maggio

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domenica 19 dicembre 2010

Poi fu un sabato mattina,quando mancavano tre giorni al secondo ciclo di chemio; seduta sulla mia poltrona in camera da letto recitavo come al solito le preghiere del mattino, sentii all'improvviso prurito un po' al di sopra della nuca, là dove terminano i capelli. Non potei fare a meno di grattarmi e ritirando la mano sentii qualcosa che sfregava sulle dita; un ciuffetto abbondante di capelli era rimasto bloccato tra il pollice e il medio, meccanicamente e quasi con disgusto aprii le dita e benchè corti ma purtroppo visibili li guardai cadere e posarsi sul pantalone della mia tuta. A questo momento pensavo di essermi preparata bene, ero partita da lontano, avevo persino tre parrucche, eppure... eppure in un attimo, quasi non credendo ai miei occhi, mi sentii trafitta da una lama. "Dio, ci siamo!" pensai tra me e chiusi gli occhi con la timida speranza di riaprirli e vedere che mi ero sbagliata, che tutto era frutto della mia immaginazione stressata dall'ansia. E invece era vero, i capelli erano ancora là, mi alzai di scatto e scuotendo il pantalone me li tolsi di dosso, violentemente come violento era stato questo nuovo attacco contro di me che già ne avevo da raccontare. La mia mente era confusa, avrei voluto piangere, ma non dovevo, l'avevo promesso a me stessa, l'avrei gridato ai miei figli per trovare conforto, ma non era giusto e poi si sapeva che sarebbe successo anche se un po' ci speravo di diventare un'eccezione, e allora che fare? Come un automa mi chiusi in bagno e mi guardai allo specchio, presi il pettine e lo passai tra i capelli, una volta e poi ancora... e tra i denti restavano bloccati, fermi lì ad aspettare che fossero liberati ora che, indeboliti non avevano più ragione di essere. Basta! Stavo per piangermi addosso e questo non era possibile, dovevo reagire. Ricacciai indietro le lacrime, come negli ultimi tempi solevo fare sempre più spesso, mi ricomposi, dopo tutto non era successo niente di irrimediabile, e andai da mia figlia, Valeria. Avevo bisogno di lei, della sua forza.

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