ottobre

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lunedì 9 maggio 2011

"Che cosa è successo, Domenica?" Dal fondo del corridoio stava arrivando in lacrime. "Mario si è sentito malamente ieri e oggi si credeva di murì. Finalmente l'hanno attaccato alla flebo di ferro e poi deve fare quella di vitamine. Speriamo..." Sono entrata nella stanza e Mario era nervoso come non mai, l'avevo visto così solo quel giorno che aveva litigato con la diabetologa che "non aveva avuto pietà e rispetto di lui che stava malato" e l'aveva fatto aspettare più di tre ore prima di riceverlo. Stamattina era teso come allora, no, forse più teso ancora perchè è passato del tempo e intanto la sofferenza è aumentata e con la sua quella di sua moglie che ormai non sa trattenere le lacrime. E come darle torto? Stare vicino a chi soffre toglie energie, sfianca, non poter fare niente disorienta, e uno sfasamento spazio- temporale diventa padrone di entrambe l'esistenze, come se si fosse sempre nello stesso luogo in un tempo senza domani. "Mario, ti ho portato la torta di mele. La mangi dopo?" Mi ha guardato come se non avesse capito, sul volto una smorfia tra il dolore e il disgusto. "Grazie, Maria." E ho capito che quel volto era una maschera. Con la naturalezza dei gesti quotidiani ho messo la busta con la torta sul tavolo, proprio vicino alla finestra e quella con i giornali che porto in reparto a frenare il cuscino dove Mario appoggia la testa per dormire, perchè riesce ad appisolarsi solo sul tavolo da quando gli è spuntato anche un grosso bubbone sul lato destro del collo. Non può stare a letto, sdraiato si sente soffocare. Ogni giorno di più. Ha pianto tanto nel raccontare che ha sognato la Madonna, l'ha descritta con dovizia di particolari sempre tra le lacrime, poi sfinito è crollato in un sonno che ha riportato la quiete. "Nonna Mimma", come i nipotini chiamano Domenica, ha tirato un sospiro e finalmente si è seduta, piano piano ha ripreso il suo sorriso ed io sono rimasta lì, in quella stanza perchè lì c'era bisogno di non pensare, di rivalutare lo spazio e il tempo e di prenderne coscienza per poter continuare a... vivere senza perdere di vista la speranza.

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