maggio

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giovedì 20 gennaio 2011

" Ma levatelo questo benedetto cappello!" Valeria urlò proprio quel giorno che ero stata tanto male, al secondo ciclo di chemio. Aveva ragione perchè io il cappello non lo toglievo mai e non lo avevo tolto neanche quando,stesa sul letto, avevo cominciato ad avvertire i primi segni dello "tsunami". Il fatto è che non tolleravo il pensiero di apparire così com'ero, il cappellino mi dava quella sicurezza che allora mi mancava, una sorta di maschera soprattutto per me stessa che mi proteggeva da una realtà che, benchè passeggera, non volevo accettare. Guardarsi allo specchio ogni giorno diventava sempre più drammatico e presto avrei dovuto dimenticare l'esistenza del pettine; i capelli, sì li avevo tagliati cortissimi, ma ora mi chiedo perchè mai non ho trovato il coraggio di rasarmi a zero??! Forse perchè pensavo o meglio mi illudevo che sarebbero caduti di botto da soli o che ero così preparata da non soffrire tanto; nè l'una nè l'altra cosa, perchè quotidianamente li vedevo dovunque, sul pettine, nel lavandino, sugli abiti ed era sempre una nuova pugnalata. Senza parlare di quando decidevo di lavare "la testa"! Chiudevo gli occhi per non guardare, poi li aprivo troppo in fretta giusto per assistere ad una triste processione verso lo scarico della vasca da bagno. Ma quanti erano questi capelli?? E pensare che mi ero sempre lamentata del fatto che fossero pochi. Mah! A pensarci, la vita è proprio strana, offre situazioni completamente capovolte che, è vero, disorientano ma fanno capire quanto non possano esistere opinioni ferme ed oggettive, tutto è mutevole e passeggero, come del resto lo è la vita stessa.
E intanto quei quattro peli rimasti dovevano comunque essere sistemati fino alla definitiva scomparsa e il pettine per loro era diventato veramente un lusso che non potevano più permettersi. Ci pensai un po'... Certo! Erano tanto simili ai capelli dei neonati, quelli che vengono su verso i cinque mesi, dopo una prima caduta... sì, avrei usato la spazzolina a setole morbide, proprio quella per i capelli delicati dei bimbi piccoli, che accarezza e non traumatizza il cuoio capelluto. Ma poichè, anche in questa situazione spiacevole, ringraziando Dio, non ho mai perso l'amore per me stessa e il piacere di curarmi sia pure badando un po' al superfluo, volli scegliere spazzola e pettine di un bel rosa confetto, il colore femminile per eccellenza, perchè avevo un tumore ma ero viva, ero femmina e intendevo esserlo per molto altro tempo ancora.

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