maggio

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sabato 22 gennaio 2011

Tornando a casa pensavo a cosa mi aveva detto Pasqualina e in particolare ad una sua domanda: "Ma tu sei una che porta conforto? Perciò vieni qua?" Lì per lì non avevo saputo rispondere in modo chiaro perchè ero rimasta perplessa, ora la mia risposta sarebbe: "Vengo qui perchè qui sto bene, e non so se porto conforto, di sicuro porto la mia persona che è prova tangibile di come il tumore può essere messo a tacere." Ha sorriso ancora una volta mentre si dava una grattatina sotto il cappello, dove si intravedevano i capelli appena spuntati.
"La mia persona"... mi piace ripeterlo... "la mia persona." Quanto tengo a lei??! Davvero tanto! Già subito dopo che il tumore era venuto allo scoperto e diagnosticato, avevo cominciato a considerarla maggiormente, tanto sotto diversi aspetti l'avevo trascurata perchè la mente era occupata e per superficialità; credevo di aver tempo e di poter pensarci dopo, poi la prospettiva era cambiata e di conseguenza anche l'atteggiamento. Così curavo di più il mio aspetto ed ero attenta all'alimentazione, cosa questa che era diventata fondamentale durante la chemioterapia.  Lo "tsunami" del secondo ciclo mi aveva letteralmente scombussolato, e oltre la profonda nausea per la carne, mi aveva lasciato un qualcosa di indefinibile che mi portava a guardare un po' tutti i cibi con... sospetto, quasi potessero essere artefici di chissà quali disagi. E in parte era anche vero, infatti non potevo mangiare pane, pasta o frutta, alimenti piuttosto consistenti insomma, senza accusare un languido indolenzimento alle mascelle, per non parlare poi della digestione sempre lenta e della bocca sempre secca o pastosa, e tutto ciò anche dopo i primi giorni che seguivano la terapia. Se avessi dovuto seguire questa corrente, mi sarei lasciata andare aspettando che tutto tornasse alla normalità... forse, ma non volli farlo e cominciai a pensare al modo di alimentarmi bene, senza disagi e anche con gusto. Tornai ai bambini piccoli, mi soffermai al loro palato delicato che, abituato al sapore dolce del latte, accettava cibi dal gusto semplice e non deciso. Durante lo svezzamento dei miei figli ne avevo preparate di pappe così, tutte a base di passati di verdura che già con i loro colori rallegravano la vista prima di soddisfare il palato, ora avrei fatto lo stesso per me... mi sarei presa cura di me stessa con lo stesso amore con cui avevo allevato i miei bambini... piano piano sarei cresciuta... davvero, dovevo farlo... "la mia persona" lo meritava.

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