luglio

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sabato 23 aprile 2011


Come naufrago aggrappato ad un relitto avevo raggiunto la riva dopo tanta fatica; mi ero adagiata, finalmente e con gli occhi chiusi pensavo di godermi la fine delle sofferenze. Ma all'improvviso un'onda inaspettata mi ha colto di sorpresa, mi ha afferrato e sono tornata indietro, non tanto ma abbastanza da sentirmi persa. Di lontano ho rivisto quella riva, "devo raggiungerla di nuovo", mi son detta, e ho ricominciato a nuotare a grandi bracciate, sempre più decisa, sempre più veloce. Ora sono qui, con la stanchezza sulle spalle e nel cuore, guardo indietro ogni tanto perchè non posso farne a meno, ma so che sarà meglio non farlo per poter restare su questa riva, fermarmi su questa spiaggia. Nuotare tra le onde insegna a rimanere a galla ed io sto imparando perchè così resterò in vita. Piano piano imparerò anche a schivare le onde improvvise, riuscirò a ridimensionarle perchè è così che si superano.
In questo mare della vita agitato a più riprese difficile è navigare perchè lo vorremmo facile e liscio, calma piatta, ma per nessuno è così; guardarsi indietro conviene e si scopriranno acque molto più turbolente, sponde irraggiungibili. Constatare che non si è soli, confrontare le difficoltà e concludere che le nostre tutto sommato non sono le più grandi  ci faranno apprezzare maggiormente le nostre conquiste, ci renderanno più pazienti e comprensivi. E la rabbia che ci è dentro, quella soprattutto che è rimasta dopo l'ultima ondata, si cheterà fino a sciogliersi in un caldo e lungo abbraccio.

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