ottobre

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sabato 9 aprile 2011

"Che succede?! Non vi sentite bene?" Annuii con il capo, poi con un filo di voce chiesi un altro po' di zucchero da mettere nel tè, mi sentivo tremendamente debole e forse mi avrebbe aiutato. "Signora Maria, non c'è altro zucchero, comunque bevetelo tutto il tè, sicuramente vi farà stare meglio." Non so come seguii il consiglio di Luigia, ma mi sentivo ugualmente molto stanca, di quella stanchezza che fiacca braccia e gambe. "Ora chiamo il dottore." "Non importa... sto già meglio... però voglio stendermi sul letto." Intanto passando davanti alla stanza erano entrate Annarita e Federica, due delle allieve tirocinanti; una mi prese il battito del polso, l'altra mi accarezzava il volto, due dolcissimi angeli, un vero conforto. Piano piano tutto passò, ma quello che era stato nient'altro che un calo di pressione mi lasciò spossata e fortemente provata. "Non dovevate alzarvi. E' troppo presto, siete ancora così debole!" Certo Luigia aveva ragione, avevo osato e mi era andata male, ma avevo tanta fretta di testare volontà e tempra. E' comprensibile, vero? D'altra parte reagire presto e bene è la prima medicina consigliata in questi casi, mette subito in piedi e ridona il buonumore. Però per me occorreva un altro po' di tempo, pazienza!
Nei giorni che seguirono migliorai visibilmente, trascorrevo sempre più tempo seduta o passeggiando in camera, visto che avevo rinunciato a farlo nel corridoio dopo che m'ero accorta del furto di 40 euro perpetratomi mentre ero in sala operatoria. E continuavo a... chiedermi fino a che punto potessero arrivare degli esseri disonesti??! A comportarsi come dei veri e propri avvoltoi, era l'unica risposta.
Quando ero sdraiata passavo la mano su quel cerottone grosso e rigido che copriva l'espansore, un po' alla volta avrebbe fatto anche questo il suo dovere, mostrando quello che non è più. Stavo comunque bene, anche mentalmente, però a volte pensavo, non so se sarà sempre così.

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