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giovedì 20 novembre 2014

IL MIO AMICO DAGLI OCCHI AZZURRI COME IL CIELO


Sempre in quell'ambito dove ho preso a dilettarmi di scrittura, in questi giorni si pensa ed argomenta sul tema... "Amicizia".
Nell'immediato entusiasta, poi mi sono arenata come sempre succede quando sono da toccare le corde dei sentimenti, perché si rischia facilmente di cadere nel "trito ritrito scontato".
Frasi fatte e retorica noiosa non "calzano" a pennello, se in mezzo c'è un Cuore che si rinnova, e poiché per me l'Amicizia è la forma sublime dell'Amore, come per questo non vale granché il "colpo di fulmine", così un'amicizia perché possa dirsi tale, ha bisogno di tempo, condivisione, percorso fatto insieme, fin dove porta la via...
E così pensando mi è tornato in mente un Amico tra "quelli miei speciali... che contano".
Guardando quegli occhi difficilmente si poteva sbagliare giudizio... erano occhi che parlavano da soli. A cominciare dal colore, di un celeste carico ma con un che di languido, come può apparire il cielo di tarda primavera visto attraverso un cubetto di ghiaccio... il ghiaccio si scioglie e le gocce rendono quel cielo sereno punteggiato di lacrime minuscole, triste e rassegnato.
Quando lo conobbi, ciò che mi colpì di lui subito, fu proprio lo sguardo che a prima vista sembrò freddo e distaccato, di chi volutamente rimaneva fuori da ogni conversazione, preferendo la compagnia dei propri pensieri. Infatti parlava pochissimo, limitandosi ai saluti quasi impercettibili, e non era raro scoprirlo mentre assorto fissava il vuoto. M'incuriosì molto quell'atteggiamento perché non sembrava connaturato alla sua persona, come l'avesse trovato addosso forzatamente, non per scelta ma dopo aver dimenticato com'era stato un tempo.
Poi un giorno si aprì una piccola breccia per merito di una battuta e il suo volto s'illuminò appena per un breve sorriso e fu l'inizio del suo ritorno al mondo.
La volta seguente andai oltre la soglia... gli portai un "pensiero", dei biscotti all'amarena. Sulle prime stupito, li accettò con un sorriso, questa volta più aperto... "... sono buonissimi... vedi se piacciono anche a te, poi mi dirai". E lo lasciai solo.
Un giorno entrando lo notai subito, seduto in attesa nel corridoio, con gli occhi rivolti verso la porta. Mi salutò per primo.
Mi sorrise, era contento... bastò questo.
"Hai assaggiato i biscotti? Erano buoni?"
E lui, con gli occhi appena un po' sgranati, lucidi all'improvviso, "Caspita, se li ho assaggiati... tutti me li mangiai!", rispose così, tradendo le sue origini siciliane, la sua città natale Palermo. "Te ne porterò degli altri, allora..." Sorrise ancora ma solo con gli occhi.
Trascorse del tempo, e un'altra volta ancora, senza quasi accorgermene mi trovai ad ascoltare la sua storia. La storia di una vita semplice e serena che ad un certo punto aveva preso ad essere difficile e tormentata... di un matrimonio che ben presto conobbe la gelosia al posto dell'amore... di due figli nati chissà come e di altri non nati chissà come... di soprusi, violenza a se stesso... infine di grande silenzio.
In seguito mi resi conto che mi aveva scelto come unica depositaria delle sue più intime confidenze.
Tra poco più di un mese sarà un anno che non c'è più... si spense che mancavano due giorni a Natale.
Avrei potuto esimermi, nessuno avrebbe replicato di sicuro nemmeno notato... non volli semplicemente mancare.
Quando si è insieme su una via e la si percorre con la dinamicità e le pause imposte dal cammino, se uno dei due si ferma perché è stanco o addirittura non potrà più riprendere la strada, non è che si tira avanti senza voltarsi, facendo finta di niente.
Mettersi in gioco con la forza della condivisione e del sostegno implica grande responsabilità, poi c'è l'affezione che non è per scelta, viene da sé e non chiede nulla in cambio.
Anche se tanto restituisce in guadagno. Te ne accorgi dopo, quando fai i conti con Te stesso e vedi che quel che c'è intorno è, dell'esistenza vera e dei sentimenti, l'equivalente in spiccioli.

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