giugno

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mercoledì 17 novembre 2010

La solidarietà era anche al centro dell'evento cui ho partecipato ieri, la solidarietà che può dare speranza all'attesa della donazione per il trapianto. L'incontro era strutturato come una tavola rotonda, ma a parlare non erano illustri luminari, ma gente comune che in qualche modo sono venuti a contatto con questa triste realtà. Di conseguenza il coinvolgimento è stato notevole soprattutto quando a narrare la sua esperienza è stata mamma Eva, madre di Raffaella, giovane medico veterinario morta a causa di un incidente cinque anni fa. Con la voce rotta dalla commozione ha parlato della straordinaria vitalità di sua figlia, di come una morte ingiusta l'avesse strappata loro e come fossero riusciti a sublimare quel dolore donando i suoi organi e salvando la vita a ben sette persone. In casa loro da sempre c'era stata la cultura della donazione, così era venuto spontaneo pur in un momento così tremendo questo immenso gesto d'amore. Eva era la testimonianza della donazione, Antonello quella dell'attesa, vissuta sì nel dramma della dialisi, ma con una grande gioia di vivere, adattando la malattia alla sua esistenza; accanto a lui sua moglie Maria Grazia, fedele compagna dal ruolo determinante nelle mille difficoltà. L'organizzatore dell'evento, nonchè moderatore, è stato il portavoce della propria esperienza di trapiantato. Franco, che conosco praticamente da una vita, medico chirurgo, si è trovato all'improvviso a dover vivere grazie alla dialisi; l'aveva presa molto male, non riusciva giustamente a farsene una ragione, ed è stata sua madre donandogli un rene a farlo nascere per la seconda volta. Alcuni medici hanno parlato delle sensazioni provate stando accanto a chi soffre, del giusto e difficile modo di relazionarsi, un sacerdote ha rappresentato il sostegno per credere e sperare. La speranza! Torna sempre questa parola, a volte astratta ma sempre tanto concreta per chi è nella condizione di doverci credere per trovare la forza e continuare ad... andare avanti. Così come è narrato nel libro, "Passaggi di vita", sempre presentato ieri, in cui l'autrice raccoglie storie di vite vissute e salvate dalla comune speranza di chi ha donato e di chi ha ricevuto. Per ognuno di noi far propria la cultura della donazione è un atto dovuto che ci svuota di egoismo e offre senso autentico alla nostra esistenza: una briciola di immortalità ad un frammento di materia.

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