agosto

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martedì 9 ottobre 2012

Più volte ho letto e sentito considerare la malattia un "dono". Prima di ammalarmi io stessa ritenevo questa, una forma esagerata, esasperata per poter andare avanti senza soccombere. Ora ho dovuto rivedere almeno in parte la mia opinione, perchè mi chiedo come avrei reagito al continuo andirivieni dei miei figli alla ricerca  di qualcosa che non trovano, se io non fossi incorsa in questo "incidente di percorso", che si,  in questo caso è stato proprio un dono.
Arrivano, si approvvigionano di cibo ed affetto e vanno via, magari anche coi musi lunghi perchè il domani è incerto, e lasciano me con un profondo senso di vuoto e la magra sensazione di stringere in mano un pugno di mosche.
Avrei dovuto farmene una ragione ma ogni volta resto triste e mortificata... madre "orfana" di figlio.
Anche oggi... così, anche oggi... lo stesso.
Dovrò rivedere anche questo perchè so bene che non è giusto, è molto difficile ma va fatto... perchè lo intuivo ma da stamattina ne sono certa.
Ricordo all'inizio... pensavo un po' per consolarmi e certamente perchè era vero, a quanto in un certo senso ero stata fortunata ad ammalarmi io e non uno dei miei cari, in particolare un figlio.
 Sarebbe stato tremendo, avrei sofferto ancora di più presa da quel senso di impotenza che attanaglia  e pur con la speranza "trascinata" dal corso degli eventi.
Mi sarei sentita in colpa, senza responsabilità ma in colpa perchè privilegiata... ogni giorno avrei aperto gli occhi con l'ansia crescente del dubbio e dell'incertezza.
Molto di più di com'era... molto di più di quanto sarebbe stato logico.
Una persona che non vedevo da tempo... una madre, l'avevo scorta ieri insieme con la figlia mentre quest'ultima faceva la terapia. Avevo salutato con un semplice buongiorno e nulla più, per delicatezza e non creare imbarazzo in presenza di altra gente. Oggi un incontro diretto... tutta la storia. Una sofferenza che dura da più di quattro anni... un tumore epatico che non si arresta e ora tende pure ad estendersi ad altri siti.
Ma si può... si può resistere a tanto? Sapendo poi che comunque ci sarà una scadenza se tutto quello che si fa poco sortisce... se si notano i primi cedimenti di un organismo stanco e di una volontà che diventa fiacca.
Ma una madre ce la fa a resistere, incredibile anche a se stessa tiene duro e tiene stretta la speranza di poter continuare a... vivere mangiando e dormendo, lavorando e passeggiando comunque divertendosi quando è il caso con la persona a cui ha dato la vita.
Si va avanti così perchè è l'unico modo che ha una madre per continuare ad... amare.

10 commenti:

  1. Sì, la malattia è un dono, come lo è la sofferenza, in tutti i sensi! Ma ciò che dici ha un significato molto profondo! Meglio ammalarci noi che non i nostri figli, o le persone a noi care. Come può quella mamma resistere a vedere la figlia che soffre e stare nell'incertezza se la terapia servirà a qualcosa! quelli sono dolori davvero grandi, e solo una mamma può avere e dare la forza per andare avanti. Ricordo la mia mamma, quando assisteva me ricoverata.... Aveva una forza d'animo che io prima non le conoscevo... era sempre sorridente per infondere in me coraggio e pazienza....e il mio non era un male incurabile, ma la degenza fu assai lunga. Eppure, lei, giorno e notte, non dava segni di cedimento! Che cosa meravigliosa è l'amore delle mamme.
    Ti mando tanti baci

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    1. Certo, Paoletta... l'amore delle mamme è davvero infinito ma è pure tanto difficile dover "soffrire per due" perchè si teme di cedere e rovinare tutto. Un figlio anche se adulto va accompagnato perchè se è in una condizione di vulnerabilità torna bambino e bisognoso di cure ed affetto in dosi massicce... e la mamma deve essere sempre là ad accogliere aprendo le braccia.
      Un abbraccio forte forte e con tutto il Cuore,
      Mary

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  2. La malatti proprio un dono non è. Ma certo è un'esperienza in una dimensione di vita diversa che aggiunge forza allo spirito, che avvicina ad un mondo rarefatto dove l'importanza delle cose è capovolta e dove un volto amico che ti sta vicino è più appagante di qualsiasi altra cosa.

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    1. Ed è proprio nell'ottica che Tu esponi che io intendo la malattia come un dono. Mi ha reso più forte, ha cambiato per me le priorità, mi ha reso capace di andare oltre...
      Oltre il banale, l'inutile... l'immediato.
      Un GRAZIE di Cuore ed un abbraccio.
      Mary

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  3. Nemmeno io credo sia un dono...non so...non capisco come lo si possa intendere in questo modo.Capisco un po' meglio tutto il filo del tuo ragionamento e ..."nessun genitore dovrebbe sopravvivere ai propri figli" mi suona più consono.

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    1. Certo che non lo è, inteso nel senso letterale. E' invece cosa contro natura che un genitore sopravviva ad un figlio, ma purtroppo non ci si può opporre alla Vita che spesso va per conto suo riservando ogni tipo di sorprese... conviene allora assecondarla perchè vinca solo in apparenza e si possa continuare anche dilaniati dal dolore.
      Mary

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  4. Molto triste quello che hai scritto... Belle le parole di Paola: meglio noi che i nostri figli o le persone a noi care. Come può una madre vivere pensando che la propria figlia non ce la farà? Eppure nè ho viste tante di madri in Oncologia, tutte forti e pronte a combattere.

    Fuori il cielo è grigio e ora anche dentro di me... Ti lascio con un abbraccio affettuoso tutto per TE cara Mary.

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    1. Eppure Ale cara, era lì sorridente che raccontava e poi è uscita dall'ospedale con la figlia come se fossero state dal parrucchiere. Del resto non servirebbe a niente essere triste e ansiosa... non servirebbe a se stessa nè tanto meno alla figlia. E' difficile, lo so... io non credo neppure di poter essere capace, ma è così... è l'unico modo per sopravvivere.
      Un abbraccio forte,
      Mary

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  5. Capisco e comprendo bene il senso della parola dono ..che attribuisci alla malattia...è il risveglio lucido da una vita che si lasciava vivere ad una vita vissuta davvero...apprezzando cose che prima si davano per scontate! La malattia di un figlio invece è qualcosa di devastante,cosi' dolorosa che ti fa sentire in colpa solo per il fatto di respirare!
    Un abbraccio sempre aperto comunque alla speranza.

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    1. Come sempre hai compreso il senso del mio dire, Amica mia ed hai perfettamente ragione quando affermi che la malattia di un figlio è devastante per un genitore... lo è già un "dubbio" di malattia, figurarsi la "certezza"! Ma la forza, magari ricevuta in "dono" fa capire molte cose, in primis le risorse che ogni essere umano ha per fronteggiare qualsiasi difficoltà gli si presenti e la certezza che in fondo non si è mai soli a doverlo fare.
      Un bacio grande,
      Mary

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