luglio

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martedì 12 gennaio 2016

COLORI SBIADITI E TONI SMORZATI




Il tempo passa e vado temprandomi, ma un'ovvia fragilità fa sì che nel cuore lascino il segno emozioni fortissime che si susseguono al ritmo del quotidiano.
Nell'ambito familiare vicende o condizioni d'animo dei miei cari vengono da me vissute con un'intensità tale da sentirmene quasi responsabile, riguardo quelli poi che percorrono la mia stessa difficile strada, una forte empatia mi permette di essere con loro sempre, quasi a voler non dico dimezzare, ma almeno ridurne in parte la sofferenza. Per questo motivo a volte la partecipazione è così sentita da far venir meno le parole e da non riuscire ad esprimere, raccontando, tutto ciò che provo, un misto di rabbia, di dolore, d'incomprensione come pure di serena accettazione.
In questo periodo gli eventi personali e quelli vissuti di riflesso per scelta mi hanno fatto carico di un senso d'impotenza che non mi abbandona.
Mi sento sopravvissuta e in più con un peso sulle spalle.
Vorrei dar forza, coraggio a chi mi è vicino, conforto e rassegnazione a chi in me ha trovato un'oasi, ma non posso, lo vorrei tanto ma forse, credo di esserlo e non ne sono capace o non ne ho i mezzi.
Stasera all'incontro del gruppo apparivo serena, e in effetti lo ero ma solo a metà. Poi verosimilmente assorta a guardare, ma non interessata e con un accenno di sfida. Ascoltavo le voci come fossero suoni smorzati dalla lontananza. E in realtà ero lontana, lo avevo fatto coscientemente... sedermi per non essere notata. Non perché fossi triste, sorridevo pure ma il mio era un sorriso stanco, tra scettico-polemico- sfiduciato.
Una bufera all'improvviso, una tempesta in un bicchiere d'acqua, importante per le onde di ritorno, eccessive per l'esiguo spazio.
Due perdite in due giorni, doppio sgomento e dolore dalle ripercussioni ad effetto domino. Anche se non se ne parla, si cerca l'ironia ad ogni costo, si spegne con tristezza l'entusiasmo dai picchi euforici.
Eppure, anche se in questo momento avrei preferito non fosse così, mi notano per il sorriso.
E' che il sorriso mi viene da dentro, è proprio un'arma per vivere.
Sin dall'inizio, quando ce n'era davvero poco perché l'ansia e la paura la facevano da padrone, poi perché lo dovevo fare, e in seguito ho continuato a... farlo, scoprendo di stare meglio e non ho smesso più.
Ero fiduciosa, e andavo avanti guardando da lontano il traguardo che prima o poi avrei raggiunto.
Adesso insieme con gli Altri rivivo situazioni che vedo in maniera ancora più diversa, perché mutato è l'atteggiamento verso la vita, mutato lo stato d'animo.
Ritrovarsi pure per ricordare chi non c'è più, ascoltare una canzone che sentiva appartenerle ad esempio, è un'occasione di forte meditazione che allontana persino la paura della morte, perché attraverso quel tempo fatto di difficoltà ma anche di superamento delle stesse, si elaborano convinzioni e si rafforzano valori raggiungendo una maturità piena e consapevole.
Come si può allora aver paura di morire se non si è temuto vivere?
Guardando all'evento finale come dal buco della serratura, e ascoltandone i suoni che potrebbero accompagnarlo, smorzati dall'ambiente ovattato, il sorriso regge non proprio ampio ma stabile.
E a chiunque sorrido. Posso provare dolore, perché sono di carne e ho Cuore, ma se non conosco rancore non posso privarmi del sorriso.
Per poi recuperare, migliorarmi e aggiungere colori a questa vita mia... come biglie colorate nella trasparenza.

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