aprile

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martedì 31 gennaio 2017

SERATA SCACCIAPENSIERI


Ormai sono in fase di completa accettazione, la Vita è così, è come uno di quei barattoloni giganti dove stipi a forza le conserve sotto olio. Più ne metti e ancor più ce ne stanno, e incoraggiato continui a mettere giù e schiacciare, fino all'orlo. Ma poiché c'è il limite, e se accorto non sei, trasborda il tutto... impresa e fatica.
Convengo che questa non è un'immagine propriamente felice per dare l'idea della misura colma, però piuttosto efficace, perché sono ben distinguibili gli elementi. I pensieri accavallati e stipati in una mente che per quanto flessibile ed elastica, non ne può contenere all'infinito, e per questo ha bisogno talvolta di uscire per eliminarne qualcuno, o almeno convertirlo in bene che già sicuramente è presente, anche se non si vede.
Bene, preambolo azzeccato, spero... e tutto per dire della mia "serata scacciapensieri" al mare, nella località più vicina che non diede i natali a Manfredi, ma da questi prese il nome. Manfredonia.
Abbiamo voluto provarci, mio marito ed io... uscire a far foto di sera. E già aver osato un'impresa del genere con una temperatura non proprio adatta a fare i "turisti per caso", fotografi per diletto, ha scacciato il pensiero dominante, quello più pericoloso. Adattarsi ad un nuovo e repentino cambiamento. Capitato, in un certo senso pure subito, ma comunque da accettare, con la prospettiva di risolvere problemi, vari ed eventuali.
E seguendo il lungomare, luci ed ombre sull'acqua, e sciabordio che accarezza l'udito. Di sera vedi solo le luci e ascolti unicamente il mare, perché sai che c'è e scorgendo appena la bianca schiuma che lambisce la riva, cogli del suono fino all'ultima nota. Che fascino ha il mare in una sera d'inverno... è magico. E intanto gli aliti freddi congelano i pensieri.
Solo di scorcio un'occhiata al Castello... le luci della sera illuminano sogni e fantasie. C'era una volta... le favole, ma oggi nessuno ci crede più. E spesso è davvero un peccato che questo accada.
Il tempo vola, e pure parte dei pensieri, altri insistono ma sono come tremule trasparenze a fior d'acqua. Si affacciano, catturano pure e prendono, ma poi si raffreddano e la mente si distrae per rinascere. Si volge al domani, e mira già alla primavera.

lunedì 30 gennaio 2017

RIMANI


Un argomento "tosto" stasera, un boccone non proprio amaro ma duro da mandare giù, perché non è alla mia portata. Io sono d'altri tempi, che già pur avanti rispetto ai precedenti non sono neppure simili agli attuali. Falsamente aggreganti, privi di riferimento, confusionari e confusi in quanto a sentimenti.
Ovviamente a farne le spese sono i giovani, a Noi "adulti affermati" basta guardarci indietro nei momenti persi, notare quanta strada è stata fatta per continuare. Anche se siamo stanchi di situazioni e relazioni e relative conseguenze. Ché poi, appunto... se grossi "guai" non sono, col fardello di anni ed esperienze sulle spalle, Chi ce la darebbe la forza di mandare tutto all'aria? Non è mica tanto semplice... e nasce così l' "accomodamento" , meno sconquassante e più semplice, a volte risolutivo a volte no, ma con un "almeno c'ho provato" che quieta la coscienza dopo attenta riflessione. Se poi la cosa deve andare... andrà, se sarà il contrario si smorzerà pian piano.
In verità, anche prima succedeva, però quasi sempre in modo soft, ché restasse un buon ricordo non solo tra i due ma pure le famiglie. E intanto si cominciava sempre con entusiasmo, una voglia di coinvolgimento, e tanto desiderio di stare insieme, anche solo per qualche minuto. Oggi lo stare insieme ha tutt'altro significato. Si sta... per consumare tutto e subito, sogni e pure passione, e la curiosità muore sul nascere. Pure perché appare subito evidente che gli "stinchi di santo" non esistono, con tutti quei difetti antichi quanto il mondo e i "moderni" assunti per contagio o chissà quale processo osmotico. Deficienze di cui tutti sono portatori "sani", forse maliziosamente nascoste ma fino ad un certo punto, però dai... com'è che all'improvviso sembrano massicci insormontabili? E quelle "adorabili qualità"... tipo sorriso, dolcezza, fine eloquio, modestia... che fine hanno fatto?
Credo ci sia un abuso di enfasi, prima e dopo, una superficialità di fondo, e la presenza generalizzata di una scappatoia, una sorta di "vizio di forma" in calce, che consente la licenza di liberarsi. Come dire... "se va, va e se non va, amen". Citazione sentita non so quante volte, insieme con... " sono esperienze della vita. Non avrei mai capito di fare un errore, se non avessi sbagliato".
Già, tante parole ed espressioni pure sagge, e sempre meno darsi appuntamento... a domani.

domenica 29 gennaio 2017

AL TEATRO... INSIEME



Ogni promessa è debito, ed eccomi qui a riprendere un discorso forzatamente interrotto da maldestra casualità.
Dall'incipit in poi, dal sipario ancora calato, e ancora fino alla fine.
La rappresentanza del gruppo GAMA partecipa ad uno spettacolo per beneficenza, organizzato dal "Vangelo per la Vita - Onlus", un'associazione che si occupa di Progetti per l'Africa. Si tratta della messa in scena di una delle più note commedie di Goldoni, "Mirandolina e i suoi spasimanti", ovvero "La Locandiera".
Questa rappresentata, pur essendo una riduzione, non è mancata di autenticità nei vari passaggi, quindi nel complesso ben recitata e resa dalla caratterizzazione degli interpreti.
A parte il gusto individuale per il genere, la "Commedia dell'Arte", si può affermare che nel complesso è stato uno spettacolo riuscito e apprezzato dai più. Per Noi del gruppo comunque un'opportunità di crescita, sia per il confronto critico tra il serio e il faceto che ne è seguito al termine, sia come occasione in più per far conoscere il GAMA e la Sua attività in campo. Uno scambio implicito di favore fatto con il Cuore, così come è dovuto e solito nell'ambito della "rete" di associazioni che operano per il bene.
E per Chi non la conoscesse, ecco per somme linee la trama di Mirandolina, la commedia che scandalizzò i benpensanti dell'epoca, a tal punto che Goldoni si reputò costretto a scusarsi con gli spettatori. Siamo nel 1753, e la figura femminile rispettava lo stereotipo della donna sottomessa, che veniva scelta e giammai sceglieva. La Locandiera invece rappresa l'esatto contrario, e in più proclama la Sua libertà.
In una locanda, quindi tutti i clienti si innamorano della proprietaria, Mirandolina, che accetta ogni beneficio dei corteggiamenti, ma non cede mai all’amore di uno degli spasimanti, tra i quali i più insistenti sono il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita. La situazione viene stravolta dall’arrivo del Cavaliere di Ripafratta, apparentemente insensibile di fronte a Mirandolina e alle donne in generale, che considera invece immorali e bugiarde. Mirandolina, indispettita da queste considerazioni, tenta di farlo innamorare ed ha successo, ma appena il Cavaliere rende pubblico il suo desiderio, Mirandolina si tira indietro e sposa il cameriere della locanda, Fabrizio, l’uomo a cui è più legata e che può prometterle un più conveniente futuro.
Una commedia questa che benissimo potrebbe essere opera di un contemporaneo, gli elementi ci sono tutti. Una donna non bellissima, ma intelligente e scaltra. Corteggiatori che invano tendono a far presa col denaro e la vacuità. L'uomo falsamente sicuro di sé, che per timore si veste di una corazza e inconsapevolmente lascia scoperto il Suo "tallone d'Achille", vanità e prosopopea. Ma la donna, notoriamente ne sa una più del diavolo, e lo raggiunge al cuore con le armi giuste.
Significativa è pure la figura di Fabrizio, il cameriere a suo modo saggio e per niente credulone. Nutre in silenzio l'amore per Mirandolina e spera. La Sua fedeltà alla fine sarà premiata, fatto che emblematicamente sintetizzato si risolve in... tutto arriva per Chi sa aspettare. Motto valido sempre e per chiunque.

sabato 28 gennaio 2017

ERRARE... HUMANUM EST


Stasera solo un'anteprima... perché ogni tanto capita di sbagliare e quello che con tanta fatica hai messo insieme sfuma.
Un'anticipazione. Una bella rappresentanza del Nostro gruppo è stata a teatro per beneficenza. Insieme per un'altra occasione di crescita. Vedremo come.
Quella che segue è la riflessione prima che lo spettacolo avesse inizio...
SIPARIO
Prima e dopo, con l'entusiasmo dell'attesa e il silenzio ché tutto è finito.
E durante la commedia l'attenzione,
ogni momento per non perdere una battuta,
e la serena consapevolezza di avere, ovunque volga lo sguardo, qualcuno accanto.
ps... chiedo scusa, di tutto ciò che avevo scritto mi è rimasto solo questo. Riparerò. Promesso.

venerdì 27 gennaio 2017

INCREDIBILMENTE... ME STESSA


Già in passato mi era successo, apparire come fuori dal mondo, dalla realtà. Povera illusa, in cerca finalmente di quiete. Questo nel migliore dei casi. Altre volte mi avranno visto come un'esaltata in cerca di affermazione, oppure si saranno chiesti... ma questa perché o a quale scopo...?
E posso assicurare, ciò che affermo è vero, non è un semplice dubbio in un momento di scarsa sicurezza.
E' che io non me ne rendo conto, perché mi sembra normale, ma il modo che ho di porgermi con entusiasmo già dall'approccio, davvero a volte può essere esagerato. E per questo suscitare perplessità.
Ora succede meno spesso, perché mi conoscono e anche ho imparato a darmi una regolata ogni tanto, ricompormi e contenere quel desiderio di coinvolgere a tutti i costi. Mi ripeto... non siamo tutti uguali, non saprò mai per certo Chi ho di fronte... la sua storia, fino a quando non vorrà, e se vorrà, raccontarla. Non ho diritto di andare oltre quella soglia che rappresenta il vissuto più intimo e sofferto, perciò... contegno, Mary e vai senza strafare.
Poi stamattina mi capita che...
Incontro per la prima volta una bella signora che fa terapia. Un'espressione neutra, non particolarmente triste ma nemmeno serena... ci presentiamo, e immediatamente mi sento osservata, anzi no, proprio scrutata praticamente sotto esame. Cerco di non dare a vedere la sensazione provata, e continuo a rispondere alle domande secche che mi fa... Chi sei... a quale associazione appartieni... che significa mutuo aiuto.
Strano... penso tra me... è talmente chiaro che cosa significa, davvero... non me lo ha mai chiesto nessuno. E intanto l'interrogazione continua... ma tu, perché fai questo, che ne sai? Ce l'hai mai avuto un problema così?
Beh... si...
E a questo punto ha voluto che fossi io a raccontare, e che non mi fermassi... tutto dall'inizio alla fine. Quando è arrivato il momento delle mie "tre parrucche sul comò", quello sguardo si è illuminato di un sorriso...
Brava, mi ha detto... ed ho cominciato a capire.
Cara, per me oggi è l'ultimo appuntamento della terapia per una recidiva. Ho finito, e sono fermamente convinta di non tornarci più.
E mi hai fatto parlare così a lungo...?
Sai, io sono una professoressa e dovevo capire se la Tua era una lezione imparata a memoria oppure
"a pelle".
Bene... ho replicato... Tu che pensi?
A pelle, e perciò promossa a pieni voti, con licenza di continuare.
Sorrido... continuare ad essere incredibilmente me stessa.

giovedì 26 gennaio 2017

UN RICORDO... UNA CANZONE E...


Due canzoni per volta, come compito a casa. Non canzoni qualunque, ma specifiche che ci rappresentino. Stavolta sarebbe stata la mia una delle due.
Ne parlo oggi, al termine di una giornata non facile. Troppi eventi tragici, uno dopo l'altro, sembra che il mondo, l'intero universo si stiano ribellando ad uno stato di cose insostenibili. A pensarla così ti senti improvvisamente estraneo e viene il magone. Devi contrastare in modo adeguato per non lasciarti coinvolgere del tutto, e magari trovando rifugio nei ricordi ci riesci.
La mia canzone tanto antica, ma così bella... Mamma. Ne ho portato il testo all'incontro, lo riporto qui per condividerne il senso che ho ricavato traendone beneficio...
Mamma, son tanto felice
perché ritorno da te.
La mia canzone ti dice
ch'è il più bel giorno per me!
Mamma son tanto felice...
Viver lontano perché?
Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore
forse non s'usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Sento la mano tua stanca:
cerca i miei riccioli d'or.
Sento, e la voce ti manca,
la ninna nanna d'allor.
Oggi la testa tua bianca
io voglio stringere al cuor.
Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore
forse non s'usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Mamma... mai più!
Perché proprio questa canzone?... mi è stato chiesto... Vogliamo analizzare insieme per capire?
In realtà è già abitudine mia chiedermi il perché di tante scelte, non fermarmi in superficie, scendere in profondità per non avere motivo di ripensamento o rimpianto, oppure per rimuovere un vago senso di disagio... può succedere. Così ho tentato di dare autonomamente una spiegazione della mia scelta, che a quanto pare è risultata plausibile. E del resto è cosa comune a Tutti, dal momento che ognuno è speciale nella Sua unicità, non clonabile nel fisico e soprattutto riguardo all'interiorità.
Apro e chiudo una breve parentesi... come al mio solito... ma qui ci sta, anche se costituisce una breve interruzione.
Allora... tanti animi nella loro specialità, con l'esplicarsi e nella condivisione, appaiono come le linee arcuate e più o meno sottili di un arcobaleno. Tutti colorati, e nella vista d'insieme... un'unica e sola luce.
Bella immagine, vero? E, chiusa parentesi, torno al perché della mia scelta... la canzone, Mamma.
Primogenita di più figli, fin da bambina ho avuto un legame molto forte con mia madre. Tanto stretto che mi portava ad imitarla da piccola, e poi da grande, emularla. Insomma è stata il mio modello di vita in tutto e per tutto. Avrei voluto essere come Lei, ma non fu mai la mia, un'ossessione, piuttosto un "appoggio" della coscienza che andava consolidandosi in consapevolezza.
Uguale a Lei... come figlia, moglie e madre. Naturalmente, così non è proprio stato, diciamo che sono venuta fuori come una fotocopia in qualche tratto sbiadita e con più refusi, e comunque non poteva essere diversamente.
Al momento però della malattia, allora si... mi sono impuntata, incaponita... non avrei mai potuto deluderla.
"Mamma... son tanto felice, perché ritorno da Te...", e a Lei sono tornata, all'ultimo ricordo della Sua sofferenza. Quattro anni di dialisi, vissuti con pazienza, resiliente e generosa a tal punto da trarre momenti di gioiosa condivisione con i compagni di condizione. No, non l'avrei delusa. E così è stato. Con grande difficoltà all'inizio, ma poi... il resto Chi mi segue lo sa.
Ed oggi continuo a dirle grazie per quella che è stata per me, e mi sorrido quando, guardandomi allo specchio, mi ritrovo somigliante in quei "colpi di luna" ai capelli che non ho voluto spegnere per amore Suo.

mercoledì 25 gennaio 2017

FITOFARMACI E CHEMIOTERAPIA. UN'ALLEANZA POSSIBILE. (Potenziale utilizzo degli estratti vegetali nelle patologie degenerative) - parte seconda


Se prendiamo in considerazione alcuni alimenti o farmaci comunemente in uso, noteremo che hanno origine da piante. L'olio di oliva, ad esempio universalmente riconosciuto come unico tipo di grasso vegetale sano, ha assunto le connotazioni di integratore, in quanto ricco di antiossidanti e quindi benefico per l'apparato cardiovascolare.
E che dire del carciofo, del cardo mariano, entrambi epatoprotettori di alta efficacia, e si potrebbe continuare restando nell'ambito della quotidianità. Vedi il caffé, di cui è riconosciuta la valenza per l'apparato gastroenterico, e pure dell'aspirina o acido acetilsalicilico, derivante dalla corteccia del salice, noto antinfiammatorio ed anche protettore cardiovascolare.
Ma tornando nello specifico del campo oncologico, ultimamente si fa un gran parlare di piante, per lo più tropicali, fino ad ora sconosciute, con grandi proprietà.
E' il caso della Graviola o Annona muricata, originaria dell'Amazzonia. Tale pianta, caratterizzata d proprietà antibatteriche, febbrifughe e sedative, è conosciuta per la sua importante azione antitumorale. Infatti è in grado di svolgere un'azione citotossica selettiva lasciando inalterate le cellule sane.
Segue il Tè verde (Camellia sinensis), benefico grazie alle catechine della famiglia dei flavonoidi. Il Tè verde è la bevanda maggiormente consumata in Cina e Giappone, dove è registrato il minor numero di casi di tumore. Tra le catechine presenti in esso, di notevoli proprietà antiossidanti, l'epigallocatechina gallato, anche valida come antinfiammatorio.
Rapidamente citiamo la Quercetina, altro flavonoide presente in cipolle, vino, ancora Tè verde, dall'azione antivirale e gastroprotettiva, il Melograno che per la presenza di acido ellagico e polifenoli è un potente antitumorale che inibisce l'angiogenesi e induce l'apoptosi cellulare.
E ancora... la Curcumina, potente sia nella prevenzione che in senso terapeutico, alcuni funghi commestibili, ricchi di polisaccaridi, calcio, potassio e poveri di sodio, considerati pertanto diuretici naturali, risparmiatori di potassio.
Persino la Lactoferrina o Colostro bovino ha una forte azione sul sistema immunitario, ed è quindi indicata come supporto durante la chemioterapia per contrastare l'immunodepressione.
Di recente scoperta e valorizzazione è il prugnolo, pianta tipica del territorio molisano, un arbusto spinoso che presenta foglie ovate verde scuro, numerosissimi fiori bianchi e frutti sferici di colore blu. La sua fioritura avviene tra marzo ed aprile, mentre i suoi frutti maturano tra settembre ed ottobre. Diversi sono i principi attivi, principalmente i flavonoidi: quercetina, camferolo, noti per la loro attività antiossidante e, potenzialmente, antitumorale. Le cellule cancerose mutano il loro patrimonio genetico rapidamente, attivando vie molecolari alternative, evitando così la morte cellulare. Per tutto ciò, la ricerca si sta orientando verso l’utilizzo combinato di terapie innovative integrate. Il fitocomplesso PsT, diluito con il CAN (miscela di aminoacidi, vitamine, sali minerali) in 9 soluzioni derivate, è stato utilizzato nelle curve di crescita cellulare e osservazioni in microscopia a contrasto di fase, nei test di valutazione dell’attività antiproliferativa cellulare e di clonogenicità cellulare. Le prove hanno dato come risultato rimarchevole la riduzione dose-dipendente della sopravvivenza cellulare.
L’associazione di chemioterapici con sostanze naturali ha lo scopo, quindi, di ridurre la dose dei farmaci di sintesi, limitare gli effetti collaterali e migliorare quindi l’attesa e la qualità della vita. E’ stato reso noto che l’area di Bagnoli del Trigno è di eccellente qualità organolettica ed igienico-sanitaria rispetto ad altre drupe presenti nelle regioni limitrofe, perché il territorio preso in esame ha una bassa densità abitativa, ridottissimo traffico stradale e limitato livello di smog e polveri sottili. Anche l’esperto in fitogenomica e metabolismo e chimico farmaceutico, Giovanni Occhionero, ha posto l’accento sulle possibilità terapeutiche di formulazioni naturali in campo oncologico. La capacità di tale complesso di inibire in vitro la crescita di diverse linee di cellule tumorali è un punto di partenza per continuare ad approfondire i suoi meccanismi farmacologici.
Abbiamo cercato di offrire per grandi linee una sorta di panorama schematico riguardo altre prospettive di medicina integrata, che assolutamente non va a sostituire l'ufficiale ma l'affianca per una migliore e stabile qualità di vita nella patologia oncologica.

martedì 24 gennaio 2017

FITOFARMACI E CHEMIOTERAPIA. UN'ALLEANZA POSSIBILE (Potenziale utilizzo degli estratti vegetali nelle patologie degenerative) - parte prima


Il GAMA vola sempre più alto. Un percorso ricco, fatto di crescite individuali, tanta informazione e seria formazione, nuovi eventi.
Ciascuno sente di poter fare e dare di più, e in questo si impegna con la collaborazione fattiva non solo per sé.
Tramite la partecipazione ad eventi promuoviamo l'Associazione che nacque come gruppo di auto mutuo aiuto, e ora raggiunge la piena maturità attraverso vere e proprie relazioni che costituiscono un valido e fermo punto di riferimento.
E non finisce qui, perché informazione a largo raggio e formazione continuano con gli incontri quindicinali. Tanta strada si è fatta, altrettanta ce ne proponiamo. Non si finisce mai di imparare e migliorarsi.
Oggi, il 9° incontro dell'anno ha avuto come tema centrale, la FITOTERAPIA ONCOLOGICA. Una sorta di analisi dettagliata di alcune piante, valide come integrazione e supporto nelle terapie ufficiali.
E' opportuno premettere che non esiste al mondo una pianta o frutto o radice che possa far guarire dal cancro. Molti pazienti oncologici, colti da ansia e disperazione più che giustificate, arrivano purtroppo ad adottare erbe officinali sotto forma di automedicazione, magari consigliate da persone non qualificate, che non sono in grado soprattutto di valutare la compatibilità con altri trattamenti in atto.
E' anche vero però che la ricerca scientifica in campo oncologico è arrivata a riprodurre sinteticamente molecole già esistenti in natura nelle piante, facendone dei principi farmacologici.
Come al solito, in medio stat virtus, e quindi spetta al medico di base e all'oncologo indirizzare nel modo giusto, a non fidarsi di false e semplicistiche promesse di guarigione ma piuttosto considerare con cauta saggezza l'approccio ad alcune preziose piante, come utile opportunità.
Supporto, sostegno, potenziamento terapeutico nella prevenzione e cura delle neoplasie, questi gli scopi per cui il 5% delle 600.000 specie vegetali è stato studiato dal punto di vista chimico e farmacologico. C'è ancora molto da fare quindi su questa strada, ma l'interesse che vi ruota intorno fa ben sperare nel raggiungimento di obiettivi sempre più concreti.
Si comincia col distinguere i vari scopi terapeutici...
PIANTE AD AZIONE IMMUNOSTIMOLANTE, scelte e somministrate in modo ottimale in rapporto a casi clinici specifici.
PIANTE AD AZIONE CHEMIOPREVENTIVA, utili a inibire i fattori di crescita tumorale o addirittura stimolare l'apoptosi, ovvero la morte delle cellule cancerose.
PIANTE AD AZIONE DI SOSTEGNO, valide non solo per la neoplasia in atto ma anche per eventuali altre patologie preesistenti, che così non vengono aggravate dal tumore né dagli effetti collaterali delle terapie specifiche.
PIANTE AD AZIONE POTENZIANTE O PROTETTIVA, alleviano gli effetti collaterali e tossici di chemio e radio, e nello stesso tempo ne potenziano l'effetto.
PIANTE AD AZIONE CITOTOSSICA DIRETTA, sono ancora in studio per validarne un effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali. Alcune però sono già alla base per l'estrazione di principi semisintetici.
(continua...)

lunedì 23 gennaio 2017

VAI FINO IN FONDO...


Sempre che tu sia convinta di aver iniziato con volontà e decisione di farlo. Di arrivare alla fine.
Ogni tanto questo lo dico a me stessa, è una sorta di verifica. Quando mi lascia la mano quel micro delirio di onnipotenza che a torto o ragione mi permette di fare cose che non avrei pensato.
Non è che siano imprese da super eroe, solo che un tempo credevo di non riuscire quasi a respirare oltre il mio "confine", ed oggi invece vedo che qualcuno ricorda, altri chiedono di me... mi vogliono accanto. Ed io riesco a mantenermi lucida, distaccata quel tanto per poter continuare, e ne sono contenta.
Qualche giorno fa mi aveva chiamato...
Sai... vorrei che fossi presente domenica con Noi, la Sua famiglia, per ricordarlo. E' un mese ormai...
All'inizio stentavo a mettere a fuoco le persone, la storia... poi le note di quella voce hanno riportato volti e vicende, quelle passate ed anche le più recenti di dolore.
Non potevo mancare, anche se come sempre di domenica, sono impelagata tra mille cose da fare.
Tutto si può quando si vuole, e così ci sono andata, trascinandomi dietro un recalcitrante e ormai rassegnato marito.
Sei una pazza scatenata... continua a ripetermi bonariamente col sorriso, perché in fondo è contento del mio cambiamento. Gli piacevo prima, ma era un fatto solo Suo... ancor di più adesso perché vede che mi piaccio anch'io. E voglio che lo "stato di grazia" continui. Per questo mi "auto verifico", quando una pur debole traccia del passato adombra il presente che amo tanto, autentico e vero, non vissuto solo per me.
Fino alla fine, dicevo... ma quale fine intende il pensiero sottinteso, l'animo sempre teso?
Spero quella che non temo più, per cui spendo la mia energia nell'intento di arrivare in pace con me stessa su ogni fronte. Devo riuscire anche in questo, qualche cedimento ci sarà ma la ripresa basterà a ripagarmi. Ne sono certa.
E intanto guardo a domani, quello immediato da vivere come ogni giorno intensamente, con le semplici meraviglie, solite e pur diverse perché guardate con gli occhi dello stupore.
Tu sei il primo per Te stesso. Quando li apri al mattino, ti muovi per esserci, sorridi e t'imbronci
e alla fine riesci ad arrivare al termine del giorno.
Prima di chiuderli, quegli occhi che non perdono la luce, e farti poi cullare dai sogni al chiarore delle stelle.

domenica 22 gennaio 2017

ALLA RICERCA DEL "SENTIMENTO" PERDUTO


Ciò che mi piace maggiormente di questo periodo della mia vita è quanto imparo senza accorgermene. La Vita mi ha dato gli strumenti, il "bagaglio" che non pesa ma è ricchezza lo prendo dai discorsi, gli sguardi... i sorrisi e le lacrime. Storie.
Lei, avanti negli anni, rivela ancora una bellezza nascosta e mai spenta pur nella sofferenza della malattia. Perché indossa malessere e disagio con grande dignità. Parla poco e sorride di rado, però proprio per questo ogni parola è saggia, ogni sorriso è prezioso.
Non è così, mia cara...?
Così... che cosa?
Non è vero che dici poco, ma quando parli non si può non ascoltarti?
Se lo dici tu. E poi di che dovrei parlare...? Dimmi che cosa vuoi sapere.
Già, un tempo era Lei ad interrogare, ora è in pensione, quindi... deformazione professionale.
Allora, ogni tanto per distrarla, lancio un tema e poi lo sviluppiamo insieme. La mia cara Amica al solito con amor di sintesi... io mi adeguo, per non stancarla e non sentirmi più chiacchierona di quel che sono.
L'altro giorno è venuto fuori l'argomento... i sentimenti. Anzi il Sentimento. E le ho chiesto con una punta di invadenza...
Mi togli una curiosità...? Perché non ti sei mai sposata?
Perché non mi piaceva nessuno. Poi una volta ho ricevuto una proposta seria da uno che, scava scava, era stato fidanzato per dieci anni ed era finita male. Mi sono chiesta, e questo perché viene proprio da me, e subito si sbilancia in questo modo? Ho detto, no e non mi sono mai pentita. L'Amore è una cosa importante, e come tutti i sentimenti, va coltivato perché cresca un po' alla volta e resti "dritto" senza cedimenti. Ora, invece...
Ora, invece è un bene di consumo... ho continuato io. Si brucia tutto in poco o tanto tempo, non importa... e poi si getta. Perché si pretende e non si è disposti a concedere, ogni cosa diventa privilegio scontato. Si cerca di annullare le differenze peculiari di ciascuno, per raggiungere l'appiattimento su tutta la linea. Tu ed Io... e intorno nulla.
L'indipendenza invece, stimola la propria autostima e fa diventare l'amato/a un dono e non una necessità.
Hai ragione... e poi si fanno vittime. Perché si stancano della persona che hanno vissuto come un dono oggetto. Quando da considerare dono era il Sentimento.
Qualcosa che è oltre un volto, un corpo e delle sensazioni. E' Amore puro, che muta, si trasforma ed evolve in altro modo. Ma non muore.
Concetto difficile. Roba "antica".

sabato 21 gennaio 2017

IL CICLAMINO


Pure dopo tanta ansia e dolore per i tristi accadimenti degli ultimi giorni, la speranza non si perde. Guai se così fosse, sarebbe resa incondizionata. Arrendersi prima di combattere.
Tutto faceva pensare all'impossibilità di trovare altri sopravvissuti alla valanga, e invece al momento dieci vite sono state salvate. I quattro bambini, in particolare. Una notizia che ha rianimato, e in un certo senso premiato Chi crede nulla sia impossibile.
L'uomo che progredisce nell'incoscienza, dirigendosi all'autodistruzione, quell'Uomo stesso poi recupera la speranza. Ritornare all'origine della Sua esistenza, salvare per salvarsi.
I pensieri di stasera sono molteplici. Avrei molto da raccontare di personale, ma gli eventi di interesse generale non possono passare in "seconda pagina", quasi sotto silenzio. E se ieri abbiamo parlato di Dolore, oggi è d'obbligo il conforto di una religiosa esortazione... non disperare.
E si aprono così due vie di pensieri che vanno parallele... le storie che "vivo" empaticamente ogni giorno, gli eventi che fanno la storia di un'umanità che soffre, cade e si rialza.
Come S. che ho rivisto oggi, e non ho riconosciuto. Dormiva quieta, e non pareva Lei, la stessa che un mese fa era stravolta e dava in escandescenze. Arrabbiata se la prendeva con tutti, la Sua famiglia in particolare... oggi quando ha riaperto gli occhi mi ha persino sorriso. Va meglio, ha detto, pur tra mille problemi. Ed io ne sono stata felice, ma sono andata via subito, perché la mia presenza non la riportasse al momento in cui ci siamo conosciute, e non aveva trovato simpatica nemmeno me. Ora era diverso, e rivelava sotto quella dura scorza, un animo dolce che però ha ricevuto solo durezza e conosciuto poco amore. Le resta accanto una sola persona, quella che forse non sarebbe dovuta a farlo, ed è proprio questa disponibilità incondizionata che la fa ricredere del Suo simile e la salva.
L'uomo devasta, e sotto altre vesti poi recupera. Mai disperare.
Il ciclamino resiste e rifiorisce anche nell'inverno più gelido.

QUANDO LA NATURA SI RIBELLA...


Già, perché questo la Natura lo fa. Comincia silente, solo qualche avvisaglia e poi esplode.
Nella storia dell'umanità tanti sono stati i momenti in cui si è mostrata ostile e matrigna, e se vogliamo anche il diluvio universale fu un modo per punire l'uomo che aveva mancato di gratitudine e peccato contro la Natura e il suo Creatore.
In questi giorni sta accadendo di tutto. Un inverno straordinariamente rigido e impietoso per precipitazioni nevose di larga portata, la terra che trema di nuovo e di continuo proprio nei luoghi martoriati maggiormente dal maltempo, e... triste notizia odierna... una slavina ha distrutto un albergo ai piedi del Gran Sasso. Un solo superstite, forse due o tre... per casualità o perché per loro il destino ha riservato altro.
Dolore e sgomento nel guardare quelle immagini bianche. E stupisce dover attribuire al colore abituale della purezza, ora e all'improvviso, un'immagine diversa... distruzione e lutto.
Ci si scatena a cercare responsabili e colpevoli, si parla di omicidio colposo. In realtà non si tratta di una o più persone, ma dell'Uomo stesso.
Egoismo, Avidità, Potere... e non si ragiona più. Col rischio di far male persino a se stessi, come fossimo eterni.
La Natura non si sfida, e l'unico modo di comandarla è ubbidirle. Non deturpandola... disboscando foreste, scavando le montagne, edificando senza criterio, trivellando, deviando...
Dio, di quali crimini è capace la creatura a Tua immagine e somiglianza!
E la realtà in cui Tu l'hai posto non ce la fa più...
Per poter continuare a credere nel cambiamento in meglio, cerchiamo di farcene una ragione. Ci ripetiamo Tutto ha un inizio e poi una fine. Ma quale fine...? Questa è autodistruzione, e tristemente ce ne rendiamo conto quando è troppo tardi, per poi dimenticare. Incomprensibilmente.

giovedì 19 gennaio 2017

CON UN PIZZICO DI BUON SENSO


Ancora meglio, con saggezza. E' sempre più difficile trovare Chi sa far uso del "ben dell'intelletto". Non voglio sembrare pessimista, anzi sono l'esatto contrario a volte esasperato, però è così... si agisce d'istinto, senza valutare né pensare. Come dire... al centro sono IO, e intorno a me... nessuno, o al massimo qualche comparsa, considerabile finché serve.
Finiscono così le relazioni di qualsiasi tipo, i legami perdono di significato e valore. Tutto cambia, è vero... non può restare sempre lo stesso, è chiaro... però perché non favorirne un'evoluzione diversa invece che assistere passivi alla fine?
Non ci si accontenta più, questa è la verità. Erroneamente si pensa che sarebbe come arrendersi, ed è sbagliato. Si tratta semplicemente di adeguarsi alla realtà, e una volta accettata la cosa, elaborata e metabolizzata, la realtà sembrerà adeguarsi.
Quando si mettono insieme i pezzi di un puzzle, inizialmente nessuno sembra possa trovarsi con quello giusto ad incastrarsi. Bisognerà cercare, osservare, tentare più volte. In alcuni momenti la tentazione di buttare tutto all'aria sarà molto forte, però con calma, determinazione e... "cum grano salis", la soluzione arriverà quasi da sola.
Cum grano salis... dicevano gli Antichi, e fu l'inizio della saggezza di sempre. Delle cose che funzionano anche quando pare improbabile.
Un rapporto malandato che va, a stento e pure con dolore, e che alla fine proprio al termine della vita di uno dei due, trova l'equilibrio in un momento che sa di "rito sacrificale". Due anime da sempre come poli opposti, si trovano da sole a confronto. Uno vorrebbe dire le parole non dette in una vita, l'Altra desidera e teme. Quando tutto si conclude è solo pace.
Non conosco come è andato quest'ultimo momento. Ma c'è desiderio di raccontare per alleggerirsi mente e Cuore, come fu già per tutto il tempo prima.
Ascolterò senza presunzione di giudizio... cum grano salis sarà il modo giusto.

mercoledì 18 gennaio 2017

LA MINESTRA


Sai di quel gioco, pari quasi ad un test, che ti si dice una parola e tu di rimando devi replicare con la prima che ti viene in mente?
Beh, oggi per una serie di fatti disparati e contrastanti ho pensato con un'esclamazione... ma in che vita sto vivendo!? Ove per vita, intendo mondo... assurda realtà. Sembra tutto finto, perché ad un qualcosa che pare sia e vedi, quasi puoi toccarlo, segue non molto dopo il suo esatto contrario.
L'inghippo allora, dov'è? Falso prima o dopo? Vero un tempo, e poi... come non fosse?
E' mai possibile?
Troppi elementi che appaiono all'improvviso discordanti, eppure una volta furono in perfetta armonia.
Ma qual è la realtà che mi appartiene? Cerco di adattarmela addosso, ma per quanti sforzi io faccia, non ci sto più. Ho messo su qualche esperienza di troppo, e le conseguenze sono difficili da smaltire. Mi è cambiato il "metabolismo emotivo".
E' come quando per rendere più appetibile la minestra avanzata, tenti di riscaldarla. Il gusto non è lo stesso. Gli ingredienti sono sempre quelli, ma la sapidità difetta. E' tutto brodo annacquato.
L'anno è iniziato appena, ma sembra esserci uno stravolgimento in atto. Qualcosa si presagiva, ma ora davvero sgomenta quello che si vede e sente. In tutti i campi e ad ogni livello.
C'è qualcosa nell'aria che cambia la gente...
Sarà il '17 presente nell'anno, il delirio di onnipotenza da cui sono prese certe persone insospettabili, le crisi di astinenza da abitudini malsane per egoismo. Ognuno pensa per sé, nessuno si cura nemmeno di pregare per tutti.
E si gira la testa davanti a Chi dorme per strada, ad una testa senza capelli... qualcuno incrocia le dita e fa gli scongiuri. Ma che mondo è questo che si vede sovvertito, e si compiace di esserlo perché così ha licenza di non andare più avanti.
Non so... io non mi ci ritrovo davvero.
Continuo invece a stare bene, anzi meglio con Chi, genuino come la terra che ha coltivato per più di mezzo secolo, l'ama più di se stesso, e poi... per non mortificarmi con un rifiuto accetta sempre e solo una caramella al caffè. Una dopo l'altra, le conserva tutte. L'aspetta ormai... è una sorta di appuntamento.
Ecco, solo per questo da parte mia vale la pena appartenere ad un mondo che non riconosco più, e che mi vede in bilico sempre a mediare. Dall'uno all'altro canto, e pure al centro.

martedì 17 gennaio 2017

IL TEMPO... UNA LEGENDA DA INTERPRETARE


Sarà per questo giorno particolare, che non può passare sotto silenzio.
Sarà perché ogni anno trascorso mi sento diversa, non per l'età che avanza ma per l'esperienza che insegna e si fa forte di quella stessa età con le nuove peculiarità... sarà per tutto questo che stasera mi viene da pensare al Tempo come una "legenda" che cambia volta per volta.
Non uno schema fisso su cui regolare la propria esistenza. Uno scandire di giorni, mesi, anni e tappe obbligate che non raggiunte stabiliscono che sei "out". Fuori dai tempi.
Tutto sommato a giusta ragione potrebbe essere considerato una "categoria" mentale, il Tempo... pur senza fare filosofia spicciola.
Ho preso a ragionare nello specifico di questo, anche se confesso è un pensiero ricorrente, stamattina che non ero ancora del tutto sveglia. Non volevo aprire gli occhi. Forse ero stanca, e non avendo alcun impegno pressante avrei preferito indugiare a letto.
La sveglia ha suonato, una... due volte...
Che ore sono?... mancano cinque minuti alle otto. Fra cinque minuti mi alzo. E chiudo gli occhi.
Suona la sveglia di nuovo...
Sono le otto e mezza! Ma come... non dovevano essere le otto?! Certo... mezz'ora fa.
Eppure non mi sono resa conto di niente. E' bastato aver chiuso gli occhi per cinque soli minuti... e ne sono trascorsi trenta.
Ha qualcosa di incredibile il trascorrere del tempo, pare quasi un'assurdità.
Ed è così che verrebbe di fermarlo, quasi ne avessimo facoltà. Fermarlo per non lasciare andare via di Chi non è più i lineamenti, la voce, destinati a tramutarsi in tratti ed eco lontane nell'immaginario.
Poi, consapevoli dell'impossibilità della cosa, conseguenza naturale della fragilità umana, ci balena l'Eternità. Che sia legata o meno al Credo religioso, poco importa... è un "pensiero", chiamiamola pure "idea" che fa stare bene.
"L'Eternità è un punto fermo del Tempo.
Ci appartiene.
E' solo questione di tempo".
Dedicando oggi, e non per caso, questi tre versi a mia madre. In Suo ricordo.

lunedì 16 gennaio 2017

LA MOUSSE ALL'ALBICOCCA


Penso spesso, e l'avrò ripetuto chissà quante volte, a quanto mi ha lasciato di positivo l'esperienza estrema vissuta. E' vero, forse per me è facile dirlo perché dopo quel periodo duro, tutto sta andando per il meglio, ma è altrettanto vero che il pensiero del "ritorno" c'è sempre, anzi si affaccia prepotentemente col tempo che si allunga. Quasi promemoria perché non possa illudermi. Ed io, proprio per questo continuo a starci in mezzo fino al collo, non mi dimeno, non mi agito... mi do tranquillità e di riflesso questa si dona, da sola senza che io faccia altro che restare tranquilla, appunto.
Così capita che si stabiliscano vere e proprie relazioni in brevissimo tempo, ci si concede a confidenze, si arriva persino ad essere esigenti.
Che cosa ci porti di buono oggi...?
E le caramelle non bastano più, e c'è pure Chi ti informa dove puoi trovare la cioccolata ad agosto, solo perché lui la desidera. Roba da matti... dicono le infermiere, ma io sorrido e mi fa pure piacere, perché mi sento come un "dolce riferimento".
E poi ancora... i tarallini e i crackers, e la caramella forte extra strong, e magari pure un piatto caldo... insomma non si limitano, ed io continuo ad essere contenta soprattutto quando posso fare tutti contenti.
Qualche settimana prima di Natale, la richiesta più strana. Strana non tanto per il genere, quanto per le modalità.
Un simpatico omino di una certa età, distinto e ben curato, insisteva a voler parlare con la dottoressa, data manager di studi clinici...
Devo chiedere se si può avere la mousse all'albicocca invece del succo di frutta...
A parte che quella era la persona meno informata a riguardo, ma poi... quando mai era stata distribuita questa mousse... da precisare perché è importante... all'albicocca?
Si, se vi dico che è così... è così!
E intanto cominciava ad accigliarsi. E Noi a darci da fare per capire, cercare... senza trovare.
Io sono andato in giro per tutti i supermercati... niente, non sono riuscito a trovarla. Io la voglio. Quando mi sveglio al pomeriggio, desidero qualcosa che mi "aggiusti" la bocca. E solo l'albicocca mi va...
E continuava, e poi alzava il tono di voce...
Va bene. Te la porto io. Quando devi venire...?
Il 6... e 6 sia.
Che dire... mi sono messa alla ricerca, e l'ho trovata. Ma il 6 non l'ho portata, e in verità anche se l'avessi fatto, lui non l'ho incontrato... quindi...
Trascorso il tempo, avevo scordato la mousse a casa e anche quel viso abbinato alla mousse, fino a qualche giorno fa...
E allora...?
Allora tutto bene.
E allora?!?
Mi...vuoi dire qualcosa?
No. Sei tu che mi devi dire. Anzi dare. La mousse all'albicocca me l'hai portata?
No, ma l'ho comperata, è a casa... ho aggiunto con un mezzo sorriso, mentre mi guardava con rimprovero.
A posto... e là sta bene! Vedi che io vengo il 24... fatt' u' nodo al fazzoletto.
Ok... e così ho cominciato.
E un fazzoletto non basta più, fino a quel giorno riempirò di nodi un canovaccio. E poi per sempre non scorderò quel volto.

domenica 15 gennaio 2017

IL MIRACOLO PIU' GRANDE E' IN OGNUNO


Per certi accadimenti, in particolare con le coincidenze fingiamo di accorgercene, e li chiamiamo Miracoli. Anche lo stato d'animo però deve essere speciale, in una fattispecie di realtà normale all'apparenza, capitata e mai voluta. Si resta come in attesa e poi... succede.
Così sento raccontare, e pure io avrei da dire la mia, ed ogni volta, anche se ormai disincantata, vengo coinvolta quasi totalmente. Forse perché io so quanto importante possa essere appigliarsi a qualcosa di incredibile per Altri.
Gli Altri, "i più"... ma in fondo che cosa ne sanno gli Altri, di tutto quello che comporta una malattia quando priva di un pezzetto di Vita. Anche se non te ne rendi conto, pure se non vuoi.
Soprattutto perdi la tranquillità, il senso di ogni cosa scontata ... la Pace con te stesso e l'equilibrio.
Ma poiché la malattia insegna che lo devi "riacchiappare" in fretta e tenerlo ben stretto per non soccombere, vai alla ricerca di strategie e non smetti ed infine trovi un punto fermo, qualcosa che certe volte intravvedi come un messaggio...
Preoccupati ma non più di tanto, può scordarti l'uomo non certo Chi è al di sopra di lui e tutto vede e sa. E... vai avanti.
Sappiamo quante volte certe "scadenze" siano a parole anticipate in modo precipitoso. Non si dovrebbe, perché nessuno può sapere, ma "statistica docet" e casi clinici pure, e così si parla non troppo velatamente, e lo sgomento prende, e poi l'angoscia, e se tutto va bene, infine la rassegnazione. Che non è la cosa migliore quando in campo va impiegata ogni energia.
Sfiancati, ci si abbandona a quel che sarà, unica forza e compagna la Fede. Per Chi ha fatto questa scelta coraggiosa.
Tre soli mesi di vita, e tanta voglia di fare. Gli occhi fissi in alto ad un crocifisso d'argento custodito in una bacheca di vetro. Speranza e ricordi... Speranza e rimpianto. E poi solo la Preghiera.
Ad un certo punto quel "corpo santo" cambia aspetto, diventa carne vera. Non più lucido metallo, ma gocce di sudore e sangue nel costato. Tutto dura un'ora, il tempo di realizzare, e fare più di uno scatto, da ogni angolazione. Poi torna come prima.
Un vero e proprio miracolo... mi è stato detto... Gesù è nella Nostra casa.
Ho visto io stessa quelle foto, il prima e il dopo. Falsità non era ciò che si vedeva. Potrà spiegarsi razionalmente, è molto probabile. Io non saprei, e perché non so mi fermo a ciò che vedo e soprattutto ascolto.
Non più di tre mesi, e ormai sono tre anni. E quella che alcuni definirebbero "fiduciosa credenza", diventa una "speciale realtà".

sabato 14 gennaio 2017

ACCONTENTARSI?


Non proprio. Sarebbe più opportuno dire, trovare il bello e il buono in ogni situazione, anche quando qualcosa rema contro.
Come abbiamo fatto Noi, quest'ultimo mercoledì dei Nostri. Partiti per la solita uscita settimanale pur in condizioni meteo avverse.
Solo due giorni sono trascorsi, e le temperature hanno preso a risalire. Avessimo aspettato queste ore, forse sarebbe stato come le altre volte, ma Noi... no. Perché l'esperienza, l'età o non so cosa c'ha portato a pensarla in altro modo, mai rimandare, aggiustarsi la cosa al meglio ma... non rimandare mai.
Appena levata, il mattino mi ha accolta con quella luce lattiginosa che la dice lunga in questo periodo dell'anno. Ho aperto la finestra e ho visto la neve scendere lenta e a grandi fiocchi.
Si andrà oppure no? La risposta me l'ero già data, comunque ho aspettato la "decisione suprema".
Si va... magari non troppo lontano, facciamo pure con cautela e ben coperti, però... si va.
E siamo partiti. Non nevicava più, ma soffiava un vento di bora che gelava le ossa.
Una ventina di minuti ed eravamo a destinazione. Lucera... città d'arte. Bella davvero.
Abbiamo cominciato dall'Anfiteatro. Due anime dantesche dal coraggio incosciente. Che poi... a pensarci bene... ad essere coraggiosi in generale e con gradi sottozero in particolare, incoscienti si deve proprio essere. Comunque, non avevamo fatto più di una decina di passi che da un gabbiotto sono venuti fuori tutti imbacuccati un uomo e una donna...
Guardi, si paga un ticket... neh?!
A parte che lo sapevamo già, potevamo prima arrivare al famoso gabbiotto... o no? Non ce la saremmo di certo data a gambe, combinati come stavamo, semi congelati e infagottati.
Va be'... lasciamo stare. Il ticket, l'abbiamo pagato e poi ci siamo inoltrati alla ricerca di un raggio di sole tra reperti storici e residui di neve tra ciottoli e scale.
Due anime solitarie percorse da folate di vento gelido, e qualche timida gazza, svolazzante a zig zag tra i rari arbusti emergenti dalla coltre bianca. Diciamo pure uno scenario anomalo per un luogo come quello, però dal fascino particolare. Qualche scatto per ricordare l'emozione del momento.
All'uscita ci è venuta incontro una signora che probabilmente per giustificare il prezzo non proprio basso, o solo per dare una motivazione alla Sua presenza, ha incominciato a sciorinare tutta la storia non solo della città, ma della Capitanata intera. Invasioni, dominazioni, popolazioni autoctone e infiltrate... mentre ormai eravamo in procinto di congelarci del tutto.
Scusi... e per il Duomo?
Abbiamo tagliato corto...
Andate dritto per questa strada, poi a destra... a destra ancora, e poi chiedete. E copritevi bene, mi raccomando.
Più di così...? Impossibile.
Siamo andati al Duomo... dopo aver cercato affannosamente un bar dove trovar ristoro... siamo poi tornati indietro. Riscaldati solo da qualche raro raggio di sole.
Poi, sulla strada verso casa, prima del solito previsto. Contenti lo stesso.
Abbiamo imparato finalmente la grande "arte" della Flessibilità. Riuscire a vedere il bello, il buono pure quando non c'è.

venerdì 13 gennaio 2017

NEI CONTRASTI E NELLE CONTRADDIZIONI


Non lo nego, il mio più grande desiderio è che filasse tutto liscio. Fissato un obiettivo che sia un bene per Tutti o quasi, ogni azione, opera o solo pensiero non dovrebbe incontrare ostacoli. Non è così. Quindi mi sono convinta che pure questa insieme a tante altre, sia una credenza. E allora una vita intera è credere un qualcosa che poi in realtà è altro. Oppure lo diventa strada facendo. Si parte da un sogno che alla fine perde il magico alone, i suoi peculiari contorni, e mostra la "reale sostanza".
Credere di potercela fare su tutta la linea... lavoro, salute, affetti. Dipenderà poi dalle aspettative riposte, restare appagati, soddisfatti appena, o delusi. In generale sarebbe opportuno accontentarsi, che non è rassegnarsi, bensì vedere oltre, tra le difficoltà e i giorni "disastrosi" quel raggio di luce che mostra la vita nell'aria. E invece a volte scorgiamo solo banale ed inutile pulviscolo. Pulviscolo... di nome, atmosferico... di cognome, e Noi siamo vivi anche per questa appena visibile banalità.
Quanto è ristretto il campo visivo umano...
Così se il lavoro non ha remunerazione tale da poter fare sprechi, non è un buon lavoro. Non importa se piace e comunque basta per vivere.
Dagli affetti poi si vorrebbe sempre il massimo... senza mai chiedersi, io do altrettanto?
La salute è lo scoglio più duro e temuto. Ci consideriamo invulnerabili, eterni... e crolliamo quando la malattia ci pone davanti allo specchio... perché proprio a me?
E perché non a Te? Sei uno dei tanti, aggiungo pure... uno dei tanti figli di Dio, a Lui tutti ugualmente cari, ma fragili per natura. Riscatta la forza insita in Te, e lotta per il dono che ti è stato fatto. Vai avanti finché è dato.
Riconosco quanto sia difficile parlarne con Chi si trova a combattere nel quotidiano tra ansia del futuro, precarietà del presente e memoria del passato, soprattutto quest'ultima riporta ad un confronto che dà ancora più dolore. Forse perché in sé ha una "credenza", la convinzione che c'è un "accordo" che non potrà mai essere smentito. Niente di più errato... tutto può cambiare, anzi già muta normalmente, anche se vorremmo tale cosa si svolgesse in completa tranquillità, pure a Nostra insaputa.
Ma in tal caso non ci sarebbe emozione. Meglio così?
Chissà, è difficile esprimersi in tal senso... che vita sarebbe?
Le emozioni sgradevoli vanno superate traendone insegnamento, esaminando le credenze, valutando fino a che punto sono vere.
Ho paura... perché?
Credevo non sarebbe mai capitato a me...
Temo per la mia vita... adesso.
Passa qualche tempo e provo meno paura... perché?
Vedo e ascolto... piango e rido... parlo, urlo, amo!
Ci sono ancora, e... VIVO.

giovedì 12 gennaio 2017

L'ACCETTAZIONE E' METODO E CURA - VALUTARE LE CREDENZE (parte terza)


Per la piena realizzazione di una vita appagante, quindi occorre Iniziare - Entrare in contatto - Muoversi verso i propri valori.
Allora che cosa non è l'Accettazione?
Non è Sopportazione - Rassegnazione - Perdita di speranza, sentirsi senza alternative - Passività.
Invece l'Accettazione è...
Un'Azione (ACT) - un Comportamento - un "Muoversi verso".
E' far cadere una barriera e creare un'apertura - un Atteggiamento non giudicante - Fare spazio anche a sentimenti dolorosi, sensazioni ed emozioni mantenendoli come tali.
La DEFUSIONE, appunto è imparare a fare un passo indietro, distaccarci da pensieri, convinzioni o "credenze", ricordi e autocritiche distruttivi. Invece di rimanere impigliati in questi pensieri, di farci dominare da loro o di lottarci contro, impariamo a lasciarli andare e venire, come se fossero metaforicamente, parole lasciate andare su foglie nelle acque di uno stagno, o riposte in cassetti diversi. In questo modo avranno un minor impatto sulla nostra vita e perderanno il loro potere di spaventarci, preoccuparci, stressarci.
Facciamo pure spazio a emozioni e sensazioni dolorose. Smettendo di lottare contro di loro e lasciando che siano ciò che sono senza farci catturare o schiacciare, scopriamo che ci danno meno fastidio e fluiscono molto più rapidamente invece di fermarsi e angosciarci.
Restiamo connessi con qualsiasi cosa ci stia accadendo qui e in questo momento, anche se avremmo voluto il contrario. Concentrarci e impegnarci in ciò che stiamo facendo, vivere senza indugiare sul passato o preoccuparci del futuro ci aiuteranno a superare le difficoltà.
Ciò che è importante per noi, sono i Nostri Valori. I Valori tracciano la direzione della nostra vita e ci motivano a realizzare cambiamenti importanti.
Una vita ricca e significativa si crea attraverso l’azione impegnata, ovvero un’azione guidata e motivata dai nostri valori più intimi.
Quando mettiamo tutte queste cose insieme, sviluppiamo flessibilità psicologica. La capacità di stare nel momento presente, con consapevolezza e apertura, di agire guidati dai nostri valori.
Così saremo presenti, aperti e capaci di fare ciò che conta per noi, migliore sarà la qualità della nostra vita e maggiore sarà il nostro senso di vitalità, benessere e soddisfazione.
Se fino ad ora abbiamo spesso ristretto il Nostro campo visivo, visto poche alternative, ricordiamo che della vita si deve avere sempre bene in vista un'immagine, lieta ed appagante, quella di un banchetto a cui si ha diritto di accedere. Mai accontentarsi, e pure malvolentieri, di una ciotola con un brodino freddo.

mercoledì 11 gennaio 2017

L'ACCETTAZIONE E' METODO E CURA ( parte prima)


Incontro interessantissimo stasera alla ripresa dopo le festività.
Inizio "soft", seguito da un contenuto a dir poco possente. Personalmente ne ho tratto la spiegazione di tutto ciò che mi ha permesso di essere fin qui. Intuito, in parte elaborato, ma tutto sommato rimasto a livello embrionale. Ho lasciato fluire le cose, non mi sono posta a muso duro... ho assecondato l'evento, adattandolo a me. Mi è andata bene, fino ad ora. Adesso più che mai però, se fosse necessario, continuerei su questa strada e con maggiore consapevolezza.
Non riuscirò a rendere in breve quello che è stato detto e recepito, lo farò in più volte. Il "tema" merita.
L'incontro è cominciato col commento di due testi musicali, "La Forza della Vita", e "Occhi di ragazza". In particolare di alcuni versi, messi in risalto dalle Amiche che hanno proposto le due canzoni. Nella prima si è sottolineata l'importanza di dare una "motivazione" alla speranza, o meglio una "forza trainante" con cui sperare. Questa potrebbe identificarsi col Credo religioso, ad esempio. Oppure, come è stato rilevato dall'analisi del secondo testo, con la memoria di ricordi felici. Qualcosa che riporta indietro nel tempo, e pur con qualche nota di malinconia, carichi di positività. Credere con forza di poter tornare a vivere quei momenti, ovviamente in modo simile ma con le medesime emozioni.
L'analisi e i relativi commenti dei due testi hanno fatto da introduzione al tema centrale dell'incontro. Il metodo ACT applicato al sostegno psicologico nella relazione di cura.
L'Accettazione di quel che è, qui e ora. Ovvero uscire dalla Mente ed entrare nella propria vita.
Accettare non significa essere rassegnati, passivi né tollerare o sopportare, bensì abbandonare tutti i tentativi di soluzione inutile e accogliere ciò che la vita comporta se riconosciamo che stiamo andando nella direzione di ciò che vogliamo dalla nostra esistenza.
Nonostante quel che succede, non dipende da Noi e inevitabile perché al di fuori di Noi.
(continua...)

L'ACCETTAZIONE E' METODO E CURA - LA FLESSIBILITA' (parte seconda)


Alla base del metodo ACT ci sono il Cambiamento e il Benessere Psicologico, promossi dall'Accettazione e l'Impegno. Tali atteggiamenti, opportunamente allenati portano alla Flessibilità, e quindi a stare meglio. Nel caso del cancro, persino a malattia molto avanzata.
Due gruppi di malati allo stadio terminale furono assegnati in modo distinto a terapia ACT e CBT (ristrutturazione cognitiva più rilassamento). Al termine di 12 sessioni, pazienti nel gruppo ACT risultarono molto meno angosciati rispetto ai pazienti nel gruppo CBT. Evitavano meno i pensieri negativi sul cancro e mostravano minor disagio.
L'origine della sofferenza psicologica risiede nella normale funzione di alcuni processi del linguaggio umano, applicati alla risoluzione di proprie esperienze, invece che alla risoluzione di eventi esterni. Tali processi mentali portano l'individuo a dare un significato letterale al pensiero. L'esasperazione di tale processo porta al "sé concettualizzato". Nel caso specifico del cancro, a vedersi come protagonisti di atti unici non replicabili e con finale scontato.
L'ACT cerca al contrario di favorire l'accettazione dei pensieri e delle emozioni per quella che è la loro natura, e di indurre ad azioni che contribuiscano a vivere una vita appagante e soddisfacente. Comunque sia.
Insomma il fine ultimo è di promuovere la "Flessibilità" psicologica dell'individuo.
IO non evito i pensieri negativi che la malattia comporta, semplicemente "me li aggiusto", li accomodo al momento che vivo e da cui non mi astraggo, con processi mentali che includono oltre l'ACCETTAZIONE, anche la DEFUSIONE, il CONTATTO costante con il presente, e SE' come CONTESTO e non più concettualizzato.
(continua...)

lunedì 9 gennaio 2017

COLTIVARE SENTIMENTI


Chiusa in casa per 36 ore, non ho pensato neppure di guardarmi allo specchio. Inconsciamente l'ho ritenuto inutile, senza sapere pienamente il perché mi sono sentita "svuotata", mobile per forza d'inerzia e diretta alla solita meta per obsoleti motivi. Sterile. Perché... sia pure per sole 36 ore... senza relazionarmi.
L'Uomo non può vivere senza relazionarsi, deve mantenersi in connessione con l'Altro, tramite pensieri ed emozioni.
Respira, il Suo Cure batte... inevitabilmente sente, prova sentimenti che non può tenere per sé. In breve tempo perderebbero la peculiarità di "linfa vitale".
Per un giorno e mezzo ho cercato il silenzio e l'introspezione. Mi sono ascoltata e ciò che ho udito da me, elaborato, è diventato... Melanconia, Nostalgia, Speranza e Consapevolezza di ricominciare.
Domani riprenderanno gli incontri del GAMA, e dovremo mettercela tutta perché siano sempre all'insegna di Entusiasmo rinnovato e Positività. Sentimenti anche questi da coltivare.
E già stasera ci siamo incontrati Tutti o quasi, per un evento organizzato dall'Associazione in gemellaggio con la Nostra... L'Albero della Vita. Ed è tutto dire. Intreccio di relazioni di gran beneficio a largo raggio.
Feste ed Eventi alle spalle. Comunque Passato, sia pure recente. Qualcosa e forse più è rimasto.
Mi viene da considerare le prime tre lettere dell'alfabeto... A... B... C, e potrei continuare.
Affetto, Amore, Amicizia... come fiori delicati da coltivare.
Benessere, un'unica parola che racchiude il Bene che si dona e riceve.
Carezze, Cuore, Cura... quel che serve perché i sentimenti non muoiano, e tutto il tempo speso, sperando in bene, non sia stato alla fine sterile.

domenica 8 gennaio 2017

ASCOLTARSI


Intera giornata trascorsa in casa. Responsabile il freddo, e non solo... in realtà volevo circondarmi di pace, intesa come silenzio rasserenante perché cercato e felicemente raggiunto. Poi avevo un po' di faccende arretrate da sbrigare, qualche addobbo da riporre... non tutto, faccio così ogni anno. Passaggio soft, ché non me ne accorga mentre progetto che cosa prenderà il posto di ciò che è stato fuori e dentro di me. E' la mia vita da quel tempo in poi, fatta di astuzie e piccole strategie, espedienti per vivere meglio e senza condizionamenti.
Sono stata in casa, dicevo... e fuori nevicava a mo' di tormenta. Un occhio al di là del vetro e le mani abituate, intente al risvolto del lenzuolo. Gesti meccanici che ritrovi complici quando hai da riflettere. Seguono il filo del pensiero, non chiedono niente, non contraddicono. Docili si piegano alla volontà.
E così ho preso a rilassarmi, come al solito pure a ricordare, e ancora una volta si è mitigato qualche rigore d'animo. Quello che serviva perché di continuo cerco un nuovo clima per l'animo.
Quello che vorrei come una stabile e perenne primavera. Dopo aver provato il gelo, quello noto, seguirono periodi alterni, ed euforia e pacatezza più volte si sono contesa la priorità. Ma cerco ora io la bella stagione interiore, ché almeno non sia guastato ciò che ho compreso e conquistato.
Il pomeriggio poi è trascorso tranquillo... qualche nota scritta, pensieri in libertà. Bucato ritirato, dritto e stecchito come baccalà. Mi passa per la testa una stupidata... non avrei voluto mai essere uno strofinaccio steso oggi ad asciugare. Idea bislacca, assurda come variazione sul tema. Servono anche cose come questa per aiutarsi a vivere, quando l'antico rimuginare ha fatto da rete a strascico nell'animo.
Tutto può servire per ritrovare l'armonia e quell'equilibrio, frutto di strategie, piccole gioie e preghiera.
Perché sia serenità continua dopo il dolore.

sabato 7 gennaio 2017

L'ULTIMO PRESEPE



Non mi piacciono le frasi fatte, ancor meno i "detti" conclusivi e scarni. Sanno di poco, appartengono a Chi manca non solo di parole ma anche speranza.
Così... l'Epifania che tutte le feste porta via... lo trovo malinconico se non addirittura irritante. Perché allora davvero vuol dire che di Natale, Capodanno e pure Epifania non si è capito niente. Solo tre date, appuntamenti più o meno sereni cercando di evitare accidenti. Poi arriva il 6 Gennaio e finalmente la Befana, che nulla c'entra con la festa dell'Epifania, con la sua scopa spazza via briciole, scorze e frammenti delle feste. Detta così la cosa, certo che è una malinconia...
Voglio provare però a vederla in altro modo, dal punto di vista del 7 Gennaio di un qualsiasi anno.
All'indomani di un periodo, non una conclusione ma un nuovo inizio. Si mette un punto e si va a capo. Ricomincia un discorso, in un certo senso un'altra vita, ma solo se si vuole veramente. Con entusiasmo, rielaborando delusioni e smussandone le spigolosità, arrivare tramite un sogno ad altri progetti. Consapevoli di avere abbastanza risorse per potercela fare.
Ed oggi, quando ho avvertito il solito "languore" di fine feste, ho cominciato a fare pressione positiva sui pensieri.
Un ricordo... la gioia del momento presente... una fotografia.
E sono tornata a quand'ero bambina già cresciuta, e ci credevo poco ma mi piaceva immaginare
la vecchina giovane e grintosa che non invecchiava mai. La vedevo bene senza scopa, piuttosto in station wagon o ancor più probabile con un tir. Giungeva ogni anno nella famosa mattina.
Arrivava non a casa ma nella sala di un cinema per distribuire doni a tutti i bambini fino a 12 anni.
Ricordo... avevo giusto quell'età e mi toccò, "Piccole donne". Pensai che la Befana fosse stata male informata perché avevo già letto oltre, pure che da piccole erano ormai cresciute. Un po' delusa, mi ripresi subito. Quella era un'edizione nuova, con illustrazioni diverse, avrei riletto la storia e in quelle immagini mi sarei immersa da protagonista. Qualsiasi cosa pur nota, vissuta con passione nuova, appare diversa.
Ed è perciò che ogni momento presente e come si deve, anche in condizioni simili alle precedenti diventa "meritevole" di gioia nuova. Le ore vanno via veloci, ma tali da lasciare comunque ricchezza.
E' andato via così il giorno "mio" dell'Epifania, in piacevole compagnia. Sarà ricordo di un gioioso momento presente, domani già diventerà un "frammento" di passato.
La foto dell'ultimo presepe, un'istantanea archiviata ma da ricordare.

venerdì 6 gennaio 2017

LO STILE HA LA SUA ETA'


Vigilia dell'Epifania sono uscita in incognito. Non volendo. Non tutti mi hanno riconosciuto, e se si, sono rimasti perplessi. Qualcuno avrà pensato pure alla Befana in perlustrazione, considerato il periodo. Responsabile, il mio cappellino. Ho preso ad indossarlo coi primi freddi, ed ora che l'inverno si fa sentire pungente, se non ce l'ho sulla testa lo porto sempre dietro. Non si sa mai, potrebbe servire.
E pensare che un tempo non era così, detestavo tutti i copricapo.
Nella mia vita credo di averne indossati ben pochi. Una cuffietta da neonata di lana d'angora, il classico berretto col pon pon, questo cappello appunto, e la parrucca durante la chemioterapia.
Insofferente per natura, attribuivo da sempre alla mia testa una forma strana, piuttosto quadrata e schiacciata. Nessun cappello o cappellino, berretto o berrettino... persino spiritose bandane sarebbero riusciti ad abbellirla un po'.
Ma tant'è che, quando ero già in "odor di malattia" ma non conclamata, decisi di comprare qualcosa che non solo riparasse dal freddo, ma mi tirasse fuori da quella malinconia mista ad ansia che turbava quei miei giorni. Sarebbe stata una "sferzata di novità"... una piccola cosa... volevo illudermi che potesse bastare.
In realtà poi non fu così. Anzi. Fu un angosciante presagio.
Lo indossai e per quanto fosse molto molto carino, inorridii. Mi ero vista senza capelli, proprio come sarei stata dopo qualche mese. Tolsi di scatto quel cappello e non lo indossai più, lo riposi nell'armadio e lì restò fino allo scorso anno.
Lo prendo o non lo prendo dall'armadio? Dopo tutto che cosa costa almeno guardarlo... ma si, anche provarlo?
Brutti ricordi... questo costava. Però sono ricordi di un tempo che non può tornare, perché anche se fosse, non sarebbe mai come quella volta, la prima... quando ti crolla il mondo addosso.
Così con un atto deciso lo avevo tirato fuori, indossato e poi...
E poi non mi era sembrata tanto male la mia faccia, tutto sommato la testa non era quadrata né schiacciata, e osservandomi allo specchio con occhio critico ma benevolo, trovavo pure in me un certo stile. Stile che... beh, non dovrei dirlo... in sei anni aveva acquistato portamento ed eleganza. Insomma sentivo di poter andare in giro con quel cappello, incurante del giudizio altrui, qualunque fosse stato.
E se così fu un anno fa, figurarsi ora.
Prima di uscire mi guardo allo specchio... al solito un bel sorriso... ed è tutt'altra immagine. Nuova ogni volta.

giovedì 5 gennaio 2017

CONCLUSIONI



Faccio una gran fatica a trarre conclusioni certe volte, in certi giorni. Quando le ore si sono susseguite in rapida e varia successione, insomma quando la giornata non è stata affatto piatta.
Tutto il tempo passato come fossi rincorsa dal Tempo stesso.
Già... le feste stanno per terminare, chiudiamo delle parentesi, si riprende il "discorso" di sempre. Niente di che, paragrafi di storia normale messi insieme che contemporaneamente si danno il cambio.
Mia figlia è partita stamattina... mio marito ed io abbiamo pranzato alla ristorazione del nuovo centro commerciale prima di un giro di shopping... la serata conclusa con una simpatica riunione familiare, stretta stretta, quasi non ne avessimo fatte abbastanza in questo periodo.
E' dura passare da un cambiamento all'altro, anche se sono solo piccole e discrete rivoluzioni della quotidianità. Diventiamo come gatti appollaiati sul davanzale della finestra più soleggiata. Non vogliamo distaccarcene. Eppure si deve, è il fluire del tempo che lo richiede.
E a causa di questo è la Malinconia, passeggera per fortuna come nuvola di marzo. Tanto rapida che non si dovrebbe neppure citare né tanto meno pensare, ma siamo esseri umani e la fragilità ci appartiene.
E poi c'è la Gioia, discreta perché contenuta dal sentimento precedente, così che solo dopo un po' realizzi la fortuna che hai.
E ancora il Ricordo e la Commozione perché il Tuo volto è associato ad una caramella rossa, e per questo ti riconoscono, e poi segue tutto il resto. Un abbraccio, una parola buona... la speranza di poter continuare che è pure un dovere se è dato di vivere.
Infine la tenera Certezza donata dai forti legami familiari. Potrà sorgere qualche equivoco, sarà risolto in breve tempo e senza alcun dubbio. Ci si potrà incontrare poche volte all'anno, ma sicuramente l'uno per l'Altro ci sarà non appena sarà chiamato.
Allegria, Ironia, Gioia di vivere... alla fine le conclusioni sono tratte. Spontaneamente, basta solo pensare. E forse non è mai abbastanza, e allora i "discorsi" restano aperti.

mercoledì 4 gennaio 2017

IL FASCINO DEL CARILLON


La melodia dei carillon è sempre la stessa. Anche se note e tonalità sono diverse. Perché il modo con cui ci si dispone all'ascolto ogni volta è uguale.
Astratti dal contesto, semplicemente incantati. Affascinati. E, portati emotivamente a mezz'aria, in un'atmosfera che ha tutte le sembianze della magica infanzia, ritroviamo una sorta di primitiva autenticità. Che, tra le altre cose, è pure garbata sincerità.
Oggi mi è stato donato un Angelo carillon. Regalo della "Prima Rosa, la più bella", una delle primissime amiche di avventura, con cui ho condiviso terapie ed anche il periodo della ricostruzione.
E' molto più giovane di me, potrei essere Sua madre, eppure il Nostro legame non avverte alcuna differenza, di età né di altro. Per questo tra Noi le parole sono leggere, pure se nascondono velati rimproveri. Diventano raccomandazioni, inviti... prospettano vantaggi e benefici.
Prova a raccontarti... le ho detto... ormai il tempo è maturo. Non occorre scrivere pagine e pagine, a volte due sole righe possono contenere situazioni, stati d'animo diversi. E poi di due righe in due righe si arriva a narrare una storia intera.
Lo farò... mi ha promesso... Tu sai che sono così, all'improvviso e poi.
Già, Lei è così, e pur in questa imprevedibilità non ha mai deluso. E non solo me, che alla fine non sono nessuno. Per giunta, in questa particolare occasione dovrei anche ringraziarla, perché mi ha offerto senza volere l'opportunità di pensare, riflettere su ciò che è stata la mia vita dal tumore in poi, perché ho fatto determinate scelte. Decidere per la condivisione totale e "a tappeto", persino qui nel virtuale, e poi continuare a sperare che Altri seguissero il mio esempio, in modo aperto quasi sfrontato, perché ci credo e su di me i risultati li ho visti, perché il Cancro... e lo chiamo col suo vero nome... ha da essere trattato così. Guardandolo dritto negli occhi, sfidandolo senza paura, anche se questa non finisce mai. E tutto ciò in modo esplicito, aperto... pubblicamente.
Purtroppo quello che un giorno sognavo di facile realizzazione nel tempo, così non è stato. E vedo Chi cominciò sia pure timidamente, farsi indietro o addirittura sparire, oppure restare tra le quinte e ogni tanto agitare una "manina", non so se in segno di saluto o altro.
Un po' delusa lo sono, ma non per me. Potrei trasformare quello che all'origine doveva essere un "gruppo" in una "Pagina", visto che ci sono per lo più i miei "monologhi" a rischio di annoiare. Non so, ci potrei pensare a questa evoluzione-involuzione... chissà. Ma poi, do la carica di nuovo all'Angelo carillon, e continuo a sognare. Sperare che qualcuno raccolga il mio ennesimo invito e qualcosa cambi.
Non lo voglio per me, l'amor proprio è già soddisfatto... è per Tutti Noi. Eroi, alcuni inconsapevoli, che non vogliono restare isolati, unici compagni della loro solitudine.

martedì 3 gennaio 2017

DA UN PUNTO ALL'ALTRO


Come da Nord a Sud in un balzo solo. Come dalla notte al giorno senza passare per l'alba.
Stamane una conversazione telefonica che mi ha riportato indietro al tempo felice dell'infanzia, che comunque ho cercato di mantenere vivo per tutto il tempo fino ad ora. Stasera il ricordo di un'Amica che per colmare vuoti e accettare la sofferenza aveva ritagliato per sé un'oasi di pace.
Strategie?
Tentativi fortunati di sopravvivenza, poi rivelatisi di una vita formula felice.
A volte ci vergogniamo di mostrarci per ciò che siamo veramente, soprattutto nella semplice purezza dei sentimenti, come se fosse un'offesa per Chi ci osserva ed ascolta. Condizionati dal giudizio eventuale altrui, ci nascondiamo dietro il paravento delle convenzioni.
Ma Chi può dire con certezza, che comperare per sé in età più che adulta, un grosso orsacchiotto di peluche sia ridicolo, inutile. Al massimo sarà infantile, ma nel senso buono del termine. E vivaddio, è un bene sia così. E' medicina senza effetti collaterali, conservare un Cuore che sa ritrovarsi bambino e gioire per questo. La sofferenza si ridimensiona, gli stravolgimenti della vita appaiono meno gravi e più sopportabili. Si sorride di più, si piange meno. E Chi non comprende questo o peggio critica, non ha capito nulla della vita.
Come pure considerare cosa sciocca la scelta di avere tutto per sé come "piccolo amico", un gatto, un cane o un coniglietto, perché un animale poco può dare in cambio... non sa parlare, non interagisce... non ha mai provato la gioiosa tenerezza per un istintivo e inconsapevole amore incondizionato.
Strategie! Si... dagli esiti felici.
Conservo anch'io in un angolo della mia casa un piccolo mondo da bambina, ed è la mia oasi "tranquilla".
Ed ho la mia cagnolina che mi ha sostenuto nei momenti difficili.
Da un punto all'altro mi sono data aiuto, e forse il mio equilibrio lo devo pure a questo.

lunedì 2 gennaio 2017

IL PRIMO GRANELLO E' SCIVOLATO VIA


Quando all'indomani di San Silvestro si inaugura un nuovo calendario è come avere a disposizione una piccola clessidra con i granelli di sabbia contati. Ovviamente, cosa alquanto impossibile. Lo si può immaginare però, mettendone in conto di più perché molti scivolano via insieme e veloci e indistinguibili. Proprio come ogni giorno dell'anno, non semplice unità di tempo ma "grano" di vita, fatto di emozioni uniche e irripetibili.
Ci sono però azioni individuali, quasi riti che si ripetono ogni anno. Oltre i comuni festeggiamenti, le tradizioni ed altro. Sono le confortanti certezze che perpetuano dei ricordi.
Dirò la mia. Ogni primo dell'anno, al termine della Santa Messa, fisso la data per la celebrazione religiosa in memoria di mia madre. Questo sarà il dodicesimo da quando Lei non è più, e fui io a scegliere di accogliere quel testimone che la tenesse in vita nei Nostri Cuori. Non che ce ne fosse bisogno, però è un modo di raccoglierci insieme, intorno a Lei o meglio al Suo pensiero, come quando era in vita.
Ma perché proprio il primo dell'anno? Volò via a metà del mese di gennaio, ma non solo per questo. A Capodanno la Chiesa dedica la giornata alla Madre di Gesù, Regina della Pace. A seguire tutti gli altri giorni, che sul calendario porteranno numeri ma pure i nomi dei santi.
Quale giorno migliore quindi per pensare ad una madre che solo fisicamente non è più? Tutto il resto c'è. Il valore santo della Maternità, la capacità di andare oltre senza ribellarsi, la consapevolezza di essere artefice di un "grande progetto", e l'amore per la pace. Grande mediatrice di pace fu mia madre, in famiglia e fuori. La ricordano ancora.
Stasera ho ripetuto questo rito, sono uscita dalla Chiesa con la serenità di aver fatto il "dovuto" che non è propriamente un dovere ma una dimostrazione d'affetto che deve esserci per custodire un legame.
Ora il giorno volge alla fine, anzi per essere precisi, siamo già a quello che segue e avanza.
Non è stato trascurato nessuno, sento il Cuore in pace.
Posso pensare con fiducia che mi attarderò ogni sera a guardare il giorno scivolare via.