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domenica 17 marzo 2013

Fiore - paesaggio;  Armando Tantillo
Perchè il cancro non sia un'esperienza del tutto negativa va vissuto come un qualcosa di cui parlare apertamente, senza reticenze o pudori.
Il malessere va espresso, ascoltato e condiviso.
La possibilità di raccontarsi, di esprimere i propri sentimenti, le lacrime, le risate, i progetti e... le speranze, sono esperienze di per sè terapeutiche.




Continuo a... stupirmi per quel parlar sottovoce perchè Altri non sentano.
Continuo a... stupirmi per quel rossore in volto che accompagna le parole... quasi fosse una colpa, una vergogna.
Continuo a... non stupirmi per le lacrime, segno di grande sofferenza... il pianto non si può soffocare sempre o troppo a lungo, lo sguardo comunque lo rivela.
All'inizio ho pianto anch'io, lo faccio ancora anche se per motivazioni diverse, ma riguardo il portar addosso la malattia sono sempre stata una "spudorata", l'ho quasi proclamata fino a provare la vaga sensazione di suscitare invidia.
Sono pazza a pensar questo?
Forse qualche volta l'invidia c'è stata davvero ma non per quello che mi era capitato ma per come l'affrontavo. Chi è dall'altra parte si aspetta spesso di trovarsi al cospetto della disperazione e vedere il contrario un po' lo delude, poi lo meraviglia, alla fine lo porta a chiedersi... ma come fa?
Non che sia facile, è chiaro... ma si fa, perchè si desidera fortemente e più che mai un rapporto "alla pari", fatto di discorsi diretti senza passaggi intermedi di altre persone che "dicono di Te" tutto il bene o il male possibile.
Perchè quello sguardo basso, la voce smorzata e un sorriso tirato anche se in quel preciso istante c'è da ridere davvero, nonostante tutto?
Perchè non provare a raccontare l'angoscia come fosse cosa lontana da TE, l'emozione provata quando senti che la paura occupa tutto lo spazio dentro e fuori di TE?
Perchè non pensare che prima o poi avrà da finire tutto, e la vita riprenderà non come prima, s'intende ma addirittura, meglio?
L'ostinazione nel "farsi male" quasi fosse la punizione giusta per non so quale colpa, fa star peggio... anche perchè difficilmente qualcuno sta lì a consolarti, coccolarti ad oltranza, e poi non servirebbe a un bel niente, solo a convincerti che hai ragione nell'avere torto.
Che giochi di parole senza senso... come non ha senso, tutto sommato, parlare sempre dello stesso argomento.
Qualche tempo fa un anziano paziente mi riferì... "... lo stiamo davvero criminalizzando 'sto cancro! Ma non è che lo facciamo più nero di quello che è in realtà? Più cultura, cultura ci vuole... e  molto meno sarà la paura."

4 commenti:

  1. Ciao Mary cara,si' forse cultura e tanta informazione per avere meno paura di questa cosa...che ci colpisce a tradimento !!!
    Scusa tanto la mia poca presenza ultimamente anche se ti seguo sempre comunque..ma a dirti la verità non è un gran periodo..l ' incomprensione la mancanza di sensibilità di chi ci è vicino a volte fanno davvero soffrire!!!Ma perche sembra di parlare due lingue differenti!
    ps ..incomprensioni sempre per figli....qualcuno che prende la colpa ci vuole!!
    Baci!!

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    1. Amica mia, se si conosce a fondo qualcosa, anche la più temibile... è inevitabile, diventa quasi familiare e non hai quella paura che toglie le forze.
      Per me, che ero una "paurosa cronica" almeno è stato così.
      Mia cara, so che cosa intendi quando parli di "lingue differenti", purtroppo c'è ben poco da fare, ma non crucciarti... la cosa più importante è capirsi, nel senso di "capire se stessi" e saper dar conto alla Nostra coscienza quando lo richiede.
      Sii serena... Te lo meriti.
      Un abbraccione,
      Mary

      P.S. "Sento" che sei sempre con me. GRAZIE...

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  2. Le incomprensioni sono all'ordine del giorno.... E il momento che viviamo non è facile per nessuno. Un grande abbraccio Mary e alla tua amica Anto.

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    1. Certamente è vero ciò che dici, Amica mia... ma la soluzione è proprio nel problema. Trasformare le difficoltà e il non capirsi in stimoli per migliorare e crescere. Questo tocca a TUTTI.
      Un grandissimo, affettuoso abbraccio,
      Mary

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