settembre

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mercoledì 28 giugno 2017

DA UNA PARTE E DALL'ALTRA


Giornata pesante, pesantissima. Pensieri da gestire, emozioni da controllare. Netta sensazione di non essere compresa, ma forse è stato così fin dall'inizio. Giro pagina, però prima rileggo quello che era stato scritto per questa data... 27 giugno 2017. Dopo sette anni... sette.
Stamattina, Follow Up per me e avrei voluto andare in reparto un po' prima, passare dall'accettazione per consegnare l'impegnativa e poi scendere per il turno, come sempre di martedì. Sono riuscita ad anticipare solo di un quarto d'ora, trascorso in fila come tutti, cercando di sedare gli animi degli impazienti e riportare alla ragione.
Come è strano trovarsi da entrambi le parti, in pratica contemporaneamente. Scruti gli occhi e ci noti la paura, segui il modulare di voci accordato secondo il pensiero comune di non voler gradire l'attesa, e intanto preghi in silenzio ma prima ancora pensi.
Che cosa ho pensato...? Fortemente emozionata, all'improvviso mi sentivo di troppo, come non mi spettasse essere lì, occupare un posto e sottrarlo ad un altro. Poi mi hanno preso i ricordi, ogni tanto stornati da qualche lamentela.
Pure Tu...? ma se sei sempre qui!...
Un paziente mi aveva notato, e stupito mi chiedeva perché facessi la fila come gli Altri...
Perché io più di Tutti sono come gli Altri. Conosco il dolore ma pure la fatica di Chi è dall'altra parte per prendersi cura di Noi, ci mancherebbe che portassi scompiglio. Se invito a pazientare per l'attesa, potrei mai approfittare, sgomitare, fare la furba? Non è nel mio stile. Alla mia risposta si è ristabilita la calma.
Poi ho cominciato il mio giro per le stanze. Volti noti e nuovi. Un "grazie" di Cuore per quello che facciamo, sguardi sereni, altri rassegnati. Silenzi. E di contro, parole di sofferenza e rimpianto ripetute, come fosse un "ritornello" in mezzo ad un canto gregoriano. Ancora un certo disagio da parte mia, senso di inadeguatezza, perché mancano le parole di fronte a certe assurdità della Vita.
Mi rendo conto che non è da tutti poter capire ciò che si respira in un reparto di Oncologia. Se non percorri quei corridoi, non entri in quelle camere, non stringi mani e non accarezzi volti, non puoi comprendere.
La mattinata ormai volge al termine quando arriva per me il momento della visita di Follow Up.
Tutto a posto...? mi viene chiesto.
Un po' di dolore ai muscoli, forse la responsabilità è della statina per contrastare il colesterolo. La protesi capricciosa per il rialzo termico. L'irritabilità, non sempre... più di si che no.
Va bene. Nel complesso tutto normale. Il fegato steatosico, tranquilla... ti accompagnerà per il resto dei tuoi 150 anni...
E l'animo sospira di sollievo, è gioia profonda ma sommessa, come per privilegio. Torno a casa, contenta e vorrei tra le pareti note trovare la gioia piena. Ma Chi non sa, non può capire e vengono fuori da angoli nascosti e in modo inopportuno le parole non dette. E' un grosso peso che guasta la gioia, disattende un momento felice, che resta però tale sia pure ridimensionato.
Perché per me è "traccia" di un'altra conquista.

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