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venerdì 20 maggio 2016

QUEI GIORNI... A ROMA (parte seconda)




Nonostante una pioggia incessante e torrenziale, una sala gremita. Associazioni di volontariato e professionisti di tutta Italia non hanno voluto mancare, ma anche gente comune probabilmente "caregiver" di malati oncologici, tutti per saperne di più, vivere meglio un percorso ad ostacoli come solo il cancro può presentare.
Niente è impossibile, qualcosa è solo più complicato, difficile. Per questo bisogna "attrezzarsi" bene prima, ad esempio già al momento della diagnosi essere in buona forma per affrontare eventuale intervento e trattamenti.
La malnutrizione in oncologia è un problema molto frequente, che incide negativamente sull'efficacia delle terapie, sulla qualità di vita e persino sulla sopravvivenza dei pazienti.
In molti casi, sin dall'inizio c'è un calo di peso dovuto in parte alla malattia stessa, all'ansia, e ad altri fattori. Se non si corre ai ripari immediatamente si rischia un ulteriore deterioramento delle condizioni fisiche a causa della chemioterapia e radioterapia. Di qui la necessità di avvalersi della competenza di un nutrizionista che collaborerà in team con le altre figure professionali. Dieta personalizzata, non totalmente vegetariana, né tanto meno vegana, entrambe carenti di nutrienti importanti per Chi deve affrontare trattamenti di rilievo.
Oggi è sempre più diffusa l'abitudine di seguire diete "captate" dai media. Il web impazza, bombarda e convince che tutto va bene per tutti, e così non è. Ciò che può essere valido nella "prevenzione", non lo è al contrario a "malattia conclamata", inoltre come ognuno è un essere a sé, con le sue caratteristiche psico-fisiche, così anche i tumori non sono tutti uguali e i malati oncologici pure.
La malattia è un processo dinamico durante il quale i bisogni nutrizionali variano, occorrerà pertanto vigilare sullo stato infiammatorio e ricorrere a ripetute valutazioni dell'anoressia, collegata alla perdita di peso e di massa muscolare.
Non ci si può quindi improvvisare, ma ricorrere ad una preparazione multidisciplinare di alto profilo.
Un malato oncologico dalla diagnosi all'intervento e poi ai trattamenti non può essere assolutamente lasciato a se stesso o ai familiari che si sentono incaricati di forte responsabilità, e qualora per malcapitato caso la situazione evolvesse al peggio, pure tormentati da ingiusti sensi di colpa.
Ascoltavo con molto interesse i vari interventi, e a tratti pensavo e ricordavo...
Da sola me la sono sempre cavata, forse fu fortuna la mia. Con la nausea, l'inappetenza, il vomito... e poi l'ansia di non farcela e la stanchezza... tanta stanchezza che portava al sonno e a dimenticare i pasti. Eppure... ripeto... fui capace di sbrigarmela, con quelle maxi ciotole colme di passati di verdura, in cui mescolavo qualche cucchiaio di ricotta, olio di oliva e abbondante parmigiano grattugiato. Ogni giorno così... un menù di mia invenzione per quasi un anno. E non ci fu mai un rinvio di "appuntamento"... valori sempre accettabili, nonostante tutto. Il "mio pastino" funzionò alla grande, insieme con le mele cotte e il miele millefiori, e tanta acqua naturale bevuta a piccoli sorsi.
Fui la nutrizionista di me stessa. Credo che "Qualcuno" dall'alto avesse predisposto che fosse così.
(continua...)

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