ottobre

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sabato 28 maggio 2011

Non tiravo giù la mantovana della finestra in camera da letto da marzo dell'anno scorso; dopo l'intervento non avrei potuto con quel sistema con cui è posta e con il braccio destro a part-time...Ma oggi ho decretato la fine dell'aspettativa per malattia di quest'ultimo e l'ho messo a lavorare sodo. Certo, un po' si stancava, gli concedevo qualche attimo di pausa e poi riprendeva, così per tutto il tempo fino alla fine dell'impresa. Soddisfatta mi son seduta sul letto, ho alzato gli occhi verso lo spazio vacante mentre la luce e il calore del sole entravano dalla finestra ad illuminarmi la mente e a scaldarmi il cuore coi ricordi. C'era lo stesso profumo nell'aria un anno fa quando cercavo di barcamenarmi tra le mille faccende con un braccio a mezz'asta  e un piccolo promontorio duro e insensibile al posto del seno destro che m'impediva movimenti sciolti e sicuri. Comunque non mi perdevo d'animo, comunque continuavo a... fare tutto come prima, forse non bene ma lo facevo; e mi soffermavo a guardare le mani, erano le mie ma sembravano essere a se stanti, autonome, non condizionate dalla volontà e dal pensiero. Specialmente la sinistra, era incredibilmente solidale con la destra, forse cominciava a rendersi conto di aver vissuto di rendita per troppo tempo, profittatrice incallita, e si dava da fare com'era ben giusto, e devo dire che davvero superava se stessa. Non so perchè oggi come allora mi torna in mente l'apologo di Menenio Agrippa, non c'entra molto ma... immaginare queste mani animate ad operare, ognuna secondo la propria possibilità, per il bene generale mi rende ancora più chiara la grandezza della magnanimità divina che ha voluto donarci due occhi,  due orecchie, due braccia e due gambe e così via ... che non avessimo troppo a patire. Peccato che apprezziamo tali doni, non più dati per scontati, solo quando abbiamo temuto di perderli e non solo quelli.

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