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venerdì 22 aprile 2016

QUEL VOLTO CHE NON SAI (prima parte)



L'evento della Malattia, non più incurabile ma comunque significativa, ha in sé del mistero.
Prima di essa, l'Apparenza ovvero ciò che si vede ma potrebbe mutare, dopo... la Sostanza, quello che si è veramente. Alla luce di questa considerazione, la malattia è alla pari di un " test" senza ritorno.
Più volte è stato riscontrato che il cancro mette fuori, evidenzia la vera natura di Chi ne viene colpito, così che la "persona buona" appare... più buona, e naturalmente Chi non lo è mai stato, buono... sembra anche peggio.
Successe un bel po' di mesi fa, quando non solo ottimista ma ancora sprovveduta nel rapportarmi con la malattia altrui, andavo forte del mio entusiasmo e di un'errata convinzione sulla purezza sincera di sentimenti ed emozioni alla base di un chiaro rapporto tra due persone.
Beh, quella fu l'occasione giusta per ricredermi, creare qualche "angolatura" di difesa... ridimensionare uno o due atteggiamenti con giusto equilibrio.
Ne uscii malconcia, lo ammetto... ma sapendone di più.
Imparai che Chi è arrogante per natura, si trincera dietro la malattia per avere sempre ragione, protestare per il minimo contrattempo e disagio... non credere mai a quello che gli si dice.
Come fosse l'unico "sventurato" sulla terra non rispetta affatto la sensibilità dell'Altro, dubita della sincerità, arriva persino ad invidiare l'altrui condizione di salute.
Vivere la malattia vuol dire trarne opportunità, e perciò bandire tutti i sentimenti negativi. L'arroganza è uno di questi, e andrebbe tenuta fuori o al massimo rielaborata in "sicurezza", anche se cosa facile non è.
Tiene prigionieri in una gabbia e impedisce di comunicare con gli altri.
Non conosce silenzi e giuste parole, quelle per chiedere scusa dopo un errore... chiarire un dubbio... o rafforzare un'amicizia.
Crea incomprensione, impedisce di pensare perché animata dall'impulsività... e si nega l'ascolto, strumento indispensabile per la conoscenza del bisogno.
Oggi ho incontrato una mamma "arrabbiata". Che contraddizione nei termini...
Ce la farai, le abbiamo detto...
No, non ce la farò. Non mi hanno voluto nemmeno "toccare".
E intanto aveva il mento piegato, rivolto in profondità verso il petto.
A volte penso sia meglio non capirci niente, andare avanti alla cieca... ma questo sta bene quando comunque fa star bene "dentro" e quindi non incide negativamente su Chi vive intorno all'evento e la persona stessa che lo vive.
Ma il "protagonista" che fa della propria ignoranza uno strumento o propriamente un'arma per colpire perde un'occasione di grande riscatto, continuando a non capire nulla di sé e della vita in genere.
Non raggiungerà la Pace Interiore, farà il vuoto intorno. Potranno mai bastargli quei momenti fatti di rabbia mai elaborata, scatti d'ira... crudeltà gratuite per affrontare, vivere e superare tutto quanto?

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