marzo

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martedì 30 aprile 2013

Non c'è giorno che passi ed io non abbia imparato qualcosa di nuovo... quanti spunti di crescita, quante occasioni di arricchimento!
Anche un rimprovero, giusto o ingiusto che sia, può servire a revisionare il proprio animo, a valutare la bontà dell'impegno.
 E poi si prosegue, a passi cauti ma si va avanti, aggiustando l'andatura discretamente ma con continuità.
Stamattina ho sentito paragonare il "cancro" ad una rete... Chi ci finisce dentro, immediatamente si sente imprigionato, poi vuole liberarsi... e si agita, strattona... alcuni movimenti sono inutili e dannosi, altri però fruttuosi. E le maglie della rete cominciano ad allargarsi e finiscono strappate... si presenta una via d'uscita e perciò si acquista più energia. Capita però che per una maglia tirata e poi lacera, altre due vicine si accostino tra di loro tanto da far infittire la rete giusto in quel punto, ed allora la "lotta" riprende con maggior impeto e determinazione. Si era presentata una prima possibilità, perchè "impedirsi" di sperare in una seconda?
Una giornata, oggi... tutta frutti da raccogliere.
Stasera ero fuori e mi arriva una telefonata sul cellulare... "Ciao, mi sentivo tanto giù ed ho pensato... Le telefono. Scusa l'ora ma avevo bisogno di sentirti.", "Hai fatto benissimo... e poi, scusa l'ora?!... sono le 20,30! A quest'ora al ritiro ci sono solo le galline...".
Dall'altra parte una risata di gusto... "Grazie... ecco vedi, mi hai tirato su. Non sono più moscia... sei contenta?"
Avrei voluto dirle... contenta??! Ma tanto tanto di più... e poi ho detto solo, certo che sì... perchè la contentezza mi aveva fatto salire un nodo in gola.
Contentezza, gioia... soddisfazione e speranza. Quanti "tesori"!
Potrà il mio Cuore contenerli sempre tutti?

lunedì 29 aprile 2013

"Ora più che mai penso che niente è da escludere a priori e che è sempre possibile trovare qualcuno o qualcosa di prezioso nei luoghi e nelle circostanze più imprevedibili."
Tiziano Terzani, "Un altro giro di giostra"


Con i fogli sparsi sul letto, cercavo di capirci qualcosa... essere attenta che ci fossero tutti, metterli in ordine e farne delle copie... per domani.
Controllo di nuovo un foglio dopo l'altro... sì, manca proprio quello che mi fu dato nella grande busta gialla insieme con le lastre. Ed ora come si fa? Faccio una telefonata e per tutta risposta vengo aggredita. Credo di non meritarlo... o forse sì? Il fatto è che la mia testa non è dove deve essere... è altrove, mentre io sono qui e vorrei essere altrove per pensare ad altro. Ma fosse anche possibile... servirebbe a qualcosa?
 Non lo so...
Sono sempre più convinta che pensino che IO basti a me stessa... IO "cerco" di bastare a me stessa, anche perchè  solo IO so quello che provo, però vorrei che ci provassero almeno a capire e non si limitassero a pensare con superficialità... ma sì, tanto è andata bene!
Riusciranno mai a comprendere quanto costa mantenere questo "stato di grazia"?
Non lo so...
Come non so se sono davvero forte come appaio. Appena ieri qualcuno mi ha definito, "una combattente"... è vero, non mi arrendo anche se di resa sembra inutile parlare ora che si pensa io abbia vinto, e la mia resistenza invece sta proprio nel procedere guardinga e fiera delle "mie medaglie", prova di ciò che è stato.
Perciò anche se ho fastidio e disagio per una protesi che sta sulle sue ed un braccio pigro e stanco, mi lamento sì, ma in fondo sono contenta lo stesso perchè IO ci sono e posso parlarne.
E a Chi oggi mi ha aggredito verbalmente, per difendermi ho detto tutto questo e all'improvviso c'è stato un "ridimensionamento" anche addolorato. Stupita, ho fatto un passo indietro e aggiunto che tutto sommato i miei "accidenti" non avevano importanza, almeno in quel contesto, ma...
"No... perchè dici così, TU sei l'Amica mia... sei importante, senza di TE avrei mandato tutto all'aria. Ti chiedo scusa, perdonami e... cerca di capirmi."
Già dovevo capire... ma soprattutto me stessa, in particolar modo ritrovarmi, perchè poco prima mi ero davvero persa tra mille pensieri.
Il "foglio della busta gialla" era lì, sotto i miei occhi sul rovescio di un altro... avevo contato e ricontato e continuavo a... sbagliare.
Mi sono calmata... ed ho richiamato, stavolta per chiedere scusa. I "fogli" non erano i miei, me ne sono assunta l'impegno... quando ci si mette in gioco deve essere fino in fondo con senso convinto di responsabilità.

domenica 28 aprile 2013

Non avrò per caso dato l'impressione di "perdere colpi" in fatto di serenità, spero...
Me lo chiedevo prima di cominciare perchè, sinceramente, in certi momenti  arrivo ad annoiare persino me stessa... eppure IO SONO SERENA, di fondo SEMPRE, visibilmente QUASI SEMPRE. Devo necessariamente esserlo per non perdere le forze e poter "attaccare" se sarà il caso, e intanto muovermi non da sprovveduta per non rischiare di essere presa alle spalle.
Strategie senza fine per poter avere la meglio su un nemico che neanche vedi e dire... ho vinto anche stavolta.
Fare di un imprevisto... una novità fuori programma, di uno sconvolgimento... una risorsa impensabile, non è che sia cosa facile, è chiaro, ma possibile sì... e vai avanti e Ti sorprendi perchè "vai anche meglio di prima".
Qualche giorno fa ho incontrato un paziente che fisicamente pareva essere straniero, poi ha cominciato a parlare in dialetto partenopeo...
 "Sono contento di vederti, però mi dispiace se cambio giorno perchè così non ti vedo più.", un pensiero semplice ma l'ovvietà lo rendeva di comprensione quasi non immediata... comunque un pensiero gentile, praticamente un complimento. Ho pensato quanto fosse stato sensibile e dolce, e per questo l'ho ringraziato precisando però che bisogna sapersi adeguare ai cambiamenti i quali poi possono rivelarsi ugualmente delle piacevoli novità.
"Eh... non lo devi dire a me! Sono otto anni che c'ho 'sta malattia... è cominciata prima a una parte poi è andata avanti. Ho sempre pensato, vabbè non fa niente, è meglio così.", "Meglio così!?...", "Sì, meglio così... perchè è arrivato e nessuno può farci niente, però mi sono curato e questa è già una grande cosa perchè ci sono quelli che neanche la terapia possono fare e muoiono. Poi ha cominciato < a camminare>, e va bene lo stesso, perchè c'è chi non ha una gamba, chi non ha un braccio, chi non vede o non sente, io invece posso fare tutto perchè ho tutto... ed ora sto parlando con te. Per tutte queste cose, io dico... sono fortunato."
Non c'è che dire... una filosofia di vita ineccepibile, la sintesi perfetta della "serena consapevolezza".
Vivere QUI e ADESSO... io lo sapevo, ne sono fortemente convinta eppure da quelle semplici parole sono rimasta semplicemente estasiata.

sabato 27 aprile 2013

Sarà che faccio un gran parlare sul mio andar cauta nelle aspettative e in realtà forse vorrei  che si arrivasse ad una conclusione definitiva, perchè basta una piccola battuta d'arresto o qualcosa che va storto e la delusione prende il sopravvento e il timore che sia mera illusione comincia a farsi strada, partendo dallo stomaco e prendendo alla fine ogni pensiero.
Devo "metabolizzare" in fretta questo "centimetro in più"... e che sarà mai?! Con una mammella in meno, la protesi che dovrebbe stare al suo posto ma non sembra, una "lieve differenza" come quella dovrebbe passare quasi inosservata. In effetti... però il disagio c'è, soprattutto a sera quando il braccio è stanco... è chiaro che dovrò imparare a convivere anche con questo.
Oggi rileggendo alcuni miei vecchi post per trarne citazioni da passare al gruppo ho trovato quelli che all'epoca definii "comandamenti" per continuare a... vivere in piena serenità anche dopo un tumore. Niente avviene per caso, tante volte ne abbiamo avuto la prova, quindi devo dedurre che averli trovati sotto gli occhi proprio oggi voglia essere un incoraggiamento, conforto e sprone ad andare avanti sempre col medesimo spirito, ottimista e combattivo. E' la mente che tutto comanda e ancora una volta è su di essa che dovrò puntare...
IO MI AMO DI PIU'... IO CREDO IN ME... IO CE LA FARO'... IO SORRIDERO' SEMPRE E COMUNQUE.
Soprattutto sull'ultimo punto dovrò impegnarmi  per non rischiare di negare per prima a me stessa ciò in cui credo... la "forza del sorriso"... per non deludere Chi con tanta fatica ci "sta provando" dopo il mio ripetuto ed insistente invito... per essere credibile quando, non con presunzione ma come testimonianza, "lo insegnerò". Avrò da riprendere gli "esercizi" di un tempo... ricordate?... davanti allo specchio prima di "cominciare"...
Anzi lo faccio subito, stasera stessa... davanti allo specchio ancora... prima di "finire".

venerdì 26 aprile 2013

Non era male nemmeno la tisana al tè verde di stasera... l'ho tenuto a lungo in infusione, voglio pensare che in questo modo i polifenoli si attivino per una maggiore efficacia... chissà!




"Ti avevo promesso un sorriso ma sono stata tanto male dopo l'ultima volta...", "... e allora!? oggi però è tutto passato...", e la mia nuova Amica un sorriso me l'ha regalato.
Tante volte mi chiedo cosa sarebbe stato di me se non avessi avuto tale "opportunità"... scambiarsi un sorriso, un dono mai inopportuno che gratifica e rasserena. Forse non sarei stata ora così "solare" nè avrei mai potuto affrontare e superare tanti momenti difficili che continuano a... presentarsi.

La stanza finalmente si era liberata ed ero stata chiamata per la visita. Mi accolgono due dottoresse, la prima dell'anamnesi ed un'altra dal "meraviglioso sorriso". Meno male...dico tra me... ogni tanto capita qualcuno che ci pensa, al sorriso.
 Sbrigate di nuovo le solite faccende burocratiche, altre domande in realtà sempre le stesse ma poste in modo diverso, poi...alla visita. Misurazione del braccio negligente suo malgrado ed anche dell'altro per annotarne la differenza... riflessi e sensibilità, limite nei movimenti e grado di dolore. Alla fine tutto ciò mi ha fatto capire di essere più limitata di quanto pensassi.
"Il problema è...", ho specificato, "... che lo sento molto affaticato dopo aver passato la scopa elettrica sui pavimenti", "Ma scherzate?! la scopa elettrica non la dovete usare assolutamente...", e la "dottoressa sorridente" si era fatta più che seria... scura in volto, ed io timidamente con un filo di voce... "non lo faccio più...", e mi sono sentita per la prima volta in tutta questa "storia", davvero penalizzata, molto di più dell'aver perso una mammella. Comunque la visita è proseguita e si è conclusa con la diagnosi di "disabilità dell'arto superiore destro", certamente di grado non elevato per carità, ma sentir dire questo mi ha un attimo destabilizzata. Quindi mi è stata prescritta una terapia... 10 sedute di linfodrenaggio manuale, 10 sedute di riabilitazione del braccio e della spalla... mi sono state risparmiate quelle dallo psicologo.
Evidentemente... nonostante tutto... hanno pensato bene non ce ne fosse bisogno.

giovedì 25 aprile 2013

Ho cambiato tisana, stasera... ho preso una alla ciliegia, dicono che sia drenante. Un chilo l'ho già perso, magari può aiutare nell'impresa e poi... è da ieri che questa parola, drenare... in tutte le sue forme e derivati mi occupa i pensieri.

"Non entrare. Terapia in corso", la dottoressa ha spinto quella porta e siamo entrate in un corridoio che mostrava vani aperti su entrambi i lati. Ci siamo infilate nel primo... occupato da una paziente che faceva esercizi ad una mano sotto la "sapiente" guida della fisioterapista... siamo passate al secondo... idem e così pure per il terzo e il quarto. "Dove possiamo metterci?", ha chiesto allora ad una delle operatrici... "Che cosa dovete fare?", "Solo l'anamnesi...", ed allora le ha indicato di uno di quei vani, un angolo separato dal resto da una specie di tenda... pareva un vano doccia, lì dietro una barella e due sedie, la prima è diventata scrivania, ci siamo sedute ed è cominciata l'"intervista". Più o meno le solite domande riguardanti i "dati anagrafici" del tumore, il tipo di interventi, le terapie e il resto, ma in più stavolta c'era una specie di test...
"Vi elencherò una serie di attività, per ognuna sarà assegnato un voto da 1 a 7, dove 1 rileverà il minimo disagio e di conseguenza 7 il massimo...", ed è iniziata la "processione" perchè in effetti, trattandosi di attività normali nel quotidiano, io "mi rivedevo"... quindi rispondevo e dal tipo di risposta l'interlocutrice ricavava il voto giusto.
"Avete difficoltà nelle relazioni sociali?", oh bella... perchè mai?!... "Intendete... per il braccio... gonfio? Beh, in realtà non è che si noti molto... è un centimetro, però a pensarci, anche se fosse stato di più, per me non sarebbe stato un problema, forse solo per Chi l'avesse notato. Gli accidenti non si comperano nè si scelgono, questo poi è la conseguenza di un altro più grosso... ma Chi se ne importa! Io punto su altro..."
"Di che cosa vi occupate nel tempo libero... cucite, siete dedita al giardinaggio?", "Oltre i bottoni non vado e quando innaffio le piante sto alla larga dalle piante grasse spinose", "Benissimo... altro?", c'ho pensato un attimo, e anche se c'entrava poco e solo perchè l'aveva chiesto più volte, ho risposto... "Faccio volontariato... ", "... e dove?", "... proprio qui, in ospedale... all'Oncologia medica", e a questo punto ha strabuzzato gli occhi, esclamando... "Siete forte...", "... nonostante il braccio indebolito... sì, forse sono forte".
Qualche altra domanda ancora... il tempo per delle fotocopie e poi... "Aspettiamo che si liberi la stanza e la dottoressa addetta (un'altra, si spera stavolta definitiva) vi riceverà"... e qui comincia la II parte del "non caso day", parte II.
  (continua...)

mercoledì 24 aprile 2013

Anche stasera... ho ancora in mano la tazza della tisana, sempre quella.
E' un "conforto" a cui non so rinunciare, dire di no. D'altra parte anche questa, a giusto merito, può essere considerata una "piccola gioia" della vita, un qualcosa di minimo che dà il massimo perchè si possa non attribuire peso eccessivo alle difficoltà di una giornata.
Un ultimo giro di chiave nella toppa e la notte s'appressa anche oggi.
Per me è stato... il "non caso day", parte II...
Arrivo e l'accettazione, come promesso mi riceve subito, poi con un colpo di telefono viene avvisata la "dottoressa addetta". L'adempimento della promessa a questo punto viene meno perchè qui comincia un'altra lunga attesa... resto in piedi perchè convinta che finirà a breve e invece...
Mi sento chiamare... "Mò stavo dicendo a Lei, 'sta faccia non è nuova per me... allora, sei proprio TU! E che ci fai qui? Dai, siediti...", e mi hanno fatto spazio sul piccolo divano di quella sala d'aspetto, lasciandomi il posto centrale, da una parte l' "Amica dai 13 figli", dall'altra la Sua accompagnatrice, una giovane ragazza dell'età di mia figlia. Dopo un po' vengo a sapere che è una Sua vicina di casa... penso tra me che con tanti figli può contare solo sul sostegno di un'estranea, ma questa è una storia vecchia... io lo so bene eppure ancora una volta mi meraviglio. Prendiamo a "raccontarci"... Lei con la Sua solita "verve" nonostante gli anni, in un crescendo di coloriti toni e volume alto come sempre finisce col coinvolgere tutti i presenti, nessuno escluso anche coloro che non parlano, non ridono e la guardano con gli occhi spalancati.
Intanto il tempo scorre... ed io comincio a pensare che per lo meno oggi sono stata fortunata a fare quell'incontro... quando si aspetta in compagnia è come se le ore, i minuti si dimezzassero, è una specie di "sconto" che "Qualcuno" fa perchè Tu possa pagare meno lo stress dell'attesa.
Dopo una mezz'ora abbondante arriva una dottoressa che penso essere l'"addetta", in realtà lo è ma solo per la "prima parte" della visita, l'anamnesi.
"Venga... vediamo dove possiamo sistemarci...", e qui comincia la I parte del "non caso day", parte II.
   (continua...)

martedì 23 aprile 2013

Ho appena terminato di bere la mia tisana... ai frutti di bosco.
Ho scoperto che è di gran lunga più efficace della camomilla... per rilassarsi e nello stesso tempo tirarsi su.
Perchè non è affatto detto che una cosa escluda l'altra... anzi.
E di nuovo... è necessario far silenzio, non parlare e non sentir parlare perchè qualsiasi suono arriva come fastidioso rumore, insieme concitato di voci senza contenuti se non banalità.
Nient'altro.
Ed anche in casa... quante inutili parole!
Prendo sempre una tisana ai frutti di bosco quando ho bisogno di silenzio, mi conforta... compensa quel vuoto che paradossalmente accompagna "tanto rumore".
E' che oggi ho avuto una giornata così... particolare, soprattutto la mattinata. Sono partita presto per la visita medica in programma ed ho aspettato più di due ore, per sentirmi dire... "è meglio che venite domani, c'è la collega che "cura" casi come il vostro". Perchè il "mio caso" in realtà è un "non caso"... se fossi andata con un braccio talmente gonfio da non poter "essere misurato", allora sì che sarebbe stato facile perchè casi così non si risolvono... vengono trattati, è vero ma non arrivano a concludersi mai, alla fine si fa l'abitudine e... amen, come per tutto il resto.
Ma il mio braccio è misurabile perchè gonfio in misura da non costituire un "caso"... "solo" un centimetro in più, si nota proprio a volerci "ficcare l'occhio", anzi se non lo stai a guardare, guarda un po'... non ci fai affatto "caso".
Vedi il "caso" però... a me il braccio serve, è il destro... per essere precisi, è il "braccio prevalente" e detto questo ho detto tutto. Si stanca e non posso fermarmi ogni tre minuti in quello che sto facendo per metterlo in pausa.
E il sinistro? E' stato collaborativo solamente all'inizio, del resto non si può pretendere granchè da chi non ha mai fatto niente o quasi.
Così stabilito che il "misero" è sì gonfio ma non troppo, servirà parere più autorevole o meglio più competente perchè si sa la competenza va di pari passo con l'"accidente"... ma ahimè, al contrario.

lunedì 22 aprile 2013

50 E 50: A VOLTE UNA RISATA E' DAVVERO LA MIGLIORE MEDICINA

Stasera riunione straordinaria del gruppo per vedere Tutti insieme un "film di speranza"...
Sono partita "baldanzosa e fiera"... sono tornata a casa come Chi ha combattuto, è sopravvissuto, pesto ed acciaccato ma è contento lo stesso perchè sente di aver vinto.
 Per quel che gli riguarda... ce l'ha messa tutta poi... poi si vedrà.
"Sapevo che poteva essere un rischio...", ha detto il "facilitatore" al termine del film, e mentre parlava ci scrutava ad uno ad uno come solo Lui sa fare, senza che ce ne rendessimo conto. Il riscontro è stato alquanto positivo ma intanto molte lacrime sono state versate... era impossibile che non ci fossero...


Un film che affronta il tema della malattia con ironia e leggerezza

La vita del ventisettenne Adam scorre tranquilla, forse fin troppo. A complicare le cose arriva la peggiore delle notizie: è malato di cancro. Da quel momento il ragazzo entra in uno stato di passiva accettazione della malattia da cui nessuno sembra scuoterlo: non la sua ragazza che lo tradisce, non il suo migliore amico mattacchione, non la sua inesperta e volenterosa terapista, che tenta con lui un approccio umano. Adam continua a nascondere prima di tutto a se stesso paura, rabbia, frustrazione e tutti i sentimenti che la malattia porta con sè. Passando attraverso la chemioterapia e tutte le altre fasi della cura il ragazzo comprenderà alla fine ciò che vuole più di tutto e quali sono le persone che davvero tengono a lui.
Il film ha dunque un lieto fine, che si apre al futuro e dà corpo alla speranza.

50 e 50 è un film che affronta con ironia un tema molto delicato, alternando lacrime e risate. Nello stesso tempo, sia pure con semplici accenni sviluppa tematiche correlate... i rapporti  interpersonali, le "originali" terapie di supporto psicologico, persino la pet-therapy. Non mancano le battute strategiche che arrivano ad allentare la tensione in alcuni momenti di particolare drammaticità, senza per questo privarli di tale caratteristica.
Noi Tutti l'abbiamo definito un film straordinariamente "vero", tanti sono stati i punti in cui ci  è sembrato di rivivere le Nostre "storie", ed è  per questo ogni tanto nel buio della sala si sentiva soffiare il naso e balenava il candore di qualche fazzoletto.
Volevo "farmi forte" ma poi ho pianto anch'io... volevo che non si vedesse ma poi le lacrime avevano lasciato  il segno.
Ero partita "baldanzosa e fiera", al ritorno mi sono resa conto che pur senza darmi dolore, le cicatrici ci sono ancora.







domenica 21 aprile 2013

Da soli non si va da nessuna parte...
... tutto quello che ho dato e ricevuto ha un valore che non potrei quantificare, è una ricchezza enorme che sto accumulando e spendendo continuamente, un tesoro che nessun forziere potrà contenere nè banca possedere.  (cit.)


Poche sono le situazioni nella vita in cui "procedere" da soli porta risultati positivi... forse solo quando è da prendere una decisione importante, vitale ma anche in questo caso, prima è stato indispensabile un "confronto" per capire ed elaborare.
Da soli non si va da nessuna parte... non è un aforisma o perla di saggezza, è verità testata sul campo e si ricollega a quella trasmissione di energia che annulla le differenze e riporta a ciò che siamo sin dal principio... spiritualità. Ed è il corpo a beneficiarne immediatamente.
Sento che l'esperienza del gruppo di auto-aiuto mi sta facendo crescere rapidamente... sono entrata con la presunzione di "dare", mi rendo conto del grande arricchimento che ne ricevo ogni volta. Il tema del Reiki, ad esempio mi ha portato a concentrarmi maggiormente sulle percezioni, sensazioni  con il risultato di raggiungere un sorprendente rilassamento quasi in modo automatico e ridimensionare disturbi più o meno fastidiosi o addirittura calmare dolori. Energia che ritorna là dove è partita, energia... a "doppio fondo".
La notte scorsa sono stata svegliata da un dolore improvviso, lancinante alla gamba sinistra... una violenta fitta partendo dall'inguine si è diffusa per tutto l'arto, procurando uno stiramento muscolare di quelli che non si esauriscono in poco tempo, infatti dopo più di dieci minuti ero ancora lì a cercare di muovermi senza fare ulteriori danni. E intanto il dolore diventava insopportabile, di riflesso, anche perchè cercavo il supporto della gamba destra, sembrava che questa volesse farsi solidale con l'altra. Non sapevo davvero come fare. Ad un certo punto ho pensato a ciò che avevo appreso e per prima cosa mi sono calmata e rilassata, poi ho preso a massaggiarmi la coscia, tirando in su verso il punto da cui era partita la fitta. Quasi subito ho avvertito un certo miglioramento, dopo una decina di stiramenti al contrario il dolore era sparito così come era comparso.
Era tornato alle origini...

sabato 20 aprile 2013

"... Tu sei unico... e anch'io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola."
"Allora abbracciami"...    (David Grossman)





L'ho scelta quasi da subito come l'immagine che potesse illustrare al meglio lo spirito dei miei pensieri lasciati così come venivano, perchè in seguito non se ne perdesse memoria soprattutto da parte mia. Credevo infatti che il tempo anche in questo caso operasse impietosamente, velando l'immediatezza delle emozioni... ed io tenevo troppo a riviverle al momento opportuno e con la stessa intensità. Così accanto alle mie "pagine" è presente il celebre dipinto di Klimt... l'abbraccio, e col trascorrere dei mesi, trovo sia diventata la sintesi perfetta di ciò che penso e scrivo. Anzi le parole non sarebbero neanche necessarie se ogni giorno non fosse diverso, ogni incontro... uno scossone alla mia emotività.
Non smetterò mai di stupirmi.
"Per fortuna che ci sei Tu...", mi è stato detto l'altro giorno, e poi... sempre dalla stessa persona, "... abbracciami, perchè poi sto meglio...", non "mi sento meglio" bensì... "sto meglio", che è un'altra cosa... stare meglio implica la convinzione di un effettivo beneficio, non frutto di suggestione, perciò indiscusso.
Pur essendo convinta della presenza di energia in ognuno di Noi, non credo che la mia sia capace di arrivare a tanto, a fare da antidolorifico, ansiolitico o antidepressivo... ma conosco i "miei slanci", la stretta di quell'abbraccio che fa stare meglio anche me, dopo. Altrimenti a quasi tre anni di distanza non sarei qui a parlare del medesimo argomento in modo sempre diverso...  non più la "mia storia", quella di un'unica persona, ma di tante altre che forse si credevano "uniche" in quello che era Loro capitato e per questo sole.
Nessuno è solo a meno che non lo voglia, e la "condivisione" della propria sofferenza o stato è una sorta di "abbraccio ideale" che porta ad essere vicini, ad annullare la solitudine anche se vicini non si è.
In tre anni ho conosciuto tante persone nel reale come nel virtuale, di Tutti conservo il ricordo più vivo perchè TUTTI mi hanno donato qualcosa, TRASMESSO ENERGIA, spero di aver fatto altrettanto con Loro.
E la "storia" non è finita... io continuo a... credere nella forza dell'abbraccio.

venerdì 19 aprile 2013

... malattia, disequilibrio, tristezza, noia visti come compagni da ascoltare e non come nemici da sconfiggere al più presto e subito.



Non saprei spiegare il "come" e il "perchè", ma da quando sentii forte e viva la voglia di reagire a ciò che mi stava capitando, avvertii altrettanto irrinunciabile l'esigenza del "contatto"... di ricevere e donare una carezza, di liberarmi nell'abbandono di un abbraccio. C'ho sempre creduto quindi... e quando di slancio mettevo in pratica questa "percezione" di forza nella forza, stavo subito meglio e contemporaneamente succedeva la stessa cosa a Chi in quel momento si confrontava con me. E non finiva lì... restava il segno.
Per questo, quando si è parlato di Reiki, come sistema di vita, possibilità di essere Noi i guaritori di noi stessi attraverso la trasmissione di energia con la pratica delle mani, quindi col contatto, ho realizzato come folgorazione che per me era cosa tutt'altro che nuova. Credo nell' "abbraccio", nella "carezza" come mezzi insostituibili  per sentire la vicinanza altrui e far sentire la propria in una qualsiasi condizione di sofferenza. E la "condivisione" che si realizza col mostrarsi presente in ogni modo, diventa anche medicina per un processo di guarigione.
Il Reiki si pratica attraverso le mani, l'energia arriva come "calore" e passa dall'uno all'altro con naturalezza e semplicità.
Alcune peculiarità del Reiki rispetto ad altri sistemi di cura col contatto delle mani sono la possibilità per chiunque di apprenderlo e praticarlo attraverso le "armonizzazioni", la possibilità di trattare anche se stessi, e la possibilità di trattare gli altri e contemporaneamente ottenere effetti benefici su di sè.
La facoltà quindi di curare con le mani è già presente in ogni persona e può essere attivata con effetto immediato. Però essere canali attivi dell'Energia Vitale Universale non significa necessariamente diventare un grande guaritore, piuttosto... rigenerarsi, rigenerando.

giovedì 18 aprile 2013

... una via per conoscerti meglio e riportare
la serenità nella tua vita,
il benessere nel tuo corpo,
la gioia nel tuo cuore,
la pace nella tua mente.


Non è altro che "esercizio" per tornare, riabituarsi a quello che eravamo al momento della nascita, in modo prevalente... essenza spirituale.
Il metodo Reiki consente, attraverso "iniziazioni", o "armonizzazioni" di diventare canale attivo di energia equilibrata, ripristinando quella connessione energetica tra l'umano e il cosmico che i tanti condizionamenti culturali e sociali hanno in parte oscurato, facendo sì che l'uomo smarrisse la consapevolezza di essere capace di conoscersi, riequilibrarsi e addirittura guarire.
Ciò che in tempi odierni chiamiamo "positività" o "atteggiamento di apertura" alle buone possibilità, nasce quindi dal ristabilirsi casuale o cercato di tale connessione, e gli effetti benefici sono noti, sia a livello fisico che psichico.
La parola Reiki si compone di due sillabe. "Rei" descrive l'aspetto illimitato ed universale di quest'energia, mentre "Ki" è ogni parte individualizzata del Rei, ovvero la forza vitale che ha preso una specifica forma e permea individualmente tutto ciò che esiste.
Reiki è energia Universale.
Questo sistema straordinario fu scoperto da un monaco buddista, Mikao Usui, che lo strutturò metodicamente in vari livelli conoscitivi ed esperienziali. Dopo l'iniziazione che riporta alla consapevolezza della propria energia, e il percorso dei vari livelli si arriva ad essere pronti alla pratica di questo metodo unico che la scienza non ricusa ma affianca alle terapie tradizionali.
Il "buon dottore" ha sorriso nel ricordare il suo approccio con l'iniziazione... gli era sembrato un' autentica "illusione", magari da trasmettere come una "storiella" di maghi e guaritori, in seguito ne era rimasto stupito ed ora affermava quasi di "aver paura di tale cosa".

mercoledì 17 aprile 2013

SOLO PER OGGI...
vivrò la propensione alla gratitudine
SOLO PER OGGI...
non mi preoccuperò
SOLO PER OGGI...
non mi arrabbierò
SOLO PER OGGI...
farò il mio lavoro onestamente
SOLO PER OGGI...
mostrerò amore e rispetto per ogni essere vivente.



Basterebbe l'osservanza di questi soli cinque principi per raggiungere il benessere interiore... stare bene.
L'altro giorno il medico che ha voluto condividere la Sua esperienza di iniziazione alla "disciplina" Reiki, ha esordito con un'affermazione che nell'immediato poteva suonare come provocatoria... "sono contento di essere qui tra Voi e non altrove a parlare di questa mia esperienza... Voi siete <<  fortunati >>..." Fortunati Noi?... un'assemblea di pazienti oncologici, i Loro accompagnatori quasi tutti parenti stretti, ed altri pochi che comunque con il cancro "convivono" professionalmente, perchè alla fine di convivenza si tratta in quanto è impossibile a lungo andare non entrare in empatia con Chi soffre e non solo fisicamente, e cerca aiuto.
"NOI tutti qui, siamo fortunati..." ha continuato il "buon dottore"... " perchè vediamo cose che Altri non vedono..." Certo, questo è sicuro! Chiunque si è trovato a vivere un tumore lo afferma... è come passare dalla penombra, poi in una zona di buio e alla fine in "piena luce", ove tutto appare più chiaro nei minimi particolari.
E quel che è stato non conta più perchè era parzialmente oscurato... e quel che sarà non preoccupa perchè ormai non c'è più niente da scoprire.
Ed ecco che... se il "percorso" è stato fatto nel modo giusto, strategico per la riconquista di se stessi... si comincia a stare bene, a guardare avanti con l'ansia benigna della speranza e non quella ossessiva del futuro ad ogni costo.
Il Reiki può essere un aiuto in tal senso, in quella che è considerata tra le più estreme situazioni di vita, quale è il cancro, praticarlo rende più vivi, più energetici, più positivi, più aperti a consentire che l'energia vitale prevalga sulla malattia. Perchè significa liberarsi da quel senso illusorio di separazione dal tutto, e acquisire invece la consapevolezza di essere un tutt'uno con l'Universo.
Essere iniziati al Reiki e praticarlo, significa entrare in contatto col proprio Cuore che è la porta di collegamento per qualsiasi tipo di guarigione.

martedì 16 aprile 2013

"Se c'è un rimedio ad un problema, perchè preoccuparci?
E se non c'è rimedio, perchè allora preoccuparci?"





... che poi molto somiglia alla mia convinzione che ripetuta come un mantra sempre più si stabilisce alla base del mio "stile" di vita.
"Tutto va come deve andare e non può diversamente"... e allora a cosa serve ribellarsi, conviene molto di più adattarsi alle situazioni, docilmente ma con strategia e non ci si sentirà separati da quella condizione che rifiutiamo, bensì "diversamente uniti" comunque "parte" di quella stessa.
Credere in questo, penso sia già "percezione" dell' "energia" che c'appartiene, percezione ma non consapevolezza che invece si raggiunge con disciplina  nell'intento di arrivare all'armonizzazione interiore, al benessere fisico e mentale.
E' meraviglioso rendersi conto che l'energia interna, Nostra di diritto fin dalla nascita, esiste in Noi e avulsa da Noi, comunque c'è ed è forte.
Capisco ora la ragione per cui non ho voluto e non voglio "archiviare" quello che mi è successo... vivo l'attuale condizione non più nel pieno delle terapie anticancro, da paziente "potenzialmente" guarita perchè pensare "costantemente" ma non "ossessivamente" ad un remoto, eventuale ritorno mi dona paradossalmente serenità.
La malattia è un evento, senza dubbio triste ma come quelli lieti fa parte della vita... IO VIVO, ed allora perchè mai avrei dovuto essere esente da quella "possibilità"? Ed ora che sento di essere guarita ma potenzialmente, poichè Nessuno può averne certezza... perchè dovrei staccarmi da una realtà che mi è toccata, a cui mi sono adattata e sento di appartenere?
La "cosa" bella è che a ciò sono arrivata in piena "ignoranza", dando ascolto solo a quello che sentivo dentro, facendomi coinvolgere "in toto", quasi trascinare...
Sarà stata opera di "energia"!?... quella stessa che sento presente e forte ora che, apparentemente solo per caso mi viene offerta l'"opportunità" di capirne di più.



lunedì 15 aprile 2013



Veicolare energia per un ritorno alla Luce...


Nei Nostri incontri, nell'ambito del gruppo di auto-aiuto ricorre anzi è tema centrale, predominante, la Speranza. Detta così la cosa, a molti certamente sembrerà che il tutto si risolva in un gran parlare astratto e, in un certo senso forse è anche vero. Qualche tempo fa uno scambio di battute con un paziente avanti negli anni, rilevò proprio questo aspetto... spesso Chi sente l'esigenza di condividere la propria sofferenza, vorrebbe un aiuto immediato, tangibile che gli porti sollievo in qualche modo e magari anche soluzioni pratiche ai problemi reali. Talvolta però succede che resti deluso.
Stasera, in un incontro "straordinario"... altrettanto lo sono stati l'argomento ed il riscontro.
Come "appendice" di un'opportunità che il Nostro Ospedale locale ha avuto di tenere un corso di Reiki, a cui un oncologo del reparto di Oncologia Medica ha partecipato, l'incontro è venuto fuori per volontà dello stesso medico, che da "discepolo" si è fatto "maestro" di Noi Tutti, ritenendo che fossimo i più adatti a recepire questo tipo di "messaggio". Ha tenuto a precisare che al corso aveva partecipato perchè inviato dal Primario e che più volte aveva manifestato il Suo spiccato scetticismo, nonostante questo però, poi si è rivelato un forte "veicolo" di energia. Alternando momenti in cui è tentato di mettere in discussione l'operato e gli studi pregressi alla luce di ciò che invece ha appreso recentemente, alla fine precisa e stabilisce che il Reiki va visto come un supporto, un complemento... in altre parole, aiuto per ricongiungersi, dopo averla ritrovata, alla propria vera essenza, che altro non è che Luce ed Amore.
Il Reiki quindi non è magia, non è una religione nè tanto meno una terapia alternativa. E' soltanto un "sistema di vita" che stabilisce una connessione diretta tra l'essere umano e l'energia primaria della creazione...
L'argomento ha avuto molta presa su Tutti... ci sono dei "particolari" che ho sentito fortemente appartenermi, tanto che tornata a casa ho cominciato a far ricerche in rete, leggere ed approfondire.
Vorrei condividere con Chi mi legge abitualmente e no, quello che ho appreso ed altro, anche alcune mie "intuizioni" personali che qualcuno una volta definì in modo lusinghiero come... "dono della comunicazione"...

domenica 14 aprile 2013

Tutto cambia... le parole, le emozioni di chi ci è passato davvero e di chi oggi, anche grazie al cancro, si sente guarito, e felice, dentro...  (cit.)



Dopo tanto affanno, arriva sempre il momento di raccogliere le idee, fare il punto della situazione e poi darsi da fare... questo è risaputo.
Per quel che mi riguarda... oggi ho mangiato meno e bevuto tanto di più, domani andrò dal dentista e poi comprerò un bastone nuovo per l'armadio perchè... come ha detto un'Amica cara... le cose si rompono ma si aggiustano pure... e infine, sempre domani cambierò la gonna che mi ha messo in crisi con un'altra, non per stizza ma per averne semplicemente una più "pietosa".
Quel che quando è buio sembra irrisolvibile, con le prime luci subito appare semplice disagio, una difficoltà da affrontare e superare. Perciò non c'ho perso il sonno stanotte, e stamattina mi sono svegliata con tanta voglia di andare dritta agli obiettivi, così è per le piccole come per le grandi cose.
E solo un anno fa ben altra fu la prova da vivere, e tra timori, fiato sospeso e poi respiro di sollievo andò così come amo ora ricordare...

14 Aprile...

... da oggi il tempo non ha più ore e minuti... neppure secondi. Neanche l'anno ha in verità importanza.
Ieri... il grande giorno!
Ormai è tutto alle spalle, ma come sempre non voglio archiviare come forse si dovrebbe. Non voglio perchè in questa "mia storia", tutto ma proprio tutto ha costituito un'occasione in più...
... "Il dottore t'aspetta... per i disegnini." Una vestaglia infilata alla svelta, col cuore in gola e la certezza che il momento è ormai è arrivato.
In piedi su una pedana, a torso nudo e braccia lungo il corpo, mentre il "mio dottore" con un pennarello scuro traccia segni su entrambe le mammelle. Linee e tratteggi sulla mia pelle... e l'espansore che dà ancora segni di una vita autonoma. Sono per "LUI" gli ultimi sprazzi. Durante la notte insonne l'avevo toccato, accarezzato anche, avevo premuto la valvola dura e tanto fastidiosa. Nonostante tutto mi dispiaceva separarmene, d'altra parte se non ci fosse stato...
"Come le facciamo? Questa non la toccherei...", "Dottore, magari un pochino, basta che siano più o meno allo stesso livello.", "Brava... più o meno. Però alzarla un poco, vuol dire... va bene, vediamo che cosa si può fare."
"Dottore, che posso dirvi?! In bocca al lupo a tutti e due." E un sorriso m'ha accompagnato fino alla stanza.
Dopo cinque minuti...
"Questo è per voi...", "Sì, so tutto... il camice, la cuffia... a letto sotto la coperta. Amico mio, anche Tu mi hai accompagnato in sala operatoria due anni fa. Portami fortuna come allora."
Poi... lungo il corridoio, tra volti sconosciuti e noti. Sulla soglia del reparto operatorio l'Amore della mia Vita... questa volta c'è. Un bacio al volo mentre l'"Amico" che mi conduceva all'intervento sostava un po' più del necessario.
Metto per ora un punto.
Continuerò a... raccontare questa storia nella storia... domani, ora sono un po' stanca.
L'Amore della mia Vita è stato con me tutto il pomeriggio... è appena andato via.
Le luci nel corridoio sono già spente... in ospedale non c'è un tempo per dormire, un tempo per restare svegli.


sabato 13 aprile 2013

Probabilmente non è la serata giusta, faccio fatica a concentrarmi... ma non desisto.
Non ho forse imparato che non è saggio farsi destabilizzare da malintesi, contrattempi propri di una quotidianità che pur nel suo monotono andare non resta mai uguale a se stessa?
Il "malinteso" stasera l'ho avuto con una gonna appena acquistata che tira da tutte le parti... eppure è della mia taglia! Stai a vedere che ho preso qualche chilo di troppo... ma no, non può essere... mangio pochissimo e poi l'altra blu, stessa taglia e modello, scende alla perfezione.
"Dammi retta, l'hanno confezionata male. E' difettosa..." Per un po' prendo per buone le parole "consolatorie" dell'Amore della mia vita e continuo a... sistemare la spesa, poi mi salta in mente di salire sulla bilancia e con sgomento vedo che l'ago segna quasi tre chili in più! Ma com'è possibile... senza aver toccato un pezzetto di cioccolato o una briciola di pastiera or che è stata Pasqua, mangiando a pranzo ogni giorno un piatto unico... come può essere successo?
Dopo lo sgomento, le recriminazioni... dopo le recriminazioni, il silenzio. Devo meditare sul da farsi... da domani via tutto il superfluo dalla tavola e a volontà solo acqua, acqua pura per rigenerare, reidratare ed eliminare liquidi dannosi.
Risolto il problema della gonna "difettosa" raggiungendo l'intesa perfetta con la Mente, per stasera decido di mangiare la solita pizza, magari un po' di meno... tanto la dieta vera e propria l'ho fissata a partire da domani.
Resto comunque infastidita e contrariata... due giorni fa, il dente scheggiato... oggi, la bilancia... che altro ci sarà? Mi ripeto che è già abbastanza così, non occorre altro per far girare ulteriormente la testa e dar affanno... quando, mi ero appena seduta al pc... sento un rumore sordo, come qualcosa di pesante caduto su un tappeto, poi si aprono le ante dell'armadio ed è tutto un precipitare di giacche e cappotti.
"Giusto" accidente, di sabato, a sera inoltrata... quando sei stanca da non farcela più e devi trovare il modo di sistemare quella "catasta" di roba, almeno fino a lunedì.
Ma non saranno un po' troppi i malintesi e i contrattempi degli ultimi giorni?
Mi torna in mente questa stessa sera di un anno fa...
Dolorante ma euforica, piano piano ritornavo in me dall'anestesia, accanto... un'Amica che si era offerta di starmi vicino quella prima notte.
Nessun pensiero... finalmente libera dall'opprimente compagnia di un "espansore tissutale".

venerdì 12 aprile 2013

Sarà che la stagione nuova porta al rinnovamento, a riporre quel che di pesante non serve più... al desiderio di leggerezza che fa scoprire di Te la persona che mai speravi, sarà per tutto questo che ogni giorno viene accolto con la curiosità della scoperta e la gioia della celata gratificazione. Quest'ultima non sempre evidente e chiara se si dà credito alla teoria del saper leggere tra le righe e accontentarsi.
Ieri intanto ho dato un tocco di novità al guardaroba, mi sono scrollata di dosso lo stress della giornata e sono stata meglio, poi a cena mi si è scheggiato un dente, per fortuna tra quelli della "retroguardia", efficienti ma non visibili, e stamattina... telefonata di prenotazione dal dentista, così lunedì ci sarà qualcos'altro da ricostruire.
Caso mai potesse sfuggirmi di mente ci mancava questo piccolo incidente per ricordarmelo...
Giusto un anno fa vedeva la luce la "novella", ovvero una protesi di silicone veniva estratta dal suo involucro protettivo per essere posizionata là dove fu un tempo, la "mia"... molto più bella.
Un anno fa a quest'ora, cercavo di prender sonno nel mio letto in ospedale e non riuscendo nell'impresa mi cimentavo nella lettura di un libro che avrebbe dovuto rasserenarmi e conciliarlo, ma la scelta era stata non sbagliata, addirittura infelice... tra tanti libri m'ero portata dietro uno che trattava di filosofia meditativa... o meditazione filosofica?... non saprei dire, certo avrei fatto molto meglio a mettere tra le mie cose "TOPOLINO".
Prima di mettermi a letto ed affrontare la "lunga notte", avevo scritto anche quella sera la "mia pagina", scritta davvero... penna su carta, in quel diario con la copertina blu e la luna d'argento...



12 Aprile 2012  ore 20,32

E finalmente sono qui...
Quella famosa telefonata o chiamata è giunta in extremis, quando non ci speravo più. Ho persino chiamato... di nuovo... come nei giorni passati. "Guarda... sto aspettando il via... ti farò sapere".
Ho pensato... ma non sarà come ieri o l'altro ieri? Intorno a me ruota pure una famiglia, no? Poi ho attaccato il ricevitore e non c'ho pensato più... o quasi.
Come al solito sono andata a "quel terzo piano" e la mia giornata è iniziata così... A mezzogiorno la sorpresa... quando ormai pensavo all'"ennesima delusione"... "Ci vediamo oggi alle 16... ti ricoveri".
O Dio mio, quanta perentorietà dopo tanto tergiversare!
Mi veniva quasi voglia di rispondere... no, adesso aspettate Voi! Ma poichè qui si suol dire... dal mal pagatore prendi quello che puoi... ho accettato, se pur tremante, questa offerta veloce, speciale... unica e ho detto... OK, ad oggi... e il Cuore ha cominciato a battere all'impazzata.
Che qualcuno mi misuri la pressione... sono ipertesa... 180/90. "Devi stare calma, altrimenti niente anestesia", mi hanno detto lì a "quel terzo piano"... e mi son calmata e ho cominciato ad abituarmi all'idea che sì... il momento era proprio arrivato.
Un tumulto di reazioni, emozioni è seguito, fino a questo momento, quando mi hanno chiamato per compilare la cartella clinica.
"Altri interventi?"
"Due cesarei e una mastectomia".
"A questo punto, direi... abbiamo finito!?"... ed io, "Certo, dottore... lo spero proprio".
BUONA NOTTE... a domani, il grande giorno.
E che sia una notte buona per davvero.



giovedì 11 aprile 2013

Alla mia "pagina" non rinuncio, dovesse esaurirsi anche in queste sole poche parole... Io sono qui, come ogni sera.
Allora, che pagina sarebbe... qualcuno potrà obiettare... quattro parole che non spiegano niente?
L'"esordio" già la dice lunga... oggi ho avuto una giornata che avrebbe fatto bene a raddoppiare le sue ore, 48 al posto di 24, e così sarei riuscita a fare ciò che dovevo senza arrivare sempre in ritardo e con l'affanno.
E pensare che non era il mio giorno in ospedale!
Ieri sera avevo fatto il mio bel programmino... mi ero organizzata alla perfezione, in teoria sarebbe avanzato anche del tempo per farmi uno shampoo, e poi... tutto in fretta e di corsa.
 Due ore dal risveglio per "carburare" invece dei soliti 60 minuti... sarà la primavera che comincia a farsi sentire.
Un'ora per cucinare invece dell'abituale mezz'ora, tempo minimo per apparecchiare e lessare la pasta.
Un'ora al telefono non proprio a chiacchierare... e vabbè, per un fratello si può anche fare.
Ed è a questo punto, al rintocco delle campane a mezzogiorno, che per tutto il resto il tempo s'è dimezzato ed io sono stata colta all'improvviso dalla sindrome di "trottola impazzita".
Alla fine ce l'ho fatta ugualmente, per carità... però il ritardo "in crescendo" non l'ho più recuperato. Il pomeriggio è andato allo stesso modo e l'agitazione è rientrata quando finalmente ho detto... basta! E poichè le parole non hanno senso se non sono seguite dai fatti, ho detto, basta!... e poi sono uscita per comperare qualcosa di nuovo per la primavera.
Non era programmato ma un "colpo di testa" ogni tanto ci vuole!
Rompe la monotonia, allenta le tensioni... riporta armonia. Magari fa sentire anche più giovani... perchè no?
Sono fatta così, mi serve poco per trovare spazio e un briciolo di felicità... perchè non occorre guardare altrove se quello che desideri è alla Tua portata...
Sì, è vero...l'astuzia è tutta qua.

mercoledì 10 aprile 2013

Un dono stupendo... GRAZIE!
... un invito ai "sani": tenete in conto i malati oncologici, i malati esperti della notte oscura del corpo, della perdita e del ritrovamento di sè e del loro superamento; essi sono una risorsa, essi possono essere maestri...
(MartaTibaldi - "Oltre il cancro")


Ammetto di non essere sempre al "top", ma in linea di massima me la vivo bene.
Me la vivo bene questa condizione di ex (?) paziente oncologica che fa i conti col tempo che passa.
Arrivare al quinto anno di "sopravvivenza"... me ne restano due abbondanti... e poi? Di lustro in lustro conto e spero di metterne insieme almeno quattro... cinque per quattro venti, ecco vent'anni  basterebbero per poter dire... ho vinto.
Per rincuorarmi fu detto all'inizio... quanto tempo Vi serve? Ed io, impaurita ma decisa a non mollare... vorrei superare i settant'anni... a parole, me ne furono concessi altri dieci... poi avrei dovuto fare richiesta direttamente al Padre Eterno e sperare in una Sua benevola risposta.
Ora vado ripetendo scaramanticamente... mi basta morire prima che torni, ed ho già vinto!... sperando naturalmente che accada il più tardi possibile. Intanto m'industrio a combattere con più armi e mille strategie, perchè non si fa in tempo a metterne in atto una, che già questa diventa obsoleta e perde in mordente ed entusiasmo. Questo non deve mai venir meno, deve restare vivo e alto, capace di coinvolgere, contagiare... trascinare, in verità non avrei mai pensato di possederne tanto, probabilmente c'è perchè amo la vita... sicuramente dovevo metterlo a frutto.
Beh, non posso lamentarmi... la "dote" che mi sono inaspettatamente ritrovata serve... e non solo a me, poi la "voglia" continua di esternare ciò che provo, senza reticenze, ritrosie di sorta  fa mettermi a nudo, donando anche benessere... e non solo a me.
Stasera una frase... "... Vi ammiro perchè andate avanti sempre col sorriso", e dopo un'altra ancora... " ... stare con Voi fa bene anche al mio umore".
C'è da aggiungere altro? Credo proprio di no.

martedì 9 aprile 2013

Siamo rimasti in tre... diceva una vecchia canzone, ma in verità Noi, siamo tornati in tre, dopo un paio di settimane con la casa "ripopolata" come ai vecchi tempi.
E Ti ritrovi all'improvviso, circondato dall'abbraccio quieto del silenzio e a rammaricarti per lo stesso, solo come sei  da sentire persino l'eco dei Tuoi passi in corridoio.
Eh, già... la vita è questa, dall'estrema flessibilità, con situazioni ed eventi che si susseguono rapidamente senza quasi renderne conto a Chi li vive se non dopo che sono passati. Solo allora, infatti si pensa a come il Tempo va via veloce, e giorni, mesi, anni diventano granelli di sabbia in una clessidra.
Stasera guardavo Biù Biù raccogliere le ultime briciole di bruschetta sul pavimento...
Anche per lei passa il tempo, va per il quarto anno di vita e penso che crescendo si fa più furba... sa che se non mi batte in velocità, spazzerò via tutto e non troverà più nulla. Ma sa pure che se non sarà cauta e silenziosa, mi accorgerò della sua presenza e sarà lo stesso, nemmeno una briciolina croccante.
Scaltra lei, astuta anch'io che, conoscendola bene ne anticipo le mosse.
E' il lato positivo del trascorrere del tempo... impari tanto... cresci e per quanto possibile "domini" le situazioni. Non c'è "impresa" che Ti sgomenti, alcuna "prova" per cui sentirti inadeguato.
Che strane considerazioni porta il trovarsi in una casa vuota e l'osservare una cagnolina "golosa" di pane abbrustolito... eppure "grandi e inaspettati eventi" non sono poi tanto dissimili dalle "piccole situazioni di ordinaria quotidianità"... sono come le facce di un solido poliedrico, lo giri, lo rivolti... sembra essere la stessa ma così non è. Arrivi persino a perderne il conto mentre cerchi di capire stringendolo tra le mani.

lunedì 8 aprile 2013

Guardare da un'altra prospettiva è accorgersi di essere entrati veramente nel Nuovo e sentire che non avrebbe potuto essere che così... (cit.)


Sono madre e sono figlia... e non è un semplice dato di fatto, è l'affermazione convinta di ciò che prova una madre e una figlia in certe situazioni e a determinate condizioni.
Madre e figlia... due mondi che procedono paralleli se pur leggermente sfalsato il primo, perchè è il senso di responsabilità che fa la differenza.
Quanti sentimenti forti stasera alla riunione del gruppo... volti nuovi con la fretta di farsi vedere e l'ansia di "bere la via" del ritorno. C'erano anche due ragazze giovani, figlie di pazienti... qualche tempo fa si era già pensato di invitare qualche "giovanissimo", ma alcune perplessità avanzate circa i tempi e modi, trattandosi di delicati e fragili equilibri, avevano fatto almeno procrastinare la decisione definitiva. Poi stasera, a sorpresa senza invito e col più bello dei sorrisi si sono presentate... due cugine, poco più di trent'anni insieme ed hanno parlato in un modo da far sentire piccolo piccolo Chi l'ascoltava.
"Penso che nella Vita andare in gruppo faccia bene, c'è il supporto da parte degli Altri e lo sprone a... buttarsi, fare il salto nel vuoto perchè si sa di essere comunque protetti"...
"... per due volte... ogni volta che ho visto la mia mamma uscire dalla sala operatoria non ho potuto fare a meno di piangere, anche se poi Lei è sempre stata allegra. Ricordo... quel giorno che si reggeva con la mano il drenaggio... non era stata mai così bella."
Considerazioni di vita vissuta, di maturità incredibile... forse sottovalutiamo troppo spesso i figli, magari per proteggerli, mentre Loro vorrebbero comportarsi allo stesso modo nei Nostri confronti... proteggendoci.
 Poi ci sono le mamme... quella che vede come grande ingiustizia la malattia della propria figlia, pur accettandola, piange ma si schernisce, si fa forza e dice non solo ad Altri ma pure a se stessa... no no, ora mi riprendo.
Ed è piena di orgoglio e gioia, quasi da "mangiarsela con gli occhi", quella madre che soddisfatta, risponde... mi basta guardarla e sono felice.
Alla fine ci sono IO, un tempo figlia che avrebbe dato ciò che di prezioso aveva pur di ottenere un solo anno in più di vita per Sua madre... oggi mamma, che sente il cuore in gola al minimo malessere e dubbio della propria figlia, e ribollire il sangue quando solo qualcuno si permette di "insinuarsi" come sordo e maligno male.
No, non lo consento... e provo meraviglia nell'addolorarmi a tal modo e reagire altrettanto, assaporandone la  conquista.

domenica 7 aprile 2013

ALBA - Monet
Prima di ricominciare... avrei bisogno di silenzio, della quiete che accompagna il giorno ai suoi albori nel primo mattino. Quando apri la finestra e ciò che odi  è il canto di un uccello mattiniero e il levarsi della serranda sotto casa. Nessuna voce, alcuna pressione e quel che odi e vuoi vedere t'appartiene, è solo Tuo.
Prima di rendermi conto che forse è ora... avrei bisogno di silenzio, sorseggiare il caffè in santa pace con la TV che tace e non solo quella, perchè se la politica c'affossa non è una novità e così pure i soldi se non bastano mai. Confortante, resta la libertà di pensiero e di "disprezzo"... questa, se niente cambierà sarà l'unica in aumento senza rischio d'inflazione.
Prima di chiedere al Cuore i "tanti sorrisi" che solo lui sa donare... avrei bisogno di esser seria, lì da sola a raccogliere i pensieri e meditare, poi sgombrare ogni fardello e dire... "buongiorno", senza ricordare.
Prima di parlare... avrei bisogno di saper ascoltare perchè non sono sempre così convinta d'esserne capace, forse è di "me" che parlo e dico, e questo di certo non va bene, però poi mi fermo perchè il trasporto... l'empatia è grande e dimentico quel che è stato... è, e sarà di me. Meglio così, mi dico dopo, e m'accorgo che nell'"ascolto" ho fatto un passo avanti... e son felice, nel "silenzio" con me stessa mi rallegro.
Prima di pranzare... avrei bisogno di far ciò che devo, ripensando a quel che davvero conta... le banalità fuori dall'uscio per apprezzare la serenità di stare insieme con la consapevolezza di esserci ancora.
E prima di continuare... poter essere libera di accettare o rifiutare, scegliere o accantonare, ed essere soddisfatta di ogni decisione.
Prima che la notte avanzi, però... non ho bisogno di nulla. Naturalmente il silenzio scende avvolgente e stanco, la casa pian piano si spegne di luci e di rumori... basterà chiudere una porta, tutto resterà fuori ed io, sola per continuare a...

sabato 6 aprile 2013

Con qualche dubbio in più del normale ed accettabile, ci siamo così avviate verso la cassa ticket. Sarebbe risultato vero quello che c'avevano assicurato? Potevamo, ancora e sempre... solo sperare.
Al solito, tanta gente in coda... ma stacchiamo il talloncino per la fila prioritaria e per fortuna solo sette numeri al nostro turno. Sarebbero volati i minuti se Chi era dietro lo sportello avesse fatto ciò che doveva e nient'altro... se il telefono non  avesse squillato di continuo e le interruzioni non fossero state altrettante. Noi, comunque il tempo abbiamo trovato come occuparlo, perchè gli argomenti mai ci mancano e poi... siamo "Noi"... che abbiamo imparato, grazie alla "vicenda" che c'accomuna a fare meditazione zen ed esercizi di pazienza nelle "attese", soprattutto nelle attese... elemento immancabile in storie come queste.
Solo sette numeri ci precedevano... eppure è passata quasi un'ora tra chiamate senza iniziale risposta che poi è arrivata tra un numero e l'altro, accavallamenti con relative proteste, mancanza di resto al pagamento del ticket e disguidi vari. Ma poichè per fortuna, prima o poi tutto arriva, ad un certo punto ci siamo trovate dietro lo sportello. Abbiamo esordito con un gentile "buongiorno" e garbatamente abbiamo esposto il problema e la necessità di spostare la prenotazione in quel breve arco di tempo che c'era stato detto.
"Che cosa??? E che... comandano Loro? LORO non possono e QUA si può tutto??? E che... stiamo in Paradiso? Eh già... LORO sono I BUONI e NOI? NOI siamo I CATTIVI... ovvio! E siccome IO sono LA CATTIVA... ora Vi faccio vedere per quando metto la prenotazione... (silenzio accigliato rotto solo dal rumore frenetico dei tasti... soggetto in perfetta apnea)... il 23 maggio ve la metto, ecco qua!"
Mah... avremmo voluto chiedere o almeno capire... ce l'avete con Noi? Perchè se è così... non va bene lo stesso ma si può comprendere tutto questo montar di furia... ma se così non è, fareste bene a farvi curare, magari con impegnativa e prenotazione, che se per puro caso dovesse saltare...
Ah... beh, allora sarebbero fatti vostri!

venerdì 5 aprile 2013

A volte mi capita di dover raccontare "storie d'ordinaria follia" di una burocrazia sanitaria ricca di falle, chiunque abbia avuto a che fare con un certo tipo di problemi comprende bene ciò che intendo. Però, per fortuna riesco a mitigare stanchezza e quel po' di rabbia con l'ironia che sdrammatizza, e nel raccontare vengon fuori "scenette da cabaret", "siparietti comici" che sembrano pensati e sceneggiati stando a tavola, magari sorseggiando di tanto in tanto un po' di vino. Mia nonna avrebbe concluso... "si finisce sempre a tarallucci e vino", e in tal caso avrebbe centrato il segno... "storie serie d'umana sofferenza" che finiscono miseramente nel menefreghismo altrui.
Vabbè... ma cosa stiamo a dire che non si sappia già?
 Comunque anche se la "storiella" di ieri non era conclusa,  per ora la devo mettere in pausa, perchè la giornata odierna è stata per vissuti ed emozioni  così speciale che non può passare assolutamente in secondo piano. I sentimenti, positivi o negativi che siano, vanno espressi nell'immediato, si sa, perchè non perdano di freschezza ed efficacia e nel riportarli alla memoria si possano rivivere come in quel preciso momento in cui sono stati i grandi protagonisti dell'emotività.
Ed oggi... i volti, le mani che ho stretto, i sorrisi di Chi, pur lottando da trent'anni... dico trent'anni, ovvero  mesi, giorni che passano, risponde al mio... "come state?", con un... "molto bene, grazie", così convinto che pure il punto esclamativo ci sta bene... e poi, poi anche le lacrime che non sono mancate e qualche sorriso"amaro", frutto dell'ansia a malapena mascherata, l'invito di un'infermiera a correre là dove c'era da calmare una "paura" visibile a tal punto da... mettere paura, l'orologio che va veloce e il tempo che per un po', pietoso si concede...
Tutto questo... è stato per me OGGI!
Non occorre parlare di ogni singolo caso, far nomi o menzionare patologie...  qui è di VITA che si parla, di quella che s'afferra all'improvviso e si trattiene stretta nel pugno, fra mille sforzi, a volte vani ma ancor più spesso che non deludono.
E' tutto qui... nel Cuore e nella Mente, da non dimenticare mai!

giovedì 4 aprile 2013

Magari... se qualche volta la strada fosse spianata, forse le cose andrebbero un po' meglio ed ognuno potrebbe arrivare dritto alla meta anche da solo.
Un bambino ai suoi primi passi, sbanda, cade, si rialza ma ha bisogno sempre di qualcuno che lo guidi con pazienza e gli dia l'indirizzo giusto perchè non finisca sul pavimento troppe volte. Poi quando avrà acquisito sicurezza, certamente andrà senza sostegni... crescerà.
Più che un paragone è un'immagine che mi è venuta così nell'immediato... spontanea, forse generata dall'unione bislacca tra il senso di inadeguatezza o incapacità in certi momenti in un preciso ambiente e la mancanza di comprensione da parte di Chi  è pagato per averne non poca ma a iosa.
Stamane, al solito sono andata con l' "Amica senza compagnia" in ospedale... doveva sottoporsi agli ennesimi esami per il Follow Up. Per Suoi motivi personali oggi non poteva, però abbiamo pensato che fosse meglio andare di persona per disdire la prenotazione, magari in questo modo poteva anche scapparcene un'altra a breve termine, visto che...  siamo 048 e i controlli non sono certo uno ogni dieci anni.
Tanto per cominciare siamo finite nel bel mezzo di una disputa intestina, ovvero in un'animata discussione tra due colleghe su... "questo non mi compete" e... "se non compete a te, perchè dovrebbe a me, visto che sono stata messa qui per altro?" 
Benissimo, abbiamo pensato...
"C'è qualcuno qua?", allora ho chiesto facendo non volendo da arbitro non paciere.
"Qua... qualcuno qua? Per ora accomodatevi qua...", e una delle due "animatrici", perchè tali apparivano, ci ha indicato il corridoio dove già eravamo in sosta forzata. Dopo un po' c'ha fatto entrare nella saletta d'accettazione  dove c'era un'unica sedia... "accomodatevi...", ed intanto continuava a... discutere con meno foga ma solo perchè era subentrata una terza persona e stava lì a raccontarle...
Finalmente è arrivato il Nostro turno... abbiamo detto quello che c'era da dire e, senza scomporsi più di tanto ha detto che se l'impegnativa non fosse stata timbrata avrebbe potuto LEI, per via telematica spostare la prenotazione a breve termine, ma poichè il timbro su quel "benedetto" foglio rosa era già presente, non poteva... quindi bisognava tornare al CUP e chiedere una nuova prenotazione che però doveva essere fissata per un giorno compreso tra il 12 e il 22 c.m. 
Non oltre! Comunque... secondo LEI... problemi non dovevano esserci.
Abituate a questo genere di "disguidi" (?), ci siamo lanciate un'occhiata, quasi a dirci...
 Mah, vorrà esser vero? Facciamo finta di crederci...

  (continua...)

mercoledì 3 aprile 2013

Un dolore così grande che ci cambia per sempre... e poi le uniche cose delle quali ha senso nutrire lo spirito: coraggio, umiltà, dignità, attenzione per gli altri, rispetto e tolleranza.


E non è che sia sempre cosa facile... è come se portassi dentro sempre un "fardello", invisibile all'esterno e perciò inesistente per Chi guarda. A tratti pesa meno, a volte è insopportabile tanto da levare il respiro e imporre una sosta.
A questo punto è "mirare" l'orizzonte, abbracciando idealmente quel che è stato ed è... poi ciò che sarà è "oltre"... oltre quella linea infinita.
Il tempo di un respiro e ci si perde di fronte a tanta "immensità".
E' quello che io provo quando il "mio fardello" diventa troppo pesante e magari è bastato un solo "sassolino"... restare a galla è molto difficile e i tentativi a gran bracciate sembrano andare a vuoto. Intorno... nessuno, forse soltanto chi vuole aggrapparsi pur sapendo "nuotare".
Non sono un'ancora di salvezza e la mano che porgo è nell'intento di un mutuo-aiuto.
Sulla mia testa il getto violento dell'acqua fa sì che quest'ultima si confonda con le lacrime... mi succede sempre più spesso di piangere, si dice che il terzo anno dopo la malattia non sia proprio un "inno alla gioia", sarà per questo che da sola non posso stare e cerco sempre la compagnia degli Altri, quelli che per me contano di più.
Esco di casa e s'apre l'orizzonte, fatto di obiettivi, strade da percorrere... luce, tanta luce e me la prendo tutta, quasi dovessi perderla da un momento all'altro e divento forte e viva come una lucciola in una notte d'estate.
Sono questi i momenti più belli che compensando i precedenti mi vedono ricaricata... lo percepisce Chi m'incontra, divento la mano che solleva, accompagna... il sorriso che rincuora e convince.
"Ci vediamo venerdì, allora... ci sarai?"... e a questa richiesta  non posso, non voglio dire di no, sarebbe non voler comprendere il senso delle "cose".

martedì 2 aprile 2013

Non avrei voluto mai trovarmi nella condizione di essere di ostacolo per qualcuno, tanto meno per i miei figli...




Poco fa mi son trovata a chiedere  notizie di una "mamma" a Sua figlia, una ragazzina di 15 anni. L'ho fatto con le dovute cautele, data la giovane età e ne ho ricevuto una lezione di vita e sensibilità.
Convinta che se ne parlassi semplicemente riferendo, non renderei abbastanza... ho deciso di riportare fedelmente il "colloquio" fra di Noi. A Chi leggerà... le conclusioni, non nascondo... io mi sono commossa.

...
- Mamma ha ragione quando dice che sei "una figlia speciale" oltre che molto intelligente... Lei conta su di Te e vuole star bene per Te oltre che per se stessa.
- Non pensavo dicesse questo di me... io infatti voglio che Lei stia bene e cerco sempre di aiutarla.
- Sai... le mamme sono riservate, non fanno mai capire del tutto quello che pensano veramente.
- Perchè?
- Non c'è un vero motivo, però Lei è molto contenta di Te, si sente al sicuro, protetta.
- ... mi servirebbe capire cosa pensa di me... non me l'ha mai detto ma a volte lo capisco cosa pensa... meno male che si sente protetta.
- Adesso è come se TU fossi la "piccola mamma" della Tua mamma.
- è vero... è proprio così!
- Abbracciala, falle le coccole... falla ridere. Il sorriso, la risata sono medicine incredibili.
- Hai proprio ragione... cerco sempre di farla ridere e di stare con Lei il più possibile.


Dopo aver parlato con questa "piccola donna", ho ripensato a quando io stavo tanto male a causa della chemioterapia... accanto a me mia figlia.
Riporto ciò che scrissi all'epoca non per un vero e proprio confronto ma per porre in evidenza  le numerose analogie che, in particolari momenti, fanno di tutte "queste figlie", le "amorevoli madri" delle Loro mamme... senza bisogno di parole.

Non avrei voluto trovarmi nella condizione di essere di ostacolo per qualcuno, tanto meno per i miei figli, se avessi potuto avrei nascosto il mio disagio, ma era troppo evidente: stavo davvero male!
Non Le chiesi nulla, ma Lei senza dire nulla si cambiò e si mise accanto a me, come non aveva mai fatto.
"Dai, ma'! Cerca di stare calma, riposa un po'", e intanto mi posava un fazzoletto inumidito sulla fronte che bruciava e mi teneva compagnia, "dicendomi tanto con il Suo silenzio".

lunedì 1 aprile 2013

E passò anche quella domenica di Pasqua. Si era programmato di andare fuori per il lunedì di Pasquetta ed io inizialmente ne ero stata entusiasta, avrei trascorso quell'ultimo giorno di "libertà", lontana dal solito scenario, con i miei familiari e senza pensieri tristi.
Meno uno, invece mi dissi quella mattina aprendo gli occhi e l'entusiasmo svanì...
(I miei ricordi... un lunedì di Pasquetta, tre anni fa)




Una giornata intera trascorsa in casa a fare ciò che è il mio solito... per me è meglio così, soprattutto ora e in questa festa. E' il terzo lunedì dell'Angelo che passa via come un giorno qualsiasi per mia libera scelta. L'ultima volta che misi il naso fuori per fare qualcosa di diverso che mi distraesse dal momento particolare, sbagliai in pieno, di conseguenza me ne tornai a testa bassa  e con uno stato d'animo peggiore che alla partenza. Il giorno dopo avrei cominciato con la chemio e l'ansia del "non noto" gravava su di me come il cielo cupo e grigio del momento... conoscendomi sarebbe stato meglio restare a casa, invece mi lasciai trascinare e poi mi sentii completamente estranea, avulsa da un contesto già triste per sè.
Tesa come una corda di violino, nervosa litigai quasi con Tutti, invidiando allora quella precisa condizione che Li faceva coinvolti sì... ma fino ad un certo punto.
Invidia... un sentimento che prima non avevo conosciuto. Sarebbe stato meglio che fossi rimasta a casa.
Da allora perciò... Pasquetta rigorosamente in casa, a sfaccendare e cucinare, leggere tanto... scrivere un po' e poi riflettere e ricordare... perchè non è stato mica sempre triste come tre anni fa!?
E i pensieri tornano indietro di 32 anni... una scampagnata in un boschetto ed io col pancione sempre seduta su una sdraio a non far niente se non guardare in su e sognare Chi di là a un mese avrei stretto tra le braccia. Ogni tanto sentivo il cuore in gola per timore, c'era pure l'ansia ma era solo trepidare per l'aspettativa di un evento che si sapeva comunque lieto.
E l'anno dopo... stesso boschetto, niente pancione ma un passeggino con una bimba "troppo seria" e pigra che a quasi un anno non voleva assolutamente muovere i primi passi. Ricordo come fosse ora... i miei tentativi che si concludevano con lo sfinimento, la preoccupazione che fosse altro e non pigrizia. Ma era bello ugualmente... sentivo dentro un'energia tale che sembrava non dover finire mai, avrei avuto tempo, tanto tempo per riprovare... una vita intera e perdevo di vista che intanto la bimba sarebbe cresciuta, e poi?...
Ora ripensandoci... rivedo "me" a quel tempo completamente fuori dal senso della realtà, però forse a trent'anni è normale... sei sano, Ti senti forte, padrone di ogni situazione... del mondo intero.
Guardi davanti a Te,  la strada è lunga... praticamente infinita.