domenica 13 maggio 2018

REALTA' A CONFRONTO. LA SCIENZA E IL DOLORE.


Si è concluso oggi il primo Convegno della Breast Unit degli OO.RR. di Foggia. Il tumore alla mammella nella giovane donna, il tema trattato negli ultimi due giorni.
Dalla Diagnostica alla Pratica Clinica, toccando la Chirurgia demolitrice e quella ricostruttiva, ed arrivando infine alla terapia medica e radioterapia, senza tralasciare quella di supporto psiconcologica, esponenti di rilievo si sono susseguiti nel riferire le proprie relazioni con padronanza di argomentazioni. Non sono mancate le Associazioni, l' "Agata", il "G.A.M.A. Oncologico", l' "A.N.D.O.S." e "L'ALBERO DELLA VITA", ognuna con le proprie peculiarità e gli obiettivi in comune. Ché il senso di qualsiasi convegno e in particolare di questo, è fare il punto dei traguardi raggiunti in campo scientifico, ma soprattutto dare prova testata di un efficace lavoro di gruppo, fatto in sinergia tramite una comunicazione che non lascia spazio a pause, perché in effetti non le cerca a tutto beneficio della donna. Donna paziente, donna che soffre in modo particolare a livello psicologico già nel momento in cui apprende la notizia e comincia a proiettarsi nel futuro, pieno di incognite ma pure di cose "per sentito dire" che ancora non conosce e per questo teme.
A nessuna che non sia passata per la malattia verrebbe in mente di partecipare, così per curiosità e spontaneamente ad un convegno che tratti di tumore alla mammella, eppure non sarebbe cosa sbagliata. Qualcuno disse a proposito di altro, se lo conosci non lo temi, per la mia esperienza e quello che seguì, io aggiungo... se arrivi a conoscerlo bene e a fondo, lo temi meno perché saprai come affrontarlo.
Per me sono trascorsi otto anni, tra alti e bassi tutto sommato felici, per dirla meglio, sempre più sereni. Credevo di sapere tutto del mio istologico, averlo interpretato al meglio, oggi invece ho appreso altro, che ero e forse ancora lo sono, una "Luminal A", per questo con buona prognosi, ma con un Ki 67 che essendo 38% indica medio rischio di ricaduta, e in più numero di linfonodi invasi "border line", il che vuol dire più o meno il rischio di prima, insomma ciò che ho imparato con l'esperienza, il sentirmi in stand by diventano convinzioni radicate, ed è meglio così. Stamattina ho affermato che sottile è la linea che separa la speranza dall'illusione, io non ho mai invaso il campo di quest'ultima, ho preferito restare attaccata a quel filo di speranza che ne segnava il confine.

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