dicembre

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giovedì 3 febbraio 2011

L'aria del maggio inoltrato s'andava profumando già d'estate; respiravo a pieni polmoni mentre passeggiavo su quel lungomare con la brezza che mi dava la pelle d'oca e il sole deciso che mi confortava. Che meraviglia la vita! Provare due sensazioni contrastanti e amarle entrambe, gustarle a fondo perchè le vivi fisicamente, niente di trascendentale: le senti, ci sei. Da bambina con quel tipo di luce avevo imparato a strizzare gli occhi senza chiuderli completamente, mi piaceva tanto perchè mi sembrava di vedere stelline colorate, porporina variopinta delle letterine di Natale, un'emozione forte che riusciva ad isolarmi dal mondo esterno e di rimando i rumori mi arrivavano ovattati e ciò che provavo sulla pelle scoperta era una carezza leggera. Perchè ho ricordato tutto questo? Perchè quella domenica di maggio avevo una percezione molto simile, riscoprivo da un'anima impolverata gioie autentiche che nonostante il passare degli anni erano rimaste intatte, dimenticate forse, ma intatte.
A pranzo, poi ero riuscita a mangiare quasi un'intera pizza e senza provare disgusto: era andata meglio del previsto. Ah, cosa può fare la forza della volontà! La testardaggine, la tenacia con cui mi ero proposta a quella giornata avevano compiuto un piccolo miracolo e i disturbi erano dimenticati, i disagi superati e intorno e nel mio cuore era solo festa.
 Il suono dell'organo e i canti della schola cantorum di quell'antico monastero completarono le emozioni di un momento particolare; l'armonia del suono con la voce mi riportò a Dio che è armonia stessa, e provai la netta sensazione della sua vicinanza, una pace profonda con me stessa.

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