luglio

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giovedì 13 gennaio 2011

Qualcosa dovevo fare... tornai in camera a vestirmi. Tirai fuori dall'armadio una tuta azzurra e una maglietta beige... poteva andare; alle orecchie indossai un paio di orecchini un po' pendenti con gli angioletti, sulle labbra un velo di gloss rosato e in testa, come tocco finale il berrettino a righe colorate. Mi guardai di nuovo allo specchio: meglio di prima ero! Adesso dovevo dare inizio alla mia giornata che, a giudicare dagli acciacchi facile  non sarebbe stata di certo, ma non importava, ero in piedi dopo "lo tsunami", questo mi bastava. Con grande fatica rifeci il letto, poi andai in cucina: chissà... provare a bere un po' di latte??! Niente da fare. Meglio un succo di frutta, alla pera. Cominciai a sorseggiarlo piano, poi mi sedetti, le gambe sembravano di piombo. Ma perchè questa volta ero stata così male? Avevo mangiato cibi sbagliati, avevo mangiato troppo o era meglio che non mangiassi proprio? Che importanza aveva a quel punto porsi delle domande e ancor più cercare delle risposte, molto probabilmente non c'era alcuna spiegazione, era andata così e basta. Ora però era passata e gli strascichi  sarebbero scomparsi anch'essi a poco a poco, bisognava solo aver pazienza e cercare di distrarsi. Anche se il rischio di vomitare non c'era più, la nausea continuava forte e irrispettosa, per fortuna mi ero organizzata anche riguardo ai pasti per i giorni a venire, una sorta di menù fisso che preparavo con qualche giorno d'anticipo e che avrebbe "allietato" la tavola dei miei cari anche per gli altri appuntamenti con la chemio, la loro tavola, appunto, non la mia. Per quel giorno solo il  pensiero della patata lessa non mi dava la nausea, quindi avrei mangiato quella,condita con olio e sale. Il pranzo era sistemato, tutto il resto poteva aspettare, poi c'era Valeria che si stava rivelando essere per me più di un semplice aiuto; il vederla girare per casa, fare le cose che di solito erano il mio compito quotidiano, mi dava la stessa sicurezza e serenità di quando, piccola, avevo la febbre e vedevo sfaccendare la mia mamma. Mia figlia in quel momento diventava per me madre.

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