maggio

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lunedì 29 novembre 2010

Avevo deciso che non avrei aspettato di vedere i miei capelli cadere a ciuffi e i restanti come atolli sperduti nell'oceano, così programmai per quel pomeriggio del giorno dopo la prima chemio, di andare dalle mie parrucchiere, Antonietta e Teresa a tagliare i capelli. Non li avrei rasati completamente, me ne mancava il coraggio, vedermi subito calva, non l'avrei retto, però li avrei fatti corti corti, stile soldato Jane per intenderci, e subito, immediatamente avrei indossato la parrucca. L'avevo già da un paio di settimane, ma era ancora chiusa nella scatola, protetta da una rete impalpabile, mentre la testina, supporto nei momenti di non utilizzo, giaceva in una busta dentro il ripostiglio. Non nascondo che all'inizio mi aveva fatto un po' impressione, indossata la prima volta mi sentivo  mascherata, con impaccio e con un impiccio in testa, prurito, sudore facevano il resto. Mah, mi dissi, chissà se la sopporterò??! L'alternativa, restare senza capelli ed uscire con la testa coperta da un foulard o da un cappello, non mi piaceva proprio, l'immaginarla soltanto mi metteva tanta tristezza, allora mi conveniva abituarmi e anche presto. Era necessario che io guardandomi allo specchio mi piacessi perchè potessi porgere agli altri un'immagine piacevole e serena di me, sarebbe stato uno sdrammatizzare la malattia stessa e contemporaneamente avrei trasmesso un messaggio di speranza: niente è impossibile se si ha la forza di trovare le mille strategie per combattere e superare un momento tanto difficile.
Scesi da casa con parrucca al seguito e andai da loro, Antonietta e Teresa. Nel vedermi sorridente, con il viso rilassato che non mostrava alcuna sofferenza, restarono incredule; anche loro come tanti erano convinte che la chemio fosse una terapia devastante, una sorta di Attila che dove passava lasciava segni inequivocabili. In verità lo avevo creduto anch'io prima di viverla, in seguito, pur riconoscendole effetti collaterali piuttosto forti ma passeggeri, mi sarei ricreduta e sarei arrivata persino a ringraziarla.

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