolore e venne spontaneo quindi "gestirlo". Senza che mai nessuno me l' avesse detto nè tanto meno insegnato, presi a respirare in un certo modo, a configurare l'"onda" della doglia, col suo punto massimo nella cresta e poi a discendere fino al suo termine.
Ero soddisfatta di me e in breve conquistai la sicurezza che mi mancava. Spavalda mi avviavo alla fine della gravidanza... arrivai "corredata" di tutto, compreso il coraggio, peccato che mi servì a poco o niente, visto che fu necessario sottopormi ad un cesareo. Comunque non furono del tutto inutili quegli esercizi di autocontrollo della mente perchè  mi avevano ricordato di possederla come peculiarità propria dell'essere umano e poi avevo imparato a gestire l'"ansia" che invece non dovrebbe affatto riguardare Chi è dotato di intelligenza...
Tant'è... l'ho visto confermato anche in tempi recenti... Tutto sta nella mente che a questo punto Tutto può... e si comprende che niente è definitivo e ogni cosa passa, anche la peggiore, quella che non si vorrebbe mai vivere.
Sicuramente è questa, cosa che andrebbe condivisa anche in tempi "non sospetti", ma forse ci facciamo mancare il tempo per "meditare" e "contemplare" ciò che è dentro e fuori di Noi.

2 commenti:

  1. Cara Mary,
    leggere i tuoi post è sempre un piacere.
    Col passare degli anni anche io ho imparato che tutto viene e tutto passa(o quasi)ed è inutile arrovellarsi il cervello perchè ogni cosa indipendentemente dalla nostra volontà avrà il suo percorso,nel bene o nel male.
    Ti auguro una buona giornata,
    baci,
    Letizia.

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  2. "Tutto va come deve andare e non può andare diversamente"... per me è diventato una sorta di tormentone. Però mi fa bene ripeterlo a me stessa, soprattutto quando istintivamente andrebbe di ribellarmi.
    Cara Letizia, come dici Tu... sarà anche merito degli anni che passano e del grande senso della realtà che predomina, certo è che la pacatezza e la capacità di adattamento ci rendono la vita un po' più facile. Perciò, molto probabilmente riusciremo a "sopravvivere" a qualsiasi altro stravolgimento ci capiterà.
    Un grande carissimo abbraccio e GRAZIE con tutto il Cuore per essere qui.
    Mary

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