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mercoledì 14 ottobre 2015

E' CHE... NON SIAMO NOI


Emoticon heart 
Inquieti, lunatici, irriconoscibili... prende un'irritabilità all'improvviso, guardare un qualsiasi soggetto in movimento regala la sgradevole sensazione di essere su una barca in alto mare, e due voci in una normale conversazione catapultano in un luna park poco prima della chiusura.
E' che non siamo Noi... e poi tutti da capire.
E' una parola... ha esclamato il marito di una paziente... se la prende sempre con me, qualsiasi cosa dico o faccio. E si arrabbia, si arrabbia di continuo, pure per il foulard che porta ed io non so annodare.
Si, è vero... ha replicato lei... ma poi gli chiedo scusa, però resta il fatto che fa e dice cose sbagliate.
Ma...poi... però, proprio quello che non si dovrebbe mai dire per non tirare la corda a rischio di farla spezzare.
Niente da fare comunque, solo parziale cambio di rotta. Il convincimento pareva forte, in realtà era solo un tentativo di non mollare la presa del tutto, da "rea confessa" sarebbe stato pure ammettere la propria debolezza.
Sono stati d'animo comuni tra pazienti 048, ci siamo passati Tutti...
e non è che sia finita. La sensazione è sempre quella di continuare a...combattere, anche a distanza di tempo, anche se viene ripetuto, "non temere", "è tutto a posto", o "procede bene".
Come elastici, prima tesi all'estremo e poi lasciati andare all'improvviso, ci sottoponiamo a continue "prove da sforzo" soprattutto psicologiche. E non si finisce mai...
Si lotta non solo perché questa malattia resta addosso come una seconda pelle, se ne sente l'odore, si sogna di notte. Devi scontrarti pure con quella parte di Te che a volte prende il sopravvento con l'inquietudine latente e il senso di vittimismo, perché sente che tutto si allontana... minaccia, pericolo, ma forte e profonda resta l'orma dei ricordi. Non basterà lo scorrere del tempo a lavare le ferite, medicarne le cicatrici... cancellare tutto.
E per non farti sopraffare da essa, devi combattere, anche a muso duro se necessario. Io lo faccio... la sfido... la guardo negli occhi... la prendo di petto, e così riesco a tacitarla almeno per un po'.
Però capita che anche un minimo disagio riporti... nel pallone, e mille domande affollano la mente e senza aspettare risposte certe, duemila pensieri insieme fanno sceneggiatura nuova per un altro film tutto da scordare.
A casa cerco di controllarmi però... mi sembra tutto più difficile e strano. Mi sforzo di non far pesare la cosa ma devo confessare che a volte mi irrita persino il modo di tenere una forchetta, e veder ciondolare per casa mi dà fastidio. E allora, per non essere cattiva, mi chiudo in un mutismo che fa paura pure a me stessa...
Capitava a me un tempo, succede ancora.
Che cosa mai sarà questa "dualità" che mai ci abbandona, e fa sì che, "riconoscendoci", ci doniamo a vicenda sorrisi, coraggio... ci fa ricaricare a Nostra stessa insaputa? E gli Altri invece ci sembrano quasi "estranei"?
Tra qualche giorno tornerò dove so di essere compresa e comprendo...
e tra altri pensieri spariranno le mie ansie, dimenticherò me stessa.
Basterà questo a non "spazzare via" i giorni migliori, quell'occasione mancante che non dovrò dimenticare per considerarmi molto più di una sopravvissuta.

2 commenti:

  1. un post bellissimo. Tanto di quello che hai scritto mi appartiene, nel senso che io stessa provo quello che hai descritto con la differenza che tu sai dove stai bene , dove sei compresa e dove comprendi, io non ancora, io annaspo per non ripiombare nel pozzo

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  2. Cara Annamaria... diciamo che sono stata fortunata, nel senso che Altri hanno voluto che io continuassi là dove ero capitata. Un po' costretta, non sono scappata e così mi sono ritrovata a vivere più volte il mio percorso. Sono 5 anni ormai che l'ospedale è diventata la mia seconda casa, e per una sorta di "mitridatismo" sono quasi immune dall'eventuale trauma. Se dovesse tornare a farmi visita, almeno come ambiente non mi sentirei persa.
    Ripeto... è stato casuale, ma c'ho messo anche impegno e continuo per "sopravvivenza".
    Un abbraccio forte. Sai quanto mi sei cara.

    Mary

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