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mercoledì 27 aprile 2016

UN' UNICA MEMORIA... AMORE E SEMPLICITA'





Spiritualità e cultura hanno trovato punto d'incontro e completamento nella visita al Piccolo Museo dell'Antica Civiltà Contadina in Motta Montecorvino.
E' suddiviso in 5 sezioni, ma è davvero assai piccolo e sistemato in alcuni locali dell'edificio scolastico, per cui sarebbe stato opportuno visitarlo in piccoli gruppi ma una pioggia battente ci ha costretti ad entrare in fila indiana. Il disagio, comunque è presto rientrato perché la Nostra attenzione è stata catturata per restare poi affascinata dal palpabile amore per un'epoca passata carica di nostalgia.
Il Museo della Civiltà contadina, istituito da Pasquale Gramegna, divenne realtà nel 1990, dopo anni di ricerche. Egli aveva intuito che bisognava salvare e valorizzare il sistema di vita agricolo-pastorale del Sub-Appennino Dauno, non escludendo la sfera domestica. Ovvero far confluire la memoria collettiva nella memoria storica. Si può dire che sia perfettamente riuscito nell'intento, anche se la realizzazione del progetto al momento risulta per l'esiguità degli spazi alquanto mortificata.
Dicevamo... 5 sezioni. La prima, denominata "L'AGRICOLTURA", raccoglie attrezzi di ogni specie che parlano del legame che l'uomo aveva stabilito con la terra. La seconda rappresenta "IL FOCOLARE DOMESTICO", tutto racchiuso in un'unica stanza in mezzo alla quale troneggia il "letto monumentale", dove si nasceva e moriva e quotidianamente si riprendevano le forze dopo il duro lavoro nei campi. Gli arredi, compresi abiti, suppellettili, persino giocattoli completano l'ambiente di suggestione davvero unica.
Nella sezione "TRADIZIONI POPOLARI", un presepe anni '40 riporta riferimenti del luogo in quell'epoca.
Quarta sezione, "I TRASPORTI"... "u traine" in particolare, nella sua imponenza, rievoca il trasporto di merci, attrezzi e interi nuclei familiari verso la masseria, per le varie attività agricole.
L'ultima, infine raccoglie "I MESTIERI ARTIGIANALI"... il falegname, il fabbro, il ciabattino, e tutti gli strumenti di lavoro e i manufatti.
Al termine della visita ognuno ha posto la propria firma su un registro per dare in un certo senso onore al merito dello sforzo progettuale dei promotori a far sì che i beni culturali diventino ricchezza e patrimonio di tutti, specie dei più giovani che hanno il diritto-dovere di ereditare e tramandarne la memoria.

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