luglio

luglio
luglio

lunedì 18 ottobre 2010

Durante la visita medica quel mattino il medico di turno entrò nella mia stanza e sfilò dalla spalliera del letto i fogli della cartella infermieristica. " Beh, oggi tornate a casa. " Mi drizzai sulla sedia. " Davvero? " dissi, " E per l'esito dell'agobiopsia? " " E' inutile stare qui per conoscerlo. Quando ci perverrà sarete chiamata, non vi preoccupate. Per ora, a casa. " Dopo dieci giorni lunghi un secolo ma volati via in un soffio, tornavo a casa. Ero felice anche se nulla era ancora risolto; mi riportavo indietro il mio " bozzo " ai miei occhi divenuto meno cattivo che manteneva sempre il suo aspetto minaccioso, me lo riportavo, bagaglio doloroso che volentieri avrei perso senza rimpianto. Mentre preparavo il borsone, mamma Ripalta nel suo letto più pallida che mai, si rammaricava per il fatto che sarei andata via, perchè sarebbe rimasta da sola e anche senza televisione. Su quest'ultimo punto la rassicurai: poteva tenerla per tutto il tempo del ricovero, per il resto non doveva temere perchè sarei andata a trovarla, non mi sarei dimenticata di lei, così dolce, così simile alla mia mamma. Fece gli occhi lucidi e stavo per commuovermi anch'io quando dal fondo del corridoio si sentì " La sacca non c'è più, la sacca non c'è più. " Era la voce di mio padre esultante perchè aveva tolto i drenaggi, i punti ed avevano messo  in dimissione anche lui. Saremmo usciti insieme quel giorno; le nostre storie iniziate contemporaneamente prendevano due strade diverse pur continuando ad essere parallele. Tornavo alla mia casa!  Valeria, al telefono esclamò. " Meno male mà, non ne potevo più! " Mio marito retoricamente chiese: " Che cosa vuoi che prenda per stasera: dobbiamo festeggiare! " Francesco, figlio dai lunghi silenzi, venne in ospedale a prendermi e trovai  i suoi grandi occhi scuri più ridenti e luminosi. Di lì a poco la mia famiglia si sarebbe ricomposta in un'apparente normalità che in realtà era tutta da ricostruire.

Nessun commento:

Posta un commento