ottobre

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sabato 10 settembre 2011

L'interno dell'ambulatorio era un po' cambiato... intendo la disposizione, ma più o meno era rimasto il solito "piccolo labirinto", dove sai come entrare, ma da cui inevitabilmente trovi difficoltà ad uscire... perchè "dopo" hai comunque l'aritmia cardiaca e la vista annebbiata.
"Potete sistemare le vostre cose all'attaccapanni... poi vi sdraiate sul lettino a seno nudo". In un attimo ho sfilato la maglietta e tolto il reggiseno, comprese le imbottiture aggiuntive per il pareggio di quella doc e dell'altra in attesa di ricostruzione, e mi sono posta là dove m'era stato detto. "Quando siete stata operata?" " A giugno dello scorso anno..." "Avete ancora l'espansore?! Quando lo dovete togliere?" "Non lo so... penso quando il dottore potrà... avrà tempo..." E giuro non c'era alcun intendimento ironico in quella mia risposta, "Veramente... adesso comincia a dare un po' fastidio." "Immagino..." Inaspettatamente per me, la dottoressa che io ricordavo fredda e distaccata, mi palpava il seno in modo lento e parlava in tono pacato, anzi guardandola inevitabilmente negli occhi ho notato anche un che di dolcezza... non tanta, ma quel po' che la faceva diversa dall'altra volta. Poi ha proceduto con l'ecografia... il gel prima sulla mammella in espansione... eco rapida... nulla proprio nulla da notare... la "pallina", molto probabilmente causata dall'espansore che in questi ultimi tempi è in continuo movimento, era praticamente scomparsa, trasformata in un sottilissimo cordoncino; poi è passata all'altra... ancora il gel... esame accurato in tutte le posizioni e da tutte le angolazioni, infine... "Tranquilla, signora... potete stare tranquilla, la situazione non è cambiata. Potete asciugarvi e rivestirvi... Arrivederci". Come sempre era stata di poche parole, è vero, ma il modo in cui questa volta si era posta, l'atteggiamento erano totalmente diversi, come di chi "empaticamente" vuol condividere, s'intende nei limiti caratteriali, la particolare situazione della persona che ha di fronte perchè ne conosce perfettamente la sofferenza. Così mi sono resa conto del perchè a me era sembrata tanto diversa la prima volta, e proprio per questo forte contrasto venuto fuori dal comprensibile confronto... I medici, anche se avvezzi a vederne di tutti i colori, non riescono a sbarazzarsi di un'ingombrante sensibilità che, seguita alla lettera rischia di condizionare pesantemente, per questo si "proteggono" dietro una maschera che appare tanto più dura quanto più è difficile e dolorosa una diagnosi. Pensiamoci bene... non è affatto facile comunicare a qualcuno già impaurito di suo, che ha un cancro, deve operarsi al più presto, sottoporsi a lunghe terapie debilitanti, e poi... poi più nulla, solo sperare. Anche per un medico è come rendersi conto di una parziale resa a favore della malattia, e questo pensiero sgomenta... intristisce... deprime.
In questa occasione ho compreso quanto vi sia di sbagliato nel giudicare basandosi solo da ciò che appare, e che quando arriva in tal senso la smentita è forte, da tenere a mente come prova sì di un errore... il proprio, un errore di valutazione.

5 commenti:

  1. Quanto hai ragione Mary.Sai mente ti leggevo ho avuto lo stesso tuo pensiero.Una maschera,una difesa altrimenti come potrebbero ogni giorni per tanti giorni,mesi,anni riuscire ad avere la serenità necessaria per continuare?
    Grazie anche di questa condivisione .
    Buna domenica cara Mary e un bacio
    pinuccia

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  2. E' dura per tutti... pazienti e medici... trovarsi di fronte a quella dura realtà che è il cancro... un'enorme incognita dalle tante possibili soluzioni, compresa anche quella di non averne.
    Grazie sempre, mia cara Pinuccia...
    Baci,
    Mary

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  3. Buona domenica Mary... NON sopporto quando non hanno un minimo di delicatezza... A febbraio mi telefona il Centro Tumori, avevo il test positivo x sangue occulto nelle feci, ma sono stati veramente antipatici... Non pensano all'ansia che creano loro per primi ai pazienti. Ci siamo noi a farci forza, ora che vi conosco care amiche mie...
    Un abbraccio (sarò di nuovo assente Mary, ma non preoccuparti). Ale

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  4. OK... Ale, spero che mancherai per motivi lieti. Mia cara... aspetterò con ansia il Tuo ritorno.
    A presto e un BACIO,
    Mary

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  5. Hai sicuramente ragione cara Mary, ciò non toglie che in un ospedale o in un luogo comunque di sofferenza, un sorriso aiuta. E' dura certmamnete per un medico comunicare certe verità, ma per il malato è dura vedere un volto serio dall'espressione restia ad un minimo di dialogo. Almeno questo è ciò che penso io, per le esperienze che ho vissuto su di me e su care persone.

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