giugno

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domenica 29 maggio 2011

Quel giorno era molto caldo, e si sa a metà luglio non può essere altrimenti. Arrivai in ospedale intorno a mezzogiorno, ora dell'appuntamento, e in sala d'attesa c'era più di qualcuno ad aspettare, tra le altre persone  Michela che era stata operata il giorno prima del mio intervento. Anche lei aveva fatto la neoadiuvante, ma già aveva tolto la parrucca e coraggiosamente "sfoggiava" una "quasi pelata"; nell'attesa cominciammo a chiacchierare... era ancora sgomenta per tutti i disagi vissuti durante la terapia... la nausea, il vomito, la stanchezza... e che dire di quell'odore che si portava addosso di ritorno dall'ospedale?! Non riusciva a liberarsene... e dei globuli bianchi che calavano e costringevano a rimandarla quella "benedetta" terapia!? E poi le punture, gli ematomi bluastri, e ancora flebo. Si sentiva a pezzi, gonfia, con le unghie annerite a causa della rottura dei capillari e più di un dente cariato. L'ascoltavo con gli occhi spalancati per lo stupore; è vero qualche problema l'avevo avuto anch'io, ma era niente a confronto di quelli di Michela, e ancora una volta ringraziai per quelle "sbrucciacchiature" attraverso il cerchio di fuoco. Arrivò finalmente il mio turno, il dottor F. C.si affacciò sull'uscio. "Vedo con piacere che qualcuno finalmente ha levato la parrucca", disse guardando in direzione della mia "collega". "Dottore, fa troppo caldo, non la sopportavo più". "Sì è meglio e poi stai benissimo". A questo punto guardò me, come per dire, e tu? " Io niente... la parrucca per ora sta bene sulla mia testa e... non accetto consigli." "Avanti, avanti la signora che parla troppo". Ed entrai. Diretta all'attaccapanni nell'angolo cominciai a sbottonarmi la camicetta, quella a quadretti che mi metteva tanta allegria (era meglio a quegli appuntamenti andare in camicia... sapete, per via della parrucca, per non scompigliarla, già la stagione non era propizia...), sfilai la canottiera, tolsi il reggiseno ad olio o gel che dir si voglia, e appesi tutto a quell'attaccapanni finto acciaio che fa molto ospedale, così tanto per non scordarcelo, e poi mi stesi sul lettino accomodando anche la "bustina acquario" che mi affiancava ancora, fedelissima compagna.

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