ottobre

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venerdì 28 gennaio 2011

In quell'ambiente già amico un altro volto familiare non poteva che farmi bene. Glielo avevo chiesto per scherzo ma mi aveva risposto con un "a che ora si parte?" e avevo capito che non scherzava; sì, perchè quando si parla con mia nipote Simona non si sa quando finisce l'ironia e incomincia l'atteggiamento consapevole e serio. Diversa dalla gemella Alessandra, più diretta e facile da capire, lei è così, ingenua quanto basta, vagamente ironica e dotata, forse anche a sua insaputa, di una sottile vena comica. Se parla di se stessa conserva tali caratteristiche e allora senti che dice "sono slanciata, bionda e bella", ironizzando,  perchè sul "bionda e bella" possiamo essere d'accordo, sullo "slanciata" un po' meno. In comune con la sorella, però ha il grande affetto per me; aveva pianto tanto alla notizia della mia malattia, e di quel periodo ricordo le sue telefonate quotidiane che cominciavano sempre con un sommesso "ti disturbo?" Poi io avevo messo fuori la grinta giusta e con me l'intera famiglia, tutti solidali per una grande battaglia, compresa lei, "piccola, bionda e bella." Quel 18 maggio, allora era lì con noi, a tenermi compagnia, a parlarmi del suo lavoro, del suo amore e soprattutto dei preparativi per il matrimonio di Alessandra, fissato per il mese dopo, una festa bellissima che attendevamo con gioia: la prima dei nipoti di nostro padre che andava sposa! Ridevo di gusto anche con l'ago nella mano, tanto che il dottor Antonio, entrando aveva esclamato: "E brava te! Oggi ti sei portata la claque." Beh, in un posto come quello la claque ci vuole proprio, aiuta a dimenticare ciò che stai facendo e il perchè, alimenta la speranza e rischiara il futuro. Un supporto amico potenzia l'efficacia della terapia stessa così che si possa parlare come Gerardina: "Ma io a 'sta malattia non ci penso proprio, io non la tengo, non l'ho mai avuta perchè...mi sento bene!"

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