agosto

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sabato 9 giugno 2012

Le conoscenze in situazioni di sofferenza e precarietà per contrasto e in breve tempo si trasformano in legami molto forti come fossero... amicizie da sempre.
Potranno chiudere i reparti... pure le strutture intere, ma ciò che di buono è nato non potrà mai essere soppresso.
Qualche giorno fa, per riprendermi dal duro colpo ho cercato di ricreare ciò che è stato ed ho chiamato un'Amica, la moglie di Mario, all'anagrafe Giovanni. Lui non è più da un anno, ma con i Suoi ho mantenuto i contatti, così dopo aver avvisato, oggi sono andata da Loro per... un bicchier d'acqua, una chiacchierata... una condivisione.
"Sei diventata più bella..." ha esclamato l'Amica nel vedermi... "Beh, insomma... con gli Alti e i Bassi"... e abbiamo riso, sdrammatizzando un po' quella che è la situazione della mia protesi "senza fissa dimora".
"Ma sì... nun ce pensà! Basta che stai bene, no?"
Sì, è vero... l'importante è che io stia bene, e al "piccolo disagio" devo provare a pensarci sempre meno. Passerà come è passato tutto il resto.
"Piuttosto... come m'è dispiaciuto per il reparto! Stavamo così bene... come 'na famiglia, e pure con la sofferenza... ti ricordi... il tempo passava e non ce ne accorgevamo."
Ma si sa, mia cara... la "famiglia" anche è in disuso, si tende a disgregarla... i "legami forti" sono pericolosi e poi in questo campo soprattutto, affatto professionali, perciò...
"E mò tu? Tu che eri là tutti i giorni a portare un po' di conforto e compagnia... tu mò... che fai?"
"Licenziata senza preavviso" con l'aggravante della carenza di conforto e compagnia.
 Perchè mi mancate tanto, perchè mi mancano tutti quei piccoli momenti della mattina... le scale fatte a piedi fino al terzo piano... il "Ciao, Mary!" delle mie Amiche infermiere... lo sguardo fugace del Dottore quando passava davanti alla porta della stanza dove io ero. Mi manca tutto questo. E come manca a me... manca anche a Quelli come me. E non capiamo come non lo comprendano coloro che sanno riempirsi solo la bocca di grossi paroloni... "Il disagio psicologico del paziente oncologico"... Ne fanno congressi, intervengono "Dottoroni e Luminari", s'applaude e si approva e poi alla fine...
Ci vorrebbero le strutture, il personale qualificato... i mezzi.
Ma è proprio questo ciò che occorre davvero? Non basterebbe tanta sensibilità in più e sforzarsi di capire e chiedersi... e se un giorno capitasse a me?

6 commenti:

  1. Quante volte me lo sono chiesto Mary....ma è solo vivendolo sulla propria pelle che si capiscono tante cose, ma tante in più.
    Un abbraccio forte e una preghiera per un angelo.

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    1. Solo quando passi attraverso la sofferenza puoi risalire dal basso...
      Amica mia... ed è molto dura rendersi conto che Altri non capiscano la fatica che costa tutto questo.
      Un abbraccio forte pure per Te... pregando anche con Te.
      Mary

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  2. Quando una a conosciuto queste cose credo che le conoscenze fatte con coloro che la hanno aiutata rimangono sempre nel cuore.
    Ciao cara Mary e buona domenica.
    Tomaso

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    1. Sono fatti e persone che non possono essere scordati... MAI.
      Un abbraccio, caro Amico.
      Mary

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  3. Non è solo la chiusura di un reparto ,ma è sradicare le sicurezze di tante persone che consideravano quel luogo una seconda casa...persone che fugavano dubbi e trovavano conforto in una voce amica,che lo consideravano un porto sicuro durante la tempesta,no.... non è solo la chiusura di un reparto ma è strappare un pezzetto di cuore e di anima a chi ha gia'dato tanto..troppo!!!
    Con affetto Anto.

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    1. Anto cara... è esattamente ciò che penso.
      Persone speciali che sono state derubate dell'aiuto, della forza di altre ugualmente speciali.
      E' evidente che il Bene, l'Onestà sono beni in via d'estinzione e Chi non china il capo alle nuove spietate regole fondate sull'interesse è destinato ad essere messo da parte a vantaggio di Altri che si prendono i meriti.
      Viviamo, carissima in un brutto mondo e poco possiamo fare per cambiarlo... siamo poche voci isolate. Comunque continuiamo a ... farle sentire nella speranza che le cose vadano almeno un po' meglio.
      Un carissimo abbraccio.
      Mary

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