agosto

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mercoledì 24 novembre 2010

"Mamma mia, sono già le nove!" Avevo guardato l'orologio sul comodino e mi ero resa conto che, secondo i miei canoni di risveglio, era davvero troppo tardi. "Devo sbrigarmi!" Mi alzai e in fretta mi stavo dirigendo al bagno. In fretta? Ma perchè poi?! Mi fermai anche a causa delle gambe che non sentivo ben stabili e mi posi a pensare quasi stordita, un po'come succede quando di notte ti svegli e non sai se quello che credi aver visto poco prima sia sogno o realtà. In quell'ultimo periodo i miei ritmi erano di forza diventati più lenti, per l'ansia che mi aveva tolto la lucidità persino nell'agire; capitava allora che facessi più volte la stessa cosa senza pensarci e in questo modo non andavo avanti. Ora, quasi euforica per aver ottenuto una piccola vittoria sulla malattia, volevo darmi una mossa, ma in effetti ... non c'era alcuna ragione valida per farlo. Intanto erano ripresi i forti crampi allo stomaco: colpa della chemio? Ma no, dovevo fare colazione e per la serie "le trasgressioni non finiscono mai" decisi di mangiare ancora in pigiama, cosa fino a quel momento per me inaudita. Inaudita perchè frutto di un retaggio atavico attribuibile a mia nonna, donna dall'opinione saggia ma a volte troppo categorica: "una madre di famiglia che se ne va in giro per casa in camicia da notte (ai suoi tempi il pigiama lo indossava solo l'uomo) è sciatta e perditempo, invece si deve alzare presto, lavarsi, vestirsi e mettere il grembiule." Tradendo col sorriso quel principio che avevo fatto mio, andai in cucina a prepararmi qualcosa da mangiare; presi la bottiglia del latte dal frigo, ma già a guardarla mi sentii venire qualcosa in gola. Il latte no, non era il caso, allora...ecco avrei preso il tè, il tè andava benissimo, ben caldo con una fettina di limone. E da mangiare? I biscotti...no, non m'ispiravano, una merendina? No, proprio no. Però delle fette biscottate con la marmellata le avrei mangiate volentieri... Contenta di questa folgorante e decisiva illuminazione presi dalla credenza un barattolo di marmellata di fragole, la mia preferita, poi apparecchiai un lato del tavolo con un'allegra tovaglietta all'americana e quando il tè fu pronto cominciai a spalmare con cura la confettura sulle fette. Finalmente dicevo addio per sempre a tutte quelle colazioni rimaste sullo stomaco perchè consumate troppo in fretta e sempre in piedi; ora volevo dedicarmi qualche attenzione in più e cominciavo da lì, da un piccolo rito quotidiano.

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