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venerdì 23 febbraio 2018

LEI... FIGLIA DI SUA FIGLIA


Gli incontri al mattino in ospedale quasi sempre diventano l'occasione per ricordare e poi riflettere. Ricordi in generale, riguardanti me o altri, alcuni assai lontani e molti riferiti al periodo di malattia.
Perchè questi ricordi? Soprattutto gli ultimi, a volte sembra che io voglia davvero farmi male, però non è così, è semplice e naturale conseguenza.
In reparto si incontrano tante mamme in trattamento, di tutte le età, ma sono quelle "grandi", avanti negli anni che colpiscono di più. A guardarle, qualunque sia la condizione del momento, immagini un tempo siano state del tutto diverse, mentre ora le vedi fragili e bisognose di cure, tenere in cerca di premure. Anche se nulla chiedono, pure se insistono a parole di sentirsi bene, i loro occhi rivelano altro. Vai pure ma... torna presto. Sto bene, non preoccuparti ché se poi fosse qualcosa ti faccio chiamare.
Sembrerebbero picchi di mal celato egoismo, è solo bisogno di vicinanza.
E la figlia... perché sono prevalentemente le femmine più presenti, accudenti, non può esimersi, non se la sente, e resta accanto con la Sua "figura" rassicurante, seduta mentre la sorveglia, indaffarata quando serve ma in punta di piedi per non disturbare.
Quello che colpisce nel guardarle è l'evidente scambio dei ruoli e nello stesso tempo la volontà di entrambe di proteggersi a vicenda.
Ed è naturale che mi torni in mente l'inizio della nota storia, quando mia figlia era diventata la madre di Sua madre, ed Io... pur angosciata, vulnerabile avrei voluto che nulla fosse per non darle dolore... non farla sentire smarrita, costretta a mostrarsi forte per darmi forza. E intanto non nascondevo l'estremo bisogno di averla sempre nei pressi, di sentirne i passi in cucina mentre preparava qualcosa per me, e di rimando diventavo pensierosa nel vederla scarmigliata mentre puliva il pavimento che io avevo sporcato di vomito.
Sono cose che non si dimenticano, stringono il cuore ma solo un po' per dolore, è invece come lo abbracciassero forte per tenerezza.
Il legame tra madre e figlio non finisce mai, neanche dopo la morte. E' nell' intercambiabilità dei ruoli ,in quel cordone ombelicale che pur discreto in realtà mai si spezza, la chiave di lettura della bellezza di un rapporto unico che non ha eguali.

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