dicembre

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venerdì 17 agosto 2012

Nel centro di riabilitazione dove mio padre sta recuperando dopo l'operazione al femore, c'è un reparto dove percorrono il difficile cammino i pazienti psichiatrici.
Ogni volta che sono lì  ne vedo qualcuno lungo i viali alberati del giardino.
Stasera ho visto un anziano che camminava scuotendo il capo ed ogni tanto proferiva parola, come fosse risposta o intervento ad un altro interlocutore.
Ormai mi sono abituata a questi incontri, eppure non nascondo che nell'immediato resto perplessa, forse anche turbata da quella sorta d' "infelicità" inconsapevole, ma poi riflettendo mi chiedo fino a che punto lo sono, infelici visto che possono essere se stessi completamente senza inibizione o vergogna.
Naturalmente parlo di pazienti non aggressivi o violenti, che sembrano piuttosto sospesi in una specie di limbo o "piccolo paradiso riservato" il cui ingresso è concesso solo a Loro.
All'inizio per più giorni di seguito ho incontrato la stessa persona, tanto che aveva imparato anche a riconoscerci. S'aggirava nei pressi del parcheggio all'interno del giardino. Non avevo subito capito Chi fosse, pensavo ad un posteggiatore o al parente di qualcuno ricoverato lì... non certo ad un paziente psichiatrico. Si muoveva in modo un po' strano quasi zoppicasse ma era vestito di tutto punto, quindi...
Ora a pensarci bene proprio per il fatto che con questo caldo torrido indossasse giacca e cravatta e gesticolasse come un parcheggiatore, qualcosina avrei dovuto intuire,  e poi la conferma l'avrei avuta guardando le scarpe... comunissime scarpe da ginnastica ma bianche e rosa! Giacca, cravatta e scarpe stile Barbie? Tutto molto improbabile.
Una sera s'avvicinò a Noi... "Vi mettete qua? Fate bene! Lo sapete che domani mi sposo?"... intanto l'Amore della mia Vita era di spalle e chiudeva l'auto... "Senti zia (io) diccelo allo zio (mio marito) che domani mi sposo. Anzi... v'invito a tutt'e due!"
Sorridendo c'eravamo allontanati rassicurandolo che non saremmo mancati. Lo vedemmo ritornare al posteggio gongolante e soddisfatto.
Un paio di sere dopo ce lo ritrovammo in divisa e con un cappello da guardia giurata.. Soliti convenevoli ma questa volta nessun accenno al matrimonio. Assecondandolo io non gli avrei chiesto niente, ma l'Amore della mia Vita anche per stabilire una certa familiarità tirando in ballo un argomento pregresso che aveva voluto condividere con Noi, gli chiese..."E poi Ti sei sposato?"
All'improvviso si rabbuiò, si scostò di qualche passo e levandosi il cappello guardò torvo... " nun' ne parlamm" esclamò poi allontanandosi a capo basso.
Forse quella domanda a bruciapelo aveva fatto scaturire una scintilla di lucidità, chissà...
Da quella sera non l'abbiamo più visto.
Ci penso sempre... anche con un po' di senso di colpa... si sarà sentito mortificato, offeso.
Mi dispiace.
Se è vero che un pizzico di follia è nascosta in ogni uomo quanto male può fare il "folle inconsapevole" a Chi vive pur con dignità il proprio delirio... il Suo ragionamento non condiviso.

12 commenti:

  1. Meraviglioso post! Quanta umanità e sensibilità sono in te mia cara Mary. Certo tuo marito, non pensava di sconvolgerlo nel,tentativo di continuare un dialogo, per quanto strano fosse stato... Relazionare con persone che vivono in un mondo tutto loro, non è facile....
    Un abbraccio e grazie delle tue visite

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    1. Appunto, Paoletta... secondo me relazionare con questi Amici vuol dire "scoprire" in Noi il famoso pizzico di follia e mettersi sullo stesso piano. Nel caso specifico... anche Noi avevamo assicurato la presenza al Suo matrimonio, no? Ma non ci siamo stati, semplicemente perchè sapevamo che non sarebbe stato celebrato alcun matrimonio. Chiedergli di tale cosa era quindi inutile. Forse non era LUI il meno equilibrato.
      Un bacio e GRAZIE a TE.
      Mary

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  2. Risposte
    1. Mia cara... sempre GRAZIE e un immenso abbraccio.
      Mary

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  3. Di fronte alla vostra generosa umanità chapeu.
    N'oublie pas ces prochains jours.
    →Pierrot←

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    1. Merci beaucoup, Pierrot.
      A bientot!
      Mary

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  4. Un post bellissmo: asciutto, ma molto partecipato. Non mi sento di aggiungere nulla a quello che già hai detto, solo ti confesso che rimango anche io stupita e senza parole, quando mi trovo davant ad un "diversamente felice"... quasi fossi di fronte ad un specchio in cui vedo una me stessa senza sovrastrutture o storia o memoria o speranze.

    Un abbraccio, mary.

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    1. Perchè, Linda mia sei di una sensibilità "nuda", anch'essa senza sovrastrutture. Percepisci nell'immediato quello che è... e in questo caso la natura umana, saggia se controllata, un po' folle quando non ha freni.
      Alla fine minima è la differenza tra Chi è "felice" e Chi lo è "diversamente..."
      Un affettuoso abbraccio anche per Te,
      Mary

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  5. Purtroppo di queste malattie tutti possiamo soffrirne!!!Ti abbraccio Olga.

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    1. E, cara Amica mia... Tutti dovremmo esserne consapevoli.
      Un caro abbraccio,
      Mary

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  6. Vicino alla casa della nonna materna c'era il maniconio di Maggiano, reso famoso dai libri di Mario Tobino, che lo diresse per lunghi anni, raccontati con grande umanità nei suoi scritti, poi divenuti film altrettanto famosi ( "Le libere donne di Magliano" e "Su per le antiche scale").Due zie di mamma e diversi parenti e amici di famiglia lavoravano lì; c'era in tutta quella comunità una confidenza familiare e rispettosa con la malattia mentale e sentivo dire spesso "Manicomio è scritto di fuori", a sottolineare il filo sottile che spesso divide la normalità dalla patologia. Questi ricordi mi porterebbero lontano, ma ora ti saluto con affetto.Marilena

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    1. Quindi concordi con me, cara Marilena!?
      Purtroppo non Tutti si rendono conto di tale verità e si ergono a persone che hanno qualcosa in più. Quante volte sarà capitato di sentire risolini di scherno diretti a persone definite "pazze"... eppure lo dice chiaramente l'etimologia della parola stessa... da "pathos", sofferenza e "patiens", colui che soffre. Che c'è da ridere nella sofferenza?
      Grazie, Marilena per il Tuo sensibile commento ed un abbraccio.
      Mary

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