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mercoledì 22 febbraio 2017

CHIEDO SCUSA



Ovvero... del Senso di Colpa. Quello importante che deriva da una situazione di fatto, seria e inconfutabile.
Nell' undicesimo incontro dell'anno è stato il tema centrale, introdotto quasi per caso dall'addolorato sfogo di un Amico tornato al gruppo dopo un'assenza di tre anni. In seguito alla perdita della moglie ha vissuto una sofferta elaborazione del lutto, durante la quale avrebbe voluto una maggiore vicinanza, aspettativa per vari motivi disattesa. Mentre si sfogava con amarezza, Tutti abbiamo provato un certo senso di disagio e pure di colpa. Avremmo potuto, dovuto fare di più? Avrebbe potuto, dovuto Lui stesso aprire la strada con una richiesta di aiuto?
Le domande potrebbero continuare, e molte resterebbero senza risposta poiché dipende dalla coscienza individuale. Ma il ritorno di quell'Amico è segno che comunque in parte ha compreso, elaborato e deciso quindi di concedersi e concedere una seconda opportunità. Dagli errori si impara e si cresce, il senso di colpa che altro non è che il giudizio morale dato a Noi stessi in quel contesto, si supera e si acquisisce nuova consapevolezza.
D'altra parte a Chi non è mai capitato di sentirsi in colpa? Talvolta a ragione, altre volte senza motivo, senza aver fatto nulla di male. Comunque il senso di colpa non sempre è ritenuto negativo, è un "sentimento" che porta necessariamente a pensare e aiuta implicitamente a mantenere le relazioni umane. Al contrario, "rabbia" e "depressione" sono emozioni, anche se la seconda si prolunga nel tempo.
E' stato chiesto allora Chi avesse mai provato il disagio per una colpa. Ovviamente le risposte sono state quasi tutte relative alla "malattia". La colpa di "dare fastidio" ai figli da parte soprattutto delle mamme, che più dei padri sentono l'onere e l'onore di essere "accudenti" a vita. La sensazione di una figlia e anche di un marito, convinti di non aver fatto abbastanza per i propri cari, probabilmente non considerando i limiti comuni ad ogni essere umano, presi quasi da una sorta di "narcisismo inconsapevole" che ha portato a sopravvalutarsi. Quando invece di certo hanno operato giorno per giorno, volta per volta secondo "il meglio del momento", e che altro non potevano fare, visto che... e questa è mia convinzione personale... tutto va come deve e ad un certo punto davvero non può essere diversamente.
La soluzione per risollevarsi dal senso di colpa, elaborare ed uscire dal cerchio vizioso venuto a crearsi, è chiedere a se stessi... se qualcuno si confidasse con me in tal senso, come mi comporterei e che cosa potrei dirgli per aiutarlo o almeno confortarlo?
Che sicuramente ha fatto tutto quello che poteva, che altro non avrebbe potuto perché Lui/Lei stesso condizionato dal legame affettivo, dalla paura, ansia e timore di sbagliare. E se questa è la molto probabile risposta, perché solo valida per gli Altri e non per se stessi? Forse che "sentirsi orrendi dentro" fa sentire meglio psicologicamente? Chissà...
Per me lascia un problema irrisolto, ne crea altri ed impedisce di andare oltre. Continuare a vivere seguendo la "corrente degli eventi", ovvero la vita stessa.

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