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giovedì 26 maggio 2016

QUEI GIORNI... A ROMA ( parte sesta)



Il malato oncologico sempre più protagonista e primo artefice della cura.
Dalla diagnosi in poi, a cominciare dall'intervento chirurgico e in seguito proseguendo con le terapie, il supporto psicologico e la scelta consapevole di non voler soffrire. Fino a giungere al fatidico "traguardo" dei 5 anni. Il lungo periodo che segue merita altrettanta cura ed attenzione, con scrupolosi "follow up", riabilitazione a 360°, e prevenzione terziaria per evitare le ricadute o un nuovo tumore secondario a distanza di tempo a causa della tossicità dei farmaci assunti.
La "survivorship care" è una necessaria realtà, e nasce per la manifesta angoscia di coloro che pur riconosciuti fuori dal "tunnel" non riescono a considerarsi guariti. Una rete di professionalità, compreso il Volontariato, contribuisce al superamento anche solo parziale dei vari problemi. E' quindi una rete di assistenza per le persone guarite, che parte dall'ascolto dei bisogni degli stessi e mira non più alla ricerca della "recidiva" ma ad un miglioramento della nuova vita.
Sono più di tre milioni i sopravvissuti che vanno seguiti, una vera e propria esplosione della cronicità che mette alle strette nel bene e nel male. Sono aumentate le visite dai medici di famiglia, che ora più che mai sono tenuti ad essere informati, per informare a loro volta ed orientare verso le scelte migliori. Pochi esami che non siano invasivi, e cura nell'alimentazione e nello stile di vita.
L'ultima sessione del convegno a Roma, ha avuto come tema centrale. l'Immuno-oncologia o Immunoterapia coi farmaci biologici. Questi sono mirati, riattivano i linfociti T (cellule Killer) e bloccano l'immunosoppressore.
Come è possibile constatare, i progressi ci sono stati, e sono sempre più numerose le testimonianze positive. In questa sede specifica è il caso di Vivaldo Lleshi, ventunenne friulano che venuto fuori da un tumore al testicolo con metastasi polmonari, ha già effettuato il giro d'Italia in bicicletta in due settimane, e si appresta a farne un'altro in Scozia per raccogliere fondi.
E che dire di Davide Vasselli, colpito da Glioblastoma multiforme quattro anni fa... per Lui fu decretata la fine entro pochissimi mesi, e invece grazie alla tenacia, caparbietà e grande voglia di vivere, è ancora qui e non solo. Abbraccia grandi e piccini, e infonde loro speranza.
A Lui è stato consegnato il "cedro d'oro", un riconoscimento per come ha vissuto e vive la malattia, mettendosi anche al servizio degli altri.
Davide ha potuto curarsi per la disponibilità economica assicuratagli da una polizza fatta in tempi non sospetti, e questo lo amareggia un po' per la riflessione che ne consegue. Lui ha potuto, e i più che non possono, sono allora destinati a non farcela? La Politica ha un bel mucchio di risposte da dare, ma si sa come vanno queste cose, e a Noi non resta che sperare ma pure far sentire la Nostra voce.
Di questa esperienza ho portato con me due frasi emblematiche da condividere... la prima di Davide stesso... " Ho scelto di vivere quello che mi resta con divertimento, e per questo non mi privo di nulla". E poi quella che potrebbe essere la didascalia della foto di gruppo finale... "Vinciamo Insieme la Vita". Perché è così che si vince. Uniti.

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